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Federica Pignataro
Inviata a Perugia
La domenica del Festival passando dal Narcotraffico al Un giorno in Pretura fino all'ironia di Giobbe Covatta
Ultimo giorno per l'edizione 2018 della manifestazione dedicata al mondo dei Media

ROMA (Italy) - Ieri, domenica 16 Aprile (giorno di chiusura del festival) è stato l’ultimo giorno che ha visto il susseguirsi di ben 35 dei 710 eventi che hanno affrontato varie tematiche: si è parlato di mafia, di “ndrangheta” con il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha parlato della battaglia al narcotraffico, spiegando i rapporti fra cocaina, sudamerica e ndrangheta; si è parlato di migrazioni e immigrati; e, per la prima volta al festival ha preso parte anche la giornalista Roberta Petrelluzzi, conduttrice del programma “Un giorno in Pretura” che va in onda su Rai 3 da più o meno 30 anni.

Classificare il Festival è difficile ... potremmo dire che: è il più grande evento annuale, in Europa, dedicato ai media e che nell'edizione del 2017 si sono visti ben 700 relatori in un programma di 5 giorni e un numero impressionante di persone affluite nel capoluogo umbro. Il fermento di questi giorni ricchi di eventi e, soprattutto di gente, tanta gente, ha lasciato il posto agli operai che riportano tutto alla normalità, rimettono tutto a posto perché sono ripartiti tutti, protagonisti e non, ma sicuramente nell’insieme c’è grande soddisfazione: è un Arrivedercida parte di tutti, perché questo festival è una perla che diventa sempre più preziosa, sempre più bella!

Ieri, domenica 16 Aprile è stato l’ultimo giorno che ha visto il susseguirsi di ben 35 eventi e molti ospiti importanti che hanno affrontato varie tematiche: si è parlato di mafia, di “ndrangheta” con il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha parlato della battaglia al narcotraffico, spiegando i rapporti fra cocaina, sudamerica e ndrangheta; si è parlato di migrazioni e immigrati.

Per la prima volta al festival ha preso parte anche la giornalista Roberta Petrelluzzi, conduttrice del programma “Un giorno in Pretura” che va in onda su Rai 3 da più o meno 30 anni e che riporta in TV momenti processuali di casi italiani alcuni eclatanti, altri un po’ meno, dando così agli spettatori l’opportunità di prendere conoscenza delle varie fasi processuali e di farsi una propria idea in proposito. “Voglio che il mio pubblico abbia un’idea, che guardando possa decidere … i cronisti non devono indagare, non devono travestirsi da investigatori, sono i giudici che devono farlo … le dichiarazioni rilasciate da un cronista non hanno lo stesso valore di quelle rilasciate da un giudice”.

La conduttrice ha dunque criticato quel giornalismo investigativo a tutti i costi anche di determinati presentatori che si vestono in TV dell’autorità di giornalista/investigativo, spesso creando nell’opinione pubblica false opinioni, o comunque opinioni condizionate. Chi giudica, chi conosce gli atti, chi legge le carte è il giudice … tutto il resto è spettacolo, a volte di cattivo gusto.

Così come ha definito di cattivo gusto sono le fake/news, sempre colpevoli di creare opinioni distorte nella gente, false verità che a volte scatenano anche sentimenti di odio e di rancore del tutto ingiustificati, colpa della rete che spesso sfugge al controllo di chi non dovrebbe permettere la diffusione di tali false notizie.

L’ultimo è stato anche il giorno della Satira, con la raffica di notizie, dichiaratamente false, dello speciale Tg Lercio, lette da Giobbe Covatta, comico, attore e politico italiano ed anche qui grande affluenza di pubblico e spettacolo di grande successo.

Ultimo giorno, quindi, anch’esso ricco di eventi e Perugia si è ritrovata inondata di persone, un corri corri da una location all’altra per catturare quanti più eventi possibile. Sono stati nel complesso cinque giorni ricchissimi di dialoghi e confronti, di grandi interviste, di divertenti spettacoli che hanno rappresentato il mondo variegato e in continuo cambiamento del giornalismo nazionale ed internazionale e che ha visto arrivare da tutto il mondo volontari, studenti, aspiranti giornalisti, fotografi aventi come sponsor, Facebook, Amazon, Google, Eni, solo per citarne alcuni. Il bilancio della dodicesima edizione è stato tracciato dalla fondatrice Arianna Ciccone: "un appuntamento umbro, che ogni anno vede la partecipazione di giornalisti, musicisti, scrittori e curiosi da ogni parte del mondo fino a raggiungere cifre a quattro zeri ..." (lo scorso anno ben in 60mila hanno partecipato agli eventi organizzati a Perugia, ndr).


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Federica Pignataro
Inviata a Perugia
Il festival del giornalismo di Perugia 2018 pronto al congedo. Domani, infatti, nella conferenza stampa di chiusura si tireranno le somme di questa 18esima edizione che oggi ha visto sul palco del teatro Morlacchi l'amatissimo Terence Hill sempre impegnato nelle vesti del prete più famodo d'Italia

PERUGIA (Italy) - TVedere Terence Hill aggirarsi fra le stradine di Perugia fa, inevitabilmente pensare al suo inimitabile ruolo di Don Matteo nella popolare serie televisiva italiana prodotta da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction e fa venir voglia di fermarlo non tanto per un selfie o un autografo, quanto per i preziosi consigli che distribuisce nei vari episodi trasmessi in TV. In questa fiction l’attore interpreta, infatti, la parte di Don Matteo Bondini, parroco della Chiesa di San Giovanni Battista di Gubbio prima e, in seguito, trasferito a quella di Sant’Eufemia a Spoleto, quindi in splendidi luoghi dell’Umbria, un parrocoche collabora con il maresciallo dei carabinieri Nino Cecchini (l’attore Nino Frassica), e che s’intromette nei vari casi legali e criminali e, sovente, li risolve.

La scelta dei luoghi in cui girare le scene che spesso si allargano a mostrare splendidi panorami è anche per dimostrare la bellezza di quei luoghi, per promuovere le caratteristiche paesaggistiche del nostro territorio, spesso incantevoli e che lasciano davvero senza fiato quando don Matteo gira con la sua fedele bicicletta tra gli splendidi sobborghi umbri. Il prete detective attraversa, infatti, strade d’insolita bellezza: si può osservare ad esempio, il centro storico di Spoleto, con i suoi vicoli, le sue superbe chiese, i suoi palazzi, la sua meravigliosa e suggestiva rocca.

Nella fiction don Matteo è gentile e disponibile, e così l’attore, Terence Hill si è presentato e dimostrato nell’incontro speciale “don Matteo: una fiction per promuovere il territorio, conquistando i giovani” presso il Teatro Morlacchi di Perugia. Con lui, sul palco anche l’attrice napoletana Mariasole Pollio che nella fiction interpreta il ruolo di Sofia, una ragazza orfana che si è trasferita da Roma a Spoleto e che ora vive in canonica con il protagonista, e l’attore Federico Russo, che precedentemente ha lavorato nella serie “i Cesaroni” nel ruolo di Mimmo, e che ora invece interpreta la parte di Seba, ragazzo profondo ed altruista, molto amico di Sofia.

Sul palco anche il vicepresidente della regione Umbria Fabio Paparelli e la giornalista del settimanale “OGGI” Marianna Aprile che ha svolto il ruolo di moderatrice durante il dibattito. Nella platea moltissimi giovani, evidentemente grandi fan di Don Matteo, fiction comunque giunta alla sua undicesima edizione e sempre seguitissima, soprattutto dal pubblico giovanile e non solo quello.

L’incontro ha avuto anche come finalità quella di presentare il film “Il mio nome è Thomas”, in uscita nelle sale cinematografiche, e che vede il ritorno di Terence Hill sul grande schermo in un’ambientazione western, genere in cui lui si è fatto conoscereal grande pubblico nel passato, soprattutto in molte pellicole interpretate con il compianto amico Bud Spencer, tipo “Lo Chiamavano Trinità” o “Altrimenti ci arrabbiamo” o, ancora “…Continuavano a chiamarlo Trinità”.

Terence Hill si è presentato con il suo inconfondibile cappellino e ha subito tenuto a precisare che se nella fiction lui svolge il ruolo di moralista, di colui che dà consigli e lezioni di vita, al difuori del lavoro sono solo tutti colleghi e non si permette di dare lezioni di vita a nessuno : “l’unica cosa che posso dire è che io quando sono in scena, credo a quello che faccio… ma finisce qui “.

Ha quindi rivelato che la fiction doveva chiamarsi “Don Teodoro”, ma questo nome lo faceva sentire a disagio, perché era un nome troppo “cauto”, invece poi lui ha scelto e proposto “Matteo” perchè è un nome forte, più “western”. Ha poi detto che gli piacerebbe affrontare nella fiction una tematica non ancora presa in considerazione e cioè quella delle “armi” e del problema del sovrarricchimento nazionale delle armi, a scapito di tanta gente morta, spesso bambini. E’ un temache gli sta molto a cuore, ma gli sceneggiatori non vogliono ancora accontentarlo. Quindi ha detto di avere in mente una scena in cui don Matteo vede un bambino giocare con le pistole e che ad un cero punto domanda, “ma quello che costruisce questa pistola, ma si rende conto che questa pistola serve ad uccidere? E come la prende?”

Insomma vorrebbe affrontare il tema attraverso le domande dei bambini, perché questo è un argomento forte che spesso i ragionamenti semplici dei bambini possono portare ad affrontare nella maniera più reale, vera, senza tanti giri di parole intorno e richiamare tutti alla riflessione.

Un Terence Hill molto diplomatico, gentile, simpatico ed ironico per certi versi. Una nota di colore e simpatia che ha arricchito questo penultimo giorno del festival che, come nei precedenti, ha richiamato moltissima gente a conferma ancora una volta del grande successo che ogni anno si ripete in questa imponente manifestazione e che ogni volta che volge al termine lascia una nota di malinconia e l’impressione che sia finito troppo presto!


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Federica Pignataro
Inviata a Perugia
Il venerdì del Festival porta a Perugia il sempre tagliente Marco Travaglio e la famiglia Regeni
I temi toccano i governi italiani con il mistero di Giulio Regeni e i massacri di giornalisti a Malta e in Slovacchia

PERUGIA (Italy) - La giornata di venerdì del Festival del Giornalismo 2018 a Perugia, incontra dibattiti e spettacoli nei luoghi più significativi e storici della città. Un susseguirsi di altri 81 eventi che hanno abbracciato varie tematiche, quali il giornalismo partecipativo, il lavoro, la cultura del benessere, l’economia. Tra i dibattiti più seguiti e che hanno obbligato a file lunghissime pur di poterne essere partecipi, quelli dedicati a Giulio Regeni, Marco Travaglio e il ricordo di Daphne Caruana Galizia, la blogger uccisa a Malta. Anche Marco Travaglio ha catturato l’attenzione di centinaia di persone accorse ad ascoltare la sua presentazione del libro “B-come Basta” sul palco del teatro Morlacchi.

Alle ore 12.00 presso la sala dei Notari del Teatro La Sapienza, si è parlato dell’Egitto e del caso Regeni, con l’intervento dei genitori di Giulio durante la presentazione del documentario “NOVE GIORNI AL CAIRO” di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, in cui si parla del terribile martirio subito dal giovane ricercatore in Egitto. I genitori di Giulio sono stati accolti con un applauso che sembrava infinito e la mamma Paola Deffendi da quel palco ha lanciato il suo ennesimo appello rivolto ad ENI chiedendo “di fare qualcosa in Egitto per conoscere la verità su cosa sia accaduto a Giulio…” L’intervista è stata portata avanti dal direttore della Repubblica Mario Calabresi e mamma Paola e papà Claudio hanno a lungo stretto fra le mani uno striscione giallo di Amnesty International con su scritto “Verità per Giulio Regeni”.

Anche Marco Travaglio ha catturato l’attenzione di centinaia di persone accorse ad ascoltare la sua presentazione del libro “B-come Basta” sul palco del teatro Morlacchi, da un Travaglio sempre più carismatico e combattivo che dal 2006 non ha saltato un solo appuntamento del prestigioso festival umbro. Ha quindi ribadito che nel suo libro - sottotitolato “fatti e misfatti, disastri e bugie, leggi vergogna e delitti (senza castighi) dell’ometto di Stato che vuole ricomprarsi l’Italia per la quarta volta” riferendosi al governo con annessi e connessi di Silvio Berlusconi, vuole sollecitare a “non ricascarci…”. Tanti gli applausi e tanti i segni di approvazione da parte del pubblico accorso verso un Travaglio sempre più convinto che il male peggiore per l’Italia sia stato proprio il Governo Berlusconi.

Un discorso a parte merita il dibattito “Ddaphne Caruana Galizia e Jan Kuciak, non cancelliamo le loro voci libere”, con l’incontro con Corinne Vella, sorella della blogger uccisa da un’autobomba a Malta il 16 ottobre 2017e dove si è parlato del terribile omicidio, ma anche del delitto del cronista slovacco Jan Kuciak, il giornalista investigativo slovacco, che indagava sulla ‘ndrangheta calabrese, e sulla gestione non limpida di alcuni fondi strutturali dell’Unione Europea nel suo paese, freddato insieme alla fidanzata, Martina Kusnirov, il 22 febbraio scorso in Slovacchia, da un’organizzazione con possibili radici in Italia. Alla discussione, Peter Bardy, direttore del giornale di Kuciak.

Daphnne era la voce libera di Malta, autrice di coraggiosi reportage e per questo “tolta di mezzo” perché ha toccato “gli intoccabili”. L’ultimo messaggio che si legge nel suo blogger è “ci sono corrotti ovunque, la situazione è disperata…” Aveva toccato i temi delle evasioni fiscali, pestato i piedi a chi non doveva, come kuciak che aveva coinvolto nella sua inchiesta membri del partito di governo.

Kuciak non ha potuto continuare la sua inchiesta, però 6 giorni dopo il suo delitto, il sito slovacco Aktuality ha pubblicato il suo ultimo articolo che ha provocato le dimissioni del Primo Ministro Robert Fico e del Ministro dell’Interno e delle Finanze. Corinne Vella nel dibattito ha ricordato la sorella, la sua intraprendenza, il suo coraggio “era inutile consigliarle prudenza” perché voleva dire ostacolarne il lavoro e lei non ci avrebbe mai rinunciato. Durante l’incontro è stato trasmesso anche il documentario “Daphne” di Carlo Bonini, in cui si legge “lei era la coscienza pubblica per questo la gente la odiava”, la sua inchiesta partiva dalla Libia, passava per Malta e arrivava fino all’Italia, una rotta fatta di droga, petrolio, prostitute, denaro ed è per tutto questo che la giornalista è stata uccisa e la sua è stata “un’esecuzione mafiosa”. Un dibattito interessante, a tratti commovente anche quando Corinne parla di Matthew, il figlio di Daphne che lei ora ha il compito di proteggere.

Questo il venerdì del Festival di Perugia, una kermesse, come sempre dalle mille sfaccettature e la voglia di avere il dono dell’ubiquità per essere presente in tutte le location umbre dove ogni tema sembra davvero più interessante dell’altro.


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Federica Pignataro
Inviata a Perugia
Allo start la XII edizione del "International Journalism Festival 2018" di Perugia
Da mercoledì 11 a domenica 15 aprile, più di 300 eventi, oltre 700 speaker da 44 paesi diversi, presenzieranno
alla più importante kermesse di giornalismo d'Italia che coinvolge decine di migliaia di interessati

PERUGIA (Italy) - Torna puntuale anche quest’anno a Perugia l’International Journalism Festival, la manifestazione annuale che si svolgerà dall’11 al 15 aprile 2018, dedicata al giornalismo nazionale ed internazionale che riempirà le più belle location del centro storico della ridente cittadina umbra di dibattiti, spettacoli, curiosità, monologhi, confronti, musica e documentari sul variegato mondo dei mass media. Più di 300 eventi in 14 location diverse nel centro storico di Perugia, oltre 700 speaker da 44 paesi diversi anche in live streaming. Manca poco al via della dodicesima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo: dall’11 al 15 aprile Perugia è pronta a ospitare cinque giorni di dialoghi, workshop, interviste, musica e documentari per capire e analizzare un mondo in continuo cambiamento.

Giunta alla XII edizione quest’anno parteciperanno all’evento oltre 700 speaker provenienti da 44 Paesi diversi e si esplicherà in oltre 300 eventi a ingresso libero e in live streaming, e che vedranno la partecipazione di decine di migliaia di persone. Nello scorso 15 marzo la fondatrice e direttrice dell’evento, insieme a Christopher Potter, Arianna Ciccone, durante una conferenza stampa in cui annunciava questa nuova edizione del Festival, ha affermato “Chi si occupa d’informazione dovrà esserci e a dirlo sono i principali addetti ai lavori da tutto il mondo” un esplicito invito a tutti i rappresentanti del mondo giornalistico a prendere parte a questa imponente manifestazione capace di lasciare ogni anno strascichi di entusiasmo e soddisfazione che rinnovano l’impegno a proseguire e a migliorare sempre di più questa grande festa dell’informazione.


Clicca e scarica il programma generale della menifestazione

Anche quest’anno saranno presenti grandi personalità del mondo giornalistico: da Marco Travaglio a Mario Calabresi, da Riccardo Iacona a Pierluigi Pardo, da Lucia Annunziata a Marco Pratellesi, da Gerardo Greco a Riccardo Luna, a Alessio Viola che nel suo intervento dialogherà con Walter Veltroni e Alessandro Di Battista; ma saranno presenti anche i grandi del giornalismo internazionale come il Premio Pulitzer James Risen che nel suo intervento racconterà “la Guerra dei 7 anni” combattuta contro le amministrazioni di Bush Junior e Obama per mantenere segreta l’identità di alcune delle sue fonti confidenziali in un’inchiesta.

E’ delle ultime ore anche la notizia che nel dibattito “Indagare sui legami fra crimine organizzato e Governi: gli omicidi di Daphne Caruana Galizia e JànKuciak”, che si terrà nella Sala dei Notari venerdì 13 aprile, alle ore 16:30, sarà presente Corinne Vella, sorella di DapneCaruana Galizia, la giornalista e blogger maltese uccisa all’età di 53 anni, da un’autobomba nella sua Peugeot 108, lo scorso 16 ottobre e nota come giornalista d’inchiesta e anticorruzione. Sempre sulla giornalista uccisa sarà presentato “Daphne”, il documentario di Carlo Bonini e Giuliano Foschini che parlerà proprio della tragica fine della donna.

Durante le giornate del Festival saranno proiettati numerosi documentari e spettacoli, fra i quali da ricordare “Il dolore del Mare” di Vanessa Redgrave che parla di un viaggio tra i rifugiati dalla Grecia all’Italia. Il programma dunque è vasto e variegato e verranno affrontati tantissimi temi d’attualità ed informazione, con testimonianze anche drammatiche di giornalisti costretti a vivere sotto scorta per i dossier scottanti che spesso si trovano a divulgare. Si parlerà di migranti, di accoglienza e integrazione, si parlerà delle guerre che affliggono il nostro pianeta, della situazione in Libia, del conflitto Israele - Palestina, si affronterà il tema “Trump” in qualità di Presidente; di cambiamento climatico, di giornalismo investigativo; di servizio pubblico, di cyber-guerra e tanto altro ancora.

Tra i vari interventi, anche quello di Omar Mohammed, il blogger che ha svelato al mondo le atrocità dell’ISIS, documentando in segreto per quasi due anni la vita nella sua città, testimoniando le esecuzioni pubbliche e la violenza di ogni giorno. Sarà dato anche ampio spazio ai dibattiti contro le molestie sessuali e contro la violenza sulle donne.

Programma molto denso, che, come nelle precedenti edizioni, continuerà a fare di quest’evento internazionale un punto saldo e di riferimento per tutti coloro che fanno parte del mondo giornalistico sia come lavoratori, sia quali appassionati di tutto ciò che è notizia.


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