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Le leggi italiane sulla pelle dei cittadini, il ministro Padoan: gli italiani muoiono troppo tardi, Inps in crisi
Gli uomini nominati dai governi Pd continuano a osannare le norme Fornero & Monti

ROMA (Italy) - Gli italiani muoiono troppo tardi e ciò incide negativamente sui conti dell’Inps. A dirlo non è stato il presidente dell’ente nazionale della previdenza sociale: l’espressione sarebbe stata sicuramente infelice, ma forse comprensibile. Perché, pur nel suo estremo cinismo, un concetto del genere te lo aspetti da chi ricopre un ruolo istituzionale a capo dell’ente di previdenza a secco di quattrini. E' questo il pensiero del Governo sugli italiani in pensione? Per chi gestisce le sorti del Paese, può essere diventato un problema se i cittadini vivono a lungo? Evidentemente sì. Ma non erano i profughi a pagare le pensioni agli italiani?


Gli italiani sono troppo longevi. È questo, al di là delle questioni tecniche sugli anticipi, gli adeguamenti, i cumuli e le soglie, il vero problema del sistema pensionistico italiano. A dirlo fuori dai denti, mentre candidamente annunciava che il taglio dell’Irpef lo farà forse il prossimo governo, è stato ieri Pier Carlo Padoan, replicando alle critiche piovute sulla manovrina. Il ministro dell’Economia ha provato a confondere un po’ le acque, inserendo nella legge di bilancio alcune norme per agevolare l’ anticipo delle donne (Ape rosa) e estendere il beneficio anche ai lavoratori saltuari che abbiano cumulato almeno 18 mesi di contratti di lavoro negli ultimi tre anni.

Specchietti che non hanno ingannato i sindacati, convinti che il governo dovesse affrontare in manovra, almeno in maniera parziale per alcune categorie, il problema dell’ aumento dell’ età pensionabile a 67 anni che scatterà dal 2019 in base all’adeguamento con le aspettative di vita.

Ma non erano i profughi a pagare le pensioni agli italiani? La Fondazione Leone Moressa in questi giorni ha pubblicato un report annuale sull'economia dell'immigrazione. I numeri sono chiari, ma vanno letti correttamente. La Fondazione ha infatti usato un gioco interessante, immaginando gli immigrati come una enorme azienda: gli stranieri producono, in maniera aggregata, un Pil complessivo di 127 miliardi di euro all'anno (8,8% del Pil nazionale). "Come la Fiat", fanno sapere dalla Fondazione. O quasi, visto che la casa automobilistica ha un fatturato di 136 miliardi. I dati inoltre dimostrano che i lavoratori stranieri nel 2014 hanno pagato 11 miliardi di contributi pensionistici e 6,8 miliardi di Irpef (l'8,7% del totale dei contribuenti). In sostanza hanno "pagato" la pensione a 640mila italiani. Un bel numero, certo: ma bisogna guardare anche a quanto costano gli immigrati allo Stato. Innanzittutto, ogni anno l'Italia versa le pensioni mensili a 100mila immigrati (75mila extracomunitari e 25mila comunitari dell'Est), quindi le pensioni "pagate dagli stranieri" scendono a 540mila. Inoltre vanno aggiunti i costi per welfare e sanità pubblica a cui ricorrono gli stranieri. Il conto finale è in rosso: i 5 milioni di migranti presenti in Italia pesano sulla spesa pubblica nazionale per il 2% del totale. E poiché nel 2015 il Belpaese ha speso 830miliardi di euro, questo significa che gli immigrati sono costati agli italiani 16,6 miliardi. A conti fatti, insomma, comuntiari ed extracomunitari ci costano più di quanto diano per le pensioni e quasi lo stesso se si considera pure l'irpef. Attenzione: Dal 2005 al 2011 le aziende italiane sono crollate del 2,6%, mentre quelle straniere sono cresciute del 21,3%.


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Il Governo vara gli anticipi pensionistici: per il 2017 domande entro il 15 luglio
Al via "Ape Social" e "Ape precoci" per disagiati e anticipatari

ROMA (Italy) - Migliaia di persone potranno anticipare i tempi della pensione con i decreti su Ape social e Ape precoci firmati dal premier Paolo Gentiloni. Andranno presentate entro il 15 luglio le domande per l'Ape social di chi matura i requisiti previsti. E' quanto indica il decreto attuativo firmato dal presidente del Consiglio. Il provvedimento prevede che verranno però considerate anche le richieste arrivate dopo la scadenza e che verranno soddisfatte limitatamente nel caso avanzassero fondi. Chi raggiungerà i requisiti nel corso del 2018 avrà invece tempo per presentare la domanda fino al 31 marzo dell'anno prossimo.


Ecco le tutte le novità. Riguardo l'Ape social, il provvedimento è un’indennità di natura assistenziale a carico dello Stato erogata dall’Inps a soggetti in stato di bisogno che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta. L’indennità è corrisposta fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione (di vecchiaia o anticipata). Il beneficio dell'Ape social è riconosciuto nel limite 300 milioni di euro per il 2017, 609 milioni di euro per il 2018, 647 milioni di euro per il 2019, 462 milioni di euro per il 2020, 280 milioni di euro per il 2021, 83 milioni di euro per il 2022 e 8 milioni di euro per il 2023.

L'Ape social, evidenzia una nota, è una misura sperimentale (fino al 31 dicembre 2018) intesa ad agevolare la transizione verso il pensionamento per soggetti svantaggiati o in condizioni di disagio ed è soggetta a limiti di spesa. La misura è rivolta ai lavoratori disoccupati che hanno finito gli ammortizzatori sociali, ai lavoratori dipendenti e autonomi che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, ai lavoratori dipendenti e autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%.

L'Ape social riguarda anche i lavoratori che svolgono da almeno sei anni in via continuativa una delle seguenti attività: operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; conciatori di pelli e di pellicce; conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante; conduttori di mezzi pesanti e camion; personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni; addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza; insegnanti della scuola dell'infanzia e educatori degli asili nido; facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti. La platea per il provvedimento: 34.000 (2017), 43.000 (2018), 36.000 (2019), 23.000 (2020), 13.000 (2021) e 3.000 (2022).

L'Ape precoci, invece, prevede la possibilità, per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del compimento dei 19 anni, di accedere con un requisito contributivo ridotto alla pensione anticipata. Il beneficio spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (Ago) e alle sue forme sostitutive ed esclusive, con almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo svolti prima del compimento del 19° anno di età e che sono nelle seguenti condizioni: lavoratori disoccupati che hanno finito gli ammortizzatori sociali; lavoratori dipendenti e autonomi che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità; lavoratori dipendenti e autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%.

Stesse condizioni previste dall'Ape sociale riguardo l'Ape precoci per i lavoratori dipendenti addetti a lavori usuranti o che svolgono da almeno sei anni in via continuativa una delle già citate attività. Le stime della spesa per l'Ape precoci sono 360 milioni (2017), 550 milioni (2018), 570 milioni (2019), 590 milioni ogni anno dal 2020 al 2026, mentre la platea è 20.000 (2107), 22.000 (2018), 24.000 (2019), 26.000 ogni anno dal 2020 al 2026.


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Pensioni anticipate, il piano del Governo: il mutuo bancario (Ape) solo per i nati dal 1951 al 1953
Ecco cosa e a chi spetta l'anticipo pensionistico secondo i calcoli degli esperti

ROMA (Italy) - Ma quanto costerà lasciare prima il proprio lavoro? I due estremi tra cui si muoverà questo 'costo' sono compresi tra zero fino a un taglio della pensione del 15-20%. In un'elaborazione fatta dal 'Messaggero', sono analizzati gli anticipi pensionistici per alcune categorie di lavoratori (ipotizzando un interesse al 2% e un costo della polizza - in caso di morte del pensionato prima dei 20 anni del piano di ammortamento - pari al 20% del capitale, assieme a una pensione pari al 70% di quella a cui avrebbe diritto il lavoratore con in contributi versati al momento di lasciare).


"L'anticipo pensionistico è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale. Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata e vale per artigiani e commercianti". E' quanto afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, in un'intervista a 'Presadiretta' in onda stasera su Rai3, a proposito delle modifiche al sistema previdenziale per lasciare il lavoro prima dei termini fissati dalla legge attraverso il cosiddetto 'Ape', ovvero l'anticipo di pensione attraverso prestito.

L'OPERAIO. Nato nell'aprile del 1952, ha perso il lavoro perché la sua azienda ha chiuso i battenti. Il traguardo della pensione sarebbe arrivato nel 2019 ma, non avendo impiego, ha tutto l'interesse ad accedere all'Ape: con 22 mesi di anticipo otterrebbe un taglio del 9,5% (che si ridurrebbe però a meno dell'1% grazie a una detrazione fiscale del 90% riconosciuta dallo Stato).

L'IMPIEGATO. Un nato a giugno 1952 che lavora per un'azienda privata potrebbe decidere di richiedere il prestito pensionistico con un anticipo di 2 anni e 4 mesi e una penalizzazione di circa il 12%.

L'ARTIGIANO. Per una persona nata a novembre del 1953, la pensione arriverebbe nell'ottobre 2020 (con 66 anni e 11 mesi) ma attraverso l'Ape potrebbe andare via già da marzo 2017; sulla sua ipotetica pensione da 1.500 euro peserebbe una rata da 284 euro (pari ad un taglio di circa il 19%).

LO STATALE. Un funzionario pubblico nato a dicembre 1951 maturerebbe la pensione a luglio 2018, dopo 66 anni e 7 mesi. Attraverso l'anticipo pensionistico, da gennaio 2017 avrebbe un trattamento di 2.100 euro - rispetto a quello ipotetico pari a 3.000 - con una rata di 233 euro al mese, che ridurrebbe la sua pensione di circa l'8%.

L'INSEGNANTE. Una docente nata a giugno del 1951, con le attuali regole lascerebbe il lavoro a settembre 2018, dopo i 67 anni. Se l'anticipo pensionistico dovesse allinearsi ai canali di uscita previsti dal sistema scolastico, potrebbe accedere al prestito con un anno di anticipo (2017, dunque) e un 5% della pensione in rata da restituire.

IL MANAGER. Nato a febbraio 1953, il suo traguardo pensionistico arriverebbe a inizio 2020. Ma con un eventuale anticipo di circa 3 anni, su una pensione ipotetica di 4.000 euro, potrebbe lasciare già nel 2017 con una rata di 630 euro (taglio pari a circa il 15%).


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Vuoi andare in pensione dopo 63 anni e "solo" 41 anni di onesto lavoro? Fatti un bel mutuo ventennale!
La incredibile proposta del Governo Renzi che introduce la "Ape" il prestito bancario per gli ... anticipatari

ROMA (Italy) - "Prosegue l’iter della riforma pensionistica e, insieme all’Ape, ossia l’anticipo pensionistico per gli over 63 che sarà la prossima via d’uscita per la pensione anticipata", riporta 'La Legge per Tutti' il governo sta studiando ulteriori novità. Tra queste la cosiddetta 'uscita precoce' con 41 anni di contributi. Ecco le misure allo studio dell'esecutivo per chi "vuole andare in pensione, già dal prossimo anno". Misure che fanno ben comprendere la molto seria situazione negativa delle casse dello Stato che "sarebbero vuote solamente per le meritate pensioni" dopo le purghe della "Fornero".


La colonna portante della riforma, scrive 'La Legge per Tutti', è l’Ape, l’anticipo pensionistico per gli 'over 63' finanziato con un prestito bancario, assicurato ed erogato con la preventiva certificazione dell’Inps. "L'Ape permetterà l’uscita anticipata al lavoro a chi ha superato 63 anni grazie a un prestito garantito dagli istituti di credito - riporta 'La Legge per Tutti' - . Questo prestito dovrà essere rimborsato a rate in 20 anni. Il prepensionamento avrà, dall’altro lato della bilancia, delle penalizzazioni che andranno a decurtare l’assegno pensionistico rispetto a quello 'pieno' (che altrimenti si avrebbe ricevuto alla normale età pensionabile). Tuttavia tali penalizzazioni saranno in parte compensate per alcune fasce di lavoratori da un meccanismo di detrazioni fiscali".

Il secondo punto della riforma, aggiunge 'La Legge per Tutti', dovrebbe "riguardare i cosiddetti 'precoci' ossia coloro che hanno iniziato a lavorare, e dunque hanno versamenti contributivi, già tra i 14 e i 18 anni di età. Si pensa di riconoscere a tale fetta di lavoratori – che, avendo iniziato prima degli altri, è anche sottoposta a maggiore 'usura' – un riconoscimento di un bonus contributivo di 4 o 6 mesi l’anno; ciò consentirà loro di pensionarsi anche con 41 anni di contributi complessivi".

Come funziona - Il meccanismo è il seguente: possono scegliere la pensione anticipata APE (anticipo pensionistico) i nati fra il ’51 e il ’55, quindi coloro a cui mancano al massimo tre anni al raggiungimento della pensione di vecchiaia. In pratica, l’opzione per la flessibilità in uscita sarà esercitabile da lavoratori con almeno 63 anni e 7 mesi (62 anni e 7 mesi per le donne del settore privato) a partire dal 1° gennaio 2017.

Riceveranno un trattamento fino al raggiungimento della pensione vera e propria, che poi restituiranno con ammortamento ventennale tramite decurtazione dell’assegno previdenziale. Gli interessi del prestito dovrebbero essere a carico dello Stato, almeno per le fasce più svantaggiate (es.: esodati…). E se il lavoratore muore prima di aver restituito il prestito pensionistico? In caso di decesso prima dei 20 anni di ammortamento agli eredi probabilmente non sarà richiesto nulla.

Il taglio massimo, nel caso di ritiro anticipato di tre anni, è quantificato tra il 2% e il 15% della pensione piena. Le variabili in gioco sono; periodo di anticipo, reddito e situazione lavorativa. E’ poi previsto un sistema di detrazioni fiscali che ammorbidisce o azzera (ad esempio per i disoccupati) la decurtazione dell’assegno. Ricordiamo che per categorie di lavoratori particolarmente disagiate, come i disoccupati di lunga durata, la Riforma Pensioni prevede un prestito non finanziato dalle banche ma dallo Stato.

Il Governo intende lanciare l’APE per tre anni a carattere sperimentale dal 2017 al 2019. Coinvolgerebbe quindi i nati tra il 1951 e il 1953 nel 2017 (gli over 63), i nati del 1954 nel 2018, e i nati del 1955 nel 2019. Si calcola una platea di 30-40mila lavoratori annui, con un costo fra i 500 e i 600 milioni di euro.


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Pensioni, le ultime novità. News anche su prepensionamenti. In arrivo le buste arancione dell'Inps
Cambiare la legge Fornero! Questa la richiesta perentoria senza se e senza ma del popolo lavoratore italiano


ROMA (Italy) - Sono due le richieste che possono essere attuate senza particolari difficoltà: la pensione anticipata con quota 41 e la proroga dell'Opzione Donna. La pensione anticipata, che ha sostituito quella di anzianità, prevede il collocamento a riposo per chi possiede 41 anni e 10 mesi di contributi, se donna e 42 anni e 10 mesi di contributi se uomo, a prescindere dall'età. Requisiti che saranno periodicamente incrementati: di 4 mesi nel 2019 e poi di 3 mesi dal 2021, ogni biennio. Bisogna ripristinare la flessibilità in uscita per lasciare i posti di lavoro ai giovani, non si può stare fino a 67 anni su una gru, o su una impalcatura o magari tenere una classe materna di 30 bambini"


Nel 2018 sarà poi reintrodotta la penalizzazione percentuale per chi va in pensione prima dei 62 anni. Con la proposta della quota 41 si prevede l'accesso alla pensione per tutti con 41 anni di contributi, e l'assenza di incrementi del requisito nel tempo. La proposta non dovrebbe causare difficoltà ma pare di difficile realizzazione poiché i contributi pagati dai lavoratori servono a foraggiare pensionati d'oro e pensionati che percepiscono trattamenti quasi uguali all'ultimo stipendio, nonostante i pochissimi versamenti.

Per uscire dal lavoro in modo anticipato e senza pesare sulle casse dello Stato c'è la proroga dell'Opzione donna, un regime sperimentale della legge Maroni che permette alle donne di andare in pensione con 35 anni di contributi, 57 anni e 3 mesi di età, se lavoratrici dipendenti, 58 anni e 3 mesi di età se lavoratrici autonome, con l'attesa di una finestra di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. In cambio dell'anticipo, l'assegno di pensione deve essere calcolato col sistema contributivo, un metodo che, basandosi sui soli contributi versati appare penalizzante. Al momento, con l'Opzione possono andare in pensione solo le lavoratrici che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2015. Il Comitato Opzione Donna propone invece una proroga del regime sperimentale sino al 31 dicembre 2018. Sebbene questa proposta comporti una maggiore spesa nel breve periodo per via dell'aumento del numero dei pensionamenti, nel lungo periodo garantirebbe risparmio, per via della penalizzazione nel calcolo del trattamento.

L'ammontare dell'assegno che prenderemo quando andremo in pensione non sarà più un'incognita. L'Inps sta per inviare ai cittadini italiani le buste arancioni che conterranno i prospetti con le proiezioni della futura pensione. Il calcolo sarà basato ovviamente sul presupposto che lo stipendio resti invariato nel corso degli anni.

"Finalmente riusciamo a mandare la busta arancione a casa di 7 milioni di italiani, lavoratori del settore privato. Raggiungiamo chi non è digitalizzato e lo facciamo in collaborazione con Agid", ha annunciato il presidente del l'Inps Tito Boeri nel corso di un convegno realizzato con l'Agid. "Le buste dovrebbero cominciare ad arrivare dalla seconda settimana di aprile - ha detto Boeri - speriamo anche prima. La comunicazione conterrà un prospetto dell'estratto conto contributivo e la simulazione di base e inviterà appunto i destinatari a digitalizzarsi, richiedendo 'spid' (il pin unico per accedere ai servizi on line, ndr) per accedere a tutte le funzionalità aggiuntive offerte dal servizio on line di simulazione della pensione". E Boeri ha concluso sottolineando che per quanto riguarda i dipendenti pubblici "stiamo stringendo accordi per inviare la busta arancione insieme al cedolino".


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)