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Con Umberto Veronesi scompare il mito italiano della ricerca oncologica
Amato e stimato da milioni di persone ha lottato fino alla morte per concedere speranze ai malati di cancro

Milano (Italy) - “La cosa che più mi dispiace è non essere riuscito a vedere questa malattia ancora debellata… ma arriverà…!” cosi aveva affermato non troppo tempo fa in una sua intervista Umberto Veronesi, il grande oncologo italiano che ha scritto la storia italiana della lotta contro il cancro e morto all’età di 90 anni, dopo alcune settimane di sofferenza e poi di aggravamento, nella sua abitazione a Milano. Veronesi resta un grande uomo, un grande medico, un grande ricercatore e aldilà delle critiche di qualcuno, resta comunque uno studioso a cui l’intera umanità deve tanto!


Lui che affermava di non aver paura della morte, raccontando spesso a chi lo ascoltava che da giovane era saltato sopra una mina e” in barba a tutte le statistiche”, era sopravvissuto… dopo mesi in ospedale, una lunga convalescenza, era comunque sopravvissuto e perciò la morte non lo spaventava, lo spaventava solo “il perdere la lucidità mentale e la propria coscienza”, solo questo temeva della morte.

Se poi qualcuno gli chiedeva quale fosse il suo ultimo desiderio prima di morire, rispondeva “Sconfiggere il cancro”. Umberto Veronesi è stato un grande della Medicina Italiana e fu il primo studioso oncologico che capì che per combattere il cancro occorreva un lavoro di equipe e di ricerca.

Laureatosi in Medicina nel 1950 presso l’Università di Milano, di cui divenne direttore nel 1975, proprio negli anni in cui in quell’edificio nacque la chemioterapia grazie a Gianni Bonadonna. Facendo sua la guerra contro i tumori e deciso a combatterla con ogni mezzo, riuscì a vincere alcune battaglie, come il successo della sua chirurgia conservativa, per quanto concerne il cancro alla mammella affermando in proposito di amare troppo le donne per vederne i seni amputati.
Affermava che per togliere un tumore, non occorreva per forza devastare la persona, ma bastava levarne la massa, e che ricostruire la mammella operata, avrebbe aiutato la paziente a reagire meglio a tanto dolore, ad accettare il suo stato e recuperare forze per contrastare la malattia.

Fu sua anche la teoria della ricerca ed estirpazione del linfonodo sentinella. Fu il fondatore dell’AIRC perché pensava che per combattere “il male del secolo”, la cosa fondamentale fosse la ricerca e fu suo lo slogan “Si cura meglio dove si fa ricerca”. L’AIRC oggi è un punto di riferimento importante per chiunque si occupi di oncologia. Il suo slogan lui lo mise in atto, prima, nell’Istituto dei Tumori di Milano e poi nello IEO.

Per lui la medicina era uno strumento di crescita collettiva, di progresso ed un grande esperimento di solidarietà. Nel 2000 fu ministro della Sanità nel Governo Amato e lasciò un’impronta determinante per la legge contro il fumo. Fece sue altre battaglie come quelle sull’importanza di una buona alimentazione e sull’eutanasia. Con lui se ne va un uomo importante per la Medicina Italiana e mondiale, un uomo che ha restituito speranza a tante persone e che ha dato il via alla strada che porta, si spera, un giorno alla completa vittoria sul cancro.

Veronesi resta un grande uomo, un grande medico, un grande ricercatore e aldilà delle critiche di qualcuno, resta comunque uno studioso a cui l’intera umanità deve tanto! In un’intervista dichiarò che sulla sua lapide avrebbe voluto si scrivesse “Qui giace un uomo che ha contribuito al controllo del male del secolo”, parole che riassumono tutta la sua vita… (Federica Pignataro)


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