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La morte di Giulio Regeni in Egitto, trovati i suoi documenti nel covo di una banda criminale
Il sequestro avvenuto durante un tentavivo di rapina del giovane ricercatore italiano

ROMA (Italy) - La polizia egiziana ha ritrovato i documenti di Giulio Regeni nella casa della sorella di uno dei componenti della banda criminale che sarebbero stati coinvolti nel sequestro del giovane e che sono stati uccisi ieri in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza. Il ministero degli Interni ha postato sulla sua pagina Facebook le foto del passaporto del ricercatore trovato morto il 3 febbraio scorso e del tesserino dell'università di Cambridge e dell'Università americana al Cairo. Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio, era stato ritrovato morto il 3 febbraio in un fosso lungo la strada tra la capitale e Alessandria.


Secondo il ministero degli Interni egiziano, i documenti si trovavano in "una borsa rossa con sopra la bandiera italiana", insieme ad altri effetti personali appartenenti a Giulio Regeni, come la sua carta di credito e due cellulari. L'appartamento nel quale sono stati rinvenuti, situato nel governatorato di Qalyoubiya a nord del Cairo, è di proprietà della sorella di uno dei membri della banda, il 52enne Tarek Saad, che secondo le autorità era dedita al sequestro di stranieri. La moglie, interrogata, ha sostenuto che la borsa rossa appartiene al marito. Ieri, Saad, insieme al figlio 26enne e ad altri due uomini di 40 e 60 anni, erano rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia che li aveva individuati e stava cercando di arrestarli. Secondo il ministero degli Interni, i sospetti facevano parte di una banda che rapiva straniera allo scopo di derubarli: i quattro sarebbero stati coinvolti in nove casi del genere.

La polizia egiziana non è mai stata coinvolta nell'uccisione Giulio Regeni che "non era una spia". Ad affermarlo in una conferenza stampa al Cairo, era stato il ministro degli Interni egiziano Magdy Abdel Ghaffar sottolineando che il caso del ricercatore italiano è sempre stato trattato "come fosse un egiziano" e non come se fosse "un caso di spionaggio".

Regeni "non era mai stato arrestato da qualsiasi organo della polizia, sicuramente un atto criminale. Non accettiamo neanche che si facciano allusioni"
. Il ministro aveva aggiunto: "Stiamo raccogliendo informazioni per arrivare ai responsabili dell'accaduto, con grandi sforzi da parte degli apparati di sicurezza".

È il 25 gennaio quando il giovane accademico, originario di Fiumicello, vicino Udine, scompare mentre si sta recando ad una cena a casa di amici. Non è un giorno qualunque: ricorre l’anniversario della rivoluzione egiziana che cinque anni prima aveva portato alla caduta dell’allora presidente Hosni Mubarak. Le strade del Cairo, in particolare quelle nella zona del centro, sono blindate dalle forze di sicurezza. È proprio qui, a piazza Tahrir, epicentro della rivolta popolare del 2011, che Giulio Regeni ha appuntamento con alcuni amici per andare a casa di Kashek Hassamein, sociologo e intellettuale, considerato uno degli ideologi del dissenso al regime. Sono le 19:45 quando, dal quartiere di Dokki in cui abita, il 28enne italiano esce di casa per raggiungere gli amici ad un appuntamento ad un caffè nei pressi del museo egizio a cui non arriverà mai. Di lui, dopo appelli e ricerche, verrà ritrovato solo il cadavere, abbandonato in un fossato lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. Sul corpo martoriato – rinvenuto il 3 febbraio – sono evidenti segni di tortura, ecchimosi e ustioni da sigaretta. Tutti elementi che avvalorano i sospetti di una morte lenta e atroce, e che fin da subito appaiono incompatibili con le ricostruzioni degli investigatori egiziani che ipotizzano invece un incidente stradale o un episodio di criminalità comune.

Regeni, originario di un paese in provincia di Udine, Fiumicello, era in Egitto per motivi accademici: era dottorando in economia dell’università di Cambridge, al dipartimento di politica e studi internazionali. Era in Egitto dallo scorso settembre, al lavoro su una tesi in politica economica. La passione di Regeni lo aveva portato a mettersi in mostra già nel 2012 anche al concorso Europa e giovani promosso dall’Istituto regionale di studi europei del Friuli Venezia Giulia: al centro dei suoi interessi, il percorso dei paesi, l’Egitto in particolare, dalla decolonizzazione alle rivolte arabe, con un particolare focus sul versante socioeconomico.


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