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Viaggi e turismo - Cisgiordania o Palestina
Una regione in eterno conflitto con la storia. Reportage... oltre il muro

ROMA (Italy) - La vita oltre il "muro" che divide Israele dagli insediamenti palestinesi. Un reportage nei luoghi culla della cristianità in cui, però, si gioca una eterna partita a scacchi utilizzando non pedine ma tunnel, armi e missili.

Per Cisgiordania, si intende la regione occidentale della Giordania occupata dagli israeliani nel terzo conflitto arabo-israeliano del giugno 1967. A seguito degli esiti della Prima guerra arabo-israeliana (1948-1949), la Cisgiordania venne occupata dalle truppe transgiordane per poi perderla nel 1967; la successiva occupazione israeliana modificò lo status di Gerusalemme, dichiarata nel 1980 capitale eterna dello stato di Israele.


Nel resto del territorio, ribattezzato “Giudea e Samaria”, gli israeliani attuarono una massiccia campagna di colonizzazione demografica ebraica. L'opposizione araba all'occupazione israeliana si concretizzò prima in un vasto appoggio all'OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e poi, dal 1987, in una generale sollevazione popolare nota con il termine arabo di "intifada" (rivolta).

Con l'auto-proclamazione dello stato di Palestina nel 1988, la Giordania rinunciò a ogni diritto sulla regione. In seguito agli accordi israelo-palestinesi del 1993-1995 i centri principali della Cisgiordania passarono sotto il controllo di un'amministrazione autonoma palestinese. Nel 1996 si tennero le elezioni per un consiglio dell'Autorità palestinese che avrebbe dovuto costituire il nucleo di un futuro stato indipendente, possibilità che venne messa in seria difficoltà dagli scontri sanguinari tra israeliani e palestinesi verificatisi a partire dagli ultimi mesi del 2000.

Con riguardo alla Cisgiordania - West Bank e striscia di Gaza, si rammenta che esse sono sottoposte a diversi regimi giuridici. Vi sono aree (circa il 20% della Cisgiordania ed il 60% della Striscia di Gaza) sottoposte a controllo amministrativo e di sicurezza dell'Autorità Palestinese; zone (un altro 20% della Cisgiordania) in cui vige l'amministrazione palestinese, ma il controllo militare è israeliano; sulla rimanente parte del territorio (60% della Cisgiordania e 40 % della Striscia di Gaza) vige il regime di controllo assoluto israeliano.

La frontiera della West Bank che ci apprestiamo a valicare è di quelle “toste” e ce ne accorgiamo dal momento in cui – ancora in territorio israeliano - veniamo “sbarcati” da un’auto targata “Stella di David” ad una “Palestinese” che ci accompagnerà “oltre il muro”. Gli israeliani lo chiamano “barriera di sicurezza”. I palestinesi lo chiamano “muro della vergogna”. Il risultato è lo stesso: una barriera alta otto metri di cemento armato, rete elettrificata, trincee, filo spinato e sensori che rilevano i movimenti dei corpi umani. Intervallato da torrette di guardia ogni centinaio di metri, attualmente rappresenta un deterrente per i tantissimi “arabi” pronti ad immolare le loro vite in nome di una eterna guerra ideologica. Ora si parla di costruirlo anche per migliaia di chilometri lungo tutte le frontiere israeliane arrivando ad un completo isolamento e protezione quasi totale.

Ci sentiamo quasi visitatori dell’allora città di Berlino che divideva le sorti planetarie in pieno regime di “guerra fredda”. Il militare ebreo al ceck-point d’ingresso, squadra noi e i passaporti su cui nota una marea di visti di tantissime aree del mondo e ci chiede ragione della nostra visita in questa terra che lui definisce “nemica”. Non soddisfatto delle risposte, perquisisce l’auto palestinese senza trovare nulla e – forse – con enorme dispiacere, ci rilascia l’autorizzazione. "Una dura procedura – ci confermerà la guida oltre muro – a cui sono soggetti tutti ma soprattutto i palestinesi in transito e autorizzati a varcare il confine con foglio di lavoro speciale e che si mettono in fila già dalle 4 di ogni mattina sperando di sbrigarsi in tempo per raggiungere i luoghi di lavoro".

Le tappe si susseguono tra le città di Hebron, Bethlehem, Jericho e Ramallah in deserti assolati e abitati solo dai classici beduini che hanno scelto o si sono ritrovati a vivere sotto la bandiera palestinese anziché giordana. Questi paesi, infatti, sono il rimasuglio di una spartizione politica che ha “diviso oggettivamente” padri, figli, parenti, amici ed affetti più cari e che ora si devono prostrare per ottenere un visto giornaliero richiesto per lavoro o visita a un parente morente. Difficile da immaginare ma è proprio così. La ns. guida personale, ad esempio, ci racconta di aver subito qualche giorno di carcere solo per aver “alluso alla verità” ad alcuni turisti che hanno poi riportato “lo spontaneo ed innocente racconto” alle guide israeliane oltre il muro.

Ma forse il sito più “esplosivo” resta la città santa che ha visto la nascita del Cristo. Un’ambiguissima confraternita – sempre, però, in lotta tra loro - composta da religiosi armeni e cattolici che gestiscono la basilica della natività con l’accluso santo luogo. E la guida ci conferma che le lotte intestine che si raccontano oltre muro sono reali e cita anche occasioni in cui le due fazioni religiose sone venute alle mani. E, in questo insano equilibrio, capitiamo anche noi interessati a visitare (in modo esclusivo) la grotta in cui i vangeli dicono sia nato il figlio di Dio. L’accordo, infatti, proibisce tassativamente visite durante le celebrazioni armene ma siamo convinti che tante buone ragioni (le forti raccomandazioni funzionano in ogni luogo) ci abbiano aperto le porte su questo sito venerato da una buona fetta di credenti del globo. E ce ne compiaciamo subito attraverso l'evidenza di essere i soli mentre fuori c’è una fila immensa.

La vita in questi luoghi, scorre quasi come quella raccontata da Carlo Levi in “Cristo si è fermato ad Eboli”: una Lucania – retrograda e campagnola - che sopravviveva agli eventi nazionali e internazionali (l’Italia viveva il ventennio fascista e si preparava alla seconda guerra mondiale ndr) così come queste genti aspettano che qualcuno decida per loro – in un palazzo del potere del globo - il miglior o peggior destino. Rivarcando il confine a ritroso ci resta da fare una sola riflessione ad alta voce: per ora, il pasto che si consuma giornalmente oltre questa insormontabile “barriera ideologica” comprende di sicuro poco pane e… moltissima rassegnazione. (Giorgio Esposito)


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)