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La Germania impone pedaggi ai cittadini europei. L'Austria ricorre alla Corte europea
Merkel annuncia: entro il 2017, maggiore benessere sociale e abbattimento del tasso di disoccupazione

BERLIN (Germany) - In un momento così delicato per l'europa unita, visto le vicende di Kiev, anche la Germania ci mette del suo. Il “modello europeo” trasgredisce le stesse norme UE con l'introduzione del pedaggio autostradale agli stranieri. Il governo tedesco delle larghe intese ha nel mirino anche l'introduzione del salario minimo e aumento delle pensioni. Intanto Vienna ricorre alla Corte di Giustizia.

I capitoli più rilevanti dell'accordo raggiunto in Germania per una Grande Coalizione sono salario minimo, pensioni più generose, pedaggio autostradale solo per gli stranieri e doppia cittadinanza per i figli degli immigrati. I cristiano democratici della cancelliera Angela Merkel e i socialdemocratici hanno raggiunto l'intesa per un Governo di larghe intese che potrebbe nascere prima di Natale.


Ciò che caratterizza il programma è: l'incremento della spesa - 23 miliardi di euro in quattro anni - con una nutrita agenda di investimenti in infrastrutture e istruzione ma nessun aumento delle tasse. Sull'Europa, Cdu e Spd hanno ribadito la linea della stabilità finanziaria, senza alcuna apertura a forme di mutualizzazione del debito.

Il problema
- La Germania, così attenta al benessere dei suoi concittadini, non può però mostrarsi indifferente a quello dei suoi vicini. Il pedaggio per gli stranieri "rappresenterebbe una violazione delle normative dell'Ue e noi la combatteremo con forza", ha messo in guardia la ministra austriaca dei Trasporti, Doris Bures, secondo cui Vienna è già pronta a ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Ue. Le ha fatto eco la ministra olandese delle Infrastrutture, Melanie Schultz, secondo cui il governo di Amsterdam chiederà alla Commissione Ue di valutare la compatibilità con il Trattato di Lisbona. Ma Berlino ha già trovato il trucco: il pedaggio sarà pagato da tutti, ma chi paga le tasse in Germania avrà uno sconto sul bollo auto. Più investimenti - Intanto il programma di coalizione prevede un aumento della spesa di 23 miliardi di euro che saranno distribuiti tra pensioni, infrastrutture, istruzione e ricerca; il motto è: "nessun incremento delle tasse né del debito". E la Germania, grazie ai surplus che ha accumulato e accumelerà nei prossimi anni, e grazie a una crescita rivista al rialzo, può permettersi una spesa aggiuntiva. Angela Merkel sottolinea come il pogramma si stia rispettando: “Il traguardo sarà: un maggiore benessere sociale entro il 2017 e il raggiungimento della piena occupazione con l'abbattimento del tasso di senza lavoro, già nel 2014, al 6,8 per cento.” I partiti hanno deciso di destinare il 3% del Pil agli investimenti in ricerca; quasi sei miliardi all'estensione delle scuole a tempo pieno e degli asili nido; cinque miliardi alle infrastrutture. Un programma che secondo Sigmar Gabriel, uomo politico socialdemocratico, dovrebbe contenere il "crescente antieuropeismo" specie con l'introduzione del pedaggio.

Salario minimo e lavoro - La Spd ha ottenuto l'introduzione del salario minimo a 8,50 euro, punto fermo della campagna elettorale, una novità destinata a cambiare il modello di lavoro nel Paese. L'introduzione della paga minima avverrà gradualmente dal 2015. Con questa modifica la Germania, che finora non ha regolato per legge il salario minimo demandandolo unicamente alle parti sociali, salirà ai primi posti della classifica europea dei salari più elevati dietro a Lussemburgo, Francia, Belgio e Olanda. Inoltre le aziende non potranno più assumere dipendenti a termine per oltre 18 mesi e dopo soli nove mesi dovranno corrispondere loro salari uguali a quelli dei lavoratori a tempo indeterminato.

Pensioni - Vengono riconosciuti contributi figurativi alle madri in età da pensione: l'incremento dei trattamenti a favore delle donne che hanno interrotto l'attività lavorativa per accudire i figli era una delle promesse elettorali di Angela Merkel. I socialdemocratici hanno chiesto e ottenuto di più: potranno andare in pensione senza alcuna riduzione dell'assegno a 63 anni invece che a 67 coloro che hanno maturato almeno 45 anni di contributi. Inoltre viene stabilita a 850 euro la pensione minima. Un netto passo indietro rispetto all'innalzamento dell'età pensionistica varata anche dalla Germania per far quadrare i conti di fronte all'invecchiamento della popolazione e alla riduzione della forza lavoro attiva. (Francesco Schena - 4 dicembre 2013 ore 21.00)


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