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Giorgio Esposito
I viaggiatori esultano, per la Cassazione in caso di ritardo aereo sarà sufficiente il solo biglietto per il risarcimento
Gli ermellini hanno sentenziato che il passeggero dovrà fornire solo il titolo di viaggio e allegare l'inadempimento
del vettore mentre toccherà alla compagnia l'onere della legale giustificazione. I diritti del passeggero in caso di ritardo

ROMA (Italy) - Per chiedere il risarcimento a causa del ritardo aereo è sufficiente presentare il titolo di viaggio e allegare l'inadempimento del vettore: sarà la compagnia aerea, invece, a dover dimostrare la propria correttezza e la propria non colpevolezza per il problema lamentato dal viaggiatore. Nel caso in questione, il passeggero evidenziava come, a causa di un ritardo di 4 ore subito dal suo volo, aveva patito l'ulteriore danno di non potersi imbarcare su un secondo volo per raggiungere la propria residenza. Tanto si desume dall'ordinanza n. 1584/2018 (evidenziata dallo Studio Cataldi) con cui la terza sezione civile della Corte di Cassazione si è pronunciata sulla vicenda di un passeggero che aveva chiesto alla compagnia aerea il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti.

Nel caso in questione, il passeggero evidenziava come, a causa di un ritardo di 4 ore subito dal suo volo, aveva patito l'ulteriore danno di non potersi imbarcare su un secondo volo per raggiungere la propria residenza. Una costruzione che accoglie l'ulteriore impugnazione promossa dall'uomo. In particolare, gli Ermellini offrono chiarimenti in ordine all'ampiezza dell'onere probatorio gravante sul passeggero che intenda agire in giudizio nei confronti del vettore aereo chiedendo il risarcimento.

Costituisce, infatti, vero e proprio ius receptum il principio di diritto secondo cui, in tema di prova dell'inadempimento di un'obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l'adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento.

Anche ove sia dedotto non l'inadempimento dell'obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per mancata osservanza dell'obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento.

Facendo applicazione di tali regole al caso di specie, conclude la Cassazione, deve affermarsi il principio di diritto secondo cui "il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell'aeromobile rispetto all'orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell'inadempimento del vettore". Spetterà alla compagnia area convenuta in giudizio, "dimostrare l'avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissate dall'art. 6, comma 1, del Regolamento CE n. 261/2004", il quale introduce una tipizzazione legale della soglia oltre la quale l'inesatto adempimento (ritardo) del vettore diviene "grave" e genera obblighi risarcitori.

Stando ad un comunicato diffuso dall'Unione Europea, laddove l'aereo dovesse tardare per un periodo compreso tra le due e le cinque ore il passeggero ha una serie di diritti, che vanno da una completa assistenza al rimborso. In species se il ritardo è di sole due ore si ha diritto all'assistenza comprensiva di somministrazione di bevande e pasti (assistenza ovviamente commisurata alla lunghezza del volo ed alla consistenza del ritardo). Se invece il mezzo dovesse avere un ritardo di cinque ore o più il cliente ha diritto al rimborso ma, laddove questa opzione dovesse essere accolta, la compagnia aerea non è tenuta ad offrire ulteriori mezzi di assistenza. Se invece il ritardo dovesse consistere in più di 3 ore si ha diritto ad un risarcimento. Il risarcimento è commisurato, come appena riferito, alla durata del ritardo ed alla lunghezza del volo. Qui di seguito alcuni riferimenti in ordine ai parametri di risarcimento: per un ritardo di 3 ore o più e per una lunghezza di volo di 1.500,00 km o meno il rimborso corrisponde ad € 250,00 mentre oltre i 1500,00 km (per la medesima consistenza di ritardo) il risarcimento è di € 400,00. Questi parametri sono riferiti a voli nella zona UE mentre per i voli in partenza dall'Unione e diretti ad un Paese extra Ue si applicano i seguenti criteri di risarcimento: per un ritardo di 3 ore o più ed una lunghezza di viaggio di 1500 km o meno il rimborso è di € 250,00; per una distanza compresa tra i 1500 km ed i 3500 km il rimborso (ferma la consistenza del ritardo) è di € 400,00; oltre i 3500 Km si ha diritto ad un rimborso di € 600,00. In una recente pronuncia la Corte di Giustizia dell'UE ha chiarito che l'articolo 16 del regolamento n. 261/2004, in materia di "compensazione e assistenza in caso di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardo prolungato", impone agli Stati membri di istituire un organismo che sia responsabile dell'applicazione di detto atto ed eventualmente idoneo ad adottare tutte le misure che si dovessero rendere necessarie per tutelare i diritti dei passeggeri. Ai sensi del par. 2 del predetto regolamento detto organismo dovrebbe comunque essere legittimato a ricevere finanche eventuali reclami da parte dei passeggeri (Corte giustizia UE sez. VIII 17 marzo 2016 n. 145).

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