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La politica tutta italiana: al Parlamento, negli ultimi quattro anni, si contano 526 cambi di casacca
Le poltrone cambiate sono state 229 al Senato e 297 alla Camera. Intanto per loro è scattata anche la pensione

ROMA (Italy) - Tra gruppi e sottogruppi se ne contano ben 18 alla Camera e 19 al Senato. Tra i 297 cambi di casacca registratisi alla Camera da inizio Legislatura, e i 229 del Senato, si è raggiunta infatti la cifra record di 526 'transumanze'. A rilevarlo è un calcolo pubblicato da Openpolis, secondo cui Camera e Senato hanno viaggiato ad una media di circa 10 cambi di gruppo al mese, "un dato due volte superiore a quello della scorsa legislatura, quando i cambi al mese erano poco più di 4". Il cittadino medio si trova in difficoltà non solo per la mancanza di trasparenza ma anche perché il tutto è di difficile comprensione nonostante i dati siano pubblici e diffusi.


Prima della pausa estiva, ci sono stati 20 cambi di gruppi, il 50% dei quali ha visto parlamentari entrare - e a volte ritornare - in Forza Italia. La ripresa dei lavori ha confermato questo trend. Il record appartiene ad un Senatore passato per Misto, Gal, Ap, Gal, Ap, Gal, CoR, Misto, Gal e infine approdato (almeno per ora) in Federazione della Libertà.

Nel corso di questa XVII Legislatura, i cambi di casacca non hanno risparmiato nessun partito. Tutti ne sono stati vittime, subendo importanti scissioni interne. Con la nascita di Articolo 1 e la scissione dei bersaniani dello scorso febbraio, il Pd ha subito una fortissima emorragia con la perdita di 22 deputati in un colpo solo. Non è andata meglio al centrodestra, dove lo scontro tra Berlusconi e Alfano ha portato alla nascita del Nuovo centrodestra (ora Alternativa popolare). Il Movimento 5 Stelle è l'unico partito ad aver subito perdite senza che ad esse abbiano corrisposto nuove entrate.

E' evidente, come si legge sul blog di Openpolis, che l'emorragia dei grandi partiti ha dato spazio alla nascita di nuove, piccole entità, il che ha rivoluzionato lo scenario rispetto alle politiche del 2013. Questo continuo via vai di deputati da un partito ad un altro, non può che avere conseguenze negative, si legge ancora sul blog, sulla relazione tra cittadini e parlamentari. La fiducia degli elettori nei confronti delle istituzioni subisce infatti un forte deterioramento, amplificato, appunto, dal sempre più crescente numero di cambi di gruppo.

Il cittadino medio si trova in difficoltà non solo per la mancanza di trasparenza ma anche perché il tutto è di difficile comprensione. Lo stesso avviene per quei partiti politici nati dopo le elezioni del 2013 che hanno creato un gruppo parlamentare in corso di legislatura, e che dopo pochi mesi sono confluiti in altri gruppi (vedi il caso “Conservatori e riformisti“, poi confluito in Gal con il nome Direzione Italia).

Sigle, movimenti e componenti spesso poco conosciuti, che non hanno sempre rilevanza nazionale, che non hanno partecipato alle ultime politiche e che in alcuni casi non parteciperanno neanche alle prossime. Eventi che hanno chiaramente una diretta influenza su quanto viene deciso dall’aula, ma che sembrano essere troppo distanti da dinamiche reali di rappresentatività nel paese.

Intanto, è scattata la pensione per 608 parlamentari. Da settembre, 417 deputati e 191 senatori di prima nomina, dopo 4 anni sei mesi e un giorno di legislatura, matureranno il diritto a percepire la pensione. Un assegno che dovrebbe aggirarsi sui 1.000 - 1.100 euro netti che potrà essere incassato solo al compimento di 65 anni, così come previsto dalla riforma sui vitalizi del 2012 che ha introdotto il sistema di calcolo contributivo. Per chi invece ha già altre legislature alle spalle, l'età si abbassa. "Per ogni anno di mandato oltre il quinto il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni". Un trattamento previdenziale fortemente ostacolato dai Cinque Stelle che ieri hanno distribuito ai colleghi di Palazzo Madama "la pensione enigmistica", un cruciverba satirico in segno di protesta per la mancata riforma del sistema tuttora oggetto di discussione parlamentare.


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