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De Blasio: la grande mela è marcia e i ricchi di Manhattan tremano
I programmi del nuovo sindaco lo dipingono come un moderno Robin Hood

NEW YORK (Usa) – Vittoria schiacciante del 52enne democratico italoamericano Bill De Blasio ai danni del rivale repubblicano Joe Lhota per la poltrona di sindaco di New York. E intanto Wall Street trema: la “Grande Mela” si dipinge di “rosso”.

Come da pronostico nei sondaggi, Bill De Blasio è divenuto il nuovo sindaco di New York succedendo ai tre mandati successivi del repubblicano Michael Bloomberg. L'ondata vincente è arrivata soprattutto dalla voglia di cambiamento dei cittadini della Grande Mela, ma anche dall'irritazione verso il partito repubblicano. De Blasio ha conquistato il cuore di tutti, conducendo una crociata per abbattere il divario tra ricchi e poveri tanto da meritarsi l'appellativo di “Robin Hood d'America”. Il primo cittadino ha avuto il sostegno di ebrei, liberali, omosessuali, afroamericani, italoamericani e ha conquistato perfino gli ispanici con la sua eccellente conoscenza dello spagnolo.


La Grande Mela è “marcia”. De Blasio fa il punto della situazione: “New York conta 400 mila super-ricchi mentre quasi il la metà della popolazione, il 46% per la precisione, vive in condizioni di povertà o alle soglie dell'indecenza. Una città per restare tale, deve avere cittadini che condividono qualcosa: se le differenze economiche sono troppo importanti, i cittadini della stessa città non condividono più nulla, diventano membri di gruppi differenti che hanno interessi e valori opposti. Una situazione del genere non produce nulla di buono né per i ricchi, né per i poveri. Sono qui per raddrizzare le disuguaglianze”. Si stima che ben 50.000 newyorkesi non hanno una casa e il 20% degli abitanti più poveri porta a casa 8,993 dollari all'anno. La questione della disuguaglianza economica sta diventando un tema centrale per la politica americana e il modo irruente con cui è intervenuto il candidato democratico fa rabbrividire banchieri e finanzieri di Manhattan considerando anche le sue note simpatie “marxiste”. Wall Street ha trovato un'autentica “Bestia Nera” e come se non bastasse il primo cittadino ha dichiarato di voler eliminare gli incentivi concessi dal suo precedessore per convincere banche e società d'investimento a restare a New York anziché emigrare in altre piazze finanziarie. Anche nel campo della scuola pubblica De Blasio alza la voce: “Se lo sviluppo economico viene dal sapere, dare un accesso più egualitario al sapere significa aumentare le pari opportunità di riuscita economica e compensare le disuguaglianze che si vengono a creare a causa di percorsi scolastici assai diversi tra ricchi e poveri. Niente tagli alla scuola pubblica e doposcuola gratuito. Scuola materna per tutti evitando una differenza che parte sin dall'infanzia”.

De Blasio vive a Park Slope, Brooklyn, con la moglie Chirlane McGray - donna afroamericana e militante, che non fa mistero dei suoi trascorsi omosessuali - e i due figli, Chiara e Dante. Entrambi, novità assoluta per un candidato sindaco, frequentano la scuola pubblica. Nato Warren Wilhelm, il politico ancor prima di compiere 20 anni decise di prendere il cognome della madre, una donna italoamericana i cui parenti erano immigrati per metà dalla Campania e metà dalla Basilicata. La scelta fu fatta per dimenticare un'adolescenza difficile: il padre era violento, alcolista e morì suicida.

È festa, quindi, sia per i democratici sia per il paese di Sant'Agata. “Onorati e orgogliosi del risultato. Non dovrei dirlo ma ci si sta organizzando per portare una delegazione a New York per la cerimonia d'insediamento” ha affermato enfaticamente il sindaco del paesino beneventano da cui proviene il nonno materno. (Francesco Schena - 6 novembre 2013 ore 12.00)


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New York, l’italo americano Bill de Blasio nuovo sindaco della “big apple”
Liberalismo energico, populismo democratico e radicale caratterizzano il suo programma politico

NEW YORK (Usa) – La capitale economica degli Stati Uniti d’America ha portorito la sua decisione eleggendo il quarto italo americano nella carica di sindaco. Da questa mattina 5 novembre 2013, i newyorkesi hanno scelto a rappresentarli il 52enne democratico Bill de Blasio che ha ottenuto una schiacciante vittoria sul rivale repubblicano Joe Lhota.

L'italo americano era in testa con il 65% delle preferenze contro appena il 24% del repubblicano avversario nella corsa per il sindaco di New York. E' quanto emerge da un ultimo sondaggio condotto da Wall Street Journal, secondo il quale il 64% degli interpellati ritiene che chiunque sarà il nuovo sindaco dovrà spingere la città in una direzione diversa rispetto all'amministrazione uscente, mentre il 31% ritiene necessario portare avanti le politiche dell'attuale sindaco Michael Bloomberg.


New York è una città liberale e progressista, ma negli ultimi decenni non ha mai votato un sindaco dichiaratamente liberale. I sindaci precedenti, Michael Bloomberg e Rudy Giuliani, erano repubblicani, mentre i democratici David Dinkins, Ed Koch e Abe Beame hanno conservato sempre un’attitudine moderata. Primo cittadino liberale fu John Lindsay, che governò la città dal 1966 al 1973 ma che apparteneva al partito repubblicano. L’America ha quindi dovuto aspettare l’anno 2013, perché emergesse un politico che non avesse paura di professare un pensiero e un progetto politico tutto rivolto alla difesa dei più deboli e alla riduzione delle differenza sociali ed economiche. Questo aspirante rivoluzionario si chiama Bill de Biase e i suoi obiettivi in primis includono la tassazione su coloro che guadagnano più di 500 mila dollari, la costruzione di 200.000 nuovi appartamenti di edilizia popolare e la riformazione di tutti quei programmi della polizia di New York che hanno preso di mira neri e ispanici.

“Il racconto di due città”. Questa la definizione che attribuisce de Blasio alla New York di oggi, una metropoli rampante e benigna nei confronti dei più ricchi e così difficile da vivere per i più poveri, dove il 46 % dei newyorchesi vive vicino o sotto il livello di povertà, 50 mila non possiedono una casa, il 20% di abitanti più poveri porta a casa 8.993 dollari all’anno, mentre il 5% più ricco guadagna 436.931dollari. E per valorizzare ancora di più l’importanza del suo piano politico, il democratico non tralascia riferimenti alla sua vita privata, definendola “modesta e normale”: una moglie (la scrittrice afro americana ed ex femminista radicale Chirlane McCray), due figli e una casa come tante altre a Park Slope. La famiglia multirazziale, che si è dedicata moltissimo alla campagna elettorale, ha aiutato ulteriormente de Blasio, in una città che è per il 33,3 per cento bianca, ispanica per il 28,6, nera per il 25,5 e asiatica per il 12,7.

Secondo l’opinione di alcuni politologi, l’avventura politica dell’italo americano non è altro che “populismo urbano”: un misto di rooseveltismo, retorica anti ricchi, nuovi equilibri razziali (che ricordano tantissimo il difensore dei diritti dei negri, Martin Luter King). Joe Lhota, lo sfidante repubblicano, un politico che in campagna ha parlato soltanto di tagliare le tasse, ha detto che sotto il governo di de Blasio New York potrebbe essere molto insicura. In realtà de Blasio è un personaggio molto pragmatico, con un passato di esperienze alle spalle: avendo come padrino proprio il “centrista” Bill Clinton, egli si è schierato a favore dei grandi costruttori e contro le richieste dei gruppi civici (per esempio con l’Atlantic Yard, l’enorme centro residenziale e commerciale in costruzione a Prospect Heights). “Sono qui per raddrizzare le ineguaglianze”, ha continuamente ripetuto in questi mesi il candidato democratico. E questo gli ha fatto guadagnare l’appellativo di Che de Blasio da parte dei giornali conservatori.

Nato a Manhattan nel 1961 e cresciuto in Massachusetts, il candidato democratico alla poltrona di sindaco, Bill De Blasio, proviene da una famiglia di Sant'Agata de Goti, in provincia di Benevento, emigrata in America agli inizi degli anni Venti. In caso di vittoria, sarebbe il quarto italoamericano a diventare primo cittadino di New York dopo Fiorello La Guardia, Vincent Impellitteri e Rudolph Giuliani. Registrato all'anagrafe come Warren Wilhelm Jr., De Blasio decide di cambiare il suo nome prendendo quello della madre, dopo che il padre, malato di un cancro incurabile, si suicida nel 1979. Dai suoi primi passi come rappresentante del consiglio scolastico in Comune, Bill trascorre la sua intera vita per lottare a sostegno dei diritti civili di tutti i cittadini facendosi paladino della classe media e operaia. Dopo il college alla New York University, frequenta un master in Affari internazionali alla Columbia. La sua carriera nel servizio pubblico inizia con un posto nello staff del primo sindaco afroamericano di New York, David Dinkins. Nel 2000 segue la campagna per l'elezione in Senato di Hillary Clinton, e l'anno dopo viene eletto al Consiglio comunale. Nel 2010 diventa difensore civico della Grande Mela. Il suo obiettivo è quello di abbattere le distanze, che si sono allargate nell'era Bloomberg, tra la New York dei ricchi e quella dei poveri. De Blasio vive a Park Slope, Brooklyn, con la moglie Chirlane McGray e i due figli, Chiara e Dante. Entrambi, novità assoluta per un candidato sindaco, frequentano la scuola pubblica. Della sua famiglia mista e anticonvenzionale, il candidato democratico ha sempre fatto la sua forza. (Giulia Perez - 6 novembre 2013 ore 07.00)


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