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Buenos Aires, manifestazione antigovernativa e per la liberazione di Milagro Sala
Nel mirino le scelte conservatrici del nuovo presidente e per la piena democrazia nel paese di Evita

BUENOS AIRES (Argentina) - Una Placa de Mayo gremita di manifestanti ha accolto la stampa locale e internazionale nel giorno della poderosa e pericolosa manifestazione a sostegno della leader Milagro Sala imprigionata per attività sediziosa. L’attuale governo di Gerardo Morales a Jujuy e di Mauricio Macri in Argentina insieme, stanno tagliando la spesa statale attraverso il licenziamento di lavoratori del settore pubblico. Stanno criminalizzando la protesta sociale e andando contro una delle loro promesse elettorali: il dialogo. L’ufficio stampa della Tupac Amaru ha diffuso su twitter il certificato penale immacolato di Milagro Sala, smentendo così le calunnie che parlavano della parlamentare del ParlaSur come di una delinquente.


Le frange più estreme dei manifestanti si sono mosse a metà mattinata dall'assembramento di Placa de Mayo davanti alla Casa Rosada per puntare verso la Avenida che porta al Palazzo del Congresso in Piazza della Repubblica. Un coro di voci - ma dotate anche di bastoni e copertoni di auto con l'aggiunta di qualche bomba carta - hanno fatto da risonanza alle richieste del "pueblo unido".

Milagro rappresenta un’organizzazione sociale, la Tupac Amaru, i cui membri sono migliaia e migliaia di persone umili, indigeni della provincia argentina di Jujuy, un popolo che a causa del bisogno disperato e dell’abbandono dello Stato ha iniziato a farsi carico della propria vita in tempi di disoccupazione e di assenza di supporto statale. Poi, durante il governo del Fronte della Vittoria (2003-2015), la Tupac Amaru è andata rafforzandosi grazie ai contributi dello Stato e agli sforzi dei suoi membri. Questo avveniva attraverso il lavoro dei suoi attivisti, instancabili lavoratori che per mezzo di fornitori di cibo, produttori di vestiario e cooperative comunitarie sono stati in grado di costruire case, officine, fabbriche, parchi acquatici, scuole di differenti livelli, infrastrutture e una lunga lista di conquiste per il benessere di ciascuno dei migliaia di membri.

I leader del corteo dichiaravano a gran voce: "Facciamo appello per l’immediato rilascio di Milagro Sala e per l’apertura di canali di dialogo tra il governo di Morales e la Tupac Amaru, oltre che per la continuità delle organizzazioni vicinali e di base che attraverso le cooperative di lavoratori hanno portato e continueranno a portare benessere alla popolazione. Incoraggiamo il popolo oppresso dell’Argentina a sviluppare proteste, denunce e azioni senza violenza dietro la richiesta di una democrazia reale che rimpiazzi l’attuale democrazia formale, che ha dimostrato la sua totale inadeguatezza nell’incontrare i bisogni delle persone in relazione alla liberazione personale e sociale."

Appelli alla Stampa sono giunti da più parti suggerendo anche raccolte di firme in vari paesi del mondo: "L’attuale governo di Gerardo Morales a Jujuy e di Mauricio Macri in Argentina insieme, stanno tagliando la spesa statale attraverso il licenziamento di lavoratori del settore pubblico. Stanno criminalizzando la protesta sociale e andando contro una delle loro promesse elettorali: il dialogo. L’arresto di Milagro Sala è una provocazione ai militanti e al popolo argentino, una provocazione a cui dobbiamo e vogliamo resistere senza violenza, come è stato fino ad ora." (Infopressa)

In Argentina il conservatore Mauricio Macri ha vinto le elezioni presidenziali del 22 novembre con la promessa di aprire agli investitori un’economia oggi in difficoltà. Ha così messo fine a più di dieci anni di populismo di sinistra. Stanchi dello stile aggressivo della presidente uscente Cristina Fernández e delle sue politiche protezioniste che hanno frenato la crescita, gli argentini hanno accolto le promesse di Macri di liberalizzare la terza principale economia dell’America Latina e sradicare la corruzione. Macri ha ottenuto il 51,4 per cento dei voti, contro il 48,6 di Daniel Scioli, suo rivale al ballottaggio ed esponente del partito al governo, un margine di vittoria minore rispetto alle attese. I suoi sostenitori si sono raccolti intorno al celebre obelisco nel cuore del quartiere dei teatri di Buenos Aires, mentre i clacson delle auto festeggiavano la vittoria. Nel quartier generale della campagna elettorale, inondato di musica latina e palloncini bianchi e azzurro cielo, Macri si è rivolto ai suoi sostenitori: “È l’inizio di una nuova era, che ci porterà verso le opportunità di crescita e progresso di cui abbiamo bisogno”. (Giorgio Esposito)


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