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La protesta anti sovietica arriva sul palco del concerto di Amnesty International a New York
Le Pussy Riot a New York per discutere delle violazioni dei diritti umani in Russia
La parola d'ordine è boicottare i Giochi olimpici di Sochi organizzati dallo zar Putin

ROMA (Italy) - Si e' tenuto ieri al Barclays Center di Brooklyn il grande concerto in difesa dei diritti umani organizzato da Amnesty International. L'evento, presentato dall'attrice Susan Sarandon, ha visto salire sul palco Madonna, Blondie, Bob Geldof e le due componenti delle Pussy Riot Nadezhda Tolonnikova e Maria Alyokhina, scarcerate lo scorso dicembre dopo due anni di detenzione.

L'icona pop Madonna, da sempre sostenitrice delle Pussy Riot, ne ha preceduto l'arrivo esaltandone il coraggio e la mancanza di paura. ''E' tempo per il resto del mondo di essere coraggioso come loro. Bisogna sfidare tutte quelle persone, come il presidente Vladimir Putin, che non rispettano i diritti umani e continuano a commettere atti discriminatori e ingiustizie'', ha detto. La parola d'ordine è boicottare i Giochi olimpici di Sochi organizzati dallo zar Putin.


Le due Pussy Riot, arrestate dopo aver messo in scena una protesta anti Putin nella cattedrale di Mosca, hanno sfidato nuovamente il presidente russo, gridando a gran voce ''La Russia deve essere libera''. Il loro discorso giunge proprio alla vigilia dei Giochi Olimpici di Sochi, inasprendo ulteriormente i rapporti della Federazione con gli Stati Uniti, rapporti gia' poco stabili a causa delle discordanti proposte sulla sicuerzza delle Olimpiadi. Le Pussy Riot a New York per discutere delle violazioni dei diritti umani in Russia, a pochi giorni dall'inizio delle Olimpiadi invernali a Sochi. Ieri, Nadezhda "Nadya" Tolokonnikova, 24 anni, e Maria Alekhina, 25 anni, si sono presentate nella sede di Amnesty International, a Manhattan, direttamente dall'aeroporto internazionale Jfk, per una conferenza stampa, la loro prima apparizione pubblica negli Stati Uniti dall'uscita di prigione, avvenuta a dicembre dopo quasi due anni. Stasera, invece, il grande evento: parleranno al concerto organizzato da Amnesty, a Brooklyn, per la campagna "Bringing Human Rights Home" in difesa dei diritti umani, a cui parteciperanno Madonna e altre star.

"Grazie per il sostegno che ci avete dato negli ultimi due anni - ha dichiarato Tolokonnikova - senza le lettere che ci avete mandato sarebbe stato davvero difficile vivere. Per noi, si tratta di uno splendido esempio di come la società civile di tutto il mondo possa unirsi". A tre giorni dalla cerimonia d'inaugurazione di venerdì, ieri le attiviste russe hanno parlato delle accuse di corruzione per la preparazione dei Giochi e hanno raccontato di come le persone finiscano in carcere, in Russia, per le loro idee, per la razza, il genere o l'orientamento sessuale. "Quello che è successo a noi non è risaltato allo stesso modo in altri casi in Russia. Fa parte di un'ampia repressione delle libertà, che sta avvenendo in Russia proprio ora" ha aggiunto Tolokonnikova. Le due ragazze, finite in carcere con una terza attivista, parteciparono a una protesta contro Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, nel febbraio 2012.

Alekhina ha invece invitato gli americani a guardare oltre la grandezza dei progetti e degli impianti per le Olimpiadi. "Sono oggetti estranei in Russia, l'unica cosa che li unisce alla Russia sono i soldi dei contribuenti, rubati e usati per costruirli". Maria Alekhina ha poi invitato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad aumentare la pressione sulla Russia in merito alle violazioni dei diritti umani. Finora, la risposta internazionale alla richiesta di boicottare i Giochi, viste le leggi antigay volute dal presidente Vladimir Putin, è stata solo simbolica: Obama ha incluso tre atleti apertamente omosessuali nella delegazione ufficiale degli Stati Uniti, mentre il ministro della Salute norvegese, Bent Hoie, ha reso noto che porterà con sé alla cerimonia di apertura il marito.

Ora che le componenti della band sono diventate delle icone nella lotta contro le violazioni dei diritti in Russia, le due attiviste hanno detto di voler agire anche per i diritti dei detenuti negli Stati Uniti. Tolokonnikova e Alekhina hanno dichiarato di avere in programma la visita ad alcune prigioni e di voler incontrare le associazioni americane per avere informazioni sulla detenzione in isolamento negli Stati Uniti. "Hanno trovato molto sostegno negli Stati Uniti, soprattutto dalla comunità della diaspora russa di Brooklyn, che aveva chiesto a gran voce il loro rilascio", ha detto Samir Goswani, dirigente di Amnesty. (Redazione - 7 febbraio 2014 ore 10.00)


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Russia, liberate le due componenti del gruppo punk femminista “Pussy riot”
La decisione in base all’amnistia votata dalla Duma che in molti definiscono "pubblicità pro Putin"

MOSCA (Russia) – Sono state liberate in Russia Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova le due componenti del gruppo punk femminista "Pussy riot", in carcere dal 2012 per aver cantato, una canzone anti-Putin nella cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca.

Le due ragazze, condannate a 2 anni di reclusione con l'accusa di teppismo, sono state rilasciate grazie all'amnistia votata dalla Duma, la Camera bassa di Mosca, in occasione del 20esimo anniversario della Costituzione della Federazione Russa (una amnistia farsa e pubblicitaria per il padre-padrone russo Putin, ha affermato Maria). L'Alekhina e la Tolokonnikova sarebbero dovute uscire dal carcere a marzo 2014 mentre una terza componente del gruppo, Yekaterina Samutsevich (rimasta sempre un po' più ai margini della vicenda) era già in libertà vigilata.


Nel giro di poche, sono state liberate in Russia Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova le due componenti del gruppo punk femminista "Pussy riot", in carcere dal 2012 per aver cantato, una canzone anti-Putin nella cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. "La Russia è costruita sul modello di una colonia penale ecco perchè oggi è importante cambiare il sistema penale, per cambiare il Paese". Sono state queste la prime parole fuori dalla colonia penale in cui scontava la pena della Tolokonnikova facendo eco alla sua compagna che ha definito la loro scarcerazione un'"operazione di pubbliche relazioni" del Cremlino.

La scadenza naturale della pena era prevista per il prossimo marzo, ma l'amnistia approvata la settimana scorsa dalla Duma ha offerto loro, inaspettatamente, la possibilità di uscire con qualche mese di anticipo. Ieri sera all'emittente televisiva indipendente russa 'Dozhd' un'amica di Alyokhina, Taisa Poliakova, aveva riferito l'intenzione di Maria di non usufruire dell'amnistia e di restare in carcere, temendo per la sorte delle altre detenute. Secondo quanto le ha raccontato la stessa Alyokhina in un recente colloquio, alcune sue compagne sono state minacciate più volte dall'amministrazione del penitenziario solo perché parlavano con lei. Maria è sicura che ora, dopo il suo rilascio, la situazione di quelle recluse peggiorerà. Per questo l'attivista si è detta pronta a chiedere il sostegno della Commissione di Vigilanza Pubblica affinché monitori le condizioni delle amiche rimaste in carcere. (Nella foto, una manifestante di "Femen" inveisce contro "lo Zar Putin" reo di aver fatto condannare le tre ragazze).

La ragazza denuncia come una "farsa" l'amnistia lanciata dal presidente Vladimir Putin per i 20 anni della Costituzione russa e approvata la scorsa settimana dalla Duma. "Se fosse possibile rifiutare l'amnistia, l'avrei fatto personalmente" - ha affermato Aliokhina in un'intervista alla tv russa d'opposizione Dozhd all'uscita dal carcere - perché non credo sia un atto umanitario, ma una trovata pubblicitaria". Maria Aliokhna incontrerà a breve un gruppo di difensori dei diritti umani a Nizhni Novgorod. Lo ha riferito l'avvocato della donna, Piotr Zaikin, secondo il quale l'appuntamento è nell'ufficio del Comitato contro le Torture. Ancora non è chiaro se Maria vedrà pure la stampa. Il legale non ha commentato il possibile progetto della propria assistita di tornare a Mosca. (Giulia Perez - 23 dicembre 2013 ore 13.00)

Torture - Si rammenterà che una partecipante del gruppo punk “Pussy Riot” Marina Alehina chiese al tribunale di concederle il tempo per dormire, mangiare e prepararsi al processo. Le sedute di interrogatorio, infatti, duravano 11 ore e le imputate venivano portate in carcere troppo tardi. “Non danno loro da mangiare, non le fanno dormire. Sono torture” dichiarò in quella sede l’avvocato Violetta Volkova. Tuttavia, il giudice Marina Syrova, non approvò la richiesta, dichiarando che “i certificati medici del carcere dicevano che le imputate erano in grado di partecipare al processo”. Dopo queste accuse esplicite, l’avvocato della difesa richiese la ricusazione del giudice che rimase, invece, al suo posto fino alla "vile condanna" delle ragazze.


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I diritti umani in Russia secondo lo zar Putin
La Pussy Riot Nadia trasferita in Siberia per la sua denuncia degli abusi in carcere

MOSCA (Russia) - Dopo quasi due settimane di totale silenzio, le autorità russe hanno finalmente fatto sapere la nuova destinazione di Nadezhda Tolonnikova. La Pussy Riot condannata a due anni per blasfemia, è in corso di trasferimento in un campo di lavoro in Siberia, nella regione di Kranoiarsk. Ma la vera ragione dell'isolamento è la lettera di denuncia degli abusi nel penitenziario della Mordova denunciati il 23 settembre scorso.

Da giorni, in realtà, si parlava della Siberia come meta del nuovo istituto di pena, ma nessuno aveva certezza del luogo esatto. Tolokonnikova, condannata a due anni per blasfemia e punita per aver denunciato gli abusi subiti in un carcere della Mordova, sarebbe in arrivo nella cittadina di Nizhny Ingash, a circa 300 km dal capoluogo della regione, e a quattro ore di fuso orario da Mosca, lungo la famosa ferrovia transiberiana.


"Mi hanno detto che sta bene e che è ancora in viaggio, diretta a uno dei penitenziari dove continuerà a scontare la propria pena"
, ha detto Vladimir Lukin, commissario russo per i diritti umani. La donna è accompagnata da un medico ed è in condizioni di salute soddisfacenti. A quanto si apprende ha ricominciato anche a mangiare.
È sempre Lukin a spiegare che secondo la legge russa la detenuta non può avere alcun contatto con parenti e avvocati - che non possono sapere nemmeno dove si trovi - fino a quando non giunga a destinazione. Una norma che agli oppositori di Putin appare ingiustificata se applicata ad una detenuta del calibro di Nadya Tolokonikovad, che non è certo una terrorista. La Pussy Riot si trova in isolamento, giustificato dalle autorità penitenziarie con le solite "ragioni di sicurezza". La donna viaggia, infatti, in uno scompartimento separato ed è tenuta in una cella separata tra una tappa e l'altra, spiega ancora Lukin.

Ma la vera ragione dell'isolamento è la lettera di denuncia degli abusi nel penitenziario della Mordova denunciati da Tolokonnikova il 23 settembre scorso. "La mia sezione di lavoro sul cucito - scrive Tolokonnikova - sgobba per 16-17 ore al giorno. Dalle 7.30 fino a mezzanotte. Nella migliore delle ipotesi dormiamo 4 ore a notte. Abbiamo un giorno libero ogni mese e mezzo e lavoriamo quasi tutte le domeniche". E quando la Tolokonnikova ha protestato, chiedendo di ridurre le ore di lavoro quotidiano a 8, sono arrivate le minacce e il successivo trasferimento in un gulag siberiano. (Redazione - 5 novembre 2013 ore 20.00)


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Russia contro la libertà di parola e di pensiero
Lo Zar Putin decide della vita e della morte dei suoi sudditi
Le tre ragazze musiciste dissidenti deportate in Siberia

MOSCA (Russia) - Il presidente della Federazione Russa Putin si scaglia contro le fonti del dissenso: le cantanti del gruppo Pussy Riot sono state deportate in Siberia, mentre la star mondiale Madonna verrà sanzionata con una multa di oltre 8 milioni di euro per le sue frasi contro l'omofobia.

Vladimir Putin dichiara guerra totale alle manifestazioni contrarie al suo regime e colpisce duramente chi ha espresso il suo dissenso attraverso la musica. Due componenti delle Pussy Riot, autrici di una violenta protesta all’interno della cattedrale del Salvatore di Mosca, sono state deportate in carceri siberiane dalla capitale, dove sconteranno i due anni di detenzione a cui sono state condannate. La difesa aveva richiesto che la pena venisse scontata in strutture vicine alla capitale, visto che le due imputate hanno figli piccoli, ma la sentenza è stata durissima: le due dissidenti saranno rinchiuse una nella zona della Mordovia e una in un carcere di Perm, in Siberia.


Il tribunale di San Pietroburgo ha invece citato a giudizio la popstar americana Madonna, accusandola di propaganda a favore dei gay nel corso del concerto tenuto ad agosto. La cantante è stata condannata a pagare una multa di 333 milioni di rubli, pari a oltre 8,2 milioni di euro. L’accusa sarebbe infatti stata aggravata dalla presenza di minorenni al concerto: la legge russa sanziona ancora più gravemente la propaganda pro-omosessuali in questo caso. Gli oppositori di Putin dal canto loro parlano di due sentenze politiche, volte ad eliminare il dissenso più che a tutelare la moralità pubblica.

L’attivista anti Putin Maria Alekhina è stata posta in cella di isolamento nel carcere dove è attualmente reclusa nella Russia siberiana. La ventiquattrenne, condannata a due anni di reclusione a causa di un raid anti-Putin condotto insieme alle altre due colleghe del gruppo Punk “Pussy Riot”, nel bel mezzo di una celebrazione religiosa nella cattedrale di Cristo Salvatore lo scorso Agosto a Mosca, avrebbe richiesto volontariamente il trasferimento in camera d’isolamento, secondo i comunicati ufficiali della Polizia Penitenziaria addetta alla sua custodia, a causa delle cattive relazioni intessute con le sue attuali compagne di cella. Queste ultime l’avrebbero più volte minacciata di violenza dopo lunghi e infiammati diverbi legati a questioni religiose.

A denunciare le sue pessime condizioni di reclusione sarebbe stata la stessa Alekhina in contatto telefonico con la famiglia. Maria Alekhina, insieme alle sue compagne Yekaterina Samutsevich e Nadia Tolokonnikova, si erano scagliate lo scorso Agosto contro il Governo di Vladimir Putin, ricavandone una condanna a due anni di reclusione. Una condanna che aveva già destato l’indignazione della comunità internazionale per il suo astratto movente di “teppismo motivato da odio religioso”. A ciò si è aggiunta il loro trasferimento in carceri nell’entroterra russo: la stessa Alekhina, infatti, madre da pochi anni (come la collega del gruppo Nadia Tolokonnikova), avrebbe preferito scontare la reclusione in una struttura penitenziaria moscovita ma è invece stata spedita da due settimane in un penitenziario ai Piedi degli Uralia, a Perm. Non appena diffusa, la notizia ha messo in fibrillazione il mondo della rete che sta facendo rimbalzare da ore la vicenda e raccogliendo solidarietà nei confronti della militante “anti-Putin”. (Redazionale di Giorgio Esposito - Brindisi 24 novembre 2012 ore 15.00)


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