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Viaggiare... è sognare, esplorare, scoprire
Esperienze dei viaggiatori

Musica e amore per il mare gonfiano le vele di "Manolito" residenza sabbàtica della famiglia Hormuth
Un anno di navigazione: dalla Germania alla Croazia e alla Grecia con una lunghissima sosta in Puglia
ospiti della Lega Navale Italiana di Brindisi nel suggestivo scenario della baia salentina


ROMA (Italy) - Chi non ha mai desiderato staccare la spina dalla routine quotidiana e vivere delle proprie passioni? È quello che hanno fatto Natalija e Dominik Hormuth due giovani genitori e musicisti, lei slovena e lui tedesco, che hanno deciso, per un anno, di viaggiare alla scoperta di nuove culture e stili di vita. Attraverso la loro musica e l’amore per il mare si sono fatti ambasciatori di un messaggio fondamentale: non è la diversità di culture a renderci dissimili. Questa può solo arricchirci.

“Il mare è energia e la musica è amore. Sono una lingua comune, attraverso cui possiamo parlare con tutti, in loro ciascuno può trovare qualcosa di diverso, ciascuno può trovare se stesso”. I due, insieme ai loro figli Jonathan (9 anni) e Laeticia (7 anni), vivono in Germania, precisamente a Friburgo dove Dominik, pianista, si dedica alla libera professione facendo il direttore d'orchestra, mentre Natalija tra un concerto e l'altro come soprano, insegna latino e francese. Poi l'avventura nel mediterraneo alla scoperta di nuovi luoghi, amici ed esperienze da raccontare e cantare nelle loro melodiose musiche.


La passione per la musica l’hanno trasmessa anche ai figli che già si preparano per accompagnare i genitori durante i concerti ma c’è dell’altro: da sempre il loro elemento è il mare. “Anche se Friburgo non è sul mare ci siamo sempre andati durante le vacanze e la vela fa parte della nostra famiglia da generazioni. Da tempo volevamo intraprendere un viaggio del genere e ne abbiamo approfittato adesso che la scuola dei nostri figli permette studiare autonomamente per un anno” dice Dominik, un ragazzone dalla faccia gentile e simpatica.

Ma quella del vivere tutti insieme per un anno in una piccola imbarcazione, che potrebbe sembrare a molti un'idea folle quanto affascinante, per gli Hormuth è qualcosa di più. “Questo viaggio è la possibilità di libertà, di vivere con i nostri orari e il nostro ritmo. È poter essere tutti insieme tutto il giorno senza essere disturbati da nulla, né televisione né macchina né computer” ma non solo, è soprattutto l'opportunità di entrare in contatto con realtà diverse, ciascuna delle quali ha da insegnare qualcosa.

"Sicuramente - afferma Natalija - il suo percorso di studi, che l'ha portata a studiare i classici e la filosofia e il latino l'hanno molto aiutata a sviluppare il senso di curiosità nei confronti dell'altro, ma ciò che caratterizza questa famiglia è il sentimento con cui hanno deciso di affrontare il viaggio: “abbiamo deciso di fermarci nei porti senza avere alcun pregiudizio sul posto nel quale saremmo arrivati, abbiamo appreso che ciascun paese e ciascuna persona ha la sua vita e il suo modo di vivere e che non puoi capirlo se non ti prendi il tempo per conoscerlo”. Questa splendida avventura parte lo scorso agosto in Croazia, precisamente a Mali Losinj, dove acquistano e armano una barca.

Inizialmente per due mesi viaggiano lungo le coste dalmatiche e poi si spostano verso l'Italia, prima a Bari e poi a Monopoli. Il caso, o meglio il vento, li porta a Brindisi alle porte dell'inverno, dove i due decidono di ormeggiare ed aspettare venti primaverili per poter ripartire. Ma il soggiorno nella cittadina, che si rivela essere “più lungo del previsto”, diventa qualcosa di più. Qui - graditi ospiti della Lega Navale Italiana che a Brindisi è sita nello splendido scenario del porto interno, grazie anche alla sinergica collaborazione offerta lora dal Presidente Roberto Galasso - la famiglia stringe importanti amicizie, qui riscoprono il binomio musica e mare tenendo importanti concerti e incidendo un Cd, qui i bambini hanno conoscono la lingua italiana, Jonathan fa vela e Laeticia va a scuola di danza, qui possono imparare attraverso la storia del nostro territorio quello che la mamma gli ha insegnato sui libri. “Abbiamo sempre letto la mitologia e la storia romana - aggiunge la bellissima e soave Natalija - perché nella mitologia è romanzata la vita vera. Ci sono tanti insegnamenti e sono descritte le nostre radici. Siamo riusciti a toccare con mano tante cose che avevamo studiato, abbiamo fatto tanti progetti che abbiamo mandato in Germania, dove i compagni di Jonathan e Laeticia potranno imparare attraverso la nostra esperienza”.

Quello che gli Hormuth sono riusciti a costruire è una sorta di “rete sociale” e di interscambio, così da vivere l’uno delle esperienze dell’altro, perché conoscere luoghi diversi, conoscere persone e culture diverse ti rende e ti rende consapevole “ti fa capire le cose importanti della vita”. L’avventura però non può concludersi a Brindisi, c’è ancora tanto da vedere e infatti alla fine di aprile la famiglia salperà per il Tirreno, con la speranza di ritornare nel nostro porto per la Regata Brindisi - Corfù ed arrivare poi in Grecia, dove, alla fine di agosto si concluderà questa loro incantevole esperienza di vita raccontata sul loro sito illustrativo: www.via-nautica.com
(Marika Del Zotti)

Brindisi rappresenta una meta ideale per chi vuole assaporare l’offerta turistica del Salento, la storia, l’arte, il paesaggio, l’enogastronomia. Il Salento è dotato di un patrimonio storico e artistico di inestimabile valore e di paesaggi incontaminati, come la riserva di Torre Guaceto e gli uliveti secolari che lambiscono il mare. Figlia del sole e del mare, ma anche del vento. Ad un passo da Brindisi i trulli, i castelli di epoca sveva, normanna e aragonese, i palazzi nobiliari, le chiese e i monasteri, le coste incontaminate del basso Adriatico e dello Ionio, oltre a gioielli di storia, cultura ed arte come Otranto, Ostuni, Lecce solo per citarne alcuni. La Lega Navale Italiana sezione di Brindisi ha in concessione una banchina, dalla quale si dipartono alcuni pontili galleggianti, che si trova nella parte interna nord del Seno di Ponentee può dare ospitalità a diportisti in transito.

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Londra: travolgente miscuglio di civiltà


Londra? Un’esplosione di suoni e colori, un mix travolgente di genti e culture. In architettura, lo stile neoclassico degli edifici più illustri fronteggia il gotico delle chiese e, allo stesso tempo, quasi scompare all’ombra di enormi grattacieli. Nella città dei contrasti, però, ogni pietra suggerisce un’unica idea: potere. Ed effettivamente in Inghilterra Londra è la città del potere: ovunque il nome di un edificio, un’immagine in un negozio o una guardia immobile ricordano ad ognuno che la città in cui si trova ha un unico padrone impareggiabile. La Regina d’Inghilterra è in ogni dove, come se il suo occhio scrutasse ogni angolo, ogni vicolo, ogni ponte.

Altro tipico elemento della metropoli è il Tamigi, tanto importante che una delle attrattive del luogo è proprio la mini-crociera sul fiume. Da una sponda all’altra grattacieli e vecchi palazzi si fronteggiano come antichi rivali, uniti gli uni agli altri da innumerevoli ponti di ogni età, dal datato Tower Bridge al modernissimo Millenium Bridge.

Come tutte le metropoli, Londra non finisce mai di stupire: poterla visitare tutta sarebbe una continua scoperta. Basti pensare alla differenza tra i quartieri: un passaggio repentino catapulta ogni turista dal verde e incontaminato Hide Park all’area sporca e bagnata del London Eye, dall’affollata e multietnica Camden Town (il mercato della città) all’elegante Bakingham Palace nel Saint James Park, dai negozi addossati uno all’altro a vicoli dimenticati fino a Carnaby Street e Oxford Street, le vie dei grandi magazzini e dello shopping sfrenato.

Nessuno si lasci affascinare troppo, però, dai mille volti di Londra: se, infatti, la città appare un luogo in cui ognuno può sentirsi a suo agio, è difficile relazionarsi, poiché le persone appaiono apatiche. Londra travolge tutti con le più disparate sensazioni, ma, come le altre cittadine inglesi, comunica ben poche emozioni. Come potrebbe adattarsi un uomo mediterraneo ad un simile stile di vita?
(Giada Cantanna)


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L’isola di Zante e il suo stupendo ambiente naturale
L’isola è anche il cuore del divertimento ed il fulcro della vita notturna in Grecia


La maggior parte degli Italiani conosce Zante grazie ad un famoso sonetto di Ugo Foscolo intitolato “A Zacinto”, dove Zacinto era, appunto, la famosissima isola greca del mar Ionio in cui l’autore nacque e di cui ne urlò la grande nostalgia. Solo ad ammirarla e a “viverla” si comprende perché Foscolo fosse così innamorato di queste “sacre sponde”! L’isola fa parte delle “Ionie” ed è la terza più grande della Grecia, dopo Corfù e Cefalonia. Ricca di verde e di spiagge bellissime come Kalamaki, Tsilivì e Alykes, il cui mare regala sfumature stupende di colore apparendo cristallino e lucente sotto i caldi raggi del sole. Bellissima anche la spiaggia di San Nicola a 13,5 km da Zante, nella zona di Vassilicos, dove si trova una chiesetta omonima sulla spiaggia e dove vengono organizzati tanti sport acquatici e quindi meta di tanta gioventù.

L’acqua è cristallina e la sabbia soffice e bianca che dà la sensazione di camminare sull’ovatta e si estende per molti chilometri ed è piena di sdraio, ombrelloni e tantissimi ristoranti e bar aperti dall’alba fino a notte fonda, perché a Zante la vita è soprattutto notturna, con tantissimi pub-discoteche aperti tutta la notte per uno sfrenato divertimento. Il cuore di Zante è Laganas a 9 km da Zante, fulcro del turismo dell’isola e sinonimo di divertimento, con hotel, night club, negozi e tutto il necessario per una vacanza all’insegna del divertimento. Qui si possono trovare discoteche ad ingresso gratuito o comunque a prezzi contenuti e dove sono organizzate feste bizzarre e stravaganti, come, ad esempio, al Rescue dove una volta a settimana si organizza il “paint party”, uno dei party più diffuso in Europa, in cui a tempo di musica, mentre si balla si viene inondati da vernice. Ricco di ristoranti dove gustare i tradizionali pasti del luogo, come la “Pita” o l’insalata greca o il souflaki, ma anche pasti a base di pesce, sempre fresco delle acque dello Ionio.

Non mancano, comunque, ristoranti italiani, per chi ha nostalgia “culinaria” di casa. I ristoranti posti sulle spiagge sono i più caratteristici ed alcuni si affacciano sul “golfo delle tartarughe”, ricordando che la tartaruga è il simbolo distintivo dell’isola. Per visitare i vari luoghi si possono tranquillamente prendere i mezzi di trasporto pubblico, e, se non si vuole essere vincolati da orari, si possono noleggiare auto, moto, quad, o biciclette, mentre per alcune spiagge, come la famosa “Spiaggia del relitto”, è necessario prendere la barca, avendo così la possibilità di ammirare splendidi paesaggi paradisiaci. Grandissima l’ospitalità degli abitanti dell’isola, sempre gentili, cortesi e disponibili. (Federica Pignataro)


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Sarajevo ljube moja
Un viaggio seguendo le rose di Sarajevo


Sarajevo non può essere definita una bella città. Bello è un attributo che indica, in maniera piuttosto generica, piacere sensoriale e, soprattutto, visivo; ma il termine, di per sé, non dice nient’altro. Sarajevo invece, di cose ne ha da dire, e pure tante.

Per i ventenni o poco più, Sarajevo è quasi un’onomatopea: nominatela, con le sue sillabe immediate e sibilanti, e sentirete gli spari, i colpi di mortaio in diretta tv, la prima guerra di cui questa generazione, ha memoria mediatica. E gli stessi colpi di mortaio acquisiscono corpo camminando per le strade della capitale bosniaca, buchi nelle pareti e vernice rossa sull’asfalto: le rose di Sarajevo non appassiscono mai, ad memoriam.

Ricorda Sarajevo, ricorda le sue genti con la fiamma eterna: perché se hai resistito per più di tre anni - inverni nevosi compresi - senza gas, allora alla fine dell’assedio si può attendere che i primi a riaccendere i fornelli siano i soldati caduti per la liberazione della città durante la seconda guerra mondiale; a distanza di cinquant’anni, il fuoco brucerà anche per i loro eredi.


Pazi snajper, Sarajevo! Pazi snajper, Gabriele Moreno! Pazi snajper, folli pacifisti a seguito di un prete morente! Testimoniate quel che è stato, al vostro ritorno. A distanza di vent’anni, le rose di Sarajevo sbocciano lungo il cammino del viaggiatore, che qui non può mai dirsi turista. Perché se hai vent’anni o poco più, vieni da una città nel bel mezzo del Mediterraneo e gran parte della tua istruzione si è basata sul mito dell’Europa e delle sue anime variegate, Sarajevo ti riguarda.

La Vijecnica, la biblioteca in stile moresco ancora in ricostruzione, è stata, in una città dove tuttora – nonostante tutto - si respira cultura, la custode del sapere millenario di tutti i popoli che al Mediterraneo e all’Europa hanno donato la storia

A dire il vero, gli stessi sarajeviti sono il frutto di quella meravigliosa alchimia culturale per cui ogni distinzione etnica, che pure dilania drammaticamente la Bosnia post Dayton, si fa liquida: qui non ci sono né serbi, né croati, né musulmani. Solo sarajeviti. Sarajeviti che, da Sebilij, la fontana dei piccioni, sciamano tra i caravanserragli turchi della Bascarsija e si sfidano a scacchi su una gigante scacchiera in una piazza non lontano dai palazzi austroungarici.

Sarajeviti genuini, schietti e accoglienti che non ti faranno mai sentire lontano da casa e dalle tue preziose abitudini. Un popolo fiero che dimostra, nella vita comune, l'attaccamento alle proprie tradizioni. Non si può sfuggire ad una rakja, magari dopo un cevapci. Non si può non notare, provando anche un po’ di vergogna, l’impegno culturale dei giovani di questa città, estroversi, open minded. Ma guai, con loro, a parlare di politica.


Questo paese si ricostruisce con la musica, la letteratura, le scienze. Segue le rose di Sarajevo, il viaggiatore, e dalla cattedrale s’imbatte nella sinagoga – museo, ed è piacevole fermarsi a chiacchierare col rabbino. E le moschee, così brulicanti di uomini barbuti e ragazze con velo e jeans attillati fuori, dentro si rivelano un’oasi di pace interiore al di là di qualsiasi pulsione terrena.
Al tramonto sarà meritato il ristoro del viaggiatore, seduto in cima ad un’altura, ad osservare il riposo di Sarajevo che si adagia nella sua valle; e mentre il sole calante colora le lapidi bianche dei numerosi cimiteri – poiché qui i vivi ed i morti coabitano negli stessi luoghi-, e il cielo diventa più scuro, i minareti si accendono come candele, annichilendo con la loro eleganza la magnificente volgarità di due grattacieli ultramoderni, e i canti dei muezzin si intrecciano. Good night, Sarajevo.

Nel lasciare la città, il viaggiatore proverà una strana sensazione: è il bimbo-Sarajevo, gli occhi grandi e verdi dei boschi bosniaci, che gli afferra una mano e gli chiede tornerai? C’è una fontana, nei pressi della moschea della Bascarsija; secondo una leggenda, chi ne beve l’acqua tornerà a Sarajevo. Ogni viaggiatore che passa da lì, con lo scetticismo che nasconde la speranza, ne porta via sempre una boccetta. Tornerò. (Federica Epifani) (foto: Federica Epifani e photo blog)

La realizzazione di questo reportage è avvenuta grazie allo splendido viaggio organizzato da Giacomo Cazzato e Federica Ferri e promosso dall'Unione degli Universitari di Lecce. Lo stesso, è stato finanziato dal Consiglio degli Studenti dell'Università del Salento e aperto agli studenti dei Corsi di Laurea in Scienze Politiche e in Lingue, accompagnati dal professore Attilio Pisanò e dal professore Daniele De Luca. A guidarci, Luca Leone, giornalista romano e direttore editoriale di Infinito Edizioni.


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Southampton, qui dove salpano i sogni
La mia vacanza-studio nell’Inghilterra del sud, una delle esperienze piu’ belle della mia vita


Che cos’e’ una vacanza-studio? I genitori la considerano un esperienza unica per crescere e diventare grandi, per gli educatori e’ il modo piu’ valido per imparare una nuova lingua, per i ragazzi invece e’ l’occasione giusta per scoprire un mondo tutto nuovo e soprattutto fare tante nuove amicizie. Bene, partire per 15 giorni in Inghilterra e’ TUTTO questo. All’inizio i miei genitori non erano molto favorevoli a questo tipo di vacanza e per un po’ di tempo mio padre non ha spedito la domanda di partecipazione che era stata diligentemente preparata da me! Fortunatamente però la mamma e’ sempre la mamma. Così a Luglio di quello stesso anno sono partita per la mia prima vacanza-studio in Inghilterra, la mia destinazione e’ stata la deliziosa cittadina di Southampton, nella contea dell’Hampshire.


Per due settimane ho seguito ogni mattina delle entusiasmanti lezioni d’inglese impartite da due docenti madrelingua, ho chiamato casa la mia piccola stanzetta negli alloggi della Southampton Solent University e ho fatto colazione con uova e pancetta presso la mensa universitaria, circondata da tanti ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo che come me stavano vivendo questa bellissima esperienza. Una poliedricità di giovani che hanno arricchito non poco le mie personali esperienze interpersonali.

Ma non finisce qui, oltre a tutti i giochi e le attività organizzate appositamente per noi dai nostri team leader, ogni weekend e anche alcuni pomeriggi erano riservati alla visita di una città della zona, a cominciare dalla nostra d’adozione: Southamtpon, la deliziosa cittadina posta nel south England ricca di spiagge e famoso luogo di vacanze.

Famosissima per il suo porto, dove nella primavera del 1912 parti’ per il suo primo e ultimo viaggio il Titanic. Ancora oggi sono numerosi i musei e le mostre in onore del piu’ famoso transatlantico, oltre le varie testimonianze scritte e gelosamente custodite dei residenti della zona che assisterono alla partenza del Titanic, magari salutando qualche parente che partiva per l’ America in cerca di fortuna.

Un’altra tappa della nostra vacanza studio e’ stata la frizzante cittadina di Brighton, dove sorge il famoso Royal Pavilion, un edificio in stile pseudo-orientale, fatto costruire per il re Giorgio IV. Inoltre la città di Brighton ospita milioni di turisti l’anno grazie soprattutto al suo meraviglioso lungomare, dove tra negozietti, pub e ristoranti, spicca il grande molo ‘Palace Pier’, fatto costruire nel 1899, ora adibito a parco divertimenti. Ma l’Inghilterra del sud non e’ solo questo.

Avvolto in un alone di magia e mistero sorge il sito neolitico piu’ famoso al mondo: Stonehenge. Naturalmente tutti almeno una volta nella vita ne hanno sentito parlare, le pietre di Stonehenge sono allineate in un significato particolare ai punti di solstizio ed equinozio. Visitare quell’immensa costruzione e’ qualcosa di magico e spettacolare, soprattutto se si pensa a quale segreto ancora da svelare e’ racchiuso tra gli antichi massi di pietra.


Per il nostro ultimo weekend nel Regno Unito ci riserviamo di visitare oltre la bellissima capitale, la città che tutti noi studenti vorremmo diventasse la località della nostra università: Oxford.

Giunti nel suo borgo, infatti, per prima cosa invadiamo tutti i negozietti dove poter acquistare una felpa della “Oxford University”. E dopo averne acquistato una scorta sufficiente per amici e parenti, visitiamo “la city dalle sognanti guglie” come e’ stata definita da Matthew Arnold, per l’armonica architettura degli edifici dell’università’. Purtroppo però e’ già tempo di far ritorno a casa. La parte piu’ difficile e’ sicuramente dover salutare tutti i nuovi amici conosciuti in queste due settimane inglesi. Ma con una buona scorta di fazzoletti e tanti calorosi abbracci da portare in Italia ci salutiamo, certi di non poter mai dimenticare questa bellissima esperienza. (Maria Grazia Pecoraro)

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Willkommen in Deutschland

‘’Pronti a partire? Preparate per bene la valigia, senza dimenticare maglioni di lana, giacche pesanti e soprattutto l’ombrello... destinazione: Germania!’’

Il mio primo viaggio in aereo, la mia prima destinazione fuori dal territorio italiano, la Germania, sicuramente uno dei territori piu’ belli e incontaminati del mondo. Abitata da popoli celti, in seguito caduta sotto l’impero romano, ha dato i natali a Martin Lutero e alla sua riforma protestante, oltre ad essere la culla del romanticismo e’ patria di alcuni tra i piu’ importanti filosofi come Kant e Nietzsche e musicisti quali Bach e Beethoven.


Il mio viaggio inizia esattamente qui: e’ Agosto, ma il clima a Colonia (koln) la nostra prima tappa e’ decisamente autunnale e non poche volte siamo stati costretti ad aprire l’ombrello. Camminando in questa meravigliosa città’, tra enormi viali e parchi, non si puo’ fare a meno di rimanere incantati dall’imponente cattedrale, la seconda chiesa piu’ alta in Germania e la terza piu’ alta al mondo. In questa chiesa e’ possibile visitare l’Arca dei re magi (in tedesco Dreikonigenschrein) il piu’ grande sarcofago d’ Europa, dove sono conservate le reliquie dei tre re magi. La cattedrale venne colpita 14 volte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, fortunatamente però’ riporto’ pochi danni e le sue immense vetrate rimasero intatte.

Continuando il giro turistico per la città ci imbattiamo in alcuni italiani residenti in zona, che riconoscendo la nostra lingua e intuendo che c’eravamo persi, arrivano in nostro aiuto. Non importava se abitassimo nel nord o nel sud Italia, ne quanto fossero distanti i nostri paesi d’origine e neppure il fatto di esserci conosciuti per caso ci poteva fermare, in quel momento il solo fatto di essere italiani ci univa.

Ci rendeva fratelli! Abbiamo appreso la loro storia, comune a molti altri emigrati italiani, operai in alcune note case automobilistiche tedesche, con il sogno di tornare in Italia. Così’ scopriamo un lato di quella città che sicuramente da semplici turisti non avremmo mai potuto vedere, una piccola little Italy, dove potersi sentire a casa anche a km di distanza dall’Italia. Ma il nostro viaggio prosegue e sulla strada ci imbattiamo in altri due italiani, vissuti a Colonia nel XVIII, i fratelli Giovanni Antonio e Giovanni Maria Farina, che fecero di Colonia la città del profumo, poiché furono gli inventori della celebre Acqua di Colonia.

Ma e’ tempo di cambiare città e abbandonare le vecchie glorie italiane per andare a visitare la località natia di uno tra i piu’ grandi musicisti tedeschi e del mondo. Signore e signori, andiamo a Bonn, a visitare la casa di Ludwig Van Beethoven. In una squisita cittadina in pieno stile ottocentesco, tra le vie piu’ antiche, sorge la casa del compositore, dove sono conservati ben due pianoforti utilizzati da Beethoven stesso nel corso della sua vita e dove sono state composte alcune tra le sue piu’ importanti opere. Dei reperti unici e di inestimabile valore.

Purtroppo i giorni passano in fretta e per l’ultimo giorno che passiamo qui in Germania, decidiamo di fare una breve visita alla città` di Wuppertal e di fare un giro sulla famosa Schwebebahn, una ferrovia monorotaia sospesa a 8 metri da terra. Utilizzata quotidianamente dagli abitanti della zona. Una vera attrattiva, al pari delle montagne russe per noi turisti, abituati ad avere i treni con le rotaie ben piantate a terra.

Giunta la sera, a nostra insaputa, ci aspetta una piccola sorpresa: tutti i nostri nuovi amici italiani che vivono qui ci hanno organizzato una festa a sorpresa! E tra canti, balli e piatti tipici sia italiani che tedeschi, ci salutiamo. Un po’ tristi, ma consapevoli che in Germania ormai, abbiamo una nuova famiglia. (Maria Grazia Pecoraro)


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Dublino: un’avventura entusiasmante nella patria dei Leprecauni e dei trifogli
Un'avventura di studio & divertimento che favorisce rapporti interpersonali e conoscenze di popoli diversi


Finito il breve viaggio assieme a coetanei della stessa regione, ma mai incontrati prima d’ora, siamo atterrati presso l’aeroporto di Fiumicino, sotto il caldo cocente di un mattino del 7 agosto. Subito dopo esserci presentati con gli altri 139 ragazzi provenienti da tutt’Italia, finalmente siamo decollati verso la città che tanto attendevamo visitare: Dublino. Tre ore sono bastate per creare già i primi legami, e appena arrivati al Wesley College, dopo le presentazioni con i coordinatori ed i Group Leader, ci siamo sistemati in camere presto riempite dal disordine di valigie disfatte, pronte per essere messe da parte per un po’. Nemmeno il tempo per riposarci che è arrivata l’ora di cena, un po’ insolita rispetto a quella italiana.


La mattina seguente ci siamo recati nel centro della deliziosa capitale irlandese. I negozietti di souvenir, le case a schiera che ricordavano tanto i telefilm con cui siamo cresciuti e gli antichi edifici in stile anglo-sassone rendevano il tutto irreale, come se stessimo visitando un mondo a noi parallelo, ma splendido. Il Trinity College, la più antica e prestigiosa università d’Irlanda, si ergeva tra i famosi parchi verdi dublinesi e pullulava di turisti provenienti da tutto il mondo, compresi noi adolescenti affascinati da quelle costruzioni. Giunto un po’ di tempo libero abbiamo colto l’occasione per visitare i negozi dalle griffe più ricercate per poi gustare un frappé ‘ipocalorico’ con caramello e panna da Starbucks. Terminata la visita, come alla fine di tutte le escursioni della vacanza, siamo rientrati al College per passare allegramente la prima delle tante serate di divertimento nell’auditorium tra karaoke, discoteca, giochi di squadra e spettacoli di cabaret, danza e canto. Il divertimento, assieme alla dovuta concentrazione e serietà, non mancava neanche durante le lezioni d’inglese tenute da insegnanti di madrelingua, accoglienti e comprensivi.

Nei fine settimana, con la compagnia del fresco venticello d’agosto e del cielo nuvoloso, ci siamo recati presso il villaggio di Kilkenny, distante circa un’ora dalla capitale e noto soprattutto per il suo antico castello medievale; piacevoli da visitare anche la valle di Glendalough (in gaelico “valle dei due laghi”), sede di ritrovamenti anch’essi medievali, circondati, per l’appunto, da due meravigliosi laghi e monti verdi.

Dopo un breve salto nel passato, eccoci ripiombati nell’era moderna con una fantastica visita al DunDrum town centre, il centro commerciale più grande d’Europa. Esso, infatti, oltre ai tre piani elevati in altezza, si struttura in altri quattro piani sotto il livello del suolo in cui si trovano negozi che offrono un’infinita varietà di merce per tutte le tasche.

Le giornate, stancanti sì, ma incantevoli, sono volante in men che non si dica, e, tra una lezione ed una gita, si è subito arrivati al momento del ritorno; così ci siamo ritrovati tutti sull’aereo per il rientro in Italia, consapevoli di aver trascorso una vacanza non solo istruttiva, bella per i luoghi visitati, ma soprattutto indimenticabile per le nuove amicizie instaurate, gli scherzi, le goliardate e le avventure per i vicoli di Dublino, concluse (tra pianti) non con un addio, bensì con un ripromesso arrivederci. (Carlotta Di Stefano)


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Il Gruppo Giovani di Brindisi-Bozzano al Campo Scuola estivo
Tutti insieme da Brindisi a Corfù

L’isola greca di Corfù, chiamata Kerkyra dai Greci, fa parte dell’arcipelago greco delle isole Ionie, e di esse, in particolare è la seconda isola più grande dopo Cefalonia. E’ un’isola bellissima, ricca di vegetazione e di ulivi secolari. Essa è ricca di baie, insenature e promontori, ma anche di spiagge bellissime con un mare pulito e cristallino. Corfù conosce un regolare ed intenso turismo, soprattutto nella stagione estiva.

Il Gruppo Giovani di Bozzano, molto attivo durante l’anno nella città brindisina, con iniziative di ogni tipo, come l’ormai celebre Presepe Vivente, nel periodo natalizio, o la personificazione della Via Crucis, durante il periodo della Santa Pasqua, o anche l’animazione domenicale della Messa con il Coro della Chiesa, ha scelto, quest’anno, proprio l’isola di Corfù per il campo scuola.

Partito nelle scorse settimane alla volta di questa bellissima isola, i ragazzi del rione Bozzano, guidati da Don Francesco e Don Luca, oltre che dalle educatrici Daniela, Paola e Patrizia hanno vissuto alcuni giorni di riflessione, divertimento e condivisione tutti insieme, in un’esperienza che al dire di ognuno di loro è stata “indimenticabile”. I ragazzi hanno visitato la bellissima isola osservando la bellezza dei luoghi e la genuinità dei suoi abitanti e nelle varie serate hanno organizzato tra loro feste a tema, come la serata dei cowboy o quella degli dei greci, vestendosi con costumi adatti alla serata ed impersonando miti e personaggi dell’antichità. Durante questo campo scuola hanno anche avuto modo di affrontare argomenti a loro molto cari, come l’amicizia e la gioia di una convivenza fraterna e gioiosa. Lo scopo del Campo Scuola era proprio quello di dimostrare come, al termine di un anno ricco di impegni da parte di tutti questi ragazzi che durante la stagione invernale s’incontrano ogni settimana per discutere della fede, dell’amicizia e del vivere fraterno e civile, cercando di risolvere eventuali incomprensioni e dimostrando a se stessi e agli altri che stare insieme è bello, soprattutto se si riesce a far valere il motto “uno per tutti e tutti per uno!”, sia possibile stare tutti insieme anche in vacanza, anzi sia ancora più bello condividere tutti insieme simili esperienze.

Corfù, per questi ragazzi, è stata una bella esperienza e ora sono di nuovo tutti pronti ad iniziare un nuovo anno d’impegni, con le giuste direttive che le educatrici sapranno indicare, e con la guida sicura e confortante di don Francesco e don Luca, così vicini da sempre ai giovani della Parrocchia. (Federica Pignataro)

Corfù non si rivela immediatamente, deve bensì essere scoperta pian piano, un po’ alla volta così come fecero migliaia di anni fa’ i Feaci che, approdati qui con le loro imbarcazioni leggendarie ne scoprirono gradualmente i colori, i profumi, i suoni e le sensazioni. Infinite spiagge di sabbia fine, baie pittoresche, paesini incollati a ripidi pendii ed ancora foreste con ulivi alti più di 8 metri e la città vecchia con le sue antiche pietre ed i suoi angoli nascosti fanno da cornice ad un’isola pratica e moderna che sa’ però conquistare ancora il viaggiatore con il fascino e le tradizioni di epoche passate.

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Londra... capitale d'Europa

Lasciamo Roma per raggiungere la capitale inglese. In perfetto orario arriviamo all'aeroporto di Gatwick in una giornata molto nuvolosa e ci dirigiamo alla fermata dell'autobus da cui partono i pulmini della compagnia easyBus, scelta per le ottime tariffe e in quanto "scarica" i passeggeri molto vicino al nostro hotel. Per sole 20£ in due abbiamo prenotato infatti, già da gennaio, il trasferimento di andata e ritorno con questo mezzo, preferendolo alle altre alternative possibili (sicuramente più rapide a raggiungere il centro della città, ma anche più dispendiose). Logicamente, facendo questa scelta, occorre prenotare il trasferimento su internet il prima possibile in quanto i prezzi variano sensibilmente nel tempo in base alla richiesta, come nelle compagnie aeree lowcost. Dopo un'ora e un quarto di viaggio giungiamo a destinazione, nei pressi della fermata della metro di West Brompton. Raggiungiamo a piedi, con i nostri trolley, l'hotel in zona Earl's Court: l'easyHotel! L'hotel lo abbiamo chiaramente scelto per i prezzi (altissimi in media a Londra), la vicinanza alla stazione della Underground e per i buoni commenti visti su internet. Per 4 notti paghiamo 220£ per una camera minuscola, essenzialmente costituita dal letto matrimoniale! Ma visto che siamo alla scoperta della città e la camera ci serve solo per dormire và più che bene. Riposte le valigie, ci incamminiamo subito per le strade cittadine per raggiungere la stazione di Victoria, che essendo anche ferroviaria, ci permetterà di acquistare le travelcard cartacee utili per usufruire degli sconti 2X1 stampabili da internet dal sito www.daysoutguide.co.uk/k. Ne approfittiamo per vivere subito la città, passeggiando per i ricchi quartieri di Chelsea e Kensington, dove davanti alle abitazioni caratteristiche scintillano macchine da sogno. Raggiunta la stazione raggiungiamo rapidamente lo sportello di vendita dei biglietti dove acquistiamo 2 travelcard settimanali per le zone 1 e 2 della metropolitana al costo di 29,20£ l'una. Mettiamo quindi subito alla prova la famosa Underground per raggiungere, ormai all'imbrunire, la sponda sud del Tamigi (South Bank), dove ammiriamo, per la prima volta, il Big Ben. Ci rechiamo poi alla biglietteria della London Eye (la ruota panoramica di Londra) dove acquistiamo grazie alle offerte 2X1 due biglietti al prezzo di 18,90£. Dopo un po' di fila siamo nella nostra cabina insieme ad un'altra decina di turisti. La vista dall'alto è molto bella e permette, se fatta alla sera, di ammirare le mille luci della città. Sicuramente il prezzo pagato vale l'esperienza, anche se la ruota è lentissima a compiere l'intero giro! Sfruttando il fatto che è venerdì e che alcuni musei chiudono più tardi, ci dirigiamo verso Trafalgar Square e la National Gallery. La piazza alla sera è animata dalle fontane, illuminate da fasci di luce che cambiano colore, e dal countdown che indica il tempo mancante all'inizio delle olimpiadi. La National Gallery (ingresso gratuito) è immensa e noi, visto il poco tempo e la fame, ci limitiamo ad uno sguardo superficiale, ammirando i principali capolavori di artisti come Leonardo, Giotto, Van Gogh e Monet. Dopo l'interessante visita raggiungiamo a piedi il cuore pulsante della vita notturna londinese, Piccadilly Circus. La famosa piazza, illuminata a giorno dai maxischermi e ravvivata dalla musica, è un brulicare di persone. Mangiamo al Mc Donald's dopo la ricerca invana di un locale che ci eravamo segnati da casa per una decina di pounds e, dopo una passeggiata, rientriamo in hotel.

Secondo giorno - La mattina seguente, sempre con il cielo nuvoloso, decidiamo di sperimentare subito la "rinomata" cucina inglese facendo colazione in un pub vicino alla fermata della metro di Earl's Court: il Courtfield. Per 9£ a testa inauguriamo la giornata con un salubre piatto di bacon, uova, funghi, fagioli e salsicce tutto sommato buone anche se insolite. Scendiamo dalla metro a Westminster dove ammiriamo anche di giorno Big Ben e Houses of Parliament e ci incamminiamo verso Buckingham Palace, dove, secondo quanto letto su internet, dovrebbe esserci il famoso cambio della guardia. Durante i mesi invernali il cambio c'è a giorni alterni; al contrario, in estate, tutti i giorni alle 11,30. Prima di raggiungere la residenza cittadina della regina facciamo alcune foto con le mitiche cabine telefoniche rosse della città, la cui funzione è ormai solo decorativa e, a giudicare dagli odori, in alcuni casi ancora attiva come toilette. Attraversiamo il St James's Park dove ci innamoriamo degli scoiattolini che come razzi si muovono tra l'erba e gli alberi alla ricerca di cibo. Giochiamo con loro attirandoli con bastoncini e li osserviamo scavare nei prati alla ricerca delle noccioline nascoste da loro in precedenza. A malincuore li lasciamo per raggiungere il vicino palazzo dove purtroppo scopriamo che il cambio della guardia è stato posticipato all'indomani, scombinandoci così tutti i piani che ci eravamo fatti per la giornata. Dopo esserci riorganizzati e aver scattato alcune foto alle guardie della regina in tenuta grigia e con i soliti strambi copricapi in pelliccia di orso, ci rechiamo a piedi a Chinatown. Chinatown è essenzialmente costituita da 2 vie abbastanza anonime, piene di ristoranti cinesi che espongono nelle loro vetrine piatti tipici di dubbia qualità. Ci spostiamo quindi a Covent Garden in cui ci sono parecchi lavori in corso. Non rimaniamo particolarmente impressionati dagli artisti di strada e dai banchetti che propongono strani oggetti. Con la metropolitana raggiungiamo la parte opposta della città per visitare il Borough Market, splendido mercato coperto molto apprezzato anche dai londinesi. Il luogo è affollatissimo e una marea di gente si muove tra i banchi di frutta, verdura, pesce e carne provenienti da tutto il mondo. La particolarità è che in molti di essi i prodotti esposti vengono anche cucinati, proponendo così ottimi piatti da tutto il mondo. Ci mettiamo quindi pazientemente in fila per assaporare una di queste specialità ad un banco: un wrap (tortilla) con all'interno gamberi, insalata, salsa all'aglio e chili dolce. Il pasto si rivela ottimo e non troppo dispendioso (5£ a testa). All'improvviso, tra le nuvole, sbuca un timido sole che non ci lascerà più per tutta la nostra permanenza in città. Arriviamo alla Westminster Abbey, proprio dietro il Big Ben, che ci limitiamo ad osservare dall'esterno, ammirando le sue belle forme. Lasciamo poi il centro di Londra per spostarci al Natural History Museum, in zona Kensington, vicino al nostro hotel. Per entrare facciamo un po' di fila (ingresso gratuito), ma siamo subito ripagati dalla sala principale dove è esposto un grande scheletro di Diplodoco. Compriamo una mappa del museo ad 1£ per orientarci meglio e ci dirigiamo subito verso l'affollata sala dei dinosauri: sono esposti molti scheletri e riproduzioni animate, tra le quali, spicca quella del T-Rex a grandezza reale. Visitiamo poi altre zone del museo dedicate a mammiferi, uccelli, minerali preziosi e infine testiamo la potenza di un terremoto grazie alla simulazione di quello avvenuto a Kobe in Giappone. Il Museo di Storia Naturale è sicuramente molto interessante ed è imperdibile se si è in città in quanto anche gratuito. Con l'Underground raggiungiamo Notting Hill per vedere il famoso mercato di Portobello Road e scoprire i luoghi in cui è stato girato il film "Notting Hill" con Huge Grant e Julia Roberts. Purtroppo è già il tramonto e più del mercato vediamo gli ambulanti smontare le loro bancarelle, ma apprezziamo comunque le belle case colorate che si affacciano sulla via e l'atmosfera. Troviamo, quasi per caso, il negozio in cui è stato girato il film (si chiama proprio Notting Hill e si trova su Portobello Road, ma non è una libreria!) e la libreria che lo ha effettivamente ispirato "The Travel Bookshop", che si trova su Blenheim Crescent, una laterale di Portobello Road. Lasciamo la zona, stremati per l'intensa giornata, per ritornare al nostro hotel. Scopriamo ad un vicino supermercato che con solo 3£ si può mangiare un doppio tramezzino (o la pasta che non abbiamo avuto il coraggio di testare), un piccollo sacchetto di patatine e una bibita; quindi ne approfittiamo. Ci riposiamo un po' in hotel e ritorniamo a Piccadilly per un'ultima passeggiata serale.

Terzo giorno - Il nostro terzo giorno a Londra, sempre con il sole, inizia con un muffin non troppo buono da Starbucks e prosegue con la visita del British Museum. Decidiamo, visto che il cambio della guardia è programmato per metà mattina, di concentrarci solo sulla sezione egizia e di visitare la restante enorme parte del museo il pomeriggio. Subito all'entrata della sala egizia è esposta la stele di Rosetta, sempre attorniata dai turisti, che ha permesso di scoprire il significato dei geroglifici. Nelle sale ammiriamo statue, sarcofagi, mummie, dipinti che ci ricordano quanto avevamo ammirato a Il Cairo in Egitto. Lasciamo quindi momentaneamente il museo per ritornare a Buckingham Palace per il cambio della guardia. Le strade transennate sono piene di gente e ci limitiamo a guardare la parata della banda e delle guardie che arrivano al palazzo. Mangiamo un hot dog al parco per 3£ e in metropolitana arriviamo al Madame Tussaud's, a nord della città. Grazie agli sconti 2X1 paghiamo "solo" 30£ in due per l'ingresso. All'inizio ero un po' scettico della visita, al contrario della mia ragazza che non vedeva l'ora di farsi le foto con le statue in cera delle persone famose. A conti fatti sono stato piacevolmente sorpreso, constatando che oltre alle statue c'era qualcosa di più: un percorso al buio dove animatori cercavano di spaventarti, un giro stile Gardaland su macchinini che raccontava la storia della città e un breve filmato in 4D dove i protagonisti erano gli eroi della Marvel come l'uomo ragno. Ritorniamo quindi al British Museum per completare la visita, ma prima ci concediamo un ice cream e un po' di riposo davanti alla sua imponente struttura. L'entrata del museo è spettacolare e sono esposti due totem indiani molto interessanti. Visitiamo le varie sezioni del museo, soffermandoci su capovalori assiri, greci, romani, aztechi e cinesi, molti dei quali già visti sui libri di scuola. Dopo tre ore passate tra i corridoi lasciamo il British per una nuova esperienza inglese: l'afternoon tea. Lo gustiamo al Muffin Man Tea Shop vicino alla stazione della metro di High Kensington. Il locale è piccolo ma l'atmosfera è fantastica, con pochi tavolini in una sala un po' retrò. Gustiamo un ottimo té, una buona fetta di torta e dei toast con marmellata per meno di 7£ a testa: davvero un ottimo prezzo per l'ottimo servizio ricevuto. Ritorniamo presto all'hotel per riposarci un po' prima di uscire alla sera per cena. C'è da notare che in questa giornata (domenica) c'erano parecchi disservizi per quanto riguarda l'underground per i lavori in vista delle olimpiadi, quindi occorreva fare particolare attenzione agli annunci nelle stazioni e sui treni spesso difficilmente comprensibili per il rumore e per l'inglese stretto con cui erano comunicati. Dopo una doccia ritorniamo verso Piccadilly per cenare in un pub, ma purtroppo molti di essi sono chiusi. Raggiungiamo dopo una bella camminata l'Audley, uno dei pub storici di Londra. L'interno è molto curato e caratteristico; ceniamo con una Jacket Potato, un Roast Chicken e un Steak & Ale Pie per circa 30 sterline. Il cibo è ben cucinato ma confermiamo sicuramente il mito secondo il quale la cucina inglese non è un granché.

L'ultimo giorno - Siamo sempre accompagnati da un bel sole. Vediamo, solo dall'esterno, la bella cattedrale di St. Paul e raggiungiamo la Tower of London passando tra imponenti palazzi di banche e assicurazioni. Dopo una veloce colazione da Eat facciamo una mezzoretta di coda alla biglietteria della torre di Londra (costo con il 2X1 di 20,9£). Camminiamo nel bel giardino interno visitando le torri dove sono visibili le iscrizioni dei prigionieri, gli stupendi gioielli della corona inglese e l'edificio centrale nel quale sono esposte preziose armature e armi in passato possedute dai regnanti. Nel cortile della torre ci sono i famosi corvi, che purtroppo sono obbligati a non lasciare la torre per il taglio delle loro ali. Dopo un bel giro sulle mura da cui si ha una bella vista dei grattacieli della città, scattiamo alcune foto al Tower Bridge che si trova proprio dinnanzi la Torre. Passeggiamo sul ponte e ci fermiamo ad ammirare il Tamigi insieme ai tanti londinesi in pausa pranzo. Cerchiamo un locale in cui gustare il Fish and Chips, ma stranamente lo troviamo chiuso. Prendiamo quindi un autobus a due piani e quasi per caso ci ritroviamo proprio dove volevamo arrivare: nei pressi della Temple Church, resa famosa dal film "Il Codice Da Vinci". La chiesa è difficile da trovare in quanto è nascosta tra palazzi più alti e come al solito le indicazione stradali per trovarla lasciano a desiderare. L'entrata si paga 3£ e si possono ammirare le tombe dei cavalieri templari rese famose dal film. All'uscita ci fermiamo ad un supermercato della Tesco dove compriamo due ciambelle che farebbero venire l'acquolina anche ad Homer Simpson e un sacchetto di arachidi che sfrutteremo più tardi nel pomeriggio con gli scoiattoli. Decidiamo di tornare alla Tower Of London dove avevamo visto parecchi negozi che vendevano fish and chips (7£). Mangiamo un'abbondante porzione, buona, ma che alla fine però ci disgusta per il troppo fritto. Ritorniamo quindi dai nostri amati scoiattoli al St. James's Park. Grazie alle noccioline li riusciamo ad attirare con grande facilità: sono talmente abituati a prendere cibo dall'uomo che si arrampicano senza alcuna paura su pantaloni e maglie per guadagnarsi l'arachide. Compriamo quindi come ricordo della vacanza del té inglese al Whittard of Chelsea, una rinomata catena di negozi sparsi per la città. Immancabile è poi la visita da Harrods, dove si rimane impressionati dal lusso e dallo stupendo reparto di alimentari con cibo proveniente da tutto il mondo. Il classico ricordo del turista, le borse con l'omonima scritta, sono di basso valore commerciale ma supervalutate a livello di prezzi. Rientriamo in hotel con la cena comprata da Tesco con la solita strategia della volta precedente: menu a 3£. Riprendiamo la metropolitana fino al Tower Bridge per ammirarlo illuminato la sera, salutiamo il Big Ben e le luci di Piccadilly. (Daniele & Elena)


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Leros, la mia Isola ... la mia Anima

Ci sono canzoni che sono come fotografie sotto pelle. Incancellabili, perchè non si limitano a parlare di te, ma raccontano di qualcosa che ami, con parole che non sei mai stata capace di trovare prima di quel momento. Quel momento perfetto in cui la musica ti viene in aiuto e ti salva, come sempre mi succede; quel momento che, nel mio caso, coincide con il suono delle dita di Niccolò Fabi che danzano sulle corde di una chitarra. Quelli sono i miei accordi preferiti, quelli che riconoscerei fra mille, anche fra dieci, venti anni; sono gli accordi della MIA canzone tatuata sulle vene, quella che racconta la storia del luogo che amo di più al mondo.

E' la storia di un'Isola, un'isola lontana, tanto lontana da essere, nella mia mente caotica, "un pensiero scucito dalla realtà". E' il racconto di come io abbia deciso di scegliere quest'isola come mia casa, o forse di come Lei mi abbia scelto, tanti anni fa... quando ero così piccola da non poter ricordare la sensazione che ho provato nel momento in cui le acque di quel mare, del bellissimo e beffardo Egeo, hanno toccato per la prima volta le dita dei miei piedi ancora piccolissimi. Non ho memoria di quell'istante, ma forse è andata proprio così. In quella frazione di secondo deve essere nato un legame fra me e quelle acque salate. Un legame che si è rinnovato un paio di anni fa, quando ho potuto immergere di nuovo i miei piedi decisamente più grandi in quel mare, dopo sette anni di distanza. Sette anni di distanza da Leros, un'isola greca del Dodecaneso, che si affaccia sulla Turchia... la mia Isola.

Un amore così forte è difficile da raccontare; è raro che qualcuno capisca davvero cosa sento quando, con sicurezza e con gli occhi lucidi, affermo che il mio cuore è quasi interamente occupato dal ricordo della bellezza dell'Isola dell'oblio. E' così che Leros viene definita, perchè, fra le sue vie nascoste, il tempo non esiste. Non esiste l'affanno della vita di tutti i giorni, non esistono "passanti qualunque", troppo distratti per guardarsi intorno o guardarsi negli occhi; passanti che troppe volte incontro per le "strade qualunque" della mia città, "distratti o indifferenti a ciò che e' importante". A Leros non si sente "l'urgenza" di rincorrere impegni che tolgono il respiro, non si ha affatto bisogno di correre, in realtà. Il tempo non esiste. Al mattino ci si sveglia per il canto di un gallo troppo rumoroso, si fa colazione in giardino con pane dolce e serenità. Si muovono due passi fuori dal cancello blu della propria casa rigorosamente bianca... e ci si trova dinnanzi al mare. Faccia a faccia con l'incredibile verde acqua dell'Egeo, ci si sente meravigliosamente impotenti. Il tempo non esiste e, cullati da quella sensazione di infinito, si assapora tutto, tutto si vive. Gi odori, i colori, alcuni suoni, tutto. Il pane caldo al mattino, che i bambini sgranocchiano seduti per terra, i polpi appesi ad asciugare al sole, attorniati da mille api stordite dal troppo caldo. Il dolce suono delle scarpe sui ciottoli, sulla sabbia vicino alla riva, del cuore che batte veloce nelle salite. I paesaggi, strapiombi sull’anima; il vento fra i capelli, quando in macchina si è liberi di tenere la testa fuori dal finestrino. I gatti che si accoccolano vicino ai piedi più piccoli, i pescherecci che tornano da chissà dove. Poi la gente, volti di anziane che ti salutano, sempre, ancora quelle case simili alla tua, tutte con le porte blu, aperte … sempre.

Leros è la mia idea di libertà, la mia "cura del tempo". Viverci è come essere in un sogno meraviglioso, che si merita tale aggettivo semplicemente perchè è realta. Camminando per le sue strade ci si imbatte in “Porto Lago” che sembra lo scenario adatto per un noir di successo. Il posto in cui si vedono gli abbracci veloci alla gente che parte, dove si lanciano sguardi rabbiosi alle nuvole che coprono le stelle. Si arriva ad “Agia Marina”, magari, al tramonto, con le barche ormeggiate che cambiano colore, e il gelato che si scioglie e un po’ ti gela le mani, riscaldandoti l'anima. Si passa per “Merikià”, dove il mare è sempre insolitamente calmissimo, anche quando tira forte il vento. Come se fosse un luogo protetto, un po’ lontano dal resto dell’isola, dove le stelle sono più vicine che mai. E infine si arriva a Pandeli, sempre a Pandeli, nel posto dove c'è la mia casa. Il primo posto che ho visto al mio arrivo e l'ultimo che ho salutato con il groppo alla gola prima della partenza, quando le valigie sono pesanti come l’inquietudine che si sente nello stomaco. Quando le luci dei mulini sono accese perché la sera è calata, troppo in fretta. Come in fretta scorrono, ora che scrivo, le immagini della mia Leros davanti ai miei occhi velati dalle lacrime. Le mie lacrime ci sono per tanti motivi; perchè sento la mia Isola che mi chiama, sempre, d'inverno come in primavera, o anche adesso che l'estate è alle porte. Le mie lacrime ci sono perchè, a volte, ho paura di dimenticare. E' per questo che, allora, mi convinco a scrivere di Lei. Della sua gioia, del paradiso che è. Così non dimentico, mi dico. Così porto sempre nel cuore la mia Isola senza tempo; il posto dove ho deciso di stare, il posto che ho “dentro”. " (Doriana De Luca)

"Serve più coraggio a stare fuori o dentro?"


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)