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Il futuro del Sudafrica
Mandela, dopo la morte del mito, ora il Sudafrica ha bisogno di nuovi leader

JOHANNESBURG (Sudafrica) – Dopo la notizia della morte di Nelson Mandela, “Madiba”, il Sudafrica ha decretato l’addio al suo mito più grande. Del suo esempio, delle idee, del sogno che ha voluto condividere con i sudafricani, il Paese avrà ancora bisogno. In realtà, non si tratta del primo saluto. Nel 1999 ci furono quelli da presidente, successivamente quelli da figura ispiratrice per tutti i cittadini quando si ritirò dalla vita politica e ancora una serie di prematuri addii per i bollettini medici che mettevano in apprensione.

E ora la domanda più frequente. Ora cosa succederà al “nuovo” Sudafrica, senza quel collante ideale che ha rappresentato la figura dell’anziano leader? Se lo chiede sul “New York Times “ il sudafricano Zakes Mda, professore di scrittura creativa in Ohio e figlio di Ashby Peter Mda, uno dei leader che con Nelson Mandela fondò la Lega giovanile dell'African National Congress.


Ripercorrendo i ricordi del giovane Mandela, che soleva discutere di uguaglianza con il padre al tavolo di cucina, Zakes afferma che esiste già da tempo nel Paese un movimento che tende a incolpare l’ex presidente, perché avrebbe “venduto la lotta di liberazione agli interessi dei bianchi”, e tutta la politica della riconciliazione non sarebbe stata altro che una farsa. Questo non è assolutamente vero, ma è una notizia considerata preoccupante. Il Paese si è riunito già ieri sera fuori dalla casa di Mandela a Houghton, per piangere il padre fondatore della “nazione arcobaleno”, l’eroe della lotta contro l’apartheid, nonché primo presidente nero. Ma questo non basta. Il Sudafrica è da sempre un paese politicamente fragile e percorso dalla corruzione. La maggior parte del popolo adora ancora Mandela, mentre c’è purtroppo un movimento che va crescendo soprattutto nelle università e che critica l’ex presidente.

"Con la corruzione che dilaga e il fatto che concretamente le cose sono ben poco cambiate per la maggioranza dei neri, l'euforia dei primi anni è stata sostituita dalla delusione" ha dichiarato il professore Zakes. Questo perché dal punto di vista economico non molti cambiamenti ci sono stati: la fine dell’apartheid e delle sanzioni ha riportato la prosperità ma la divisione della ricchezza resta ancora oggi a favore dell’èlite dei bianchi e della corrispondente èlite dei neri che ne dipende. Inoltre, il dominio politico è nelle mani dei nuovi miliardari tra cui ricordiamo l’attuale presidente Jacob Zuma, il quale “ha apertamente usato milioni dei dollari dei contribuenti per la ristrutturazione della sua residenza privata in modo da accogliere il suo harem in espansione e un battaglione di bambini”.

Il movimento universitario che sta criticando Mandela, ritiene che il Sudafrica sia oggi “un paese anti-nero governato per interesse dei bianchi”: l'intera lotta di Mandela e la sua politica della riconciliazione nazionale sarebbero state una truffa ai danni della popolazione nera che non ha ottenuto la terra rubata dai bianchi nell'era colonialista. Secondo Zakes, però, Mandela era un uomo compassionevole e generoso e non avrebbe mai potuto approfittare di un popolo cha amava così tanto. "La corruzione che oggi vediamo non è spuntata all'improvviso dopo il suo mandato, si è radicata in quegli anni. Era troppo leale verso i suoi compagni e non vedeva i loro difetti”. E il professore continua a rammentare la sua grandissima fama tra i suoi cittadini, senza tralasciare l’invidia che alcuni parenti hanno provato nei suoi confronti. “Mandela è stato una vittima della corruzione che lamentavo. Era circondato da ogni sorta di personaggi, amici e parenti che volevano sfruttare il suo nome, fra cui il nipote Mandla Mandela, un capetto tribale di cui si dice che abbia venduto in anticipo a una rete tv l'esclusiva sui funerali del nonno".

Ora che il Sudafrica ha perso il suo più grande salvatore, basteranno i suoi insegnamenti morali a guidare i cittadini anche in futuro in cui non c’è più la sua presenza fisica, ma la sua anima sorveglierà dal cielo ogni singolo individuo? E soprattutto, quale sarà il futuro per le giovanissime masse nere del paese? Secondo i dati di fine 2012, i sudafricani sono 51 milioni: solo 5 milioni sono bianchi. Anche a causa dell'epidemia di HIV che ha falciato la popolazione dei giovani adulti, quasi 6 milioni di abitanti hanno meno di 4 anni, altri 5 milioni meno di 9 anni, e oltre 4 milioni meno di 14. Un altro 29% della popolazione ha meno di 34 anni. Non dimentichiamoci anche che attualmente i livelli di disuguaglianza sono saliti dallo 0,59 del 1993 allo 0,63 del 2009, dove “zero” è l’eguaglianza perfetta e “uno” indica il massimo della disparità.

Ryan Irwin, su Foreign Affairs (Affari Esteri) sottolinea come un altro Mandela non necessariamente potrebbe guarire il Paese dai mali di cui soffre. “Nel ventunesimo secolo il Paese non ha bisogno di speranza e attivismo, ma tecnocrati e ingegneri per trovare soluzioni ai problemi del degrado urbano e della povertà rurale”. Questo forse sarebbe il messaggio di Mandela per le generazioni nate dopo il 1990, un messaggio in cui l’obiettivo principale è quello di avere opportunità per servire la propria comunità. Una bellissima frase di Mandela potrebbe racchiudere lo spirito forte e buono che il suo corpo custodiva: "I veri leader devono essere in grado di sacrificare tutto per il bene della loro gente". (Giulia Perez - 16 dicembre 2013 ore 08.00)


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Nelson Mandela, oggi il giorno dell'addio
Sepolto nel villaggio natale di Qunu

PRETORIA (Sudafrica) - A dieci giorni dalla sua morte, Nelson Mandela è stato sepolto nel suo villaggio natale di Qunu, nella provincia orientale del Capo. Circa 4500 persone, fra familiari e dignitari sudafricani e stranieri sono riuniti in un grande tendone per il rito funebre celebrato dal pastore metodista Don Dabula. Mandela è statp sepolto accanto a tre dei suoi figli in un vicino terreno di proprietà della famiglia. I tre figli sono i due maschi - Madiba morto nel 1969 per un incidente d'auto e Makgatho nel 2005 di Aids - e la piccola Makaziwe, morta a nove mesi.

Poco prima c'era stato il rito funebre, al cui termine il feretro era stato condotto sul luogo della sepoltura in un carro funebre e non più su un affusto di cannone. Alla sepoltura ha assistito solo un gruppo ristretto di 450 persone composto dai familiari, alcuni amici, capi ed ex capi di Stato.


L'ingresso del feretro nel tendone era stato salutato dal canto dell'inno Idinga Lakho (compi la tua promessa) in lingua Xhosa, la nazione di cui fa parte la tribù Thembu di Mandela. Subito dopo è stato cantato lo struggente inno sudafricano Nkosi Sikelel l'Africa (Dio benedica l'Africa). "Nel tuo infinito amore per ogni razza e tribù di questa nazione , hai costruito un nuovo mondo", ha detto il pastore Don Dabula. Diversi oratori si erano alternati per ricordare Mandela. Sotto un suo grande ritratto erano accese 95 candela, una per ognuno dei suoi anni di vita. "Un grande albero è caduto ed ora è tornato a casa per riposare accanto ai suoi antenati", ha affermato il capo tribale Ngangomhlaba Matanzima.

"Addio mio caro fratello, mio mentore, mio capo", nella mia vita vi è ora "un vuoto", ha detto con la voce rotta l'84enne Ahmed Kathrada che trascorse 26 anni in cella assieme a Mandela, in uno dei momenti più commoventi della cerimonia. A parlare sono state anche due dei 21 nipoti di Mandela, Ndaba e Nandi, il presidente sudafricano Jacob Zuma, i leader di Etiopia, Tanzania e Malawi. E, secondo la tradizione africana, alcuni ospiti hanno cantato e ballato all'inizio del rito funebre per celebrare la vita di Mandela, l'uomo che ha trasformato il paese dell'apartheid nella nazione arcobaleno diventando in tutto il mondo un'icona di pace, uguaglianza e rispetto dei diritti. Fra gli ospiti della grande tenda eretta per l'occasione, vi sono diversi capi di Stato africani, il principe Carlo d'Inghilterra e la regina americana del talkshow Ophrah Winfrey.

Il feretro di Mandela, avvolto nella bandiera sudafricana, è stato portato ieri a Qunu, dopo una camera ardente di tre giorni a Pretoria e il memoriale celebrato martedì nello stadio di Soweto davanti a decine di migliaia di persone ed un centinaio di capi di Stato e di governo. La salma, vegliata la scorsa notte dai familiari, è stata condotta questa mattina nel tendone su un affusto di cannone seguito da una processione di centinaia di militari. (Redazione - 15 dicembre 2013 ore 15.00)


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Le cerimonie di commemorazione in onore di Nelson "Madiba"
Sabato i funerali di Stato. Presente Barak Obama e i maggiori leader mondiali

JOHANNESBURG (Sudafrica) - Le celebrazioni dovrebbero iniziare già oggi con il trasferimento del corpo all’obitorio sotto scorta della polizia. Da domani, in tutte le sedi diplomatiche estere, saranno aperti i "libri delle condoglianze" mentre dal quarto giorno inizieranno le visite dei "dignitari" alla famiglia. Nel sesto giorno dalla morte - secondo il calendario “provvisorio” di Pretoria citato dal Guardian - si svolgerà una cerimonia commemorativa alla presenza di "dignitari e leader di varie organizzazioni", officiata dal presidente Jacob Zuma, con schermi nelle principali città sudafricane, da Pretoria a Città del capo a, probabilmente, Soweto. Il corpo di “Madiba” sarà esposto nel municipio di Pretoria per tre giorni, in una bara con vetro nella parte superiore per mostrare il viso del leader sudafricano. Si svolgeranno intanto le prove del funerale di stato che si terrà all’Union Buildings, dove Mandela fu incoronato presidente dopo le prime elezioni democratiche nel 1994.


L’arrivo dei leader e dei capi di stato è previsto negli aeroporti di Pretoria e Johannesburg secondo un programma che prevede strettissime misure di sicurezza. Il giorno prima del funerale, un corteo scorterà il corpo di Mandela dalla camera mortuaria alla Union Buildings. Dopo la cerimonia di stato Mandela dovrebbe essere trasferito, con un volo militare, per Qunu (il villaggio natale nella provincia di Eastern Cape) per la sepoltura.

I familiari si sono già riuniti per la prima cerimonia tradizionale, chiamata “chiusura degli occhi”, durante la quale hanno “parlato” con Mandela, così come con i suoi antenati, per spiegare loro cosa avviene in ogni fase di passaggio dalla vita all’aldilà. Dopo questa cerimonia, il corpo dell’ex presidente sudafricano è stato trasferito nell’obitorio di un ospedale militare di Pretoria. Secondo la Cnn fino a cinque giorni dalla sua morte non ci sarà alcun evento pubblico per Mandela, cui decine di migliaia di persone potranno rendere omaggio probabilmente nell’Fnb Stadium di Soweto, dove fece la sua ultima apparizione pubblica nel luglio del 2010, in occasione della finale dei Mondiali di calcio.

Tra il sesto e l’ottavo giorno dopo la sua morte, il corpo di “Madiba” sarà esposto per tre giorni nella sede del governo a Pretoria, lo stesso dove il 10 maggio del 1994 giurò da primo presidente del Sudafrica del post-apartheid. Il primo giorno potranno rendergli omaggio leader e personalità, mentre nei due giorni successivi si metteranno in fila i comuni cittadini. Nel nono giorno dopo la sua morte, venerdì prossimo, quindi, un aereo militare con a bordo la salma di Mandela decollerà alla volta di Mthatha, città principale della Provincia orientale del Capo, dove si trova Qunu, il villaggio in cui Madiba nacque il 18 luglio del 1918 e dove trascorse gli anni della sua infanzia. È qui che i militari passeranno alla sua famiglia la responsabilità dei resti dell’ex presidente sudafricano ed è qui che, al tramonto, i leader dell’African national congress (Anc) ed i parenti si riuniranno per una veglia di preghiera privata. Infine, sabato prossimo i funerali di Stato - cui sono attesi decine di leader stranieri, tra cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama - che si svolgeranno sotto un’enorme tenda allestita sulle colline dove Mandela giocava da bambino, e la sepoltura, a mezzogiorno, in un’area appositamente predisposta per lui e dove sono già sepolti alcuni suoi famigliari.

“Nelson Mandela è vissuto per un ideale e l’ha reso reale. E’ uno dei personaggi più coraggiosi della nostra era. Appartiene al tempo, alla storia. Ha trasformato il Sudafrica e tutti noi”. Così il presidente Usa Barack Obama ha ricordato, commosso, la figura di Nelson Mandela. “Il suo lavoro - ha aggiunto - ha significato moltissimo. Noi troviamo fonte di esempio e rinnovamento nella riconciliazione e nello spirito di resistenza che ha fatto dell’azione di Mandela una cosa vera”. (Redazione - 6 dicembre 2013 ore 15.00)


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Nelson Mandela, l'eroe sudafricano è morto nella sua casa di Johannesburg
Ventisette anni di prigione e un nobel per la pace

JOHANNESBURG (Sudafrica) - Il primo presidente ad essere eletto dopo la fine dell’apartheid nel suo Sud Africa, Nelson Mandela, è morto a 95 anni. La notizia è stata data dal presidente sudafricano, Jacob Zuma, che ha tenuto un discorso televisivo alla nazione. Il Sudafrica era da molti mesi con il fiato sospeso per le precarie condizioni di salute dell’ex presidente Mandela, eroe della lotta all’apartheid e che ebbe un ruolo determinante nella caduta di tale regime. Nel 1993 fu insignito del premio Nobel per la Pace.

Mandela è morto serenamente nella sua casa di Johannesburg. Lo ha detto in un discorso televisivo il presidente sudafricano Jacob Zuma. "Abbiamo perso il nostro grande figlio", ha detto Zuma. Dopo essere stato ricoverato dall'8 giugno per il ripresentarsi di una infezione polmonare, Mandela era stato per tre mesi in clinica, e a settembre scorso era stato dimesso. Da allora si trovava nella sua casa vicino Johannesburg, dove riceveva cure mediche e assistenza, circondato dai familiari.


Al suo ricovero a giugno a Pretoria era la quarta volta che entrava in clinica da dicembre 2012, quando era rimasto in clinica per 18 giorni a causa di una infezione polmonare e per sottoporsi a un'operazione per rimuovere dei calcoli biliari; a inizio marzo fu ricoverato un giorno a Pretoria per controlli medici programmati; poi il 28 marzo fu nuovamente ammesso in ospedale per problemi ai polmoni, e fu dimesso 10 giorni dopo. Mandela soffriva in particolar modo di difficoltà respiratorie perché contrasse la tubercolosi durante la lunga prigionia a Robben Island.

Soffriva inoltre di fastidi alla vista, causati dagli anni di lavori forzati in una cava di calcare. Da giugno la presidenza sudafricana descriveva la sua condizione come "critica ma stabile" e solo mercoledì la figlia, Makaziwe, aveva detto che Mandela "non sta bene" ma continua a combattere coraggiosamente "dal suo letto Primo presidente nero del Sudafrica, Mandela è considerato il padre della democrazia nel Paese per il suo ruolo nella lotta all'apartheid.

Noto anche con il nome del suo clan, cioè Madiba, sotto l'apartheid è stato in carcere per 27 anni, 18 dei quali trascorsi a Robben Island. Fu liberato nel 1990 e nel 1994 fu eletto il primo presidente di colore di quella che divenne la 'nazione arcobaleno'. Risale invece al 1993 l'attribuzione del premio Nobel per la Pace. Lo scorso 18 luglio il Sudafrica aveva festeggiato il suo 95esimo compleanno, nel cosiddetto Mandela Day.di morte". (Redazione - 5 dicembre 2013 ore 23.00)

Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918 a Mvezo, villaggio del Transkei (sud-est) da una famiglia di sangue reale di etnia Xhosa. Dopo la scuola metodista si iscrive all'Università di Fort Hare per poi trasferirsi a Johannesburg, dove studia legge all'Università del Witwatersrand e frequenta militanti e dirigenti dell'African National Congress (Anc), il primo partito fondato nel 1912 dai neri in Sudafrica. Nel 1944 partecipa alla fondazione della Lega della Gioventù dell'Anc. Lo stesso anno sposa Evelyn Mase, da cui divorzierà nel 1957.

La vittoria del razzista Fronte nazionale nelle elezioni del 1948 radicalizza le sue posizioni. Nel 1952 apre uno studio legale insieme a Oliver Tambo nel centro di Johannesburg: il primo gestito da neri in Sudafrica. Insieme ad altri 150, nel dicembre 1956 viene arrestato e accusato di tradimento in un processo che si concluderà nel 1961 con un'assoluzione generale. Nel 1957 conosce Winnie Madikizela, che sposa l'anno successivo. Nel 1961 fonda il braccio armato dell'Anc, l'MK (Umkhonto we Sizwe, 'Lancia della Nazionè), dedito ad azioni di sabotaggio, piani di guerriglia, addestramento paramilitare. Nel 1962 viene arrestato e condannato a 5 anni di carcere per attività sovversive ed espatrio illegale al rientro da una lunga missione in Africa e Europa. Nel 1964 è condannato ai lavori forzati a vita al processo di Rivonia, dal nome della località dove l'anno prima l'intero stato maggiore dell'Anc era stato catturato in una retata della polizia. Dal banco degli imputati, Mandela pronuncia un celebre discorso in difesa del diritto degli oppressi alla lotta armata come ultima risorsa contro la violenza degli oppressori. Proclama però anche il suo ideale di società non razzista con uguali diritti per bianchi e neri. Un ideale per cui proclama di essere pronto a morire.

Viene trasferito nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, al largo di Cape Town, dove passa 18 dei suoi 27 anni di prigione. Si laurea in legge per corrispondenza alla University of London. In prigione la sua fama mondiale e popolarità aumentano, diventa simbolo della lotta al regime razzista. Nel 1982 viene trasferito nella prigione di Pollsmoor. Nel 1985 il presidente P. Botha gli offre la libertà in cambio alla rinuncia incondizionata alla violenza. Mandela rifiuta, tuttavia iniziano sporadici contatti con emissari del regime. Nel 1988 è trasferito nella prigione di Victor Verster, a nord di Cape Town, dove le condizioni di detenzione migliorano. Nel 1989 Botha viene sostituito da Frederik de Klerk, che il 2 febbraio 1990 annuncia la liberazione di Mandela. L'11 febbraio una folla immensa accoglie il leader, che si presenta al mondo con un discorso che resterà nella storia, offrendo perdono e riconciliazione all'impaurita minoranza bianca. Mandela è eletto presidente dell'Anc, inizia un difficile periodo di negoziato col governo di de Klerk, che prosegue per quattro anni. Tentativi eversivi di gruppi di estrema destra, sanguinose violenze tribali minacciano la strategia di riconciliazione di Madiba, come ormai tutti chiamano Mandela (titolo onorifico del suo clan). Nel 1993 riceve il Nobel per la Pace insieme a De Klerk e nel novembre 2009, l'Onu proclamerà il 18 luglio 'Mandela Day'. Il 27 aprile 1994, alla fine, si vota. L'Anc vince col 62% le prime elezioni multirazziali nella storia del Paese, Mandela è il primo presidente nero del Sudafrica. De Klerk è vicepresidente. Per Mandela inizia un infaticabile lavoro di consolidamento del suo fragile edificio.


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