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Redazione
Dieta vegana in gravidanza, a Treviso 2 bambini nati con gravi deficit
La dieta vegana e vegetariana in gravidanza aumenta i rischi di malformazioni per il neonato

ROMA (Italy) - Due bambini di sei mesi ricoverati all'ospedale "Ca' Foncello" di Treviso con un grave deficit di vitamina B12. Accusavano sintomi di stanchezza, gravi difficoltà motorie e faticavano a stare seduti, a sostenere bene la testa e a coordinare i movimenti. Per il primario della Pediatria, Stefano Martelossi, non c'è alcun dubbio: a causare la patologia è stata una dieta vegana portata avanti con il “fai da te” nonostante la gestazione. Due storie differenti e in fondo molto simili. Dello stesso parere la dr.ssa Emanuela Giannuzzo specializzata in Nutrizione Clinica e direttore del Centro Medicina Estetica e Nutrizione Clinica Brindisi: la dieta vegana, predispone alla carenza di vitamina b12, calcio, zinco, iodio, vitamina d, omega 3 ed il ferro, ed è controindicata almeno nei primi due anni di età e per le donne in gravidanza.

Entrambe le donne sono rimaste fedeli al menù “vegan”, si sono alimentate come sempre: tanta frutta, verdura e legumi, senza assumere proteine animali o integratori per compensarle. Ad alcuni mesi dal parto, i loro figli hanno iniziato a manifestare un grave ritardo dello sviluppo psicomotorio. La diagnosi non ha lasciato spazio a interrogativi: deficit materno di vitamina B12. Immediato il ricovero dei neonati per scongiurare danni irreversibili al sistema nervoso.

Per le due mamme trevigiane il parto è andato benissimo, i loro figli erano vispi e pesavano il giusto. Ma al sesto mese di vita sono cominciati i problemi. La difficoltà a stare seduti, a sorreggere il capo e ad articolare i movimenti, come dovrebbero fare i neonati a quell'età. Allo spavento sono seguiti i consulti con il pediatra e la ricerca di risposte. Inspiegabilmente, i piccoli erano sempre più deboli e stanchi. Le analisi del sangue hanno rilevato una forte anemia.

Si tratta dei pericoli della dieta vegana e vegetariana in gravidanza, un abitudine che può provocare al bambino danni neurologici permanenti. A preoccupare è l’analisi dei dati forniti dalla Società Italiana per lo studio delle malattie metaboliche ereditarie e lo screening neonatale: nel giro di un anno sono triplicati i casi di deficit materno di vitamina B12. Una delle cause è proprio l’abitudine alimentare delle donne in gravidanza. La vitamina B12, o cobalamina è contenuta principalmente negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato dei danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l’allattamento.

Il deficit materno di vitamina B12 oggi colpisce circa 1 neonato su 4.000, quindi più di cento casi l’anno in Italia, che non sono affatto pochi. Questa condizione può essere provocata da una particolare forma di gastrite, la gastrite atrofica, che ostacola l’assorbimento della vitamina, o più spesso si riscontra nei figli degli immigrati provenienti da Paesi asiatici come il Pakistan, il Bangladesh o l’India, che per tradizione hanno una dieta prevalentemente vegetariana. Quello che sempre più frequentemente stiamo osservando è la scelta di molte donne italiane di seguire la dieta vegana, che abolisce completamente l’assunzione di carne, pesce, uova e latte anche in gravidanza, senza mettere in conto i possibili pericoli che fanno correre ai loro bambini.

Dello stesso parere la dr.ssa Emanuela Giannuzzo specializzata in Nutrizione Clinica e direttore del Centro Medicina Estetica e Nutrizione Clinica Brindisi: "la dieta vegana, predispone alla carenza di vitamina b12, calcio, zinco, iodio, vitamina d, omega 3 ed il ferro, ed è controindicata almeno nei primi due anni di età e per le donne in gravidanza".


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Redazione
Pediatri contro la dieta vegana: non è adatta ai bambini in età evolutiva
Non può essere raccomandata neppure per le donne in gravidanza per potenziali e gravi problemi al nascituro

ROMA (Italy) - Le diete vegane e vegetariane non possono essere raccomandate in età evolutiva. Gli specialisti della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, della Federazione medici pediatri e Federazione italiana medicina perinatale, si schierano contro le rigide scelte, spesso dettate dalla non conoscenza dei pericoli, adottate da molti genitori italiani. Questi modelli alimentari, spesso balzati agli onori della cronaca, possono portare i bambini a sviluppare deficit di crescita e anemia. Queste diete non sono di per sé sufficienti ma richiedono un'integrazione, diversamente per i più piccoli possono esservi dei potenziali problemi, alcuni anche gravi, al sistema nervoso centrale. Parere acclarato anche dalle competenti affermazioni della dr.ssa Emanuela Giannuzzo specializzata in Nutrizione Clinica e direttore del Centro Medicina Estetica e Nutrizione Clinica Brindisi.

L'alimentazione vegana non è di per sé sufficiente, richiede un'integrazione, per questo i genitori devono essere consapevoli che se vogliono sceglierla per i propri figli si pongono alcuni limiti. Niente diete fai da te o autoprescritte. A evidenziarlo è Claudio Maffeis, referente della Società italiana di pediatria, commentando il caso del ricorso respinto dal Tar di Bolzano di una famiglia che chiedeva di avere pasti vegani per la loro bimba al nido. Secondo i genitori vegani il diniego non rispetterebbe le direttive del ministero della Salute. Il tribunale amministrativo bolzanino ha invece affermato che i pasti scolastici possono essere sostituiti soltanto per motivi di salute e non per ragioni etico-religiose, quindi i genitori vegani devano accontentarsi dei quattro menu già previsti, uno dei quali semplicemente vegetariano, che quindi esclude carne e pesce ma non tutti gli ingredienti di origine animale: comprende infatti, ad esempio, latticini e uova.

Parere acclarato anche dalle competenti affermazioni della dr.ssa Emanuela Giannuzzo specializzata in Nutrizione Clinica e direttore del Centro Medicina Estetica e Nutrizione Clinica Brindisi: 3201106137: "la dieta vegana, predispone alla carenza di vitamina b12, calcio, zinco, iodio, vitamina d, omega 3 ed il ferro, e potrebbe rappresentare un pericolo per la salute dei più piccoli (infatti è controindicata almeno nei primi due anni di età), e per le donne in gravidanza. I sintomi della carenza di vitamina b12 (contenuta in carne, pesce, uova e latte), sono: debolezza, anemia, problemi al sistema nervoso, mal di testa, problemi di sonno e addirittura depressione."

"L'alimentazione onnivora - evidenzia il pediatra Claudio Maffeis, dell'Università di Verona e referente della Società italiana di pediatria (Sip) - è quella proposta dalla Società italiana di Nutrizione Umana come quella di riferimento. Quella vegetariana può essere utilizzata (lattoovovegetariana) purché anche questa seguita bene, quella vegana resta sempre da integrare a tutte le età e comporta di seguire bene il bambino nel tempo e monitorarlo attentamente". Per Giuseppe di Mauro, presidente della SIPPS, le diete vegetariane e vegane non sono adeguate neppure per le donne in gravidanza.

Laura Rossi, ricercatrice del Centro per la ricerca in agricoltura (Crea) aggiunge: "mi confronto frequentemente con i pediatri di famiglia che operano sul territorio e hanno il polso della situazione. Da loro arriva la conferma dell’aumento di casi di bambini con gravi carenze nutrizionali per effetto di diete molto sbilanciate, come può essere quella vegana, se attuata senza le opportune competenze”. Le carenze più diffuse sono quelle di vitamina B12, ferro e calcio, ma non sono le sole. Le proteine vegetali, va precisato, sono del tutto diverse rispetto a quelle animali. E’ vero che si può sopperire alle carenze con degli integratori ma non tutti hanno a disposizione un nutrizionista in casa, e pochi chiedono aiuto ad un vero specialista. Il “fai da te” porta soltanto a creare dei danni.

E nel frattempo il numero degli italiani che scelgono di abbracciare un regime alimentare vegetariano o vegano aumenta di anno in anno. Secondo il Rapporto Italia 2016 dell'Eurispes, nel 2015 rappresentavano l'8 per cento della popolazione. In particolare, il 7,1 per cento degli italiani si dichiara vegetariano e il loro numero è in lieve aumento: infatti negli ultimi tre anni la quota di vegetariani in Italia è dapprima diminuito, poi aumentato di quasi 2 punti percentuali nel 2016. La novità è rappresentata dalla percentuale di vegani che, pur essendo una minoranza della popolazione, appariva in forte calo solo un anno fa, nel 2016 ha raggiunto l’1 per cento. La ricerca Eurispes resa nota nei giorni scorsi registra che solo lo 0,9 per cento degli italiani si autodefinisce vegano (l'anno precedente erano il 3 per cento), contro un 6,2 per cento che invece si accontenta di definirsi vegetariano.


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