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Redazione
Eliminata la Sinistra dal panorama politico decisionale italiano, il Presidente Mattarella prepara le consultazioni
Da Di Maio a Berlusconi, passando per Salvini e Meloni, domani e giovedì tutti i leader salirano al Quirinale

ROMA (Italy) - Mancano ormai meno di 24 ore all'inizio delle consultazioni per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Si inizierà infatti domani alle 10,30 con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, per concludere giovedì alle 16.30 con il Movimento 5 stelle. A partire dalle 16, il presidente Mattarella dedicherà circa 45 minuti ai diversi gruppi parlamentari chiamati al Quirinale. Intanto oggi pomeriggio il M5S riunirà i suoi parlamentari alle 17.30 all'auletta dei gruppi di Montecitorio: all'odg, "consultazioni Quirinale". Per il leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, l'obiettivo è quello di "formare un governo rispettando la volontà popolare", come ha scritto in un post su Facebook.


Quarantotto ore al giro di consultazioni al Quirinale. A partire da mercoledì prossimo, fino al tardo pomeriggio di giovedì, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceverà infatti presidenti delle Camere e rappresentanti dei partiti per sondare terreno e possibili alleanze in vista della formazione di un futuro governo. Da Di Maio a Berlusconi, passando per Salvini, Meloni, Delrio, davanti a Mattarella si presenteranno tutti i big dei partiti in lotta per la leadership del Paese.

Le consultazioni si apriranno ufficialmente a partire dalle 10.30 del 4 aprile, data in cui è fissato l'incontro del Capo dello Stato con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Un'ora più tardi sarà la volta del presidente della Camera Roberto Fico. Alle 12.30 avrà quindi luogo l'incontro con il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

A partire dalle 16, il presidente Mattarella dedicherà circa 45 minuti ai diversi gruppi parlamentari chiamati al Quirinale. A dare il via, il gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) del Senato e i gruppi misti delle due Camere. Alle 18.30 sarà quindi la volta dei capigruppo di Camera e Senato per Fratelli d'Italia. Con loro, è attesa anche la leader Giorgia Meloni. L'incontro chiuderà la prima giornata.

Giornata caldissima per Mattarella il giorno seguente. Il secondo giro di confronti vedrà infatti al Colle, a partire dalle 10, il Partito Democratico con i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Intorno alle 11 sarà la volta di Forza Italia e del ritorno di Silvio Berlusconi al Quirinale; un'ora più tardi incontreranno il presidente i membri della delegazione della Lega guidati dal leader Matteo Salvini. Ultima a colloquio con Matterella la delegazione del M5S composta dai capigruppo Danilo Toninelli e Giulia Grillo, prevista per le 16.30. Ad accompagnarli non più il fondatore Beppe Grillo, ma il leader e candidato premier del partito Luigi Di Maio.


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Redazione
Il Parlamento è al completo ma quanto guadagneranno i parlamentari che abbiamo eletto
Ecco i dati aggiornati sui compensi dei deputati e senatori italiani che appaiono futili a guardare quelli dei dipendenti delle istituzioni centrali dello Stato: Parlamento, Palazzo Chigi e Quirinale in testa

ROMA (Italy) - Non c'è solo l'indennità parlamentare nelle voci che costituiscono le retribuzioni di senatori e deputati. Per svolgere il loro incarico, gli inquilini di Palazzo Madama e Montecitorio ricevono anche vari rimborsi spesa e una diaria. Ora che con l'elezione dei presidenti di Senato e Camera, si è completato il primo tassello del puzzle istituzionale, in molti sono tornati a chiedersi quanto guadagna chi siede in Parlamento. La cifra esatta non è facile da stabilire, eppure dando un'occhiata ai siti di Camera e Senato è possibile fare un calcolo approssimativo sugli stipendi dei parlamentari. Una nota sempre dolente, poi, riguarda gli stipendi dei dipendenti che anche se riguardano "bassi profili professionali" prevedono cifre a 5 zeri.

SENATO - L'indennità parlamentare viene calcolata prendendo come riferimento lo stipendio dei magistrati presidenti di Sezione della Corte di Cassazione pari a 10.385,31 euro (che si riducono a 10.064,77 euro per i Senatori che svolgano un'attività lavorativa). Il sito del Senato, al netto delle ritenute fiscali e dei contributi obbligatori per il trattamento previdenziale, per l'assegno di fine mandato e per l'assistenza sanitaria, calcola che l'indennità mensile risulta pari a 5.304,89 euro netti (che scende a 5.122,19 per chi svolge attività lavorative). Da tali importi vanno poi sottratte le addizionali all'Irpef: l'indennità netta mensile corrisposta ai senatori può dunque essere leggermente inferiore o superiore ai 5.000 euro, a seconda della regione e del comune di residenza.

RIMBORSI SPESA - All'indennità va poi aggiunta la diaria, prevista dalla legge n.1261/1965 che spetta a tutti i parlamentari, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno. Dal primo gennaio 2011 la diaria ammonta a 3.500 euro . Cifra ridotta in caso di assenza dai lavori parlamentari, soprattutto nelle sedute di commissioni e giunte in cui si svolgono le votazioni. Oltre alla diaria, a decorrere i senatori ricevono anche un rimborso forfetario mensile di 1.650 euro, che sostituisce e assorbe i preesistenti rimborsi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche. Al Senato, c'è poi il rimborso delle spese per l'esercizio del mandato. L'importo complessivo è diviso in una quota mensile di 2.090 euro - sottoposta a rendicontazione quadrimestrale - e in un'ulteriore quota di 2.090 euro mensili erogata a forfait. Poi ci sono le facilitazioni di trasporto: durante l'esercizio del mandato, i senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale.

CAMERA - Anche alla Camera dei deputati l'indennità parlamentare risulta pari a circa a 5.000 euro netti. Ai deputati viene riconosciuta una diaria mensile pari a 3.503,11 euro. Tale somma, si legge sul sito della Camera, viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni con il procedimento elettronico. Un'ulteriore decurtazione fino a 500 euro mensili viene inoltre applicata in relazione alla percentuale di assenze dalle sedute delle Giunte, delle Commissioni permanenti e speciali, del Comitato per la legislazione, delle Commissioni bicamerali e d'inchiesta, nonché delle delegazioni parlamentari presso le Assemblee internazionali.

Alla Camera c'è anche il "rimborso delle spese per l'esercizio del mandato", che comprende anche le spese come quella per il collaboratore, le consulenze e le ricerche ed è pari a 3.690 euro. Le spese per l'esercizio del mandato devono essere per metà giustificate e per metà vengono corrisposte a forfait. Come i senatori, anche i deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, e a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
Per le spese telefoniche alla Camera è previsto un importo di 1.200 euro annui. Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro.

ASSEGNO DI FINE MANDATO - Oltre al trattamento previdenziale dei parlamentari, basato sul sistema di calcolo contributivo, al termine del mandato parlamentare, senatori e deputati ricevono l'assegno di fine mandato, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo.


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Redazione
Eletti i presidenti di Camera e Senato dopo una intesa parlamentare tra i vincitori delle elezioni 2018
La sinistra ed il comunismo, sconfitti dall'elettorato italiano, finalmente fanno le valigie anche da Camera e Senato

ROMA (Italy) - Eletti i presidenti di Senato e Camera. Elisabetta Alberti Casellati è la nuova presidente del Senato. Roberto Fico è il nuovo presidente della Camera. Classe 1974, una laurea in Scienze della comunicazione, Roberto Fico - considerato il rappresentante di spicco dell'ala ortodossa del Movimento e 'grillino' della primissima ora - inizia l'attività politica da 'pentastellato' ancora prima della nascita ufficiale del M5S, fondando nel luglio 2005 a Napoli uno dei 40 meetup 'Amici di Beppe Grillo' sparsi per l'Italia, fase 'embrionale' del Movimento. Maria Elisabetta Alberti Casellati, 71 anni, di Rovigo, berlusconiana da sempre, è fondatrice di Forza Italia. Era stata eletta in Parlamento anche nel 2013 con il Pdl, ma nel 2014 fu indicata – nell’accordo tra i partiti – come componente del Csm, in qualità di membro laico.

Roberto Fico, classe 1974, una laurea in Scienze della comunicazione, Roberto Fico - considerato il rappresentante di spicco dell'ala ortodossa del Movimento e 'grillino' della primissima ora - inizia l'attività politica da 'pentastellato' ancora prima della nascita ufficiale del M5S, fondando nel luglio 2005 a Napoli uno dei 40 meetup 'Amici di Beppe Grillo' sparsi per l'Italia, fase 'embrionale' del Movimento. Dopo due fallimenti elettorali, con la candidatura prima alla presidenza della Regione Campania nel 2010 e poi a sindaco di Napoli nel 2011 (dove ottiene rispettivamente l'1,35% e 1,38% dei voti), viene eletto deputato nel 2013 nella lista bloccata del M5S per la Circoscrizione Campania 1. Questa, per Fico, è stata la seconda candidatura a presidente della Camera.

Risale al giugno 2013 l'elezione a presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Da deputato, Fico ha presentato come primo firmatario un solo una sola proposta di legge, quella sulla governance della Rai della quale uno dei punti - 'il Piano per la trasparenza aziendale' - stato inserito nella riforma della Rai approvata nel 2015 dal Parlamento. Il Piano ha permesso di rendere pubbliche le retribuzioni dei manager, delle direzioni editoriali e delle testate dell'azienda. Nel marzo 2018, infine è stato eletto per il suo secondo mandato da deputato.

Maria Elisabetta Alberti Casellati, 71 anni, di Rovigo, berlusconiana da sempre, è fondatrice di Forza Italia. Era stata eletta in Parlamento anche nel 2013 con il Pdl, ma nel 2014 fu indicata – nell’accordo tra i partiti – come componente del Csm, in qualità di membro laico. E’ rimasta lì fino a pochi giorni fa quando, rieletta in Parlamento, ha dato le dimissioni dall’organo di autodisciplina della magistratura. E’ sempre stata al fianco di Berlusconi in tutte le battaglie e le campagne sulle presunte “persecuzioni giudiziarie” nei confronti dell’ex Cavaliere. Laureata in giurisprudenza e in diritto canonico nella Pontificia Università Lateranense, è avvocata, iscritta all’ordine di Padova. Dentro Forza Italia dal 1994 ha ricoperto vari incarichi all’interno del partito e dei gruppi parlamentari. E’ stata tra l’altro vicecapogruppo al Senato in due legislature. E’ sempre stata in Parlamento dal 1994 tranne che tra il 1996 e il 2001. E’ stata sottosegretaria alla Salute dal 2004 al 2006 e alla Giustizia dal 2008 al 2011. Nel 2014 viene eletta dal Parlamento in seduta comune con 489 voti membro del Consiglio Superiore della Magistratura in quota Forza Italia.


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Redazione
I programmi del M5S spaventano i professionisti della politica, Di Maio: primo provvedimento abolizione vitalizi
Intanto sono stati resi noti i redditi di ministri e politici. Assenti nelle liste quelli di Forza Italia e Lega

ROMA (Italy) - La presidenza della Camera ai Cinque Stelle spianerebbe la strada allo stop vitalizi. E' quanto scrive sul blog delle Stelle il capo politico e candidato premier del M5S Luigi Di Maio. "Il prossimo obiettivo è abolire i vitalizi. Qualche mese fa siamo arrivati a un passo dall’eliminarli, e ora vogliamo andare fino in fondo. Gli uffici di Presidenza regolano la vita dei parlamentari. Possiamo agire direttamente sul bilancio della Camera, e un Presidente del Movimento 5 Stelle spianerebbe la strada a questo traguardo" sottolinea. Intanto sono sati resi noti i redditi dei ministri e dei politici in generale. Forza Italia non è nell'elenco, né risulta presente nella parte dedicata alla Lega il segretario Matteo Salvini. Quanto guadagnano i politici italiani e chi è il più ricco? Ecco la classifica.

La responsabile dell'Istruzione dichiara un reddito imponibile di 182.016 euro. A seguire, il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda con 166.264 euro e, al terzo posto, la ministra dei Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro con 151.672 euro. Al quarto posto, il ministro della Cultura Dario Franceschini con 145.044 euro e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan con 122.457 euro che precede il premier Paolo Gentiloni, che ha dichiarato 107.401 euro di imponibile. Al settimo posto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, con un imponibile di 104.435, davanti al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio con 102.890 euro. Lo segue il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti con 101.006 euro.

La titolare della Pa Marianna Madia vanta un imponibile di 99.519 euro, il ministro degli Esteri Angelino Alfano di 98.478 euro, il ministro dello Sport Luca Lotti di 98.471 euro, l'ormai ex ministro dell'Agricultura Maurizio Martina (appena dimesso per dedicarsi al ruolo di reggente Pd) dichiara 98.441 euro. Ancora, il ministro della Coesione Claudio De Vincenti dichiara 97.607 euro, la ministra della Difesa 96.458 euro. La sottosegretaria alla presidenza Maria Elena Boschi con i suoi 95.971 euro precede di un soffio il ministro della Giustizia Andrea Orlando che 'chiude' con 94.709 euro di imponibile. Il ministro dell'Interno Marco Minniti dichiara 92.260 e precede di poco l'esponente più povero del governo Gentiloni: la ministra della Salute Beatrice Lorenzin con i suoi 91.888 di imponibile.

Il presidente uscente del Senato, Pietro Grasso, si conferma più ricco della collega della Camera Laura Boldrini. Il primo dichiara 321.195 euro; la seconda 137.337 euro. Ammonta a 420.807 euro il reddito imponibile di Beppe Grillo. L'ex segretario del Pd, Matteo Renzi, è invece fermo a 107.100 euro. Luigi Di Maio dichiara invece un imponibile di 98.471 euro. Mentre Alessandro Di Battista, altro big del M5S che però ha deciso di non correre per un secondo mandato, ha dichiarato redditi per 113.417 euro. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, ha un reddito di 98.421 euro.


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Con la telefonata di Salvini a Di Maio, prende vita l'asse Lega - M5S con le preoccupazioni di Forza Italia
I due leader concorderanno i nominativi dei presidenti di Camera e Senato prima delle consultazioni al Quirinale

ROMA (Italy) - Telefonata tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. A quanto apprende l'Adnkronos il leader della Lega, come annunciato oggi davanti alla stampa estera, ha chiamato il leader del M5S Luigi Di Maio per parlare della questione relativa alla elezione dei presidenti di Camera e Senato. Il leader della Lega e quello del M5S hanno dato il via nel tardo pomeriggio di oggi ai contatti tra le forze politiche per l'indicazione dei presidenti di Camera e Senato. Nella telefonata, Di Maio ha ricordato a Salvini "che il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica del Paese con il 32% dei voti, pari a quasi 11 milioni di italiani e che alla Camera abbiamo il 36% dei deputati".

Il leader della Lega ha chiamato il candidato premier del M5S per parlare della questione relativa alla elezione dei presidenti di Camera e Senato. Iniziati dunque i contatti tra le forze politiche per l'indicazione dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama.

"Ho ricordato a Salvini che il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica del Paese con il 32% dei voti, pari a quasi 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia - ha scritto Di Maio in un post su Facebook ("per raccontarvi cosa ci siamo detti perché voglio che tutto avvenga nella massima trasparenza") - e che alla Camera abbiamo il 36% dei deputati".

L'accelerazione della trattativa sulle presidenze di Camera e Senato impressa da M5S e Lega manda in fibrillazione Forza Italia. Silvio Berlusconi è determinato a giocarsi la sua partita fino in fondo, soprattutto a palazzo Madama dove alla fine, scommette, gli azzurri avranno un gruppo più numeroso di quello della Lega, grazie al 'soccorso' dei centristi della 'quarta gamba'. E se Luigi Di Maio mette in chiaro nella telefonata con Matteo Salvini che al Movimento 5 stelle spetta la presidenza di Montecitorio, Forza Italia non ci sta a dare per scontato che a palazzo Madama arrivi un leghista.

In ambienti azzurri si mette in chiaro che ''non c'è nessun mandato a Salvini per trattare sulle Presidenze in nome di tutta la coalizione'' e "se si innesca un meccanismo di incontri, ci siamo anche noi''.

TRATTATIVE - ''Ognuno tratta per se in questa fase delicata e di grande incertezza politica'', fanno sapere dalle parti di palazzo Grazioli, lasciando intendere che gli emissari azzurri avrebbero avviato contatti in piena autonomia con gli altri partiti, compreso M5S.

I NOMI - Per il Cav il candidato naturale alla Camera Alta resta Paolo Romani, mentre per la Lega continua a farsi il nome del 'veterano' Roberto Calderoli, vicepresidente uscente. L'ex premier tiene il punto sulla presidenza del Senato, così come insiste sulla necessità di tenere aperto un confronto con il Pd per la formazione del nuovo governo, nonostante il veto di Lega e Fdi. Tra le file azzurre è forte il sospetto che le trattative tra Di Maio e Salvini siano ad uno stato avanzato e le 'convergenze parallele' tra i due non si limitino soltanto alle presidenze delle Camera ma potrebbero trasformarsi in un'alleanza di governo.


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In attesa che il presidente Mattarella assegni l'incarico, Di Maio ufficializza il piano 5 Stelle per il lavoro
Step uno la nomina dei presidenti di Camera e Senato e poi via libera per le consultazioni al Quirinale

ROMA (Italy) - Il reddito di cittadinanza, gli investimenti produttivi dello Stato nei settori a più alto ritorno occupazionale, con un occhio attento al Sud a cui destinare il 34% di questi investimenti. E ancora: il salario minimo orario; la Banca pubblica di investimento con tassi agevolati per il credito a micro, piccole e medie imprese; un Patto di Produttività programmato tra lavoratori, governo e imprese al fine di rilanciare salari, produttività e investimenti. Pasquale Tridico, indicato da Luigi Di Maio come ministro del Lavoro in un governo M5S, sul blog delle stella traccia le priorità sul fronte lavoro e reddito di cittadinanza, uno dei pilastri del programma M5s, finita al centro di polemiche politiche a causa della fake news sulle presunte “code ai Caf” di alcune Regioni per ottenerlo fin dal giorno successivo alle elezioni.

REDDITO DI CITTADINANZA - Tra le misure per il lavoro proposte dal M5S vi è il reddito di cittadinanza. "Lo Stato - scrive Tridico - sosterrà economicamente chi oggi non raggiunge la soglia di povertà indicata da Eurostat, in cambio dell'impegno a formarsi e ad accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro, purché siano eque e vicine al luogo di residenza". Dove troveranno i soldi per realizzare il reddito di cittadinanza? Per Tridico la misura può "essere finanziata attraverso maggior deficit in termini assoluti ma senza aumentare il rapporto deficit/Pil e senza sforare la soglia del 3%".

"In sintesi il meccanismo è questo: - spiega - grazie alla nostra misura almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti 'inattivi' e scoraggiati) verranno spinti alla ricerca del lavoro attraverso l'iscrizione ai Centri per l'Impiego e andranno così ad aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro. Questo ci permetterà di rivedere al rialzo l'output gap, cioè la distanza tra il Pil potenziale dell'Italia e quello effettivo, perché 1 milione di potenziali lavoratori saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche Istat".

INVESTIMENTI PRODUTTIVI - Ma l'uomo che Di Maio vorrebbe al ministero del Lavoro indica anche, tra le priorità, "gli investimenti produttivi dello Stato nei settori a più alto ritorno occupazionale, senza i quali il reddito di cittadinanza sarebbe una misura monca, poiché non potrebbe offrire ai beneficiari il lavoro di qualità che abbiamo in mente". "L'idea - prosegue Tridico - è di destinare almeno il 34% di questi investimenti nel Sud Italia, che ha urgente bisogno di uscire dal sottosviluppo e dal sotto-investimento a cui lo hanno condannato le politiche economiche degli ultimi decenni e l'assenza di una strategia industriale e di sviluppo".

SALARIO MINIMO ORARIO - Tra le priorità indicate, anche "il salario minimo orario, che ha il compito di salvaguardare quelle categorie di lavoratori non coperte da contrattazione nazionale collettiva. L'obiettivo è di sradicare sfruttamento e precarietà, che negli ultimi anni sono cresciuti enormemente, e dare anche un impulso alla domanda interna".

PATTO DI PRODUTTIVITA' - Tra le misure per il lavoro targate M5S vi è anche un Patto di Produttività programmato tra lavoratori, governo e imprese, "al fine di rilanciare salari, produttività e investimenti, soprattutto in quei settori in cui decideremo di intervenire selettivamente con la riduzione del cuneo fiscale". "Dobbiamo impedire - spiega Tridico - che il minor costo del lavoro porti le imprese ad ignorare gli investimenti 'capital intensive' in settori ad alto contenuto tecnologico, come accaduto in questi anni tramite i circa 23 miliardi di sgravi fiscali sulle nuove assunzioni regalati dal Jobs Act".

ROBOTIZZAZIONE - Infine, tra le misure M5S, compare il tema di più lungo periodo della robotizzazione, "una sfida che - secondo Tridico - non va lasciata alla schizofrenia del mercato, ma gestita politicamente. Il primo passo in questo senso sarà la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, in modo da aumentare l'occupazione e di incentivare la riorganizzazione produttiva delle imprese".


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I seggi alla Camera e la sorte dei sempre presenti che bocciati dall'elettorato sono ritornati con il proporzionale
Bocciati nelle sfide dei collegi uninominali per loro è scatto il recupero delle candidature nei collegi plurinominali

ROMA (Italy) - In totale sono 607 le poltrone assegnate, sulle 630 disponibili. Alla Camera il M5s conquista 221 seggi. Alla coalizione di centrodestra (FI+Lega+FdI) 260 seggi. Si ferma a quota 112 il perdente centrosinistra. 14 seggi a Liberi e Uguali. Hanno perso la sfida dell'uninominale. Ma sono riusciti comunque a strappare un seggio in Parlamento grazie al paracadute del proporzionale. Dai big Minniti, Pinotti e Grasso, fino a Fedeli, Boldrini e Bersani, passando per i vip Paragone e Annibali in questa tornata elettorale non sono mancati ripescaggi, promozioni e bocciature eccellenti. Tra i big ripescati i ministri dell'Interno Marco Minniti, dei Beni Culturali Dario Franceschini, della Difesa Roberta Pinotti, dell'Istruzione Valeria Fedeli e il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Nel Pd, anche l'avvocatessa Lucia Annibali e la presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, sconfitte rispettivamente nell'uninominale di Parma e Trieste, sono state ripescate grazie al paracadute dei collegi plurinominali. Stessa sorte per Matteo Orfini (Pd). 'Salvi' anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali, che dopo la sconfitta all'uninominale riescono comunque a ottenere un seggio: Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pierluigi Bersani.

Il capitano Gregorio De Falco era uno dei nomi più altisonanti tra le file grilline ma alla fine è stato il candidato del centrodestra Roberto Berardi a vincere nel collegio di Livorno per il Senato. Ad ogni modo, De Falco era candidato anche come capolista nel listino proporzionale ed è riuscito ad assicurarsi un seggio a Palazzo Madama.

Tra i 'ripescati' azzurri del proporzionale c'è la deputata altoatesina Michaela Biancofiore, che non è stata eletta nel collegio maggioritario di Bolzano, dove ha vinto la piddina Maria Elena Boschi. Biancofiore ce l'ha fatta nel listino in Emilia Romagna (era in corsa nel collegio di Piacenza-Parma-Reggio Emilia). Resta fuori dal Parlamento, invece, la senatrice Paola Pelino, imprenditrice dei confetti, in corsa nel listino bloccato in Abruzzo.

Beneficia del 'paracadute' anche Vittorio Sgarbi: perdente nella sfida con il candidato premier cinquestelle Luigi Di Maio nell'uninominale di Acerra, il critico d'arte viene ripescato in Emilia dove era capolista nel collegio Ferrara-Modena.

Anche Guido Crosetto, candidato di Fdi e attuale coordinatore nazionale del partito di Giorgia Meloni, è stato eletto nel proporzionale alla Camera in Piemonte e Lombardia. Per l'ex sottosegretario alla Difesa del Berlusconi quater si tratta di un ritorno nell'aula di Montecitorio.

Poi c'è la carica dei giornalisti candidati nelle diverse liste che hanno vinto la loro sfida nei collegi uninominali. Ce l'hanno fatta a conquistare il seggio l'ex direttore del 'Centro' Primo Di Nicola, candidato M5S a Pescara, e, sempre per i pentastellati, l'ex direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli, a Fiumicino. Un altro giornalista, Gianluigi Paragone, candidato M5S al Senato a Varese, ha perso la sfida con il leghista Stefano Candiani, è rientrato tramite il listino proporzionale. Anche Forza Italia ha piazzato due ex direttori: Andrea Cangini ('Quotidiano nazionale') eletto nelle Marche e Giorgio Mulè ('Panorama') eletto in Liguria. Per il Pd risulta eletto nel collegio di Milano l'ex condirettore di 'Repubblica', Tommaso Cerno. Non vince invece la sfida dell'uninominale a Matera, la piddina Francesa Barra.

Nel Movimento Cinque Stelle, non riesce ad approdare a Montecitorio l'ex Iena Dino Giarrusso, battuto nel collegio Roma 10-Gianicolense dal radicale della lista +Europa, Riccardo Magi. Anche Alessia D'Alessandro, ex dipendente dell'Economic Council della Cdu e candidata con il Movimento 5 Stelle alla Camera, è rimasta fuori dal Parlamento. Sempre a Roma Angiolino Cirulli, imprenditore 'vittima' di Banca Etruria scelto dal M5S come anti-Gentiloni, non è riuscito a battere il presidente del Consiglio, che si è aggiudicato la sfida per il collegio di Roma Trionfale.

Staccano direttamente il biglietto per Montecitorio, senza dover quindi aspettare il recupero nel proporzionale, la sottosegretaria Maria Elena Boschi, che a Bolzano batte Michaela Biancofiore, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che trionfa a Siena; il titolare delle Infrastrutture Graziano Delrio, in corsa a Reggio Emilia; il ministro per lo Sport Luca Lotti, nel collegio di Empoli e la ministra della Salute Beatrice Lorenzin a Modena. Al Senato passa anche Emma Bonino, che nel collegio senatoriale di Roma 1 batte il candidato del centrodestra Federico Iadicicco.

Nelle file del centrodestra, ottengono un seggio alla Camera la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, che vince nell'uninominale di Latina, l'ex ministro Mariastella Gelmini, rieletta in Lombardia con Forza Italia e Umberto Bossi che torna in Senato come capolista della Lega nel collegio plurinominale Lombardia 3. Tra i vip dello sport candidati da Forza Italia e fedelissimi di Silvio Berlusconi, l'ha spuntata l'ex ad rossonero Adriano Galliani, ora pronto alla nuova avventura al Senato. Non ce l'ha invece fatta il presidente della Lazio Claudio Lotito.


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Elezioni politiche 2018: 4 marzo, come si vota per la Camera e per il Senato
I cittadini italiani aventi diritto al voto sono 51,2 milioni di cui 4,2 milioni all'estero. I giovani al primo voto 500mila

ROMA (Italy) - Il 4 marzo si avvicina. Nel 2018 si vota per la prima volta con il cosiddetto Rosatellum sistema misto proporzionale e maggioritario. Per farsi trovare preparati in vista della prossima tornata elettorale, ecco il vademecum per ricordare le principali novità introdotte per le consultazioni politiche di domenica 4 marzo (unico giorno in cui si vota, dalle 7 alle 23). Chi ha più di 25 anni, quindi, riceverà due schede: una rosa per la Camera dei deputati e una gialla per il Senato. Per chi ha invece meno di 25 anni, è prevista solo la scheda per la Camera. Non è consentito il voto disgiunto; è invece possibile mettere una croce o solo sul nome del candidato per la quota maggioritaria oppure su nominativo e simbolo assieme.

Complessivamente, i cittadini italiani aventi diritto al voto sono 51,2 milioni (dato aggiornato al 30 giugno 2017) di cui circa 24,8 milioni maschi e 26,4 milioni femmine. Sul totale degli aventi diritto al voto, 4,2 milioni sono gli elettori stimati residenti all’estero. I giovani alla prima espressione di voto sono stimati oltre 500mila.

Le schede - Chi ha più di 25 anni, quindi, riceverà due schede: una rosa per la Camera dei deputati e una gialla per il Senato. Per chi ha invece meno di 25 anni, è prevista solo la scheda per la Camera.

La lista - In tutti e due i casi, si può votare mettendo una croce sulla lista prescelta. In questo modo, si voterà automaticamente anche per i candidati del collegio del partito. Barrando solo il logo, quindi, non dovrebbero esserci possibili contestazioni del voto.

La croce - Non è consentito il voto disgiunto; è invece possibile mettere una croce o solo sul nome del candidato per la quota maggioritaria oppure su nominativo e simbolo assieme. Il voto è sancito dall’articolo 48 della Costituzione: "E' personale, uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un diritto e un dovere civico".

Rosatellum - Nel 2018 si vota per la prima volta con il cosiddetto Rosatellum, sistema misto proporzionale e maggioritario: un terzo dei candidati viene eletto in collegi uninominali e due terzi - con listini bloccati (da un minimo di 2 a un massimo di 4 candidati) - con il proporzionale.

Collegi - Il 36% dei seggi viene assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, il 64% viene assegnato con criteri proporzionali. Alla Camera sono previsti 232 collegi uninominali, gli altri 386 seggi sono assegnati con il proporzionale a cui vanno aggiunti gli altri 12 seggi nelle circoscrizioni estere. Al Senato i collegi uninominali sono 102 e 207 i plurinominali oltre ai 6 seggi degli eletti all’estero.

Sbarramento - La soglia è al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni a livello nazionale sia alla Camera che al Senato.

Coalizioni - Il Rosatellum prevede le possibilità di coalizzarsi. Basta una dichiarazione di apparentamento: quindi, no programma e candidati comuni. I voti delle liste collegate che non raggiungono il 3 per cento, ma superano l'1, vanno assegnati alla coalizione.

Pluricandidature - Sono consentite fino a un massimo di 5 nei listini proporzionali. Un candidato del collegio uninominale può anche candidarsi, sempre per un massimo di 5, nel proporzionale.

Quote - Sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. La ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell'uninominale che nel proporzionale, è su base regionale e non nazionale.

Italiani all'estero - Novità introdotta dal Rosatellum è che i residenti in Italia possono candidarsi anche all'estero. Nella stessa norma si specifica che non possono essere candidati gli italiani residenti all'estero che hanno ricoperto ruoli politici nel Paese in cui vivono nei cinque anni precedenti.

Voto estero - Sul canale YouTube del ministero degli Esteri, si possono seguire le istruzioni contenute nel tutorial dedicato alle votazioni degli italiani all'estero, che dovranno restituire le schede elettorali all'ufficio Consolare entro il 1° marzo (alle 16 ora locale).


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Redazione
I leader chiudono la campagna elettorale con qualche polemica alla presentazione dei ministri pentastellati
Di Maio si dice fiero della squadra presentata oggi, mentre il Centro Destra si coalizza intorno ai propri leader. Matteo Renzi adula l'operato governativo di Gentiloni e assicura il proprio appoggio in caso di nomina

ROMA (Italy) - Le ultime ore dei leader impegnati in campagna elettorale passano tracciando risultati e programmi per un'eventuale vittoria personale. Lo start lo concede il M5S che a Roma ha presentato i propri candidati ministri qualora il Presidente Mattarella dovesse assegnare l'incarico al leader Luigi Di Maio. Una presentazione da "suspence" dopo l'annuncio che al dicastero dell'istruzione era stato assegnato Salvatore Giuliano che Renzi ha vantato pubblicamente quale proprio ex collaboratore in ambito didattico. In giornata anche il Centro Destra con i suoi 4 leader ha chiuso la campagna elettorale confermando Tajani quale candidato premier di Forza Italia. Per parte sua Renzi ha insistito sulla figura di Gentiloni e sulla sua apprezzata candidabilità a Palazzo Chigi.

Dopo aver snocciolato qualche nome, oggi Luigi Di Maio - come annunciato - ha svelato i nomi di tutti i ministri scelti dal M5S in caso di vittoria. Oltre al generale Sergio Costa all'Ambiente, Pasquale Tridico per il ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, Alessandra Pesce all'Agricoltura, Giuseppe Conte per il ministero della Pubblica Amministrazione, Lorenzo Fioramonti al Mise, l'ex campione olimpico di nuoto Domenico Fioravanti allo Sport, Andrea Roventini all'Economia, nella squadra del candidato premier dei 5 Stelle ci saranno anche: Salvatore Giuliano all'Istruzione (sul quale sono fioccate le ire di Renzi e del Pd), Riccardo Fraccaro per i Rapporti col Parlamento e per la democrazia diretta, la professoressa Emanuela Del Re al ministero degli Esteri, la criminologa Paola Giannetakis all'Interno, Armando Bertolazzi alla Sanità. L'esperta in sicurezza e intelligence Elisabetta Trenta è invece la candidata designata per la Difesa, l'avvocato e deputato uscente Alfonso Bonafede alla Giustizia, il docente e geomorfologo Mauro Coltorti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il direttore della Nuova accademia delle Belle Arti di Milano Alberto Bonisoli per il ministero dei Beni Culturali, mentre per il ministero della Qualità della vita e dello Sviluppo sostenibile è stata scelta Filomena Maggino, professoressa di statistica.

Ospite di Mattino Cinque, il leader del Pd Matteo Renzi ha affermato: "Gentiloni è un ottimo premier ed è una persona a cui sono legato da un sentimento di amicizia, sono contento che tutti ne parlino bene, ho fatto bene a fare il tifo per lui dopo di me" a Palazzo Chigi. Il nome a cui affidare il mandato per la formazione del governo "lo sceglie il presidente della Repubblica. Noi siamo una squadra, quello che deciderà Mattarella avrà il nostro totale sostegno" ha assicurato. Così come ha ribadito più tardi a Repubblica Tv: "Se il presidente della Repubblica darà l'incarico a un esponente del Pd, questo avrà il mio totale sostegno. Sarebbe una falsità enorme dire che sono preoccupato dalle divisioni".

Dopo settimane di stop and go, i leader del centrodestra si ritrovano uniti sullo stesso palco per la chiusura della campagna elettorale, anche se solo per una sorta di 'photo opportunity', senza bagni di folla e comizi di piazza. Accade nel primo pomeriggio al Tempio di Adriano, dove Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Raffaele Fitto siedono allo stesso tavolo con alle spalle in primo piano i simboli dei rispettivi partiti, Fi, Lega, Fdi e Nci-Udc. "Siamo soddisfatti dell’andamento di questa campagna elettorale e abbiamo fondatissime speranze di poter raggiungere la maggioranza e dare un governo come si deve a questo Paese, che ne ha veramente bisogno. Ci prendiamo l'impegno assoluto a non aprirci a grandi coalizioni e a non fare inciuci. Questo deve essere certo e chiaro. Ciascuno di noi ha preso l'assoluto impegno a non aprirsi a coalizioni con altri partiti, anche se non raggiungessimo la maggioranza elettorale. Su questo non c'è alcun dubbio". Berlusconi ieri aveva già ribadito che la sua scelta sul candidato premier di Forza Italia era ricaduta su Antonio Tajiani che attualmente svolge l'incarico di Presidente del Parlamento Europeo.


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Il M5S ufficializza il primo nome dell'esecutivo: "Sergio Costa, un generale anticrimine, all'Ambiente"
Di Maio inizia a presentare la sua squadra di Governo che si prospetta di solide competenze e attacca Salvini

ROMA (Italy) - "Presenteremo una proposta al presidente della Repubblica di persone che riteniamo ideali per la carica di ministro. Consideriamo l'ambiente è centrale, per cui ho intenzione di proporre un servitore dello Stato, una proposta istituzionale, il generale di brigata Sergio Costa - da sempre impegnato nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi - una delle persone che più si è distinta nella lotta ai crimini ambientali. È la persona ideale da presentare al Ministero dell'Ambiente". La squadra verrà presentata giorno dopo giorno nella settimana che porterà al voto del 4 marzo. Poi prende le distanze dalla Lega: non è che Salvini togliendo la parola Nord può cancellare parole come 'Vesuvio lavali col fuoco'.

L'annuncio del candidato premier M5S Luigi Di Maio a 1/2 h in più, su Raitre. "Ci saranno donne nei ruoli chiave e avremo una donna al ministero alla qualità della vita, del benessere della famiglie e dei bambini. Gli altri ministri saranno delle sorprese, la divisione tecnici e politici e' superata. "Non siamo disposti ad alleanze, larghe intese. Non vogliamo lasciare il paese nel caos, ma smentisco tutte le ricostruzioni di queste ore sulla volontà di governare con la sinistra" afferma il capo politico del Movimento 5 Stelle. "Se non dovessimo arrivare al 40%, noi la squadra di Governo la presenteremo prima, quindi non discuteremo di Ministeri, io sosterrò le persone che indico fino alla fine. Però la sera delle elezioni, se non abbiamo i numeri per governare da soli, faremo un appello a tutti i gruppi dicendo: di voi non ci fidiamo, ma firmiamo un contratto vincolante con il programma di lavori, cosa approvare ed entro quando, e cominciamo ad avviare la legislatura".

Tra questi contenuti non c'è spazio per la patrimoniale, che "è una tassa illiberale. Colomban, che è una persona che stimo profondamente, è stato autore del piano sulle partecipate di Roma, dove si è passati da 23 società partecipate a undici". C'è invece spazio alla possibilità di sforare il deficit: "Quello che non riusciamo a prendere lo prenderemo in deficit io voglio che l'Ue ci ha trattato come ha trattato la Francia e la Spagna. La Francia ha violato i parametri del 3%. Se ci troviamo a dover scegliere tra i parametri europei e la salute degli italiani io scelgo la salute degli italiani".

Di Maio prende le distanze dalla Lega. Se la distanza tra M5S e Lega è aumentata? "Io non mi fido di nessuno e spero che gli italiani impediscano al centrodestra di Berlusconi di raggiungere un risultato notevole - risponde Di Maio - Questi qui, a differenza di Berlusconi e Bossi, litigano dalla mattina alla sera. Poi sottolinea: "Io tra l'altro sono un cittadino della Provincia di Napoli e non è che Salvini togliendo la parola Nord può cancellare parole come "Vesuvio lavali col fuoco".

Anche Alessandro Di Battista, convinto che la strada che porti al Governo i 5 Stelle sia tracciata. "Sono terrorizzati e fanno bene ad esserlo. Gli facciamo il taglio dei privilegi in 48 ore con anche una soddisfazione fisica, direi. Sono terrorizzati soprattutto dalla legge anticorruzione e dal conflitto di interessi". "Basta ricordare quello che è avvenuto nel 2013 quando centrodestra e centrosinistra sono andati a chiedere a Napolitano di farsi rieleggere, stoppare il M5S e benedire il governo Monti. Questo è l'ultimo capolavoro fatto da Giorgio Napolitano, entrato in Parlamento nel 1953". (Ansa)

Chi è Sergio Costa - Classe 1959, Costa è laureato in Scienze Agrarie, master in Diritto dell'Ambiente e specializzato in investigazioni ambientali. Da sempre impegnato nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi, ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi di Europa seppellita nel territorio di Caserta. Inoltre ha operato attivamente nell'ambito di indagini internazionali sempre nell'ambito di traffico illecito di rifiuti nocivi. È stato comandante regionale del Corpo forestale dello Stato.


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Arresto da tre a sei mesi e 1000 euro multa per chi porta cellulare in cabina. Italiani al voto con rabbia
Ecco le ultime note del Ministero su come comportarsi per "voto fuori sede" e "errori nel voto"

ROMA (Italy) - Fino a mille euro di multa per chi porta il cellulare in cabina elettorale. E' quanto chiarisce il Ministero dell'Interno in vista del voto previsto per domenica 4 marzo, dalle 7 alle 23, quando oltre 50 milioni di cittadini italiani saranno chiamati alle urne per rinnovare Camera e Senato. Al fine di assicurare la libertà e segretezza della espressione del voto la legge fa divieto di introdurre all'interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini. Il 4 marzo gli elettori, quindi, dovranno consegnare il proprio telefono ai componenti del seggio prima di entrare nella cabina elettorale. Le news del Ministero su modalità voto fuori sede e/o agevolazioni di viaggio nonchè sugli errori commessi sulla scheda elettorale.

"Italiani al voto con rabbia" - È la fotografia che emerge dallo studio condotto dall’Osservatorio di Sociologia elettorale dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. La professoressa Maria Paola Faggiano: “Gli italiani colpevolizzano il sistema politico e mediale al pari della criminalità organizzata. C’è molta rabbia. Il primo problema percepito è il lavoro che trova però poco spazio in questa campagna elettorale che i maggiori partiti stanno conducendo con toni violenti e di reciproca denigrazione”.

Fuori sede, come votare - Domenica 4 marzo, dalle 7 alle 23, ma per chi lavora fuori dalla propria regione vi è la possibilità di votare in un seggio diverso da quello di appartenenza? "La legge - spiega il Viminale - prevede che possano votare in Italia fuori del comune di residenza solo alcune categorie di elettori, come quelli ricoverati in ospedali e case di cura, militari, naviganti, i componenti dell'Ufficio elettorale di sezione e le Forze dell'ordine; inoltre i rappresentanti di lista, designati dai partiti, possono votare presso il seggio in cui svolgono tali funzioni qualora siano elettori dello stesso collegio plurinominale alla Camera e della regione al Senato". Al contrario, gli elettori fuori sede che non rientrano in tali categorie - come ad esempio gli studenti universitari - per esercitare il proprio diritto di voto devono raggiungere il comune di residenza e recarsi presso il proprio seggio di iscrizione elettorale. Per favorire tali spostamenti sono previste delle agevolazioni tariffarie sui viaggi in treno, aereo o nave.

Per favorire gli spostamenti, è stata pubblicata dal ministero dell'Interno una circolare (13/2018 - LEGGI) con i dettagli sulle tariffe per chi si recherà a votare nel proprio comune di iscrizione elettorale in vista delle Politiche e delle Regionali in Lombardia e Lazio. Le agevolazioni sono applicate dagli enti e/o società che gestiscono i servizi di trasporto ferroviario, aereo, marittimo e su reti autostradali. Nella circolare della direzione centrale dei Servizi elettorali "sono indicati i termini temporali per chiedere le agevolazioni e le modalità per ottenerle, sia per gli elettori residenti in Italia che per quelli residenti all'estero", ricorda il ministero. "Entrambe le categorie di elettori dovranno esibire durante il viaggio di ritorno, in caso di verifiche sui biglietti o pedaggi, oltre al documento di riconoscimento la tessera elettorale vidimata col bollo della sezione e la data di votazione o una dichiarazione del presidente del seggio che attesta la avvenuta votazione".

"Se sbaglio, posso rivotare?" - Oltre 50 milioni di italiani saranno chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento. Si potrà votare dalle 7 alle 23 nella sola giornata di domenica e per la prima volta deputati e senatori saranno eletti con il Rosatellum. Per non arrivare impreparati alle urne, il sito del Viminale ha pubblicato una serie di domande e risposte sulle prossime politiche. Tra le quali c'è anche quella che molti elettori, soprattutto i più distratti, devono essersi fatti almeno una volta: se sbaglio a votare, posso esprimere nuovamente il voto? Secondo la più recente giurisprudenza è possibile rivotare. Se l'elettore si rende conto di aver sbagliato nel votare, può chiedere al presidente del seggio di sostituire la scheda stessa, potendo esprimere nuovamente il proprio voto. Il presidente gli consegnerà una nuova scheda, inserendo quella sostituita tra le "schede deteriorate".


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Redazione
Elezioni politiche 2018: la Sicurezza del Paese divisa tra "svuotacarceri" di sinistra e "sacrosanta certezza della pena"
Intanto, il gioielliere di Napoli che ha ucciso il rapinatore è indagato per omicidio e un nigeriano presunto assassino di Pamela, inserito nelle liste umanitarie d'accoglienza, viveva in hotel super stellato. Tutto pagato dagli italiani, sia chiaro

ROMA (Italy) - Il tema sicurezza infiamma la campagna elettorale dopo la morte di Pamela, il raid xenofobo di Macerata e, da ultimo, il caso del gioielliere di Napoli indagato per aver ucciso un rapinatore. Un tema che si intreccia con quello dell'immigrazione e della legittima difesa e che vede i partiti divisi. Ecco "le promesse elettorali sulla Sicurezza" nei programmi dei partiti. Intanto, uno dei presunti assassini di Pamela viveva da 16 mesi in un hotel 4 stelle con rifiniture di pregio: le stanze sono tutte dotate di idromassaggio, connessione Internet e persino poltrone Frau. Tutto pagato dagli italiani, sia chiaro. Lucky Awelima, ospite dell’Hotel Recina di Montecassiano, è stato arrestato mentre, con la moglie e un bagaglio pieno di denaro in contante, cercava di lasciare l’Italia. La macchina dell'accoglienza ai profughi costa agli italiani centinaia di milioni di euro. A fine 2018, il conto complessivo ammonterà a 4.7 miliardi di euro).

Uno dei presunti assassini di Pamela viveva da 16 mesi in un hotel 4 stelle, scrive la redazione di Tiscali. Lucky Awelima, ospite dell’Hotel Recina di Montecassiano, è stato arrestato mentre, con la moglie e un bagaglio pieno di denaro in contante, cercava di lasciare l’Italia. Awelima Lucky, uno dei tre profughi fermati per il massacro di Pamela, abitava da 16 mesi in un albergo a quattro stelle vicino a Macerata. Tutto pagato dagli italiani, sia chiaro. All’uomo venne negata la richiesta d’asilo, e per questo presentò ricorso, ottenendo la possibilità di restare in Italia in attesa della sentenza. Nel frattempo, assieme ad altri 30 richiedenti asilo, ha alloggiato all’hotel Recina di Montecassiano, una struttura a 4 stelle con rifiniture di pregio: le stanze sono tutte dotate di idromassaggio, connessione Internet e persino poltrone Frau. Nonostante l’accoglienza offertagli, Awelima ha scelto di non integrarsi e, cosa ancor peggiore di macchiarsi di un crimine atroce. Oseghale era stato inserito in un programma di protezione umanitaria per i richiedenti asilo, ma nel frattempo spacciata stupefacenti. Quando è stato beccato, scrive Simona Pletto “ci si sarebbe aspettato che venisse rimpatriato”, ma così non è stato. Innocent era a piede libero e ha potuto partecipare al massacro di Pamela. E lo Stato italiano? Il nostro Paese ha pagato, con il sangue della 18enne, ma anche con 50mila euro che sono stati necessari per dargli un’ospitalità con tutti i confort (la macchina dell'accoglienza ai profughi costa agli italiani centinaia di milioni di euro. A fine 2018, il conto complessivo ammonterà a 4.7 miliardi di euro).

Interessante l'analisi del Messaggero dedicato alla "Sicurezza" nei programmi partitici. Movimento 5Stelle - I Cinquestelle partono innanzi tutto dalla riorganizzazione delle forze dell’ordine, che dovrebbero essere accorpate in un’unica forza di polizia, all’interno della quale sarebbero individuate specifiche competenze. Il corpo unico dipenderebbe da un solo ministero, senza l’attuale distinzione tra Viminale, dal quale dipende la polizia di Stato, e l’Arma dei carabinieri che risponde al ministero della Difesa. Anche Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria e Vigili del Fuoco rientrerebbero nell’accorpamento. In programma anche 10 mila assunzioni nelle forze dell’ordine e la realizzazione di due nuove carceri per dare ai cittadini più sicurezza e legalità. In materia di immigrazione, lo slogan è “Sbarchi zero nei prossimi cinque anni”. I Cinquestelle puntano alla revisione del Trattato di Dublino, alla relocation, obbligatoria e automatica, negli Stati europei e al potenziamento delle commissioni territoriali che valutano le domande dei profughi per ottenere l’asilo. Per fermare gli sbarchi annunciano un embargo alla vendita di armi ai Paesi in guerra civile. In materia di legittima difesa, si prevede l’istituzione di un fondo di indennizzo per le vittime di reati violenti.

Il centrodestra - Poliziotto o carabiniere di quartiere, blocco degli sbarchi, respingimenti e prosecuzione dell’operazione “Strade sicure”, con i militari che vigilino sulle nostre strade. Eccola la ricetta del centrodestra per il contrasto alla criminalità. La coalizione prevede anche aumenti di stipendio per gli uomini delle forze dell’ordine, oltre alla dotazione di personale, mezzi e tecnologie. Una scelta che riguarda «la tutela della dignità» di chi assicura la sicurezza dei cittadini. Il vero cambio di rotta riguarda le politiche sull’asilo, con una stretta nella concessione della protezione umanitaria a chi sbarca sulle nostre coste. La proposta include anche un “Piano Marshall” per l’Africa. Sulla legittima difesa la Lega ha già proposto una legge che consente l’uso delle armi in caso di violazione di domicilio e della proprietà privata, oltre all’inasprimento delle pene per furti in appartamento, rapine e scippi. La difesa è sempre legittima.

Il centrosinistra - Un euro per la cultura e un euro per la sicurezza. Per il partito democratico e le forze di centrosinistra le due questioni viaggiano insieme e ogni investimento in cultura avrà il suo effetto a lungo termine sulla sicurezza. Nel comparto sicurezza, in senso stretto, sono comunque stati investiti, negli ultimi cinque anni sette miliardi di euro, per sostenere lo sblocco delle assunzioni nelle forze dell’ordine, il superamento del tetto degli stipendi, il riordino delle carriere e il rinnovo del contratto. Sull’immigrazione il centrosinistra punta a continuare sulla linea Minniti, da un lato contenendo gli sbarchi attraverso trattative con i Paesi terzi, dall’altro facendo leva sull’Europa per la modifica del Trattato di Dublino.


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Il Pd contrattacca il centrodestra e spara le sue proposte per "il paese dei Balocchi"
Le affermazioni di Renzi che attacca economicamente e finanziariamente la triplice Berlusconi-Salvini-Meloni

ROMA (Italy) - Duecentoquaranta euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni, per tutti i tipi di lavoro e per tutte le fasce di reddito, da zero fino a 100mila euro all'anno". I dem propongono un "piano nazionale di asili nido da 100 milioni di € l'anno per tutta la legislatura" e "400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter". "Assumere diecimila tra carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti penitenziari e vigili del fuoco ogni anno". Sulle banche, il Pd dice di "inasprire le pene e le sanzioni per i manager e gli amministratori colpevoli dei dissesti e per i responsabili di omessa vigilanza. Tetto agli stipendi per tutti gli organi istituzionali che oggi possono derogare a questo principio, a cominciare dalla Camera e dal Senato.

Duecentoquaranta euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. Matteo Renzi presenta il programma Pd dall’Opificio Golinelli di Bologna e mette subito in chiaro: "Non spareremo cifre a caso, come 100 mld per il reddito di cittadinanza".

"Quelli lanciano per aria proposte inaudite e assurde, fanno il reddito di cittadinanza coi soldi del Monopoli, noi proponiamo 100 piccoli passi in avanti per l'Italia, 100 piccole cose concrete, impegni realizzabili. Ma lo facciamo partendo da 100 cose che abbiamo fatto" scandisce Renzi.

"Una famiglia, un assegno: per tutti - si legge nel programma - Una misura fiscale unica (in grado di raggiungere anche gli incapienti sotto forma di assegno) che preveda 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. Per tutti i tipi di lavoro e per tutte le fasce di reddito, da zero fino a 100mila euro all'anno".

"In questa grande operazione fiscale di sostegno alle famiglie italiane investiremo 9 miliardi di euro. Tutti riceveranno di più, con un beneficio netto che per molti sarà superiore a 80 euro mensili, ma ci sarà comunque una clausola di salvaguardia per cui nessuno potrà ricevere meno dell'attuale sistema di assegni e detrazioni. I risultati saranno tangibili e semplici per tutti. Per esempio, una famiglia con un solo reddito da lavoro dipendente di 35mila euro all'anno e con due figli a carico minorenni avrà 1.400 euro di reddito disponibile in più", si spiega.

TETTO STIPENDI, BABY SITTER E AIUTI A PADRI SEPARATI - "Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%): il lavoro a tempo indeterminato vale di più, deve costare meno" è un'altra delle misure contenute nel programma del Pd. I dem propongono un "piano nazionale di asili nido da 100 milioni di € l'anno per tutta la legislatura" e "400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter", così come "una tessera gratuita di sei mesi per viaggiare sui treni per chi perde il posto di lavoro". E' prevista inoltre la "riduzione ulteriore dell'Ires e dell'Iri per piccole imprese fino al 22%" come "aumentare le deduzioni Imu per i fondi di professionisti, artigiani e commercianti".

Per i giovani, il Pd propone il Rbe spagnolo: "Detrazione di 150€ mensili fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di uscire di casa prima dei 30 anni". Tra le 100 proposte, quella di "assumere diecimila tra carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti penitenziari e vigili del fuoco ogni anno". Sulle banche, il Pd dice di "inasprire le pene e le sanzioni per i manager e gli amministratori colpevoli dei dissesti e per i responsabili di omessa vigilanza". Tra le tante altre proposte, "creare speciali forme di aiuto, specie abitative, per i padri separati e il tetto agli stipendi per tutti gli organi istituzionali che oggi possono derogare a questo principio, a cominciare dalla Camera e dal Senato".


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Le grandi sfide tra i big della politica ... l'Italia spaccata dagli interessi dei partiti
Tutto e il contrario di tutto nelle nomine elettorali. Da nord a sud il malcontento regna sovrano

ROMA (Italy) - Luigi Di Maio contro Vittorio Sgarbi, Gianluigi Paragone vs Umberto Bossi, Paolo Gentiloni contro Luciano Ciocchetti. E poi ancora Matteo Renzi che sfida l'ex renziano Nicola Cecchi, Pier Carlo Padoan vis à vis con Claudio Borghi e Teresa Bellanova che dovrà vedersela con Massimo D'Alema. Eccola la carica dei big che si sfidano nei collegi uninominali. Gare a distanza, certo, perché i leader in campo si sono ben guardati da duelli di peso, preferendo corse in solitaria alla minaccia del confronto diretto. Ecco la mappa che racconta in modo descrittivo "i viaggi della speranza" di molti dei professionisti della politica italiana. Una sorta di pendolarismo in nome del consenso ad ogni costo !!!

Nel collegio Campania 1-03 alla Camera, ad esempio, che comprende il comune di Pomigliano d'Arco, città natale di Di Maio, per il centrodestra correrà Vittorio Sgarbi, mentre il candidato del Pd sarà Antonio Falcone. A Roma, il premier Paolo Gentiloni dovrà vedersela con il grillino Angiolino Cirulli, imprenditore presentato ieri da Di Maio come "uno degli azzerati dal decreto salva-banche", e con Luciano Ciocchetti schierato per il centrodestra. E se Carla Ruocco dovrà vedersela alla Camera con Riccardo Magi nel quartiere Gianicolense di Roma, nello stesso collegio, per quanto riguarda il Senato, la sfida sarà tra l'avvocato Claudio Consolo ed Emma Bonino. Rimanendo nel Lazio, l'economista Lorenzo Fioramonti - astro nascente dei 5 Stelle - sfiderà il presidente dem Matteo Orfini alla Camera nel collegio di Torre Angela (Lazio 1-05). Nei collegi uninominali, Giorgia Meloni correrà invece a Latina.

A Varese in Lombardia il giornalista Gianluigi Paragone, ex direttore della Padania, contenderà il seggio al Senato al fondatore della Lega Umberto Bossi. Per frenare la corsa di Matteo Renzi a Firenze, i Cinquestelle hanno schierato Nicola Cecchi, ex tesserato Pd con un passato da renziano di ferro (votò sì al referendum costituzionale) ora si dice "deluso e amareggiato" dal Partito Democratico. Sempre contro il segretario del Pd, il centrodestra ha chiamato invece l'economista Alberto Bagnai. Sempre in Toscana, il comandante Gregorio De Falco rappresenterà il M5S nel collegio di Livorno, dove il Pd ha candidato Silvia Velo per un posto a Palazzo Madama.

A Siena il faccia a faccia sarà tra il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e Claudio Borghi per il centrodestra, mentre a Bolzano il duello tutto al femminile vedrà contrapposte Maria Elena Boschi e la candidata di Forza Italia Michaela Biancofiore. A Palermo il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso correrà per tornare a Palazzo Madama contro il grillino Steni Di Piazza e Teresa Piccione, mentre l'avversario del centrodestra sarà il forzista Giulio Tantillo. A Bologna sarà la presidente di Confedilizia Bologna, Elisabetta Brunelli, vicina a Forza Italia, la candidata che sfiderà i big Pier Ferdinando Casini (Pd) e l'ex presidente dell'Emilia-Romagna Vasco Errani (Leu) nel seggio uninominale del Senato.

Il grande match si gioca poi in Puglia, dove il duello più avvincente sarà quello tra l'ex sindacalista Teresa Bellanova che corre con il Pd e l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema in campo con Liberi e Uguali. Nell'uninominale di Milano 1 si sfideranno invece per la Camera Bruno Tabacci di +Europa, il grillino Alberto Bonisoli e poi due donne di ferro: Laura Boldrini per Leu e Cristina Rossello per il centrodestra che proverà a sfilare il seggio alla presidente della Camera.


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L'esercito dei giornalisti candidati alle elezioni politiche 2018
Dalla destra alla sinistra passando per il M5S, schiere di "mediatori delle news" affollano le liste partitiche

ROMA (Italy) - C'è chi, come Tommaso Cerno, vicedirettore di 'Repubblica', lo fa per "una scelta di vita". E chi invece, come Emilio Carelli, ex direttore di 'Sky Tg24' parla di una candidatura arrivata "in modo molto naturale". E poi, oltre a Gianluigi Paragone, schierato nelle file dei Cinque Stelle, ecco il nome di Giorgio Mulè, ex direttore di 'Panorama', arruolato nel centrodestra. L'esercito dei giornalisti in lista per le elezioni del 4 marzo, scende in campo sventolando le bandiere di Pd, Forza Italia e Movimento Cinque Stelle. L'ultima candidatura, in ordine di tempo, è quella della giornalista e scrittrice Francesca Barra. I giornalisti (quelli regolamente iscritti all'Ordine) alla Camera sono la seconda categoria più rappresentata. Al Senato la terza.

"Alla Camera sono la seconda categoria più rappresentata. Al Senato la terza. E anche se nell’ultima legislatura c’è stato un crollo numerico – con le elezioni del 2013 si è passati da 86 parlamentari a 42", scriveva Peter Gomez sul Fatto Quotidiano. Giornalista professionista è il premier in carica Paolo Gentiloni e in passato a Palazzo Chigi ha governato anche chi, come Giovanni Spadolini, aveva diretto in precedenza il Corriere della sera. Nel Parlamento uscente deputati e senatori iscritti all’ordine dei giornalisti sono in totale 46 e, in queste ore di definizione delle liste elettorali, il binomio si rinnova.

L'ultima candidatura, in ordine di tempo, è quella della giornalista e scrittrice Francesca Barra. Ma nel popolo dem non manca Tommaso Cerno, condirettore di 'Repubblica' ed ex direttore de 'L'Espresso'. "Mi chiedono: ma ti candidi? Come fossi il primo italiano che sceglie di portare le sue battaglie culturali, dai diritti civili alla libertà di pensiero, dove possono diventare realtà". Quella di candidarsi, ha precisato, "è una scelta di vita, personale, combattuta. Ringrazio @repubblica per tutto ciò che mi ha dato".

Chi può contare su un nutrito gruppo di giornalisti, tuttavia, è il Movimento Cinque Stelle. Gianluigi Paragone, ex direttore di 'La Gabbia' e del quotidiano 'La Padania' è candidato al Senato per il M5S in Lombardia. Oltre a lui, i Cinque Stelle hanno schierato in Abruzzo il giornalista Primo Di Nicola già direttore del quotidiano 'Il Centro', mentre sempre per il Senato, con il M5S, correrà il giornalista siciliano Alberto Samonà. Ma tra le punte di diamante di Luigi Di Maio spicca senza dubbio Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg24. "La mia candidatura per il Movimento 5 Stelle è arrivata in modo molto naturale nasce da un rapporto professionale e istituzionale instaurato per Sky Tg24. All'inizio avevo solo rapporti istituzionali con loro. Prima con Davide Casaleggio e con suo padre, poi ho conosciuto diversi militanti, poi sono stato a Rimini alla manifestazione Italia 5 Stelle che ha designato Di Maio. Il rapporto umano si è così consolidato. Nel Movimento 5 Stelle ho conosciuto soprattutto persone oneste, per bene, che portavano avanti con forza e passione le proprie idee. Ho visto il superamento della politica legata alla corruzione e ai privilegi, che ha rapporti con la criminalità organizzata. E mi sono chiesto: gli altri partiti cosa hanno fatto? Ho visto tante promesse ma l'Italia non è stata bene, gli italiani in questi anni non hanno visto la ripresa che si è vista invece in altre nazioni europee".

E mentre Pd e M5S si sono già assicurati molte firme del giornalismo, nel centrodestra, non sono certo rimasti a guardare. Oltre a Giorgio Mulè, ex direttore di 'Panorama', tra i papabili in Parlamento sono spuntati anche i nomi del direttore de 'Il Giornale', Alessandro Sallusti e del direttore del 'Resto del Carino', Andrea Cangini.


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Redazione
Il Movimento 5 Stelle decolla nei sondaggi e presenta i suoi 20 punti del programma di Governo
Il candidato Premier Luigi Di Maio snobba le accuse dei tanti "Babbo Natale con le gerle piene solo di promesse elettorali"

ROMA (Italy) - Dalla "Buona scuola" alla Legge Fornero passando per diritti e legalità (Subito 10mila poliziotti in più e ritiro militari da missioni guerra estero). Stop business immigrazione e taglio vitalizi e privilegi politici! Il futuro governo a guida M5S, secondo il candidato Premier Luigi Di Maio, "non sarà come quelli che hanno governato in questi anni, per me sono importanti due cose in una squadra di governo e di cui non possiamo fare a meno: la competenza, la testa, l'intelligenza, la capacità, ma la seconda è il cuore". Di Maio poi sottolinea che "se oggi siamo la prima forza politica del Paese è perché in questi anni quelli che hanno governato non hanno mai messo il cuore, l'umanità nelle scelte che facevano". Ecco i "20 punti per la qualità della vita degli italiani: il programma per andare al governo".

Il leader 5 Stelle esordisce: "I cittadini italiani nei prossimi 40 giorni dovranno sopravvivere a un bombardamento di slogan. Ma noi dobbiamo dire che non devono valutare le forze italiane sulla base degli slogan di questi giorni, ma su quello che hanno fatto negli ultimi 20 anni. Non sono gli slogan che fanno la differenza - ha continuato il leader del M5S - ma è la credibilità e noi arriviamo qui dopo cinque anni in Parlamento con la credibilità che serve a una forza politica che ha fatto quello che diceva avrebbe fatto".

Ecco i 20 punti del programma:

- Via subito 400 leggi inutili: meno burocrazia per imprese e cittadini.

- Smart nation: nuovo lavoro e lavori nuovi. Investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni. Investimenti in nuova tecnologia, nuove figure professionali, internet delle cose, auto elettriche, digitalizzazione PA.

- Reddito di cittadinanza: rimettiamo l'Italia al lavoro. Oltre 2 miliardi di euro per la riforma dei centri per l’Impiego: "Facciamo incontrare davvero domanda e offerta di lavoro e garantiamo formazione continua a chi perde l’occupazione. Con la flex security le imprese sono più Competitive e le persone escono dalla condizione di povertà".

- Pensione di cittadinanza: mai più sotto i 780 euro. Pensione minima di 780 euro netti al mese a tutti i pensionati, 1.170 euro netti al mese per una coppia di pensionati.

- Meno tasse, più qualità della vita. Riduzione delle aliquote Irpef, niente tasse per redditi fino a 10mila euro, manovra choc per le piccole e medie imprese: riduzione del cuneo fiscale e riduzione drastica dell’Irap, abolizione reale degli studi di settore, dello split payment, dello spesometro e di Equitalia, inversione dell’onere della prova: il cittadino è onesto fino a prova contraria.

- Tagli agli sprechi e ai costi della politica: 50 miliardi che tornano ai cittadini. Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. Riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva

- Sicurezza e legalità: 10mila nuove assunzioni nelle forze dell’ordine e due nuove carceri per dare ai cittadini più sicurezza e legalità

- Stop al business dell’immigrazione. Cooperazione internazionale finalizzata anche alla stipula di trattati per i rimpatri. 10.000 nuove assunzioni nelle commissioni territoriali per valutare, in un mese, come negli altri paesi europei, se un migrante ha diritto a stare in Italia o no

- Tutela dei risparmi dei cittadini. Risarcimenti ai risparmiatori truffati. Creazione della Procura nazionale per i reati bancari. Riforma bancaria Glass Steagall act contro le speculazioni.

- La sanità si prende cura di te. Aumento delle risorse per la Sanità Pubblica e riduzione sostanziale delle liste di attesa per tutti gli esami medici

- 17 miliardi per aiutare le famiglie con figli. Applicazione del modello francese, rimborsi per asili nido, pannolini e baby sitter. Introduzione iva agevolata per prodotti neonatali, per l’infanzia e per la terza età. Innalzamento importo detraibile per assunzione di colf e badanti

- Banca pubblica per gli investimenti. Creazione di una Banca pubblica per gli investimenti per piccole imprese, agricoltori e famiglie

- Lotta a corruzione, mafie e conflitti d’interesse. Modifica 416 ter sul voto di scambio politico mafioso. Riforma della prescrizione. Daspo per i corrotti. Agenti sotto copertura. Intercettazioni informatiche per reati di corruzione.

- Una giustizia rapida, equa ed efficiente. Riduzione della durata dei processi. Certezza del processo e della pena.

- Green economy: Italia 100% rinnovabile. 200mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti. 17mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica. Uscita dal petrolio entro il 2050. Un milione di auto elettriche

- Riduzione del rapporto debito pubblico/pil di 40 punti in 10 anni. Più ricchezza grazie a maggiori investimenti in deficit, ad alto moltiplicatore e con maggiore occupazione. Riduzione spese improduttive. Tagli agli sprechi. Lotta alla grande evasione fiscale

- Superamento della cosiddetta 'buona scuola'. Piano assunzioni razionale in base al fabbisogno delle scuole. Incremento spesa pubblica per istruzione scolastica. Abolizione del precariato

- Valorizzazione e tutela del made in Italy. Italia.it diventa la piattaforma e-commerce per i prodotti made in Italy nel mondo. Maggiore tutela dei beni culturali. Salvaguardia della qualità dei prodotti italiani minacciati dai trattati internazionali. Creazione di un ministero del Turismo separato da quello dei Beni Culturali

- Investimenti produttivi: 50 miliardi nei settori strategici. Puntiamo su: innovazione, energie rinnovabili, manutenzione del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico, adeguamento sismico, banda ultra larga, mobilità elettrica

- Superamento della legge Fornero. Quota 100 e Quota 41. Staffetta generazionale. Categorie usuranti. Opzione donna.


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Redazione
La campagna elettorale dei leader ridotta ad offerte di supermercato
Una battaglia politica che si gioca su chi offre di più e spesso bluffando sui conti che non torneranno mai

ROMA (Italy) - Dall'abolizione della Legge Fornero alla cancellazione del canone Rai e delle tasse universitarie: il 2018 prende il via a suon di promesse elettorali da parte dei principali schieramenti in campo in vista del voto del 4 marzo. Meno di due mesi alle elezioni politiche in Italia e la campagna elettorale è partita già a pieno regime, con i leader dei vari schieramenti che hanno portato al centro del dibattito numerosi temi, a suon di abolizioni e proposte. Il Movimento 5 Stelle ha aperto le danze attraverso le parole del candidato premier Luigi Di Maio, sostenendo di voler abolire spesometro, redditometro e split payment. La Lega Nord di Matteo Salvini ha rilanciato sui vaccini mentre, sulla riforma Fornero, il dibattito interno al centrodestra è ancora aperto con continui dissapori e contraddizioni in seno alla coalizione della quale ancora si disconosce il vero candidato premier.

Il M5S torna a salire e dopo diverse settimane rivede quota 30 per cento. In termini di collegi, i 5 Stelle potrebbero - grazie al Sud - vincerne una novantina tra Camera e Senato. Il Partito Democratico precipata sotto il 22%. Si conferma quindi la profonda crisi del Centrosinistra renziano. Il caso Maroni sembra indebolire leggermente la Lega con Forza Italia che torna avanti di 1,5-2 punti. La sfida verso il 4 marzo su chi sarà il primo partito della coalizione resta comunque apertissima. Fratelli d'Italia sempre intorno al 5% mentre il quarto Polo si attesta tra il 2 e il 3%. Liberi e Uguali di Pietro Grasso perde qualcosa e si attesta poco sotto il 7%. La formazione a sinistra del Pd si conferma come quinto partito italiano ma stenta a decollare verso il 10%, ovvero la doppia cifra evocata più volte da Massimo D'Alema.

Di Maio - "Noi proponiamo l’abolizione dello spesometro, uno strumento inutile" ha affermato Di Maio, lanciando il portale 'LeggiDaAbolire.it'. Il progetto del Movimento 5 Stelle è di abolire 400 leggi una volta al governo. Tra queste: via spesometro, split payment, redditometro e la legge che prevede gli studi di settore. "Già lo so - ha aggiunto il leader 5S - che i miei avversari diranno che con queste proposte noi vogliamo favorire l’evasione fiscale: io invece mi assumo la responsabilità di dire che è semplificando che aumenta il gettito fiscale dello Stato ed è semplificando che ridurremo la pressione fiscale.

Salvini - Via Twitter il leader della Lega ha annunciato di voler cancellare le norme Lorenzin: "Vaccini sì, obbligo no". Forza Italia ha però bocciato senza riserve Salvini in versione 'no-vax' e ha respinto al mittente la proposta di abolire l'obbligatorierà delle vaccinazioni. "Come Forza Italia - ha detto Paolo Romani - abbiamo lavorato in Parlamento per migliorare il testo proposto dal ministro Lorenzin sull'obbligatorietà delle vaccinazioni, riducendole anche da 12 a 10. Riteniamo comunque necessario mantenere l'obbligo almeno fino a quando non sarà raggiunta l'immunità di gregge capace di tutelare la salute di tutti i cittadini e in particolare dei bambini''. Per il leader della Lega c'è poi una "tassa assurda" da eliminare: ovvero, quella sulle sigarette elettroniche.

Berlusconi - Capitolo Jobs Act: Silvio Berlusconi ha corretto il tiro ed escluso l'abolizione del riforma del lavoro: "Io non ho mai detto di voler abolire il Jobs Act. Penso che questa sia stata una cosa interna alla coalizione che oggi è superata" ha detto ai microfoni di 'Radio 105'. Posizione chiarita poi in una nota diffusa dalla segreteria del presidente di Forza Italia in cui si afferma che le parole "sono state parzialmente fraintese". Berlusconi, parlando in un'altra trasmissione, "si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. In ogni caso, è una norma che sta esaurendo i suoi effetti". Una volta al governo, prosegue la nota, "introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile".

Grasso - Non solo abolizioni o cambiamenti sul tema del lavoro. Il leader di 'Liberi e uguali' Pietro Grasso, ospite ad 'Agorà' su Rai Tre, ha infatti detto di voler ampliare l'applicazione dell'articolo 18: "La tutela del lavoro va posta in tutte le situazioni in cui c'è lavoro. Ho parlato con tanti imprenditori che mi hanno detto 'se abbiamo un impiegato bravo perché licenziarlo se non ci sono motivi particolari decisi da un giudice?'". "Il lavoro è un diritto universale - ha affermato - non possiamo non tutelarlo in tutte le sue forme anche nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti''.

Renzi - Per quanto riguarda il Pd, infine, il segretario Matteo Renzi ha iniziato a guardare avanti: "Ora la scommessa è più soldi in busta paga ai cittadini. Io ho inventato gli 80 euro ma non basta". "A favore dei figli - ha detto il segretario - il Pd farà una proposta a inizio campagna elettorale.


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