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Redazione
Elezioni politiche 2018: 4 marzo, come si vota per la Camera e per il Senato
I cittadini italiani aventi diritto al voto sono 51,2 milioni di cui 4,2 milioni all'estero. I giovani al primo voto 500mila

ROMA (Italy) - Il 4 marzo si avvicina. Nel 2018 si vota per la prima volta con il cosiddetto Rosatellum sistema misto proporzionale e maggioritario. Per farsi trovare preparati in vista della prossima tornata elettorale, ecco il vademecum per ricordare le principali novità introdotte per le consultazioni politiche di domenica 4 marzo (unico giorno in cui si vota, dalle 7 alle 23). Chi ha più di 25 anni, quindi, riceverà due schede: una rosa per la Camera dei deputati e una gialla per il Senato. Per chi ha invece meno di 25 anni, è prevista solo la scheda per la Camera. Non è consentito il voto disgiunto; è invece possibile mettere una croce o solo sul nome del candidato per la quota maggioritaria oppure su nominativo e simbolo assieme.

Complessivamente, i cittadini italiani aventi diritto al voto sono 51,2 milioni (dato aggiornato al 30 giugno 2017) di cui circa 24,8 milioni maschi e 26,4 milioni femmine. Sul totale degli aventi diritto al voto, 4,2 milioni sono gli elettori stimati residenti all’estero. I giovani alla prima espressione di voto sono stimati oltre 500mila.

Le schede - Chi ha più di 25 anni, quindi, riceverà due schede: una rosa per la Camera dei deputati e una gialla per il Senato. Per chi ha invece meno di 25 anni, è prevista solo la scheda per la Camera.

La lista - In tutti e due i casi, si può votare mettendo una croce sulla lista prescelta. In questo modo, si voterà automaticamente anche per i candidati del collegio del partito. Barrando solo il logo, quindi, non dovrebbero esserci possibili contestazioni del voto.

La croce - Non è consentito il voto disgiunto; è invece possibile mettere una croce o solo sul nome del candidato per la quota maggioritaria oppure su nominativo e simbolo assieme. Il voto è sancito dall’articolo 48 della Costituzione: "E' personale, uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un diritto e un dovere civico".

Rosatellum - Nel 2018 si vota per la prima volta con il cosiddetto Rosatellum, sistema misto proporzionale e maggioritario: un terzo dei candidati viene eletto in collegi uninominali e due terzi - con listini bloccati (da un minimo di 2 a un massimo di 4 candidati) - con il proporzionale.

Collegi - Il 36% dei seggi viene assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, il 64% viene assegnato con criteri proporzionali. Alla Camera sono previsti 232 collegi uninominali, gli altri 386 seggi sono assegnati con il proporzionale a cui vanno aggiunti gli altri 12 seggi nelle circoscrizioni estere. Al Senato i collegi uninominali sono 102 e 207 i plurinominali oltre ai 6 seggi degli eletti all’estero.

Sbarramento - La soglia è al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni a livello nazionale sia alla Camera che al Senato.

Coalizioni - Il Rosatellum prevede le possibilità di coalizzarsi. Basta una dichiarazione di apparentamento: quindi, no programma e candidati comuni. I voti delle liste collegate che non raggiungono il 3 per cento, ma superano l'1, vanno assegnati alla coalizione.

Pluricandidature - Sono consentite fino a un massimo di 5 nei listini proporzionali. Un candidato del collegio uninominale può anche candidarsi, sempre per un massimo di 5, nel proporzionale.

Quote - Sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. La ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell'uninominale che nel proporzionale, è su base regionale e non nazionale.

Italiani all'estero - Novità introdotta dal Rosatellum è che i residenti in Italia possono candidarsi anche all'estero. Nella stessa norma si specifica che non possono essere candidati gli italiani residenti all'estero che hanno ricoperto ruoli politici nel Paese in cui vivono nei cinque anni precedenti.

Voto estero - Sul canale YouTube del ministero degli Esteri, si possono seguire le istruzioni contenute nel tutorial dedicato alle votazioni degli italiani all'estero, che dovranno restituire le schede elettorali all'ufficio Consolare entro il 1° marzo (alle 16 ora locale).


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Elezioni politiche 2018: la Sicurezza del Paese divisa tra "svuotacarceri" di sinistra e "sacrosanta certezza della pena"
Intanto, il gioielliere di Napoli che ha ucciso il rapinatore è indagato per omicidio e un nigeriano presunto assassino di Pamela, inserito nelle liste umanitarie d'accoglienza, viveva in hotel super stellato. Tutto pagato dagli italiani, sia chiaro

ROMA (Italy) - Il tema sicurezza infiamma la campagna elettorale dopo la morte di Pamela, il raid xenofobo di Macerata e, da ultimo, il caso del gioielliere di Napoli indagato per aver ucciso un rapinatore. Un tema che si intreccia con quello dell'immigrazione e della legittima difesa e che vede i partiti divisi. Ecco "le promesse elettorali sulla Sicurezza" nei programmi dei partiti. Intanto, uno dei presunti assassini di Pamela viveva da 16 mesi in un hotel 4 stelle con rifiniture di pregio: le stanze sono tutte dotate di idromassaggio, connessione Internet e persino poltrone Frau. Tutto pagato dagli italiani, sia chiaro. Lucky Awelima, ospite dell’Hotel Recina di Montecassiano, è stato arrestato mentre, con la moglie e un bagaglio pieno di denaro in contante, cercava di lasciare l’Italia. La macchina dell'accoglienza ai profughi costa agli italiani centinaia di milioni di euro. A fine 2018, il conto complessivo ammonterà a 4.7 miliardi di euro).

Uno dei presunti assassini di Pamela viveva da 16 mesi in un hotel 4 stelle, scrive la redazione di Tiscali. Lucky Awelima, ospite dell’Hotel Recina di Montecassiano, è stato arrestato mentre, con la moglie e un bagaglio pieno di denaro in contante, cercava di lasciare l’Italia. Awelima Lucky, uno dei tre profughi fermati per il massacro di Pamela, abitava da 16 mesi in un albergo a quattro stelle vicino a Macerata. Tutto pagato dagli italiani, sia chiaro. All’uomo venne negata la richiesta d’asilo, e per questo presentò ricorso, ottenendo la possibilità di restare in Italia in attesa della sentenza. Nel frattempo, assieme ad altri 30 richiedenti asilo, ha alloggiato all’hotel Recina di Montecassiano, una struttura a 4 stelle con rifiniture di pregio: le stanze sono tutte dotate di idromassaggio, connessione Internet e persino poltrone Frau. Nonostante l’accoglienza offertagli, Awelima ha scelto di non integrarsi e, cosa ancor peggiore di macchiarsi di un crimine atroce. Oseghale era stato inserito in un programma di protezione umanitaria per i richiedenti asilo, ma nel frattempo spacciata stupefacenti. Quando è stato beccato, scrive Simona Pletto “ci si sarebbe aspettato che venisse rimpatriato”, ma così non è stato. Innocent era a piede libero e ha potuto partecipare al massacro di Pamela. E lo Stato italiano? Il nostro Paese ha pagato, con il sangue della 18enne, ma anche con 50mila euro che sono stati necessari per dargli un’ospitalità con tutti i confort (la macchina dell'accoglienza ai profughi costa agli italiani centinaia di milioni di euro. A fine 2018, il conto complessivo ammonterà a 4.7 miliardi di euro).

Interessante l'analisi del Messaggero dedicato alla "Sicurezza" nei programmi partitici. Movimento 5Stelle - I Cinquestelle partono innanzi tutto dalla riorganizzazione delle forze dell’ordine, che dovrebbero essere accorpate in un’unica forza di polizia, all’interno della quale sarebbero individuate specifiche competenze. Il corpo unico dipenderebbe da un solo ministero, senza l’attuale distinzione tra Viminale, dal quale dipende la polizia di Stato, e l’Arma dei carabinieri che risponde al ministero della Difesa. Anche Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria e Vigili del Fuoco rientrerebbero nell’accorpamento. In programma anche 10 mila assunzioni nelle forze dell’ordine e la realizzazione di due nuove carceri per dare ai cittadini più sicurezza e legalità. In materia di immigrazione, lo slogan è “Sbarchi zero nei prossimi cinque anni”. I Cinquestelle puntano alla revisione del Trattato di Dublino, alla relocation, obbligatoria e automatica, negli Stati europei e al potenziamento delle commissioni territoriali che valutano le domande dei profughi per ottenere l’asilo. Per fermare gli sbarchi annunciano un embargo alla vendita di armi ai Paesi in guerra civile. In materia di legittima difesa, si prevede l’istituzione di un fondo di indennizzo per le vittime di reati violenti.

Il centrodestra - Poliziotto o carabiniere di quartiere, blocco degli sbarchi, respingimenti e prosecuzione dell’operazione “Strade sicure”, con i militari che vigilino sulle nostre strade. Eccola la ricetta del centrodestra per il contrasto alla criminalità. La coalizione prevede anche aumenti di stipendio per gli uomini delle forze dell’ordine, oltre alla dotazione di personale, mezzi e tecnologie. Una scelta che riguarda «la tutela della dignità» di chi assicura la sicurezza dei cittadini. Il vero cambio di rotta riguarda le politiche sull’asilo, con una stretta nella concessione della protezione umanitaria a chi sbarca sulle nostre coste. La proposta include anche un “Piano Marshall” per l’Africa. Sulla legittima difesa la Lega ha già proposto una legge che consente l’uso delle armi in caso di violazione di domicilio e della proprietà privata, oltre all’inasprimento delle pene per furti in appartamento, rapine e scippi. La difesa è sempre legittima.

Il centrosinistra - Un euro per la cultura e un euro per la sicurezza. Per il partito democratico e le forze di centrosinistra le due questioni viaggiano insieme e ogni investimento in cultura avrà il suo effetto a lungo termine sulla sicurezza. Nel comparto sicurezza, in senso stretto, sono comunque stati investiti, negli ultimi cinque anni sette miliardi di euro, per sostenere lo sblocco delle assunzioni nelle forze dell’ordine, il superamento del tetto degli stipendi, il riordino delle carriere e il rinnovo del contratto. Sull’immigrazione il centrosinistra punta a continuare sulla linea Minniti, da un lato contenendo gli sbarchi attraverso trattative con i Paesi terzi, dall’altro facendo leva sull’Europa per la modifica del Trattato di Dublino.


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Il Pd contrattacca il centrodestra e spara le sue proposte per "il paese dei Balocchi"
Le affermazioni di Renzi che attacca economicamente e finanziariamente la triplice Berlusconi-Salvini-Meloni

ROMA (Italy) - Duecentoquaranta euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni, per tutti i tipi di lavoro e per tutte le fasce di reddito, da zero fino a 100mila euro all'anno". I dem propongono un "piano nazionale di asili nido da 100 milioni di € l'anno per tutta la legislatura" e "400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter". "Assumere diecimila tra carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti penitenziari e vigili del fuoco ogni anno". Sulle banche, il Pd dice di "inasprire le pene e le sanzioni per i manager e gli amministratori colpevoli dei dissesti e per i responsabili di omessa vigilanza. Tetto agli stipendi per tutti gli organi istituzionali che oggi possono derogare a questo principio, a cominciare dalla Camera e dal Senato.

Duecentoquaranta euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. Matteo Renzi presenta il programma Pd dall’Opificio Golinelli di Bologna e mette subito in chiaro: "Non spareremo cifre a caso, come 100 mld per il reddito di cittadinanza".

"Quelli lanciano per aria proposte inaudite e assurde, fanno il reddito di cittadinanza coi soldi del Monopoli, noi proponiamo 100 piccoli passi in avanti per l'Italia, 100 piccole cose concrete, impegni realizzabili. Ma lo facciamo partendo da 100 cose che abbiamo fatto" scandisce Renzi.

"Una famiglia, un assegno: per tutti - si legge nel programma - Una misura fiscale unica (in grado di raggiungere anche gli incapienti sotto forma di assegno) che preveda 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. Per tutti i tipi di lavoro e per tutte le fasce di reddito, da zero fino a 100mila euro all'anno".

"In questa grande operazione fiscale di sostegno alle famiglie italiane investiremo 9 miliardi di euro. Tutti riceveranno di più, con un beneficio netto che per molti sarà superiore a 80 euro mensili, ma ci sarà comunque una clausola di salvaguardia per cui nessuno potrà ricevere meno dell'attuale sistema di assegni e detrazioni. I risultati saranno tangibili e semplici per tutti. Per esempio, una famiglia con un solo reddito da lavoro dipendente di 35mila euro all'anno e con due figli a carico minorenni avrà 1.400 euro di reddito disponibile in più", si spiega.

TETTO STIPENDI, BABY SITTER E AIUTI A PADRI SEPARATI - "Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%): il lavoro a tempo indeterminato vale di più, deve costare meno" è un'altra delle misure contenute nel programma del Pd. I dem propongono un "piano nazionale di asili nido da 100 milioni di € l'anno per tutta la legislatura" e "400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter", così come "una tessera gratuita di sei mesi per viaggiare sui treni per chi perde il posto di lavoro". E' prevista inoltre la "riduzione ulteriore dell'Ires e dell'Iri per piccole imprese fino al 22%" come "aumentare le deduzioni Imu per i fondi di professionisti, artigiani e commercianti".

Per i giovani, il Pd propone il Rbe spagnolo: "Detrazione di 150€ mensili fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di uscire di casa prima dei 30 anni". Tra le 100 proposte, quella di "assumere diecimila tra carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti penitenziari e vigili del fuoco ogni anno". Sulle banche, il Pd dice di "inasprire le pene e le sanzioni per i manager e gli amministratori colpevoli dei dissesti e per i responsabili di omessa vigilanza". Tra le tante altre proposte, "creare speciali forme di aiuto, specie abitative, per i padri separati e il tetto agli stipendi per tutti gli organi istituzionali che oggi possono derogare a questo principio, a cominciare dalla Camera e dal Senato".


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Le grandi sfide tra i big della politica ... l'Italia spaccata dagli interessi dei partiti
Tutto e il contrario di tutto nelle nomine elettorali. Da nord a sud il malcontento regna sovrano

ROMA (Italy) - Luigi Di Maio contro Vittorio Sgarbi, Gianluigi Paragone vs Umberto Bossi, Paolo Gentiloni contro Luciano Ciocchetti. E poi ancora Matteo Renzi che sfida l'ex renziano Nicola Cecchi, Pier Carlo Padoan vis à vis con Claudio Borghi e Teresa Bellanova che dovrà vedersela con Massimo D'Alema. Eccola la carica dei big che si sfidano nei collegi uninominali. Gare a distanza, certo, perché i leader in campo si sono ben guardati da duelli di peso, preferendo corse in solitaria alla minaccia del confronto diretto. Ecco la mappa che racconta in modo descrittivo "i viaggi della speranza" di molti dei professionisti della politica italiana. Una sorta di pendolarismo in nome del consenso ad ogni costo !!!

Nel collegio Campania 1-03 alla Camera, ad esempio, che comprende il comune di Pomigliano d'Arco, città natale di Di Maio, per il centrodestra correrà Vittorio Sgarbi, mentre il candidato del Pd sarà Antonio Falcone. A Roma, il premier Paolo Gentiloni dovrà vedersela con il grillino Angiolino Cirulli, imprenditore presentato ieri da Di Maio come "uno degli azzerati dal decreto salva-banche", e con Luciano Ciocchetti schierato per il centrodestra. E se Carla Ruocco dovrà vedersela alla Camera con Riccardo Magi nel quartiere Gianicolense di Roma, nello stesso collegio, per quanto riguarda il Senato, la sfida sarà tra l'avvocato Claudio Consolo ed Emma Bonino. Rimanendo nel Lazio, l'economista Lorenzo Fioramonti - astro nascente dei 5 Stelle - sfiderà il presidente dem Matteo Orfini alla Camera nel collegio di Torre Angela (Lazio 1-05). Nei collegi uninominali, Giorgia Meloni correrà invece a Latina.

A Varese in Lombardia il giornalista Gianluigi Paragone, ex direttore della Padania, contenderà il seggio al Senato al fondatore della Lega Umberto Bossi. Per frenare la corsa di Matteo Renzi a Firenze, i Cinquestelle hanno schierato Nicola Cecchi, ex tesserato Pd con un passato da renziano di ferro (votò sì al referendum costituzionale) ora si dice "deluso e amareggiato" dal Partito Democratico. Sempre contro il segretario del Pd, il centrodestra ha chiamato invece l'economista Alberto Bagnai. Sempre in Toscana, il comandante Gregorio De Falco rappresenterà il M5S nel collegio di Livorno, dove il Pd ha candidato Silvia Velo per un posto a Palazzo Madama.

A Siena il faccia a faccia sarà tra il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e Claudio Borghi per il centrodestra, mentre a Bolzano il duello tutto al femminile vedrà contrapposte Maria Elena Boschi e la candidata di Forza Italia Michaela Biancofiore. A Palermo il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso correrà per tornare a Palazzo Madama contro il grillino Steni Di Piazza e Teresa Piccione, mentre l'avversario del centrodestra sarà il forzista Giulio Tantillo. A Bologna sarà la presidente di Confedilizia Bologna, Elisabetta Brunelli, vicina a Forza Italia, la candidata che sfiderà i big Pier Ferdinando Casini (Pd) e l'ex presidente dell'Emilia-Romagna Vasco Errani (Leu) nel seggio uninominale del Senato.

Il grande match si gioca poi in Puglia, dove il duello più avvincente sarà quello tra l'ex sindacalista Teresa Bellanova che corre con il Pd e l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema in campo con Liberi e Uguali. Nell'uninominale di Milano 1 si sfideranno invece per la Camera Bruno Tabacci di +Europa, il grillino Alberto Bonisoli e poi due donne di ferro: Laura Boldrini per Leu e Cristina Rossello per il centrodestra che proverà a sfilare il seggio alla presidente della Camera.


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L'esercito dei giornalisti candidati alle elezioni politiche 2018
Dalla destra alla sinistra passando per il M5S, schiere di "mediatori delle news" affollano le liste partitiche

ROMA (Italy) - C'è chi, come Tommaso Cerno, vicedirettore di 'Repubblica', lo fa per "una scelta di vita". E chi invece, come Emilio Carelli, ex direttore di 'Sky Tg24' parla di una candidatura arrivata "in modo molto naturale". E poi, oltre a Gianluigi Paragone, schierato nelle file dei Cinque Stelle, ecco il nome di Giorgio Mulè, ex direttore di 'Panorama', arruolato nel centrodestra. L'esercito dei giornalisti in lista per le elezioni del 4 marzo, scende in campo sventolando le bandiere di Pd, Forza Italia e Movimento Cinque Stelle. L'ultima candidatura, in ordine di tempo, è quella della giornalista e scrittrice Francesca Barra. I giornalisti (quelli regolamente iscritti all'Ordine) alla Camera sono la seconda categoria più rappresentata. Al Senato la terza.

"Alla Camera sono la seconda categoria più rappresentata. Al Senato la terza. E anche se nell’ultima legislatura c’è stato un crollo numerico – con le elezioni del 2013 si è passati da 86 parlamentari a 42", scriveva Peter Gomez sul Fatto Quotidiano. Giornalista professionista è il premier in carica Paolo Gentiloni e in passato a Palazzo Chigi ha governato anche chi, come Giovanni Spadolini, aveva diretto in precedenza il Corriere della sera. Nel Parlamento uscente deputati e senatori iscritti all’ordine dei giornalisti sono in totale 46 e, in queste ore di definizione delle liste elettorali, il binomio si rinnova.

L'ultima candidatura, in ordine di tempo, è quella della giornalista e scrittrice Francesca Barra. Ma nel popolo dem non manca Tommaso Cerno, condirettore di 'Repubblica' ed ex direttore de 'L'Espresso'. "Mi chiedono: ma ti candidi? Come fossi il primo italiano che sceglie di portare le sue battaglie culturali, dai diritti civili alla libertà di pensiero, dove possono diventare realtà". Quella di candidarsi, ha precisato, "è una scelta di vita, personale, combattuta. Ringrazio @repubblica per tutto ciò che mi ha dato".

Chi può contare su un nutrito gruppo di giornalisti, tuttavia, è il Movimento Cinque Stelle. Gianluigi Paragone, ex direttore di 'La Gabbia' e del quotidiano 'La Padania' è candidato al Senato per il M5S in Lombardia. Oltre a lui, i Cinque Stelle hanno schierato in Abruzzo il giornalista Primo Di Nicola già direttore del quotidiano 'Il Centro', mentre sempre per il Senato, con il M5S, correrà il giornalista siciliano Alberto Samonà. Ma tra le punte di diamante di Luigi Di Maio spicca senza dubbio Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg24. "La mia candidatura per il Movimento 5 Stelle è arrivata in modo molto naturale nasce da un rapporto professionale e istituzionale instaurato per Sky Tg24. All'inizio avevo solo rapporti istituzionali con loro. Prima con Davide Casaleggio e con suo padre, poi ho conosciuto diversi militanti, poi sono stato a Rimini alla manifestazione Italia 5 Stelle che ha designato Di Maio. Il rapporto umano si è così consolidato. Nel Movimento 5 Stelle ho conosciuto soprattutto persone oneste, per bene, che portavano avanti con forza e passione le proprie idee. Ho visto il superamento della politica legata alla corruzione e ai privilegi, che ha rapporti con la criminalità organizzata. E mi sono chiesto: gli altri partiti cosa hanno fatto? Ho visto tante promesse ma l'Italia non è stata bene, gli italiani in questi anni non hanno visto la ripresa che si è vista invece in altre nazioni europee".

E mentre Pd e M5S si sono già assicurati molte firme del giornalismo, nel centrodestra, non sono certo rimasti a guardare. Oltre a Giorgio Mulè, ex direttore di 'Panorama', tra i papabili in Parlamento sono spuntati anche i nomi del direttore de 'Il Giornale', Alessandro Sallusti e del direttore del 'Resto del Carino', Andrea Cangini.


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Il Movimento 5 Stelle decolla nei sondaggi e presenta i suoi 20 punti del programma di Governo
Il candidato Premier Luigi Di Maio snobba le accuse dei tanti "Babbo Natale con le gerle piene solo di promesse elettorali"

ROMA (Italy) - Dalla "Buona scuola" alla Legge Fornero passando per diritti e legalità (Subito 10mila poliziotti in più e ritiro militari da missioni guerra estero). Stop business immigrazione e taglio vitalizi e privilegi politici! Il futuro governo a guida M5S, secondo il candidato Premier Luigi Di Maio, "non sarà come quelli che hanno governato in questi anni, per me sono importanti due cose in una squadra di governo e di cui non possiamo fare a meno: la competenza, la testa, l'intelligenza, la capacità, ma la seconda è il cuore". Di Maio poi sottolinea che "se oggi siamo la prima forza politica del Paese è perché in questi anni quelli che hanno governato non hanno mai messo il cuore, l'umanità nelle scelte che facevano". Ecco i "20 punti per la qualità della vita degli italiani: il programma per andare al governo".

Il leader 5 Stelle esordisce: "I cittadini italiani nei prossimi 40 giorni dovranno sopravvivere a un bombardamento di slogan. Ma noi dobbiamo dire che non devono valutare le forze italiane sulla base degli slogan di questi giorni, ma su quello che hanno fatto negli ultimi 20 anni. Non sono gli slogan che fanno la differenza - ha continuato il leader del M5S - ma è la credibilità e noi arriviamo qui dopo cinque anni in Parlamento con la credibilità che serve a una forza politica che ha fatto quello che diceva avrebbe fatto".

Ecco i 20 punti del programma:

- Via subito 400 leggi inutili: meno burocrazia per imprese e cittadini.

- Smart nation: nuovo lavoro e lavori nuovi. Investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni. Investimenti in nuova tecnologia, nuove figure professionali, internet delle cose, auto elettriche, digitalizzazione PA.

- Reddito di cittadinanza: rimettiamo l'Italia al lavoro. Oltre 2 miliardi di euro per la riforma dei centri per l’Impiego: "Facciamo incontrare davvero domanda e offerta di lavoro e garantiamo formazione continua a chi perde l’occupazione. Con la flex security le imprese sono più Competitive e le persone escono dalla condizione di povertà".

- Pensione di cittadinanza: mai più sotto i 780 euro. Pensione minima di 780 euro netti al mese a tutti i pensionati, 1.170 euro netti al mese per una coppia di pensionati.

- Meno tasse, più qualità della vita. Riduzione delle aliquote Irpef, niente tasse per redditi fino a 10mila euro, manovra choc per le piccole e medie imprese: riduzione del cuneo fiscale e riduzione drastica dell’Irap, abolizione reale degli studi di settore, dello split payment, dello spesometro e di Equitalia, inversione dell’onere della prova: il cittadino è onesto fino a prova contraria.

- Tagli agli sprechi e ai costi della politica: 50 miliardi che tornano ai cittadini. Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. Riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva

- Sicurezza e legalità: 10mila nuove assunzioni nelle forze dell’ordine e due nuove carceri per dare ai cittadini più sicurezza e legalità

- Stop al business dell’immigrazione. Cooperazione internazionale finalizzata anche alla stipula di trattati per i rimpatri. 10.000 nuove assunzioni nelle commissioni territoriali per valutare, in un mese, come negli altri paesi europei, se un migrante ha diritto a stare in Italia o no

- Tutela dei risparmi dei cittadini. Risarcimenti ai risparmiatori truffati. Creazione della Procura nazionale per i reati bancari. Riforma bancaria Glass Steagall act contro le speculazioni.

- La sanità si prende cura di te. Aumento delle risorse per la Sanità Pubblica e riduzione sostanziale delle liste di attesa per tutti gli esami medici

- 17 miliardi per aiutare le famiglie con figli. Applicazione del modello francese, rimborsi per asili nido, pannolini e baby sitter. Introduzione iva agevolata per prodotti neonatali, per l’infanzia e per la terza età. Innalzamento importo detraibile per assunzione di colf e badanti

- Banca pubblica per gli investimenti. Creazione di una Banca pubblica per gli investimenti per piccole imprese, agricoltori e famiglie

- Lotta a corruzione, mafie e conflitti d’interesse. Modifica 416 ter sul voto di scambio politico mafioso. Riforma della prescrizione. Daspo per i corrotti. Agenti sotto copertura. Intercettazioni informatiche per reati di corruzione.

- Una giustizia rapida, equa ed efficiente. Riduzione della durata dei processi. Certezza del processo e della pena.

- Green economy: Italia 100% rinnovabile. 200mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti. 17mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica. Uscita dal petrolio entro il 2050. Un milione di auto elettriche

- Riduzione del rapporto debito pubblico/pil di 40 punti in 10 anni. Più ricchezza grazie a maggiori investimenti in deficit, ad alto moltiplicatore e con maggiore occupazione. Riduzione spese improduttive. Tagli agli sprechi. Lotta alla grande evasione fiscale

- Superamento della cosiddetta 'buona scuola'. Piano assunzioni razionale in base al fabbisogno delle scuole. Incremento spesa pubblica per istruzione scolastica. Abolizione del precariato

- Valorizzazione e tutela del made in Italy. Italia.it diventa la piattaforma e-commerce per i prodotti made in Italy nel mondo. Maggiore tutela dei beni culturali. Salvaguardia della qualità dei prodotti italiani minacciati dai trattati internazionali. Creazione di un ministero del Turismo separato da quello dei Beni Culturali

- Investimenti produttivi: 50 miliardi nei settori strategici. Puntiamo su: innovazione, energie rinnovabili, manutenzione del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico, adeguamento sismico, banda ultra larga, mobilità elettrica

- Superamento della legge Fornero. Quota 100 e Quota 41. Staffetta generazionale. Categorie usuranti. Opzione donna.


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Redazione
La campagna elettorale dei leader ridotta ad offerte di supermercato
Una battaglia politica che si gioca su chi offre di più e spesso bluffando sui conti che non torneranno mai

ROMA (Italy) - Dall'abolizione della Legge Fornero alla cancellazione del canone Rai e delle tasse universitarie: il 2018 prende il via a suon di promesse elettorali da parte dei principali schieramenti in campo in vista del voto del 4 marzo. Meno di due mesi alle elezioni politiche in Italia e la campagna elettorale è partita già a pieno regime, con i leader dei vari schieramenti che hanno portato al centro del dibattito numerosi temi, a suon di abolizioni e proposte. Il Movimento 5 Stelle ha aperto le danze attraverso le parole del candidato premier Luigi Di Maio, sostenendo di voler abolire spesometro, redditometro e split payment. La Lega Nord di Matteo Salvini ha rilanciato sui vaccini mentre, sulla riforma Fornero, il dibattito interno al centrodestra è ancora aperto con continui dissapori e contraddizioni in seno alla coalizione della quale ancora si disconosce il vero candidato premier.

Il M5S torna a salire e dopo diverse settimane rivede quota 30 per cento. In termini di collegi, i 5 Stelle potrebbero - grazie al Sud - vincerne una novantina tra Camera e Senato. Il Partito Democratico precipata sotto il 22%. Si conferma quindi la profonda crisi del Centrosinistra renziano. Il caso Maroni sembra indebolire leggermente la Lega con Forza Italia che torna avanti di 1,5-2 punti. La sfida verso il 4 marzo su chi sarà il primo partito della coalizione resta comunque apertissima. Fratelli d'Italia sempre intorno al 5% mentre il quarto Polo si attesta tra il 2 e il 3%. Liberi e Uguali di Pietro Grasso perde qualcosa e si attesta poco sotto il 7%. La formazione a sinistra del Pd si conferma come quinto partito italiano ma stenta a decollare verso il 10%, ovvero la doppia cifra evocata più volte da Massimo D'Alema.

Di Maio - "Noi proponiamo l’abolizione dello spesometro, uno strumento inutile" ha affermato Di Maio, lanciando il portale 'LeggiDaAbolire.it'. Il progetto del Movimento 5 Stelle è di abolire 400 leggi una volta al governo. Tra queste: via spesometro, split payment, redditometro e la legge che prevede gli studi di settore. "Già lo so - ha aggiunto il leader 5S - che i miei avversari diranno che con queste proposte noi vogliamo favorire l’evasione fiscale: io invece mi assumo la responsabilità di dire che è semplificando che aumenta il gettito fiscale dello Stato ed è semplificando che ridurremo la pressione fiscale.

Salvini - Via Twitter il leader della Lega ha annunciato di voler cancellare le norme Lorenzin: "Vaccini sì, obbligo no". Forza Italia ha però bocciato senza riserve Salvini in versione 'no-vax' e ha respinto al mittente la proposta di abolire l'obbligatorierà delle vaccinazioni. "Come Forza Italia - ha detto Paolo Romani - abbiamo lavorato in Parlamento per migliorare il testo proposto dal ministro Lorenzin sull'obbligatorietà delle vaccinazioni, riducendole anche da 12 a 10. Riteniamo comunque necessario mantenere l'obbligo almeno fino a quando non sarà raggiunta l'immunità di gregge capace di tutelare la salute di tutti i cittadini e in particolare dei bambini''. Per il leader della Lega c'è poi una "tassa assurda" da eliminare: ovvero, quella sulle sigarette elettroniche.

Berlusconi - Capitolo Jobs Act: Silvio Berlusconi ha corretto il tiro ed escluso l'abolizione del riforma del lavoro: "Io non ho mai detto di voler abolire il Jobs Act. Penso che questa sia stata una cosa interna alla coalizione che oggi è superata" ha detto ai microfoni di 'Radio 105'. Posizione chiarita poi in una nota diffusa dalla segreteria del presidente di Forza Italia in cui si afferma che le parole "sono state parzialmente fraintese". Berlusconi, parlando in un'altra trasmissione, "si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. In ogni caso, è una norma che sta esaurendo i suoi effetti". Una volta al governo, prosegue la nota, "introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile".

Grasso - Non solo abolizioni o cambiamenti sul tema del lavoro. Il leader di 'Liberi e uguali' Pietro Grasso, ospite ad 'Agorà' su Rai Tre, ha infatti detto di voler ampliare l'applicazione dell'articolo 18: "La tutela del lavoro va posta in tutte le situazioni in cui c'è lavoro. Ho parlato con tanti imprenditori che mi hanno detto 'se abbiamo un impiegato bravo perché licenziarlo se non ci sono motivi particolari decisi da un giudice?'". "Il lavoro è un diritto universale - ha affermato - non possiamo non tutelarlo in tutte le sue forme anche nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti''.

Renzi - Per quanto riguarda il Pd, infine, il segretario Matteo Renzi ha iniziato a guardare avanti: "Ora la scommessa è più soldi in busta paga ai cittadini. Io ho inventato gli 80 euro ma non basta". "A favore dei figli - ha detto il segretario - il Pd farà una proposta a inizio campagna elettorale.


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