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Papa Francesco apre alle donne Diacono
Il Clero in fermento dopo l'annuncio del Papa di concretizzare un ruolo più decisivo per le donne nella chiesa

ROMA (Italy) - In occasione dell’udienza in Vaticano con rappresentanti di religiose sparse per il mondo, Papa Francesco afferma che il diaconato femminile potrebbe essere una buona “possibilità per oggi”; si aprono le commissioni di studio per discutere dell’argomento. È stata la mattina del 12 maggio, quando Papa Bergoglio in riunione con novecento rappresentanti dell’Unione Internazionale delle superiori generali, ha proposto di istituire una commissione ufficiale che studi la posizione delle donne nella chiesa, che possa rivalutarla concedendo alle donne di diventare diacono, come del resto accadeva già agli albori della chiesa cristiana.


Il diaconato è il primo grado dell’ordine sacro insieme all’episcopato e al sacerdozio. Per molti anni si è creduto che esso potesse essere soltanto una delle fasi di accesso al sacerdozio, ma in realtà Papa Paolo VI nel 1972 ribadì l’importanza del diaconato permanente praticato sia dai celibi che dai sposati. Un diacono interviene nella somministrazione del battesimo, nella conservazione e distribuzione dell’Eucaristia, nell’assistenza e benedizione del matrimonio, nella celebrazione di un rito funebre. Un diacono può leggere le sacre scritture, sedere al fianco del sacerdote e del vescovo durante la celebrazione. Questo compito risale a tempi antichissimi, già nel vangelo si accenna al presenza di diaconi uomo, ma in tempi ancora più remoti si parla anche di diaconi donna, che adempivano alle incombenze dei diaconi, svolgendo anche altre compiti. Le “diaconesse” però sono scomparse in fretta.

È per questo che Papa Francesco ha annunciato di voler costruire una commissione di storici della religione che possano avere gli strumenti giusti per affrontare questo tema; il pontefice ne ha parlato in mattinata con novecento religiose che ha incontrato in udienza al Vaticano. Attualmente il ruolo delle donne nella chiesa si limita a quello di credente praticante (assiste alle celebrazioni ed esercita la sua professione di fede), di religiosa (suora o monaca), di perpetua (colei che si cura dell’ordine e della pulizia in chiesa e in sagrestia), di catechista (guidando i bambini in un percorso di crescita spirituale), o di sagrestana che può distribuire l’eucarestia e svolgere mansioni ordinarie all’interno della chiesa stessa. La donna diacono sarebbe una novità che, a detta di Bergoglio, è “una possibilità per oggi”, da sempre rifiutata, che però, a detta dei moltissimi che hanno accolto con entusiasmo questa possibilità, oggi più che mai, potrebbe essere un importante gesto di emancipazione anche in ambito religioso. (Anita Ricco)

Maria Vittoria Longhitano detiene un primato: è il primo prete donna nella chiesa episcopale. L'ordinazione sacerdotale, arrivata il 22 maggio 2010 nella chiesa anglicana di Saints di Roma, è stato l'epilogo di un cammino fatto di sacrifici e di lotta al preconcetto per cui "non si è mai vista una donna-sacerdote". La madre, ora, da anni sta esercitando il suo ministero a Milano. La dedizione - I primi anni non sono stati facili per madre Maria Vittoria, osteggiata per il fatto di essere donna e per le sue idee progressiste. “Gesù non vuole chierichetti o preti femmine”: così le diceva il parroco di Enna, la sua citta natia, quando chiedeva di poter servire la messa. A seguito dell'ordinazione sacerdotale, arrivata nel 2010, la sua comunità è stata esclusa dalla cappella della congregazione cattolica in cui si svolgevano le loro liturgie: “Quando hanno saputo che a celebrare la messa sarebbe stata una donna, i sacerdoti della congregazione hanno preferito che l’altare non fosse, diciamo così, contaminato. Oggi, per l’eucarestia, ci appoggiamo alla chiesa Battista di Milano”. Maria Vittoria, inoltre, ha ricevuto diverse lettere intimidatorie dopo le sue benedizioni, che venivano impartite ad alcune coppie omosessuali attraverso un rito che richiama quello del matrimonio. La fede - Quando Maria Vittoria ha iniziato a sentire che la fede stava prendendo un posto importante dentro di lei, decide di votarsi alla vita monastica e di entrare nella confraternita delle suore domenicane di Betania. Il clero cattolico si è opposto. “La casa vicino Roma che ho frequentato da pre-postulante per alcuni mesi è stata chiusa per le pressioni della Curia. Tra le monache circolavano idee ritenute troppo progressiste, come quelle del teologo Eugen Drewermann”. La donna decide così di abbandonare la Chiesa di Roma, entrare in contatto con la Comunione Anglicana e iniziare la via per diventare sacerdote, completando gli studi di teologia. “Della Chiesa di Roma conserviamo in larga parte la teologia, le ritualità e il concetto di successione apostolica, che segna la differenza principale tra preti e pastori protestanti”, spiega. “Le cose cambiano dal punto di vista ecclesiologico perché non imponiamo il celibato, siamo aperti alle donne e sosteniamo i diritti di tutti, omosessuali inclusi”. Ora madre Maria Vittoria esercita il suo ministero gratuitamente a Milano, dove si è trasferita per seguire il marito che ha sposato nel 2008, e insegna storia e filosofia in un liceo. Fiera di essersi battuta per la sua fede, definisce la chiesa episcopale come la chiesa cattolica del futuro.


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