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Lecce, il Barocco vince anche a Natale
La "capitale" del Salento nella Top Ten delle città dove trascorrere le festività 2016 - 2017

LECCE (Italy) - Barocco, per me, il Natale lo è stato da sempre: da bambina, niente mi rallegrava più della teatralità dell’albero di famiglia, un tripudio di decorazioni chiaramente provenienti da set diversi che sembravano pronte a precipitare addosso alla sottoscritta da un momento all’altro.

In seguito al mio trasferimento a Lecce, le cose non sono cambiate: continuo ad apprezzare ogni aspetto di questa festività, finanche i più superficiali e opulenti; d’altro canto, in assenza di quelle “persone accese” tanto decantate da Charles Bukowski le luci intermittenti vanno più che bene alla sottoscritta. Ciononostante, spero che le settimane a venire possano offrire a ogni lettore di Italia News Press Agency - www.italianews.org e Lecce come la canto io - https://www.facebook.com/#!/leccecomelacantoio - un’occasione per riempirsi testa e cuore non solo di persone e luci, ma soprattutto di momenti accesi. E che Lecce possa costituire lo scenario ideale per i vostri ultimi stralci di duemilaesedici, non siamo i soli a pensarlo!


Di recente, persino Trivago ha inserito l’Atene delle Puglie nella sua classifica delle dieci mete perfette per la notte di San Silvestro. Degna di nota, però, è anche la Fiera di Santa Lucia, nell’ex convento dei Teatini, che dal 7 al 24 Dicembre offrirà ai visitatori la possibilità di ammirare i tipici “pupi” (figure presepiali in ceramica e terracotta); per non parlare dello splendido presepe realizzato nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Romano e dei tradizionali mercatini che attirano ogni anno visitatori da tutta la regione. Dedicate all’arte scenica saranno invece la serata “Artisti barboni per un giorno” (17 Dicembre) e la seconda edizione di “Kids – Festival Internazionale del teatro e delle arti per le nuove generazioni” (dal 28 Dicembre al 6 Gennaio) adatto soprattutto ai più piccini. Segnaliamo infine, tra i concerti, “Flatus Vocis in Spiritual Songs” (16 Dicembre), che prevede un’inedita “rilettura filo spirituale” di un repertorio che spazia da John Lennon a David Bowie. Per restare sempre aggiornati su questi e molti altri eventi, potete di tanto in tanto dare un’occhiata alla pagina Facebook “Lecce come la canto io” https://www.facebook.com/#!/leccecomelacantoio - (Erica A. Montanaro)

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Lecce, “la città che mi abita” – una guida a perdersi (per ritrovarsi)
Briciole di gastronomia

LECCE (Italy) - Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla per iniziare al meglio una giornata a Lecce? Certo, ma non solo: il centro storico della città è ricco di idee interessanti per pasti e spuntini dei viaggiatori più curiosi (e golosi). Quelli che la sottoscritta vi offre qui, naturalmente, sono solo piccoli ... assaggi: d’altro canto, eventi come il Festival dello Street Food tenutosi a metà Luglio in Piazza Libertini non fanno che confermare quanto la città del Barocco possa sorprendere anche i suoi stessi abitanti dal punto di vista gastronomico.


Supponiamo, per esempio, che stiate passeggiando in via Vittorio Emanuele II: sarebbe alquanto probabile imbattervi in squisite signore armate di sorriso smagliante e cesti di vimini colmi di taralli dolci e salati. “La casa del tarallino” di Giovanni DeGennaro, nato circa un anno fa nelle immediate vicinanze della chiesa di Sant’Irene, è in gran parte dedicato proprio alle numerose “variazioni sul tema” di questa delizia meridionale. Tra i tarallini salati, molto apprezzati dagli stranieri sono quelli alle olive nere, alle cime di rapa o cipolla e uvetta; tra i tarallini dolci, gettonatissimi quelli con zenzero e cannella o cioccolato e mandorle. Vicinissimo a “La casa del tarallino” è “GustoLiberrima”, la 'libreria del tempo libero' che, accanto a letture su temi che spaziano dalla moda al giardinaggio e dalla pesca allo sport, propone una vasta selezione di prodotti enogastronomicipugliesi. Prodotto di punta della libreria, nonché ottima idea per un regalo ad amici e parenti a casa, è il Cesto letterario: un pratico ma elegante cofanetto colmo di libri e leccornie inviabile in ogni angolo del globo.

Fatto un cospicuo rifornimento di tarallucci e vino potreste spostarvi verso Piazza Sant’Oronzo e fermarvi in uno dei numerosi bar con (splendida vista) sull’Anfiteatro Romano: amato e frequentatissimo da leccesi e non è soprattutto “Alvino”, perfetto per scoprire in quale fazione schierarvi nell’ardua disputa “rustico o pasticciotto” lanciata sul web da Fiorello qualche mese fa. Oppure, se è già ora di pranzo e dopo la camminata mattutina avrete bisogno di qualcosa di più sostanzioso, è d’obbligo una tappa all’altrettanto apprezzata “Piadina salentina”, in cui partendo da un menu di base è possibile sceglierenon solo gli ingredienti da inserire nella piadina ma anche tra più possibili impasti della stessa: dal farro ai 10 cereali, dalla canapa al tritordeum.

Ancor più particolari i prodotti de “Il fornaio”, tra i quali degni di menzione sono due speciali pani leccesi cotti in forno di pietra: la piscialetta (con cipolla, pomodori a pendolo e olive nere) e il pizzo (ugualmente condito ma più secco e rustico). Ancora affamati e magari accompagnati da piccoli esploratori che scalpitano per un dessert? Se sceglierete di non allontanarvi dalla Piazza, non posso non consigliarvi le crepes dei gemelli Scrimieri, proprietari de “Le Mille e una Crêpes” in via Dei Mocenigo, creperia nata poco più di quattro anni fa: ovvero quando Luca e Mauro, dopo aver sottoposto i propri amici a numerosi 'assaggi di prova', hanno scelto di mettersi in gioco proponendo ai clienti crêpes create su misura dei loro gusti. Nella mia prediletta ci sono cioccolato fondente, marmellata di fichi, granella di mandorle e Grand Marnier ... ma credetemi, sceglierne una è stato davvero difficile!

L’afa estiva potrebbe tuttavia indurvi a optare per qualcosa di più fresco: in tal caso vi sarebbe di grande aiuto farequattro passi lungo via Trinchese, dove c’è una tale concentrazione di gelaterie da indurre la sottoscritta e molte sue colleghe universitarie a festeggiare in quella zona ogni esame andato bene (o eventualmente a consolarsi in caso contrario).

Anche in questo caso preferisco indirizzarvi verso le specialità locali: ad esempio, da “Natale” potreste abbinare ai classici cioccolato o stracciatella un gusto unico al mondo, “D’Enghien”. Si tratta della versione gelato di una torta a base di mandorle verdi, crema di limone, panna frescae pasta choux, vincitrice del concorso Donna Salentina; il suo inusuale nome si ispira alla contessa di Lecce Maria D’Enghien (1367-1446), grande benefattrice della città e appassionata di... agrumi.


Anche da “Martinucci” avreste l’imbarazzo della scelta in fatto di gusti: oltre agli ottimi e tipicamente “made in Sud” mandorle e fichi, caffè leccese e Barocco, periodicamente la gelateria propone novità dai nomi misteriosi (Provami, Gusto del mese, Solo qui...) e dai sapori unici. E se al gelato preferite lo yogurt, non avreste bisogno di spostarvi granché: vi consiglio infatti quello di “Settimo Cielo”, accanto al Teatro Politeama Greco. Si trovano invece nei pressi di Piazza Mazzini – meta ideale, tra l’altro, per chi ha un disperato bisogno di fare shopping – “La puccia” e il raffinato “300mila” Lounge Bar. La prima permette per tutta la settimana di scoprire il sapore del tipico pane leccese (farcito a vostro piacimento); il secondo è uno dei locali più frequentati dai leccesi (in particolare per pause pranzo e aperitivi) e pluripremiato, tra gli altri motivi, per aver portato in Puglia “un modo internazionale e trasversale di fare cultura del bar”, tra quadri d’arte contemporanea e musiche jazz e lounge.

A conclusione di questo breve excursus gastronomico, credo sia giusto dedicare qualche dritta anche a una realtà recentemente in crescita, ovvero quella vegetariana e vegana: esistono infatti – e non solo nel centro storico – diversi locali che mettono a disposizione varianti “verdi” di piadine, pucce e compagnia bella. Ne cito tre per tutte: il “vegan kebab” di “Piadina salentina” nella centralissima Piazza Sant’Oronzo, a base di seitan ed ottimo con la crema d’avocado, la focaccia vegana di “Sapori di Strada” in via Palmieri e l’intero menu del ristorante “Zenzero” (sul Viale dell’Università) che offre anche il servizio d’asporto. Tutti consigliatissimi anche agli onnivori, beninteso! (Erica A. Montanaro - www.facebook.com/leccecomelacantoio/)


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Lecce, “la citta’ che mi abita” – una guida a perdersi (per ritrovarsi)
Briciole di arte, cultura e poesia in via Palmieri

LECCE (Italy) - Mi ero trasferita a Lecce da circa una settimana e tutto ciò che avevo visto era l’Obelisco dal balcone della mia nuova casa. Capita, quando si è con l’acqua alla gola a causa dell’ennesimo esame. Eppure ad oggi sono contenta di aver dovuto aspettar tanto la prima, errabonda mattina tra i vicoli della città. Forse senza tutti quei mesi chiusa in camera a studiare avrei apprezzato di meno un mucchio di cose: il modo in cui la luce colpiva le facciate dei palazzi, per esempio. Le forme bizzarre delle maniglie che presto avrei imparato a memoria. La cordialità di artigiani e artisti di strada che, per fortuna, sin da allora hanno sopportato di buon grado le mie domande indiscrete o semplicemente il mio sguardo fisso sulle loro mani. E poi, quella meravigliosa piazzain cui convivono con una naturalezza disarmante i residui di epoche tra loro lontanissime.


Ebbene, ciò di cui vorrei parlarvi in questa seconda tappa del nostro piccolo viaggio virtuale è proprio tale naturalezza. Per farlo, però, mi piacerebbe spostarci da Piazza Sant’Oronzo - di cui vi ho raccontato nella puntata precedente – a un’altra zona del centro storico, non troppo distante, che probabilmente vi capiterà di percorrere per recarvi nei pressi dei monumenti più apprezzati dai turisti – quelli in Piazza Duomo, per intenderci. Perché per quanto il campanile, l’episcopio, l’ex-seminario e lo stesso Duomo meritino in pieno d’essere immortalati ogni giorno da centinaia di macchine fotografiche, ricca di sorprese, di arte e cultura è anche la strada che a essi conduce. Questa strada si chiama Via Giuseppe Palmieri e rappresenta la perfetta fusione tra quelle che sono le tradizioni storiche di una città e lo sforzo innovativo di coloro che, chi da qualche anno, chi da qualche mese, la rendono dinamica e accattivante persino per chi di storia e tradizione parrebbe non volerne sapere affatto.

Ma andiamo con ordine: percorrendo quella che il magistrato e scrittore Michele Paone definì come una “tra le più eleganti arterie della città barocca”, un appassionato d’architettura non potrebbe non fermarsi ad ammirare le splendide facciate e i curiosi balconi dei palazzi Guarini e Marrese, il Teatro Paisiello – il più antico della città - o la suggestiva chiesa di San Giovanni di Dio, periodica sede di numerose esposizioni artistiche. Inoltre, sebbene la maggior concentrazione di botteghe si trovi in una zona più centrale, anche in via Palmieri è possibile ammirare alcuni notevoli prodotti dell’arte della cartapesta, nata nel XVII secolonei locali dei barbieri che a essa si dedicavano per ingannare il tempo tra un taglio di capelli e l’altro. A chi volesse saperne di più, consiglio una visita all’apposito Museo nei sotterranei del Castello Carlo V o, ancor meglio, una bella chiacchierata con i Maestri Cartapestai di Lecce!

Perché, più che di statue o monumenti, oggi vorrei parlarvi di persone: persone in carne ed ossa e soprattutto più vive e creative che mai. E questo in quanto, benché le loro attività siano assai differenti, pressoché identica è la passione che li anima e che rende inconfondibile l’atmosfera che si può respirare nelle sedi di tali attività, per l’appunto ospitate in via Palmieri. Qui citerò solo quattro di questi posti – quelli che conosco meglio – ma posso assicurarvi che non sono gli unici a saper incantare (e che su “Lecce come la canto io” https://www.facebook.com/#!/leccecomelacantoio/?fref=ts/, nelle settimane a venire, dedicherò loro molto altro spazio). Stavolta, allora, all’invito a perdervi della puntata precedente aggiungo quello a fermarvi. Facciamo tutto così di fretta, ormai. Fermiamoci a osservare le cose e le persone che ci colpiscono, parliamo con loro invece di considerarli solo per la manciata di secondi necessari a immortalarli con la fotocamera dello smartphone. Non sono immune alla frenesia del mio tempo, eppure questa città mi aiuta a distaccarmene ogni giorno un centimetro di più. E così le fotografie le scatto lo stesso, ma solo dopo aver ascoltato. E quanto hanno da raccontarci, queste persone e questi luoghi...

Chi, per esempio, alla storia seicentesca preferisce quella di decenni più recenti e soprattutto alla storia di vicoli e palazzi preferisce quella della moda, potrebbe trovare pane per i suoi denti nel “MILE’ VINTAGE STORE” di Ivan Di Paolo, nato a Milano ma residente a Lecce da 5 anni. Appassionatosi al vintage grazie ai suoi genitori (in particolare al padre artigiano), da un anno e cinque mesi circa Ivan offre ai visitatori del numero 64 di Via Palmieri un’ampia gamma di articoli retrò, forse più gettonati nelle grandi capitali della moda come Parigi o la stessa Milano ma che iniziano ad essere conosciuti e apprezzati anche al Sud.E con un tocco di creatività in più, perché oltre a cappelli cuciti a mano, abiti sartoriali, pipe da collezione e cartoline d’epoca a prezzi più convenienti di quanto possiate immaginare, non mancano originalissimi accessori realizzati artigianalmente dal MILE’ VINTAGE STORE” con… bottoni!

L’influenza di qualcuno a lei vicino negli anni dell’infanzia è stata fondamentale anche per Daniela, la bella e caparbia proprietaria de “Il ripostiglio di Atena” ma parallelamente anche pittrice e restauratrice. L’omaggio alla dea delle arti, ribadito anche dal gufo nell’insegna, non è quindi casuale e i turisti che ogni giorno entrano nel negozio, attirati dai vivaci colori della vetrina aggiornata “stagionalmente” (in foto in versione San Valentino), non possono fare a meno di notare la minuziosa cura per i dettagli visibile in ogni campanella, in ogni tazza, in ogniarticolo da regalo nato dalle abili dita di Daniela. E di lei, ci tengo a specificarlo, mi ha colpito soprattutto questo: non sempre all’amore per la bellezza si abbina la capacità di faticare in nome di quell’amore, ma questo è uno dei felici casi in cui ciò avviene. Mi è capitato più di una volta, rincasando a tarda notte, di vedere questa ragazza ancora in negozio, dopo l’ennesima “infornata” di manufatti, con le braccia a pezzi ma occhi sempre svegli, sorriso sempre lucente. Andate a trovarla e vedrete.

Sempre per restare in tema di accostamenti inusuali, vi è mai capitato di entrare in una libreria e di trovare una raccolta di fumetti accanto a un violino e un pianoforte? Questo è solo uno dei modi in cui “La bambola di Kafka”, libreria indipendente specializzata in usato e fuori catalogo, ha saputo conquistare il mio cuore.

Nata nel Febbraio 2014 grazie al libraio Fabio Colella, leccese ma reduce da quindici anni di lavoro a Roma comprendenti anche la collaborazione consvariati studi bibliografici, “La bambola di Kafka” si propone, con un’offerta di oltre 15.000 volumi, di far scoprire a giovani e meno giovani autori dimenticati persino dalle case editrici più importanti. Anche in questo caso le altre passioni del proprietario, come la pittura e la musica, trovano il loro spazio attraverso eventi periodici e la perenne messa a disposizione degli strumenti musicali cui vi ho accennato prima per chiunque abbia voglia di suonarli. Ma “La bambola di Kafka” è per me speciale soprattutto perché mi ha regalato una bellissima storia: la storia del suo nome, che potete leggere qui (in italiano: https://labamboladikafka.wordpress.com/la-bambola-di-kafka/ - in inglese: http://lukestorms.com/2010/11/25/kafka-and-the-little-girl/ )

Ci sarebbe ancora molto altro da dire su Via Palmieri e su coloro che la abitano. La mia speranza è che queste parole possano spingervi a volerli conoscere di persona, a volervi addentrare nelle atmosfere che hanno saputo tratteggiare, non importa se in una libreria o nel salone di un antico palazzo. Prima di concludere il viaggio con un’appendice di piccoli (ed economici!) suggerimenti gastronomici, c’è tuttavia un’ultima realtà leccese da citare. Una realtà atipica da queste parti e in cui potreste imbattervi non solo in Via Palmieri, ma sostanzialmente in tutto il centro storico da circa un lustro. Nasceva nel 2010, infatti, il movimento “Poesia d’Assalto” ( https://www.facebook.com/#!/Poesia-dAssalto-Lecce-320570554626913/?fref=ts/ ) grazie al giovane autore Davide Casavola, autore di versi che pian piano iniziava a trascrivere sulle vecchie saracinesche abbandonate, un po’ come se fossero le pagine di un diario. Non è il solo a farlo in Italia, tant’è che a ispirarlo è stato proprio il casuale incontro con Ivan Tresoldi, in arte ivan, per Davide “il poeta di strada per antonomasia”. Ma in che cosa è peculiare la poesia di strada? “Non pretende di essere colta e raffinata e non si pone limiti: né nei suoi potenziali autori, né nel suo potenziale pubblico (del resto, per citare lo stesso ivan, ‘il poeta sei tu che leggi’).”E questo senso della condivisione, nel caso degli assalti poetici leccesi, è forse ancora più forte in quanto Davide e colleghi operano alla luce del giorno, senza nascondersi dalle forze dell’ordine. Per loro è essenziale far capire il senso di quanto stanno facendo: una ragionata e accurata opera di riqualifica. Davide non sceglie mai un muro o una saracinesca in maniera casuale, né vi riscrive la stessa poesia o lo stesso frammento se il sole o il vento li cancellano col trascorrere del tempo: “Nel momento in cui trascrivo la poesia dal mio quaderno al muro, quest’ultima diventa di tutti”. E proprio con una di queste poesie, ispirata a una canzone di Georges Brassen, la sottoscritta vi saluta e vi invita per l’ultima volta a perdervi. Tra i vicoli. Tra le storie. Tra i passanti. (Erica A. Montanaro)

Io dedico questi miei versi, ad
ogni passante in corsa nel Corso,
per ogni istante distolto,
per tutti gl'incontri andati persi.

Per quei banchetti d'artigiani
che, all'ombra di Rudiae
ingombra di sguardi,
metton in opera le propre mani,
porgendo l'affetto per chi ne ha riguardo.

Per quei migranti dal volto inespresso,
seduti in coro a cercare ristoro, dove
una sigaretta trova uno sguardo
perplesso sciogliendo
quell'indifferente, gelato decoro.

Per quei musicisti assorti e contorti,
che donano ai vicoli motivo per
festeggiare, seppur le custodie non
sian colme di spiccioli, trovan
conforto negli sguardi intenti a sostare.

Per quei pittori dal trepiedi sempre
in mostra che non costa fatica, la matita, che si giostra, per ogni insincero, passo gelido, dell'astante dona a colori il sentiero più vero,
per tradurre, il circostante.

Per quegli acrobati, giocolieri,
senza sosta che domano il fuoco
e gli sguardi concentrati, non un gioco ed è assai dura la posta
poiché è imposta dagli sguardi sconcertati.

Per quel passante ormai troppo indipendente, che ha fatto dell'indifferenza, la differenza, più eloquente, sapersi distante da ogni istante presente per non condividere un po’ di vero con tutta la propria gente…


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Lecce, “la città che mi abita” – una guida a perdersi (per ritrovarsi)

LECCE (Italy) - Ho sempre pensato che come guida turistica non sarei un granché: soprattutto se per guida turistica s’intende una persona capace di accompagnarvi da un punto x a un punto y illustrandovi a memoria vita morte e miracoli di ogni singola pietra, chiesa o statua in cui si imbatte durante il percorso. Se si trattasse di vita, morte e miracoli di ogni gatto magari potrei anche riuscirci, ma questa è un’altra faccenda. Qui si tratta di farvi da cicerone in un piccolo viaggio virtuale alla scoperta di una meta che negli ultimi anni ha riscosso crescente successo tra turisti non solo italiani, ma provenienti da ogni angolo del globo.


Atene delle Puglie, Firenze del Sud, Paradiso di Cartapesta sono solo alcuni degli appellativi che nel corso del tempo ha saputo guadagnarsi Lecce, la città in cui vivo ma soprattutto la città che mi abita. E che, da quando mi ci sono trasferita per motivi di studio, mi ha adottata un pezzettino di cuore alla volta. Per queste ragioni – vi prego - non considerate i miei suggerimenti come delle mete irrinunciabili, dei must da visitare e condividere sui social in tempo reale a tutti i costi. Considerateli briciole, un po’ come quelle che formano i sentieri delle fiabe: briciole che un corvo dispettoso o una strega cattiva potrebbero sottrarre dalla vostra vista da un momento all’altro. Considerateli un invito a perdervi, non solo a Lecce, ma anche nelle vostre città, quelle che credete di conoscere e che invece aspettano solo l’occasione giusta per sorprendervi. Perdetevi. E forse, in un vicolo, in una statua, in una scritta sul muro... forse vi ritroverete. La pagina Facebook che gestisco da Settembre, “Lecce come la canto io” https://www.facebook.com/leccecomelacantoio è nata proprio così: raccogliendo sotto forma di immagini e parole le briciole del mio perpetuo perdermi e ritrovarmi.

Per cominciare: Briciole di storia - Perché il Barocco, quel Barocco che la storia dell’arte e della letteratura ha lungamente sottovalutato, quel Barocco di cui raccontava lo scrittore e poeta Vittorio Bodini e di cui Lecce, nel Sud Italia, è la capitale indiscussa, è anche questo: continuo stupore, continua meraviglia, continuo artifizio. Emblema di ciò e per questo punto di partenza ideale per noi è la facciata del Duomo di Lecce: o per meglio dire, la falsa facciata. Essa, difatti, è molto più appariscente dell’effettivo prospetto principale: quest’ultimo, tuttavia, è collocato in maniera tale da sfuggire all’occhio di colui o colei che varca la soglia del sagrato per la prima volta. E, nella maggior parte dei casi, resta a bocca aperta. Al centro dello scenografico “Carnevale di pietra” (citando Bodini) della falsa facciata troviamo Sant’Oronzo, patrono della città dal 1658, anno in cui, secondo la leggenda devozionale, liberò i leccesi dalla peste spodestando dal ruolo di patrono della città Sant’Irene.

Naturalmente non è l’unica effigie del Santo in cui ci si potrebbe imbattere nel centro storico: degna di menzione è senz’altro la statua posta sulla sommità della Colonna situata nell’omonima Piazza, vero e proprio salotto della città. E lo è soprattutto per la sua travagliata vicenda: infatti, durante la festa patronale del 26 Agosto 1737, la prima versione della statua, di legno rivestito in rame, fu distrutta da un razzo. Mentre i leccesi si affannavano a raccogliere ceneri e tizzoni ardenti credendoli reliquie miracolose, una seconda statua fu ordinata a Venezia, dove fu inviata a bordo di una nave la testa della precedente - incredibilmente rimasta intatta. Per disgrazia, prima di giungere a destinazione, la nave fu sfasciata da una tempesta: nessun membro dell’equipaggio, tuttavia, perse la vita. E di tutto il carico a bordo si salvò solo una cosa: la testa di Sant’Oronzo. Solo nell’estate del 1739, finalmente, giunse a San Cataldo una nuova statua, quella che ancora oggi veglia sulla Piazza dall’alto della sua colonna di marmo.

Più fortunato della statua è stato a Lecce il nome di colui che raffigura, tant’è che da quando la sottoscritta si è trasferita qui ha conosciuto – che si trattasse di pagine di storia o pagine di vita quotidiana - almeno una ventina di Oronzi.

E proprio parlandovi di due di loro, un Oronzo del passato e un Oronzo del presente, voglio chiudere la prima parte del nostro piccolo viaggio virtuale. L’Oronzo del presente è Oronzo De Matteis, il “pittore degli oceani” che qualche tempo fa ho avuto l’onore e il piacere di vedere al lavoro nella Chiesa di San Giovanni di Dio, dove ha esposto alcune delle sue migliori opere durante la scorsa estate.

L’Oronzo del passato, invece è Oronzo Mansi, sindaco della città nel 1797: nella primavera di quell’anno, il re Ferdinando IV di Borbone visitò Lecce e, stando al “Ragguaglio” scritto dal sindaco che lo accompagnò, non sempre fu il massimo dell’affabilità.

Un giorno infatti, stanco di concerti ed elucubrazioni artistiche il sovrano rispose al “Maestà, questo è l’Arco di Prato del sindaco con un non proprio raffinato “Me ne strafotto, io, dell’Arco”: ebbene, il prode Mansi ebbe la prontezza di spirito, al momento della partenza del re, di spiegargli l’assenza del popolo irritato dal suo comportamento con queste parole: “Maestà, Lecce è città te l’arte: si ‘nde futte te ci rria e de ci parte!” (trad. dal dialetto: “Maestà, Lecce è città d’arte: se ne fotte di chi arriva e di chi parte!”)

Nella seconda parte: briciole di arte, cultura e poesia a spasso per via Palmieri. E qualche suggerimento gastronomico per i palati più curiosi. (Erica A. Montanaro)


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Puglia, un viaggio tra natura, cultura e gastronomia nella regione "over the top" per numero di visitatori
Brindisi da amare ... e il "grande Salento"

BRINDISI (Italy) - Non so quante volte mi sono incantata ad osservare il porto di Brindisi, ferma, quasi rapita in un angolino del Villaggio Pescatori, dove tutt’intorno sa di folklore, di tradizione tra profumi di mare, di pesce, tra reti ancor oggi riparate dalle mani esperte delle mogli dei pescatori che hanno imparato dalle loro madri e sotto la grande nicchia della Madonna che, sopra una scalinata guarda con me il mare, lei con un compito più gravoso: quello di proteggere gli uomini che al mattino presto vanno per mare e dove spesso qualche pia donna si ferma a pregare. Quindi, ecco per voi un magnifico tour tra quella Brindisi da imparare a conoscere ed amare...


Quante volte ho pensato di essere nata in una città bellissima, ripensando alle mie origini leccesi, alla bellezza di Lecce, dei suoi monumenti, delle sue piazze, dei suoi giardini, ma quante volte mi sono incantata ad osservare la straordinaria bellezza di Brindisi, dell’altra mia città! In questo piccolo angolo di Brindisi, tra “schifarieddi” (piccole barche di pescatori ndr) e reti rammendate, dove tutti sono amici di tutti, ci si può perdere nell’immensità di un panorama a dir poco “incantevole”.

Dal Villaggio, alla mia sinistra riesco a vedere il Monumento al Marinaio, maestoso, imponente che con i suoi 68 metri domina sul mare con la sua caratteristica forma di timone e dedicato ai marinai caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Inaugurato nel 1933, è uno dei segni distintivi di Brindisi ed osservarlo riflesso nelle acque del porto sul calar della sera, quando si accendono le luci dei lampioni rendendone più suggestiva la sua immagine e grandezza, vuol dire ricreare, ogni sera, una meravigliosa cartolina da immortalare, non solo nelle foto, ma anche nel cuore! Ogni turista rimane senza parole innanzi al Monumento che si “tuffa” nel porto brindisino. Già, il porto, Il nostro famoso porto, che di storia ne ha vista scorrere tanta, ha la forma di testa di cervo ed è crocevia di navi, yacht e barche di ogni tipo ed è un piacere osservare nelle calde serate d’estate le imbarcazioni provenienti da ogni dove, ormeggiare sulle banchine, mentre la gente si ferma ad osservarle, soprattutto quando arrivano quelle più grandi, più belle che fanno un po’ sognare chi le osserva… con un “se fosse mia…”

Passeggiare giù al porto nella bella stagione è una bella usanza brindisina, tra i tanti localini che offrono ristoro e con i profumi spesso della tradizione cittadina che si alzano nell’aria, soprattutto se ci si addentra nei vicoletti storici dove maggiore è il numero di locali fedeli alla cucina del posto. Inutile sottolineare che la cucina brindisina, aldilà di “brascioli e purpette” è soprattutto a base di pesce e in molti locali si può gustare un’ottima paranza o una bella porzione di pasta con le cozze o, perché no? Riso patate e cozze! Sempre sul porto, di fronte al mare, la scalinata Virgilio con le Colonne Romane, o, quello che e resta. L’attuale colonna romana che si erge maestosa nella sua immensità è stata lì riposta nel 2002 dopo un lungo restauro durato alcuni anni, con una copia del capitello originale ora custodito a Palazzo GRANAFEI –NERVEGNA, è una delle due colonne che qui vi erano in origine. Nel 1528 la seconda colonna crollò e in seguito i resti furono donati a Lecce ed ora lì, a Piazza sant’Oronzo regge la statua del Santo Patrono.

Rimane comunque un altro bellissimo angolo di Brindisi e un turista un po’ fantasioso, potrebbe immaginare che quella colonna a volte si vesta di vanità per sembrare più bella del Monumento …, ma è una bella sfida, belli come sono entrambi i simboli della nostra città! Durante la festa patronale che si celebra la prima settimana di settembre, dedicata a San Teodoro e San Lorenzo, la via del porto s’inonda di persone provenienti da tutte le zone limitrofe e degli stessi brindisini che ogni anno attendono la Santa Processione per mare e i fuochi d’artificio che non deludono mai!

Dopo il porto, sul finire del lungomare a destra , i corsi cittadini, quelli che i brindisini definiscono “vasche”, perché lì si passeggia tra negozi, pub e bar arrivando fin su a Piazza Cairoli e poi riscendendo di nuovo fino al porto, non senza una breve sosta a Piazza Vittoria e, qualche volta, anche con una breve pausa da Romanelli, dove si gustano le “fritte” più buone della Puglia, esportate anche in America! … e chi si allontana da Brindisi per studio o per lavoro, negli occasionali ritorni, sa che quella è una tappa obbligatoria! Sempre nel centro, immancabile una visita al museo e al limitrofo sito di San Giovanni al Sepolcro non lontano dalla gotica chiesa di San Benedetto con annesso chiostro. (clicca sulla foto per ingrandire la mappa...)

Questa è Brindisi, ma il capoluogo è anche castelli, come il Castello Svevo, chiese di straordinaria bellezza, come la Santa Maria del Casale o il Duomo, Piazza Santa Teresa, vie antiche e piene di tradizione, come “Le Sciabbiche”, ma anche quartieri periferici dove pullula una vita parallela a quella del centro cittadino, ma sempre interessante, come lo svolgimento del le feste di quartiere, quali quella della Madonna al Casale o quella di Bozzano o di Sant’Elia o della Commenda, con gli allestimenti dei Presepi Viventi durante le feste natalizie.

Brindisi è anche la Riserva di Torre Guaceto, con le sue acque cristalline e le meraviglie della natura ma anche le storiche spiagge di Granchio Rosso, Lido Risorgimento, la Spiaggia di Santa Lucia, di Lido Azzurro, Penna Grossa … spiagge bellissime e ben organizzate con il mare che davvero nelle belle giornate d’estate, appare meravigliosamente limpido e trasparente. Percorrere la strada che porta agli stabilimenti balneari, partendo dalla Sciaia a Mare, dà l’occasione di osservare incantevoli paesaggi marini tanto caratteristici e suggestivi, come la famosa “Conca” dove i Brindisini si cimentano nei tuffi più spettacolari, e dove si celebra il famoso “tuffo di Capodanno”.

Gran parte dell’entroterra, invece, è occupata dalla Valle d’Itria, nota come Terra dei Trulli con paesi del bianco e dell’azzurro: Locorotondo, Cisternino, Ceglie Messapica, Ostuni...

Brindisi, già con il suo nome “augurale” fa capire che è una città da amare … molti popoli del passato lo avevano capito, e se Lecce è considerata la Firenze delle Puglie, Brindisi, chissà … potrebbe diventare la Venezia del Sud. (Maria Grazia Manna)


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Puglia, un viaggio tra natura, cultura e gastronomia nella regione "over the top" per numero di visitatori
La "California italiana" sorprende per paesaggi e ospitalità. Il magico Salento.


LECCE (Italy) - L'Apulia dei Romani, greci, bizantini, arabi e poi angioini e borboni non è solo mare e paesi da visitare, ma anche bellezze naturali e paesaggi meravigliosi come i borghi, i tramonti, le masserie, i castelli ed il Salento. Nella Terra che nasce dall’abbraccio di due mari, Adriatico e Jonio, si scoprono tratti tra i più belli del Mondo con spettacolari scogliere a strapiombo sul mare e lunghe spiagge ricche di vegetazione mediterranea. Ma la Puglia si racconta anche attraverso l'anima delle proprie città roccaforti di storie millenarie e tra queste Lecce spicca quale capitale ideale del "magico Salento": Lecce come la canto io - https://www.facebook.com/#!/leccecomelacantoio -


In Puglia ci si arriva in Aereo attraverso gli aeroporti di Bari e Brindisi oppure utilizzando la rete ferroviaria nazionale o, in alternativa, percorrendo le numerose strade e autostrade che terminano appunto nel "tacco d'Italia". Ma in Puglia si arriva soprattutto "con l'animo del viaggiatore" per poi ripartire quasi sempre "portandola nel cuore".

Due, a nostro avviso, gli itinerari ideali per abbracciare la Puglia mixando tra di loro genuinità e originalità: Polignano a Mare - Ostuni - Brindisi - Lecce - Otranto (200 km) e, complementarmente, un "Salento around" per meglio avventurarsi in un territorio che viene definito dagli specialisti come "la mecca del turismo italiano": Lecce - Gallipoli - Santa Maria di Leuca - Castro - Otranto - Torre dell'Orso - Lecce (200 km). Ecco la presentazione della prima opzione:

Su uno sperone roccioso a strapiombo sul Mare Adriatico sorge Polignano a mare il cui borgo antico è uno dei luoghi più suggestivi del territorio. L’ingresso avviene passando sotto un imponente arco marchesale che conduce alla centrale Piazza dell’Orologio che ospita il palazzo del Governatore e la Chiesa Madre che, cattedrale fino al 1818, conserva alcune opere importanti come il presepe interamente in pietra. Dalla piazza si diramano numerose stradine selciate che indicano al turista la via da seguire per le terrazze: sono delle logge che si affacciano a strapiombo sul mare e offrono un panorama mozzafiato. Polignano a mare è famosa per la bellezza delle sue grotte, che sono assolutamente da visitare. Quella più bella è la Grotta Palazzese, chiamata così per via dei marchesi Leto che la inclusero nei beni del “Palazzo”. Significativa, l'assegnazione sin dal 2008 della Bandiera Blu per la naturalezza delle sue spiagge e acque.

In Puglia dal romanico al barocco, cattedrali e monumenti incorniciano le piazze, all’ombra di castelli imponenti e palazzi nobiliari. Dal Gargano al Salento, la Puglia è scrigno di inestimabili tesori e meraviglie architettoniche, come i siti Unesco, luoghi talmente belli da essere considerati patrimonio dell’umanità.

Ostuni, è arroccata su una collina che affaccia sull'Adriatico e dal colore delle sue case in calce bianca, è chiamata anche "Città Bianca". E' caratterizzata da un Centro Storico disseminato di palazzi nobiliari e Chiese tra cui spicca la Cattedrale che si raggiunge percorrendo il caratteristico cammino lastricato che porta in cima al centro storico. Raggiungere la cima collinare è anche un'occasione per perdersi nelle numerose stradine coloratissime di tinte pastello che si incrociano in un labirinto infinito. Per gli amanti dello shopping, giova sapere che la maggior parte delle bancarelle e delle boutique, sono disseminate tra le viuzze imbiancate. Soprattutto d'estate "la città bianca" è invasa da turisti che tengono a non predersi qualche ora nei locali del centro degustando le prelibatezze pugliesi o anche solo un gelato fresco. Ma Ostuni è anche Movida notturna per gli amanti del vivere l'alba "live" a tutti i costi e offre lungo il litorale apprezzate discoteche.

Dal Gargano al Salento, deliziate il palato con la genuinità delle specialità pugliesi. Menù che profumano di orecchiette fatte in casa, carne alla brace, specialità a base di pesce e frutti di mare, latticini, formaggi e tanti prodotti da forno: focacce, “pettole” fritte e dolci. Abbandonatevi nella serenità della campagna all'ombra degli ulivi secolari e vigneti che regalano eccellente olio extravergine e vini prelibati: il Negroamaro, l’Aleatico e il Primitivo.

Sorta in una insenatura naturale che si incunea nella costa e grazie alla sua felice posizione è dall’antichità uno dei porti più importanti dell’Adriatico, tanto che qui i Romani fecero terminare la regina viarium, la Via Appia. La Brindisi turistica offre alcune attrattive che vale la pena visitare oltre ad un centro cittadino piccolo ma molto amabile. Nel periodo estivo il capoluogo pugliese si risveglia dal torpore ed offre una serie di eventi mondani: Winefestival e a seguire la Regata Internazionale Brindisi - Corfù (consulta lo speciale Regata 2016).

Gran parte dell’entroterra è occupata dalla Valle d’Itria, nota come Terra dei Trulli con paesi del bianco e dell’azzurro: Cisternino, Ceglie Messapica, Carovigno, Ostuni.
Favorito poi da un clima particolarmente mite anche in autunno, il territorio offre anche una delle principali aree naturalistiche della regione, Torre Guaceto che, insieme ad un importante centro termale, Torre Canne, e allo Zoosafari di Fasano compongono l’offerta turistica del nord brindisino.

Fatevi cullare dalle acque cristalline tra spiagge dorate e scogliere mozzafiato. Lasciatevi baciare dal sole sui litorali fino ai panorami del Salento. Scegliete una vacanza all’insegna del relax e del benessere. O una vacanza da dedicare allo sport e allo svago, immersi nella natura. Avventuratevi nell’ambiente incontaminato delle aree marine protette o lasciatevi avvolgere dal divertimento nella movida. Se siete in barca, poi, avete a disposizione un’infinità di approdi e punti di ormeggio.

Al centro della penisola salentina si trova Lecce, detta anche “Firenze del Sud” o “Atene delle Puglie” per il suo vastissimo patrimonio artistico, storico e culturale: meta imperdibile per gli appassionati dello stile Barocco, ma altrettanto ricca di monumenti d’epoca romana, medievale e rinascimentale. Lecce è stata “Capitale italiana della cultura" nel 2015 e ospita dal 2000 il Festival del Cinema Europeo. Celebre e pregiatissima quì è l’antica arte della cartapesta, ancora praticata da abili artigiani nelle botteghe nei pressi di Piazza Sant’Oronzo, cuore pulsante della città nella quale fu scoperto - all’inizio del Novecento - l’Anfiteatro romano d’età augustea ancora in parte nascosto nel sottosuolo. Anche le buone forchette, tuttavia, non rimarranno insoddisfatte da una passeggiata per le strade del centro storico: tra le specialità gastronomiche leccesi, infatti, non si possono non citare: Rustico, Puccia e Pasticciotto. Su Facebook un punto di vista inusuale per conoscere la Firenze del Sud: Lecce come la canto io https://www.facebook.com/#!/leccecomelacantoio

La Puglia vi accoglie in ogni stagione dell’anno, grazie al clima particolarmente mite. Se invece amate il turismo attivo, praticate il vostro sport preferito a stretto contatto con la natura. Dal trekking all’equitazione, dal surf allo snorkeling per scoprire fondali straordinari, la scelta è vasta per i più esperti ma anche per chi vuole imparare. E se amate il binomio salute-benessere rivolgetevi con fiducia ai numerosi centri termali, da Santa Cesarea a Torre Canne fino Margherita di Savoia.

Otranto, detta anche "la città dei Martiri" è il vero gioiello del Salento, un ponte fra Occidente ed Oriente, un territorio pieno di spiagge caraibiche, un luogo ricco di storia, arte, cultura. Passeggiare tra le strade di Otranto è un’emozione che raramente si dimentica. I vicoletti, i monumenti e la bellezza antica del centro storico, le conferiscono un fascino ineguagliabile, capace di rapire lo sguardo e il cuore di ogni visitatore. Il centro storico accoglie turisti da tutto il mondo che amano perdersi nelle ricchezze storiche che offre: la Cattedrale cone le ricchezze storiche interne, il Castello aragonese, la cinta muraria...
Ma Otranto è famosa anche per le spiagge immacolate tra queste ricordiamo soprattutto la Spiaggia degli Alimini bordata da dune incontaminate, tra i profumi tipici della macchia mediterranea e sabbia immacolata. La Baia dei Turchi, una suggestiva lingua di sabbia bianca costeggiata da ricca vegetazione mediterranea e Porto Badisco, un’insenatura da sogno dove approdò, secondo la leggenda, Enea durante la sua fuga da Troia.

Vivi le notti di Puglia tra le discoteche e i locali più gettonati dal turismo internazionale. Nel borgo antico, una piazzetta gremita di gente è perfetta per un aperitivo in compagnia e nel ristorantino tipico puoi conoscere i sapori di Puglia. La natura è tua complice in ogni stagione dell’anno tra baie esclusive e fughe romantiche nella natura, puoi prendere il sole indisturbato su una scogliera selvaggia o rifugiarti in un’antica masseria. In tutto questo, la Puglia ti è amica e di certo sapra farsi amare. (Redazione Italia News)


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Mesagnese di nascita ma Leccese d’adozione, Erica A. Montanaro frequenta Lettere Moderne a UniSalento. Da sempre appassionata di scrittura, proviene da esperienze acquisite al “corso di Narrativa” presso Cine-Script, l’Accademia di Cinema e Scrittura creativa diretta dalla prestigiosa sceneggiatrice Anna Rita Pinto. Ha inoltre preso parte a numerose rappresentazioni della compagnia teatrale Sans-Papiers, dell’a.s.d. Danza In Disordine e della scuola primaria Paolo Borsellino. Lo scorso 2015 l’ha vista curatrice della sezione Animazione della rassegna cinematografica CineCronici, organizzata presso l’associazione culturale Cabiria di Mesagne. E proprio la nota cittadina brindisina, l’ha proclamata anche prima classificata nella Sezione POESIA Ined del 13esimo Premio Letterario Nazionale “CITTA’ DI MESAGNE”. E’ targata 2016, poi, la collaborazione “comunicativa-giornalistica” con la testata Italia News Press Agency. Tra i tanti attuali impegni “embedded”, giova rammentare che Erica è anche creatrice ed autrice esclusiva della pagina Social Facebook Lecce come la canto io, nella quale condivide quotidianamente, attraverso riflessioni e fotografie, il suo punto di vista sulla “città che la abita”.