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Author:
Dr.ssa Silvia Errico
Tumore: impatto psicologico, consigli e strade percorribili per non farsi divorare già dalla notizia di esserne affetti
Percorso psicologico, sostegno e condivisione con le persone care ma anche la consapevolezza
di non perdere speranze, nell'analisi dell'esperta Silvia Errico, Psicologa.

ROMA (Italy) - Aspettare, attendere è necessario per prendersi cura del proprio dolore, della consapevolezza che la nostra vita sta mutando e può avere un termine diverso da quello immaginato per noi stessi. Perché scegliere di combattere, di continuare ad avere la speranza di vivere con i nostri cari, di realizzare nuovi progetti di vita? Baglioni canta “La vita è adesso” ed è proprio sul vivere nel “qui ed ora” che possiamo concentrare tutta la nostra attenzione, i nostri pensieri, emozioni e azioni. Il passo più importante è quello di prendersi cura di sé stesso per aumentare la percezione del controllo della malattia e saper canalizzare le proprie energie e risorse per sopravvivere. La Psicologa Silvia Errico analizza gli aspetti fondamentali che si concentrano su quali strumenti scegliere per fronteggiare il tumore sin dalla sua prima news.

La vita come la morte sono fasi naturali della nostra esistenza. Dopo la nascita iniziamo a esplorare il mondo che ci circonda, gli oggetti, le persone imparando e scegliendo cosa è giusto o sbagliato, cosa per noi è efficace oppure no. Sogniamo, pensiamo, a volte desideriamo di avere un compagno e formare una famiglia, realizzarci da un punto di vista professionale e personale. Il tempo scorre in fretta e certi che, come ogni giorno il sole tramontato risorgerà alto nel cielo, cosi' siamo pronti per affrontare una nuova giornata colmi di impegni e responsabilità. Siamo disposti a fronteggiare un ostacolo, un collega ostile, i capricci di nostro figlio persino un malore con la consolazione che la giornata passerà in fretta. Ma che cosa accade quando un medico dopo la biopsia ci comunica che siamo malati, che abbiamo un tumore? Alle parole “Lei ha un tumore, maligno. Dobbiamo operare in fretta!” ogni persona può avere reazioni, emozioni e comportamenti diversi. Un paziente mi ha riferito ”mi sono sentito raggelare il cuore, non riuscivo a pensare a nulla e ho chiesto al medico se era sicuro, se non avessero sbagliato i risultati!” Sgomento, paura ed incredulità sono le prime emozioni che diversi pazienti contattano. Poi seguono le preoccupazioni, la tristezza, il pensiero e l’immagine del proprio corpo stanco, spossato, divorato da una malattia in attesa del momento che lo porterà alla morte, lasciando in sospeso progetti di vita, desideri, figli, la propria compagna di vita.

Dagli uomini e dalle donne, dai giovani e dai bambini e dai parenti che se ne prendono cura sappiamo che ci si scontra con la tristezza, con la rabbia, con il senso di impotenza. Esiste poi un dolore fisico e quello psichico. Non possiamo controllare né l'evoluzione della malattia né la reazione alle cure. Invece abbiamo il potere di decidere come utilizzare il tempo che ci rimane. Abbiamo la possibilità di scegliere con quali strumenti fronteggiarla. Esistono alcune strategie di coping e problem solving che abbiamo sviluppato durante le nostre esperienze quotidiane e che per noi sono già state efficaci, ed altre che possiamo conoscere e sperimentare. In effetti dopo la fase di schok, la persona reagisce ed inizia a prendere contatto con la realtà. In questa seconda fase si può alzare il livello di ansia e mettere in atto delle strategie difensive per sopportare le emozioni che diventano sempre più invasive.

Aspettare, attendere è necessario per prendersi cura del proprio dolore, della consapevolezza che la nostra vita sta mutando e può avere un termine diverso da quello immaginato per noi stessi. Perché scegliere di combattere, di continuare ad avere la speranza di vivere con i nostri cari, di realizzare nuovi progetti di vita? Le ricerche scientifiche hanno mostrato che accanto alle cure tradizionali oggi vi è l’immunoncologia, definita come una delle più innovative dalla rivista scientifica “Scienze”. Inoltre esistono altre vie che sono complementari e che possono essere di supporto come le tecniche di musicoterapia, l’arte, lo sport. Negli Stati Uniti l’attività fisica è parte integrante del piano terapeutico, perchè studi scientifici hanno riportato meno dolore, nausea e affaticamento generale. Anche in Italia oncologo e fisiatra impostano un piano riabilitativo sportivo personale con esercizi specifici che tengono conto del tipo di intervento che ha subito il paziente, del tipo di radioterapia, di chemioterapia o di terapia ormonale che sta seguendo, delle eventuali patologie concomitanti. Testimonianze di persone che si sono ritrovate nella stessa condizione - Leonardo Cenci, per sconfiggere il cancro ha messo i sogni ai piedi e l’invincibilità nel cuore - mostrano che dopo aver dato un senso alla malattia, accettata e iniziato il trattamento medico, si attua il passaggio concreto alla fase di elaborazione. Aumenta la percezione del controllo della malattia, di saper canalizzare le proprie energie e risorse per sopravvivere.

Baglioni canta “La vita è adesso” ed è proprio sul vivere nel “qui ed ora” che possiamo concentrare tutta la nostra attenzione, i nostri pensieri, emozioni e azioni. Il passo più importante è quello di prendersi cura di sé stesso. Quando un paziente mi chiede aiuto, dopo aver accolto la sua richiesta, è necessario ritornare a trovare la tranquillità, scoprire “il posto al sicuro” per scegliere o scoprire insieme come attingere la forza, il coraggio, alimentare la speranza che apparentemente sembra perduta dal trauma subito. Ecco alcune domande che possono essere uno stimolo per ciascuno. Quali attività, hobbies le piacciono e le donano una sensazione di benessere, di calma, serenità? Fare sport, ascoltare della musica e suonare uno strumento, dipingere, scrivere poesie, leggere, vedere i tuoi film preferiti, incontrare i propri amici, svolgere il proprio lavoro, riavvicinarsi alla fede, sono tutte occasioni e possono diventare con l’aiuto di esperti, strumenti efficaci per ottenere benefici psicofisiologici prima, durante e dopo la malattia. Come prendersi cura delle emozioni, del senso di colpa? Il sostegno psicologico o un percorso psicoterapico diviene un tempo per immaginare, ridecidere e progettare una nuova opportunità di vita per noi e per chi ci sta accanto.


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