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Il Governo pronto all'inclusione per 75mila profughi: lavoro, casa, scuola e assistenza sanitaria
Caos in Parlamento per lo "Ius Soli", il Partito Democratico a caccia di voti per
garantire la cittadinanza italiana a 800mila stranieri nati in Italia

ROMA (Italy) - Il piano è destinato a 74.853 persone: tanti sono infatti in Italia, in base ai dati aggiornati al 31 agosto, i titolari di un permesso di soggiorno per motivi di protezione internazionale. Il secondo ambito di intervento del Piano è quello della formazione linguistica e dell'accesso all'istruzione. Il Piano considera prioritario l'inserimento socio-lavorativo e rendere effettivamente accessibile l'assistenza sanitaria a tutti i rifugiati. Intanto è caos nel Parlamento per la paventata discussione sullo "Ius Soli" da parte del Pd deciso ad assegnare la cittadinanza agli 800mila stranieri nati in Italia.


Il piano è destinato a 74.853 persone: tanti sono infatti in Italia, in base ai dati aggiornati al 31 agosto, i titolari di un permesso di soggiorno per motivi di protezione internazionale. I "canoni" ai quali il Piano si attiene sono dunque "i principi e i valori della Costituzione repubblicana, nucleo irriducibile e non negoziabile", in particolare l'articolo 3 che "nel riconoscere la pari dignità sociale e l’uguaglianza dinanzi alla legge di tutti coloro che risiedono in Italia, fa sì che l’integrazione comporti, accanto alla titolarità dei medesimi diritti, l’impegno al rispetto dei medesimi doveri e all’assunzione delle medesime responsabilità: non solo, dunque, l’impegno a rispettare le leggi italiane, ma anche quello ad apprendere la lingua e a partecipare alla vita economica, sociale e culturale del Paese".

Ius soli, dal latino 'diritto del suolo' è un'espressione giuridica che intende l'acquisizione della cittadinanza come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul territorio di un dato Paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Lo ius sanguinis ('diritto del sangue'), indica invece la trasmissione della cittadinanza dal genitore alla prole (ad esempio, il figlio di un italiano è italiano). All'indomani del dietro front del ministro degli Esteri Angelino Alfano si arroventa la questione dello ius soli, l'acquisizione della cittadinanza di un Paese come conseguenza del fatto di essere nati sul suo territorio, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori. Il Pd resta dunque solo: il portavoce del partito Matteo Richetti ha ribattuto che “non esiste un tempo sbagliato per un diritto sacrosanto”, ribadendo che il Pd e continuerà a cercare “una maggioranza parlamentare”. Lo spettro della caduta del Governo è dietro l'angolo, e il Pd non può ignorarlo: “Non vogliamo mettere in difficoltà il Governo ma la posizione del Pd sullo ius soli non si sposta di un millimetro”, ha detto Richetti.


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L'Italia ed Europa colpita da uno tsunami di immigrati: rifugiati o clandestini?
Le sostanziali differenze tra chi ha diritto all'assistenza umanitaria e chi arriva senza autorizzazioni

ROMA (Italy) - Lo sgombero del palazzo di via Curtatone, vicino alla stazione Termini di Roma, è da giorni sulle prime pagine dei quotidiani e delle testate on line. Un'attenzione mediatica dovuta agli episodi di violenza condotti dagli sfollati e agli scontri che li hanno coinvolti con le forze dell'ordine durante le operazioni in piazza Indipendenza. Squallido, poi, il botta e risposta della politica sulla vicenda che ha evidenziato sempre di più le scelte errate degli attuali governanti del Belpaese. Ne è un esempio il ridicolo blocco degli sgomberi. Ecco, quindi, le differenze sostanziali tra "rifugiati" e "irregolari" che restano, quest'ultimi, manovalanza per attività criminali.


Nonostante stia diventando sempre più comune vedere i termini 'rifugiato' e 'migrante' usati in modo intercambiabile nei media e nei dibattiti pubblici, vi è tra i due una differenza fondamentale dal punto di vista legale. Confonderli può avere conseguenze importanti per rifugiati e richiedenti asilo, così come generare fraintendimenti nel dibattito sull'asilo e la migrazione.

Ma cosa contraddistingue i rifugiati? - Con il termine rifugiato - spiega il sito dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati - ci si riferisce ad una precisa definizione legale e a specifiche misure di protezione stabilite dal diritto internazionale. I rifugiati sono persone che si trovano al di fuori del loro Paese di origine a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o altre circostanze che minacciano l’ordine pubblico e che, di conseguenza, hanno bisogno di 'protezione internazionale. La loro situazione è spesso talmente rischiosa e intollerabile che attraversano i confini nazionali in cerca di sicurezza nei Paesi limitrofi e diventano quindi internazionalmente riconosciuti come 'rifugiati', ossia come persone bisognose di assistenza da parte degli Stati, dell'UNHCR e delle organizzazione competenti. Il loro riconoscimento è quindi precisamente definito in quanto "è troppo pericoloso per loro tornare a casa e hanno quindi bisogno di protezione altrove. Sono persone per le quali il rifiuto della domanda di asilo ha conseguenze potenzialmente mortali".

Lo Tsunami di immigrati che ha colpito l'Europa negli ultimi anni è giustificato dalle sole ragioni economiche che si vivono in Africa? Spesso sentiamo parlare di immigrati “clandestini” e immigrati “irregolari”, ma in tanti non conosciamo la differenza che c’è tra queste due categorie di stranieri che troviamo in Italia quando manca il permesso di soggiorno. Ecco la distinzione operata dal Ministero dell’Interno in Italia. "Vengono espulsi o accompagnati alla frontiera gli stranieri che non hanno un regolare visto di ingresso o un permesso di soggiorno Sono clandestini gli stranieri entrati in Italia senza regolare visto di ingresso. Sono irregolari gli stranieri che hanno perduto i requisiti necessari per la permanenza sul territorio nazionale (es: permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato), di cui erano però in possesso all’ingresso in Italia". La risposta è quindi "no!!!". A nessuno è consentito entrare quale clandestino e divenire irregolare in un paese altrui. L'attuale situazione italiana ed europea (come quella della invasione messicana negli USA, ndr) è insostenibile per la cittadinanza e per le istituzioni che si trovano sempre più ad operare contro una manovalanza utilizzata dalle organizazzioni criminali in tutte le attività dei propri loschi commerci.


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La magistratura di Trapani sequesta la nave "Iuventa" di Ong tedesca
Video e foto documentano incontri tra trafficanti libici e membri dell'equipaggio

ROMA (Italy) - Investigatori del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Trapani e del Nucleo speciale d'intervento della Guardia Costiera hanno eseguito il sequestro preventivo della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet fermata questa notte al largo di Lampedusa dalla Guardia Costiera italiana. Il sequestro preventivo è stato disposto dal gip del tribunale di Trapani Emanuele Cersosimo. L'ipotesi di reato è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Ong non è fra le tre organizzazioni che hanno sottoscritto il codice di comportamento nel Mediterraneo adottato dal ministero dell'Interno italiano.


Ci sono "gravi indizi di contatti con i trafficanti" ha detto il procuratore aggiunto di Trapani, Ambrogio Cartosio, in conferenza stampa. In particolare, "sono stati documentati incontri tra i trafficanti e membri dell'equipaggio", ha spiegato il magistrato, precisando poi di riferirsi a incontri "in mare".

Quanto al reato contestato, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, il pm ha chiarito che, al momento, la contestazione formulata nella richiesta di sequestro preventivo della nave e nel conseguente decreto del gip riguarda tre episodi specifici, due avvenuti il 18 e il 26 giugno 2017 e uno risalente al 10 settembre 2016. Tuttavia, ha aggiunto riferendosi alla nave, "altri episodi ci inducono a ritenere che il suo comportamento sia abituale". L'indagine, ha precisato ancora Cartosio, riguarda l'equipaggio della nave "ma allo stato non ci sono indagati", né sono emerse "responsabilità dei vertici della Ong".

Secondo il magistrato dunque il "salvataggio o, meglio, il trasbordo" dei migranti sarebbe avvenuto senza che ci fosse un pericolo imminente. Ma "alla luce della legislazione tuttora vigente in Italia, quali che siano le finalità perseguite, ad avviso della procura queste condotte integrano il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La procura ha prospettato questa tesi nella richiesta di sequestro preventivo al gip e il gip l'ha ritenuta fondata e ha emesso il decreto".

"C'è un pericolo serio di reiterazione dell'attività delittuosa" ha detto il procuratore spiegando le motivazioni prospettate dalla procura e accolte dal gip. Quello in questione, inoltre, è uno dei casi in cui "la legislazione speciale prevede la confisca obbligatoria del mezzo" e questo "impone l'obbligo di procedere a sequestro preventivo".

Cartosio ha aggiunto: "Non riteniamo configurabile l'associazione a delinquere nei confronti dei responsabili della Ong perché non c'è nessun elemento per parlare di un collegamento stabile tra i trafficanti e la Ong". "Che ci sia un piano preordinato tra i trafficanti libici e la Ong mi sembra, allo stato, fantascienza - ha detto ancora il procuratore aggiunto - La mia personale convinzione è che il motivo della condotta dell'equipaggio sia umanitario". Il magistrato ha poi messo in chiaro che il sequestro preventivo della nave Iuventa "non c'entra nulla col fatto che non abbiano sottoscritto l'accordo", ossia il Codice di condotta per le Ong.


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Migranti, due Ong su tre non firmano accordo con Governo. Tutto pronto per la missione militare in Libia
Il Governo soccombe con le Ong mentre aumentano gli episodi gravissimi ad opera di clandestini

ROMA (Italy) - Soltanto Save the Children, tra le organizzazioni non governative presenti nel pomeriggio al Viminale, ha firmato il Codice di condotta per le Ong stilato dal ministero dell'Interno. Sia Msf che la tedesca Jugend Reptet si sono infatti rifiutate di firmare un codice che prevede la possibilità che la polizia giudiziaria possa portare armi a bordo, e che prevede il divieto di trasbordo dei migranti. Intanto è tutto pronto per lo Start alla missione italiana in libia per contrastare il commercio di profughi e clandestini. Gravissimi gli ultimi fatti di cronaca che riguardano due clandestini provenienti dall'Africa: a Bari stupro su anziana e a Siena accoltellato autista.


Solo Save the Children ha firmato il Codice proposto dal ministero dell’Interno, impegnandosi ad aderirvi nel rispetto della propria procedura internazionale di Safety and Security volta alla sicurezza e salvaguardia dei beneficiari e dello staff in tutte le attività di programma ovunque nel mondo. Le attività di ricerca e salvataggio in mare della Vos Hestia, sin dall’inizio delle operazioni nel 2016, si sono svolte con modalità operative corrispondenti alla gran parte delle indicazioni contenute nel testo del Codice di Condotta.

Orrore a Bari, anziana stuprata da giovane extracomunitario - Picchiata e violentata in casa da un 26enne, nigeriano, che l'aveva aiutata a portare la spesa. E' accaduto a Gioia del Colle, in provincia di Bari ad un'anziana di 76 anni, scrive il quotidiano la 'Gazzetta del Mezzogiorno' aggiungendo che il 26enne è un migrante residente al Cara di Bari Palese ed è stato arrestato dai carabinieri. La donna, dopo aver fatto la spesa nel vicino supermercato, ha accettato l'offerta d'aiuto del 26enne che era all'esterno a chiedere l'elemosina ai clienti. L'uomo ha portato le buste della spesa ma una volta in casa della 76enne l'avrebbe picchiata e violentata più volte. La donna, nonostante le ferite, è riuscita ad avvertire il figlio che ha chiamato i carabinieri e l'ambulanza. I militari hanno trovato il 26enne che, dopo l'aggressione, era tornato all'esterno del supermercato. La 76enne è ricoverata in gravi condizioni all'ospedale Miulli di Acquaviva.

Choc a Siena, migrante accoltella autista bus - Un ivoriano di 20 anni ha aggredito l'autista di un pullman nella frazione di Santa Colomba a Monteriggioni, in provincia di Siena. L'autista è stato raggiunto da tre coltellate, di cui due al torace e una al braccio ed è ora ricoverato in prognosi riservata all'ospedale di Siena. L'ivoriano si è anche scagliato contro i carabinieri intervenuti sul posto, prima lanciando una damigiana di vetro poi tentando di colpirli con un coltello. I militari per bloccarlo hanno anche esploso un colpo di pistola che ha raggiunto l'ivoriano a una gamba. Nonostante l'accaduto ha tentato la fuga lanciando via il coltello, ritrovato poi dai carabinieri nella boscaglia. L'ivoriano è ora in stato di arresto piantonato in ospedale. All'origine dell'aggressione forse una lite per futili motivi ma sulle cause sono in corse le indagini dei carabinieri.


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Esodo migranti, l'Italia sempre più sola: nessun paese vuole aprire i porti agli immigrati
I paesi europei fanno muro contro l'Italia. Francia, Spagna, Austria, Ungheria, Polonia e Malta già dicono no!

ROMA (Italy) - Migranti e sbarchi - Dopo i 100mila arrivi in sei mesi la questione entra nel vivo. Si tiene infatti a Tallinn, sotto la presidenza estone, la riunione dei ministri degli Interni dell'Unione europea dedicata all'emergenza e alle richieste di aiuto dell'Italia. Dopo Francia e Spagna, anche Germania e Belgio si oppongono all'apertura di altri porti Ue, come invece proposto dall'Italia. L'Italia in lotta contro l'ostracismo di Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca ostili a fare concessioni sulla redistribuzione dei migranti. Ma anche Austria, Francia e Spagna chiudono porti e porte agli arrivi dei migranti africani.


Una riunione che si è resa necessaria visto l'alto numero di persone che toccano costantemente le coste (non solo) italiane: nel periodo tra il primo gennaio 2017 e lunedì 3 luglio, infatti, gli arrivi attraverso il Mar Mediterraneo sono stati quasi 100mila.

I Secondo i dati pubblicati sul sito dell'Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), la grandissima parte dei migranti che affronta la traversata arriva in Italia (84.885), seguita da Grecia (9.461) e Spagna (6.411). Un numero dietro al quale, va ricordato, ci sono persone. E molte di queste persone non ce l'hanno fatta: sono infatti almeno 2.306 (dato aggiornato al 5 luglio) i morti e i dispersi da inizio 2017. Inoltre, per il 17,1% si tratta di bambini con l'11,4% composto da donne e il 71,5% da uomini. Per quanto riguarda la nazionalità dei migranti (con dati aggiornati in questo caso tra fine aprile e fine maggio) il Paese dal quale ne arrivano di più è la Guinea (11.6% pari a 5.960 persone, al 31 maggio); a seguire Nigeria (10.2% pari a 5.255 persone), Costa d'Avorio (10.1% e 5.201), Bangladesh (9.0% e 4.645 al 30 aprile) e Siria (8.1% con 4.161 persone). Poi Gambia (7.0% e 3.619), Marocco (5.8% e 2.967), Senegal (5.0% e 2.555) e Mali (3.7% con 1.915 persone).

Anche Bill Gates suggerisce due linee d’azione. Primo: "L’Europa deve rendere più difficile per gli africani raggiungere il continente attraverso le attuali rotte di passaggio". Secondo: "La tumultuosa crescita demografica in Africa diventerà un’enorme pressione migratoria sull’Europa, a meno che gli Stati decidano di aumentare in modo consistente gli aiuti allo sviluppo alle terre d’oltremare". Il miliardario americano riflette sul modello Merkel, in un’intervista con il giornale tedesco Welt am Sonntag: "Da una parte tu puoi mostrare generosità e accogliere i rifugiati, ma più sei generoso, più il mondo se ne accorgerà e alla fine questo motiverà più persone a lasciare l’Africa".


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Le Ong sempre più nell'occhio del ciclone, la Marina libica le accusa di proteggere i clandestini
Oggi l'accordo tra Italia, Francia e Germania sul controllo europeo delle coste

ROMA (Italy) - Le "cosiddette Ong, che si trovano in gran numero nel Mediterraneo, soprattutto di fronte alle coste libiche", commettono "aperte violazioni alla sovranità marittima libica, oltre ad accusare ripetutamente e ingiustificatamente la Guardia Costiera e gli apparati per la lotta alla migrazione illegale libici, ostacolando qualsiasi accordo con la parte europea che aiuti la parte libica nel far fronte al fenomeno". E' quanto dichiara ad Aki-Adnkronos International il portavoce della Marina di Tripoli, Ayyoub Qasem, parlando del fenomeno della migrazione illegale verso l'Europa. Oggi l'accordo tra Italia, Francia e Germania per il controllo degli esodi.


Trovato l'accordo tra Italia, Francia e Germania. A quanto si apprende, la questione migranti avrebbe fatto registrare a Parigi una "piena intesa" per il sostegno all'Italia da parte di Francia e Germania. Il vertice nella capitale francese voluto dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, in preparazione del vertice dei ministri dell'Interno Ue a Tallin, produrrà un documento su più punti che l'Italia presenterà giovedì all'incontro dei 28 e che ha l'appoggio di Parigi e Berlino. Tra i punti qualificanti la regolamentazione delle azioni e dei finanziamenti delle Ong e più fondi per consentire alla Libia il controllo delle coste.

Intanto il Portavoce della Marina libica Qasem accusa le Ong di "incoraggiare i migranti illegali, che affluiscono in Libia da oltre 30 Paesi africani e non" e di "non curarsi minimamente della sovranità della Libia sul proprio territorio e sulle sue acque territoriali". E ancora: "Purtroppo i numeri non sono diminuiti. Al contrario i migranti sono in considerevole aumento, oltre il 20% in più rispetto all'anno scorso, un numero record da quando ha avuto inizio il fenomeno" afferma il portavoce della Marina di Tripoli. "Questo è un chiaro indizio del fatto che le misure adottate per fermare o ridurre il fenomeno sono in parte sbagliate, anzi incrementano il numero dei migranti e dei trafficanti". "La cooperazione tra noi e l'Italia non è cosa nuova. L'Italia è un partner importante in molti ambiti, il più importante dei quali è quello delle migrazioni illegali, oltre al sostegno dato alla Guardia costiera e alla Marina libiche" dichiara poi Ayyoub Qasem, il quale ricorda anche "la cooperazione (con l'Italia, ndr) nelle operazioni di salvataggio".

Qasem sottolinea l'esistenza di "commissioni congiunte che lavorano per incrementare la collaborazione e offrire sostegno, la più importante delle quali è probabilmente la commissione congiunta contro il fenomeno della migrazione illegale" e mette in evidenza come "i colloqui tra noi e l'Italia sono continui e in tal senso prevediamo sempre più intese e sostegno".


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Salvataggi senza fine, ieri in 5mila sono stati soccorsi in mare da Marina e Ong
Frontex: in tre anni sono entrati in Europa 2,6 milioni tra profughi e clandestini

ROMA (Italy) - Sono circa 5mila i migranti salvati ieri al termine di 23 operazioni di soccorso nel Mediterraneo. A quanto si apprende dalla guardia costiera, i migranti salvati erano a bordo di quattro barconi, 18 gommoni e un barchino. Alle diverse operazioni hanno preso parte guardia costiera, Marina, Ong e i rimorchiatori. Intanto è stato catturato uno dei più pericolosi criminali della tratta dei migranti: avrebbe violentato, picchiato e torturato decine di migranti in attesa di partire dalla Libia per l'Italia. Non solo. 'Rambo', come veniva chiamato, avrebbe anche organizzato il traffico di esseri umani attraverso l'intera Africa.


Negli ultimi 3 anni gli ingressi irregolari attraverso le frontiere dell'Ue sono stati 2,6 milioni, con il picco massimo raggiunto nel 2015 (1,8 mln di passaggi). I dati sono contenuti nei dossier dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), ed elaborati dall'Adnkronos. Il numero di ingressi non corrisponde esattamente al numero di persone, in quanto una persona potrebbe aver attraversato la frontiera più volte.

Nel 2016, si spiega, i flussi migratori sono cambiati in seguito a due avvenimenti: l'intesa tra l'Ue e la Turchia e la progressiva chiusura della frontiera dei Paesi sulla rotta balcanica. La pressione migratoria verso la Grecia, di conseguenza, ha registrato un alleggerimento ma il flusso si è spostato verso l'Italia, che ha superato il picco del 2014.

La pressione migratoria verso l’Italia, si legge nel dossier di Bankitalia 'I rifugiati e i richiedenti asilo in Italia, nel confronto europeo', si è intensificata a partire dal 2011, in connessione con le tensioni geo-politiche dei Paesi del nord dell’Africa, e ha raggiunto il picco nel 2014, anno in cui gli ingressi irregolari in Italia hanno raggiunto il massimo nel confronto storico (circa 170.000). Nel 2015 al contrario, gli ingressi in Italia si sono attenuati ed è aumentata notevolmente la pressione migratoria verso la Grecia: con oltre 885.000 arrivi. Quasi la metà degli ingressi irregolari riguardano cittadini provenienti dalla Siria (29,1%), dall'Afghanistan (13,1%) e dall'Iraq (5,2%). La quota rimanente dei flussi ha origine dall’Eritrea, dalla Nigeria, dal Pakistan e dalla Somalia.

Le rotte principalmente utilizzate sono quattro: mediterraneo centrale, mediterraneo orientale, mediterraneo occidentale e gli attraversamenti 'secondari'. La più battuta è la rotta del mediterraneo orientale, con oltre il 40% del totale degli ingressi. L'utilizzo della rotta centrale, che consente l'ingresso in Europa attraverso l'Italia, si è intensificata a partire dal 2011 e ha raggiunto il picco massimo nel 2014.

E proprio ieri, la Polizia di Stato di Agrigento ha fermato John Ogais, nigeriano, 25 anni, che si trovava nel Cara 'S.Anna' di Isola di Capo Rizzuto, in Calabria. I reati contestati sono la tratta di migranti tra la Libia e la Sicilia, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento di immigrazione clandestina. L'inchiesta è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Vo e di pm Gery Ferrara e Giorgia Spiri.


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Immigrati irregolari, in arrivo vere ondate. I dati del Viminale dicono +35% solo a marzo
Il direttore di Frontex sulle attività di soccorso delle Ong: andrebbero a recuperare immigrati in acque libiche

ROMA (Italy) - Sfiorano quota 27mila i migranti sbarcati in Italia nel 2017, il 35% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che alla fine fece registrare il record degli arrivi (181mila). Lo indicano i dati del Viminale aggiornati alla data di ieri. Bangladesh (3.521), Nigeria (3.397 e Guinea (3.320) le principali nazioni di provenienza dei migranti. I minori stranieri non accompagnati sono 3.557. Il numero di migranti ospitati nel sistema di accoglienza: sono 175.480. Pesanti le parole del direttore di Frontex: attraverso le testimonianze di migranti, abbiamo osservato che gli scafisti danno telefoni ai migranti con i numeri delle Ong.


Nell'85% dei casi, i migranti vengono dalla Libia, e i paesi di origine sono Africa Occidentale e Subsaharina. Sono diminuite le persone che vengono dal corno d'Africa. C'è un aumento anche dal Bangladesh. Il profilo è quello di un migrante economico ed irregolare. E' un "paradosso" che le Ong facciano così tanti soccorsi di migranti in mare, "circa un terzo", "quando non ci sono mai stati tanti così tanti mezzi pubblici dispiegati in mare da Ue e Italia: una cosa abbastanza strana". Lo ha detto il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, in videoconferenza alla Commissione Difesa del Senato.

A partire dall'estate scorsa - ha spiegato il direttore di Frontex - abbiamo costatato che il numero di soccorsi in mare da parte dalle Ong stava aumentando", ora "è di circa un terzo. La quota di Frontex in questo momento è del 12%, quella di Eunavfor Med circa del 10%. Quindi le Ong sono protagoniste, attori principali del soccorso in mare ed è una cosa sorprendente, perché c'è un altissimo numero di mezzi marittimi pubblici in mare". C'è, inoltre, un aumento del numero delle imbarcazioni di Ong in mare: "sono 8 nel Mediterraneo centrale più un aereo", ha precisato.

Leggeri ha sottolineato anche un altro dato, parlando del ruolo delle Ong nei salvataggi dei migranti: "Prima i soccorsi avvenivano a metà strada tra Sicilia e coste libiche, oggi invece avvengono a 20-25 miglia nautiche dalle coste libiche, a volte anche in acque territoriali". C'è, inoltre, un aumento del numero delle imbarcazioni di Ong in mare: Sono 8 nel Mediterraneo centrale più un aereo, ha precisato. Leggeri ha sottolineato anche un altro dato, parlando del ruolo delle Ong nei salvataggi dei migranti: L'intento delle ong è salvare le vite in mare ma noi abbiamo il dovere di far luce su questi elementi.

Intanto, a Montecitorio, come era avvenuto due settimane fa a palazzo Madama, il governo ha blindato il decreto ponendo la fiducia, per scongiurare incidenti di percorso, visto che l'effetto del provvedimento, emanato dal Cdm il 17 febbraio, sarebbe scaduto la prossima settimana. Mai in questa legislatura una votazione sulla fiducia alla Camera aveva ottenuto un numero di consensi così ridotto. Per la determinazione dell'accoglimento della domanda di asilo, le nuove disposizioni prevedono inoltre un rito camerale senza udienza, nel corso della quale il giudice si limiterà a prendere visione della videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale.


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Esodo profughi, circolare dell'ospedale di Cagliari : "Stop a ricoveri programmati per far posto a migranti"
L'Italia del paradosso, bloccare i ricoveri e dimettere i pazienti per assistere i migranti

ROMA (Italy) - Una circolare choc del direttore dei Presidi Ospedalieri di Cagliari, un documento ufficiale ma riservato con oggetto: "bloccare ricoveri programmati e dimissione pazienti dimissibili". La denuncia è del deputato di Unidos Mauro Pili che pubblica una circolare del 13 dicembre 2016 che recita testualmente: "In previsione dello sbarco dei migranti previsto per la giornata di oggi con Nave Dattilo, si invitano le SS.LL. a voler provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i pazienti dimissibili, al fine di poter affrontare l'eventuale emergenza".


La circolare era destinata ai direttori degli Ospedali San Giovanni di Dio e del Policlinico Universitario. "Una comunicazione imposta dall'assessorato della Sanità di una Regione allo sbando – afferma Pili - che arriva a pianificare lo sfollamento degli ospedali, mandando a casa i pazienti che risultano ricoverati per un motivo, altrimenti non dovrebbero essere ricoverati, e rispedire a casa coloro per i quali era pianificato il ricovero. Non ci sono commenti. E nemmeno troppe interpretazioni. Si tratta di una gestione scandalosa che conferma la totale incapacità a governare tali emergenze e soprattutto l’inadeguatezza della struttura sanitaria".

Secondo Pili si tratta di "un atto che rasenta la follia e la degenerazione gestionale di questa partita immigrazione: nessuna seria pianificazione con prefetture che danno l’assenso senza aver in alcun modo la certezza della più elementare logistica. E' evidente che con questa circolare i casi sono due: o si afferma che i pazienti vengono trattenuti indebitamente in ospedale oppure –prosegue Pili - si chiede che vengano dimessi prematuramente rispetto alla prognosi precedente".

"L’organizzazione dell’accoglienza non può essere gestita con tale pressapochezza. Come si può dare l’assenso al trasferimento in Sardegna di tanti migranti senza aver verificato le più elementari esigenze dell’accoglienza, a partire da quella sanitaria? Se si devono dimettere i pazienti sardi per far spazio ai migranti – conclude Pili - significa che non esistono le strutture idonee e i numeri sufficienti per garantire una seria accoglienza". (Adnkronos)


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La "giungla" di Calais con 8mila immigrati si prepara per lo sgombero forzato e inizia la guerriglia
In attesa del "muro", lunedì mattina le forze di polizia arriveranno in massa per il maxi-sgombro di Calais

ROMA (Italy) - Comincerà lunedì mattina lo sgombero totale della "giungla" di Calais, il maxi-insediamento nel nord della Francia dove da 18 mesi vivono 8.150 migranti. L'annuncio è stato dato dal ministero dell'Interno e dalla prefettura, secondo cui l'operazione durerà una settimana. Già da domenica pomeriggio però arriveranno sul campo funzionari di servizi immigrazione con il compito convincere i profughi a lasciare spontaneamente il luogo. Attualmente agli 8.000 profughi "la giungla" offre solo una vita difficile, tensioni frequenti tra furti e stupri. Una fornace di criminalità unitamente ai pochi e veri disperati che scappano dalle guerre.


I migranti ammassati nel campo di Calais, battezzato “la giungla”, si preparano in un clima di preoccupazione allo sgombero previsto lunedì mattina. Un’operazione di entità rara, perché nelle baracche del campo alloggiano, nella speranza poi di passare nel Regno Unito, 6.400 migranti, stando alle cifre ufficiali, ma secondo le associazioni sono più di 8.000. Un’ordinanza affissa da venerdì dava 72 ore ai migranti per partire. Lunedì alle 8 scatta lo sgombero. Del migliaio di minori non accompagnati si occuperanno due centri d’accoglienza, gli altri, gli adulti, non sanno bene dove andranno. Malgrado una vita difficile, e tensioni anche frequenti tra furti, stupri e altro, molti vorrebbero restare qui: anche perché, oltre alla vita all’addiaccio, temono di dover poi chiedere asilo in Francia e non poerlo quindi fare nell’agognata Gran Bretagna.

La decisione presa congiuntamente da Gran Bretagna e Francia dopo i recenti episodi di pericolosi assalti a treni e camion che spesso hanno procurato anche vittime e continui blocchi stradali e ferroviari tra Inghilterra ed Europa continentale - Prima dell'estate circa 2mila migranti, nel tentativo di raggiungere l'Inghilterra, avevano assaltato il terminal dell'Eurotunnel durante la notte nella città portuale francese di Calais, come ha riferito a France Press una fonte della polizia francese, il quale aveva fatto sapere che una persona era stata trovata morta. "Il nostro team ha trovato un cadavere questa mattina e i vigili del fuoco hanno confermato la morte di questa persona", ha aggiunto un portavoce di Eurotunnel. Calais è una città portuale, nella quale vivono migliaia di migranti in campi di fortuna. Principalmente provengono da Eritrea, Libia e Siria. Tentativi di raggiungere l'Inghilterra attraverso l'Eurotunnel avvengono spesso. Secondo il portavoce del tunnel della Manica, "si tratta del tentativo più imponente per numeri dell'ultimo mese e mezzo". Le autorità avrebbero stoppato dai 6 agli 8mila migranti che, tra giugno e luglio, hanno tentato di raggiungere l'Inghilterra in questo modo.


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United Nations Summit for Refugees and Migrants - September 20, 2016
US President Obama urges world to eschew division and pursue global integration at UN Assembly

NEW YORK (USA) - In his final address to the United Nations General Assembly as United States President, Barack Obama today delivered a ringing appeal for global integration in the face of religious fundamentalism, the politics of ethnicity, aggressive nationalism and crude populism, even as he called for a course correction. He also referred to current crises tearing the world apart, including “Russia attempting to recover lost glory through force” by interfering in the affairs of its neighbours, and the South China Sea, where “a peaceful resolution of disputes offered by law will mean far greater stability than the militarization of a few rocks and reefs.”


“At this moment, we all face a choice. We can choose to press forward with a better model of cooperation and integration. Or we can retreat into a world sharply divided, and ultimately in conflict, along age-old lines of nation and tribe and race and religion,” he said, declaring that the spirit behind the founding of the UN itself shows what is best in humanity.

“As imperfect as they are, the principles of open markets and accountable governance, ofdemocracy and human rights and international law that we have forged, remain the firmest foundation for human progress in this century,” he told world leaders on the first day of the Assembly’s annual general debate, his eighth.

“The integration of our global economy has made life better for billions of men, women and children. Over the last 25 years, the number of people living in extreme poverty has been cut from nearly 40 per cent of humanity to under 10 per cent. That's unprecedented. And it's not an abstraction. It means children have enough to eat; mothers don’t die in childbirth.”

But in order to move forward it has to be acknowledged that the existing path requires a course correction. “A world in which one per cent of humanity controls as much wealth as the other 99 per cent will never be stable,” Mr. Obama stressed, calling for a global economy that works for all people.

“Just as we benefit by combatting inequality within our countries, I believe advanced economies still need to do more to close the gap between rich and poor nations around the globe. This is difficult politically. It's difficult to spend on foreign assistance. But I do not believe this is charity,” he stressed.

“For the small fraction of what we spent at war in Iraq, we could support institutions so that fragile States don’t collapse in the first place; and invest in emerging economies that become markets for our goods. It's not just the right thing to do – it's the smart thing to do,” said Mr. Obama.

He called for rejection of all forms of fundamentalism, racism, and belief in ethnic superiority that make traditional identities irreconcilable with modernity. While laying out his general vision for a better world, Mr. Obama touched on specifics including the vital need to combat climate change by building on the accord reached in Paris last December and the duty of the wealthiest countries to help poorer nations leapfrog destructive forms of energy.

He also referred to current crises tearing the world apart, including “Russia attempting to recover lost glory through force” by interfering in the affairs of its neighbours, and the South China Sea, where “a peaceful resolution of disputes offered by law will mean far greater stability than the militarization of a few rocks and reefs.”

In Syria, he said, there is no ultimate military victory to be won, and the hard work of diplomacy must stop the violence, and deliver aid to those in need. “And surely, Israelis and Palestinians will be better off if Palestinians reject incitement and recognize the legitimacy of Israel, but Israel recognizes that it cannot permanently occupy and settle Palestinian land,” he added.

But the main thrust of his remarks remained the need for overall global cooperation as inspired by the founding of the UN itself, even if this means curbing the power of the strongest countries.

“We can only realize the promise of this institution’s founding – to replace the ravages of war with cooperation – if powerful nations like my own accept constraints,” Mr. Obama declared “Sometimes I'm criticized in my own country for professing a belief in international norms and multilateral institutions. “But I am convinced that in the long run, giving up some freedom of action – not giving up our ability to protect ourselves or pursue our core interests, but binding ourselves to international rules over the long term – enhances our security. And I think that's not just true for us,” he added.

“The choices of individual human beings created a United Nations, so that a war like [the Second World War] that would never happen again. Each of us as leaders, each nation, can choose to reject those who appeal to our worst impulses and embrace those who appeal to our best. For we have shown that we can choose a better history,” Mr. Obama concluded.


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United Nations Summit for Refugees and Migrants - September 20, 2016
The 193-member UN General Assembly is expected to adopt a political declaration on migrants and refugees

NEW YORK (USA) - President Barack Obama will host a Leaders’ Summit on the Global Refugee Crisis on the margins of UNGA 71 on September 20, 2016 to galvanize significant new global commitments to: 1) increase funding to humanitarian appeals and international organizations, 2) admit more refugees through resettlement or other legal pathways, and 3) increase refugees’ self-reliance and inclusion through opportunities for education and legal work. The 193-member UN General Assembly is expected to adopt a political declaration on migrants and refugees but it won’t be legally binding.


On 19 September 2016 the United Nations General Assembly will convene a High-Level Plenary to address large movements of refugees (UN Summit for Refugees and Migrants) on 19 September 2016 in light of the need for greater international solidarity and support in response to such movements.

The Secretary-General’s Report In Safety and Dignity: Addressing Large Movements of Refugees and Migrants was released in May 2016 and served as a basis for negotiations by Member States who agreed to a draft New York Declaration for Refugees and Migrants which is expected to be adopted at the 19 September Summit.

The New York Declaration sets out principles and recommendations applying to both migrants and refugees (rescue en route, reception at borders, combatting xenophobia and encouraging inclusion) as well as separate commitments for migrants and refugees, and its two annexes pave the way for global compacts on refugees and migrants respectively in 2018. Regarding migration, the Declaration urges states to enhance migration management and governance, to strengthen international cooperation, and to address the needs of migrants in particularly vulnerable situations.

With regard to refugees, the New York Declaration sets out a new approach to responding to refugees through a Comprehensive Refugee Response (CRR) Framework. This CRR Framework, detailed in an annex to the Declaration, includes a full range of activities, from addressing root causes to emphasizing self-reliance of refugees to considering solutions from the beginning of a refugee influx, to be implemented through whole of society engagement. The Declaration commits states to greater responsibility sharing and to work towards the adoption in 2018 of a Global Compact on refugees.

World leaders hold UN summit on refugee crisis. Over 65 million refugees world wide. Aid chiefs call for “dependable humanitarian funding”. Syrian refugees living in a camp in the Bekaa Valley in eastern Lebanon just want to go home.

That’s their message to world leaders who meet today in New York at the start of a UN summit that is set to discuss their fate and that of 65 million others. But those living in the camps aren’t expecting much to change: “We only have faith is in God. These summits are never useful for us. They hold them only as a show for themselves.” Syrian refugees in Jordon feel the same hopelessness.

“With all these meetings, the world was unable to allow humanitarian aid into Aleppo. The whole world could not get aid there. So to solve a problem that has been going on for more than five years, I say it’s impossible,” said one refugee living in Zaatari. Aid chiefs are calling on rich countries to shoulder their fair share of taking in refugees. They are also calling for dependable humanitarian funding. A report by a leading anti-poverty group ““The ONE Campaign” says goals such as tackling disease and ending extreme poverty by 2030 may slip down the agenda as donor governments shif funds away from long-term development aid. The 193-member UN General Assembly is expected to adopt a political declaration on migrants and refugees but it won’t be legally binding.


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L'accoglienza degli immigrati in Puglia: la Polizia tra croniche carenze e pericolosità del servizio
Il Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) richiede interventi urgenti al Ministero dell'Interno

ROMA (Italy) - Ha attraccato ieri a Brindisi il guardapesca 'Aquarius', con a bordo 391 migranti di varie nazionalità salvati nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia. Il Comune di Brindisi ha messo in moto la consueta macchina di accoglienza, mentre i poliziotti si sono occupati di identificare le persone a bordo e dello smistamento degli stessi in varie strutture italiane. E proprio la situazione dell'impiego delle forze di Polizia in Puglia, che in tutta l'estate hanno dovuto gestire l'arrivo di circa 30.000 tra profughi e presunti clandestini - è al centro di una richiesta d'intervento urgente che il sindacato di Polizia SAP ha richiesto al Ministero dell'Interno.


In definitiva, una miriade di segnalazioni che accendono i riflettori sulla grave situazione che vivono ogni giorno gli agenti di Polizia in servizio presso le sedi della Puglia. Francesco Pulli - Segretario Nazionale del SAP - nella lettera inviata al competente Ministero dell'Interno, infatti, pone l'accento sulle storiche carenze e sulla estrema pericolosità del servizio di "assitenza immigrati" pugliese. Ma ecco il testo integrale della missiva datata 9 settembre scorso:

Oggetto: Puglia - Fenomeno Immigrazione. Richiesta intervento urgente La Segreteria Regionale SAP Puglia ha segnalato evidenti criticità relative alla situazione in oggetto emarginata in relazione alle diverse provincie.

Bari - Attualmente risultano impiegati circa 100 dipendenti, fra Ufficio Immigrazione e Polizia Scientifica, per la gestione degli immigrati chiedenti asilo o comunque profughi, sia presso l’Ufficio Immigrazione (gestione pratiche), sia presso il Centro Polifunzionale (foto segnalamento e riunioni commissione status rifugiato) e sia presso il CARA. In attesa della prossima riapertura del CIE, chiuso a seguito di un incendio appiccato dagli stessi ospiti, il numero indicato dovrebbe aumentare a 120 unità. A questo si aggiunge il personale impiegato per le vigilanze (Reparto Mobile e militari), mediamente una quindicina di persone al giorno. Ovviamente vanno gestiti anche i flussi di stranieri normali (permessi di soggiorno, visti, cittadinanza e frontiera) che interessano l’Ufficio Immigrazione e la Zona di Frontiera (Porto e Aeroporto). Le principali problematiche riguardano la carenza del personale e delle strutture: - il personale dell’Immigrazione è sottoposto a un carico di lavoro indicibile; - I locali della Questura e del complesso del Polifunzionale non risultano idonei allo scopo, è difficile controllare gli stranieri e di conseguenza in “ primis “ l’igienizzazione dei locali è molto carente; - il CIE è stato costantemente interessato da rivolte e sommosse; - la vigilanza sul CARA è carente, di fatto gli stranieri escono ed entrano liberamente e si riversano in città dove lavorano irregolarmente, quasi sempre come parcheggiatori abusivi.

Brindisi - Il personale dell'Ufficio Immigrazione è impiegato nella sua totalità in occasione degli sbarchi. Per quanto attiene l'arrivo in porto di una nave con a bordo i migranti soccorsi in acque internazionali antistanti la Libia, tutta la Questura è interessata ai relativi servizi di prima accoglienza, identificazione, e foto segnalamento, ed oltre al personale degli uffici ” non operativi”, è impiegato anche personale della DIGOS e della Squadra Mobile. Il personale della Polizia Scientifica, oltre alla peculiare attività e al foto segnalamento degli stranieri sbarcati dalle navi, provvede (in questo caso senza il rinforzo da altri Gabinetti di Polizia Scientifica) al foto segnalamento di tutti gli stranieri che giungono a Brindisi per essere ospitati nei Centri di Accoglienza Straordinari. Queste operazioni tecniche sono svolte o presso il CARA di Restinco o in Questura. Inoltre, in caso di disordine presso il CIE di Restinco provvede alle attività connesse con i rilievi fotografici etc. Per i servizi di accompagnamento alla frontiera deputata è la sezione servizi della Questura ma, negli ultimi mesi, sono impiegati anche i dipendenti degli uffici non operativi (PAC – PASI – PERS – UTL). I vari servizi di ordine pubblico, siano questi programmati o estemporanei, (manifestazioni sportive – sindacali – politiche) sono espletati dal personale dei predetti uffici e della sezione servizi. I servizi di istituto, invece, (corpo di guardia questura e prefettura) sono svolti solo dal personale della Sezione servizi. Per il personale della Polizia scientifica, tramite il Gabinetto Interregionale di Bari, è previsto il potenziamento dell'organico, relativamente agli operatori foto segnalatori, e delle postazioni mobili di foto segnalamento in quanto per Brindisi, considerata porto di sbarco, non essendo sede di Hot Spot, viene allestito il c.d. Hot Spot mobile. Nella predisposizione dei servizi è richiesto all'Ufficio Ordine Pubblico del Dipartimento il concorso delle Unità Organiche di Rinforzo che spesso sono appartenenti ai Reparti Mobili di Taranto o Bari, al 9° Battaglione Mobile dei Carabinieri di Bari e della Guardia di Finanza che impiega i Baschi Verdi di stanza in questa Provincia. I problemi si evidenziano in particolar modo durante i servizi di accompagnamento, come è avvenuto nello scorso mese di luglio quando è giunta in città una nave circa 1200 migranti, ma anche la scorsa settimana è giunta una nave con circa 780 ed il personale impiegato se pur ben organizzato in turni, ha necessariamente dovuto protrarre l’orario di servizio anche nella giornata successiva, in quanto per questa provincia non è possibile supportare e sopportare attività di controllo e di identificazione di queste portate, mettendo a dura prova anche fisica il personale che con senso di sacrificio e di responsabilità ottempera al servizio, inficiando in alcune circostanze, le quotidiane e peculiari attività operative ed amministrative dell’intera Questura. Non è più plausibile parlare di interventi emergenziali, improvvisi e non programmabili, l’attività che investe l’organizzazione degli sbarchi di migranti ormai è diventata una routine quasi quotidiana alla quale non è più rinviabile una assunzione di responsabilità dei vertici della nostra Amministrazione per individuare le opportune e doverose risorse necessarie per il prosieguo di tali attività. Circa la mappatura del personale utilizzato ed impiegato, per quanto attiene il territorio della provincia di Brindisi, si può affermare senza ombra di smentita alcuna che il personale dell’intera Questura e dei commissariati sono ormai è al collasso; infatti viene impiegato in attività di servizi che sono aumentati in maniera esponenziale e che durante la stagione estiva data la morfologia del territorio, turisticamente predisposto, viene acuita maggiormente, solo per fare un esempio, si prenda in considerazione la città di Ostuni, che durante il periodo estivo quintuplica la popolazione residente, con tutte le conseguenze di ordine e sicurezza pubblica che ciò comporta, rimanendo invariato il personale del commissario in 37 Operatori.

Foggia - L’Ufficio Stranieri è composto da 19 colleghi di cui 2 operatori tecnici ed 1 aggregato c/o frontex; Giornalmente con orario h.24 sono svolti servizi di vigilanza al C.A.R.A. situato in località Borgo Mezzanone ( dista a circa 18 km da Foggia ), a giorni alterni con le altre forze di polizia, impiegando 2 colleghi degli uffici della Questura per ogni turno di servizio; Giornalmente sono impiegati , di reperibilità, 2 colleghi degli uffici della Questura per accompagnamenti di cittadini extracomunitari; Quotidianamente per i servizi dell’ufficio stranieri e del C.A.R.A. di Borgo Mezzanone sono impiegati n.2 colleghi della Polizia Scientifica; Al bisogno e su richiesta è impiegato personale del Reparto Mobile di Bari per accompagnamenti di cittadini extracomunitari presso il C.A.R.A. di Borgo Mezzanone. 4)

Lecce - Il personale dell'Ufficio Immigrazione consta di 24 operatori sulla carta e tre mediatori culturali ed è impiegato nelle occasione degli sbarchi. 1)Carenza di personale. Nel corso degli ultimi anni vi è stato un decremento di 6/7 unità non reintegrate. Attualmente si rileva la necessità di un incremento di almeno 10 unità, anche in vista dei prossimi pensionamenti. 2) Carenza logistica consistente principalmente nella situazione drammatica dell'archivio, della sala soggiorni il cui accesso è totalmente privo di controllo e del corpo di guardia che spesso rimane senza piantone, che comunque rientra nella problematica cronica di una nuova Questura dove accorpare detta Divisione, al momento ubicata in altra sede. 3 ) Monte ore dello straordinario inadeguato alle attuali esigenze dell'emergenza immigrazione. Prevedere monte ore dedicato agli sbarchi. 4 ) Oltre a essere terra di sbarchi, questa provincia è destinataria di immigrati arrivati sulle coste siciliane che, richiedenti asilo politico, vengono redistribuiti in tutta Italia. Attualmente ne sono presenti oltre 2000 nei circa 100 centri di accoglienza. 5) Il Centro di Prima Accoglienza Don Tonino Bello inadatto al controllo dei migranti, senza climatizzazione e spazi ridotti, con accatastamenti di materiale disordinato. Per i servizi di accompagnamento alla frontiera e controllo agli sbarchi deputata è la sezione servizi della Questura ma, sono impiegati anche i dipendenti degli uffici non operativi (PAC – PASI – PERS – UTL), Squadra Mobile, Commissariati, nonché di altre Forze di Polizia. Non è più plausibile parlare di interventi emergenziali, improvvisi e non programmabili, l’attività che investe l’organizzazione degli sbarchi di migranti ormai è diventata una routine.

Taranto - Partendo dal presupposto che dal mese di marzo è stato istituito in quel capoluogo l’Hot Spot; Struttura ubicata nel porto mercantile e destinata alla prima assistenza, all’identificazione ed al foto segnalamento degli stranieri soccorsi nel “ canale di Sicilia “. Senza snocciolare i dati relativi alle presenze dei migranti che in questi mesi sono transitati da questo centro, l’ultimo sbarco in questo porto, datato 31 agosto 2016, è di 1078 migranti merita una particolare evidenza. Detto sbarco ha messo a dura prova l’esiguo contingente di uomini e donne in divisa che con grande spirito di sacrificio hanno espletato, dentro e fuori dall’Hot Spot, tutte le procedure non solo quelle di competenza, protrattesi fino al mattino del 3 settembre u.s.. Contestualmente a dette operazioni sono giunti presso l’Hot Spot di Taranto trasferiti da altre località ulteriori aliquote di migranti pari a 287 unità, che hanno ulteriormente appesantito il servizio di vigilanza nonché le operazioni di identificazione e foto segnalamento. Solo grazie all’impegno profuso dagli uomini e donne della Polizia di Stato, di tutti i ruoli, dai reparti inquadrati delle varie forze di Polizia ed in particolare del VX Reparto Mobile di Taranto non si è creato un corto circuito che avrebbe potuto avere ben altre conseguenze. Riteniamo che l’intera organizzazione avrebbe avuto bisogno dell’intervento della competente Istituzione per alleggerire la concentrazione di migranti nell’Hot Spot che di fatto non c’è stata. Appare evidente che il dispositivo pensato dal Dipartimento in termini di risorse umane per fronteggiare le esigenze connesse alle attività di Polizia nell’Hot Spot risulta del tutto inadeguato. Per quel che più concerne l’Hot Spot, si segnala, a proposito della questione ambientale, che il 22, 23 e 24 agosto u.s. (solo per citare le ultime date), l’Arpa Puglia ha comunicato al Comune di Taranto la previsione del “Wind day” (termine inglese la cui traduzione corrisponde a “giorno di vento”) cioè dei giorni in cui il vento proveniente da nord/ovest soffia su Taranto a una velocità superiore a 7 m/s e potrebbe causare una dispersione delle concentrazioni inquinanti di PM/10 nei soli quartieri vicini all’area industriale. In occasione di questi eventi atmosferici l’ASL di Taranto ha riportato, in un apposito documento consultabile sulla pagina news del sito aziendale, una serie di consigli pratici formulati a titolo preventivo e secondo il principio di “massima precauzione”. Inoltre si segnala, per chi volesse approfondire, che ieri 7 settembre 2016 “Peacelink” ha pubblicato sul proprio sito uno studio epidemiologico dell’ISEE (International Society for Environmental Epidemiology) a Taranto sulla correlazione fra effetti nocivi ed esposizioni cumulative di PM10 e di S02. Ciò evidenzia che al di là delle rilevazioni già operate dall’Arpa Puglia prima dell’entrata in attività dell’Hot Spot e quelle che verranno effettuate nell’immediato futuro , la questione ambientale di Taranto non è facilmente liquidabile, né è possibile limitarla esclusivamente all’area dove insiste l’Hot Spot. Affrontare in maniera pragmatica questo gigantesco problema per cercare di creare condizioni di garanzia per lo svolgimento delle attività di servizio, limitando al massimo eventuali rischi per la salute dei colleghi, diventa, ora, una priorità! Infine si segnala con preoccupazione la intenzione dell’Amministrazione di elevare l’aliquota di personale della Polizia da impiegare durante della stagione calcistica 2016/2017. Nel corso del campionato è previsto infatti che gli incontri di calcio vengano disputati non solo nei giorni festivi ma anche in quelli prefestivi e infrasettimanali ( anche notturne ). Ciò comporterà inevitabilmente un maggiore impegno per il personale che presta servizio nelle Divisioni e negli Uffici della Questura che dovrà fronteggiare innumerevoli servizi di O.P. legati alle note emergenze che interessano questo territorio (Immigrazione, stagione Calcistica, Agitazioni di lavoratori per crisi occupazionali ecc.). In conclusione l’O. P. è una delle maggiori criticità che interesseranno il territorio tarantino nel breve e medio periodo che difficilmente potranno essere affrontate se non si pone al centro dell’attenzione la questione delle risorse umane di ogni ruolo e grado, che allo stato delle cose non è più procrastinabile. Occorre, inoltre, per quanto riguarda le criticità connesse alla gestione dell’Hot Spot, un maggiore coinvolgimento degli altri attori istituzionali per consentire una migliore razionalizzazione e gestione in occasione di sbarchi importanti. Alla luce di quanto sopra riportato possiamo affermare che dall'aprile 2015 ad agosto 2016 sono transitati da Taranto, per le previste procedure, 20.297 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. Giova evidenziare come nonostante l’enorme carico di lavoro, le ore di straordinario effettuate dal Personale impegnato in questa emergenza non vengano liquidate dal mese di gennaio 2016.

Per quanto sopra esposto considerata la gravità della situazione sopra riportata, questa O.S. chiede un urgente intervento di codesto Ufficio presso le competenti articolazioni dipartimentali, al fine di provvedere all’immediata risoluzione dei problemi rappresentati. In attesa di un urgente cenno di riscontro... (Segretario Nazionale, Francesco Pulli).


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La Gran Bretagna costruisce un muro anti profughi sulla sponda francese della Manica
Il campo profughi di Calais denominata "la Giungla" ospita 8mila disperati pronti ad invadere il Regno Unito

ROMA (Italy) - La Gran Bretagna finanzierà la costruzione di un muro lungo 1 kilometro vicino al campo profughi di Calais e i lavori inizieranno molto presto. Ad annunciarlo è il ministro degli Interni britannico Robert Goodwill, che ha sottolineato come la sicurezza intorno al porto sia stata "intensificata ricorrendo ad attrezzature migliori". Soprannominato la "grande muraglia di Calais" da alcuni media, il muro alto 4 metri lambirà per un chilometro entrambi i lati della strada principale che porta a Calais. Eviterà, in questo modo, sia l'assalto dei profughi a camion e TIR sia l'ngresso nell'Eurochannel ferroviario per entrare illegalmente in Inghilterra.


Il muro servirà a proteggere la strada da eventuali irruzioni da parte dei migranti, migliaia dei quali vivono nel campo, la cosiddetta 'Giungla'. I lavori dovrebbero iniziare questo mese e terminare entro la fine dell'anno. Il governo non ha confermato i costi dell'operazione, ma si stima che verranno impiegati 1,9 milioni di sterline dei 17 previsti da un accordo raggiunto nel marzo scorso con la Francia. Parlando alla Commissione parlamentare per gli affari interni, Goodwill ha dichiarato: "I lavori per la costruzione del muro inizieranno molto presto. Al momento abbiamo costruito la barriera, ora si tratta si innalzare il muro". In proposito Richard Burnett, direttore esecutivo dell'Associazione autotrasportatori, ha parlato di "cattivo uso del denaro dei contribuenti", aggiungendo che sarebbe molto meglio spendere quei soldi per "aumentare la sicurezza lungo le strade di accesso".

La decisione presa dopo le manifestazioni di commercianti, camionisti, ma anche agricoltori della zona di Calais, che hanno bloccato il traffico verso il tunnel sotto la Manica per chiedere lo smantellamento del campo dei migranti, noto come la 'Giungla'. A quanto riferisce la stampa francese, due cortei di alcune decine di camion si sono diretti verso Calais per bloccare l'A16, principale via per raggiungere la Gran Bretagna. "Non ci sposteremo fino a quando lo Stato non ci fornirà le date dello smantellamento della zona nord della Giungla", afferma il Collettivo delle imprese e del commercio della regione di Calais, citato su Le Figaro. I manifestanti affermano che la presenza del campo ha gravi effetti sull'economia locale. La manifestazione di protesta avviene dopo che il ministro francese dell'Interno, Bernard Cazeneuve, ha visitato venerdì il campo, promettendo il suo definitivo smantellamento, ma senza fissare date. Secondo dati citati da 'Le Figaro', nella parte nord della Giungla si trovano fra i 7mila e i 10mila migranti in attesa di un'occasione per cercare di arrivare in Gran Bretagna. La parte sud del campo è stata smantellata a marzo.

Prima dell'estate circa 2mila migranti, nel tentativo di raggiungere l'Inghilterra, avevano assaltato il terminal dell'Eurotunnel durante la notte nella città portuale francese di Calais, come ha riferito a France Press una fonte della polizia francese, il quale aveva fatto sapere che una persona era stata trovata morta. "Il nostro team ha trovato un cadavere questa mattina e i vigili del fuoco hanno confermato la morte di questa persona", ha aggiunto un portavoce di Eurotunnel. Calais è una città portuale, nella quale vivono migliaia di migranti in campi di fortuna. Principalmente provengono da Eritrea, Libia e Siria. Tentativi di raggiungere l'Inghilterra attraverso l'Eurotunnel avvengono spesso. Secondo il portavoce del tunnel della Manica, "si tratta del tentativo più imponente per numeri dell'ultimo mese e mezzo". Le autorità avrebbero stoppato dai 6 agli 8mila migranti che, tra giugno e luglio, hanno tentato di raggiungere l'Inghilterra in questo modo.


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Una marea umana è sbarcata in quattro giorni sulle sponde italiane. Il sistema di accoglienza è al collasso
I 13mila immigrati salvati sono sbarcati nei porti in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. Il nord Europa chiude all'accoglienza: Danimarca sequestra i beni e la Svezia offre denaro per i profughi che vanno via

ROMA (Italy) - Sono circa 13mila i migranti sbarcati o in procinto di sbarcare sul suolo italiano negli ultimi quattro giorni. Il numero alto di chi tenta il viaggio sui barconi nel Mediterraneo è favorito dalle buone condizioni meteo sul Canale di Sicilia. Soltanto nella giornata di martedì gli arrivi sono stati tremila, che vanno a sommarsi ai settemila soccorsi lunedì nelle acque tra Libia e Italia, da Guardia Costiera e Marina Militare. Perciolo Terrorismo - Con la liberazione di Sirte dall'Isis, lo scenario è completamente cambiato e cresce oggettivamente il rischio che dei militanti possano fuggire in Europa anche via mare.


La situazione in Sicilia e Calabria – Nel pomeriggio di mercoledì arriva a Palermo la portaerei Garibaldi con 1067 persone salvate nel Mediterraneo. Altri 1273 sono arrivati a Lampedusa e l'hotspot dell’isola è segnalato in grave difficoltà numerica. Infine 1159 migranti sono sbarcati a Messina e un migliaio a Corigliano Calabro (Cs). In Sardegna, la nave della marina militare irlandese "James Joyce" è attraccata al molo del porto industriale di Cagliari mercoledì mattina. Sono 617 i migranti africani a bordo, soccorsi nei giorni scorsi al largo delle coste libiche. Tra loro anche 25 bambini. Nell’ultima settimana sono arrivate nel Sulcis anche molte piccole imbarcazioni cariche di algerini. La Puglia, al porto di Taranto nella giornata di mercoledì arrivano oltre 1000 persone imbarcate sulla nave 'Siem Pilot': a bordo anche 83 minori di cui 59 non accompagnati. La maggior parte dei migranti è di provenienza sub sahariana ma ci sono anche siriani e palestinesi. Altre 720 persone sono in arrivo a Brindisi, a bordo della nave mercantile norvegese 'Enterprise'. Secondo l'Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, nei primi 8 mesi del 2016 sono stati 105.342 i migranti giunti via mare, quindi poco meno della metà del computo europeo, pari a 270.576.

Perciolo Terrorismo - Con la liberazione di Sirte dall'Isis, lo scenario è completamente cambiato e cresce oggettivamente il rischio che dei militanti possano fuggire in Europa anche via mare. Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, lancia l’allerta: se "a lungo è stato altamente improbabile, se non impossibile che Daesh facesse viaggiare suoi affiliati sui barconi, esponendo ai rischi oggettivamente alti della traversata uomini su cui aveva investito in tempo e soldi, oggi si è in pieno caos, e nella fuga dalla Libia quelli che non sono diretti verso sud potrebbero anche decidere di tentare la carta del viaggio in mare verso l'Europa. Sono cani sciolti, gente allo sbando, che scappa – ha sottolineato Stucchi - poi si tratta di capire quali intenzioni ha chi dovesse davvero arrivare in questo modo: semplicemente far perdere le proprie tracce oppure voler continuare a 'combattere' in nome della propria causa?".

La Svezia - L'Agenzia svedese per l'immigrazione prevede ora circa 60mila nuove richieste d'asilo in tutto il 2016 ha rivisto al ribasso la stima di spesa per l'accoglienza. E questo nonostante ora la Svezia offra fino a 30mila corone (circa 3mila euro) ai singoli e 75mila corone (quasi 8mila euro) alle famiglie che decidano di abbandonare il Paese. Soldi che vengono versati solo nel momento in cui i richiedenti hanno lasciato il territorio svedese.

In Danimarca - La legge, approvata a gennaio, proposta dal governo liberale di minoranza con il benestare del centro destra e dei socialdemocratici, autorizza le forze dell'ordine a requisire beni non essenziali del valore di oltre 10mila corone, poco più di 1300 euro. Secondo il governo danese, i soldi requisiti dovranno coprire i costi che il Paese affronta per mantenere i migranti durante il periodo di attesa dell'accettazione della domanda di asilo. Ma la norma non è un caso unico. Ne esistono di simili in Baviera e in Svizzera.


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Cresce il numero dei paesi che "alzano muri" contro profughi e immigrati
Austria e Norvegia passano ad uno stato di autotutela in previsione di arrivi di massa

ROMA (Italy) - I dati sull’aumento della popolazione straniera in Italia sono allarmanti. Secondo le analisi condotte dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) a gennaio 2016 la popolazione era di 60 milioni 656mila residenti. Tra questi, spiccano ben 5 milioni 54mila stranieri che rappresentano l'8,3% della popolazione totale. Un numero che però non tiene conto di una fetta cospicua e che comprende gli stranieri illegali o clandestini. Tra questi numeri si inserisce il recente caso che vede aperta una crisi tra i confinanti Austria e Italia sulla gestione di passaggi di immigrati o comunque clandestini secondo le norme europee.


In Austria, Norbert Hofer, il Leader delle destra dell’FPO, il partito nazionalista-liberale, uscito vincente alle scorse elezioni e fortemente euroscettico nonchè contrario alle immigrazioni di massa dai Balcani, ha proposto la costruzione di una “barriera” alla frontiera con l’Italia. Si tratterà di una rete metallica che "taglia", in perpendicolare, la carreggiata dell'autostrada A22 e quella della strada statale al valico del Brennero. Nel contempo, il candidato presidente austriaco, ha già dichiarato di voler introdurre maggiori restrizioni nei confronti dei migranti. Un tema, questo, che Hofer cavalcherà fino al ballottaggio del 22 maggio, spingendo sulla necessità di militarizzare i confini eliminati da Schengen. Per ora le autorità austriache spingono per poter effettuare controlli sui treni e stradali a partire dal territorio italiano.

Naturalmente le “levate di scudi” per difendere l’accordo di Schengen e quindi la libera circolazione tra Austria e Italia, non si è fatta attendere coinvolgendo il Governo italiano e quello Europeo che insistono nel ribadire “la illegalità” delle azioni proposte e in attuazione da Vienna.

E sull’onda dei paesi già attuatori di una politica di intransigenza verso gli immigrati: Austria, Ungheria, Polonia, Slovenia, Croazia etc. anche altre nazioni si preparano a quello che il rappresentante delle Nazioni Unite in Libano Generale Serra ha definito “marea umana” pronta a sommergere l’Europa. E’ il caso della Norvegia che per accelerare l'espulsione degli immigrati irregolari ha lanciato una sorta di "lotteria", che consiste nel pagare oltre mille euro di bonus, agli extracomunitari che lasceranno il Paese. Il Ministro Norvegese per l’immigrazione e l’integrazione, Sylvi Listhaug,in una sua dichiarazione ha sostenuto che “attraverso questo meccanismo la Norvegia risparmierà perché è molto costoso mantenerli nei centri per l’immigrazione”. Anche la Svezia dove vi è una radicalizzazione della destra estrema, sta adottando una politica sulla scia di quella Norvegese che prevede - come dichiarato dal Ministro degli Interni - di espellere circa la metà dei richiedenti asilo, ossia oltre 110mila profughi che in un primo momento era stati accolti a braccia aperte.

L’Italia, invece, si prepara ad affrontare il problema con il Migration Compact (patto sulla migrazione) un piano presentato dal Premier Renzi a Bruxelles per affrontare la crisi in atto. In sostanza, il piano prevede la chiusura totale delle frontiere tramite l’utilizzo dell’esercito, rallentando così le migrazioni provenienti dai paesi africani sul nascere e prevedendo accordi con i paesi d’origine atti a bloccare gli spostamenti. Tale piano ha suscitato da un lato indignazione da parte dei movimenti di sinistra, perché non garantisce la tutela dei diritti umani, dall’altro ha suscitato il plauso tra i partiti di centro-destra. (Ilaria Digiacomo)


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Un milione di disperati in Libia aspettano di imbarcarsi per l'Italia, tra essi circa tremila sono dell'Isis
Le parole del Generale Serra consigliere dell'ONU in Libia. L'Austria prepara un muro al confine italiano

ROMA (Italy) - Vienna ha annunciato l'avvio della costruzione di una barriera al confine italiano del Brennero. Lo ha detto il capo della polizia tirolese Helmut Tomac, secondo quanto riferisce il sito 'Die Presse'. I primi controlli, si legge ancora, potrebbero partire a fine maggio, ma dipenderà dal flusso dei migranti. Intanto è ancora allarme "flussi migratori" perchè un milione di disperati sarebbero in partenza dalla Libia e potrebbero rappresentare anche "una minaccia alla sicurezza perchè tra loro potrebbero esserci infatti cellule dormienti. Così il generale Paolo Serra, consigliere militare dell'inviato speciale Onu in Libia, ha risposto al Comitato Schengen.


Secondo il giovane capo della diplomazia austriaca, l'Italia non può permettersi di far passare i profughi senza controlli. Il calo del numero dei rifugiati dopo la chiusura della rotta dei Balcani dimostra che a tutte le crisi si può dare risposta. Kurz ha poi difeso la linea politica di Vienna nella crisi dei migranti e ha chiesto alla Germania di dare "i segnali giusti" e chiarire una volta per tutte che non tutti i migranti possono passare. Sulla questione del Brennero ha gettato acqua sul fuoco il presidente federale austriaco Heinz Fischer, 77enne politico socialdemocratico, alla fine del suo mandato, che ha cercato di dissipare le perplessità sulla politica del governo di Vienna e su quello che ha definito un "piano di management dei confini" che "in nessun modo porterà a una chiusura del confine". E' noto a tutti, ha affermato Fischer "che la frontiera del Brennero riveste un alto significato simbolico anche per l'Unione europea", si legge in un comunicato della Presidenza austriaca. "La libera circolazione delle persone e delle merci (...) devono assolutamente essere mantenute", riporta la Salzburger Nachrichten.

E il consigliere dell'Onu in nord africa Generale Serra durante l'audizione del Comitato Schengen ha parlato di "condizioni terribili in cui si trovano i migranti in Libia", i centri di smistamento sono centri di detenzione, "veri e propri magazzini di esseri umani", con l'aggravante del razzismo, per cui "le persone di colore nero non sono trattate alla pari con gli arabi bianchi. Anche sulle barche i primi hanno la posizione peggiore. Zuwara, Sabrata e Zliten è il triangolo da cui avviene il maggior numero di partenze".

"Fonti americane - cita letteralmente 'Il Sole' - parlano di 5-6mila militanti dell'Isis in Libia, noi non abbiamo riscontri, ma sicuramente sono intorno a 3mila e si sono inseriti nella zona di Sirte, occupando villaggi o mettendoli sotto pressione con attentati", ha detto Serra. "Gli aderenti al Califfato - ha proseguito il generale - hanno anche tentato di prendere i campi petroliferi di Ras Lanuf, ma sono stati respinti dalle guardie private. L'espansione dell'Isis intorno a Sirte, ha rilevato l'ufficiale, non è progredita così come si era immaginato e ciò mi fa pensare che il numero dei militanti (presenti soprattutto tunisini) sia rimasto quello classico, cioè intorno a 3mila. Non ci sono inoltre evidenze che lo Stato Islamico partecipi al traffico migranti, gestito da network transnazionali."

Il generale Serra ha quindi parlato del modus operandi dei miliziani che si muovono sotto la bandiera nera. "Entrano nei villaggi mantenendosi sul bordo esterno, non hanno un impatto immediato sulla popolazione. Dopo 15 giorni i rappresentati delle milizie locali cominciano a sparire e dopo altri 15 giorni la stessa cosa accade ai capi religiosi. Poi si presentano e prendono il controllo del villaggio, dicendo che non si deve sentire più musica e che le donne non devono uscire da sole. Sirte è ormai una città perduta, dove ci sono esecuzioni in piazza tutti i giorni con gente che guarda e applaude, mentre a Derna i vecchi della città hanno trovato la forza di combattere e mandare via l'Isis. La comunità internazionale ha una grossa responsabilità. Con il Governo di unità nazionale la Libia deve prima contenere, poi combattere e vincere questa battaglia".


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Profughi di Idomeni: INTERSOS testimone delle disumane condizioni di ventimila disperati
Intervista esclusiva al Liaison Officer di INTERSOS in Puglia Vincenzo Pirato

BRINDISI (Italy) - Quasi 20.000 persone sono bloccate nella linea rossa che inizia a Salonicco (Grecia) fino a comprendere tutto il confine macedone. Quello che ha causato la chiusura della frontiera e di conseguenza il blocco della rotta balcanica è uno scenario disastroso aggravato dalle condizioni disumane a cui sono sottoposte intere famiglie. INTERSOS, maggiore ONG umanitaria italiana, ha in attivo un programma operativo dedicato alle migrazioni ed è presente in loco con un team mobile. E in questo momento, Idomeni - rappresentata sempre più spesso come un girone dantesco - abbraccia le sorti di popolazioni che fuggono da una guerra mai voluta ma piuttosto subita attraverso il disinteresse delle maggiori nazioni occidentali.


Vincenzo Pirato, Liaison Officer di INTERSOS in Puglia, a gran voce sostiene che “noi siamo umini e degli umini non ci possiamo disinteressare”. A fronte dell’emergenza umanitaria la scorsa settimana si è lanciato un ulteriore comunicato con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica a partecipare alla raccolta di materiali che avviene sia a Roma che a Torino e Brindisi. Si è attivata anche una procedura online facilmente rintracciabile, attraverso lo stesso sito dell’organizzazione umanitaria: www.intersos.org.

In particolare, il Quartier Generale INTERSOS di Roma rende noto che il Centro per il Sud Italia, è sito a Brindisi nel Quartiere Casale: Via Venezia 9 sotto la supervisione del Liaison Officer di INTERSOS in Puglia Vincenzo Pirato che - beneficiando della decennale esperienza quale ex rappresentante del WFP Italia e attualmente Commodoro della Flotta YFR Sud Adriatico del Rotary - ha reso possibile l'immediata costituzione del Centro Raccolta Profughi. I materiali possono essere consegnati sia martedì 29 e mercoledì 30 marzo, dalle ore 12 alle 14 sia lunedì 4 e martedì 5 aprile, dalle 12 alle 14. Eventuali informazioni e comunicazioni: mail: enzo.pirato@intersos.org - Tel: 3914754593

"E proprio in Puglia - precisa Pirato - INTERSOS ha un obiettivo ben definito attraverso attività da sviluppare sul territorio: attività di informazione nelle scuole superiori e attività di stage per le università. In questo modo si cerca di sensibilizzare quanto più possibile l’opinione pubblica e gli studenti ad una 'cultura dell’altro che non sia di disinteresse'. Sono un essere umano e come tale nessun altro essere umano mi è estraneo”, rifacendosi a una frase di Publio Terenzio Afro del 165 a.C.
Bisogna fare di più, bisogna essere più partecipi ed è quello che il Cineforum del Rotary Club Brindisi Valesio intende dimostrare chiaramente con immagini che catturano la gioia di una vacanza al mare in contrapposizione al dolore che lo stesso mare sta causando giorno dopo giorno. Tutti devono essere coinvolti in quella che ormai rappresenta un’emergenza umanitaria di caratteri vastissimi con conseguenze che colpiranno tutta l’Europa nel caso si continuasse a non intraprendere azioni comuni di sostegno e aiuto. (Foto: Commodoro Pirato in uniforme)

Giova rammentare, inoltre, che INTERSOS si occupa di organizzare training sia per organizzazioni internazionali sia per aziende private che intendano dare il proprio contributo per questa crisi. Un’ulteriore iniziativa della Rotary International, capeggiata dal Commodoro Vincenzo Pirato della flotta Italia Sud Est, vede coinvolte le flotte IYFR di grecia, albania, Serbia, Croazia, Slovenia, Montenegro e con la partecipazione della Turchia. Il meeting avverrà dal 21 al 25 aprile a Budva in Montenegro per “portare un aiuto reale al problema della rotta balcanica”, afferma Vincenzo Pirato che per l'occasione vestirà il doppio berretto di Commodoro e rappresentante di INTERSOS.

"Il fulcro dell’incontro - continua il Commodoro - riguarderà le problematiche del soccorso a mare e mai come in questo momento la prima unione delle flotte IYFR dell’Adriatico segna un punto di svolta per quello che è diventato il soggetto principale dell’emergenza dei migranti: appunto il mare."

"Oltre a un confronto tra le nazioni coinvolte
- continua - si discuterà del rifornimento materiali in aiuto alla situazione greca e si spera che aziende leader partecipino attivamente non solo con promesse. Inoltre, parte del ricavato raccolto in questa occasione, sarà devoluto in favore del 'progetto Mesoghios' a Crotone, che si occupa di gestire un poliambulatorio rivolto ai profughi, che si inserisce nell’ala di intervento per la migrazione di INTERSOS.". (Emanuela Galgano)

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Profughi: INTERSOS interviene in Grecia nell'inferno di Idomeni
Una emergenza ogni giorno più grave, lanciamo appello per una "mobilitazione umanitaria”

ROMA (Italy) - Sono 132.177 i profughi arrivati in Grecia da Gennaio 2016. L’anno precedente, nello stesso periodo erano stati 3.200. Ogni giorno si registrano in media 2mila arrivi. Sono i numeri di un’emergenza umanitaria che si aggrava di giorno in giorno. Attualmente 14.000 persone sono bloccate a Idomeni, tra Grecia e Macedonia, nel centro temporaneo che ne dovrebbe ospitarne al massimo 1.500. La situazione nel centro è drammatica, le condizioni igieniche scarse, gli alloggi insufficienti, i servizi primari non bastano. I reportage parlano di "gironi danteschi" nei quali pagano e ne soffrono fino a morire soprattutto bambini, donne e anziani scappati dall'orrore di una guerra che nessuno di loro voleva.


Sono in totale tra 30 e 50mila i profughi attualmente presenti sul territorio greco, e nuovi campi profughi, di cui tre già ospitano tra 2.000 - 3.000 persone, stanno nascendo lungo tutto l’asse che collega Salonicco, a Policastro e al confine macedone. Il 91% di questi profughi è in fuga da Afghanistan, Iraq e Siria, paesi colpiti da conflitti, e hanno, quindi, diritto, in base alle convenzioni internazionali, allo status di rifugiato. La chiusura delle frontiere e la volontà di bloccare la rotta balcanica come via di transito sta esasperando questa situazione e la drammatica condizione di migliaia di persone, di cui il 60% per certo sono donne e bambini, in fuga da contesti di conflitto e violenze.

INTERSOS, già operativa in Serbia e in Italia nell’assistenza ai rifugiati e ai profughi in transito, ha avviato un intervento di supporto alla risposta umanitaria in Grecia. Nella prima fase dell’intervento, con un team mobile, composto da due mediatori culturali, un medico, un paramedico, un logista e un coordinatore, e in collaborazione con le organizzazioni greche ARSIS e Solidarity Now, lo staff INTERSOS fornirà prima assistenza medica e servizi comunitari ai profughi bloccati sul territorio greco nell’area tra Salonicco e Idomeni.

“Quanto sta avvenendo in questi giorni nei paesi dell’Unione Europea ci riporta a momenti bui della nostra storia – afferma il Direttore Generale di INTERSOS Kostas Moschochoritis. - L’inadeguatezza delle risposte, insieme al cinismo e alla miopia di molti governi, sta rendendo la situazione sempre più grave. Per questo, come organizzazione umanitaria italiana, accanto al nostro impegno quotidiano sul campo, vogliamo lanciare anche un appello alla mobilitazione civile, per diffondere la conoscenza di quanto sta avvenendo, fare pressione perché si riaffermi il principio di umanità nelle scelte politiche e per chiedere che si moltiplichino i canali di aiuto nei confronti di donne, uomini e bambini che hanno messo in gioco tutto per sfuggire a guerre e violenze”.

“L’incidenza e la portata di questo afflusso migratorio verso l’Europa, attraverso la rotta balcanica, non sono casuali. Non si tratta di un fenomeno inaspettato, la crisi umanitaria che si sta verificando ha cause prevedibili, legate alle scelte politiche perseguite fino ad oggi dai governi europei. Stiamo intervenendo in Grecia perché le condizioni umanitarie a cui sono costretti i profughi hanno raggiunto una gravità inaccettabile,” - spiega Cesare Fermi, Direttore del Programma Migrazioni INTERSOS.
“La scelta di utilizzare un team mobile per fornire assistenza umanitaria alle persone in transito, lungo la rotta balcanica, ci permette di essere più velocemente operativi dove c’è bisogno, di adattare l’intervento ai rapidi cambiamenti nei percorsi migratori e soccorrere i profughi anche in zone più isolate.”

Si può sostenere l’intervento di INTERSOS in Grecia, donando: - con bonifico bancario alla Banca Popolare Etica con le coordinate bancarie: Codice IBAN: IT 07 U 05018 03200 000000 555000. Con conto corrente postale N: 87702007 intestato a INTERSOS, via Aniene 26/A, Roma. - Con carta di credito, on line https://www.intersos.org/dona-ora/?id_donation=6000

Ed è delle ultime ore l'approntamento di un centro raccolta in Puglia per l'invio rapido di materiali di prima necessità a soccorso dei 14mila disperati di Idomeni.

Il centro, rende noto il Quartier Generale INTERSOS di Roma, è sito a Brindisi nel Quartiere Casale: Via Venezia 9 sotto la supervisione del Liaison Officer di INTERSOS in Puglia Vincenzo Pirato che - beneficiando della decennale esperienza quale ex rappresentante del WFP Italia e attualmente Commodoro della Flotta YFR Sud Adriatico del Rotary - ha reso possibile l'immediata costituzione del Centro Raccolta Profughi.

I materiali possono essere consegnati sia martedì 29 e mercoledì 30 marzo, dalle ore 12 alle 14 sia lunedì 4 e martedì 5 aprile, dalle 12 alle 14. Eventuali informazioni e comunicazioni: mail: enzo.pirato@intersos.org - Tel: 3914754593

Sono richiesti i seguenti Materiali: Sacchi a pelo, Giacche impermeabili, Coperte termiche, Stivali di gomma. Farmaci: Acido Acetilsalicilico 100 / 500 mg compresse (es. Aspirina), Paracetamolo 125 mg supposte / 250 mg supposte / 1000 mg compresse (es. Tachipirina), Ibuprofene 400mg compresse, Ibuprofene sciroppo 100 o 200 mg/ml (es. Nurofen)

INTERSOS, organizzazione umanitaria italiana impegnata nell’assistenza a popolazioni in fuga da conflitti e catastrofi ambientali in 17 paesi nel mondo, ha avviato un programma operativo dedicato alle migrazioni, per essere in grado di rispondere ai crescenti bisogni di profughi, migranti e richiedenti asilo in Europa. Dal 2011, a Roma, è operativo un centro notturno che accoglie minori stranieri in transito, e garantisce loro protezione. Nel 2014 è stato avviato a Crotone un progetto di assistenza medica gratuita per migranti, richiedenti asilo e persone in difficolta. Da luglio 2015, un team mobile INTERSOS è operativo in Serbia, lungo i confini con Croazia e Ungheria, per fornire assistenza ai profughi in transito verso i paesi dell’Europa del nord. (Giorgio Esposito)


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Se questa è civiltà mi vergogno di essere occidentale! L'inferno sulla terra ora si chiama Idomeni
La Siria e l'Europa allo stremo tra milioni di profughi e protezioni delle frontiere
Le colpe della Russia che appoggia il dittatore Assad. Speculazioni sulla pelle della povera gente

ROMA (Italy) - L'immagine è di quelle destinate a diventare un simbolo. Una donna tiene in una mano un neonato, mentre un uomo versa il contenuto di una bottiglietta d'acqua sulla testa del piccolo, per lavarlo. Succede a Idomeni, in Grecia, nella tendopoli cresciuta spontaneamente vicino al campo di registrazione al confine con la Macedonia. Nonostante la rotta balcanica sia chiusa, circa 15mila persone continuano a sperare di poter andare al di là del confine, mentre affondano nella disperazione e nel fango. Foto e situazioni crude che lasciano fotoreporter e giornalisti - seppure abituati - impietriti davanti a tanta diperazione e malvagità umana.


C’è il sole a Idomeni ultimo baluardo greco davanti al filo spinato macedone. Ma i materassi e le coperte sulle quali dormono i bambini sprofondano ancora nel fango. Al grande campo che si è formato al valico di frontiera ormai chiuso tra la Grecia e la Macedonia la situazione è drammatica. Ci sono tende ovunque. Ormai non c’è più spazio. È una tendopoli- inferno. E si vive anche fra i due binari lungo la linea ferroviaria a pochi passi dalla frontiera. È impossibile farli spostare. Sono accampati in una situazione pericolosa ma è l’unica in questo momento che può garantire loro la speranza di poter proseguire il viaggio in Europa. Sono soprattutto siriani, padri di famiglia ma anche e soprattutto donne sole con al seguito quattro, cinque bambini. I mariti sono morti o rimasti a combattere nelle città assediate. Il campo è stracolmo, ci sono almeno 15mila persone ma quello che impressiona di più è la componente di donne e bambini, almeno il 60%, se non di più. Il 91% dei profughi bloccati a Idomeni sono in fuga da Afghanistan, Iraq e Siria, paesi colpiti da conflitti e hanno quindi diritto, in base alle convenzioni internazionali allo status di rifugiato.

A preoccupare sono le condizioni di salute, in particolare quelle dei minori, soprattutto perché si stanno verificando i primi casi di malattie: pochi giorni fa 70 bambini sono stati ricoverati in ospedale con problemi respiratori e gastrointestinali. A Eidomeni si stanno registrando casi di diarrea e dissenteria e si teme soprattutto per i più piccoli. Nel campo ci sono molte famiglie con bambini, anche neonati. Ma purtroppo non tutti vengono allattati al seno, così spesso il latte artificiale viene fatto con l’acqua sporca che si ha a disposizione.

Aprite le frontiere: intere famiglie di profughi del campo di Idomeni protestano per chiedere a Grecia e Macedonia la riapertura delle frontiere, unica possibilità di proseguire il loro viaggio verso il nord Europa, e la speranza di una vita migliore. Distesi sui binari bambini di tutte le età con i cartelli in inglese e in arabo. Nel campo al confine con la Macedonia vivono in tende di fortuna, nel fango, almeno 15mila rifugiati. Nonostante i ripetuti appelli delle autorità greche, che invitano a lasciare il campo-inferno offrendo sistemazioni in centri di accoglienza in Grecia con servizi e cibo a sufficienza, la stragrande maggioranza preferisce restare in attesa a Idomeni almeno fino al prossimo vertice Ue del 17 marzo. Nel campo è anche allarme epidemia, dopo che a due migranti è stata diagnosticata l'epatite A. Come riferiscono i media macedoni, si tratta di una bambina siriana di nove anni, già in cura e in condizioni stabili, e di un altro paziente che è stato portato in ospedale. (Redazionale Giorgio Esposito) (Photo: Unicef)

Non si tratta di un fenomeno inaspettato, la crisi umanitaria che si sta verificando è legata alle scelte politiche dei governi europei. Stiamo intervenendo in Grecia perché le condizioni umanitarie a cui sono costretti i profughi hanno raggiunto una gravità inaccettabile,” spiega Cesare Fermi, Direttore del Programma Migrazioni INTERSOS. “La scelta di utilizzare un team mobile per fornire assistenza umanitaria alle persone in transito, lungo la rotta balcanica, ci permette di essere più velocemente operativi dove c’è bisogno, di adattare l’intervento ai rapidi cambiamenti nei percorsi migratori e soccorrere i profughi anche in zone più isolate.” Lo staff INTERSOS, da Luglio 2015 sta lavorando anche nel nord della Serbia per assistere i profughi con un team mobile garantendo beni di prima necessità.

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Accordi UE - Turchia: la "Rotta balcanica" utilizzata da profughi e immigrati africani è stata chiusa
L'Italia ora è vista da milioni di disperati quale transito ideale europeo attraverso la Puglia

ROMA (Italy) - La “rotta balcanica” dell’immigrazione in Europa è chiusa. Dopo l’Austria anche la Serbia, la Macedonia, la Croazia, la Slovenia e l’Ungheria hanno ermeticamente sigillato le loro frontiere meridionali per impedire il flusso di profughi immigrati o rifugiati, non fa differenza. Anche la Germania, che aveva orgogliosamente dichiarato: ”in Germania accoglieremo tutti” ha chiuso le porte a chiunque arrivi dall’estero in cerca di protezione. E dopo le violenze alle donne di Colonia, il Governo tedesco, con un manuale web, spiega ai migranti i "comportamenti sessuali" da seguire nel paese.


La Slovenia e la Croazia hanno annunciato il blocco quasi totale del transito dei migranti sul loro territorio, ultimo sviluppo del giro di vite sulla 'rotta balcanica' che ha già scatenato un effetto domino nella regione. Lubiana si è detta determinata a lasciare entrare solo chi intende chiedere asilo politico in Slovenia o chi può dimostrare urgenze di tipo umanitario, ovvero una piccolissima minoranza, da valutare caso per caso. La Croazia ha fatto sapere a sua volta che avrebbe fatto altrettanto, permettendo l'ingresso solo in caso di presenza di "un vero visto". Serbia e Macedonia si sono accodate e anche da Skopje arriva la notizia che la frontiera con la Grecia è sigillata. Al punto di frontiera di Idomeni ieri c'erano almeno 13.000 migranti e rifugiati, i più da Iraq e Siria, molti senza un riparo dalla pioggia, costretti a dormire in sacchi a pelo nel fango, eppure in gran parte determinati a non cedere, secondo molte testimonianze raccolte dai media internazionali.

La Bulgaria, come l'Albania, non esclude che di fronte alle chiusure balcaniche scattino nuove rotte migratorie. Il governo bulgaro ha organizzato sabato scorso una esercitazione congiunta dei vari corpi delle forze dell'ordine e il premier Boiko Borissov ha annunciato il dispiegamento supplementare di 400 uomini nella zona di frontiera con la penisola ellenica. Intervistato dalla radio O1, il capo dell'Autorità austriaca contro il traffico di esseri umani, Gerald Tatzgern, ha segnalato una "recrudescenza di attività" dei gruppi che organizzano il trasferimento dai grandi campi alla frontiera turco-siriana "non solo verso la Grecia", ma anche verso Bulgaria e la Romania. Poi le traiettorie dell'esodo potrebbero subire una biforcazione verso Albania e quindi Italia.

La possibilità che la costa orientale del nostro Paese diventi un punto d'approdo dei disperati che puntano al Nord Europa è un rischio che "non va ignorato", ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che conta sulla cooperazione del governo albanese per contenere il pericolo. Una preoccupazione condivisa anche da Cataldo Motta, procuratore capo di Lecce e anche alla luce delle Memorie delle ondate di sbarchi in Puglia all'inizio degli anni Novanta.

E dopo le violenze alle donne di Colonia, il Governo tedesco, con un manuale web, spiega ai migranti i "comportamenti sessuali" da seguire nel paese. Il sito, chiamato Zanzu, my body in words and images, è stato aperto dal Ministero della Salute (Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung) in cooperazione con il governo del Belgio. Il video introduttivo con cui si apre la pagina spiega chiaramente quale sia lo scopo prefissato: “dare consigli sul sesso e la sessualità ai migranti che non hanno ancora vissuto in Germania per molto tempo”.

Divisa in sei sezioni, la pagina utilizza degli espliciti disegni per ritrarre degli atti sessuali interrazziali tra persone, con spiegazioni anche sull’omosessualità, bisessualità e transgenderismo. Disponibile in 12 lingue, tra cui l’arabo il turco e il farsi, nel sito è chiaramente spiegato come esso sia destinato soprattutto alle persone provenienti dai Paesi del terzo mondo. Nella sezione “relazione e sentimenti” per esempio, viene chiaramente spiegato come il delitto d'onore non sia accettato in Europa: "Onore significa essere apprezzati da se stessi e dalla società… La violenza fondata sull’onore è proibita dalla società”. Un messaggio, questo, dedicato soprattutto e quasi esclusivamente alle persone di religione musulmana, nella cui società il delitto d’onore è diffuso e spesso accettato, soprattutto all’interno delle cerchia familiari. Un’altra sezione, chiamata “diritti e leggi” spiega ai nuovi arrivati perché non debbano praticare violenze sessuali sulle donne. In un'altra, dedicata all'omosessualità, viene spiegato come in Occidente i nuclei familiari possano essere composti anche da persone dello stesso sesso.

In un’altra sezione, chiamata “mutilazione genitale femminile” i nuovi arrivati sono avvertiti che tale pratica, “è illegale in Europa e proibita dalla legge anche se fatta per ragioni culturali”. Nella sezione “Tipologie di sesso” vengono utilizzate immagini che ritraggono scene di sesso interrazziale, per illustrare ai “migranti” (e non ai tedeschi) i termini ai quali si devono attenere per avere dei rapporti sessuali con delle tedesche o dei tedeschi. (Fonte: Il Giornale)


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Traffico di esseri umani: un business da 6 miliardi di dollari
I mercanti di morte vengono processati in Italia con rito abbreviato e condannati a pene ridicole

ROMA (Italy) - Il 17 gennaio si è celebrata la giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Per l'Europol il traffico di profughi in Europa, nello scorso 2015, ha fruttato ai trafficanti di esseri umani 6 miliardi di dollari. Intanto è stata emessa dal Tribunale di Palermo la prima sentenza in Italia che riconosce l'esistenza di un'organizzazione di trafficanti di esseri umani. Condannati sei imputati a pene comprese tra due mesi e sei anni di reclusione. Il processo si è celebrato con il rito abbreviato dopo il naufragio in cui morirono più di 300 persone. Una vera e propria “pacchia”, insomma, per albanesi, libici, turchi che da sempre monetizzano la vita di uomini, donne e bambini che non esitano a buttare in acqua quando i miseri barconi tendono ad affondare per il troppo peso.


L’Ufficio di Polizia Europea ha reso noto che solo nel 2015 il traffico dei profughi in Europa avrebbe prodotto dai 3 ai 6 miliardi di dollari. A fare da garante a questi uomini è la disperazione di chi farebbe di tutto per scambiare una morte certa con una labile possibilità di sopravvivere. Secondo queste stime si calcola che ogni migrante abbia speso tra i 3 e i 6 mila dollari per avere la possibilità di arrivare in Europa. Km e km di strada, nascosti, con il fiato sul collo per paura di essere fermati. Giorni di navigazione o di marcia, la paura di non farcela e nessuna garanzia, solo la speranza di sfuggire alla guerra e alla povertà.

Dietro le quinte di questi “viaggi della speranza”, dietro questo esodo biblico senza precedenti c’è una fitta rete di trafficanti che giorno dopo giorno si arricchisce sulle spalle della paura, della guerra e della fame. Sempre secondo Europol sarebbero coinvolti in questo traffico più di 30 mila persone di molteplici nazionalità. Solo 3 mila dei quali si occupano della gestione del Mediterraneo, il resto opera nella rotta attraverso i Balcani e l’Ungheria oppure le rotte che attraversano l’Asia e l’Africa.

Ma come si muovono e perché è così difficile fermarli? Il “mercante” di uomini è un lavoro vecchio come il mondo ed oggi la rete che si dipana dietro un solo trafficante è davvero senza confini. I gruppi che lavorano su questo mercato sono tantissimi e agiscono in completa autonomia realizzando milioni di dollari in pochi mesi d’attività. Tutto questo avviene spesso nel silenzio tramite internet e i social network ma ci sono anche paesi come la Turchia dove i trafficanti lavorano alla luce del sole. “Il governo conosce questo mercato - racconta un trafficante di Istanbul -e sa benissimo che stiamo qui. In Turchia ci sono 2 milioni di rifugiati siriani: probabilmente il governo spera che molti se ne vadano in Europa, anche con documenti falsi”. Ad Istanbul, nel quartiere di Aksaray, infatti “basta sedersi al bar e parlare con qualcuno”. I tempi di consegna per i passaporti sono brevi, dai 3 ai 5 giorni, e il prezzo dei varia in base alla fattura. “Ho venduto a molti libanesi, ma anche ad algerini, tunisini ed egiziani. Tutta gente che vuole arrivare in Europa. Anche molti rifugiati siriani vengono da me: soprattutto quelli che sono scappati dalla Siria perché ricercati dalla polizia e sono costretti ad utilizzare questo canale per avere un passaporto. A me l’unica cosa che interessa è essere pagato nel momento in cui avviene lo scambio. Se la persona non sta ad Istanbul, basta che mi mandi un messaggio su WhatsApp con nome, cognome, data di nascita e foto. Il resto lo facciamo noi”. Accanto a chi procura i passaporti poi c’è chi si occupa dei viaggi aerei, chi dei viaggi in mare. C’è chi trasporta i migranti ai confini, chi li accoglie.

Un diciassettenne arrivato un anno fa dal Gambia testimonia, attraverso Amnesty International, le nuove modalità: “Ho cominciato a pagare sin da quando ho lasciato il villaggio. Mia madre mi aveva dato i soldi della vendita di 4 capre e i suoi pochi gioielli. In breve non avevo più nulla e così mi hanno rinchiuso in una casa, dove dovevo lavorare per pagarmi il resto del viaggio. Sono passato poi a un altro gruppo e così via di mano in mano fino ad entrare in Libia. Ci ho messo un anno e mezzo e una volta a Tripoli è cominciata la trattativa per la traversata del Mediterraneo. Cambia poco con quanti soldi parti, quando te li hanno presi tutti devi pagare in natura. C’era una ragazza eritrea della mia età, era molto bella e non aveva più niente. In una delle case in cui ci mettevano, dalle 400 alle 500 persone, i trafficanti la prendevano a turno ogni sera. Non ce l’ha fatta, lei non è arrivata neppure alle coste libiche”.

Un mercato dunque ben organizzato e difficile da stanare destinato a crescere negli anni. Le stime per il 2016, infatti, non sono delle migliori. I costi e le dificoltà che i migranti dovranno affrontare per arrivare in Europa sono destinati ad aumentare considerando il rafforzamento dei controlli in alcuni paesi.

Intanto è notizia di questa trascorsa alba europea: almeno 35 persone sono morte nei naufragi di due barconi di migranti nel mar Egeo. Di questi, 11 sono bambini. In un'altra tragedia al largo della Turchia ci sono 11 morti. E l’occidente resta a guardare… (Marika Del Zotti)


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Immigrati, Svezia e Danimarca dopo Norvegia, Austria, Germania e Francia chiudono le frontiere
Pronta allo stop anche l'Italia al valico con Slovenia. La polizia scandinava ha già innalzato barriere

ROMA (Italy) - Uno dei capisaldi dell'Unione Europea, la libera circolazione delle persone all'interno delle sue frontiere, è a rischio. L'Europa ha alzato i ponti levatoi di fronte al flusso incontrollato dei migranti e dei richiedenti asilo e anche paesi più aperti all'accoglienza come Danimarca e Svezia hanno deciso di sospendere, sia pure temporaneamente, il trattato di Schengen che appunto quella libera circolazione assicura.

Un altro pezzo di Schenghen va in frantumi per lo tsunami di migranti che si e' riversato in Europa. La Svezia ha introdotto controlli sui viaggiatori provenienti dalla Danimarca e dopo la decisione di Stoccolma, e' arrivata quella di Copenaghen, che ha deciso di sospendere la libera circolazione dello spazio Schengen con controlli al confine con la Germania.


La libertà di movimento, uno dei risultati più grandi dell’Unione europea negli ultimi anni, è in pericolo a causa del flusso di profughi. In poche parole, ripristino dei controlli alle frontiere deciso oggi dai governi di Danimarca e Svezia. Stoccolma, che pure ha ricevuto nell'ultimo anno 160.000 richieste d'asilo accogliendo poi decine di migliaia di profughi, ha reintrodotto i controlli di documenti alla frontiera con la Danimarca - cosa che non succedeva da mezzo secolo- che a sua volta li aveva riavviati al suo confine con la Germania, e che li manterrà almeno fino al 14 gennaio. Un'Europa che si chiude, anche se proprio il trattato di Schengen prevede la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne per motivi eccezionali e di durata temporanea: o per motivi di sicurezza o di ordine pubblico. La Svezia ha iniziato così a controllare i documenti dei viaggiatori provenienti dalla Danimarca provocando ritardi fino per treni e bus che attraversano il ponte Oresund, il più lungo d’Europa. La stessa Germania a settembre aveva riavviato i controlli alla frontiera con l'Austria a seguito dell'enorme flusso di rifugiati diretti verso il nord Europa entrando dalla Turchia e proseguendo lungo la cosiddetta "rotta dei Balcani". Lo stesso portavoce del ministero dell'Interno di Berlino ha spiegato che ogni giorno tra i 100 e i 300 richiedenti asilo lasciano la Germania per dirigersi in Danimarca

Il provvedimento con cui la Svezia, dopo oltre 50 anni, ripristina i controlli alla frontiera con la Danimarca durerà sei mesi, ma potrà essere protratto. L’obiettivo di Stoccolma è bloccare il flusso di migranti nel Paese dell’Unione Europea che, in rapporto alla popolazione, ha accolto più migranti: 150mila solo nel 2015. Una misura che avrà effetto anche sui pendolari, soprattutto sulle 8600 persone che ogni giorno attraversano il ponte di Oresund che collega i due Paesi. Immediata e analoga la misura della Danimarca. Poche ore dopo la decisione presa dal Parlamento svedese, Copenaghen notifica a Bruxelles l’introduzione dei controlli alle frontiere con la Germania. Proprio in Danimarca, dove lo scorso anno sono giunte 18 mila richieste di asilo, è in discussione una legge che potrebbe autorizzare i poliziotti a perquisire i migranti senza regolare permesso e confiscare loro beni e denaro come indennizzo per coprire le spese di accoglienza.


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L'esodo biblico da Medio Oriente e Africa rischia di sommergere economia e popoli europei
La minaccia terroristica di inviare un milione di profughi nel vecchio continente è oramai una realtà
Sul fronte italiano si combatte la guerra dei campanili che il Governo Renzi ha fatto scoppiare


ROMA (Italy) - Nel 2015 piu' di 300mila migranti hanno tentato di attraversare il mar Mediterraneo per recarsi in Europa. L'esodo ha causato finora 2.500 morti. Quasi 200mila persone sono sbarcate in Grecia. Altri 110mila migranti sono giunti in Italia. Nel 2014 i migranti che tentarono di attraversare il Mediteraneo furono 219mila. Le notizie sono rese note da Melissa Fleming, portavoce dell'agenzia Onu per i rifugiati.

L'Europa alle prese con una migrazione storica senza precedenti. Un milione di rifugiati "promessi" al Vecchio continente dalle milizie terroristiche del Califfato, una sorta di invasione sullo stile cavallette dell'antico Egitto. Tra questi, tutti i popoli dell'Africa Nera, del Medio Oriente, dell'Asia, senza dimenticare i disperati insulari dell'Oceano Atlantico e Indiano. Dalle coste siciliane a Kos, dalla Macedonia all'Ungheria e a Calais, si accendono tensioni che alla lunga potrebbero rimettere in discussione non solo gli accordi di Schengen ma la policy d'accoglienza dell'intera UE.


Oltre 290 mila migranti arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo. È l'allarme lanciato dall'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati. Aumenta il numero del flusso dei migranti della rotta balcanica Grecia- Macedonia- Serbia- Ungheria e l'emergenza travolge la Serbia. Dopo l'apertura del confine greco-macedone l'Onu prevede che attraverseranno la frontiera 3mila persone al giorno per raggiungere poi in treno o nei pullman la Serbia. Molti provengono da Paesi colpiti dalla violenza come la Siria. Secondo il ministro del lavoro e affari sociali serbo Aleksandar Vulin sono 100mila i migranti passati in Serbia negli ultimi giorni. Nella capitale la situazione igienico-sanitaria comincia a farsi precaria e all'assistenza di volontari della Croce Rossa e dell'Unhcr si aggiunge la solidarietà di tanti privati cittadini, che offrono ai profughi cibo, acqua e altri generi di prima necessità. Sono tantissimi i profughi che hanno raggiunto la tanto discussa frontiera, dove la barriera di filo spinato è quasi completata. I migranti stanno marciando sulla rotta dei binari della ferrovia Subotica (Serbia)- Szeged (Ungheria sud), o semplicemente alzano con mezzi di fortuna il filo spinato per passare. Il premier ungherese Viktor Orban ha convocato il consiglio di sicurezza per decidere nuove misure. Il consiglio di sicurezza nazionale riunito dal presidente Orban, ha deciso di inviare un nuovo corpo speciale, formato da oltre 2 mila uomini, per pattugliare il confine ungherese, bloccando i profughi. Il capo della polizia Karoly Papp ha assicurato ai giornalisti che "non avranno l'ordine di sparare", mentre il portavoce del governo Zoltan Kovacs ha detto che si sta valutando l'uso dell'esercito. Le autorità bulgare hanno inviato rinforzi, decine di soldati e alcuni blindati, ai quattro posti di frontiere con la Macedonia, avvisando che il "loro numero può aumentare se la situazione si aggrava".

È a rischio uno dei pilastri fondamentali dell'Unione europea: la libertà di circolazione delle persone. Dalle coste siciliane a Kos, dalla Macedonia all'Ungheria e a Calais, vediamo accendersi tensioni che alla lunga potrebbero rimettere in discussione Schengen. Il bollettino degli ingressi, degli incidenti e dei morti via terra rispecchia quello via mare. Mentre Bruxelles scopre che l'Europa non riesce a difendere le frontiere a Est, a largo della Libia sono affondate altre due imbarcazioni causando la morte di almeno duecento disperati. Circa 200 cadaveri di migranti sono stati individuati dalla Guardia costiera libica davanti alle coste di Zuwara, teatro ieri di un doppio naufragio. Lo riferisce il Guardian. I corpi di 40 persone sono stati trovati all'interno della stiva di un barcone che si è arenato su una spiaggia, mentre circa 160 galleggiavano in mare a circa 1 km dalla costa. La Guardia costiera è riuscita a recuperare alcuni cadaveri ma altri sono stati lasciati in mare. I corpi sarebbero di migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana, dal Pakistan, dalla Siria, dal Marocco e dal Bangladesh.

Cinquantanove uomini, 8 donne, 4 bambini: è questo il bilancio della strage in Austria, dove venerdì 71 cadaveri sono stati trovati a bordo di un Tir abbandonato lungo l’autostrada A4, vicino al confine con la Slovacchia e l’Ungheria. La polizia ungherese ha annunciato i primi tre arresti: tre cittadini bulgari e un afgano. Gli arrestati sarebbero il proprietario del camion e due complici, probabilmente i conducenti.

Sul fronte italiano si combatte la guerra dei campanili che il Governo Renzi ha fatto scoppiare. Regioni contro Stato e Stato contro tutti. In prima linea i sindaci e i cittadini mobilitati contro l'arrivo a sorpresa e incontrollato di migranti che in troppa fretta vengono sfollati dagli illusori centri di accoglienza. Una politica, quella italiana, che come lo struzzo ha da sempre messo la testa sotto terra per non vedere e sentire sia le ragioni dei residenti targati Italia sia delle centinaia di migliaia di disperati che approdano sulle coste del belpaese. Prodotto totale: migliaia di picchetti, armati di tanta buona volontà nel difendere territori che prima erano isole felici per turisti e villeggianti. Quartieri cittadini che da Nord a Sud della penisola rischiano di divenire "ghetti" permanenti per quello che oramai tutti definiscono un esodo biblico di disperati e di rifugiati ma, forse, anche di "aspiranti criminali e terroristi" inviati espressamente sull'italico suolo dal neonascente Stato dell'ISIS. (Giorgio Esposito)


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United Nations urges bold action to tackle deepening refugee crisis in Greece
A group of Syrian refugees arrive on the island of Lesbos
after travelling in an inflatable raft from Turkey, near Skala Sykaminias, Greece

ROMA (Italy) - The United Nations today called for bold and urgent action to address a deepening crisis in Greece, where some 124,000 refugees and migrants have arrived by sea this year – a staggering increase of over 750 per cent compared to the same period in 2014.

“This humanitarian emergency is happening in Europe, and requires an urgent Greek and European response,” the UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) said in a news release. The arrivals are mainly in the islands of Lesvos, Chios, Kos, Samos, and Leros, according to the agency. In July alone, 50,000 new arrivals have been reported – 20,000 more than the previous month. So far in 2015, over 225,000 refugees and migrants have arrived by sea in the Mediterranean and around 2,100 are estimated to have died or gone missing while trying to reach Europe – not including the incident that took place earlier this week when an overcrowded fishing boat sank off the coast of Libya.


The vast majority of those coming to Greece are from countries experiencing conflict or human rights violations, mainly Syria, Afghanistan and Iraq, according to UNHCR. Many are in need of urgent medical assistance, water, food, shelter and information, the agency added. The reception infrastructure, services and registration procedures are falling far short of real needs. “Such a level of suffering should and can be avoided,” said Vincent Cochetel, UNHCR’s Director of the Bureau for Europe, who last week visited Greece with the Director of Emergency, Security and Supply to assess the refugee crisis. “The Greek authorities need to urgently designate a single body to coordinate response and set up an adequate humanitarian assistance mechanism. As Greece faces financial challenges the country needs help, European countries should support Greece on these efforts.”

UNHCR is contributing to the various efforts to address the situation, including through the provision of interpretation services, legal information and basic emergency assistance. It is also providing, with the assistance of a Greek non-governmental organization, escorts for the transfer of unaccompanied children from the islands to specialized facilities on the mainland. “Greece and Europe need to lead the response to this crisis, which can be resolved only through more solidarity within and outside the EU and increased alternative means to reach Europe for refugees fleeing from violence,” said Mr. Cochetel.

So far in 2015, over 225,000 refugees and migrants have arrived by sea in the Mediterranean and around 2,100 are estimated to have died or gone missing while trying to reach Europe – not including the incident that took place earlier this week when an overcrowded fishing boat sank off the coast of Libya.

Responding to another question, Mr. Spindler said the registration process of new arrivals needed to be sped up. “Reception conditions, which are appalling, have to be urgently improved. Much more needs to be done.” Currently, local volunteers provided water and food upon initial reception. On another question, the spokesperson said that a recent decision by the Justice and Home Affairs Council to take in 22,000 Syrian refugees for resettlement and relocating another 32,000 asylum seekers already in Europe was a move in the right direction, but more had to be done, and fast. He flagged, “There are many simultaneous crises around the world, which is why it is increasingly difficult to raise funds for all of them.”

In answer to where the refugees would go after leaving the country, Mr. Spindler said that the number of people seeking asylum in Greece had gone up, but it was still a small number percentage-wise. “Most others would transit through Macedonia, Serbia and Hungary on their way to Germany, the Netherlands and northern European bcountries. Sometimes the refugees face physical obstacles, and there have been cases of violence against them by border guards. A large percentage of those arriving in Greece and moving onwards have relatives in Germany and other countries.” Mr. Spindler concluded: “Legal avenues for refugees to come to Europe ought to be looked into, and European countries should facilitate family reunification.”


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Caos immigrati: in duemila assaltano il tunnel della Manica per entrare in England
Gli extracomunitari ospiti in Italia scioperano contro i pasti forniti dalle organizzazioni umanitarie

ROMA (Italy) - Duemila migranti hanno preso d’assalto il terminal di Calais, dalla parte francese del Tunnel della Manica, nella notte tra lunedì e martedì per cercare di raggiungere la Gran Bretagna. È il numero più alto registrato negli ultimi due mesi, da quando, sotto la pressione dei migranti, si è acuita la crisi dell’Eurotunnel. Crescono le tensioni, tra scioperi dei lavoratori francesi, ritardi ai servizi di collegamento tra i due lati, lunghe code sulle autostrade e avvisi ai viaggiatori di cercare strade alternative. Il ministero degli Esteri britannico ha messo in guardia i villeggianti contro il rischio di disordini a causa di «un altro numero di migranti illegali» a Calais, consigliando loro di barricarsi all’interno dei loro veicoli. Intanto, Sono più di mille gli immigrati sbarcati nella mattinata sulle coste italiane. Per la precisione, 453 sono arrivati a Messina e 692 a Reggio Calabria per un totale di 1145 persone. Segnalati diversi casi di scabbia e pediculosi.


Circa 2mila migranti, nel tentativo di raggiungere l'Inghilterra, hanno assaltato il terminal dell'Eurotunnel durante la notte nella città portuale francese di Calais, come ha riferito a France Press una fonte della polizia francese, il quale ha fatto sapere che una persona è stata trovata morta. "Il nostro team ha trovato un cadavere questa mattina e i vigili del fuoco hanno confermato la morte di questa persona", ha aggiunto un portavoce di Eurotunnel. Cameron: "Situazione preoccupante" "E' molto preoccupante!", questo il commento ai fatti di Calais, del premier britannico James Cameron, che assicura di "lavorare a stretto contatto" con le autorità francesi per far fronte alla situazione. Calais è una città portuale, nella quale vivono migliaia di migranti in campi di fortuna. Principalmente provengono da Eritrea, Libia e Siria. Tentativi di raggiungere l'Inghilterra attraverso l'Eurotunnel avvengono spesso. Secondo il portavoce del tunnel della Manica, "si tratta del tentativo più imponente per numeri dell'ultimo mese e mezzo". Le autorità avrebbero stoppato dai 6 agli 8mila migranti che, tra giugno e luglio, hanno tentato di raggiungere l'Inghilterra in questo modo.

Londra vuole costruire un muro anti-migranti. Mentre l'Italia e l'Europa ancora dibattono sul tema "quote sì, quote no", l'approccio della Gran Bretagna all'emergenza migranti e ai flussi che arrivano dal Nord Africa è ormai ben delineato. Come racconta il Daily Telegraph, il ministro dell'Immigrazione britannico James Brokenshire ha già fatto inviare a Calais, in Francia, tutto l'occorrente per costruire una recinzione metallica lunga 3 chilometri e mezzo e alta tre metri. La barriera ha come obiettivo quello di chiudere l'accesso agli immigrati che vogliono raggiungere il Regno Unito al porto e all'Eurotunnel che collega Uk e Francia.

In Italia, intanto, il famoso residence "Magnolie" di Eraclea Mare continua a costituire uno degli epicentri principali (anche politici) dell'emergenza migranti. Perché dopo alcuni giorni dall'arrivo dei profughi anche all'ex base militare di Cunetta, nel territorio di Cona, il numero degli ospitati nella struttura della località balneare rimane elevato. Anche per questo motivo la prefettura di Venezia nella tarda mattinata di lunedì ha effettuato l'ennesimo sopralluogo nel residence, dopo che la sera precedente all'ora di cena alcuni dei migranti hanno lanciato a terra decine di vassoi. Protestando a quanto pare per la presunta qualità scadente della cena.


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Guerra sociale a Calais: migliaia di immigrati assaltano i Tir per entrare illegalmente in Gran Bretagna L'Ungheria - per proteggersi dai clandestini - sospende i trattati con l'Unione Europea
La miccia della bomba sociale in Europa è stata accesa sulla sponda francese della Manica

ROMA (Italy) - Dopo il muro per bloccare l'ingresso dei migranti, l'Ungheria si arrocca ancor più nelle sue frontiere. Il governo di Budapest ha infatti deciso di sospendere unilateralmente la normativa che regola le richieste di asilo nell'Unione europea, invocando la "protezione degli interessi ungheresi". Meta di un'ondata straordinaria di migranti irregolari (da inizio anno ne sarebbero arrivati circa 60mila), Budapest ha infatti deciso di sospendere il trattato di Dublino sui richiedenti asilo per proteggere "gli interessi ungheresi".

Sul versante della Manica, circa 3mila immigrati stazionano a Calais in attesa di entrare nel Regno Unito e nel 2014 ben 19mila tentativi di ingressi illegali sono stati sventati. La situazione è esplosiva per l'attuale coincidenza con lo sciopero dei marittimi che operano sulla canale della Manica.


La normativa sospesa per un periodo imprecisato da Budapest, denominata "Dublino III", disciplina le richieste d'asilo in Europa e stabilisce che queste debbano essere esaminate nel Paese Ue dove per primo arriva il migrante. In seguito alla decisione di oggi, l'Ungheria dunque non accetterà più il rientro nei suoi confini di rifugiati entrati in Ue attraverso il suo territorio e poi diretti verso un altro Paese europeo. La maggior parte dei migranti che arriva in Ungheria - 54.000 dall'inizio dell'anno provenienti dalla Siria, dall'Iraq, dall'Afghanistan ma anche dal Kosovo - passa dalla frontiera serba con l'intenzione di raggiungere la Germania o altri paesi del Nordeuropa, attraversando l'Austria e la Repubblica ceca. Nemmeno una settimana fa, il governo ungherese di destra guidato da Viktor Orban aveva annunciato la costruzione di un muro di 4 metri di altezza lungo i 175 chilometri di frontiera con la Serbia, suscitando la reazione critica di Belgrado e di Bruxelles

È scontro aperto tra l’Ungheria e l’Unione europea sul tema immigrazione. Pochi giorni fa Budapest ha annunciato la costruzione di un muro al confine con la Serbia contro l’afflusso i migranti. Ora il governo ungherese ha deciso di sospendere unilateralmente la convenzione di Dublino, che regola l’accoglienza dei richiedenti asilo. Un portavoce dell’esecutivo ha aggiunto che Budapest non smetterà di ricevere i rifugiati che avevano inizialmente chiesto asilo in Ungheria e si sono poi spostati in altri Paesi del’Unione europea. «Le capacità del sistema ungherese di accoglienza dei richiedenti asilo sono sovraccariche, le più sovraccariche tra gli Stati dell’Ue colpiti dall’immigrazione illegale», ha spiegato il portavoce, aggiungendo che la sospensione dell’accordo da parte di Budapest durerà finché tali capacità non verranno ampliate.

Secondo la BBC, lo sciopero che oggi ha paralizzato i trasporti ferroviari fra Regno Unito e Francia è stato un'"occasione" per i tanti immigrati che stazionano da mesi a Calais di provare a sfondare le transenne e le cancellate dello scalo e a salire illegalmente sui mezzi, che attendono di essere imbarcati sui treni-shuttle che attraversano la Manica nel sottosuolo. Secondo le autorità francesi, al momento circa 3mila immigrati stazionano a Calais in attesa di entrare nel Regno Unito e nel 2014 ben 19mila tentativi di ingressi illegali sono stati sventati. La Bbc riporta oggi anche di "risse e lotte" fra gli immigrati che cercano di accaparrarsi i posti migliori sui furgoni e sui camion.


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Dopo le polemiche a distanza tra Papa Francesco e Salvini che chiede ironicamente di conoscere
il numero degli immigrati ospitati in Vaticano, anche l'Ungheria accende gli animi: Muro contro i Serbi
Esempio subito imitato da Bulgaria e tenuto in caldo da Grecia e Spagna

ROMA (Italy) - L'Ungheria ha deciso di chiudere la sua frontiera con la Serbia e costruirà un muro alto 4 metri lungo i 175 chilometri di confine per arginare il flusso di migranti clandestini. "Il governo ungherese ha istruito il ministero dell'Interno affinché chiuda fisicamente la frontiera con la Serbia e inizi i lavori per la costruzione di una recinzione alta quattro metri lungo tutti i 175 chilometri di confine con la Serbia", ha confermato il ministro degli Affari Esteri Peter Szijjarto.

Il Paese ha ricevuto più di 50 mila richieste di asilo solo dall'inizio del 2015, contro le 43 mila di tutto il 2014, con la più alta percentuale pro capite dell'Ue. La barriera annunciata sarà alta di 4 metri lungo tutta la frontiera con la Serbia, per un tracciato di circa 175 chilometri, incluso un tratto fluviale. Lo scopo è quello di bloccare la principale via terrestre dei migranti verso l'intera Europa occidentale.


Le parole del Papa "invito a predonare chi chiude le porte ai migranti" hanno quindi creato polemiche. In primis, a rispondere, è Matteo Salvini: "Quanti rifugiati ci sono in Vaticano?". "Il problema – ha aggiunto il leader della Lega parlando a Radio Padania – è che i rifugiati sono un quarto di quelli che arrivano, noi non abbiamo bisogno di essere perdonati. Sono curioso di vedere se a Torino incontrerà qualche sfrattato torinese".

Intanto la polizia francese ha intensificato i controlli in frontiera alla stazione di Menton-Garlaven e alla barriera autostradale de La Turbie. Alla stazione di Garlaven sono stati fermati tutti i treni provenienti dall’Italia ed eseguiti i controlli dei documenti. Secondo fonti della polizia francese, sui binari che passano dalla zona di confine di Punte San Ludovico, già in territorio francese, è stato collocato un rilevatore acustico per impedire il passaggio a piedi lungo la strada ferrata.

Intanto, - dopo "i muri più famosi al mondo": Cisgiordania di 643 Km e Cipro di 300 Km (...visualizza le schede in Viaggi & Turismo...)- in Ungheria i lavori preparatori per la barriera dovrebbero essere completati entro mercoledì prossimo. La scorsa settimana il premier conservatore ungherese Viktor Orban aveva annunciato che avrebbe chiuso il confine per limitare l'accesso degli immigrati e dei richidenti asilo nel Paese. Nel 2014 l'Ungheria ha accolto più rifugiati pro capite di qualsiasi altro Paese Ue, Svezia esclusa: più di 54mila dai 2.000 del 2012. Secondo il governo, il 95% di questi passa attraverso la frontiera con la Serbia. La decisione di costruire un muro lungo il confine con la Serbia per impedire il passaggio dei migranti "non contravviene ad alcun trattato internazionale", secondo il governo ungherese. "Anche altri Paesi hanno optato per la medesima soluzione", ha sottolineato il capo della diplomazia di Budapest, citando Bulgaria, Grecia e Spagna. Secondo Szijjarto, "tra tutti i Paesi dell'Unione europea, l'Ungheria è quella che subisce la pressione migratoria più forte. Una risposta comune dlel'Unione europea a questa sfida richiede troppo tempo e l'Ungheria non può più attendere. Deve agire", ha commentato il ministro. Gli animi si accendono sempre di più e l'esempio lo sono i poster affissi per strata che recitano: "Se vieni in Ungheria, non portare via il lavoro agli ungheresi", "Chi arriva in Ungheria, deve rispettarne le leggi".

E dopo le intenzioni ungheresi anche la Bulgaria ha deciso di innalzare una barriera di cemento armato e filo spinato lunga 33 chilometri nella regione montuosa di Elhovo, nei pressi del confine con la Turchia. Il muro ha lo scopo di bloccare l’afflusso di siriani in fuga dalla guerra che devasta il loro Paese. “Al momento – dice Angel Naidenov, ministro degli Esteri bulgaro – con l’aumentata presenza della polizia, così come con la presenza sul territorio di unità dell’esercito, la quantità di transiti illegali attraverso i confini bulgari è diminuita significativamente”. Quest’anno sono stati circa diecimila i migranti arrivati in Bulgaria attraverso quel confine. Secondo un sondaggio l’83% dei bulgari giudica i rifugiati un rischio per la sicurezza nazionale. Il muro costerà più di tre milioni di euro e, secondo le Nazioni Unite, sarà soltanto controproducente. (Foto, Afp)


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Immigrati, dalla Libia pronto un "esodo biblico": 500 mila disperati tra la "Scabbia e la Rabbia"
La gravissima situazione in Italia, Austria, Francia e Germania: “Troppi profughi chiudiamo le frontiere”

ROMA (Italy) - Confini blindati per i migranti. L’Austria sta valutando la sospensione temporanea di Schengen e la reintroduzione dei controlli lungo la frontiera con l’Italia per fermare l’esodo di profughi verso nord. “Nel 2015 i casi di scabbia rilevati dai medici di confine negli sbarchi degli immigrati, sono circa il 10%: 4.700 casi su 46 mila individui in arrivo nei porti italiani”, ha detto il direttore generale del ministero della Salute Ranieri Guerra.

A Ventimiglia, intanto, scoppia la rivolta, con spintoni con la Gendarmerie e tensioni con la polizia che cerca di allontanare manipoli d’immigrati che bivaccano al confine scandendo slogan, esponendo striscioni, alternando la resistenza passiva a vera e propria rabbia verso i blindati parcheggiati a Mentone, a sbarrar loro l’orizzonte. La Croce Rossa ha distribuito pasti caldi ma gli immigrati (si dicono eritrei) hanno rifiutato per protesta. "Siamo in emergenza", commenta il sindaco di Ventimiglia.


In Libia ci sono "tra 450.000 e 500.000 migranti" che attendono il momento di prendere il largo su carrette del mare alla volta dell'Europa. È quanto rivela il quotidiano britannico Guardian citando il capitano di vascello Nick Cooke-Priest, comandante della Hms Bulwark, la grande nave d'assalto anfibio della Royal Navy impegnata nell'opera di salvataggio nel Mediterraneo.

A Ventimiglia, intanto, volano le proteste degli immigrati - Noi non torniamo indietro e via la polizia: queste sono le parole urlate dai migranti che si trovano ancora sulla scogliera a Ponte San Ludovico a Ventimiglia, palesemente irritati dalla presenza di due unità del Reparto mobile della polizia e di due unità del Battaglione mobile dei carabinieri. I migranti affluiscono nella città di confine per passare in Francia e vengono respinti dalla gendarmeria d'Oltralpe. Questa notte si sono avuti nuovi arrivi, in totale il numero dei migranti, in prevalenza eritrei, si avvicina a 200. Alcuni gruppetti di profughi, dopo lo gombero di ieri, sono ancora sugli scogli. I migranti che da due giorni si trovano sulla scogliera, a pochi metri dalla frontiera con la Francia, hanno ripulito dai rifiuti gli scoglie e le aiuole sotto lo sguardo attento della gendarmerie francese e della polizia italiana.

Sono della Compagnie republicaine de securitè i militari francesi che si trovano sulla linea di confine a ponte San Ludovico per far osservare la disposizione del governo francese sulla deroga alla Schengen e impedire il passaggio a centinaia di migranti che da ieri si trovano sulla scogliera, in territorio italiano, vicino alla linea di confine. Secondo una fonte interna alla polizia francese «questa disposizione è stata adottata per mandare un segnale politico sulle quote dell’Unione europea». Rispetto al 2011, quando avvenne un fatto analogo, la presenza della gendarmerie del Crs è più imponente.

A causa della chiusura delle frontiere, ci sono 2000 persone che vagano tra il Friuli, la stazione centrale di Milano, Ventimiglia e la Tiburtina di Roma. Sono in attesa di mettere piede in Europa, che si rifiuta di identificarli ed eventualmente rimpatriarli. I numeri dicono che nel 2014, l’Italia ha ricondotto a casa 15 mila persone su 170 mila arrivati. Tra cui, 42 mila siriani, 35 mila eritrei, 9 mila nigeriani. Poi ci sono quelli che arrivano dal Mali, Gambia, Palestina, Somalia, Senegal, Bangledesh, Egitto.


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Tutte le navi europee chiamate a soccorrere 3 mila profughi nelle acque libiche. Saranno sbarcati "solo" in Italia. Il Guardian citando fonti autorevoli: in Libia pronti in 500 mila a salpare verso le nostre coste
I governatori di Lombardia, Veneto e Liguria diffidano i Prefetti ad accogliere i migranti

ROMA (Italy) - Circa in tremila alla deriva su 14 imbarcazioni Si calcola che siano tremila, secondo Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr le persone soccorse al largo della libia, stipate, secondo fonti della Guardia di finanza, su quattordici barconi alla deriva poi raggiunti quasi tutti dalle unità navali di vari Paesi europei, italiani, inglesi, tedeschi e irladesi. Numerosi i mezzi navali italiani impiegati: 3 motovedette della Guardia costiera, oltre a Nave "Peluso" e Nave "Dattilo".

Hanno partecipato alla missione di soccorso anche la Marina militare con Nave Driade che ha soccorso 560 migranti e Nave Vega che ne ha tratti in salvo 300. E la Guardia di Finanza con 3 pattugliatori, tra i quali "Cinus".


In Libia ci sono "tra 450.000 e 500.000 migranti" che attendono il momento di prendere il largo su carrette del mare alla volta dell'Europa. È quanto rivela il quotidiano britannico Guardian citando il capitano di vascello Nick Cooke-Priest, comandante della Hms Bulwark, la grande nave d'assalto anfibio della Royal Navy impegnata nell'opera di salvataggio nel Mediterraneo. La nave della Royal Navy HMS Bulwark si è diretta, assieme ad altre unità europee, verso la Libia per prendere parte all'operazione di salvataggio dei migranti. A bordo della Bulwark anche il ministro della Difesa, Michael Fallon. "E' necessario - ha detto Fallon parlando dalla Bulwark - condividere più informazioni di intelligence, capire chi è responsabile del traffico di esseri umani e come fanno i quattrini e quindi spazzare via le organizzazioni criminali coinvolte". Fallon ha poi messo in guardia sul fatto che l'ondata migratoria potrebbe assumere una dimensione colossale "se l'Europa non si mette d'accordo e inizia ad affrontare il problema alla radice". Londra ha messo a disposizione di recente la Bulwark per le operazioni di soccorso dei migranti nel Mediterraneo, ma il governo Cameron ha ripetutamente sottolineato che le persone salvate non saranno accolte in Gran Bretagna, bensì sbarcate in Italia o in Grecia. In arrivo domani a Palermo 650 migranti Domani nel primo pomeriggio arriveranno 650 migranti al porto di Palermo. Sono stati soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia. Ad accoglierli sarà la task force organizzata dal prefetto di Palermo Francesca Cannizzo. I migranti saranno ospitati nei centri di accoglienza di Palermo e provincia.

Nel frattempo, ha aggiunto Fossi, nelle ultime ore sono arrivate "10 chiamate dai satellitari" dal largo delle coste libiche che si suppone possano arrivare da alcuni barconi con a bordo "1.000-1.500 migranti". Dovrebbe trattarsi di imbarcazioni più piccole rispetto a quelle soccorse nella giornata di ieri quando, erano state tratte in salvo in totale 3480 persone. In soccorso di questi migranti sono partite unità della Marima militare italiana e delle Marine di Gran Bretagna e Spagna.

Nave Driade della Marina militare ha soccorso nel pomeriggio un barcone con 560 immigrati nel Canale di Sicilia. Tra loro donne e bambini. Le navi della Marina nel corso della mattina ne aveva tratti in salvo altri 300. Ma altre centinaia di profughi risultano alla deriva al largo della Libia su una quindicina di barconi. Dovrebbero essere al momento circa duemila, nella giornata di oggi, le persone in soccorso delle quali sono entrate in azione le navi militari di diversi Paesi europei. A tutte le navi europee, secondo il Times of Malta, è stato ordinato di salpare verso la Libia a partecipare a un’operazione per salvare le migliaia di migranti bloccati in mare, almeno duemila, ma potrebbe essere molti di piu’. Secondo informazioni, oltre mezzo milione di profughi spressano sulle coste libiche. Nel tratto di mare, dove ci sarebbero quattordici, forse quindici, carrette del mare alla deriva, avrebbe fatto rotta immediatamente la britannica “Hms Bulwark”. Ma tutte le marine militari sono impegnate in questa maxi operazione di soccorso. All’opera oggi anche le unita’ di Moas e Medici Senza Frontiere.


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L'Europa si sfascia sugli immigrati da accogliere. Francia: decidiamo noi a chi dare asilo!
Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Baltici, Polonia, Regno Unito,Spagna e Francia
per ora guidano la rivolta contro le quote obbligatorie assegnate dall'UE

ROMA (Italy) - Alla vigilia di un Consiglio dei ministri degli Esteri e della Difesa che oggi dovrà decidere se e come i paesi dell'Unione assumeranno una quota dei migranti che sbarcano sulle coste europee, la Francia si è sfilata dopo il "no" categorico anche degli inglesi e di molti altri paesi europei. Per motivi politici interni, dicono gli osservatori. Il premier Manuel Valls, ha precisato he la decisione è stata presa "con il presidente Hollande" per sgomberare il campo da ogni "ambiguità".

Le questioni migratorie sono al centro di polemiche e strumentalizzazioni politiche in Francia. Non solo il Front National di Marine Le Pen, ma anche la destra Ump guidata da Nicolas Sarkozy trarrebbero certo vantaggi dall'instaurazione delle quote di Bruxelles che l'ex capo dello stato ha già definito "una follia".


La bozza targata UE prevede di accettare la richiesta dell'Onu di accogliere fino a ventimila rifugiati presenti in campi situati fuori dal territorio europeo, quali quelli in Turchia e in Libano, garantendo un finanziamento di 50 milioni di euro per il biennio 2015-2016. Entro la fine dell'anno si dovrebbe quindi arrivare a un sistema obbligatorio e automatico di trasferimento nei Paesi europei dei migranti.

A stretto giro è arrivata anche la replica di Federica Mogherini, alto commissario Ue per gli affari esteri. "Condividere la responsabilità di cosa facciamo delle persone che salviamo è parte integrante della strategia Ue per l’immigrazione. Mi aspetto che gli stati membri, gli stessi che hanno chiesto alla Ue di agire velocemente e efficacemente, consentano all’Europa di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: nell’ operazione navale, nel salvataggio delle vite in mare ed anche nella gestione delle vite che salviamo".

La giornata vede anche, non a caso, la firma di una serie di accordi di collaborazione in campo economico con la Tunisia. L'Italia metterà a disposizione 11 milioni 638 mila euro come doni, 50 milioni di euro come crediti d'aiuto e 25 milioni di euro del debito tunisino verranno convertiti in progetti di sviluppo. Un passo concreto con cui Roma si pone come interlocutore privilegiato di Tunisi, e in qualche modo suo rappresentante all'interno dell'Unione europea. "Intendiamo sollecitare l'Unione europea affinché si sviluppi il più possibile la cooperazione con la Tunisia", aggiunge Mattarella, "è un punto, questo, fondamentale. E' ugualmente necessario dare piena attuazione alle intese già esistenti". Non a caso il Presidente della Repubblica sottolinea che questo è il suo primo viaggio al di fuori dei confini europei.


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Libya: UN official condemns terrorist attack on Spanish embassy
The head of the United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) Bernardino León has strongly condemned the latest terrorist attack in the Libyan capital of Tripoli in which the Spanish Embassy was targeted

ROMA (Italy) - According to media reports, a bomb detonated outside the Spanish Embassy on 20 April damaging part of the compound's exterior wall but incurring no casualties. The incident is also the most recent in a series of attacks against foreign embassies including those of the Republic of Korea and Morocco. In a statement released yesterday evening, UNSMIL said the attack against the Spanish embassy should serve as “a reminder that the continuing fighting and political instability contribute to providing the safe ground for terrorists to operate and expand” throughout Libya.

“UNSMIL urges the Libyans to press ahead with their efforts to reach a political agreement to restore peace and stability, as well as strengthen the State institutions to combat terrorism,” the statement added.


The bombing comes at a time when national stakeholders are gathered to reach a mediated settlement to Libya's continuing fighting. The latest round of political talks, in fact, are currently underway in Skhirat, Morocco with parties expected to present their remarks regarding the overall framework outlined in the Draft Agreement on the Political Transition in Libya. The head of the United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) Bernardino León has strongly condemned the renewed outbreak of violence in the Libyan capital of Tripoli amid ongoing political dialogue aimed at resolving the crisis in the country. According to a press release issued by UNSMIL this afternoon, the outburst of violence in the Tripoli neighbourhood of Fashloum has already caused “many casualties and endangered the lives of civilians” with initial reports suggesting that three civilians were killed, including a young girl, since the resumption of hostilities.

There have also been reports of abductions of civilians and burning of houses in the context of the fighting, UNSMIL added. In the press release, Mr. León stressed that there could be “no justification whatsoever for the clashes taking place in Tripoli, nor for the continuing armed hostilities taking place in different parts of the country,” particularly at a time when national stakeholders were gathered to reach a mediated settlement.

The latest round of political talks, in fact, are currently underway in Skhirat, Morocco with parties expected to present their remarks regarding the overall framework outlined in the Draft Agreement on the Political Transition in Libya. The UN official renewed his call on all Libyan parties “to exert all possible efforts to bring an immediate end to the fighting in Tripoli and elsewhere, and to undertake all necessary measures to create a more conducive environment for the ongoing dialogue talks.” In addition, Mr. León urged those fighting to ensure that civilians and civilian objects were not targets of violence and called for all abducted civilians to be released immediately.

The United Nations Support Mission for Libya is a special political mission established in 2011 by the UN Security Council in its Resolution 2009 (September 2011) at the request of the Libyan authorities following six months of armed conflict to support the country's new transitional authorities in their post-conflict efforts. All UN activities for the Libyan people are guided by the principle of national ownership. The United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL), under the leadership of a Special Representative of the Secretary-General (SRSG), supported by a Deputy SRSG, was mandated for an initial period of three months and extended for another three months thereafter. The Security Council, in its Resolution 2022 (December 2011), expanded the Mission’s mandate. The mandate was further modified when the Security Council extended the Mission for 12 more months in Resolution 2040 (12 March 2012). On 14 March 2014, Resolution 2144 extended the mandate for an additional 12 months. The Mission is overseen by the United Nations’ Department of Political Affairs, which provides guidance and operational assistance. UNSMIL has its headquarters in the Libyan capital of Tripoli, with offices in Benghazi and Sabha. UNSMIL has substantive staff in political affairs, human rights, transitional justice, mine action, demobilization, development, women empowerment, public information and communication, as well as support services staff. There are 205 national and international staff members in UNSMIL (January 2013).


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Libia e Terrorismo: al Quirinale si riunisce il Consiglio Supremo di Difesa
Il Presidente Mattarella ha presieduto l'incontro sui temi scottanti della sicurezza e immigrati

ROMA (Italy) - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto, al Palazzo del Quirinale, una riunione del Consiglio Supremo di Difesa. Il Consiglio ha esaminato la situazione internazionale constatando che gli eventi degli ultimi mesi hanno determinato un generale peggioramento degli scenari di crisi e di conflitto. Particolarmente grave è l'impatto sulle popolazioni civili. Al riguardo, si è convenuto sulla necessità di focalizzare l'impegno del sistema-paese nelle aree di crisi di più immediato e concreto interesse per la sicurezza nazionale, a partire dalla Libia.

Alla riunione hanno partecipato: il Presidente Renzi; il Ministro degli Esteri Gentiloni; il Ministro dell'Interno, Alfano; il Ministro dell'Economia Padoan; il Ministro della Difesa, Pinotti; il Ministro dello Sviluppo Economico, Guidi; il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Claudio Graziano.


Hanno altresì presenziato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Prof. Claudio De Vincenti; il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Dott. Ugo Zampetti; il Segretario del Consiglio Supremo di Difesa, Gen. Rolando Mosca Moschini.

Il Consiglio ha esaminato la situazione internazionale constatando che gli eventi degli ultimi mesi hanno determinato un generale peggioramento degli scenari di crisi e di conflitto. Particolarmente grave è l'impatto sulle popolazioni civili. Al riguardo, si è convenuto sulla necessità di focalizzare l'impegno del sistema-paese nelle aree di crisi di più immediato e concreto interesse per la sicurezza nazionale, a partire dalla Libia.

In tale prospettiva, il Consiglio ha espresso il suo apprezzamento per il Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa presentato dal Ministro Pinotti. Il documento ribadisce l'interesse strategico prioritario del nostro Paese per le aree euro-atlantica ed euro-mediterranea e delinea una significativa riforma volta a realizzare una maggiore integrazione interna del sistema-Difesa, a rafforzare la direzione politica del Ministro e la capacità di direzione unitaria del Vertice militare e a migliorare l'attuale modello professionale. Esso definisce i principi e i criteri sulla cui base sarà impostata e realizzata una complessa opera di riorganizzazione articolata in quattro aree di intervento (modello operativo, governance, politica del personale, politica industriale), che saranno sviluppate ed elaborate nei prossimi mesi, unitamente alle conseguenti misure di revisione della vigente normativa, da specifiche commissioni guidate dal Capo di Stato Maggiore della Difesa sulla base delle direttive del Ministro.

Il Consiglio ha formulato l'auspicio che nell'ambito di tali commissioni sia possibile eliminare duplicazioni e sovrapposizioni di funzioni e razionalizzare organici e competenze con visione unitaria e finalizzata ai compiti da assolvere, superando le difficoltà che in passato hanno condizionato negativamente analoghe iniziative. Esso ha inoltre espresso il proprio incoraggiamento a valutare con particolare attenzione il "modello operativo" (struttura, capacità e modalità di impiego dello strumento militare), che potrebbe dover essere profondamente e rapidamente innovato rispetto a quello attuale, in ragione della duplice esigenza di far fronte con efficacia alle nuove minacce e di rispettare i vincoli di bilancio imposti dal mantenimento della stabilità della finanza pubblica.


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Strage di Migranti nel Canale di Sicilia, 900 i morti
La tragedia annunciata dai continui sbarchi e dall'immobilismo della politica internazionale

ROMA (Italy) - La prima testimonianza: "A bordo eravamo 950, c'erano 40-50 bambini e circa duecento donne". Si tratterebbe della più grave sciagura del mare dal Dopoguerra, peggiore anche della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che fece 366 morti e venti dispersi. I numeri devono ancora essere verificati, ma la Guardia costiera ha confermato che il barcone che si è capovolto era in grado di portare "diverse centinaia di persone" ed era "sovraccarico di migranti". Scafisti senza scrupoli avevano portato a termine al di là del Mediterraneo l'ennesimo "affare", raccogliendo tra i disperati il denaro preteso per la traversata del canale di Sicilia e avevano riempito di migranti il barcone oltre ogni ragionevole limite. Su ciò tenterà di fare luce l'inchiesta aperta dalla Procura di Catania. Secondo Save The Children, è assolutamente verosimile che a bordo vi fossero anche bambini e ragazzi.


L'organizzazione che gestisce la tratta ha dato il via libera alla partenza verso l'Italia con un copione anche questo già conosciuto. Il barcone partito dall'Egitto ha caricato i migranti da un porto della Libia, vicino alla città di Zuara. Era quasi sera, infatti, quando al Centro nazionale soccorso della Guardia costiera è arrivata una telefonata da un satellitare Thuraya. "Siamo in navigazione, aiutateci", ha detto un uomo con tono di voce neanche concitato. Una telefonata simile a tante arrivate nelle ultime due settimana da barconi e gommoni carichi di migranti. Quasi un invito affinché le navi italiane raggiungessero il barcone per consentire ai "passeggeri" di completare la traversata verso le coste italiane. Il dispositivo di soccorso si è subito messo in moto: grazie al sistema satellitare di chiamata, la Guardia costiera ha potuto rapidamente individuare le coordinate del punto dal quale era partita la telefonata e ha organizzato i soccorsi. Il barcone era a circa settanta miglia a nord delle coste libiche quando è stato raggiunto dal King Jacob, un portacontainer di 147 metri di lunghezza, con bandiera del Portogallo, che aveva già compiuto negli ultimi giorni quattro soccorsi di naufraghi e che è stato dirottato, insieme a un altro mercantile, verso i migranti. Secondo quanto ha raccontato il comandante del mercantile i migranti, visto il portacontainer, si sono spostati in massa su una stessa fiancata, quella del lato del mercantile.

Subito dopo il naufragio è stata messa in campo un'imponente operazione di soccorso, che ha coinvolto anche navi dell'operazione Triton, dell'agenzia Frontex: unità navali della Guardia costiera, della Marina militare italiana e maltese, mercantili e pescherecci di Mazara del Vallo hanno recuperato 24 cadaveri e hanno perlustrato un vasto tratto di mare alla ricerca di altri superstiti. Aerei militari hanno sorvolato l'area lanciando zattere e salvagente: la temperatura dell'acqua, di diciassette gradi circa, e le buone condizioni del mare lasciano ancora una flebile speranza, che, tuttavia, non basta a cancellare l'immagine di un Mediterraneo sempre più simile a un grande cimitero di guerra. La prima testimonianza: "A bordo eravamo 950, c'erano 40-50 bambini e circa duecento donne". Lo ha riferito alla Procura di Catania il sopravvissuto del naufragio avvenuto a largo della Libia, che è stato portato in ospedale. L'uomo è originario del Bangladesh. Il migrante è ricoverato all'ospedale Cannizzaro di Catania ed è stato sentito dalla polizia su delega della Procura di Catania. Alla squadra mobile ha detto che il peschereccio è partito da un porto libico a cinquanra chilometri da Tripoli. A bordo c'erano circa 950 persone, compresi cinquanta bambini e duecento donne. I migranti provenivano da Algeria, Egitto, Somalia, Nigeria, Senegal, Mali, Zambia, Bangladesh e Ghana.


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Migranti,altri sbarchi: allerta Viminale, servono migliaia di posti in tutta Italia
FRONTEX: ci viene segnalato che ci sono tra i 500mila ed un milione di migranti pronti a partire dalla Libia

ROMA (Italy) - Mentre è approdata in nottata nel porto di Palermo la nave della Guardia Costiera con 1.169 profughi, il Viminale ha lanciato l'allerta: centri pieni, servono nuove strutture di accoglienza. Intanto i profughi arrivati a Palermo, in gran parte somali, eritrei e qualche siriano, saranno trasferiti verso centri di accoglienza non solo della provincia di Palermo ma anche del resto d'Italia. Tutti i prefetti sono stati sollecitati dal Viminale ad individuare strutture di accoglienza sui loro territori per far fronte al massiccio arrivo di migranti che continuano a sbarcare in questi giorni. I centri sono infatti pieni ed occorre mettere a disposizione altri posti. Polemiche della Lega: "siamo pronti a occupare ogni albergo, ostello, scuola o caserma destinati ai presunti profughi".


Le presenze dei migranti sono concentrate per il 50% nelle cinque regioni del Sud (con la Sicilia a sopportare il peso maggiore), disattendendo il piano messo a punto dal Viminale che prevede una distribuzione in base agli abitanti della regione. "Se tutti i Comuni collaborassero - ha detto pochi giorni fa Mario Morcone, capo Dipartimento immigrazione del ministero dell'Interno in audizione al Comitato Schengen - si tratterebbe di destinare poche persone a ciascun Comune, con un impatto sociale modesto". Sempre in piedi l'idea di adattare alcune caserme che la Difesa è pronta a dismettere.

Ennesima tragedia del mare ieri nel Canale di Sicilia. Un barcone carico d'immigrati si è rovesciato ad un'ottantina di miglia dalla costa libica: 9 i morti, 144 persone le persone tratte in salvo. Un decimo cadavere è stato ritrovato in operazioni di soccorso lungo la rotta Libia Italia, durante le quali 1.358 migranti sono stati soccorsi. Dolore viene espresso dall’Onu con la richiesta di rafforzare i soccorsi. Gli sbarchi intanto proseguono: per il Viminale il sistema di accoglienza rischia il collasso; preoccupa Save The Children soprattutto la condizione di molti minori non accompagnati. L’accoglienza rischia il collasso e il Viminale ha già allertato tutti i prefetti sulla necessità di nuove strutture. Circa 80mila le persone attualmente ospitate, tra queste 14mila minori non accompagnati. Solo la stabilizzazione della Libia potrà frenare i flussi secondo il premier Renzi, mentre l'Alto rappresentante per la politica estera Ue, Mogherini, auspica una "partnership " reale e non burocratica tra Ue e paesi africani.

Settantatre migranti sono giunti nel corso della notte nel sud Salento. I finanzieri hanno intercettato e bloccato nelle acque antistanti il 'Ciolo' un gommone di 10 metri, dotato di due potenti motori con a bordo 37 immigrati mediorientali, sedicenti siriani e curdi. Il gommone è stato sequestrato e i due presunti scafisti arrestati. Altri 36 immigrati, dichiaratisi somali, sono stati bloccati subito dopo lo sbarco a Leuca dai finanzieri e dai carabinieri. Anche questo secondo gruppo ha raggiunto la Puglia con un gommone, i cui traghettatori, liberatisi del carico umano, hanno ripreso il largo, facendo perdere le tracce. I migranti, tutti in buona salute, dopo essere stati rifocillati e avere ricevuto una prima assistenza, sono stati condotti nel Centro di prima accoglienza Don Tonino Bello di Otranto, per le procedure di identificazione.


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)