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Salvatore Girone libero e in Italia per il 2 giugno
La Corte Suprema di New Delhi ha dato urgente attuazione per il rimpatrio del marò

ROMA (Italy) - "Confermiamo la nostra amicizia per l’India, il suo popolo, il suo governo e diamo il bentornato al marò Girone che sarà con noi il 2 giugno”, queste le prime dichiarazioni rilasciate alle 8.18 di oggi, 26 maggio 2016, dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, alla notizia che la Corte Suprema dell’India ha deciso di rendere esecutivo nell’immediato, l’ordine del 2 Maggio 2016, del Tribunale arbitrale internazionale dell’Aja, di far rientrare in patria il fuciliere di marina Salvatore Girone. La decisione è stata presa dalla “sezione feriale” della Corte di New Delhi.


La disposizione ha un carattere provvisorio e Salvatore Girone resterà in Italia per tutta la durata del procedimento arbitrale, previsto per il 2019, procedimento che deciderà chi tra Italia ed India ha la giurisdizione sull’incidente avvenuto il 15 febbraio 2012 in cui morirono due pescatori indiani e in cui era coinvolto il team di sicurezza del Battaglione San Marco , attivo contro la pirateria e che quindi scortava la petroliera Enrica Lexie al largo del Karala. I due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (già in Italia per motivi di salute) furono incolpati per la morte dei pescatori e perciò trattenuti in India in attesa di processo. Lunghe e controverse le trattative diplomatiche fra i due Paesi e relative alle sorti dei due militari.

Oggi un importante risultato. Decisamente soddisfatta per l’obbiettivo raggiunto di riportare a casa il marò, la Farnesina, per l’epilogo di una vicenda protrattasi già per troppo tempo, ma il cui risultato è dovuto all’impegno intrapreso dal governo italiano per far valere anche i diritti dei due fucilieri. Il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti si è dichiarata molto felice e ha riferito di aver già sentito telefonicamente Girone per esprimere la soddisfazione di quanto deciso. Dal canto suo, la Corte Indiana ha precisato di aver ordinato a Salvatore Girone di non distruggere le prove e di non tentare di influenzare le testimonianze. Inoltre ha chiesto all’ambasciatore italiano la garanzia di riportare il marò in India per il processo. La Farnesina ha risposto che rispetterà le richieste e le condizioni imposte dall’India per non incorrere in eventuali controversie diplomatiche.

In ogni caso il 2 giugno, Festa della Repubblica italiana, i due marò saranno insieme in Patria e un 2 Giugno con questo risultato quest’anno avrà un motivo in più per essere celebrato. (Federica Pignataro)


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Il Tribunale Internazionale ordina il rientro in Italia di Salvatore Girone
L'arbitrato internazionale riconosce al marò di attendere le decisioni a casa anche se gli indiani si oppongono

ROMA (Italy) - Salvatore Girone tornerà in Italia in attesa dell'esito dell'arbitrato che dovrà stabilire la competenza sul caso dell'uccisione di due pescatori indiani durante una missione antipirateria. Il Tribunale dell'Aja ha quindi accolto una richiesta in questo senso avanzata dall'Italia. Tempi brevi, sottolineano all'Adnkronos fonti qualificate, per il ritorno in Italia del marò: solo il tempo di sbrigare le pratiche burocratiche relative al militare italiano, da oltre quattro anni trattenuto in India. Ora tutti contano su un atteggiamento costruttivo dell'India anche nelle fasi successive e di merito della controversia.


Considerato che il procedimento arbitrale sul caso marò "potrebbe durare almeno tre o quattro anni", Salvatore Girone rischia di rimanere "detenuto a Delhi, senza alcun capo d'accusa per un totale di sette-otto anni", determinando una "grave violazione dei suoi diritti umani". Per questo il Fuciliere "deve essere autorizzato a tornare a casa fino alla decisione finale" dell'arbitrato. Cosi' l'ambasciatore Francesco Azzarello, agente del governo italiano, nell'udienza al Tribunale arbitrale. Sir Daniel Bethlehem, membro del team legale italiano davanti al Tribunale arbitrale all'Aja ha detto che "L'Italia riconosce la necessità dell'India di avere garanzie" che Salvatore Girone ritorni in India, qualora il Tribunale arbitrale riconoscesse la giurisdizione indiana sul caso dei marò. E per questo invita il Tribunale a considerare di imporre "condizioni" per il suo rientro in patria, come quella di "consegnare il suo passaporto alle autorità italiane, di non viaggiare all'estero senza un permesso specifico e di riferire periodicamente alle autorità designate in Italia per tutto il periodo in questione", cioè fino alla fine dell'arbitrato.

La richiesta italiana di far rientrare Salvatore Girone in patria è "inammissibile". E' quanto si legge nelle Osservazioni scritte dell'India, depositate al Tribunale arbitrale il 26 febbraio scorso e rese pubbliche oggi in occasione dell'udienza sul maro' all'Aja. "C'è il rischio che Girone non ritorni in India nel caso venisse riconosciuta a Delhi la giurisdizione sul caso", prosegue il documento. "Sarebbero necessarie assicurazioni in tal senso" dall'Italia, che finora sono state "insufficienti". La decisione del Tribunale sul suo eventuale rientro sarà resa nota solo tra un mese. Latorre invece, alle prese con i postumi di un ictus, aspetta già a Taranto la nuova udienza della Corte Suprema indiana, il 13 aprile, sul suo permesso per motivi di salute in scadenza il 30 dello stesso mese. (AdnKronos)


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I Marò allo sbaraglio tra politica italiana, giudici indiani e tribunali internazionali
Questi quattro anni di vergognosa e ingiusta progionia hanno logorato il piano fisico e psicologico di Massimiliano e Giovanni che si apprestano a trascorrere una nuovo Natale all'insegna dell'amarezza

ROMA (Italy) - "E' il quarto Natale che Massimiliano passa in questa dolorosa situazione. Questi anni di prigionia lo hanno logorato sia sul piano fisico che psicologico". Lo sottolinea Paola Moschetti compagna di Massimiliano Latorre, il fuciliere di Marina accusato insieme a Salvatore Girone di aver ucciso due pescatori indiani. Dopo l’ictus, "nonostante le cure presso l’ospedale militare di Taranto, il suo carattere e la sua tempra non saranno sufficienti per il recupero totale del suo stato di salute - aggiunge Moschetti - E le festività non fanno altro che acuire la sofferenza e la riflessione che attualmente non porta risultati positivi". Latorre ha chiamato al telefono per gli auguri di Natale l'altro marò Salvatore Girone, tuttora trattenuto in India, che è stato raggiunto dalla famiglia per le festività natalizie. Quattro anni sono tanti - sottolinea - speriamo che finalmente le istituzioni internazionali che hanno in carico la vicenda possano presto trovare una soluzione".


"Abbiamo perso due anni e danneggiato la politica estera di sicurezza del nostro Paese, è veramente il momento di ricostruirla guardando soprattutto ai protagonisti del fallimento di questi due ultimi anni". E' quanto aveva sottolinea l'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi, commentando la pronuncia della Corte Suprema indiana sull'arbitrato obbligatorio promosso dall'Italia, che dovrà stabilire a chi compete giudicare i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani durante una missione antipirateria. "Abbiamo perso due anni - aveva tuonato Terzi - questo è un monumento all'inazione e al modo in cui si sono volute confondere e sviare delle procedure assolutamente lineari che solo adesso sono state riprese grazie alla grande pressione che c'è stata sul governo. Per due anni non si è tenuto conto della mozione del Parlamento europeo, approvata ad unanimità nel gennaio scorso e nonostante le audizioni parlamentari con gli esperti come Angela Del Vecchio, massima esperta di diritto del mare che abbiamo in Italia, che ha sempre tracciato una linea chiarissima di come bisognava affrontare questa cosa".

"Se non ci fosse stata la scadenza per malattia di Latorre probabilmente staremmo ancora a discettare sugli accordi sottobanco, sui riconoscimenti di colpevolezza. A questo punto sarebbe importante per gli elettori italiani una lista di tutti quei politici che hanno messo in dubbio l'innocenza dei nostri due militari e che sostenevano che dovessero essere processati in India. Insomma bisognerà che qualcuno si ricordi della confusione e del danno che è stato fatto all'immagine del Paese e ai nostri due fucilieri di Marina".

"Abbiamo perso due anni - continua Terzi - se avessimo proceduto a marzo 2013, quando già era tutto pronto per l'arbitrato obbligatorio, così come abbiamo fatto adesso, non ci sarebbe stato bisogno di rimandare in India i due fucilieri e di esporli a questo calvario. Le forze armate e il Paese non sarebbero stati esposti a questa ignominia e si sarebbe ottenuta una soluzione identica a quella di adesso".

Si ricorderà che l'Italia aveva chiesto all'Iclos di permettere il rientro in Italia di Girone e confermare la permanenza in patria di Massimiliano Latorre. Ma l'Iclos ha escluso misure temporanee in proposito. Il Tribunale "non considera appropriato prescrivere misure temporanee" riguardanti i marò, ha affermato il presidente. Il Tribunale, ha spiegato Golitsyn, ha deliberato in modo che le sue "azioni non vengano in alcun modo interpretate come un appoggio ad una delle due parti". Quindi, ha poi annunciato Golitsyn nella sua lunga esposizione, il Tribunale di Amburgo ha chiesto all'Italia e all'India di "sospendere" qualsiasi procedura e di "astenersi" dal presentarne altre. L'Italia chiedeva che l'India si astenesse dall'esercitare ogni giurisdizione in merito all'incidente dell'Erica Lexie. L'Italia chiedeva inoltre che l'India adottasse le misure necessarie per sollevare tutte le restrizioni sulla libertà di movimento di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, permettendo a Girone di far rientro in Italia e a Latorre di potervi rimanere, in attesa degli esiti della procedura di arbitrato internazionale sull'intera vicenda. New Delhi si opponeva alle richieste di Roma.


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Dopo 3 anni e mezzo finalmente l'Italia tenta la strada del Tribunale internazionale di Amburgo contro l'India: Roma chiede il rientro del fuciliere detenuto Girone e la permanenza a casa del collega Latorre
Il Governo indiano, forte del proprio potere economico mondiale, cerca di dettare legge

ROMA (Italy) - La vicenda dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati dell’omicidio di due pescatori in India, approda per la prima volta in un’aula di giustizia internazionale. Da questa mattinata infatti ad Amburgo va in scena la prima udienza del Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos). Girone è «ostaggio» dell’India, mentre la salute di Latorre è «a rischio, se fosse costretto a tornarvi» sostiene l’Italia aggiungendo che «New Delhi viola i diritti fondamentali» dei marò e dell’Italia.

Un "processo" che il Tribunale di Amburgo dovrà gestire con cautela per non inasprire i rapporti ormai tesi tra i due paesi. Una vicenda vergognosa che la stessa Italia ha gestito malissimo sin dal "rientro forzato" in India dei due fucilieri dopo il "permesso natalizio" concesso loro dalle autorità asiatiche. Un rientro che svelò il ricatto indiano nel "limitare la libertà" dell'allora ambasciatore italiano a New Delhi nel caso i due marinai non fossero mai più ripartiti.


Tra le motivazioni con cui il governo italiano chiede al Tribunale internazionale sul diritto del mare il rientro di Salvatore Girone e la permanenza di Latorre in Italia per tutta la durata dell’arbitrato internazionale, si legge nel documento che Girone «è trattato come un ostaggio, costretto a restare in India nonostante non sia stato ancora incriminato», visto che Delhi lo considera «una garanzia che Latorre tornerà alla fine della sua permanenza in Italia», stabilita dalla Corte suprema indiana per gennaio 2016.

Per quanto riguarda Latorre, invece, gli ultimi rapporti medici sullo stato di salute del sergente Latorre evocano rischi che potrebbero verificarsi se fosse costretto a tornare in India, compreso il rischio per la sua sicurezza e la sua vita. In mancanza di un capo d’accusa, le restrizioni alla libertà dei due Fucilieri e la loro durata sono arbitrarie e ingiustificabili, con possibili conseguenze irreparabili per la loro salute e il loro benessere, costituendo perciò una violazione dei loro diritti fondamentali. Ogni attentato ai diritti, alla salute e al benessere dei Fucilieri di Marina minaccia direttamente i diritti dell’Italia, prosegue il documento diffuso stamani.

La replica dell’India non si è fatta attendere: "Definire Girone un ostaggio è inappropriato e offensivo, a New Delhi gode di una vita confortevole sostiene l’India respingendo le richieste urgenti e aggiungendo che la salute di Latorre potrebbe migliorare nei prossimi mesi consentendogli di tornare a New Delhi".

Nel testo, il governo indiano respinge la competenza dello stesso Tribunale e sottolinea la totale assenza di urgenza, imputando all’Italia il ritardo nelle procedure giudiziarie indiane. Nel documento l’India usa parole molto dure: secondo New Delhi, la storia italiana omette aspetti cruciali e distorce la realtà su una vicenda che non è stato un incidente di navigazione, ma l’omicidio di due indiani commesso da due italiani. Inoltre, l’Italia tenta di suscitare compassione nei riguardi dei due Fucilieri, facendoli apparire come vittime, mentre ha un atteggiamento discriminatorio nei confronti di due pescatori innocenti e della sofferenza inflitta alle loro famiglie.

Il Tribunale è composto da 21 giudici, con un mandato di 9 anni, che garantiscono una ripartizione geografica equa e una rappresentazione dei principali sistemi giuridici mondiali. L’attuale presidente è il russo Vladimir Golitsyn. Nel collegio c’è un giudice indiano, P. Chandrasekhara Rao, mentre in base allo statuto l’Italia ha potuto nominare un giudice ad hoc di nazionalità italiana, il prof. Francesco Francioni. Entrambi sono stati inoltre nominati «arbitri» nel procedimento arbitrale all’Aja, mentre altri tre membri del tribunale arbitrale devono ancora essere nominati, possibilmente di intesa tra Italia e India. In mancanza di un accordo sui nomi, verranno decisi dall’Itlos.

La decisione dell’Itlos sulle richieste italiane è attesa entro due-tre settimane, e comunque non prima del 24 agosto. L’Itlos dovrà decidere se ha la giurisdizione sul caso, se le richieste italiane sono ammissibili, se esistono motivi di «urgenza» o il rischio di «danno grave e irreparabile» tali da dover decidere sulle misure cautelari prima che venga costituito il tribunale arbitrale. Le decisioni dell’Itlos sono vincolanti per gli Stati Parte (Italia e India lo sono entrambe) e non appellabili.


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Caso marò: la Corte Suprema Indiana va in ferie e rinvia il caso dei due fucilieri a Luglio
Dopo tre anni ecco cosa devono ancora patire i due marinai italiani

ROMA (Italy) - La Corte suprema indiana ha deciso di rinviare a dopo le vacanze estive, che terminano il primo luglio, tutti i casi iscritti oggi, compreso l'avvio della discussione del ricorso dei fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone contro la polizia investigativa Nia. I giudici esamineranno quindi solo alcuni casi riguardanti la possibile applicazione della pena di morte.

La notizia, accolta in Italia con rabbia e tensione - ha reso ancora più incandescente il clima "giuridico-politico" che segue la triste vicenda dei due marinai del Reggimento San Marco di Brindisi. Un clima al limite della sopportazione che i cittadini italiani hanno dovuto sostenere in questi lunghissimi tre anni di tira e molla indiano. Un clima reso ancora più antipatico, poi, dalle promesse dei politici di turno, che in questi 1150 giorni, si sono solo prodigati di assumere atteggiamenti sempre più ambigui verso la detenzione forzata di Girone e Latorre a tutto guadagno degli interessi italo-indiani.


La controversia internazionale tra India e Italia continua, lasciando il caso ancora aperto. I due fucilieri italiani della Marina Militare, continuano il processo che li vede coinvolti in India dal febbraio del 2012, il caso diplomatico inizia quando i due si imbarcano come nuclei militari di protezione sulla petroliera italiana Enrica Lexie, e vengono accusati di aver ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano. Ad oggi la Corte suprema indiana ha deciso di rinviare a dopo le vacanze estive, che terminano il 1 luglio, tutti i casi iscritti oggi compreso l'avvio della discussione del ricorso dei fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone contro la polizia investigativa Nia. I giudici esamineranno quindi solo alcuni casi riguardanti la possibile applicazione della pena di morte.

La decisione del presidente dell'aula n.3 della Corte Suprema, Anil R. Dave, di rinviare l'esame è stata puramente tecnica ed ha riguardato non solo il caso dei Fucilieri di Marina italiani, ma tutti i 25 che dovevano essere discussi oggi. Questo perché in una seconda lista supplementare pubblicata sul sito internet della Corte ieri sera è stato aggiunto all'ultimo momento un nuovo caso, il n.26, che si trascina da anni a vari livelli della giustizia indiana ('Stato dell'Uttar Pradesh e altri contro Neeraj Chaubey ed altrì) in cui gli imputati sono passibili di pena di morte. Il giudice Dave ha deciso a questo punto di dare la precedenza all'esame di questa vicenda, rinviando tutti gli altri casi a dopo le vacanze estive della Corte (17 maggio-30 giugno 2015).

Massimiliano Latorre, era già stato autorizzato a rimanere in Italia fino al 15 luglio per sottoporsi alle cure mediche dopo l’ictus dell’estate scorso. Lo aveva stabilito la Corte Suprema indiana il mese scorso. Il marò è in Puglia per dopo essere stato sottoposto nel gennaio 2015 a un intervento al cuore. Il 14 gennaio la Corte Suprema aveva già concesso una prima estensione di tre mesi, proprio per motivi umanitari. Salvatore Girone, invece, continua invece a essere “sequestrato” in India tra oltre due anni e si trova presso nell‘ambasciata d’Italia a New Delhi.


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Dopo 34 mesi di ingiusta detenzione, l'India schiaffeggia i due Marò negando le loro giuste richieste
Latorre chiedeva di poter rimanere ancora quattro mesi in Italia per terminare il percorso terapeutico
Girone, di poter rientrare in patria tre mesi per trascorrere un periodo, fra cui le festività natalizie, con la famiglia

ROMA (Italy) - La Corte Suprema indiana si e' rifiutata di esaminare le richieste dei due maro'. In particolare ha deciso di non valutare la richiesta di Massimiliano Latorre di prolungare di altri 4 mesi la convalescenza in Italia dopo l'ictus di cui ha sofferto a settembre. Permesso che scadra' il 13 gennaio. I giudici hanno anche respinto la richiesta di Salvatore Girone di poter tornare a casa per Natale e, piu' in generale', di un ulteriore allentamento delle condizioni imposte per la liberta vigilata.

Il tribunale ha spiegato di non poter accogliere le richieste di Latorre e Girone mentre il processo deve ancora iniziare. I due marinai italiani sono in carcere dal 15 febbario 2012 accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati.


Le richieste respinte Latorre chiedeva una estensione di quattro mesi della sua permanenza in Italia per terminare il percorso terapeutico. Girone invece chiedeva di poter rientrare per tre mesi per trascorrere un periodo, fra cui le festività natalizie, con la famiglia. Il presidente della Corte H.L. Dattu ha sostenuto che la richiesta non poteva essere accettata perché l'inchiesta della morte dei due pescatori non è finita e i capi di accusa non sono stati ancora presentati. Anche le vittime - ha concluso - hanno i loro diritti.

Le petizioni dei due marò sono state presentate dall'avvocato indiano al tribunale di tre giudici presieduto dal presidente della stessa Corte, H.L.Dattu. Quest'ultimo ha fin dall'inizio assunto un atteggiamento visibilmente in disaccordo con le richieste, formulando nei loro confronti numerose obiezioni. In un breve intervento, il magistrato che rappresentava il governo aveva manifestato la sua non contrarietà a concedere una estensione della permanenza in Italia per Latorre.

L'istanza di Girone, per un rientro in famiglia per un periodo di tre mesi, anche in occasione delle vacanze natalizie, è stata poco dibattuta, mentre quasi tutto il tempo, circa 30 minuti, del dibattito concesso si è incentrato sui quattro mesi chiesti da Latorre per continuare il suo percorso terapeutico e sottoporsi l'8 gennaio ad un intervento cardiaco. Il presidente della Corte ha ascoltato la difesa ma poi, dopo aver discusso anche con i giudici a latere, ha eccepito su vari punti della richiesta, sorprendendosi fra l'altro che in essa fosse sollevato anche il problema della giurisdizione.

Le motivazioni dei giudici - Le indagini non si sono concluse e i capi d'accusa non sono stati presentati come posso io concedere l'autorizzazione agli imputati? Sarebbe bene, ha aggiunto, che tutti gli sforzi fossero concentrati sulla chiusura della fase istruttoria del processo. Dattu ha quindi chiesto il rispetto del sistema legale indiano perchè, ha arguito, se concedessi questo ai due richiedenti, dovrei farlo anche per tutti gli imputati indiani. E poi, ha concluso, anche le vittime hanno i loro diritti. (Redazione)

L'India non può dare lezioni di democrazia all'occidente - Mentre il "processo farsa" contro i due Marò italiani stagna in lungaggini burocratiche, che hanno più sentore di vendetta politica che vero senso di giustizia, l'India prolifica i propri armamenti nucleari alleandosi con "lo zar Putin" e schierandosi apertamente contro le sanzioni decise dalle democrazie occidentali. L'India - attuale nazione con la più alta concentrazione di crimini sessuali del mondo - è una sorta di tigre che lecca la mano al padrone di turno e nel contempo mostra gli artigli con i paesi - vedasi Italia - che spesso dipendono dallo strapotere economico-industriale targato New Delhi.


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Massimiliano Latorre, dalle sofferenze indiane al calore degli italiani
Le accuse web alla governance italiana: "Ischemia 1 - Diplomazia italiana 0"

ROMA (Italy) - Il fuciliere ha ottenuto l'autorizzazione dalla Corte Suprema indiana a rientrare in Italia per quattro mesi. Molti esultano per il ritorno in Italia del marò Massimiliano Latorre, detenuto da due anni in India insieme al collega Salvatore Girone con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani. Ma sui Social Network c'è anche chi alimenta la polemica sul fatto di non lasciare che il fuciliere lasci di nuovo il Paese.

Su Twitter qualcuno ha commentato sarcasticamente il ritorno di Massimiliano Latorre in Italia, riconoscendone il merito all'ischemia e non alla diplomazia italiana ("Ischemia 1 - Diplomazia italiana 0") . Sui Social network, però, ci sono tanti bentornato e buona guarigione per il fuciliere tarantino detenuto per due anni in India insieme con il collega Salvatore Girone con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani.


È atterrato sul suolo italiano e ha abbracciato i suoi familiari. L'aereo con a bordo Massimiliano Latorre, il marò detenuto in India da due anni insieme al collega Salvatore Girone, è atterrato nella Stazione elicotteri della Marina Militare a Grottaglie. Ad attenderlo, oltre ai parenti, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e il capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

I giudici, infatti, ieri hanno detto sì all'istanza presentata dai legali del fuciliere che concede a Latorre di rimettersi completamente dall'ischemia che lo ha colpito lo scorso 31 agosto scorso. I giudici hanno accettato una garanzia scritta di rientro a nome del governo italiano, fornita dall'ambasciatore a Delhi Daniele Mancini, chiedendo però anche una nuova garanzia scritta "non ambigua e non equivoca" a Latorre. Latorre è tornato in Italia grazie all'autorizzazione dellla Corte Suprema indiana che ha dettò sì al suo rientro per quattro mesi per concedergli di rimettersi dopo l'ischemia che lo ha colpito lo scorso 31 agosto. I giudici hanno voluto una garanzia scritta a nome del governo italiano e dallo stesso Latorre per il suo rientro in India. Questa situazione alimenta le polemiche su quale sarà il destino di Salvatore Girone, ancora detenuto in India, e sull'opportunità di far restare in Italia Latorre non riconsegnandolo alla giustizia indiana. Mentre Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord, denuncia il fatto che i marò dovrebbero esser entrambi in Italia, mentre Giulio Terzi - ex ministro degli Esteri che si dimise dopo che i due fucilieri tornarono in India in seguito al loro rientro in Italia per un permesso - chiede una risposta ferma del governo.

Molti vogliono Latorre non torni in India alla scadenza dei quattro mesi concessi dalla Corte Suprema indiana, ma non c'è e non può esserci unanimità su Twitter. Del resto la piattaforma di microblogging ospita le discussioni sulla vicenda dei marò da sempre: con campagne di tweetstorming per chiedere il loro ritorno, alle provocazioni di chi dice "lasciamoli lì". (Redazione)


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Caso dei Marò trattenuti illegalmente in India, dopo l'ischemia Latorre in Italia per 4 mesi
I dubbi sull'operato della magistratura indiana sconvolgono i piani della difesa dei due marinai italiani

ROMA (Italy) - Massimiliano Latorre, uno dei due marò detenuti in India da due anni con l’accusa di aver sparato a un peschereccio uccidendo due pescatori, potrà tornare in Italia per quattro mesi. L’annuncio lo ha dato la Corte Suprema indiana, che ha accordato il permesso per motivi di salute richiesta dopo che il fuciliere della marina era stato colpito da un’ischemia lo scorso 31 agosto.

I giudici hanno chiesto come condizione una garanzia scritta di rientro a nome del governo italiano, fornita dall’ambasciatore a Delhi Daniele Mancini, chiedendo però anche una nuova garanzia scritta non ambigua e non equivoca a Latorre. Garanzia che, si è appreso, sarà presentata oggi stesso.


Dalla Difesa, intanto, il ministro Pinotti ha fatto sapere che Latorre rientrerà in Italia quanto prima; il tempo di espletare le ultime formalità amministrative per la sua partenza. Questo risultato è confortante - ha proseguito il ministro - ma non ci distoglie certo dalla volontà di trovare una soluzione rapida della vertenza con l’India, attraverso le iniziative che abbiamo da tempo intrapreso e che perseguiamo con determinazione. Il Governo lavora con estrema determinazione a una rapida e definitiva soluzione di questa disputa. Perché, spiega Pinotti, ora il nostro pensiero è per Girone. Le tappe della vicenda:

- 15 febbraio 2012: due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vengono uccisi da colpi di arma da fuoco a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala. Della loro morte vengono accusati i due maro’ in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che però sostengono di aver sparato in aria come avvertimento. Inoltre, il fatto sarebbe avvenuto in acque internazionali a sud dell’India.

- 19 febbraio 2012: i due marò vengono fermati: per il governo indiano non vi sono dubbi che trattandosi di un peschereccio indiano e di due vittime indiane ’’debba prevalere la legge della territorialità’’, mentre per l’ambasciatore Giacomo Sanfelice e per la missione interministeriale era evidente che l’episodio, avvenuto su una nave battente bandiera italiana ed in acque internazionali, dovesse essere sottratto all’autorità’ di New Delhi.

- 20 febbraio 2012: il placido villaggio di Kollam, nel cuore dello stato indiano del Kerala, si trasforma in un’arena violenta e carica di rancore contro l’Italia. Latorre e Girone giunti da Kochi per l’avvio del procedimento giudiziario, sono accolti da una folla inferocita di militanti politici al grido di “Italiani mascalzoni, dateci i colpevoli’’, “giustizia per i nostri pescatori’’ e “massima pena per i marines italiani’’.

- 24 marzo 2012: «E’ stato un atto di terrorismo»: l’osservazione choc dell’Alta Corte del Kerala ria riaccende la tensione sul controverso caso giudiziario che divide Italia e India.

- 10 aprile 2012: in attesa del rapporto ufficiale, dall’India rimbalza la notizia che la perizia balistica sarebbe sfavorevole a Latorre e Girone. Un responsabile del laboratorio di Trivandrum rivela che i proiettili sarebbero compatibili con due mitragliatori usati dai fucilieri italiani a bordo della petroliera “Enrica Lexie”.

- 5 maggio 2012: dopo 80 giorni di sosta forzata al largo del porto di Kochi, nel sud dell’India, la petroliera Enrica Lexie salpa dopo aver ottenuto gli ultimi permessi dalle autorita’ locali. La nave leva le ancore e fa rotta sullo Sri Lanka con 24 uomini di equipaggio e quattro militari dell’unita’ anti pirateria. Ovviamente mancano all’appello Latorre e Girone.

- 13 maggio 2012: il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, torna in India per proseguire l’azione di pressing per il rilascio di Latorre e Girone. «Sono ottimista – dice -: non c’e’ alternativa alla liberazione. Non molleremo mai».

- 25 maggio 2012: dopo aver passato quasi tre mesi nel carcere indiano di Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala, i due fucilieri della Marina vengono trasferiti in una struttura a Kochi e viene loro concessa la libertà su cauzione, con il divieto di lasciare la città.

- 20 dicembre 2012: viene accolta la loro richiesta di un permesso speciale per trascorrere in famiglia le festività natalizie in Italia, con l’obbligo di tornare in India entro il 10 gennaio. Il 22 dicembre atterrano a Roma, per ripartire alla volta di Kochi il 3 gennaio.

- 18 gennaio 2013: la Corte Suprema indiana stabilisce che il governo del Kerala non ha giurisdizione sul caso e dispone che il processo venga affidato a un tribunale speciale da costituire a New Delhi.

- 22 febbraio 2013: la Corte Suprema indiana concede ai due fucilieri di tornare in Italia per quattro settimane per votare.

- 9 marzo 2013: con notevole ritardo sui tempi previsti, il governo indiano avvia a New Delhi le procedure per la costituzione del tribunale speciale.

- 11 marzo 2013: l’Italia decide che Latorre e Girone non rientreranno in India il 23 marzo come previsto perché New Delhi ha violato il diritto internazionale. Roma si dice però disponibile a giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria.

- 12 marzo 2013: sale la tensione: New Delhi convoca l’ambasciatore italiano, Daniele Mancini, esigendo il «rispetto delle leggi». Il giorno successivo il premier indiano Manmohan Singh minaccia «seri provvedimenti» e si dimette in India l’avvocato difensore dei marò, Haris Salve.

- 14 marzo 2013: la Corte Suprema indiana ordina all’ambasciatore Mancini di «non lasciare l’India». Interviene Napolitano, che auspica una soluzione «amichevole basata sul diritto internazionale», come indicato anche dal segretario generale Onu Ban e dalla Ue. Tre giorni dopo la Corte Suprema indiana decide quindi di non riconoscere più l’immunità diplomatica di Mancini. L’Italia reagisce accusando l’India di «evidente violazione della Convenzione di Vienna».

- 20 marzo 2013: la procura militare di Roma, sentiti i marò, riferisce che i due sono indagati per «violata consegna aggravata», per accertare se siano state violate le regole d’ingaggio nella vicenda dei pescatori uccisi in India.

- 21 marzo 2013: è il giorno della svolta. Palazzo Chigi annuncia: i due marò tornano in India, precisando che in cambio è stata ottenuta da Delhi assicurazione scritta sul trattamento sulla tutela dei diritti dei due militari. De Mistura precisa che l’India ha garantito che non ci sarà la pena di morte.

- 22 marzo 2013: Latorre e Girone arrivano in India con De Mistura e si trasferiscono all’ambasciata italiana a Delhi. Il ministro degli esteri indiano, Salman Kurshid, dichiara in parlamento: «Il loro processo in India non rientra nei casi in cui è prevista l’applicazione della pena di morte».

- 25 marzo 2013: costituito a New Delhi il tribunale «ad hoc» per giudicare i due militari, che ha potere di imporre pene solo fino a 7 anni di carcere. Latorre in un’email scrive ai politici italiani: «Unite le forze e risolvete questa tragedia».

- 26 marzo 2013: il ministro degli Esteri Terzi annuncia in Parlamento le sue dimissioni, perché «in disaccordo con la decisione di rimandare i due marò in India».

- 1 aprile 2013: dopo un lungo tira e molla il governo di New Delhi decide di alla National investigation agency delle nuove indagini sulla base alla Sua act, legge antiterrorismo che prevede la pena di morte.

- 11 novembre: durante le indagini vengono ascoltati anche altri quattro marò presenti sulla Enrica Lexie. C’è una perizia della Marina secondo cui gli spari arriverebbero dalle loro armi e non da quelle di Latorre e Girone.

- 20 gennaio 2014: la Corte suprema dà tempo all’amministrazione indiana fino al 3 febbraio per risolvere il conflitto interno sull’impiego della Sua act, che prevede la pena di morte.

- 28 marzo 2014: una nuova svolta nel caso. La Corte Suprema indiana accoglie il ricorso presentato dai due fucilieri italiano contro l’utilizzo della Nia, la polizia antiterrorismo. I giudici hanno sospeso il processo a carico dei marò presso il tribunale speciale.

-Venerdì 12 settembre 2014: i giudici indiani danno il via libera al rientro di massimiliano Latorre per quattro mesi in Italia per problemi di salute.
(Redazione)


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Marò, Latorre ricoverato per un’ischemia: situazione molto seria
Matrimonio indiano in Puglia: polemiche e proteste in solidarietà ai Marò

ROMA (Italy) - Paura per Massimiliano Latorre. Ieri pomeriggio a New Delhi un improvviso malore con perdita di conoscenza ha fatto temere il peggio per alcune ore per il marò che tuttavia, grazie ai tempestivi soccorsi, ha ripreso presto lucidità. L’incidente, un’ischemia, a quanto si è appreso oggi a New Delhi, è avvenuto nel pomeriggio di domenica verso le 17 locali, dopo che Latorre era andato all’aeroporto ad accogliere la compagna Paola Moschetti.

E mentre i nostri due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono trattenuti illegalmente in India da due anni e mezzo, dal tre al sei settembre ottocento indiani arriveranno in Puglia, nella terra dei fucilieri, per partecipare ad un matrimonio miliardario.


Nel pronto soccorso il militare è stato immediatamente sottoposto ad una tac che ha evidenziato «un grumo di sangue nel cervello» che aveva provocato un attacco ischemico transitorio (Tia). Questo ha spinto i sanitari ad intervenire con una terapia di eparina per sbloccare la situazione. Nel pronto soccorso il militare è stato immediatamente sottoposto ad una tac che ha evidenziato «un grumo di sangue nel cervello» che aveva provocato un attacco ischemico transitorio (Tia). Questo ha spinto i sanitari ad intervenire con una terapia di eparina per sbloccare la situazione. Dopo le prime cure Latorre è stato trasferito ad un altro ospedale della città specializzato in neurologia, dove è attualmente ricoverato e sottoposto a terapie rigenerative. I sanitari, data la delicatezza del caso, hanno suggerito «la massima tranquillità, senza scosse emotive». Le condizioni sembrano al momento rassicuranti. Eppure nel pomeriggio il fratello di Salvatore, Alessandro Girone, ha fatto sapere di essere in contatto con lui da ieri sera e ha parlato di una situazione abbastanza seria. Massimiliano ha avuto un ictus in una zona profonda del cervello. Ora bisogna tenerlo sotto controllo perché la situazione è abbastanza seria e delicata. Massimiliano si è svegliato, ha parlato, ma non ha ancora recuperato al 100%.

In Italia intanto il malore che ha colpito Latorre ha riacceso la polemica. La figlia del militare, Giulia, ha sfogato su Facebook tutta la sua rabbia: «Italia di m...., fateli stare lì un altro po’! Vi preoccupate di portare qui gli immigrati che bucano le ruote perché vogliono soldi e non vi preoccupate dei vostri fratelli che combattono per voi, e alcuni perdono la vita. Italia mi fai schifo».

Il governo-slide risponda a Giulia Latorre che con sincerità e rabbia ha scritto la verità su marò e immigrati, ha subito twittato il senatore di Fi Maurizio Gasparri. È il governo che «fa schifo», ha scritto il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. «Finalmente - gli ha fatto eco il collega di partito Ignazio La Russa - anche i familiari dei due Marò, finora troppo attenti a non polemizzare contro i nostri governi, dicono come la pensano». «Senza nulla togliere alla ministra Pinotti - aggiunge La Russa - chiediamo che sia il premier Renzi in persona a volare immediatamente in India per seguire personalmente la vicenda».
(Redazione)


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Marò, rinviata al 14 ottobre udienza tribunale speciale per assenza del giudice
La dignità e il disonore. La dignità dei due marinai italiani e il disonore della politica italiana
che ha g
ià condannato Latorre e Girone all'esilio indiano

ROMA (Italy) - La seduta, annullata a causa di un'indisposizione del magistrato, è stata quindi rifissata al 14 ottobre 2014, quando il tribunale dovrebbe disporre un nuovo rinvio, dopo aver preso atto dell'ordine della Corte suprema in cui è stato ammesso un nuovo ricorso dei militari e sospesi i procedimenti giudiziari a loro carico.

Una storia incredibile dove sono finiti sul banco degli imputati due militari in servizio su una nave italiana allo scopo di proteggerla dagli attacchi dei pirati in base alle risoluzioni internazionali. Due anni di sofferenze per Salvatore e Massimiliano, i loro familiari e l’intera forza armata. Due anni di pressapochismo, e di debolezze da parte dei governi che si sono succeduti.


L'istanza al tribunale speciale della "session court" presieduto attualmente dal giudice Bharat Parashar era stata presentata nel novembre scorso dalla polizia antiterrorismo Nia con l'opposizione però della difesa italiana. La data della nuova udienza è stata fissata per ottobre, a causa di un calendario già completo per le settimane a venire. Come avvenuto nelle precedenti circostanze, Latorre e Girone non erano presenti in aula.

La politica nazionale attacca l'immobilismo del Governo italiano - "Renzi avrebbe dovuto fare la sua personale crociata per riportare a casa Latorre e Girone, non per portare in Europa una figura inesperta e inadeguata coma Mogherini. L'ennesimo rinvio dell'udienza sui nostri due fucilieri ingiustamente detenuti in India e' intollerabile". Queste le parole sul web dettate da alcuni protagonisti politici. "I nostri maro' erano impegnati in una missione internazionale di pace. Il governo ha il diritto di tutelarli e il dovere di riportarli in Italia per garantire loro un processo giusto. L'incapacita' con cui anche il governo Renzi sta affrontando la situazione e' assurda. Non si campa solo con qualche foto-opportunity scattata all'aeroporto quando si risolve un caso internazionale. Pretendiamo rispetto e attenzione per i nostri soldati. Che novita' ci sono sull'arbitrato internazionale? Ci sono state risposte? O forse e' piu' urgente sistemare prima Mogherini? La vergogna per aver lasciato ancora Latorre e Girone in India pesa come un macigno su Renzi e sul suo governo."

In merito, gioverà rammentare che alla caduta del governo Letta, Matteo Renzi mostrò attivismo sul caso marò. Finalmente si parlò di arbitrato internazionale e le neo ministre Pinotti e Mogherini sembrarono affrontare il problema con determinazione. Licenziato Staffan de Mistura, il caso venne seguito dalla responsabile della Farnesina direttamente. Renzi sollevò la questione marò con Obama, Ban Ki-moon e in Europa. Ma l’India fece orecchie da mercante impegnata nella campagna elettorale.

Le autorità indiane appaiono molto divise. Se da un lato il grande Paese intende far parte a buon diritto della comunità internazionale, osservando le sue leggi, c’è anche chi si ribella al riconoscimento, da parte del governo, della non applicabilità della legge antipirateria a due militari in missione di pace. L’ex segretario del ministero dell’Interno R. K. Singh, che ora milita nel partito della destra indiana, che guida l’opposizione, ha pubblicamente accusato il governo indiano: "È stato troppo generoso con i due marò italiani, rimuovendo la legge antiterrorismo, il Sua Act, dai capi d’imputazione".

Rinvii di un giorno, di una settimana, di mesi. Rinvii per ferie, per formalità, per ricorsi. Ma intanto il tempo passa e i nostri due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono ancora in India e rischiano decenni di carcere, se non peggio. Non si contano più, infatti, i rinvii che le autorità indiane hanno deciso sulla pelle dei nostri fucilieri. (Redazione)


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Il caso dei Marò sequestrati illegalmente dall'India: si avvia la procedura internazionale
Finalmente il governo italiano si muove. Rientra in patria Staffan de Mistura

ROMA (Italy) - Sul caso dei Marò "si apre una fase nuova", la "procedura internazionale", già avviata con l'invio in India di una nota verbale. Un primo passo che se non darà esiti sfocerà nel ricorso a strumenti internazionali, quali l'arbitrato. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, durante un'audizione alle Commissioni Difesa ed Esteri congiunte di Camera e Senato a Palazzo Madama.

Con l'invio dell'ultima nota verbale a New Dheli il 18 aprile si apre una fase nuova, spiega il titolare della Farnesina "che esaurisce quella in cui ha operato Staffan de Mistura che voglio ringraziare a nome del governo per la dedizione e l'instancabile impegno con cui ha seguito la vicenda". "Servono figure nuove, stiamo definendo un collegio di esperti, sotto la guida di un coordinatore". Intanto è passata la terza Pasqua in India per i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone


Si tratta, rimarca Pinotti, di una precisa strategia condivisa con il Parlamento che poggia sull’internazionalizzazione della vicenda. Il che significa potenziare una strategia politico-diplomatica destinata a investire le sedi internazionali appropriate: dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, alla Corte internazionale di Giustizia. "Trattenere due militari per oltre due anni è inaccettabile per noi, così come per i nostri partner internazionali e abbiamo ottenuto il loro sostegno" per la soluzione della vicenda, spiega la titolare della Difesa. Pinotti ha ribadito da parte italiana il rifiuto della giurisdizione indiana: «A oltre due anni dall’incidente, a fronte di un atteggiamento indiano dilatorio ed evasivo, manca ancora un atto di accusa», ha ricordato il ministro, secondo il quale i due marò erano tutelati dalla «immunità funzionale». Si volta pagina. Attendendo la reazione indiana.

La vicenda dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, deve essere affrontata nelle sedi opportune, che sono quelle internazionali. E' la richesta, legittima e doverosa, - dice il premier Renzi a Bruxelles per il vertice Ue-Africa - che ho fatto al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. "Noi non chiediamo trattamenti di favore. Chiediamo che le regole siano seguite".

Intanto è passata la terza Pasqua in India per i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone trattenuti nel Paese asiatico da oltre due anni per l'uccisione di due pescatori dello Stato meridionale del Kerala. I due marò, che risiedono e lavorano nell'ambasciata d'Italia a New Delhi, sono stati raggiunti dalle rispettive famiglie per trascorrere insieme il breve periodo di festa. Su Twitter i sostenitori dei fucilieri hanno organizzato una tempesta di tweet per chiedere il loro rientro in Italia. Gli hashtag di riferimento sono: #siamoconvoi #nondimentichiamoli #maròliberi.

La vicenda è attualmente in una fase di stallo per via delle elezioni politiche iniziate in India il 7 aprile e che si concluderanno il 16 maggio con lo spoglio delle schede. Il 28 marzo la Corte Suprema aveva ammesso un ricorso dei due marò in cui si contesta l'utilizzo della polizia Nia nelle indagini e la competenza dell'India a giudicare un incidente avvenuto al di fuori delle sue acque territoriali e riguardante dei militari in una missione anti pirateria. Ma non è stata ancora fissata la data della prossima udienza. L'ambasciatore Mancini richiamato in Italia La Corte andrà in vacanza dal 12 maggio al 29 giugno compreso. Intanto, sul fronte delle relazioni diplomatiche, l'ambasciatore Daniele Mancini si trova ancora in Italia dopo essere stato richiamato dalla Farnesina per consultazioni lo scorso 18 febbraio. (Redazione - 24 aprile 2014)


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Caso marò, il tribunale indiano rinvia al 31 marzo l'esame della questione
Secondo l'ambasciatore Romano i precedenti governi italiani non hanno saputo gestire la grave vicenda

ROMA (Italy) - Il tribunale speciale di New Delhi, cui la polizia indiana Nia ha chiesto di assumere la tutela dei marò in attesa del processo, ha rinviato l'esame della questione al 31 marzo prossimo dopo aver constatato che la Corte Suprema sta discutendo un ricorso della difesa di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone contro l'utilizzazione della legge anti-pirateria (Sua Act) e della stessa Nia.

L’ex ambasciatore Sergio Romano evidenzia come l’Italia in questa vicenda si trovi in una posizione di debolezza, anche nel caso dovesse chiedere un arbitrato internazionale, e che avrebbe avuto una posizione più forte se avesse rifiutato fin dall’inizio la giurisdizione dell’India. Il Belpaese è, quindi, in un vicolo cieco perché, continuando a sostenere che la legge antiterrorismo non andava applicata, il governo (prima con l’esecutivo Monti, poi con quello Letta) si è orientato verso un’implicita accettazione della competenza della giustizia indiana.


Il premier Matteo Renzi ha incontrato le mogli dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Secondo quanto si apprende, il presidente del Consiglio si è intrattenuto alcuni minuti con le due donne poco prima del Consiglio dei Ministri. Oltre al premier anche i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, hanno incontrato alla Camera Vania Girone e Paola Moschetti, rispettivamente la moglie e la compagna dei due marò. La decisione della Corte Suprema di New Delhi di rinunciare al ricorso alla legge antiterrorismo è il risultato della ferma opposizione dell'Italia''. E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi sulla vicenda dei due Fucilieri di Marina, dopo un vertice con il premier Matteo Renzi, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il ministro degli Esteri Federica Mogherini e l'inviato speciale del governo, Staffan De Mistura.

Il governo, conclude la nota, "continuerà con determinazione sulla strada dell'internazionalizzazione della vicenda''. L'esecutivo indiano ha infatti presentato alla Corte suprema un parere scritto nel quale dice di essere favorevole a rinunciare a perseguire i due marò sulla base del Sua Act. Il procuratore generale della Corte suprema indiana, G. E. Vahanvati, ha informato che Nuova Delhi ha accettato il parere del ministero della Giustizia secondo cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non devono essere incriminati in base alla legge antipirateria ed antiterrorismo. La stessa Corte - che ha aggiornato l'udienza al prossimo 7 marzo - ha deciso anche di esaminare la richiesta del governo italiano di contestare la giurisdizione della National Investigation Agency (Nia) sul caso. Secondo Diljeet Titus, uno dei legali dei due marò - accusati di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio 2012 - potranno essere ora incriminati sulla base del codice penale indiano. Domenica il ministro della Difesa di Nuova Delhi, A. K. Antony, aveva escluso la possibilità di "qualsiasi compromesso" sul caso. (Redazione - 25 febbraio 2014 ore 14.00)


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L'India mostra i muscoli alle iniziative italiane per portare a casa i due Marò sotto processo
Il ministro indiano ha negato concessioni e cedimenti alle legittime richieste tricolori

ROMA (Italy) - Nessuna concessione da parte di New Delhi sulla vicenda marò. Ad assicurarlo è il ministro della Difesa indiano, A.K. Antony, che ha negato qualsiasi cedimento del governo sul processo di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. "Stiamo andando avanti su questa vicenda in base alle leggi indiane", dichiara, aggiungendo che "non c'è spazio per compromessi. E conclude: "Non faremo marcia indietro: saranno processati con le leggi del nosto Paese".

Il ministro ha concluso sostenendo che comunque la decisione viene trattata dai ministeri dell'Interno e degli Esteri. Lunedì pomeriggio il procuratore indiano G.E. Vahanvati dovrebbe presentare alla Corte Suprema la soluzione trovata dal governo per processare i due Fucilieri di Marina. Telefonate ai due marinai dal premier Renzi e dai neo ministri degli Esteri e della Difesa che hanno assicurato "assoluta priorità" all'ingarbugliato caso.


I due marò, allora in missione antipirateria a bordo di un nave commerciale italiana, sono accusati di aver ucciso due pescatori a largo della costa del Kerala nel febbraio 2012. Il ministro rispondeva a una domanda sull'atteggiamento del governo verso il caso; in particolare gli era stato chiesto se ci fosse stato un ammorbidimento della posizione in relazione all'applicabilità o meno del cosiddetto Sua Act, la legge anti-terrorismo. Secondo il Times of India, il governo di New Delhi ha deciso di abbandonare la richiesta del Sua Act e di ricorrere al codice penale ordinario indiano. L'ultima parola spetta comunque al presidente della Corte Suprema che si pronuncerà domani lunedì 24 febbraio.

''Ho appena parlato al telefono con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Faremo semplicemente di tutto''. Lo scrive su Twitter il premier Matteo Renzi. Nel corso della telefonata Renzi ha assicurato che la vicenda dei due marò trattenuti in India è una ''priorità'' del governo. Il premier, informa una nota di Palazzo Chigi, ha espresso ai due fucilieri di marina la propria vicinanza e determinazione perché i due militari possano presto tornare a casa. ''Consideriamo il vostro caso una priorità - ha sottolineato il presidente del Consiglio a Latorre e Girone - siamo pronti a fare tutto quanto è in nostro potere per arrivare il più rapidamente possibile a una soluzione positiva''. Anche i neo ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, hanno telefonato ai due marò, ribadendo che il loro caso è "prioritario" per il nuovo governo. Dopo avere assicurato ai due militari la "determinazione a fare tutto il possibile per riconsegnarli quanto prima alle loro famiglie", Pinotti li ha ringraziati "per la dignità dimostrata nell'affrontare una prova così dura durante i due lunghi anni in cui sono stati trattenuti in India", riferisce una nota congiunta del ministero della Difesa e della Farnesina. "Siete il mio primo pensiero e il primo del nuovo governo", ha dichiarato il ministro della Difesa. Nel corso della conversazione, il ministro Mogherini ha ribadito come il caso resti "prioritario, garantendo la continuità di attenzione al riguardo da parte dell'attuale governo, anche circa gli aspetti di internazionalizzazione della vicenda ed il possibile ricorso a tutti gli strumenti consentiti". (Redazione - 23 febbraio 2014 ore 19.00)


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Marò in India: il vergognoso nuovo rinvio della Corte fa scoppiare caso diplomatico
L'Italia richiama a Roma il proprio ambasciatore
e i rapporti "finalmente" arrivano ai ferri corti

ROMA (Italy) - Il governo italiano ha disposto l'immediato richiamo a Roma per consultazioni dell'Ambasciatore a New Delhi, Daniele Mancini". Lo ha annunciato la ministro degli Esteri Emma Bonino apprendendo la notizia del nuovo rinvio dell'udienza dei Marò proveniente da Delhi sottolineando che "l'obiettivo principale dell'Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in Patria dei due Fucilieri".

"La misura è colma ed ancora più grande è lo sdegno che investe tutta la nazione e che non può non propagarsi all'intera comunità internazionale. Su questo caso non c'è giustizia: siamo di fronte ad un comportamento ambiguo ed inaffidabile delle autorità indiane". Così Mario Mauro, Ministro della Difesa, sul nuovo rinvio indiano sui marò.


"Su questo caso non c'è giustizia: siamo di fronte ad un comportamento ambiguo ed inaffidabile delle autorità indiane". Mario Mauro, Ministro della Difesa, commenta in una nota l'ennesimo rinvio indiano sui nostri fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. "La misura è colma - continua il ministro - e ancora più grande è lo sdegno che investe tutta la nazione e che non può non propagarsi all'intera comunità internazionale". La decisione del Governo Italiano di richiamare l'Ambasciatore in Italia è, secondo il ministro della Difesa "non solo giustificata, ma ineludibile e riflette il sentimento del nostro popolo".

A questo punto viene il dubbio che l’India non voglia o non sia capace di decidere. Da due anni tiene prigionieri due soldati italiani e ancora non ha fatto sapere di cosa verranno accusati. Questo giusto per ricordare che la democrazia è qualcosa di più sofisticato delle chiacchiere. La corte suprema di Nuova Dehli, di cui era attesa una decisione, ha invece per l’ennesima volta rinviato tutto. Adesso la Procura generale fa sapere che il 24 febbraio verrà ascoltato il Governo sulla possibilità di applicare la legge antiterrorismo contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (foto by InfoPhoto), i due fucilieri di Marina italiani catturati. Appare chiaro che ormai in India si rendano conto di averla fatta grossa. Effettivamente la comunità internazionale, sebbene in ritardo e senza grande convinzione, sta pressando sempre di più per convincere il subcontinente a non accusare l’Italia di essere una nazione terrorista, perché i due marò erano in missione ufficiale per conto del proprio Paese. E’ proprio il procuratore generale Vahanvati ad ammetterlo: “C’è un dibattito tra i ministeri. Abbiamo bisogno di tempo per decidere”. L’India ha già applicato 26 rinvii sulla questione. Quanto tempo dovrà ancora passare prima di rendersi conto che il business delle sue multinazionali potrebbe anche rimetterci? (Redazione - 18 febbraio 2014 ore 12.00)


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Indiscrezioni riservate danno i Marò in Italia dopo le elezioni indiane
La possibile pena sarebbe da scontare in patria

ROMA (Italy) - Questa mattina la Corte suprema indiana ha rinviato al prossimo 18 febbraio il pronunciamento sull'imputazione dei marò italiani. L'accusa ha confermato la richiesta dell'applicazione della Convenzione sulla soppressione degli atti illegali contro la sicurezza della navigazione marittima (Convention for the Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation - Sua Act), ma nella sezione 3(1)A, che prevede una pena massima di 10 anni per "atti violenti contro qualunque persona a bordo di un'imbarcazione o una piattaforma marittima".

I due fucilieri del Battaglione San Marco sono indagati in India per la morte di due pescatori, avvenuta nel febbraio 2012. Fino a pochi giorni fa la National Investigation Agency (Nia) - l'agenzia federale incaricata dal ministero degli Interni di indagare sul caso - sosteneva l'applicazione della sez. 3(1)G del Sua Act, che prevede la pena di morte per gli omicidi che avvengono in mare.


"La vicenda dei marò italiani non si risolverà prima delle elezioni generali indiane" che si terranno in maggio. Lo afferma ad Asia News una fonte locale, anonima per motivi di sicurezza, parlando dei recenti sviluppi del caso che coinvolge Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. I due fucilieri del Battaglione San Marco sono indagati in India per la morte di due pescatori, avvenuta nel febbraio 2012. "Il caso sta seguendo i tempi normali - spiega la fonte - né troppo veloce, né troppo lento. Se fosse già stato chiuso, ci sarebbero state reazioni più emotive, e qualunque verdetto sarebbe stato giudicato come 'sbrigativo'. Ma è una cosa da risolvere, e così sarà".

Questa mattina la Corte suprema indiana ha rinviato al prossimo 18 febbraio il pronunciamento sull'imputazione dei marò italiani. L'accusa ha confermato la richiesta dell'applicazione della Convenzione sulla soppressione degli atti illegali contro la sicurezza della navigazione marittima (Convention for the Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation - Sua Act), ma nella sezione 3(1)A, che prevede una pena massima di 10 anni per "atti violenti contro qualunque persona a bordo di un'imbarcazione o una piattaforma marittima".

Fino a pochi giorni fa la National Investigation Agency (Nia) - l'agenzia federale incaricata dal ministero degli Interni di indagare sul caso - sosteneva l'applicazione della sez. 3(1)G del Sua Act, che prevede la pena di morte per gli omicidi che avvengono in mare. Una posizione che ha provocato un forte dibattito in Italia, che accusava l'India di non tener fede alle promesse di non applicabilità della pena di morte per i due marò. Tuttavia, la fonte di AsiaNews spiega che in India "non c'è alcun dibattito sul caso. Passato il momento più emotivo, alimentato da tanta retorica e da questioni di orgoglio nazionale, non ci sono grandi reazioni. Le notizie che riguardano la vicenda non occupano le prime pagine, né vengono discusse. Anche la notizia che non verrà chiesta la pena di morte, ma un massimo di 10 anni, non ha suscitato alcuno 'sdegno'".

Secondo la fonte "i tempi sono nella norma del meccanismo giudiziario indiano, tenendo poi conto che ci sono in gioco relazioni internazionali". A questo si aggiunge la questione elettorale: il prossimo maggio il Paese andrà al voto, e dovrà scegliere tra il Congress, partito laico e democratico dell'"italiana" Sonia Gandhi, e il Bharatiya Janata Party (Bjp), partito ultranazionalista indù. "Qualunque fosse il verdetto, le parti in causa potrebbero usare la vicenda per dividere la popolazione e accalappiarsi simpatie, per questo è improbabile che si giunga a una conclusione prima delle elezioni". Guardando all'intera vicenda, la fonte afferma: "Credo li condanneranno, ma con una pena leggera. E penso che la sconteranno in Italia, non in India". (Redazione - 11 febbraio 2014 ore 16.00)


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Marò in India, gli italiani hanno perso la pazienza e chiedono soluzioni immediate
Ennesimo rinvio alla faccia di una Europa che non si è mai fatta rispettare

ROMA (Italy) - Iniziata ma poi subito rinviata a lunedì prossimo l'udienza presso la Corte Suprema di Nuova Delhi che doveva esaminare il ricorso italiano per conoscere i capi d'imputazione per i due fucilieri di Marina. Il giudice ha imposto il limite di una settimana alla pubblica accusa.

C'era quasi da aspettarselo: un altro rinvio. L'ennesimo rinvio nella vicenda dei 2 marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un rinvio che oggi, dopo due anni di detenzione in India, inizia a infastidire non poco. Oggi, infatti, doveva svolgersi presso la Corte suprema di Nuova Delhi l'esame del ricorso italiano volto a costringere le autorità indiane a formulare i capi d'imputazione per la morte dei due pescatori del Kerala, nel febbraio 2012, e di cui sono accusati i nostri marò. L'udienza è stata, però, dopo 10 muniti, rinviata al prossimo 10 febbraio.


Ma ecco la nota positiva nella vicenda: il giudice della Corte di Suprema di Nuova Delhi, Bs Chauhan, questa mattina, dopo aver ascoltato le ragioni del ricorso italiano, ha imposto alla pubblica accusa un ultimatum di "una settimana per presentare una soluzione sulle modalità di incriminazione dei marò". Entro il 10 febbraio, dunque, il ministero dell'Interno di Nuova Delhi dovrà decidere se invocare la legge anti-pirateria, che prevede la pena di morte, contro i due fucilieri del battaglione San Marco.

Per la prima volta dall'inizio di questa intricatissima vicenda, presente in aula l'inviato del governo Staffan de Mistura accompagnato dall'ambasciatore d'Italia Daniele Mancini. De Mistura ha subito riferito alla stampa di aver chiesto alla Corte, "di fronte all'indecisione della pubblica accusa, che i marò siano autorizzati a tornare in Italia". "E questa richiesta la ripeteremo con forma anche lunedì prossimo indipendentemente dall'esito dell'udienza". Prima dell'inizio dell'udienza De Mistura ha avuto un fitto colloquio con il Procuratore generale GE Vanvahati, prima dell'inizio dell'udienza di oggi sul caso dei marò. L'inviato speciale del governo ha definito il colloquio "franco e schietto". Il rappresentante del governo indiano aveva chiesto al giudice un rinvio dell'udienza da 2 a 3 settimane per permettere al governo di ufficializzare la propria posizione. "Ma noi sappiamo benissimo che sarebbero diventate 4 o 5 settimane o di piu'", ha detto De Mistura.

"La Pubblica accusa - ha aggiunto De Mistura - non può più giocare con i tempi. Abbiamo ricordato tramite il nostro avvocato che ci sono stati 25 rinvii giudiziari senza un pezzo di carta". "Prima l'unica linea rossa era il non utilizzo del Sua Act. Ora anche lo sono diventati anche i ritardi". Alla domanda dei giornalisti su cosa farà se si dovesse rinunciare al Sua Act, sorridendo ha risposto "ve lo dirò lunedì", dopo aver precisato che sarà di nuovo nell'aula della Corte Suprema.

L'udienza che si terrà, quindi, lunedì prossimo è molto attesa. Due giorni fa il Tribunale speciale aveva infatti deciso di rinviare la sua udienza al 25 febbraio proprio alla luce della sentenza del ricorso italiano. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha auspicato che dall'udienza escano almeno i capi d'accusa e ha ribadito che i "marò erano in servizio e quindi non si può applicare la legge antiterrorismo", che prevede la pena di morte.

Il caso dei due marò torna davanti ai giudici indiani dopo settimane di pressing diplomatico da parte dell'Italia e dell'Europa culminate nei giorni scorsi con il forte richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che ha rimproverato alle autorità indiane di aver gestito il caso "in modi contraddittori e sconcertanti" - e i moniti del capo dell'esecutivo europeo Josè Manuel Barroso. (Redazione - 3 febbraio 2014 ore 12.00)


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Secondo la giustizia indiana i marinai Girone e Latorre rischiano la pena di morte
L'India a cavallo delle elezioni, non vuole perdere l'occasione di fare audience sulla pelle degli italiani

ROMA (Italy) - Se l'India decidesse di ricorrere al "Sua Act", la legge antipirateria che prevede anche la pena di morte, sarebbe “inaccettabile” e “noi nel caso prenderemmo le nostre contromisure”. Lo ha detto ai microfoni di Rainews l'inviato del governo per il caso dei due marò, Staffan De Mistura. È secca la replica del governo italiano, dopo le indiscrezioni pubblicate oggi dal quotidiano Hindustan Times, secondo cui appare verosimile che Latorre e Girone siano rinviati a giudizio per imputazioni, e in forza di norme, che in caso di condanna prevedono appunto la pena capitale.

Per il quotidiano potrebbe aprirsi proprio lo scenario più inquietante, fino ad ora escluso: Latorre e Girone potrebbero essere rinviati a giudizio per imputazioni che in caso di condanna prevedono appunto la pena capitale.


Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non sono più immuni dalla pena di morte. La Corte Suprema indiana ha deciso che l’inchiesta di questi due marinai italiani accusati di omicidio condotta dal NIA ha il potere di condannarli a morte. Giovedì, Salman Kurshid, il ministro degli Esteri indiano che sta seguendo la vicenda Marò, ha escluso che possano rischiare la pena di morte. La sezione 3 della legge in questione prevede che chi "causa la morte di una qualsiasi persona sarà punito con la morte" e quindi secondo le indiscrezioni questa norma potrebbe essere utilizzata anche nel caso dei Marò.

Questa decisione preoccupa il governo italiano che, per diversi mesi, ha cercato di proteggere i due fucilieri italiani. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono accusati di aver aperto il fuoco su due pescatori indiani al largo della costa del Kerala , nel sud del paese, nel febbraio 2012, mentre stavano fornendo un servizio di sicurezza ad una petroliera. I due Marò hanno affermato di aver scambiato i pescatori per pirati e hanno provveduto a sparare colpi di avvertimento.

Roma ha sempre sostenuto che dovrebbero essere processati in Italia, aggiungendo che l’incidente è avvenuto in acque internazionali. Questo caso mina le relazioni indo-italiane dall’inizio della vicenda Marò. La polizia anti-terrorismo indiana, il NIA, avrebbe ricevuto il lasciapassare per formulare le accuse in base ad una normativa indiana che stabilisce sia condannato con la pena di morte chiunque uccida una persona in mare.

Dal Governo italiano, per ora, non ci sono commenti sulla vicenda marò e sul rischio della pena capitale per i due fucilieri anche se in giornata si svolgerà una riunione con il Ministro Bonino e il premier Letta dove sarà successivamente pubblicato un comunicato stampa.

A rallentare la decisione sul rinvio a giudizio sarebbero proprio le garanzie accordate dal capo della diplomazia di Delhi, che adesso sarebbe giunto tuttavia a un compromesso con i colleghi di gabinetto. Un quadro cosi' confuso, che muta da un giorno all'altro, non induce all'ottimismo. Sempre a detta dell''Hindustan Times', il benestare per rinviare a giudizio i maro' per reati punibili con la pena di morte, a questo punto potrebbe giungere alla Nia in qualsiasi momento. (Redazione - 10 gennaio 2014 ore 19.00)


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Pirateria navale: marinai italiani arrestati in India
Marò del San Marco accusati di omicidio


ROMA (Italy) - E' crisi diplomatica tra Italia e India. Due fucilieri di marina italiani della 'Enrica Leixe', la petroliera coinvolta nell'uccisione di due pescatori indiani, sono stati arrestati oggi alla polizia di Kochi, nel sud del paese, secondo fonti indiane. Verranno posti in custodia giudiziaria e quindi presentati nei prossimi giorni davanti a un tribunale per omicidio, ma i due hanno ribadito di essere estranei ai fatti loro contestati.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone
- questi i nomi dei due maro' - sono stati interrogati dalla polizia alla presenza del console generale d'Italia a Mumbai Giampaolo Cutillo. Prestano servizio presso il reggimento San Marco, che ha sede nella caserma Carlotto di Brindisi.


Secondo i media locali i due fucilieri sono sono stati immediatamente arrestati, una circostanza che il console Cutillo ha definito inesatta, in quanto si trovano in realta' ''in un procedimento che potrebbe portare al loro arresto''. ''Tecnicamente - ha aggiunto Cutillo - per il momento questo provvedimento non e' ancora scattato, ma è un'ipotesi verosimile''.

Secondo le ultime indicazioni riportate da fonti italiane vicine all'inchiesta, i due maro' sono stati interrogati ''nel circolo ufficiali, dove sono stati condotti, e nella loro deposizione alle autorita' locali hanno ribadito la loro estraneita' ai fatti''. I due maro', in tuta mimetica e basco, con il distintivo tricolore al braccio, sono stati accompagnati a terra dal comandante della nave Umberto Vitelli, dal console Cutillo e dall'addetto militare in India, contrammiraglio Franco Favre. La polizia li ha interrogati ritenendoli responsabili dell'uccisione di due uomini del peschereccio 'St.Antony' in navigazione mercoledi' pomeriggio nel Mar Arabico.

Le vittime, che hanno ricevuto ieri l'estremo saluto della popolazione di Kollam in un clima di grande emozione e di richiesta di giustizia, si chiamavano Ajesh Binki, di 25 anni, e Gelastine, di 45. L'equipaggio in quella occasione rispose a quello che ritenne essere un attacco di pirati e quindi prosegui' la sua rotta, salvo poi obbedire a una ingiunzione delle autorita' indiane di entrare nel porto di Kochi, dove la nave e' oggi all'ancora. La polizia del Kerala ha rivelato che sulla chiglia del peschereccio vi sono ''almeno 16 fori di proiettile''.

Nel porto di Kochi, la tensione era alta sin dalla prima mattina, con la polizia salita a bordo della petroliera per reclamare la consegna dei due militari, cosa che e' avvenuta dopo avere ottenuto la garanzia che il console avrebbe potuto assistere a tutte le operazioni. Intanto, una delegazione italiana dei ministeri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia, e' attualmente al lavoro in India, come concordato ieri dal ministri degli Esteri Giulio Terzi e S.M. Krishna, offrendo cosi ''una cornice di riferimento diplomatica'', per garantire che al di la' degli sviluppi legati all'atteggiamento della polizia locale, i due governi centrali ''si muovano in maniera concordata''. (Redazione - 19 febbraio 2012 ore 16.00)


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