www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

Zika, in Italia sono 37 i casi ufficiali mentre l'ombra della zanzara killer si estende sulle olimpiadi di Rio
Rassicurazioni per i giochi olimpici a parte, l'OMS sconsiglia viaggi in sud america a donne incinte

ROMA (Italy) - Conosciuto dal 1947, è stato ignorato per 70 anni. In Africa, il virus Zika è circolato in modo pressoché pacifico senza mostrare sintomi più gravi di quelli di un'influenza, oscurato da epidemie più drammatiche (HIV, Sars, Ebola). Ora che ha solcato l'Atlantico diffondendosi da poche centinaia di casi siamo passati a 1,5 milioni di contagi: un campione abbastanza ampio per notare la correlazione con microcefalia e altre sindromi neurologiche. Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia sono stati 37 i casi di infezione dal virus Zika registrati. Intanto si amplifica l'allarme per le prossime olimpiadi di Rio de Janeiro


L'ombra di Zika si allunga da mesi sulle Olimpiadi di Rio, ma a poche settimane dall'inizio dei Giochi arrivano le rassicurazioni. Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (che continua a sconsigliare alle donne incinte di recarsi nelle aree colpite), i rischi per atleti e spettatori saranno minimi, e coperti dalle misure di salute pubblica adottate. Due le principali ragioni: la prima è la diffusione delle zanzare vettore, che ad agosto sarà minima. In Brasile, le Aedes aegypti prosperano da novembre a marzo, nella stagione delle piogge. Ora l'emisfero meridionale sta entrando nella stagione invernale, e durante i Giochi il clima sarà fresco e secco. Un altro motivo è la posizione di Rio, lontana dall'epicentro dell'epidemia, nel nordest del Paese (dove si è registrato il 90% dei casi). Chi si recherà in Brasile per le Olimpiadi, alloggerà probabilmente nelle strutture della città, già ampiamente trattate con insetticidi. Anche la minima diffusione della febbre dengue (simile a Zika a partire dalla zanzara vettore) durante i Mondiali di calcio di Rio del 2014 lascia tranquilli: dei milioni di turisti giunti allora nel Paese, soltanto 3 contrassero l'infezione, tutti a Belo Horizonte, a 440 km da Rio. In base a questi dati, lo scenario più probabile calcolato da John McConnell, editore della rivista Lancet Infectious Diseases, è che Zika infetti 1,8 persone ogni milione di turisti.

In Italia sono stati 37 i casi di infezione dal virus Zika registrati. Lo dice il Ministero della Salute alle Regioni relativa al 'Piano nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes) con particolare riferimento a virus Chikungunya, Dengue e virus Zika". I dati risentono del boom dell'epidemia di Zika in particolar modo in Brasile: nel 2014 si erano registrati in Italia solo 3 casi, e 5 casi nel 2015. Dei 37 casi di quest'anno, 12 sono stati rilevati nel Lazio, 8 in Veneto, 5 in Emilia Romagna e in Lombardia, 4 in Piemonte, 2 in Toscana e 1 nella Provincia autonoma di Bolzano. Sempre nel 2016 si sono registrati finora 7 casi di Chikungunya (contro i 19 del 2015 e addirittura i 37 del 2014) e 44 casi di Dengue (erano 108 nel 2015). La circolare raccomanda una serie di misure di prevenzione contro il virus Zika, in particolare legate ai rischi anche gravi per il feto in caso di donne che si ammalano in gravidanza. Si sottolinea che le donne che tornano da aree dove si verifica la trasmissione del virus dovrebbero attendere almeno 3 mesi prima di concepire un bimbo, praticando sesso sicuro o astenendosi dai rapporti sessuali. Gli operatori sanitari, dal 1 giugno al 31 ottobre, devono porre particolare attenzione all'identificazione tempestiva dei casi importati e di persone con criteri clinici compatibili, ma che non hanno viaggiato in paesi endemici, per poter riconoscere casi e focolai epidemici autoctoni (due o piu' casi insorti nell'arco temporale di 30 giorni in una area territoriale ristretta). Le Regioni e i Comuni sono responsabili di effettuare tempestivamente le attivita' per il controllo delle zanzare invasive (appartenenti al genere Aedes, "zanzara tigre"), applicando le raccomandazioni riportate nella circolare. I protocolli seguono schemi diversi a seconda dell'entita' del rischio.

Le difese sviluppate contro la febbre dengue farebbero da cavallo di Troia per il virus Zika, permettendogli una rapida diffusione nell'organismo. È quanto emerge da un articolo pubblicato su Nature Immunology, che sembra suggerire che l'attuale epidemia di Zika possa dipendere anche dalla precedente esposizione al virus dengue delle aree colpite. I virus Zika e dengue appartengono alla stessa famiglia (quella dei Flaviviridae) e sono trasmessi dallo stesso vettore (le zanzare Aedes). I ricercatori dell'Imperial College di Londra hanno constatato che gli anticorpi sviluppati contro la dengue da chi ha già avuto l'infezione riconoscono il virus Zika e si legano ad esso. Ma poiché i virus sono simili, e non identici, questo legame è fragile: gli anticorpi guidano gli intrusi verso le cellule immunitarie, ma queste non riescono a neutralizzarli e i virus si fanno strada dentro di esse, usandole per replicarsi. Lo stesso meccanismo, noto come potenziamento dipendente dall'anticorpo (ADE) spiegherebbe perché chi subisce ricadute di dengue fa particolarmente fatica a guarire (esistono 4 diversi ceppi di questo virus). Occorrerà ora capire se questo fenomeno aiuti Zika a farsi strada nella placenta. In un secondo articolo pubblicato su Nature, lo stesso team ha anche identificato un gruppo di anticorpi - chiamati EDE1 - che oltre a legarsi al virus dengue impediscono a Zika di manipolare le cellule immunitarie a suo piacimento.


Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

Le autorità sanitarie USA: il virus "Zika" causa microcefalia e investono 2 miliari di dollari per combatterlo
L'allarme per i viaggiatori provenienti dai paesi a rischio. Italia, le raccomandazioni del Ministero della Salute

ROMA (Italy) - Il sospetto è diventato certezza per i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani: il legame fra il virus contratto in gravidanza e la malformazione cerebrale congenita dei neonati è accertato, annunciano dopo una revisione di tutte le evidenze disponibili al momento. "Questo studio - spiega l'autorità sanitaria d'Oltreoceano in una nota - rappresenta un punto di svolta nell'epidemia di Zika. Ora è chiaro che il virus provoca microcefalia", insieme ad altri gravi difetti cerebrali del feto. Il presidente Obama ha chiesto al Congresso Usa di accantonare 1,9 miliardi di dollari per combattere l'emergenza Zika.


La conferma, che il virus Zika, trasmesso da una zanzara sia all'origine della microcefalia, arriva dal Centro del controllo e della prevenzione delle malattie della città di Atlanta, negli Stati Uniti d'America. Secondo i Cdc, i nuovi dati supportano le raccomandazioni date finora alle donne in gravidanza e ai loro partner per evitare la malattia trasmessa prevalentemente dalle zanzare Aedes, ma anche per via sessuale. Le donne in attesa dovrebbero evitare viaggi nelle aree colpite, conferma l'ente.

L'autorità fa notare che sul virus restano aperte varie questioni. Per esempio, gli scienziati non riescono ancora a capire perché alcune donne infettate hanno dato alla luce bebè apparentemente sani. I Cdc hanno in programma di avviare "nuovi studi, per determinare se i bimbi con microcefalia nati da madri contagiate dal virus in gravidanza siano la punta dell'iceberg di altri danni al cervello e problemi di sviluppo", afferma Tom Frieden, direttore dell'ente.

Il virus Zika è più preoccupante del previsto e il suo impatto negli Usa potrebbe essere superiore a quanto atteso finora. E' l'allarme lanciato dalle autorità sanitarie d'Oltreoceano, che sottolineano come "un'ampia serie di difetti congeniti è stata associata all'infezione", nota Anna Schuchat dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani. Inoltre, "le zanzare vettrici del virus potrebbero diffondersi in più Stati del Paese, rispetto a quanto stimato finora". Durante un briefing che si è svolto l'11 aprile alla Casa Bianca, l'esperta ha avvertito: "Tutto quello che abbiamo appreso su Zika non è rassicurante, e sembra più spaventoso di quanto si poteva pensare inizialmente". Finora i casi di infezione confermati negli Stati Uniti sono stati 346, riportano i Cdc, tutti associati a viaggi in Paesi a rischio.

All'inizio del 2016 il presidente Barack Obama ha chiesto al Congresso Usa di accantonare 1,9 miliardi di dollari per combattere l'emergenza Zika. Nel frattempo sono stati messi in campo 589 milioni di dollari rimasti inutilizzati dalla lotta all'Ebola. Ma secondo Anthony Fauci del National Institute of Allergy and Infectious Diseases servono più risorse, per contrastare la diffusione della zanzare portatrici e finanziare la ricerca e lo sviluppo di farmaci e vaccini. "Al momento - ha precisato al Bbc World Service - nelle migliori delle ipotes un vaccino potrebbe essere disponibile entro l'inizio del 2018".

Lo Stato attualmente più colpito dal virus è il Brasile, da dove si pensa sia partita l’infezione, dove si contano ben 1113 casi di microcefalia. La conferma che arriva dagli USA è quindi un momento importante per la lotta al virus, anche se sono tanti ancora i nodi da sciogliere. Secondo alcuni studi fatti comunque il periodo più a rischio sono i primi tre mesi della gravidanza.

Sull’argomento ha pubblicato di recente due note il Ministero della Salute italiano, una con informazioni riguardanti il virus e una con informazioni per la prevenzione in viaggio. “La zanzara Aedes è più comunemente nota col nome di “zanzara tigre” ed è la stessa che trasmette il virus della febbre gialla, della dengue e della chikungunya. Il virus è molto simile a quelli della dengue, della febbre gialla, dell’encefalite giapponese e del Nilo occidentale. È stato isolato nel 1947 nelle foreste di Zika (Uganda), in una scimmia Rhesus durante uno studio sulla trasmissione della febbre gialla.

Anche se l’infezione nell’uomo è stata dimostrata da studi sierologici nel 1952 (Uganda e Tanzania), solo nel 1968, il virus è stato isolato da campioni umani in Nigeria. Nel 2007 è occorsa la prima grande epidemia di febbre da virus Zika sull’isola di Yap (Micronesia), dove sono stati segnalati 185 casi sospetti. Successivamente, è stato registrato un focolaio in Polinesia francese”. In Italia la diffusione del virus è monitorata da programmi sanitari dedicati, e indicati nella circolare Sorveglianza dei casi umani di Chikungunya, Dengue, West Nile Disease ed altre arbovirosi e valutazione del rischio di trasmissione in Italia.


Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

Il virus Zika avanza nel mondo. L'occidente teme una epidemia. Un drammatico caso in Italia
Dal Sud America all'occidente turisti in allerta. Una donna italiana racconta: "zika ha divorato il mio bambino"


ROMA (Italy) - "Sarebbe dovuto nascere il giorno dell'Immacolata, a Verona. Non ne ha avuto il tempo: Zika è stato più veloce ". E' la prima "vittima" italiana del virus che ha colpito il Centro America. Lo racconta la mamma Sofia, 26 anni, che fino a pochi mesi fa viveva in Brasile, dove si è sposata. Era il 2012 quando ha deciso di lasciare il Veneto per trasferirsi a Natal. Studiava biologia. E a marzo ha scoperto di essere incinta. Le americhe centrali e del sud sotto attacco del virus che si diffonde attraverso la puntura della micidiale zanzara tigre. In Italia sono una decina gli infettati ufficiali tra i quali una donna. Ecco il suo drammatico racconto.


Il virus Zika non causa sintomi molto gravi, di solito solo febbre e sfoghi cutanei, ma è orami certo che sia legato ad alcune malformazioni tra i feti – come la microcefalia – nel caso in cui sia trasmesso a donne incinte: in Brasile ne sono stati segnalati quasi 4mila casi dallo scorso ottobre. La microcefalia è una malattia che causa uno sviluppo anormale del cranio, con dimensioni sotto la media, spesso con gravi conseguenze sulla crescita del cervello e le sue capacità. Intanto il ministero della Sanità brasiliano ha fatto sapere che non sarà data la possibilità di aborto per i casi di microcefalia fetale causata dal virus Zika: questa la posizione dello stesso governo brasiliano. La legislazione brasiliana permette l’aborto solo in specifiche situazioni, che non includono la microcefalia.

Nella maggior parte del Sudamerica l’aborto è illegale e consentito in casi molto limitati. Alle Barbados, per esempio, l’interruzione di gravidanza è illegale ma consentita in caso di malformazione del feto, per tutelare la salute della madre o in caso di incesto o stupro.

In Bolivia è illegale e consentita solo negli ultimi due casi. A Panama è praticabile in caso di compromissione fetale o per salvare la vita di una donna. In Guatemala e in Ecuador è punibile con il carcere: solo in Ecuador c’è l’eccezione del pericolo di vita della madre. Questa è anche l’unica eccezione consentita in Paraguay, Venezuela, El Salvador. In Brasile l’aborto è illegale e può essere punito anche con dieci anni di carcere: è consentito per salvare la vita della donna incinta o se la gravidanza è il risultato di stupro o incesto. In Colombia l’aborto è vietato a meno che non ci siano stati stupro o incesto, che la vita o la salute della donna non siano in pericolo, o che non ci siano malformazioni per il feto. Nella Repubblica Dominicana, in Honduras, ad Haiti e in Suriname l’aborto è illegale senza alcuna eccezione. In Guyana Francese e Guyana l’aborto è consentito.

In Italia sono una decina gli infettati ufficiali tra i quali una donna. Ecco il suo drammatico racconto: “Ho scoperto di essere incinta a marzo. Un inizio di gravidanza difficile ma normale, fino a quando non sono arrivate quelle bolle. Una mattina me le sono trovate su tutto il corpo. Ero all’inizio del terzo mese, mi sono spaventata“, racconta la donna in un’intervista a Repubblica. “Ho chiamato la mia ginecologa di Natal. Al telefono mi ha detto: ‘Stai tranquilla, dovrebbe essere il nuovo virus, si chiama Zika’. Dopo tre giorni era scomparso tutto, sono tornata alla normalità“. “Dalle visite successive ho scoperto che era un maschio. ‘Va tutto bene’, mi dicevano i medici durante i controlli. L’ho chiamato Pietro da subito“. Tornata in Italia nel mese di agosto, è stata rilevata una crescita sotto la media del feto. A settembre una risonanza magnetica ha evidenziato che il cervello del piccolo “era pieno di cisti. Era come se un tarlo si fosse mangiato i suoi tessuti. Mi hanno spiegato che non avrebbe potuto vedere, sentire. E nemmeno parlare“. “Domandavo se il mio bambino sarebbe stato un vegetale, se aveva speranze di vita. Nessuno si sbilanciava. Ma mi hanno fatto capire che sarebbe stato meglio abortire. A quel punto però ero al settimo mese. ‘In Italia non possiamo’, hanno detto. Poi, quasi di nascosto, mi hanno dato un foglio con l’indirizzo del Centro clinico universitario di Lubiana, in Slovenia“. “Quando sono arrivata, il 12 ottobre, è stata istituita una commissione medica per me. In Italia, niente di tutto questo. Ma si sono accorti che Pietro nel frattempo aveva smesso di muoversi. Sono stata indotta al parto il 15 ottobre, il suo cuore non batteva più. I suoi tessuti li ho donati alla ricerca. Un mese più tardi mi hanno mandato risultati dell’autopsia: nel suo cervello hanno trovato, per la prima volta in Europa, il virus Zika“.

Roma Fiumicino arrivi internazionali ore 06.30: il volo AZ681 proveniente dal Sud America è solo il primo di tre velivoli che in breve faranno sbarcare - in un aeroporto che ancora sonnecchia alla luce di un'alba limpida ma fredda - circa mille viaggiatori "from" Brasile e Argentina. Di allarmi, emergenze e consigli su cosa è meglio fare in caso di sospetta infezione del "virus Zika" neppure l'ombra. Eppure le raccomandazioni dell'OMS e Centro Europeo Controllo Malattie Infettive - circa il livello di attenzione da riservare alle centinaia di migliaia di "volatori" provenienti dalle terre natiie della zanzara killer - che ogni giorno atterrano nei cinque continenti sembravano operative. Un allarme che doveva spingere il Ministero della Salute italiano a predisporre una scheda informativa e un poster da esporre in corrispondenza dei punti di ingresso internazionali. Intanto "i mille" si disperdono tra i corridoi aeroportuali... Benvenuto anche tu "virus zika" nel paese dei Santi, Poeti, Navigatori e... Profughi. (Giorgio Esposito)

Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

Virus Zika, il Brasile sfida le Nazioni Unite negando l'aborto terapeutico
Il Governo filo-comunista del paese sud americano difende ad oltranza le sue leggi "in favore della maternità"

ROMA (Italy) - il Governo brasiliano dice no alla possibilità di abortire nel caso in cui il nascituro sia affetto da microcefalia, una malformazione congenita che si sospetta collegata al virus Zika contratto dalla madre in gravidanza. "La posizione del ministero della Salute è inequivoca: è la posizione in difesa della legge", ha dichiarato il ministro della Salute del Brasile, Marcelo Castro, citato online dalla testata 'Folha de S. Paulo'.

Intanto i bebè nati con la malformazione congenita rischiano di presentare anche gravi problemi agli occhi. In oltre un terzo dei bimbi con il difetto cerebrale i medici hanno riscontrato complicanze oculari con potenziali rischi per la vista. I risultati sono pubblicati su 'Jama Ophtalmology'. (Photo: Rocinha, una Favelas di Rio de Janeiro)


I Centers for Disease Control and Prevention americani (Cdc) hanno individuato il virus Zika nel tessuto di due bambini che sono morti in Brasile per microcefalia. Si tratta - riporta 'Usa Today' - della prova più forte del legame fra l'infezione e questa grave malformazione che colpisce i feti nati da donne infette, ha detto il direttore dei Cdc, Tom Frieden, ai membri della Commissione Affari esteri della Camera statunitense. "Questa è l'evidenza più corposa che abbiamo fino ad oggi del fatto che Zika è la causa della microcefalia", ha affermato Frieden, precisando che non si tratta però di una dimostrazione definitiva del fatto che il virus provochi il difetto congenito: più test saranno necessari prima che il collegamento possa essere provato in modo definitivo.

Intanto in Brasile è stato messo a punto un test molecolare per individuare la presenza del virus Zika in sole 5 ore, invece che in 5-8 giorni come avviene con le analisi finora a disposizione. A partire da lunedì 15 febbraio, il nuovo test verrà utilizzato per analizzare campioni prelevati da pazienti con sospetta malattia da Zika assistiti presso il Campinas Clinical Hospital nello Stato di San Paolo. In caso di positività all'esame, il materiale biologico verrà inviato ai laboratori di ricerca che studiano la patologia, che potranno così isolare il virus e procedere alla tipizzazione genetica. La speranza degli esperti è che questa nuova arma possa segnare un nuovo passo nella lotta all'infezione. Il test 'fast' potrebbe infatti rimpiazzare le 2 analisi utilizzate oggi, che impiegano fino a 5 giorni per identificare Zika nel sangue e fino a 8 giorni per rilevarlo nelle urine.

Nel frattempo, il Governo brasiliano dice no alla possibilità di abortire nel caso in cui il nascituro sia affetto da microcefalia, una malformazione congenita che si sospetta collegata al virus Zika contratto dalla madre in gravidanza. "La posizione del ministero della Salute è inequivoca: è la posizione in difesa della legge", ha dichiarato il ministro della Salute del Brasile, Marcelo Castro, citato online dalla testata 'Folha de S. Paulo'. "Siamo agenti pubblici - ha precisato - e non possiamo difendere altro se non il rigoroso rispetto della legge. La legislazione brasiliana permette l'aborto solo in 3 situazioni che non includono la microcefalia". Il ministro si riferisce al caso in cui la gestazione comprometta la vita della madre, a quando il concepimento è frutto di una violenza sessuale, o al caso in cui il feto sia colpito da anencefalia (assenza di cervello).

L'appello a ripensare alle regole su aborto e contraccezione nei Paesi dell'America Latina colpiti da Zika era arrivato nei giorni scorsi dall'alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein. Un nuovo richiamo arriva oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità: "Le donne che vogliono interrompere una gravidanza per il timore di microcefalia" nel feto "dovrebbero avere accesso a servizi di aborto sicuro", evidenzia l'Oms in un decalogo sul virus Zika rivolto alla popolazione femminile. Le donne, prosegue l'agenzia delle Nazioni Unite per la sanità, "dovrebbero consultare un medico per una corretta informazione su come ottenere servizi di aborto sicuro. Nei Paesi con accesso limitato e/o disponibilità limitata di aborto sicuro, alle donne dovrebbero essere fornite informazioni precise e consulenza sulle opzioni" possibili. Secondo l'ente ginevrino, inoltre, le donne "dovrebbero avere accesso a una gamma completa di opzioni contraccettive", come quelli "a lunga durata d'azione, a breve durata d'azione, così come metodi permanenti (diaframma, spirale, preservativo maschile, preservativo femminile, prodotti spermicidi), in modo da soddisfare le preferenze e le esigenze individuali delle donne".


Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

Virus Zika, emergenza internazionale. Nove casi in Italia. Gli USA lanciano "Allarme 1"
A rischio le donne in gravidanza, le Nazioni Unite chiedono leggi speciali sull’aborto e la contraccezione

ROMA (Italy) - Salgono a nove i casi di virus Zika in Italia. Tutte persone di ritorno da viaggi nelle zone a rischio, tutti guariti. Il Cns (Centro Nazionale Sangue) ha vietato, a chi ha viaggiato in Paesi dove ci sono focolai Zika, di non donare per almeno 28 giorni. Il virus ha già toccato più di venti Paesi, soprattutto in Centro e Sud America. Solo in Brasile - il più colpito con oltre un milione di contagi - sono stati registrati circa quattromila casi di bambini nati con microcefalia, una malformazione che limita lo sviluppo del cranio e può avere conseguenze a livello neurologico.


Ma in Italia arrivano le rassicurazioni dal dipartimento Malattie infettive parassitaria e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità. “Che ci siano dei casi - ha detto Gianni Rezza, direttore del dipartimento - è normalissimo: che siano 4, 10 o 15 non ci preoccupa. Per di più siamo in inverno, zanzare non ce ne sono (il più alto tasso di contagio, infatti, avviene tramite la puntura di zanzara, ndr) e il pericolo di trasmissione non esiste perché si è trattato di casi lievi. È un’influenza con un po’ di esantema”. Ed infatti, i sintomi del virus, sono quelli di una vera e propria influenza: innalzamento della temperatura corporea ed una lieve eruzione cutanea. Possono essere frequenti anche dolori muscolari e articolari, gonfiore e cefalea.

Perché allora Zika è considerata così pericolosa da richiedere l’intervento dell’Oms? Il virus sembra arrivare in Brasile nel maggio del 2015 - dopo che il primo caso fu registrato in Uganda nel 1947 - ed in poco meno di un anno avrebbe raggiunto 17 paesi delle Americhe. Nonostante la scarsa sintomaticità, per cui diventa difficile riconoscerlo, sembra che nelle donne gravide possa causare malformazioni nei feti e problemi neurologici. L’allarme è scattato dopo che alcuni medici di Pernambuco hanno iniziato a studiare casi di microcefalia: si è notato un aumento esponenziale di questa patologia in concomitanza con la diffusione del virus. Inoltre a gennaio è stato riscontrato Zika in 4 feti affetti da microcefalia morti in utero o subito dopo la nascita. Non è facile capire, però, fino a che punto il virus possa essere coinvolto in queste malformazioni. I test per individuarlo funzionano solo durante la fase infettiva che, purtroppo, dura solo pochi giorni. E soprattutto sono pochi i centri in grado di eseguirlo.

In attesa di ulteriori conferme l’Organizzazione Mondiale delle Sanità ha voluto prendere “misure preventive”. “Non causa condizioni cliniche gravi, è solo per questo possibile legame con la microcefalia ma non sappiamo quanto ci vorrà a trovarne il collegamento. Ciò che serve - ha detto David Heyman a capo del comitato di emergenza - è una sorveglianza standardizzata e di intensificare la ricerca”. Nel frattempo gli studi sulla pericolosità del virus per feti e alcuni recenti casi che hanno fatto pensare ad una possibile trasmissione per via sessuale hanno indotto le Nazioni Unite a lavorare per garantire il diritto all’aborto e alla contraccezione. “Le leggi e le politiche che limitano l’accesso a questi servizi dovrebbero essere urgentemente riesaminate in conformità con i diritti umani, al fine di garantire, in pratica, il diritto alla salute di tutti” ha dichiarato Zei Raad Al Hussein, alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani. La richiesta per i governi è di cambiare le leggi che limitano l’aborto e la contraccezione. “Come possono chiedere a queste donne di non rimanere incinte e non offrire, se lo desiderano, la possibilità di interrompere una gravidanza?” ha detto il portavoce del commissario delle Nazioni Unite Cecile Pouilly. In Brasile, infatti, l’interruzione di gravidanza è consentita solo in alcuni casi (rischio di morte per la madre o stupro).

Contemporaneamente, anche grazie ai 25 milioni di dollari stanziati dall’Oms, si sta avviando la ricerca per una possibile cura, che potrebbe prevedere, oltre che un vaccino, l’immissione di zanzare geneticamente modificate per neutralizzare l’azione di quelle infette. In Brasile un esercito di 310 mila è già pronto a bonificare le zone più colpite ed è stato caldamente consigliato di isolare edifici con zanzariere e abbassare le temperature per creare un ambiente ostile per le zanzare, portatrici del virus ma, se la situazione non dovesse essere chiarita, ci sono anche dubbi sulla fattibilità delle Olimpiadi di Rio, in programma ad agosto. (Marika Del Zotti)


Riproduzione non consentita ©

Emirates si espande e con Panama City offrirà il volo no-stop più lungo della storia aerea: 17 ore e mezza. Il colosso aereo medio orientale aggiunge nuove destinazioni al suo già ricchissimo "global router". (Continua...)