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Author:
Stefania Verrecchia
A Roma, gli "Oncology Games", quando il coraggio di un sogno incontra lo sport e lo sport la voglia di vivere
Alla manifestazione, ideata dall'Associazione "Avanti Tutta Onlus", hanno preso parte 35 atleti di sei paesi europei

ROMA (Italy) - Quella che si è conclusa domenica 24 giugno allo Stadio della Farnesina a Roma, con la premiazione avvenuta nel tardo pomeriggio degli atleti che vi hanno preso parte, è stata la prima – e di sicuro non ultima – edizione degli “Oncology Games”, i primi giochi olimpici dedicati ai malati oncologici. Trentacinque pazienti, di sei paesi europei (13 italiani, 2 greci, 6 polacchi, 4 inglesi, 5 bulgari, 5 spagnoli) tutti affetti da malattie tumorali metastatiche, divisi dalla bandiera del paese di appartenenza ma uniti da quella della fratellanza e della voglia di non darsi per vinti, si sono sfidati in diverse competizioni atletiche (corsa, lancio del peso, nordic walking) dimostrando che a dispetto della malattia e di chi non lo creda possibile, la pratica dello sport può contribuire, non solo a migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici ma anche la sopravvivenza.

Trentacinque pazienti, di sei paesi europei (13 italiani, 2 greci, 6 polacchi, 4 inglesi, 5 bulgari, 5 spagnoli) tutti affetti da malattie tumorali metastatiche, si sono sfidati in competizioni atletiche (corsa, lancio del peso, nordic walking) dimostrando che a dispetto della malattia e di chi non lo creda possibile, la pratica dello sport può contribuire, non solo a migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici ma anche la sopravvivenza. E di questo Leonardo Cenci, presidente dell’associazione "Avanti Tutta Onlus", a cui è stato diagnosticato un cancro metastatico e pochi mesi di vita, ma che a distanza di più di cinque anni da quella infausta diagnosi continua a combattere la sua battaglia contro il cancro, ne è la prova “vivente”.

Gli Oncology Games erano il sogno e lui il sognatore che ha saputo, grazie alla sua tenacia e all´ostinata volontà che anima il suo cuore di maratoneta, trasformare una grande idea in un piccolo grande miracolo. In effetti non vi è altro modo per definire quanto si è visto in pista domenica a Roma, se non “miracolo”, una vittoria della speranza e della voglia di vivere, sulla malattia e su una diagnosi che spesso lascia spazio solo alla disperazione e allo sconforto. Al di là dei gesti atletici, dei tempi, delle vittorie, delle medaglie, quella che ha vinto domenica è la voglia di non arrendersi. Se è vero che lo sport “ha regole ma non barriere”, gli Oncology Games hanno eliminato anche quelle “invisibili” ma esistenti che hanno da sempre precluso la possibilità ad un malato di cancro, atleta o non, di praticare sport a livello agonistico. I limiti e le barriere sono nella mente e spesso è la stessa società a crearli e imporli. Quella luce che brillava negli occhi dei pazienti che hanno partecipato domenica ai giochi, è luce di voglia di vivere e di normalità.

Per un giorno, sotto il sole di un inizio di estate romana, trentacinque pazienti, hanno avuto la possibilità di dimenticare la malattia, la chemioterapia, la diagnosi e hanno respirato il profumo di una sana competizione, che più che il risultato personale o la vittoria, voleva affermare e rivendicare il diritto a non sentirsi “esclusi” perché malati. Spesso viviamo di generalizzazioni e luoghi comuni e per chi gode di buona salute il domani e il vivere, sono eventi che, sbagliando, si danno per scontati. Domenica in pista chi ha avuto la fortuna di esserci ha assistito ad una grande lezione di vita, che può essere tutta riassunta nelle parole pronunciate tra le lacrime, al taglio del traguardo, da un atleta/paziente italiano, Claudio Bernardi, “Il cancro non fa paura, si va avanti, la vita è stupenda.” Parafrasando le parole di Oriana Fallaci, “non ha confini il coraggio che nasce dall’amore - e aggiungerei dalla voglia di vivere - e che per amore si realizza. Non tiene conto di alcun pericolo, - o limite - non ascolta nessuna forma di raziocinio. Pretende di muovere le montagne e spesso le muove…” E a muoverle hanno contribuito anche la dedizione, la passione e la professionalità, della dottoressa Chiara Bennati, responsabile del reparto di oncologia medica dell'ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna e referente scientifico dell'associazione Avanti Tutta e del progetto Oncology Games in Italia.

Il cuore di un paziente oncologico è affamato di speranza e se, visto che si parla di competizioni e medaglie, una e d'oro, dovesse essere assegnata in questa categoria, sicuramente andrebbe alla dottoressa Bennati, per la sua costante presenza e capacità di alimentare e sostenere la speranza, in un percorso che è tanto duro e difficile, non solo per i pazienti ma anche per i familiari. I tredici atleti italiani in gara: Leonardo Cenci, Davide Polchri, Silva Ceccherini, Andrea Cicconi, Sara Boninsegna, Riccardo Comandini, Ada Quaranta, Gabriele Cavina, Monica Forchetta, Claudio Bernardi, Salvatore Serra, Stefano Prato, Giuseppe Maganuco.
(Photo: Rodolfo Laura)


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Marika Del Zotti
Leonardo Cenci, per sconfiggere il cancro ha messo i sogni ai piedi e l’invincibilità nel cuore
Sportivo nell'anima, ha organizzato gli Oncology Games i primi giochi per malati di cancro in svolgimento
a Roma allo Stadio della Farnesina il 23 e 24 giugno. Ecco il suo libro "Ama, Vivi, Corri. Avanti tutta!"

ROMA (Italy) - Presentato a Perugia “Ama, Vivi, Corri. Avanti Tutta! La straordinaria esperienza di Leo con l'ospite sgradito”. Si tratta del primo libro di Leonardo Cenci, promotore e ideatore degli Oncology Games, i primi Giochi Sportivi per i malati di cancro che si terranno il 23 e 24 giugno a Roma. Quando cinque anni fa gli è stato comunicato di avere ancora solo qualche mese di vita, Leonardo Cenci ha preso una decisione: vivere il più intensamente possibile. Sportivo da tutta la vita, Leonardo non ha voluto rinunciare alle sue adrenaliniche maratone e, nonostante il cancro, ha continuato ad allenarsi. Oggi lancia un progetto unico al mondo che ha come obiettivo restituire all'uomo la possibilità di vivere seguendo le sue passioni, senza alcun limite imposto dalla malattia, dalle convenzioni e dai pregiudizi di ogni sorta.

Il libro, presentato dal giornalista sportivo Marco Franzelli di Rai Sport con lo stesso Leonardo Cenci, è composto da 152 pagine che “si leggono tutte d'un fiato” e che rappresentano la testimonianza di quest'uomo che ha deciso di raccontare al mondo quanto sia importante vivere e seguire le proprie passioni, anche con un ospite indesiderato dentro di sé.

Quando cinque anni fa gli è stato comunicato di avere ancora solo qualche mese di vita, Leonardo Ceni ha preso una decisione: vivere il più intensamente possibile. Sportivo da tutta la vita, Leonardo non ha voluto rinunciare alle sue adrenaliniche maratone e, nonostante il cancro, ha continuato ad allenarsi e camminare. Il suo ospite, così come è solito definirlo, si è dovuto rassegnare e lo ha seguito a New York per ben due maratone.

Ma per Leonardo questo non era abbastanza, doveva fare qualcosa di più non solo per se stesso ma anche per tutti coloro che sono nella sua condizione. Così in qualità di Presidente dell'Associazione Avanti Tutta, ha ideato gli “Oncology Games”, i primi Giochi Sportivi per malati di cancro che non possono partecipare alle paralimpiadi perché non considerati “diversamente abili”.

L'iniziativa, finanziata dalla Commissione Europea nell'ambito del programma Erasmus + Settore Sport, ha come obiettivo “dimostrare che lo sport aiuta ad affrontare la malattia oncologica in modo positivo, e può contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti” - ha spiegato direttamente Leonardo durante la conferenza stampa. Per la prima volta nella storia, alcuni malati oncologici di sei diversi paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Polonia e Bulgaria), si sfideranno in varie discipline sportive come corsa, lancio del peso e nordic walking. Gli atleti italiani che parteciperanno saranno ben 13, capitanati dallo stesso Leonardo che si cimenterà nella sua specialità: la corsa. Insieme a lui ci saranno anche Davide Polchri di Faenza (Ravenna, lancio del peso), Silva Ceccherini di Montevarchi (Arezzo, corsa), Andrea Cicconi di Macerata (corsa), Sara Boninsegna di Salara (Roma, nordic walking), Riccardo Comandini di Ravenna (corsa), Ada Quaranta di Cuneo (nordic walking), Gabriele Cavina di Ravenna (corsa), Monica Forchetta di Roma (corsa), Claudio Bernardi di Ravenna (corsa), Salvatore Serra di Roma (corsa), Stefano Prato di Novi Ligure (corsa), Giuseppe Maganuco di Ravenna (corsa).

Gli Oncology Games sono i primi Giochi Sportivi per malati di cancro che si svolgeranno a Roma allo Stadio della Farnesina il 23 e 24 giugno. Il progetto della durata di 18 mesi, si inserisce nell’ambito delle strategie dell’Unione Europea per il miglioramento della salute pubblica e l’inclusione sociale promuovendo, attraverso le attività sportive destinate ai pazienti oncologici, l’applicazione delle linee guida europee per l’attività fisica. Le attività in programma sono realizzate in tutti i paesi che aderiscono all'iniziativa: Italia, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Polonia e Bulgaria e coinvolgono vari partner tra cui il CONI.

Credo che Leonardo Cenci sia la personificazione di quello che Tolkien, con un bellissimo neologismo definì "eucatostrofe". Quel "capovolgimento buono", quel rivolgimento del male in bene, del negativo in positivo. La sua vita ha il sapore dolce amaro delle fiabe, del conforto che da esse proviene e che deriva dalla certezza che ci sarà un lieto fine, nonostante il drago-cancro. In verità non ci è dato sapere se la sua storia avrà quel "lieto fine" tipico delle favole, ma non sono forse già un lieto fine e un "vissero per sempre" il suo coraggio, la sua indomita forza di volontà, la sua associazione che si adopera per gli altri, la sua sete di vita e il suo stesso vivere, giorno dopo giorno, non negando o rifiutando la sofferenza, il dolore, la disperazione, la rabbia, ma andando, nonostante tutto questo e a dispetto del male, Avanti..Tutta. Il testo trasmette una voglia inarrestabile di perseguire, oltre le difficoltà e gli ostacoli, i propri obiettivi, "frantumandoli" come Leonardo ha fatto con tutti i suoi record. Un libro in cui si può apprezzare il valore delle parole cuore e coraggio, dell'amore per la vita, dell'instancabile ricerca del suo senso anche quando qualcosa di così grande e doloroso ti colpisce. Come diceva Jesse Owens, il miracolo non è raggiungere il traguardo, ma aver avuto il coraggio di partire. "Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, i bambini lo sanno già. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi possono essere sconfitti." Un giorno, presto, anche il cancro lo sarà. Avanti Tutta Leo! (Stefania Verrecchia)

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