Redazione

www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

La Turchia nel caos dopo il referendum sul presidenzialismo
La vittoria di Erdogan al centro di malumori con i vertici europei. A rischio l'accordo sui profughi

ROMA (Italy) - Vittoria sul filo di lana per Recep Tayyip Erdogan nel referendum costituzionale sul presidenzialismo in Turchia. La riforma Costituzionale oggetto del referendum in Turchia aumenta notevolmente i poteri del Presidente della Repubblica e restringe quelli del Parlamento. Con la vittoria del sì, il presidente in carica, Recep Tayyip Erdogan, esce notevolmente rafforzato e potrà, in teoria, continuare a rimanere al potere fino al 2029. L'esecutivo sarà totalmente concentrato nelle mani del presidente e sparirà la figura del premier. L'Europa è scettica sui risultati e pone seri problemi di collaborazione.


Ecco i punti cruciali della riforma: abolizione dell'incarico di primo ministro, sostituito dai vice presidenti; il presidente diventa un 'presidente esecutivo' e il capo di Stato può mantenere il legame con il partito di provenienza; tra i nuovi poteri del presidente figurano la nomina dei ministri (la 'super-presidenza'), la presentazione di una proposta di bilancio, la scelta di quattro dei 13 componenti del Consiglio supremo dei giudici e dei procuratori, tra i quali ci sono il ministro della Giustizia e il sottosegretario (entrambi scelti dallo stesso presidente); il presidente può emettere decreti con forza di legge, decretare lo stato d'emergenza (in vigore in Turchia dallo scorso luglio) e sciogliere il Parlamento; il numero dei parlamentari passa da 550 a 600 e l'Assemblea può avviare con la maggioranza dei voti dei deputati procedure per l'impeachment del presidente; le elezioni presidenziali e parlamentari si tengono contemporaneamente ogni cinque anni e il presidente non può restare in carica per più di due mandati.

Il quadro internazionale è complesso. La Turchia fa parte dell’Occidente. Spingerla fuori sarebbe autolesionismo. A parte la tradizionale appartenenza alla Nato, Ankara ha oggi un ruolo chiave nella crisi siriana e negli equilibri mediorientali fra Stati Uniti e Russia, fra Iran e Paesi del Golfo. Del resto, leader forti, da Mosca al Cairo, sono la regola non l’eccezione. Con loro bisogna aver a che fare - e collaborare quando possibile. Questa è senz’altro la linea della nuova amministrazione americana, vedi la calorosa accoglienza riservata da Donald Trump ad Abdel Fattah al Sisi. Ma la Turchia è vista dagli stessi europei più come "un problema" piuttosto che come "una soluzione" .....

Per il leader turco si tratta di un successo di particolare importanza, dal momento che le modifiche alla Costituzione comporteranno un notevole svuotamento dei poteri dell’assemblea legislativa, a favore del governo e in particolare del presidente, che assume le funzioni di primo ministro. Forti polemiche sull'esito del voto. I due principali partiti d'opposizione hanno infatti denunciato senza mezzi termini "brogli" e "manipolazioni" del voto.

Per l'Osce il referendum non ha rispettato gli standard internazionali sul processo di voto. E' quanto si legge in una nota dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), nella quale si sottolinea che "la consultazione si è svolta in un clima politico in cui le essenziali libertà fondamentali per un processo sinceramente democratico sono state ridotte dallo stato d'emergenza e le due parti non hanno avuto le stesse opportunità" di presentare le loro ragioni agli elettori.

"Questo Paese ha condotto la più democratica delle elezioni, qualcosa che nessun Paese in occidente ha mai sperimentato" ha detto Erdogan, davanti alla folla festante fuori dal Palazzo presidenziale ad Ankara, rivendicando così la correttezza del voto nel referendum e respingendo le accuse dell'Osce. "State al vostro posto - ha poi intimato il presidente turco agli osservatori dell'Osce - Non vedremo, né sentiremo i rapporti politicamente motivati che redigerete. Continueremo lungo la nostra strada".

A regalare il maggior successo a Erdogan è stato il voto all'estero, frutto di una intensa campagna elettorale che ha puntato molto sulla diaspora turca e durante la quale non sono mancate tensioni con alcuni Paesi europei per la cancellazione dei comizi di ministri e politici turchi. Dalla Germania all'Olanda, passando per Austria e Belgio il 'sì' ha superato il 60%, andando in molti casi anche oltre, mentre la riforma è stata bocciata dai turchi residenti in Svizzera. Il voto all'estero (gli aventi diritto sono circa 2,9 milioni su un totale di 55,3 milioni di elettori) si è concluso lo scorso 9 aprile e, stando ai dati ufficiali, circa il 59,2% degli elettori ha sostenuto le riforme volute da Erdogan.


Riproduzione non consentita ©


Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)