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La strage di Orlando rivendicata dallo Stato Islamico: Omar Mateen "un soldato del Califfato"
Le dichiarazioni delle autorità propendono per un mix di fanatismo e odio razziale abbinato a numerosi disturbi mentali del pluri omicida. Nel 2013 già denunciato per fanatismo

ROMA (Italy) - Omar Mateen, nativo afgano, il 29enne autore della più grande strage della storia americana, aspirava a diventare un agente di polizia. Lo ha rivelato l'ex moglie del killer che nel club gay Pulse di Orlando, in Florida, ha ucciso 49 persone e ne ha ferite 53 (5 sono gravi). La donna ha raccontato che Mateen era emotivamente e mentalmente disturbato con un temperamento violento, ma voleva entrare in polizia. Intanto l'Isis ha rivendicato nuovamente il massacro. La più grave strage negli Stati Uniti dopo l'11 settembre divide la politica americana e piomba sulla campagna elettorale per la Casa Bianca.


L'Isis insiste: "Ci siamo noi dietro la strage" - La sparatoria è opera di un "soldato del Califfato". Lo Stato islamico lo ha proclamato in un bollettino radio dopo che domenica era apparsa su Amaq, l'agenzia online dell'Isis, una prima rivendicazione attribuita a una "fonte" secondo cui Omar Mateen sarebbe un "combattente" dell'Isis. "Uno dei soldati del Califfato in America - dice l'annuncio della radio - ha portato a termine un'invasione di sicurezza, riuscendo a entrare a un raduno di crociati in un nightclub per omosessuali a Orlando, in Florida" dove "ha ucciso e ferito oltre cento di loro, prima di essere ucciso". La conferma del legame del killer con il terrorismo islamico è arrivata anche da fonti di polizia. Gli investigatori di Orlando hanno ribadito che l'uomo aveva giurato fedeltà all'Isis. Il capo della polizia, John Mina, ha detto anche che Mateen ha cercato di negoziare con le autorità.

L'Fbi ha fatto sapere che il killer "ha telefonato per tre volte al 911: la prima ha riattaccato, la seconda ha parlato brevemente con il centralinista, la terza è stato richiamato dal centralinista e lui ha dichiarato la sua fedeltà all'Isis". Inoltre, secondo le indagini, all'Fbi sottolineano che l'uomo "era radicalizzato" e "potenzialmente ispirato a gruppi stranieri". Il direttore James Corney ha però sottolineato che non ci sono indicazioni di un complotto esterno agli Usa o che il killer fosse parte di un network del terrore. Con le ore emergono inoltre nuovi particolari sulla vita di Omar Mateen: l'uomo sarebbe stato due volte in Arabia Saudita, la prima nel 2011 e la seconda nel 2012. Sentito dalla Nbc, il portavoce del Ministero degli Interni di Riad avrebbe confermato un viaggio di Omar per partecipare a un pellegrinaggio a La Mecca. Solo nel 2013 il killer è stato per la prima volta segnalato all'Fbi dopo la denuncia di alcuni colleghi di lavoro.

Per Barack Obama la strage è l'ennesima dimostrazione della necessità di una legge sul controllo delle armi. "Questo massacro è un ulteriore promemoria di quanto sia facile per chiunque mettere le mani su un'arma che gli consenta di sparare a qualcuno in una scuola, in un luogo di culto, in un cinema o in un locale notturno - ha detto. E noi dobbiamo decidere quale tipo di Paese vogliamo essere. Non fare niente è comunque una decisione".

Una posizione criticata dal candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump che ha accusato Obama di non aver mai usato le parole "Islam radicale". Aspetto su cui si era invece da subito concentrato Trump: "Apprezzo i complimenti per essere nel giusto riguardo al terrorismo islamico radicale - ha scritto in un tweet un'ora e mezzo dopo il massacro - Non voglio complimenti. Voglio durezza e controllo. Dobbiamo essere intelligenti". Infine Trump non ha risparmiato attacchi alla rivale democratica Hillary Clinton, sul tema dell'immigrazione e del radicalismo islamico.

Clinton invece sulla scia di Obama ha parlato di un omicidio mosso "dall'odio" ed è tornata sul tema del controllo delle armi "Abbiamo bisogno di tenere le armi come quelle usate l'altra notte, lontano dalle mani dei terroristi o di altri violenti criminali" ha detto, esprimendo il suo cordoglio alla comunità lgbt "sappiate che avete milioni di alleati nel paese. Io sono una di loro".


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Orlando in Florida in stato di emergenza. Cittadino di origini afgane fa strage in locale gay: 50 morti
L'omocida ucciso dalla polizia ha colpito il notissimi "Pulse" di Orlando causando anche 53 feriti

ROMA (Italy) - Entra in un night club gay, il 'Pulse' di Orlando, in Florida, e spara all'impazzata prima di essere ucciso dalle forze dell'ordine. L'aggressore, un cittadino americano di origini afghane, "è morto" ha reso noto la polizia di Orlando su Twitter, poco dopo aver comunicato che la sparatoria è iniziata alle due di notte, le otto in Italia. Sono 50 le persone rimaste uccise nella discoteca. Lo ha reso noto il sindaco della città della Florida, Buddy Dyer, che ha precisato che sono 53 i feriti. Il primo cittadino ha dichiarato lo Stato di emergenza dopo l'attacco che ha provocato la strage.


Sia il sindaco che il capo della polizia hanno sottolineato come sia complesse e delicate le operazioni di identificazione delle vittime. L'agente dell'Fbi non ha voluto confermare la notizia diffusa dai media americani sull'identificazione dell'assalitore e ha sottolineato che si sta valutando se debba essere la strage debba essere indagata come atto terroristico o "crimine d'odio" dal momento che è l'obiettivo era una discoteca gay. L'agente federale, nella precedente conferenza stampa, era stato invece più pronto a parlare di elementi che potevano indicare collegamenti tra l'assalitore e il terrorismo islamico. Alan Grayson, deputato democratico eletto ad Orlando, ha confermato che l'aggressore era Omar Mateen, 29enne di Port St. Lucie, e ha parlato di "crimine d'odio".

Nella conferenza la polizia ha definito la sparatoria un "attacco terroristico", senza precisare di quale natura. Uno sceriffo locale ha parlato di "terrorismo interno". Ma "è stato un attacco ben organizzato e preparato" ha detto il capo della polizia, aggiungendo che si è concluso quando sono intervenute le squadre Swat che hanno neutralizzato, uccidendolo.

L'agente federale che ha partecipato alla conferenza stampa ha aggiunto che si deve determinare se l'aggressore era "un lupo solitario" o era legato ad un gruppo estremista. Rispondendo ad una domanda riguardo al fatto che l'aggressore potesse avere contatti con l'estremismo islamico, l'agente Ronald Hoppe dell'Fbi ha risposto: "Abbiamo indicazioni che questo individuo potesse avere inclinazioni nei confronti di questa particolare ideologia". Ma ha aggiunto che queste indicazioni devono essere ancora verificate e confermate.

"Rivolgo un appello a chiunque della comunità possa avere informazioni affinché si faccia avanti per aiutare le indagini dell'Fbi". E' questo l'appello rivolto da un imam della città di Orlando che è intervenuto nella conferenza stampa e ha anche esortato i media a non fare facile sensazionalismo. "Abbiamo tutti il cuore infranto, non è il momento per fare sensazionalismo", ha aggiunto.

Durante l'assalto le autorità di Orlando avevano immediatamente invitato i residenti a stare lontano dalla zona e a non chiamare i loro uffici. Nel locale, considerato tra i più 'hot' della città, si svolgeva una serata "Latin flavor".

"Le persone che erano sulla pista e al bar si sono tutte buttate per terra e noi che eravamo vicini all'uscita posteriore siamo riusciti a scappare", ha scritto sulla sua pagina Facebook Ricardo Negron Almodovar. Anche Anthony Torres è riuscito a scappare insieme ai suoi amici: "Gli spari non sembravano di una normale pistola, erano a ripetizione e non si fermavano", ha raccontato.

Le riprese video condivise sui social media hanno mostrato decine di mezzi di soccorso e i feriti sui marciapiedi. Un uomo, che si trovava all'interno del club, ha riferito che di aver sentito la gente gridare e che nella discoteca c'erano diversi morti. Di oltre 20 vittime aveva parlato anche Stewart Moore, giornalista di una tv locale, spiegando che l'assalitore era barricato dentro la discoteca con alcuni ostaggi e si temeva che potesse avere con sé una bomba.


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