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Effetto Brexit, Regno Unito pronto a chiudere le frontiere ai cittadini Ue entro marzo
Il pericolo lo corrono anche gli inglesi residenti nei paesi europei. Scozia pronta a nuovo referendum

ROMA (Italy) - Comincia la Brexit: tra due settimane i cittadini dell'Unione Europea perderebbero la libertà di emigrare nel Regno Unito. E' una cosa molto seria anche per gli inglesi in Italia. Harry Shindler, uno dei più noti britannici residenti nel nostro paese, lancia l'allarme dopo le indiscrezioni sullo stop alla libera circolazione dei cittadini Ue che il governo di Theresa May vorrebbe imporre a metà marzo, quando partirà la richiesta ufficiale di negoziati per la Brexit. C'è il rischio di ritorsioni contro i britannici che vivono all'estero. Ultimatum scozzese a Londra: referendum per indipendenza se costretti a uscire da Unione Europea.


Secondo fonti britanniche citate da Telegraph e Independent, la premier Theresa May avrebbe intenzione di attivare il mese prossimo l’art. 50 del trattato di adesione all’Unione europea che prevede il recesso. La questione è complessa sia sul piano giuridico che politico, dal momento che Londra e Bruxelles sono impegnate nelle schermaglie di quella che dovrebbe diventare una lunga e laboriosa trattativa per regolare la Brexit.

La futura uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea rischia di tradursi in un conto più salato per Paesi come l'Italia, nei contributi al bilancio comunitario. A lanciare l'allarme sulla Brexit è stato il commissario europeo al bilancio, Gunter Oetting, riconoscendo la problematicità della questione. "Non penso che i contributori netti siano pronti a farsi carico della totalità del contributo britannico", ha affermato in una intervista al quotidiano Handelsblatt.“

Veterano di guerra sbarcato ad Anzio, Shindler è un attivista anti Brexit e per il diritto di voto dei britannici all'estero. E, nonostante i suoi 95 anni, è deciso a battersi fino in fondo. Noi britannici all'estero "non vogliamo andare come pecore al macello", assicura con il suo italiano dal forte accento londinese. Assieme ad altri compatrioti in Italia, Shindler ha già scritto una lettera al ministro dell'Interno Marco Minniti per chiedere un incontro e ottenere assicurazioni sul futuro trattamento dei britannici nel nostro Paese.

"Vogliamo essere noi inglesi che abitiamo qui a negoziare con il governo italiano. Il governo di Londra non può parlare per noi, non ci ha fatto votare al referendum", spiega Shindler, alludendo al fatto che dopo 15 anni di permanenza all'estero i britannici perdono il diritto di voto.

Non a caso Shindler è stato fra i promotori del ricorso davanti all'Alta corte britannica per poter votare al referendum sulla Brexit, che però è stato respinto. Residente da 35 anni nelle Marche, Shindler è anche un punto di riferimento per tutti i suoi compatrioti che hanno perso i loro cari morti da soldati in Italia, attività per la quale è stato decorato dalla regina Elisabetta. Fu lui a ricostruire le circostanze della morte del padre del musicista dei Pink Floyd Roger Waters dopo lo sbarco ad Anzio.


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Francia, Olanda, Danimarca e Svezia vogliono seguire la Gb sul referendum.
Le dimissioni del premier Cameron. La Brexit nelle dichiarazioni dei leader politici a favore del "leave"

L'Europa delle lobby spaventa i mercati e affonda le borse mondiali

ROMA (Italy) - E' ufficiale: il no all'Europa ha vinto al referendum britannico. Il Leave ha superato quota 16,8 milioni di voto necessari per vincere. "La Gran Bretagna è fuori dall'Unione Europea e Cameron si è dimesso. Lo hanno deciso i cittadini britannici con il referendum. E' la strada più cara al Movimento 5 Stelle, quella di chiedere ai cittadini un parere sugli argomenti decisivi per i popoli. Nessun governo deve aver paura delle espressioni democratiche del proprio popolo, anzi deve considerare il suo volere come il più autorevole dei mandati". Lo scrive il M5S sul blog di Beppe Grillo attaccando le lobby economiche europeiste.


Per il Movimento 5 stelle: "L'Unione Europea deve cambiare, altrimenti muore. Le istituzioni comunitarie, e in particolare la Troika (FMI, BCE e Commissione Europea) devono iniziare a domandarsi dove hanno sbagliato e come possono risolvere l’enorme problema che hanno generato. Ci sono milioni e milioni di cittadini europei sempre più critici, che non si riconoscono in questa Unione fatta di banche e ricatti economici. Pensiamo al caso greco, un Paese ormai al collasso". Il Movimento 5 Stelle "ha sempre creduto che a dover decidere sulle questioni decisive debba essere il popolo, infatti abbiamo raccolto le firme per il referendum sull'euro per far decidere gli italiani sulla sovranità monetaria. Il Leave del Regno Unito sancisce il fallimento delle politiche comunitarie volte all’austerità e all’egoismo degli Stati membri, incapaci di essere una comunità".

"L'Unione Europea ha sbagliato nel mettere l'austerità al centro della politica - attaccano i grillini - le banche e la finanza davanti ai cittadini; non ha risolto il problema dell’immigrazione, perché dominata dell'egoismo degli Stati membri; ha creato povertà e disoccupazione dilagante; si è dimostrata a trazione tedesca, Angela Merkel e Martin Shultz si sono comportati come i padroni assoluti e incontrastati; il suo esecutivo è guidato da Jean-Claude Juncker, per anni primo ministro di quel Lussemburgo campione d'elusione fiscale; vuole imporre il Ttip e altri grandi Trattati internazionali, discutendoli a porte chiuse. Basta"

"L'Italia è uno dei Paesi fondatori dell'Ue, ma ha un governo troppo debole per poter negoziare uno 'Statuto Speciale' a tutela delle sue eccellenze. Renzi continua a propagandare sui media le necessità del Paese e poi, a Bruxelles dimentica tutto - accusano i 5 Stelle - Fa orecchie da mercante rimbalzando tra una lobby e l'altra, incapace di prese di posizione reali. Anche qui, è inutile citare gli esempi dell’olio tunisino, delle arance marocchine e del Ttip, solo per fare qualche esempio".

"Evviva il coraggio dei liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti. Grazie Uk, ora tocca a noi. #Brexit". lo scrive Matteo Salvini. ''Ho invidia per il fatto che gli inglesi possano votare, una cosa che l'Italia ha proibito. Ho qui l'emendamento che noi abbiamo portato in Parlamento, bocciato più volte da Renzi e dal Pd''. Per Salvini la sinistra ''ha gettato la maschera. Pensa che sia meglio che gli italiani non decidano sulle cose europee''. Il risultato è ''uno schiaffone a Napolitano, Prodi e Renzi''.

Salvini ringrazia poi "gli inglesi che hanno dato una lezione di democrazia e partecipazione all'Europa. Serva di lezione agli italiani che non possono votare un simile referendum perché la costituzione lo vieta e anche la riforma di Renzi continua a vietarlo. Motivo per cui voterò tre volte no a ottobre perché gli italiani devono potersi esprimere sulle scelte spesso sbagliate che arrivano dall'Europa e adesso o l'Europa cambia e torna vicina a cittadini, lavoratori e produttori oppure sull'esempio inglese altri arriveranno".

Dopo la vittoria della Brexit, si teme ora un effetto a catena negli altri paesi dell'Ue. "Vittoria della libertà. Come chiedo da molti anni, bisogna adesso fare lo stesso referendum in Francia ed in altri Paesi europei", scrive su Twitter la leader della destra francese Marine Le Pen, che ha convocato per le 9.30 una conferenza stampa. Il presidente francese Francois Hollande farà una dichiarazione sulla Brexit alle 9, dopo una riunione ministeriale. Marion Le Pen, nipote della leader del Front national francese, ha commentato così sempre su Twitter l'esito del referendum: "Vittoria. Dalla Brexit alla Frexit: è tempo ormai di portare la democrazia nel nostro Paese, i francesi devono avere il diritto di scegliere".


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Vincono gli inglesi, la Gran Bretagna fuori dalla UE. Ora potrebbe toccare ad Olanda e Francia
I Leave conquistano il 52% dei consensi. Altissima l'affluenza alle urne per sancire il diritto referendario

ROMA (Italy) - La Gran Bretagna uscirà dall'Unione Europea. La Brexit vince con il 51,9% dei voti. E' quanto emerge dai risultati definitivi del referendum, citati dai media britannici, secondo cui per il 'Remain' ha votato il 48,1% degli elettori britannici. Secondo quanto dichiarato dal presidente della Commissione elettorale britannica, Jenny Watson, le schede conteggiate sono state 33.577.342: a favore della Brexit hanno votato 17.410.742 cittadini britannici, mentre contro 16.141.241. L'affluenza alle urne è stata del 72,2%.


"Ci siamo ripresi il Paese, questa è una vittoria della gente vera, della gente normale, della gente dignitosa", ha commentato Nigel Farage, leader del Partito indipendentista Ukip. E' attesa in mattinata una dichiarazione del premier David Cameron sull'esito del referendum. Intanto i media parlano di pressioni sul primo ministro perché si dimetta: Cameron ed il cancelliere dello Scacchiere George Osborne starebbero cercando "un'uscita dignitosa". Il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond assicura però che il premier non lascerà.

La Casa Bianca riferisce che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama "è stato informato dell'esito del referendum e continuerà a essere aggiornato dal suo team, ci aspettiamo che il presidente avrà l'opportunità di parlare con Cameron nel corso della giornata".

La Brexit spinge il crollo della sterlina, che nel corso dello spoglio che man mano dava in vantaggio il 'leave' dall'Unione europea, è arrivata a perdere il 10% sul dollaro, raggiungendo quota 1,33. Si tratta del valore più basso degli ultimi 30 anni.

La Banca d'Inghilterra in una nota ufficiale, diffusa in seguito al risultato del referendum, assicura: "Prenderemo tutte le misure necessarie per garantire la stabilità monetaria e finanziaria".

Intanto, si teme un effetto a catena negli altri Paesi dell'Ue. "Evviva il coraggio dei liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti. Grazie Uk, ora tocca a noi. #Brexit", scrive Matteo Salvini in un tweet.

Mentre la leader della destra francese Marine Le Pen, che ha convocato per le 9.30 una conferenza stampa, sottolinea sempre su Twitter: "Bisogna adesso fare lo stesso referendum in Francia ed in altri Paesi europei". Il presidente francese Francois Hollande farà una dichiarazione sulla Brexit alle 9, dopo una riunione ministeriale.

Esulta anche Geert Wilders, il leader euroscettico olandese. "Urrà per i britannici - scrive su Twitter - Adesso è il nostro turno, è il momento di un referendum in Olanda". E poi, sul suo sito web, scandisce: "Vogliamo essere noi i responsabili del nostro Paese, dei nostro soldi, dei nostri confini e della nostra politica migratoria. Se diventerò primo ministro, ci sarà un referendum in Olanda sull'uscita dalla Ue. Lasciate decidere agli olandesi".

Secondo il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz però la decisione della Gran Bretagna di lasciare l'Ue non innescherà decisioni simili in altri Stati membri. "Non ci sarà alcuna reazione a catena - ha detto Schulz alla tv pubblica tedesca Zdf - non credo che altri Paesi saranno incoraggiati a percorrere questa strada pericolosa".

Il premier belga Charles Michel ha chiesto un 'conclave' a luglio dei capi di Stato e di governo - che si riuniranno per il Consiglio Ue il 28 e 29 giugno - dopo l'esito del referendum sulla Brexit. "Chiedo un conclave a luglio per riaffermare il nostro impegno - ha scritto su Twiter - Dobbiamo definire le nostre priorità e delineare un nuovo futuro per l'Europa". (AdnKronos)


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La Brexit nei sondaggi, dopo l'omicidio Jox capovolgimento dei fronti: remain al 45%, exit al 42%
Si avvicina la data del referendum sulla Brexit. Il prossimo giovedì 23 giugno gli inglesi decideranno
sulla permanenza della Gran Bretagna nella Comunità Europea

ROMA (Italy) - I sostenitori del 'Remain' tornano a guadagnare terreno nei sondaggi in Gran Bretagna. Secondo un sondaggio del Mail on Sunday realizzato tra venerdì e sabato, il 45% del campione interpellato sarebbe a favore di una permanenza nell'Ue, contro il 42% favorevole al Brexit. Altre due inchieste dell'istituto YouGov pubblicate oggi rivelano che già a metà della settimana scorsa si era verificato un cambiamento a favore della permanenza nell'Ue. Secondo Yougov l'inversione di tendenza non è tanto direttamente legata all'uccisione della parlamentare laburista Jo Cox quanto ai timori per le conseguenze economiche.


Il fronte del sì (Remain) intanto nei sondaggi è tornato davanti a quello del no (Leave), con un solo punto di vantaggio (45%) secondo il centro demoscopico Yougov scelto dal Sunday Times mentre per Survation lo scarto è maggiore 45% a 42%. Parità al 44% invece per Opinium. Lo spostamento, dicono gli esperti, sembra essere determinato più dai timori delle ripercussioni economiche che dall'emozione suscitata dall'assassinio di Jo Cox.

Il premier inglese David Cameron è tornato sul tema, dichiarando che "dal voto non si potrà tornare indietro" e che lasciare l'Unione Europea sarebbe "un grande errore", visto che l'economia britannica è in bilico e che un voto favorevole sulla Brexit potrebbe causare una grave recessione, facendo diventare il Paese "permanentemente più povero". Quale che sia l'esito del referendum, Cameron non si dimetterà.

"Bisogna essere fiduciosi che il popolo inglese capisca i benefici di restare in Europa, per loro e per gli altri Paesi", ha dichiarato sabato il ministro del'Economia, Pier Carlo Padoan, a margine del Consiglio per le relazioni Italia-USA, ricordando che in ogni caso la BCE dispone di "misure adatte per contrastare le turbolenze, che sarebbero comunque di breve durata". Sulla stessa linea le dichiarazioni fatte dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Intanto sono arrivati i primi sondaggi sul voto di giovedì dopo l'uccisione della deputata laburista, Jo Cox, che questa volta danno in vantaggio i favorevoli alla permanenza nell'Unione.


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Sangue sulla Brexit, uccisa deputata laburista Cox da un folle al grido "Britain first"
Helen Johanne Cox aggredita durante l'incontro con i suoi elettori. Aveva lavorato per Save the Children

ROMA (Italy) - Sangue sul voto sulla Brexit in Gran Bretagna. La deputata laburista Jo Cox è morta in seguito all'aggressione subita oggi a Birstall, nei pressi di Leeds. Lo ha annunciato Dee Collins, responsabile della polizia del West Yorkshire, nel corso di una conferenza stampa. E' stato identificato l'uomo che al grido di 'Britain First!' avrebbe accoltellato e sparato alla deputata. I media britannici riferiscono che l'aggressore, 52 anni, fermato dalla polizia, si chiama Tommy Mair. L'aggressione è avvenuta poco prima delle 13, ha riferito il responsabile della polizia del West Yorkshire. Cox è stata dichiarata morta da uno dei paramedici intervenuti sulla scena.


Nell'incidente è stata ferita anche un'altra persona, un 77enne. La polizia, ha riferito inoltre Collins, non è al momento in grado di determinare il movente dell'aggressione. Quanto al sospettato posto in stato di arresto, Tommy Mair, la polizia sta cercando conferme alle testimonianze che hanno riferito che l'uomo, durante l'aggressione, avrebbe urlato lo slogan nazionalista e di estrema destra, 'Britain First!'.

L'abitazione dell'uomo, riporta Skynews, è stata posta sotto sequestro dalla polizia che sta effettuando delle perquisizioni all'interno della casa e ne sta ispezionando il giardino. I vicini hanno riferito che l'uomo risiede in quella abitazione da oltre 30 anni, dei quali gli ultimi 20 da solo, dopo la morte della madre e della nonna.

Cox è stata aggredita nel suo collegio elettorale, mentre incontrava i suoi elettori. La deputata, eletta nelle elezioni dello scorso anno nel collegio di Batley and Spen, si era schierata a favore dell'intervento militare britannico in Siria, in aperto dissenso con il leader del suo partito, Jeremy Corbyn. In passato aveva lavorato per Oxfam e Save the Children.

Le campagne 'Remain' e 'Leave' impegnate nel referendum sulla Ue hanno annunciato la sospensione delle loro iniziative.

"Jo credeva in un mondo migliore e combatteva per esso ogni giorno". Così Brendan Cox, marito della deputata laburista uccisa oggi, ricorda la moglie in una dichiarazione diffusa dai media britannici. "In questo momento avrebbe voluto due cose più di ogni altra la prima è che i nostri preziosi figli siano circondati dall'amore e la seconda vederci uniti per combattere l'odio che l'ha uccisa. L'odio non ha credo, razza o religione, è velenoso".

La Brexit avanza nei sondaggi e a 8 giorni dal referendum del 23 giugno può contare su un vantaggio di 6 punti percentuali. Lo rileva un sondaggio Guardian/Icm realizzato nel weekend, secondo il quale, escludendo gli elettori ancora indecisi, valutati tra il 6% e il 7%, la campagna 'Leave' si attesterebbe su 53% dei consensi rispetto al 47% del fronte 'Remain'. Due settimane fa, lo stesso sondaggio aveva prodotto un risultato 52%-48%, segnando per la prima volta un vantaggio degli euroscettici nelle rilevazioni Icm.


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Brexit, gli inglesi a -8 giorni dal referendum che collocherebbe la Gran Bretagna fuori dalla UE
I mercati fanno terrorismo psicologico contro i sostenitori del "fuori dall'Europa" a tutti i costi

ROMA (Italy) - È appena stato pubblicato un altro dei numerosi sondaggi che dà in testa con un buon margine di vantaggio il fronte del “Leave” nel referendum sulla Brexit, 47% contro il 40% che è intenzionato a votare “Remain”. Il popolo britannico si esprimerà tra nove giorni, il 23 giugno.

Secondo l’ultima rilevazione di TNS, citata dall’agenzia di stampa Reuters, la campagna per abbandonare l’Unione Europea ha un “vantaggio significativo” sul fronte del “Remain”. Altri sondaggi separati resi noti ieri davano i favorevoli all’uscita dal blocco europeo di Londra in vantaggio del 10 e 19%.


Quando David Cameron è stato eletto nel 2015 vincendo le elezioni generali, spinto dalle continue richieste dei membri del parlamento del Partito Conservatore e dall’UKIP (il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito guidato dall’antieuropeista Nigel Farage), aveva promesso ai cittadini britannici un referendum per chiedere la loro opinione se rimanere o meno all’interno dell’Unione europea. L’ultimo referendum di questo tipo in Gran Bretagna si è svolto nel 1975, quando si è votato per rimanere all’interno dell’Unione europea a due anni di distanza dal suo ingresso.

L'Europa unita sempre più odiata - "Stiamo per prendere la più grande decisione politica della nostra vita. Il Sun esorta tutti a votare per l'Uscita" dall'Ue, al referendum del 23 giugno, scrive il popolare quotidiano, proprietà di Rupert Murdoch, il magnate australiano dei media. Ostacolato "dall'espansione dello Stato federale tedesco", il futuro del Regno Unito sarebbe "ben più oscuro" se rimanesse nel blocco dei 28, prosegue il giornale, che vede in una Brexit l'opportunità di "riaffermare" una sovranità compromessa dalla "dittatura di Bruxelles". "E' la nostra chance di rendere la Gran Bretagna migliore, di riprenderci la nostra democrazia, di preservare i valori e la cultura di cui andiamo fieri a giusto titolo", argomenta ancora il Sun, primo quotidiano del Regno a prendere così apertamente posizione a favore della Brexit.

Il premier britannico David Cameron: "Avremo un decennio di incertezze" per quel che riguarda la crescita, gli investimenti e le spese sociali se i britannici opteranno per la Brexit - ha detto Cameron alla Bbc - nel corso del quale dovrà rinegoziare un contratto commerciale con l'Ue che "succhierà via le energie del governo e del Paese". Cameron inoltre, parlando con il Sunday Telegraph, ha sostenuto che la Brexit causerebbe un "buco nero nelle nostre finanze tra i 20 e i 40 miliardi di sterline" e i ministri dovrebbero riesaminare tutta la politica pensionistica. Quando tutti i sondaggi prevedono praticamente un testa a testa tra il sì e il no al referendum, il premir conservatore ha invitato i suoi concittadini a votare per restare nell'Unione: "Non indebolirete il vostro Paese restando all'interno dell'Ue, al contrario, lo rafforzerete". Fautore dell'uscita, il leader dell'Ukip, Nigel Farage, ha invece esortato i britannici ad abbandonare un "progetto che ha fallito". "La gente ne ha abbastanza delle minacce del premier e del suo ministro delle Finanze", ha detto Farage nel corso della stessa trasmissione televisiva.

I politici che sono a favore della Brexit sostengono che il Regno Unito nel lungo periodo possa tornare a crescere a ritmi più alti. La tesi di base è che l’Unione europea ha regole troppo stringenti, soprattutto in materia economica, e uscendone avrebbero maggiore controllo. Questi partiti vogliono inoltre imporre più forti barriere all’immigrazione, comprese verso i cittadini dell’Unione europea, cosa che è più complicato ottenere - o a volte impossibile (come nel caso dei cittadini UE) - rimanendo all’interno dell’Unione. Infine, non piace la prospettiva di lungo termine di costituire gli Stati Uniti d’Europa e perdere quasi interamente la sovranità del paese.

Chi è contrario sostiene che lo shock economico, oltre che di breve, possa essere anche di lungo periodo, in primo luogo perché avrebbe maggiori problemi a commerciare con i vicini paese europei. I politici come Cameron sostengono al contrario dei partiti anti-euro che il flusso migratorio in entrata è composto principalmente da giovani che hanno voglia di lavorare e che portano valore aggiunto all’economia britannica.


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La Gran Bretagna si prepara al referendum del 23 giugno per uscire o meno dalla Comunità Europea
Il quesito referendario spacca sia il governo di Cameron sia le posizioni degli altri membri europei

ROMA (Italy) - Il referendum avrà luogo il 23 giugno prossimo e vedrà gli elettori britannici coinvolti in una decisione molto importante: se rimanere o meno all’interno dell’Unione Europea. In altre parole: continuare a "lottare" contro le decisioni UE o una volta per tutte chiudere il conto definitivamente con i paesi d'oltre Manica. Attualmente si sono definiti due fronti, il primo dei quali è quello fedele all’Unione, capeggiato dal primo ministro Cameron mentre il secondo fronte, quello favorevole alla Brexit, conta almeno sei componenti del governo Tory britannico, 5 ministri e un sottosegretario.


Il referendum avrà luogo il 23 giugno prossimo e vedrà gli elettori britannici coinvolti in una decisione molto importante: se rimanere o meno all’interno dell’Unione Europea. Il termine Brexit, innanzitutto, deriva dall’abbreviazione di due parole: Britain ed Exit. Tale termine viene comunemente usato per dare rilievo all’essenza stessa del referendum, ovvero l’uscita dall’UE, come venne utilizzato per la Grecia ma in quel caso era Grexit.

Attualmente si sono definiti due fronti, il primo dei quali è quello fedele all’Unione, capeggiato dal primo ministro Cameron: “Lasciare l’Europa minaccerebbe la nostra sicurezza economica e nazionale… la Gran Bretagna sarà più sicura, più forte e più prospera in un’Europa riformata di quanto lo sarebbe uscendo dall’Ue”. Su questa linea di pensiero c’è il ministro delle finanze George Osborne, il titolare dell’interno Theresa May, il ministro dell’Attività Produttive Sajid Javid e il ministro degli esteri Philip Hammond. Il secondo fronte, quello favorevole alla Brexit, conta almeno sei componenti del governo Tory britannico, 5 ministri e un sottosegretario. Indubbiamente il personaggio di spicco e il Ministro della Giustizia Michael Gove, il quale sostiene che la Brexit rappresenta la via per un futuro migliore. Voteranno l’uscita dall’Ue, i ministri del Lavoro, Iain Duncan Smith, quello per l’Irlanda del Nord Theresa Villiers, della Cultura John Wittingdale e il leader della Camera dei Comuni Chris Grayling, che rappresenta il governo in Parlamento ed è il capofila storico degli euroscettici. Dice Grayling, “l’Ue tiene indietro questo paese. Non possiamo controllare le nostre frontiere, limitare il numero di persone che arrivano, stringere accordi commerciali. Non credo che riusciamo a prendere decisioni nel nostro interesse nazionale quando siamo parte dell’Ue”.

Intanto Cameron il 20 febbraio scorso è riuscito a strappare un accordo a Bruxelles che gli permetterà di sostenere per un altro mese e mezzo il “no” alla Brexit. Nel caso in cui la Gran Bretagna dovesse votare per rimanere all’interno dell’Unione, verrà nominata “stato speciale” rispetto agli altri stati membri, proprio per poter fronteggiare tutto quello che agli inglesi non piace dell’Europa come per esempio l’alto tasso di immigrazione e il poco controllo sui propri affari. I punti dell’accordo raggiunto tra Cameron e Bruxelles sono principalmente cinque. Il primo dei quali è la governance economica, che prevede il rispetto dei paesi dell’Eurozona a rispettare il mercato unico e gli interessi dei paesi che non ne fanno parte, i quali a loro volta si astengono dal porre il veto alla maggiore integrazione dell’Eurozona. A seguire c’è il punto sulla compatibilità, ovvero l’Ue farà tutti gli sforzi per rafforzare il mercato interno e mantenere il passo per adeguarsi ai cambiamenti, in particolare riducendo il carico amministrativo e i costi per le Pmi. Terzo punto, molto importante per Londra, è la sovranità. Londra ottiene che il concetto di “unione sempre più stretta” come obiettivo cardine in tutte le versioni dei Trattati non si applichi più alla Gran Bretagna nella prossima revisione del Trattato. Quarto punto è l’accesso al welfare, si accetta pertanto che in situazioni eccezionali la libertà di movimento dei lavoratori può essere limitata. L’accesso al welfare può essere concesso gradualmente nell’arco di 4 anni. La City ottiene che il freno d’emergenza sia applicato per 7 anni, ma non sia retroattivo. Gli assegni per i figli rimasti in patria saranno indicizzati sul reddito del paese di residenza. Infine, Cameron mette la parola fine alla questione euro, valuta che non verrà mai adottata in Gran Bretagna.

Cameron continua a sostenere a gran voce il suo “no” al Brexit fecendo dell’accordo il suo vero programma per il referendum, “Londra sarà fuori dall’unione sempre più stretta, fuori da un super stato europeo e non adotterà mai l’euro” e allo stesso tempo “non rischierà di danneggiare la sua economia e la sicurezza del Regno Unito innanzi a criminalità e terrorismo”. (Emanuela Galgano)


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