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Viaggi e turismo - Giordania
Un mixage di cultura beduina, modernizzazione, islam e occidente

ROMA (Italy) - La Giordania è attualmente considerata la “bilancia del medio oriente” perché svolge un ruolo di estremo equilibrio tra le forze culturali e politiche contrapposte dell’area. Una nazione giovane nata nel 1948 da accordi tra inglesi e francesi che divisero le zone di confine con non poche difficoltà. Un paese “arabo e islamico” ma con forti propensioni anche alla vita “laica” e alla piena modernità. Un territorio islamico condiviso oramai da più di un millennio, da Sunniti (musulmani moderati maggioritari nel mondo intero) e Sciti (musulmani integralisti – la maggioranza solo nei bellicosi Iran e Iraq). Un paese legato a tradizioni del popolo beduino da cui trae le proprie origini e la propria storia millenaria.


Il nostro tour inizia con l’arrivo ad Amman utilizzando un volo della compagnia aerea nazionale “Royal Jordanian” con partenza da Roma Fiumicino. Nell’aeroporto “Queen Alia” intitolato alla ex regina, i soliti ferrei controlli doganali: pagamento visto d’ingresso (solo con moneta locale il “Dinaro”), controllo passaporti e foto identificativa. La città di sera appare viva anche perché siamo alla fine della loro giornata festiva, il venerdì che per i musulmani è come la nostra domenica.

La mattinata, assolata con i suoi 40° ma in un clima secco desertico, in compagnia della nostra guida locale Nizar, la dedichiamo alla storia che da queste parti ha visto bizantini, romani, turchi, crociati che, nell’ambito di duemila anni, hanno lasciato vistosi segni e “La Cittadella” e “l’anfiteatro”, tra gli altri, sono quelli più tangibili. Immancabile, poi, la visita al museo delle tradizioni giordane e alla moschea della città – rigorosamente in abiti appropriati e in orari a noi consentiti, cioè lontano dai richiami alla preghiera che il muezzin effettua 5 volte al giorno. In questa “full immersion” cittadina, la guida ci consente anche di accedere a luoghi “più riservati” per meglio comprendere la vita “politica e culturale” di questa nazione amministrata da un libero parlamento sotto la supervisione di un re “Abduhlla II”, figlio del compianto Hussein di Giordania e marito della bellissima e occidentale regina Ranya. Quest’ultima, in particolare – ci conferma Nizar - si rende protagonista delle maggiori lotte per l’apertura del paese a leggi a favore delle donne. La Giordania, infatti, così come accade nel “mondo arabo-islamico”, vive di “leggi coraniche” che consentono il proliferarsi di una cultura prettamente maschilista.

Dopo qualche giorno, cambiando autista e guida Sabah, inizia il lungo viaggio che porterà noi quattro a conoscere l’intero paese attraversando città, montagne, deserti e qualche giorno di relax sul “Mar Morto”. Prime tappe Jerash, Kharana, “Castello di Karak”, “Monte Nebo”. Su quest'ultimo, la documentata permanenza di Mosè al quale fu indicata la sottostante valle del fiume Giordano quale terra promessa del popolo ebraico in fuga dall’Egitto e dove Mose fu seppellito. Un sito così importante per la storia che è stato visitato anche da Papa Giovanni Paolo II.

La Fortezza di Karak (anche detta Kerak), lungo la via dei Re, in Giordania, è uno dei più importanti esempi del genio militare dei crociati. La storia del castello di Kerak è giunta ai giorni nostri attraverso il famoso film “Le crociate”. Un castello immenso che è stato oggetto di atroci battaglie tra cristiani e musulmani per la conquista della strada che idealmente le crociate percorrevano per liberare Gerusalemme. Adiacente all’ingresso, “il ristorante del castello” in cui vale la pena fare una sosta per gustare lo squisito “agnello cotto nello yogurt", un elemento, quest’ultimo, sempre presente nella dieta beduina.

“Petra” il sito millenario dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. “Petra” da “Roccia” – ultra celebrata nel film “Indiana Jones e l’ultima crociata” con Harrison Ford - è ospitata nel paesino di “Wadi Musa” che oramai pullula di hotel tra cui scegliamo, per due notti, uno in stile villaggio turistico arroccato nella valle. L’intero sito archeologico – percorribile anche in una intera sola giornata (20 chilometri a piedi) sotto un sole che porta la temperatura a quasi 50° - fu scoperto per puro caso nel 1812. Da allora, per i 2 milioni di turisti annui, il governo poco ha fatto per rendere “Petra” più vivibile se non “sistemare” in un apposito e civile villaggio il popolo “Bidul” - più zingari che beduini – che sopravvivono in questi luoghi. Ora si trovano che gestiscono le infinite bancarelle e i bambini venditori di souvenir nonché i trasporti del sito: asini, muli, cavalli, cammelli e carrozze per turisti. “Il tesoro” vero gioiello architettonico, si raggiunge attraverso una gola e uno splendido canyon di 2 Km che è bene iniziare a percorrere alle 7 del mattino per attutire gli impietosi e onnipresenti raggi infuocati del sole da cui ci si difende solo indossando obbligatoriamente un cappello e bevendo moltissima acqua. Unica ristorazione, dopo aver percorso l'impegnativa strada del ritorno, un tuffo in piscina che allevia le fatiche prima dell’arrivo della fredda serata desertica.

E quello che appare alla fine del canyon è un monumento eretto dai “Nabatei” quale “tomba per il re di turno”. Il popolo dei Nabatei, infatti, essendo cultore della vita dopo la morte, riteneva questa vita un solo breve passaggio e lo dimostrava costruendo migliaia di tombe, anche monumentali, ma vivendo nelle tende beduine. “Il tesoro”, così chiamato perché si riteneva contenente un prezioso tesoro nascosto dai costruttori, è mastodontico, ma con gli interni e sottosuolo chiuso al pubblico. Si trova sul fronte di un’ampia gola che è il punto di partenza del cammino che attraversa la valle dei Nabatei in cui si trovano sia eccezionali tombe che semplici caverne scavate nella coloratissima roccia.

A 400 chilometri da Amman, il “deserto rosso di Wadi Rum” ci accoglie in tutto il suo fulgore. Lo percorriamo per l’intera giornata a bordo di un 4x4 che ci consente velocità, comodità e sicurezza. Esteso fino ai territori dell’Arabia Saudita, ospita sulle proprie dune di sabbia finissima di colore rosso acceso, cammelli selvaggi che poi i beduini addestrano con vera maestria. Un deserto circondato da massicci altissimi su cui i popoli primitivi hanno lasciato segni tangibili. Attualmente, solo i citati beduini con le loro greggi riescono a vivere queste lande assolate e desolate. E, proprio una di queste famiglie ci ospita offrendoci la classica bevanda di benvenuto il “the alla menta”. Per queste genti, l’ospitalità è veramente sacra fino al punto di condividere il loro spazio in tenda con chiunque si mostri amico. Oramai, però, sempre più beduini - che in Giordania rappresentano una buona fetta di popolazione - abbandonano i deserti per le più attraenti periferie cittadine in cui montano le loro attrezzate tende e recinti per gli animali.

E dopo aver percorso qualche migliaio di chilometri, ecco l’atteso relax sulle rive del “Mar Morto”. In sostanza, il Mar Morto è un gigantesco lago con una depressione di 416 metri sotto il livello del mare e rappresenta il punto abitato dall’uomo più profondo della terra. Le sue acque sono salatissime e non permettono lo sviluppo di nessuna forma vivente. L’acqua è così pesante che si galleggia impedendo di immergersi e addirittura nuotare. Inoltre, è anche un famosissimo sito di cure terapiche dedicate alla pelle per l’accertata efficacia dei suoi fanghi. Occasione che cogliamo al volo, avendo il nostro meraviglioso hotel una spiaggia privata su cui si svolgono attività terapeutiche; quindi, dopo aver provato l’ebbrezza di galleggiare ci tuffiamo nel fango sperando nei benefici effetti curativi.
(Giorgio Esposito)


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