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Redazione
L'America al voto nelle elezioni di "midterm" (metà mandato). I democratici ci riprovano a due anni dalla batosta
Il banco di prova rinnoverà i 435 membri della Camera, un terzo dei senatori e 36 Governatori dei 50 Stati USA

ROMA (Italy) - L'America si avvicina al voto. Martedì prossimo infatti negli Stati Uniti si terranno le elezioni di midterm, ovvero di metà mandato o medio termine, che potrebbero avere una significativa ricaduta politica non solo sul piano interno ma anche a livello internazionale. Si tratta di un appuntamento elettorale che si tiene ogni quattro anni, a metà del mandato presidenziale, e che serve ad eleggere la totalità dei membri della Camera e un terzo dei membri del Senato, nonché le assemblee elettive e 36 governatori dei 50 Stati dell'Unione. Negli Stati Uniti ci sono due senatori per ciascuno Stato, ovvero 100 senatori per 50 stati federali il cui mandato dura sei anni. Il presidente degli USA, poi, non è direttamente chiamato in causa.

Le elezioni di midterm si chiamano così perché cadono a metà del mandato presidenziale e prevedono il rinnovo di tutti i 435 membri della Camera dei rappresentanti, il cui mandato dura due anni, ed un terzo circa dei 100 senatori, il cui mandato dura sei anni. Quest'anno i democratici devono strappare ai repubblicani almeno 23 seggi per conquistare il controllo della Camera, un traguardo che il partito d'opposizione, a due anni dalla batosta elettorale del 2016, sembra avere a portata di mano secondo gli ultimi sondaggi.

Midterm, come e cosa si vota - Il Parlamento (Congresso) americano è diviso in due rami: la Camera dei Rappresentanti e il Senato. Il 6 novembre si vota per rieleggere l’intera Camera dei Rappresentanti, ovvero 435 membri, il cui mandato dura due anni. Insieme a loro si eleggono 36 dei 100 senatori che compongono il Senato, i cui mandati durano 6 anni (ogni due anni se ne rinnova un terzo). Negli Stati Uniti ci sono due senatori per ciascuno stato, ovvero 100 senatori per 50 stati federali. Il presidente degli Stati Uniti non è direttamente chiamato in causa nelle elezioni di metà mandato come candidato, ma le midterm elections possono avere seri effetti sul suo mandato, e sono viste come un importante voto intermedio sul lavoro dell’amministrazione e sulla sua popolarità.

In quasi tutti gli stati vige iI sistema maggioritario semplice: ogni elettore vota per un candidato e viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza relativa dei voti. I seggi della Camera dei rappresentanti sono invece ripartiti tra gli Stati in proporzione alla rispettiva popolazione. Ciascuno Stato ha diritto ad almeno un rappresentante. I seggi sono attualmente 435. Ad essi si aggiungono sei delegati che rappresentano il Distretto di Columbia, Porto Rico, e i territori delle Samoa Americane, di Guam, delle Marianne Settentrionali e delle Isole Vergini americane, senza diritto di voto.

Le elezioni di metà mandato finiscono per avere un'importante ricaduta politica interna, sia perché il loro esito viene interpretato come un giudizio sull'operato del governo in carica, sia perché possono ribaltare gli equilibri del Congresso, rendendo il futuro percorso del presidente più facile o più difficoltoso. In particolare, la vittoria democratica alla Camera potrebbe essere cruciale per il partito d'opposizione che potrebbe avviare, come sostiene la sua ala più liberal, la procedura di impeachment di Trump.

Le elezioni statunitensi di metà mandato, banco di prova per i democratici, potrebbero avere una ricaduta politica anche sul piano internazionale. L'eventuale sconfitta di Trump infatti potrebbe indebolire i movimenti sovranisti europei, soprattutto in vista delle elezioni comunitarie che si terranno nel 2019. Inoltre, potrebbe bloccare o per lo meno alterare l'agenda legislativa del presidente statunitense, con effetti immediati anche per gli altri paesi. Per ridurre le voci di dissenso Trump potrebbe decidere di rivedere alcune delle sue politiche più contestate, ad esempio la legge che ha imposto dazi del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio dando vita ad una guerra commerciale con l'Europa, oppure arrivare a modificare alcune delle sue posizioni più intransigenti, come quella contro l'invasione dei migranti che attualmente rappresenta un vero e serio problema.


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