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Viaggi e turismo - Kenia
L'Africa come non l'avete mai vista ma sempre desiderata

ROMA (Italy) - Tre prime considerazioni su questo reportage che ci accompagnerà dall’Italia sino all’aeroporto di Mombasa per poi proseguire sulle strade della costa sud Watamu-Malindi e penetrando fino ai parchi nazionali per un safari nella Savana.

Esiste un Kenia-Africa dei potenti che creano sviluppo solo per i propri interessi affamando le popolazioni e sottraendole anche alle primissime norme culturali (primary school). Esiste poi il Kenia della natura che continua a vincere il duello con l’uomo che proprio in queste zone ha evidenziato maggiori interessi a scapito dei fantastici paesaggi in cui si è avvolti. Esiste, infine, il Kenia dei “viaggiatori” - da non confondere con i turisti che approdano sulle rive dell’ “Indian ocean” solo per caricare le batterie abbronzandosi a dismisura - alla ricerca di una motivazione più profonda che spieghi il famoso “mal d’Africa” cioè del meravigliarsi tutti i giorni delle paradisiache visioni che vanno dall’alba al tramonto e che durano tutta la notte continuando ad osservare la volta celeste.


Il nostro viaggio inizia a Milano Malpensa con un volo del vettore Blue Panorama (Boeing 767-300R) che, navigando per nove ore, sforna sulla pista del modestissimo aeroporto di Mombasa, i suoi circa 300 italiani assetati di sole. Un “airliner” vecchiotto che la compagnia di Franco Pecci utilizza per voli di linea su Africa, Caraibi e qualche puntatina in Asia. Il personale è cortese, la macchina appare efficiente e pulita mentre gli intrattenimenti di bordo - a parte la cuffia da restituire sempre e qualche film sui video attaccati alla soffitto della carlinga – non sono certo all’altezza dei moderni aeromobili che oramai varcano i cieli. Il pasto serale che offrono, prevede una scelta tra lasagna alle verdure e tortelloni al ragù. Lascio a voi immaginare le riflessioni degli utenti di bordo che, per essere italiani, hanno una buonissima capacità di distinguere “il meglio e il peggio” della cucina loro offerta.

La seconda città del Kenia ci accoglie in una mattinata assolata che fa toccare il termometro quota 35°. Circa 3 ore di strada per raggiungere la prima destinazione che è un Resort affacciato sulla bianchissima e immacolta spiaggia di Jacaranda proprio a metà strada tra Watamu e Malindi. Una sistemazione ideale che ci consentirà di raggiungere anche agevolmente il Parco Nazionale “Tsavo est” il più importante dopo quello del Serengeti in Tanzania. Il caldo, in questo periodo di fine anno, è torrido ma diviene subito sopportabile una volta “svestitisi” dei panni di infreddoliti cittadini del “Bel paese”.

Il primo impatto, per certi versi anche “incredibile” è con il notevolissimo fenomeno delle maree che con un avvicendarsi metodico si manifesta tutti i giorni in un completo ciclo lunare. Questo ci consentirà, tutti i giorni, di raggiungere a piedi la barriera corallina che dista alcune centinaia di metri dalla terra ferma. Già dalla nostra spiaggia, ci accoglie un paesaggio marino, lasciato libero dalle acque, che sfolgora nel suo eccezionale bianco e che ospita immense dune di sabbia tra cui non è difficile incontrare pesci, enormi conchiglie, molluschi vari e il mitico pesce palla, tutti rimasti intrappolati dal ritiro delle acque. Un fenomeno che poi ritorna normale nel primo pomeriggio e che arriva ad invertirsi (mattino-pomeriggio) recuperando un’ora ad ogni fase.

La costa keniota pullula di villaggi turistici che ospitano stuoli di vacanzieri provenienti da tutto il mondo con un’evidente preponderanza di italiani. Come sono italiani (chiamati dagli indigeni "Kenia kimbo") quelli che scelgono questo paese per viverci una parte se non per l’intero periodo dell’anno. Italiani che rappresentano per l’economia una vera “manna” soprattutto per le sempre più numerose scelte di avere qui una residenza fissa (tanti i motivi addotti). E proprio nel villaggio di Watamu e nella cittadina di Malindi, si concentrano e si sviluppano sempre più queste forme di “italica convivenza”. Le voci più accreditate per questa scelta fanno riferimento a: vivere più sereni che in Italia, la cordialità della gente e la bellezza dei paesaggi, il clima mite e vivibile per 11 mesi l’anno, formule di investimento fuori dai confini nazionali. E ce ne rendiamo conto anche noi quando girando per Watamu incontriamo tantissimi vip, imprenditori, calciatori, giornalisti e anche semplici pensionati che hanno pensato di fuggire dal malaffare della casta italiana e forse… non gli si può dar torto…

Ma il Kenia è anche “vera e autentica disperazione”. La riprova è data dalla presenza sul proprio suolo del campo profughi più grande del mondo. “Dadaab”, costruito per ospitare 40 mila rifugiati della vicina Somalia, ora arriva a contare più di 500 mila disperati che sopravvivono solo grazie all’opera umanitaria delle Ong e delle agenzie dell’ONU. Tra queste, un ruolo di spicco lo svolge il WFP (World Food Programme) delle Nazioni Unite che procura, trasporta e smista il cibo sufficiente a sfamare almeno una volta al giorno questo mezzo milione di diseredati. Uno sforzo immane che gli uomini targati WFP e UNHRD compiono 24 ore al giorno per l’intero anno. Ma i dati parlano anche di una nazione la cui ricchezza è detenuta dal 2% degli abitanti mentre il 50% sopravvive sotto la soglia di vera povertà. La rimanenza è parte attiva lavorativa ma non tanto da consentire a tutti di usare la qualifica di lavoratori stabili. In sostanza, 35 milioni di abitanti vivono in quella che è considerata “la perla dell’africa” ma da cui gli stessi abitanti spesso fuggono per raggiungere gli illusori paradisi occidentali. (Visualizza lo speciale dedicato alla missione umanitaria partita dalla base WFP-UNHRD di Brindisi)

La strategia italiana nelle missioni umanitarie, prevede invii occasionali di materiali d’emergenza come quello che nella sola ultimissima missione, è stato inviato in Kenia. La Cooperazione Italiana del Ministero degli Esteri ha donato generi alimentari, farmaci e attrezzature mediche alla popolazione residente nell’area del Lago Turkana, nella regione nord-occidentale del Kenya, in cui le comunità stanno sperimentando condizioni estreme e una fortissima carenza di generi di base. Il contributo italiano di 150.000 euro ha consentito l’acquisto di 74 tonnellate di mais, 47 tonnellate di fagioli e 22.000 litri di olio per cucinare. La donazione di materiale sanitario include antibiotici, un’incubatrice e attrezzature per maternità e pediatria. Gli aiuti consentiranno il sostegno di circa 220 nuclei familiari per località, per un totale di circa 8200 persone. L'intervento è realizzato nella zona del Turkana Est, tra Lokori e Baragoi, in sei località: Lomelo, Kapedo, Naipeitom, Lomuyen Akwan, Kamugei e Morolem e si aggiunge agli aiuti umanitari predisposti dal Governo italiano per oltre 300.000 euro, nonché agli interventi d’emergenza finanziati dalla Cooperazione in gestione diretta.


Ma il “must” per chi varca i confini di questa nazione è rappresentato dalla varietà di Safari da dedicare e da vivere nella Savana interagendo con gli animali e con l’ambiente che, guardandolo dalle alture, lascia senza fiato. Un tour che ti porta al contatto “live” con animali che conosci solo attraverso i filmati di “Discovery” e che per loro fortuna continuano a vivere protetti negli immensi parchi nazionali. Come poter descrivere i coccodrilli sulle rive del fiume o giraffe, elefanti, antilopi, zebre, gazzelle, leoni etc. Di sicuro le immagini fotografiche non rendono ma noi ci abbiamo provato con una bellissima sequenza che racconta il nostro di tour iniziato alle tre di notte e terminato in un lodge affacciato splendidamente sulla rigogliosa Savana.

In complesso, un viaggio vacanza in Kenia è consigliabile a quanti vogliono unire un ottimo relax al piacere di “immergersi nella vera Africa” sotto l’equatore, con i suoi profumi speziati e a contatto con le popolazioni swahili e masai. Unica accortezza, la scelta del periodo che dovrebbe coincidere obbligatoriamente con il nostro dicembre – gennaio che rappresenta il periodo meteo infallibilmente positivo. In altri periodi i rischi di sovrabbondanza di alghe marine, piogge torrenziali e nuvoloni, sono altissimi. Per quello che riguarda l’economia, nel paese circola lo “scellino keniota” che al cambio è pari nominalmente all’euro (100 scellini = 1 euro). Il senso di guida è invertito al nostro, memore della centenaria dominazione inglese e le strade su cui si circola appartengono ad una classificazione tutta africana e che noi paragoneremmo a mulattiere asfaltate o non asfaltate. I mezzi pubblici vanno dal normale taxi al tuc-tuc e moto taxi, fino al taxi collettivo e agli autobus per le zone rurali. Gli aeroporti sono: Malindi per i soli voli turistico-privati, Mombasa per la zona sud del paese, Nairobi (la capitale) vero aeroporto internazionale con voli di linea provenienti da tutto il mondo. Il Kenia è collegato all'Italia via Roma o Milano.

Ma il tempo, come al solito, è tiranno e ci conduce sulla strada del ritorno attraverso il volo Mombasa – Milano con il velivolo Blue Panorama che informazioni fresche, oramai, danno in amministrazione controllata, date le oggettive difficoltà economiche che vive la compagnia. Ma con i nostri amici di avventura tra cui Monica e Alessandro, non potevamo che salutarci nel miglior modo possibile: cena notturna in spiaggia, sotto un manto di stelle, a base di una marea di aragoste, immensi pescioni e riso di cocco. Amichevole menù proposto da Roby del Safina Beach. Il tutto innaffiato dall’improponibile vino di cocco vera delizia…… solo per i kenioti. (Giorgio Esposito - esposito.redazione@italianews.org)


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