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Redazione
Si ritorna tra i banchi tra dispersione scolastica e detrazioni fiscali per le spese sconosciute alla metà degli italiani
L'analisi per "abbandono scolastico" è impietosa: la scuola italiana è nella lista nera sia in Europa che nel mondo intero

ROMA (Italy) - Tornano sui banchi di scuola, dopo i tre mesi canonici di sospensione delle lezioni, più di 8 milioni e mezzo di alunni, il 90% dei quali in scuole statali. L’Italia si vanta di avere la scuola più inclusiva d’Europa, ma negli ultimi venti anni abbiamo escluso tre milioni e mezzo di studenti su undici. Per le tasse, invece, quasi un italiano su due non sa di poter detrarre il 19% delle spese per la scuola dei figli. La detrazione è applicabile a una spesa massima di 717 euro e gli studenti di ogni ordine e grado in Italia che possono usufruire della detrazione sono oltre 8 milioni, nelle casse dello Stato rischiano perciò di rimanere centinaia di milioni di euro che le famiglie potrebbero recuperare.

Tornano sui banchi di scuola, dopo i tre mesi canonici di sospensione delle lezioni, più di 8 milioni e mezzo di alunni, il 90% dei quali in scuole statali. L’Italia si vanta di avere la scuola più inclusiva d’Europa, ma negli ultimi venti anni abbiamo escluso tre milioni e mezzo di studenti su undici.

Un triste primato, che ci mette nella lista nera in Europa e nel mondo. Nel mondo Giappone, Norvegia e Corea hanno un tasso di dispersione a 18 anni pari allo zero. Thailandia, Russia, Taipei, Kazakistan viaggiano sotto il 5 per cento. Canada, Australia, Israele, Giordania e Singapore sotto il 10%. Tuttoscuola, in un approfondito studio intitolato 'La scuola colabrodo', ha calcolato che dei 590.000 adolescenti che in questi giorni iniziano le scuole superiori almeno 130.000 non arriveranno al diploma. Vivono nel profondo sud, ma anche nelle aree più industrializzate del Nord.

Buone notizie invece per le detrazioni fiscali - Quasi un italiano su due non sa di poter detrarre il 19% delle spese per la scuola dei figli. La detrazione è applicabile a una spesa massima di 717 euro e gli studenti di ogni ordine e grado in Italia che possono usufruire della detrazione sono oltre 8 milioni, nelle casse dello Stato rischiano perciò di rimanere centinaia di milioni di euro che le famiglie potrebbero recuperare". Gli italiani pensano di spendere il 6,5% in meno rispetto allo scorso anno per la scuola dei figli (611 euro contro i 654 del 2017). Nel Nord Ovest si registrano le spese più elevate: 698 euro contro i 540 dell’Italia meridionale e insulare. Gli esborsi aumentano soprattutto per le famiglie con almeno due figli in età scolare: se le coppie con un solo figlio spendono in media 458 euro, quelle più numerose (due o più figli) dovranno spendere mediamente 686 euro. Il 57% farà ricorso al reddito attuale, mentre il 38% utilizzerà risparmi accantonati e aiuti esterni quali borse di studio, aiuto da parte di parenti/amici, prestiti o finanziamenti. I numeri sono in linea con quelli dello scorso anno.

Rispetto allo scorso anno calano gli italiani che per risparmiare sulle spese legate alla scuola dei figli ricorrono all’usato: sono il 59% contro il 73% rilevato nel 2017. Rimane pressoché stabile il dato di coloro che cercano su Internet libri e accessori scolastici (74%). Libri/dizionari e accessori di cancelleria si confermano le voci di spesa scolastica che più incidono sul bilancio familiare. Libri e dizionari rappresentano l’esborso maggiore per il 65% degli intervistati con figli in età scolare (dato in calo rispetto al 2017 quando aveva raggiunto il 70%). Segue la cancelleria che si riporta ai valori del 2016 (43% in crescita rispetto al 36% dello scorso anno) e i trasporti (20%, in calo rispetto al 26% rilevato negli ultimi due anni).

Anche le aziende intervengono sempre più spesso a favore delle famiglie con figli attraverso iniziative di welfare orientate a sostenere le spese scolastiche: una possibilità sfruttata dal 17% degli intervistati nel sondaggio Findomestic a fronte del 13% che non ne usufruisce pur avendone l'occasione. Il 46% vorrebbe avere queste opportunità ancora non offerta dalla propria società mentre solo il 5% preferirebbe comunque altre iniziative di welfare aziendale.


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