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Gli States allungano il "travel ban" a Nord Corea, Venezuela e Ciad
Il divieto per ingresso in Usa era già applicato per Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia

ROMA (Italy) - Donald Trump ha firmato un nuovo travel ban che sostituisce la controversa, e mai interamente entrata in vigore, misura che aveva varato nelle prime settimane della sua presidenza. E il nuovo ordine, che entrerà in vigore il 18 ottobre, imporrà delle limitazioni all'ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di otto Paesi: Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia con l'aggiunta di Corea del Nord, Ciad e Venezuela mentre esce di scena il divieto per il Sudan. Nella nuova lista vi sono dei Paesi non musulmani, come Nordcorea e Venezuela, a differenza del controverso travel ban che, nelle sue diverse versioni, comprendeva solo Paesi islamici. Bombardieri americani sorvolano i confini del dittatore nord coreano.


Inoltre, a differenza del primo divieto, questo presuppone misure diverse da nazione a nazione, dallo stop praticamente totale agli ingressi a controlli estremamente più accurati sulle richieste di visto, come per esempio nel caso degli studenti iraniani. Inoltre non saranno revocati visti e green card già concessi.

Intanto, insieme al divieto di ingresso per tutti i nord coreani, Trump ha inviato bombardieri che hanno volato vicino alla costa orientale nordcoreano in una dimostrazione di forza. Lo ha reso noto un comunicato del Pentagono, spiegando che la missione "è un chiaro messaggio che il presidente dispone di varie opzioni per sconfiggere ogni minaccia". Alla missione hanno partecipato bombardieri B-1B Lancer provenienti da Guam e caccia F-15C Eagle provenienti da Okinawa in Giappone, che hanno sorvolato lo spazio aereo internazionale sulle acque a est della Corea del Nord. "Si tratta - precisa il comunicato - del punto più a nord rispetto alla Zona Demilitarizzata (Dmz) in cui abbia mai volato nel 21esimo secolo un caccia o un bombardiere americano a largo della costa della Corea del Nord e ciò sottolinea la serietà con la quale trattiamo il comportamento sconsiderato della Corea del Nord". La Dmz è una zona demilitarizzata che funge da cuscinetto lungo tutto il confine terrestre fra le due Coree.


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Gli States "chiudono" le frontiere ai paesi a rischio terrorismo
La sicurezza del territorio americano è sacrosanta! Limiti per Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen

ROMA (Italy) - E' entrato in vigore alle 20 ora di Washington (le 2 in Italia) il 'travel ban' del presidente americano Donald Trump, parzialmente riattivato dopo la decisione della Corte suprema che lunedì scorso ha deciso di volersi pronunciare sulla legittimità costituzionale. L'operatività del bando prevede che potranno entrare sul suolo americano soltanto i cittadini di Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen che dimostreranno di avere un legame legittimo negli Stati Uniti, vale a dire un ricongiungimento famigliare, un interesse lavorativo, la relazione con qualche organizzazione americana (in primis ragioni di studio).


Gli altri resteranno fuori, e l’ordine esecutivo di Trump resterà in vigore in questa forma almeno fino a ottobre, quando i giudici della Corte esprimeranno il proprio parere sulla costituzionalità del provvedimento, ossia cercheranno di capire se è in contrasto col Primo Emendamento, quello che garantisce la libertà religiosa.

Parte ancora una volta dalle Hawaii un ricorso legale contro il travel ban, anche nella versione ridotta "sdoganata" della Corte Suprema. Le autorità dello stato insulare hanno infatti presentato un ricorso contro le linee guida del dipartimento di Stato perché violerebbero le indicazioni date dalla Corte Suprema finendo per bandire dagli Stati Uniti individui che hanno effettivamente parenti stretti nel Paese.

L'amministrazione Trump, che da ieri notte applica la misura, ha dato un'interpretazione molto stretta della "bona fide relationship" per quanto riguarda i legami familiari, escludendo nonni, zii, cugini ed in un primo momento anche fidanzati, su cui poi c'è stato un ripensamento.

Nella mozione al giudice federale si chiede quindi di intervenire contro le linee guida dell'amministrazione Trump, rivendicando il diritto dello stato delle Hawaii di poter continuare a "proteggere i residenti dello stato ed i loro cari da un ordine esecutivo illegale ed incostituzionale". La Corte Suprema, che ha rimandato al prossimo ottobre il vaglio sulla costituzionalità del travel ban nel suo intero, non ha fornito delle indicazioni specifiche su quelle che considera "bona fide relationship".

Lo scorso marzo le Hawaii sono state il primo stato a bloccare la seconda versione del travel ban, considerato un muslim ban e quindi per questo incostituzionale, con una posizione appoggiate poi il 15 marzo da una sentenza di un giudice federale, che ha avviato i ricorsi d'appello che hanno sempre confermato lo stop dell'ordine esecutivo, ritenendolo discriminatorio verso i musulmani.


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Gli States alzano il livello per ingresso nel paese: Sicurezza Nazionale prima di tutto
Visti Usa, giro di vite: controlli su social, mail e lavori passati

ROMA (Italy) - L’amministrazione Trump alza il livello dei dati da fornire per entrare nel Paese introducendo anche informazioni su viaggi, contatti, indirizzi e numeri di telefono degli ultimi 15 anni. Stretta sulla concessione dei visti per entrare negli Stati Uniti: l’amministrazione del presidente Donald Trump ha dato il via a controlli più severi per chi chiede di entrare nel Paese, con l’obbligo di fornire informazioni sulla gestione dei social media degli ultimi 5 anni e dettagli biografici risalenti agli ultimi 15 anni tra cui e-mail, numeri di telefono, indirizzi, lavori precedenti e attuali e dati sui viaggi effettuati.


Il governo federale ha approvato il 23 maggio le disposizioni per rafforzare i controlli e ha diffuso un nuovo questionario per chi, da tutto il mondo, fa domanda per il visto. Secondo la normativa, ora i funzionari consolari possono richiedere anche tutti i numeri dei precedenti passaporti dell'individuo. Ma per alcuni queste disposizioni sono eccessivamente gravose e porteranno a lunghi ritardi nell'elaborazione dei permessi, oltre a scoraggiare studenti e scienziati stranieri a recarsi negli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato, invece, ha spiegato che i funzionari chiederanno ulteriori informazioni solo nei casi in cui queste siano "necessarie per confermare l'identità del soggetto o condurre un rigoroso controllo sulla sicurezza nazionale".

Il Dipartimento di Stato ha inoltre specificato che i controlli più accurati saranno riservati in particolare ai richiedenti che suscitano preoccupazioni legate “al terrorismo e, in generale, alla sicurezza nazionale”. Un rafforzamento dei controlli era già previsto dall’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump che prevedeva anche il divieto di ingresso dei cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana, il cosiddetto “Muslim ban”. Quest’ultima parte dell’ordine esecutivo era stata bloccata in tribunale, mentre il processo di revisione e rafforzamento dei controlli aveva ottenuto il via libera.

Ora il presidente Trump è ricorso alla Corte Suprema per reintrodurre il "muslim ban", varato per decreto e bloccato dalla magistratura. Lo ha annunciato il ministero della Giustizia Usa. Il mese scorso, la Corte federale d’Appello del quarto circuito aveva confermato lo stop al bando, giudicandolo incostituzionale perché discriminatorio nei confronti dei musulmani. "Abbiamo chiesto alla Corte Suprema di analizzare questo importante caso e siamo fiduciosi che l’ordine esecutivo del presidente sia nell’ambito della sua legale autorità per mantenere la nazione al sicuro e proteggere le nostre comunità dal terrorismo", ha spiegato in una nota la portavoce del Guardasigilli, Sarah Flores.


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Trump richiude le porte ai cittadini di sei paesi arabi a rischio terrorismo
Il presidente americano firma il divieto per
Iran, Libia, Siria, Sudan, Somalia e Yemen

ROMA (Italy) - Come era stato annunciato, il presidente ha riproposto la lista dei sette Paesi: Iran, Libia, Siria, Sudan, Somalia e Yemen i cui cittadini saranno sottoposti al temporaneo divieto, per 90 giorni, di ingresso negli Stati Uniti. Confermato lo stop per 120 giorni all'ingresso di tutti i rifugiati, mentre è stata rimossa la misura che vietava l'ingresso a tempo indefinito per i rifugiati siriani. Come era già stato anticipato, è quindi sparito dalla lista l'Iraq. In definitiva, una misura che consente di frenare l'immigrazione ad oltranza mettendo a rischio la sicurezza nazionale. Un chiaro esempio per l'Europa dei falsi moralisti e dei finti comunisti.


Donald Trump ha firmato il nuovo ordine esecutivo per vietare l'ingresso ai cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana. A differenza del primo ordine non vi è stata nessuna cerimonia pubblica di firma, ma la Casa Bianca ha pubblicato su Twitter una foto del presidente che firma "un nuovo ordine esecutivo per mantenere il Paese sicuro".

In contemporanea alla diffusione del comunicato della Casa Bianca, con il testo del nuovo decreto, che la stampa americana ha già battezzato 'Travel Ban 2.0', hanno rilasciato una dichiarazione alla stampa il segretario di Stato, Rex Tillerson, il segretario per la Sicurezza Interna, John Kelly e l'attorney general, Jeff Sessions.Come era stato annunciato, il nuovo ordine rimuove l'Iraq dalla lista dei sette Paesi i cui cittadini saranno sottoposti al temporaneo divieto, per 90 giorni, di ingresso negli Stati Uniti, che sono quindi: Iran, Libia, Siria, Sudan, Somalia e Yemen. Confermato lo stop per 120 giorni all'ingresso di tutti i rifugiati per 120 giorni, mentre è stata rimossa la misura che vietava nel testo bloccato dai giudici l'ingresso a tempo indefinito per i rifugiati siriani.

In definitiva, una misura che consente di frenare l'immigrazione ad oltranza mettendo a rischio la sicurezza nazionale. Inoltre, nel testo si specifica che nessun "visto da immigrato o di altra natura emesso prima dell'effettiva entrata in vigore dell'ordine potrà essere revocato". Viene così confermato che non dovrebbero esserci le clamorose conseguenze per persone con il visto, o addirittura la green card, che sono state bloccate negli aeroporti dopo l'immediata, caotica entrata in vigore del primo decreto alla fine di gennaio. Dalla Casa Bianca è stato indicato che l'entrata in vigore di questo decreto è stata fissata per il 16 marzo, anche questa considerata una mossa per evitare il caos, le proteste, le critiche internazionali e l'intervento dei magistrati del mese scorso.

Viene confermato poi lo stop per 120 giorni al programma di inserimento dei rifugiati che in ogni caso, una volta ripreso, sarà dimezzato rispetto allo scorso anno, passando da 110mila a 50mila accoglienze. E' stata però abolita la misura che avrebbe accesso prioritario alle minoranze religiose, come i cristiani in Medio Oriente, una volta ristabilito il programma di ingresso dei rifugiati. Misura che era stata considerata la prova che quello della Casa Bianca fosse un 'muslim ban". Come è sparita anche quella che bandiva i rifugiati siriani a tempo indeterminato.


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Usa, nonostante la parziale sconfitta Trump rafforza esercito e i controlli su ingressi nel Paese
Le iniziative del presidente Usa fanno irritare anche Iran e Yemen che bloccano i raid americani

ROMA (Italy) - E dopo le "inibizioni immigrative" gli Usa iniziano anche una guerra diplomatica con l'Iran - definito il più grande Stato che sostiene il terrorismo al mondo - che si combatte a colpi di esercitazioni missilistiche con manovre militari difensive, esercitazioni missilistiche comprese, condotte dai Pasdaran. Il veto di Trump al nucleare iraniano ha irritato i vertici governativi che hanno iniziato una serie di proteste contro i provvedimenti americani. Ma anche lo Yemen da oggi ha iniziato a partorire provvedimenti contro le forze speciali che nel paese operano contro i terroristi bloccando, di fatto, i raid aerei a stelle e strisce.


Un giudice federale di Seattle ha bloccato il decreto immigrati del presidente americano Donald Trump che ha scatenato reazioni di sdegno e manifestazioni in tutto il mondo. La Casa Bianca ha subito promesso battaglia contro la decisione che blocca temporaneamente la legge che vieta l'ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette paesi. Il dipartimento di Giustizia americano ha presentato un ricorso in appello contro la sentenza del giudice James Robart, che aveva sospeso l'ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump bloccava l'ingresso negli Usa per 90 giorni di cittadini provenienti da sette Paesi musulmani. "Noi vinceremo. Per la sicurezza del Paese vinceremo", ha detto ieri sera il presidente Trump al suo arrivo, insieme con la first lady Melania, al gala della Croce Rossa, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul ricorso.

"Gli individui in possesso di visti che non sono stati fisicamente cancellati possono ora viaggiare se il visto è valido", ha annunciato il Dipartimento di Stato, che sta ora lavorando insieme al Dipartimento per la Sicurezza interna per implementare il provvedimento. Già da ieri le compagnie aeree avevano ripristinato le normali operazioni a seguito dell'ordinanza del giudice. Dopo il Dipartimento di Stato, anche il Dipartimento della Sicurezza interna ha annunciato di avere sospeso le azioni di implementazione dell'ordine esecutivo emanato dal presidente.

E ieri il presidente Trump su twitter si era scagliato contro Robart: "L'opinione di questo cosiddetto giudice, che essenzialmente sottrae al nostro Paese l'applicazione della legge, è ridicola e sarà ribaltata!". Un'affermazione che seguiva quella espressa in un precedente tweet: "Quando un Paese non è più in grado di dire chi può o non può entrare e uscire, specialmente per ragioni di sicurezza, è un grande problema". "E' interessante che alcuni Paesi del Medio Oriente concordino con il bando. Sanno che se ad alcune persone è permesso entrare, ci sarà morte e distruzione!".

In attesa però che i giudici si esprimano, dopo la sentenza di James Robart, il Dipartimento di Stato ha annunciato la revoca della cancellazione dei visti per i cittadini di 7 paesi (Siria, Libia, Yemen, Sudan, Somalia, Iran, Iraq). Secondo i dati del Dipartimento di Stato, fino ad oggi erano stati circa 60mila gli stranieri che si erano visti "revocare provvisoriamente" il visto d'ingresso negli Usa.

Washington intanto continua a lavorare su più fronti per portare avanti le promesse fatte da Trump in campagna elettorale. Il presidente degli Stati Uniti ha firmato l'ordine esecutivo che apre la strada a una revisione della Dodd-Frank, la legge del 2010 voluta da Barack Obama che stabilisce regole molto restrittive per le banche d'affari della Borsa di New York.

E a poche ore dalle sanzioni contro Teheran imposte da Trump, da Tokyo, il segretario della Difesa americano James Mattis, ha rincarato la dose: "Per quanto riguarda l'Iran, è il più grande Stato che sostiene il terrorismo al mondo", ha dichiarato il capo del Pentagono dopo aver ribadito la solidità dell'alleanza col Giappone e le accuse alla Cina di destabilizzare l'area asiatica. Quanto all'Iran, per tutta risposta alle sanzioni, definite "umilianti" dai Guardiani della Rivoluzione ha subito avviato esercitazioni militari con missili.


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Trump blocca l'immigrazione, primi stop per passeggeri con visto
Primi effetti della politica protezionista del neoeletto presidente degli Stati Uniti


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la firma di un ordine esecutivo in materia di immigrazione che prevede controlli rafforzati alle frontiere per fermare eventuali "terroristi islamici radicali". In particolare viene sospeso per 3 mesi l'ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di sette paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen. E i primi effetti si sono già fatti sentire: le autorità egiziane hanno impedito a cinque cittadini iracheni e uno yemenita - già in possesso del visto di ingresso per entrare negli Stati Uniti - di imbarcarsi oggi per New York. I sei erano arrivati al Cairo dove avrebbero dovuto prendere un volo delle linee aeree egiziane con destinazione aeroporto JF Kennedy a New York.


Intanto, i legali che rappresentano due cittadini iracheni in possesso di visto per entrare negli Stati Uniti e che sono stati arrestati al loro arrivo a New York hanno avviato un'azione legale contro Trump e il governo americano. Lo riferisce il New York Times. Stando a quanto emerso, i due cittadini iracheni sono stati autorizzati ad entrare legalmente negli Stati Uniti ma sono stati arrestati al loro arrivo perché nel frattempo era entrato in vigore l'ordine esecutivo di Trump sull'immigrazione.

I legali sostengono che la detenzione dei loro assistiti è illegale perché i due erano in possesso di visti validi. Gli avvocati stanno puntando a una class action in rappresentanza di altri rifugiati nella stessa situazione. "Vogliamo essere sicuri - ha detto Trump, ieri durante la cerimonia al Pentagono di investitura del segretario alla Difesa James Mattis - di non avere nel nostro Paese le stesse minacce che hanno i nostri soldati all'estero", e ha ammonito: "Non dimenticheremo mai la lezione dell'11 settembre".

Nel motivare il suo ordine esecutivo in cui viene sospeso, "fino a ulteriore determinazione" l'ingresso dei rifugiati provenienti dalla Siria, il presidente americano Donald Trump ha affermato che "l'ingresso di cittadini e rifugiati siriani" è "dannoso per gli interessi del Paese".

Malala: "Il decreto di Trump sui rifugiati mi spezza il cuore". Nell'ordine esecutivo in materia di immigrazione è prevista, tra le altre misure, anche la sospensione per quattro mesi del programma di ammissione dei rifugiati, e l'ingresso, fino a ulteriore comunicazione, di quelli siriani. Trump ha quindi incaricato il Segretario di Stato, durante i 120 giorni di sospensione, di rivedere il programma dei rifugiati, al fine di essere sicuri che le persone alle quali viene concesso lo status di rifugiato "non rappresentino una minaccia per la sicurezza e il benessere degli Stati Uniti".

L'appello delle Nazioni Unite: "Non chiuda la porta ai rifugiati" Per impedire l'ingresso negli Stati Uniti di "terroristi islamici radicali", il presidente Usa ha reso noto che saranno "rafforzate le forze armate degli Stati Uniti" con "nuovi aerei, nuove navi, nuove risorse e nuovi strumenti per i nostri uomini e donne in uniforme". "Mentre prepariamo il budget per la difesa da presentare al Congresso - che ne sarà felice - la nostra forza militare non sarà messa in discussione da nessuno così come la nostra dedizione per la pace. Vogliamo la pace", ha sottolineato Trump.


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)