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Questa è vergogna per l'umanità: Sahar, morta di fame in Siria ad un mese di vita
È emergenza umanitaria a Ghouta assediata dall'esercito del dittatore Bashar al-Assad sostenuto dalla Russia

ROMA (Italy) - Morire di fame a un mese di vita. La piccola Sahar, nata alla periferia di Damasco, è morta per le conseguenze della sua grave malnutrizione nella clinica di Hamouria, nella regione orientale di Ghouta, in Siria. La madre della bimba era troppo denutrita per riuscire ad allattare mentre il padre non poteva permettersi l'acquisto di latte o integratori. Sahar - che pesava meno di 2 kg - è morta il 21 ottobre e ora la sua storia, raccontata dal fotografo Amer Almohibany con una serie di scatti pubblicati dall'agenzia 'Afp', sta facendo il giro del mondo. La news è stata pubblicata su tutte le testate internazionali per testimoniare contro le atrocità della guerra siriana.


È emergenza umanitaria a Ghouta, la regione a est di Damasco controllata dagli insorti e assediata dall'esercito fedele al governo di Bashar al-Assad. L'agenzia France Presse ha diffuso una serie di fotografie che descrivono le terribili condizioni di malnutrizione di molti bambini e neonati, come Sahar Dofdaa, meno di due chili di peso, le ossa a fior di pelle, morta di fame domenica scorsa, ad appena un mese dalla nascita, nella città di Hamouria. La madre, spiega l'agenzia, non è stata in grado di allattarla al seno in quanto anch'essa denutrita.

Sahar Dofdaa, nata nel villaggio di Hamuriya, nella zona di Ghouta, un mese fa è morta di fame. Succede ancora in Siria. La storia, terribile, di Sahar ha fatto il giro del mondo dopo che l’agenzia di stampa Afp ha pubblicato una fotografia della bambina realizzata dal fotografo siriano Amer Almohibany di 28 anni. A causa di un conflitto che vede schierati in campo decine di milizie, jihadisti compresi, i civili restano anche per mesi interi senza cibo. Il risultato è che oltre 3.5 milioni di persone in Siria soffrono di malnutrizione. Tra loro anche la madre di Sahar che, come racconta il Corriere della Sera, al momento del parto non aveva abbastanza forze per nutrire la figlia che è morta un mese dopo essere venuta al mondo. "Ho scattato l’immagine nove ore prima che Sahar morisse, ero in imbarazzo di fronte a quel corpicino straziato", racconta al Corriere Amer Almohibany. Il fotoreporter ha aggiunto anche che i genitori di Sahar erano rimasti senza denaro e dunque non hanno potuto comprare il latte alla bambina.

Dopo le bombe e dopo il gas, il regime siriano prova l'arma di distruzione di massa affamando il popolo. A nulla servono gli appelli delle Nazioni Unite per una pausa duratura del conflitto che vede alleati Syria e Russia. Yahya Abu Yahya, un medico attivo negli ospedali dell'area, ha spiegato a France Presse che dei 9.700 bambini esaminati negli ultimi mesi, 80 soffrivano - come Sahar - delle più gravi forme di malnutirzione, 200 mostravano segni di malnutrizione acuta e altri 4 mila avevano problemi nutritivi. "Senza un'iniziativa internazionale o una mossa dell'Onu, le conseguenze saranno estremamente pericolose: Ghouta diventerà una catastrofe umanitaria".

Secondo quanto denunciato dall'Unicef, negli ultimi tre mesi oltre 1.100 bambini hanno sofferto di malnutrizione "acuta" nella regione a est di Damasco in mano ai ribelli ma assediata dalle forze del regime. In quest'area rurale alle porte della capitale, dove secondo le Nazioni Unite vivono quasi 400mila persone, gli aiuti umanitari arrivano a singhiozzo a causa dell'assedio imposto dal 2013 dalle forze di Bashar al-Assad. Con l'assedio in Ghouta e "l'aumento dei prezzi alimentari, la questione della malnutrizione si sta aggravando", ha sottolineato il funzionario Unicef, Monica Awad. Secondo l'organizzazione Onu, negli ultimi tre mesi si sono riscontrati sintomi di "malnutrizione acuta" su 1.114 bambini, mentre 1.600 sono in situazione "a rischio".


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Guerra fredda tra Usa e Russia, Putin epura la diplomazia americana
Il presidente sovietico annuncia ritorsioni dopo le sanzioni decise dagli States

ROMA (Italy) - La cacciata di Putin ha una data: entro un mese tutti indietro. Lo scorso dicembre Obama aveva espulso 35 diplomatici russi - è successo dopo la vicenda hacker, portando il loro numero complessivo in Usa a 455 - a seguito di una serie di report dell'intelligence che avevano portato alla luce le interferenze di Mosca nella campagna per le elezioni dell'8 novembre. Il presidente russo annuncia una misura alle misure approvate dal Congresso. Centinaia di americani dovranno abbandonare il Paese entro il 1 settembre. “Non lasceremo azioni di Washington senza replica”, ha detto il Cremlino. Saranno espulisi lo staff di supporto, i contractors, persino chi porta il caffè.


Michael McFaul, ex ambasciatore a Mosca: non abbiamo tanti diplomatici. L'ex ambasciatore entra in una zona grigia, con il suo tweet di ieri. A capo della rappresentanza diplomatica fino al 2014, sostiene che Washington non abbia tanti diplomatici. O, almeno, che non ne avesse tanti alla sua epoca. Il corripondente del Washington Post Andrew Roth gli fa eco: saranno espulisi lo staff di supporto, i contractors, persino chi porta il caffè.

Sono 755 i diplomatici americani che dovranno lasciare la Russia in rappresaglia con le nuove sanzioni approvate dal Congresso contro Mosca. Lo ha annunciato il presidente russo Vladimir Putin in un'intervista esclusiva alla tv Rossiya 1 TV.

"La parte americana ha fatto una mossa, che, è importante notare, non era stata provocata da nulla, per peggiorare le relazioni russo-americane - ha accusato Putin - Comprende restrizioni illegali, tentativi di influenzare altri Paesi del mondo, tra cui nostri alleati, che sono interessati a sviluppare ed avere relazioni con la Russia." Oltre mille persone lavorano nell'ambasciata americana a Mosca e nei consolati, ha ricordato il presidente, "755 devono fermare le loro attività in Russia. Abbiamo aspettato per molto tempo che qualcosa cambiasse in meglio - ha quindi sottolineato Putin, riferendosi ai rapporti con gli Stati Uniti - speravamo che la situazione cambiasse. Ma sembra che non cambierà in un futuro prossimo. Per questo ho deciso che era arrivato per noi il momento di dimostrare che non lasceremo tutto questo senza una risposta".

Nei giorni scorsi, dopo il via libera del Congresso alle nuove sanzioni, il ministero degli Esteri russo aveva fatto sapere di aver chiesto a Washington di ridurre a 455 il numero del suo staff diplomatico in Russia, che conta su oltre 1.200 persone.


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Continua la "guerra fredda" tra Russia e Usa, espulsi 35 diplomatici dagli States
Dopo la "Spy story" sovietica alle elezioni americane, si acuiscono i rapporti tra le due superpotenze

ROMA (Italy) - E' dura la risposta Usa agli hackeraggi russi che hanno interferito nelle presidenziali americane con lo scopo di favorire l'elezione di Donald Trump. Con una decisione senza precedenti, Barack Obama ha disposto sanzioni direttamente contro le due principali intelligence russe, il Gru e l'Fsb, il primo per lo spionaggio militare all'estero e l'altro per il controspionaggio. Non si è fatta attendere la risposta della Russia alle sanzioni decise dal presidente americano. Putin ha disposto la chiusura della scuola angloamericana frequentata dai figli dei diplomatici di Usa, Canada e Gran Bretagna.


Promettendo di rispondere a ciascun "atto ostile", Mosca ha già adottato la prima misura concreta, ordinando la chiusura della la scuola angloamericana di Mosca, frequentata dai figli del personale delle ambasciate Usa, britannica e canadese, ma anche da ragazzi di altre nazionalità. Chiuso anche l'accesso alla residenza di vacanza dell'ambasciata Usa a Serebryany Bor, vicino a Mosca. Nell'annunciare le nuove sanzioni alla Russia per gli attacchi hacker durante le elezioni, Barack Obama ha anche ordinato l'espulsione di 35 funzionari russi, impiegati in attività di intelligence, definiti "persone non grata". Inoltre il presidente ha dato istruzioni al dipartimento di Stato di chiudere due compound in Maryland e New York "che sono usati da personale russo per attività collegate a operazioni di intelligence".

"Queste azioni arrivano dopo ripetuti ammonimenti, pubblici e privati, rivolti al governo russo e sono una risposta necessaria ed appropriata ai tentativi di danneggiare interessi degli Stati Uniti in violazione di norme di comportamento stabilite a livello internazionale" ha dichiarato Barack Obama. L'annuncio arriva dopo settimane di dibattito interno se rispondere e come agli attacchi hacker che, secondo la Cia, hanno avuto la Russia come mandante. Mosca ha sempre negato ogni coinvolgimento e Donald Trump ha mostrato di credere di più alle affermazioni del governo russo che ai rapporti dell'intelligence americano. Ieri, quando i media avevano già annunciato che Obama si preparava ad annunciare delle sanzioni, aveva detto che l'amministrazione uscente avrebbe fatto meglio a far cadere la vicenda. "Dobbiamo andare avanti con le nostre vite", aveva affermato. "Tutti gli americani devono essere allarmati dalle azioni della Russia", ha dichiarato ancora Obama con un riferimento polemico quindi alle posizioni assunte da Trump e dai leader repubblicani del Congresso che non hanno accolto la richiesta di avviare un'inchiesta indipendente sugli attacchi hacker.

Inoltre Obama ha annunciato che il dipartimento della Sicurezza Interna e l'Fbi declassificheranno "informazioni tecniche sulle attività informatiche dei servizi militari e civili russi" in modo da aiutare i network a difendersi "dalla campagna globale russa" a sostegno di azioni di hackeraggio. Infine, ha lasciato capire che vi potranno essere anche altre azioni, tenute segrete. "Queste azioni non sono la somma totale della nostra risposta alle attività aggressive della russa - ha concluso - continueremo una serie di azioni nei tempi e modi da noi scelti, alcune delle quali non saranno pubblicizzate".

Le sanzioni annunciate dall'amministrazione Obama interessano due agenzie di intelligence - altre all'erede del Kgb, l'Fsb, i servizi militari Gru - quattro ufficiali che si occupano delle attività informatiche del Gru e tre compagnie che hanno fornito supporto alle sue attività. Per poter procedere con queste sanzioni, gli esperti legali della Casa Bianca hanno allargato un ordine esecutivo firmato nel 2015 da Obama che dà al presidente l'autorità di colpire attori stranieri, attraverso il congelamento dei loro beni, che conducono attacchi contro interessi di sicurezza ed economici americani. Ora l'ordine prevede la possibilità di agire anche contro chi "interferisce o mette in pericolo il processo e le istituzioni elettorali".

Secondo quanto ricostruito dall'indagine dell'intelligence americana si ritiene che l'Fsb sia dietro un gruppo di hacker noto con il nome di 'Cozy Bear' che avrebbe per mesi tentato di entrare nel sistema del comitato elettorale democratico. I servizi segreti militari del Gru invece sarebbero dietro ad un secondo gruppo, i 'Fancy Bear', che non solo si è infiltrato nel sistema del comitato democratico ma anche in quello della campagna elettorale di Hillary Clinton. In questo modo ha sottratto le famose mail di John Podesta che avrebbe poi consegnato a Wikileaks che le ha pubblicate poco prima delle elezioni. Il governo russo e Vladimir Putin hanno sempre negato ogni coinvolgimento.


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L'ultimatum dello Zar Putin ai civili di Aleppo: avete poche ore per scappare poi bombardiamo
La dittatura di Assad pronta al genocidio. Spari anche sulle ambulanze.

ROMA (Italy) - La tregua (ultimatum) concordata tra Putin e Assad non concede scampo ai cittadini di Aleppo che subiscono da mesi i pesanti bombardamenti della coalizione Russia-Sirya. Gli autobus per gli sfollati sono rimasti vuoti mentre persino le ambulanze vengono colpite dal fuoco incrociato. La situazione, ad un mese dall'avvio della offensiva governativa contro "i partigiani" siriani, conta 600 civili morti tra cui molti bambini e più di 4mila feriti senza neanche un'ospedale per curarsi. La fame, poi, decima più della guerra perchè viene impedito l'accesso nella zona ai veicoli del World Food Programme (WFP) delle Nazioni Unite.


A quattro settimane dall'avvio della vasta offensiva delle forze di Damasco e degli alleati contro i ribelli ad Aleppo, ieri il direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, ha sottolineato come si assista alla "fase finale dei combattimenti". "Ci sono ancora aree che restano sotto il controllo dell'opposizione, ma si tratta di zone molto piccole, che potrebbero cadere in qualsiasi momento", ha detto Abdel Rahman in dichiarazioni all'agenzia di stampa Dpa.

Intanto, sono almeno 593 i civili rimasti uccisi ad Aleppo solo nel mese di novembre: lo denuncia l'Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui la maggior parte delle vittime si è registrata nei quartieri orientali della città che erano in mano ai ribelli. Stando alla ong, 463 civili - compresi 62 bambini - sono infatti morti nei raid aerei e negli attacchi dell'artiglieria contro Aleppo Est. Nei territori in mano alle forze di Damasco, si sono contati 130 morti fra i civili, compresi 40 minori. Tra le fila dei ribelli, secondo gli stessi attivisti, i caduti in battaglia sono almeno 532. I morti accertati tra i soldati siriani e i miliziani alleati sono invece 256. I feriti sono più di 4.000 senza alcuna possibilità di cure per mancanza di ospedali.

"Questo potrebbe essere il mio ultimo video. Fate qualcosa". E' la disperata richiesta di aiuto che una ragazza siriana di Aleppo affida ad un video pubblicato su Twitter. "Siamo vittime di un genocidio. Più di 50mila civili rischiano di morire nelle esecuzioni o sotto i bombardamenti" dal regime di Assad. "Ogni bomba è un nuovo massacro. Salvate Aleppo, salvate l'umanità", dice la giovane nel messaggio.

Sono ancora ferma i bus inviati dal regime siriano in un punto concordato di Aleppo per evacuare i ribelli e le loro famiglie da Aleppo est. I bus dovrebbero portare circa 5.000 ribelli e le loro famiglie ad al-Atareb, cittadina in mano all'opposizione a nord-ovest della città di Aleppo, e in alcune zone rurali nella parte est della provincia di Idlib. L'Osservatorio siriano per i diritti umani conferma che il regime sta ritardando l'inizio dell'evacuazione.

L'organizzazione Medici Senza Frontiere (Msf) si dice "indignata per la violenza esercitata contro i civili" ad Aleppo e per "la passività dimostrata da tutti gli attori che possono fare qualcosa per fermarla". Msf chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare il proprio dovere di proteggere i civili, sia nelle aree assediate sia nelle aree riprese dal governo siriano.

Tutte le negoziazioni per garantire l'accesso delle Nazioni Unite e di altri attori, tra cui Msf, per fornire assistenza umanitaria nelle aree assediate di Aleppo Est sono state infruttuose, si legge in una nota, secondo cui "nella maggior parte dei casi sembra che le persone non abbiano avuto la possibilità di fuggire quando e dove avrebbero voluto". "Non è stato possibile evacuare i pazienti, rifornire gli ospedali e fornire assistenza cruciale alle persone intrappolate nell’area", denuncia Msf, ribadendo che "tutte le parti coinvolte sono state e sono ancora responsabili di questo fallimento".

Pochi operatori sanitari stanno ancora lavorando in condizioni estreme ad Aleppo Est e, riferisce l'organizzazione, esprimono profonda paura per il loro futuro immediato. Gli operatori sanitari e i pazienti di cui si prendono cura sono protetti dal Diritto Internazionale Umanitario, sottolinea la nota. In un conflitto caratterizzato da orribili atrocità contro i civili, come recentemente dichiarato anche dalle Nazioni Unite, Msf si dice "estremamente preoccupata per il destino della popolazione".


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Venti di guerra nel mediterraneo, la flotta sovietica pronta per l'attacco finale in Siria. La NATO In allerta
Mosca dispiega nel mediterraneo una enorme Task Force Navale. Renzi dice no a sanzioni contro la Russia

ROMA (Italy) - L'allarme è stato lanciato da un "alto diplomatico" della Nato che a Bruxelles ha parlato con i giornalisti per confermare quello che le intelligence navali dei paesi Nato stanno seguendo ormai da settimane. La Russia si prepara a un massiccio attacco in Siria per spazzare via le resistenze dei ribelli assediati ad Aleppo Est. Fra le navi in viaggio c'è anche la portaerei russa Kuznetsov, con i suoi aerei bombardieri, l'incrociatore nucleare Pietro il Grande, alcune fregate e navi appoggio. Il naviglio sovietico è seguito a vista da una consistente forza navale inglese e quindi della NATO. Renzi dice "NO" a nuove sanzioni proposte dall'Europa contro la Russia.


La Russia sta dispiegando la più grande Task Force Navale dalla fine della Guerra Fredda: La NATO afferma che la Russia ha inviato tutte le navi della Flotta del Nord e una parte della Flotta del Baltico per rafforzare l'operazione militare in Siria, riporta la Reuters citando una fonte nell'Alleanza Atlantica. Secondo un Diplomatico NATO dopo l’ ultima escalation che coinvolge la Siria, la portaerei russa Kuznetsov ha lasciato la Norvegia e sta navigando verso la Siria, dove si prevede che arrivi in poco meno di due settimane. Come parte della flotta navale, la Russia ha anche implementato una scorta di altre sette navi, che abbiamo definito la “più potente task force navale russa che abbia mai navigato in Nord Europa dal 2014“, secondo i rapporti quotidiani della Nezavisimaya Gazeta russa. Ma si scopre anche che la flotta doveva essere ancora più grande, perché secondo un diplomatico della NATO citato dalla Reuters, la Russia “sta allertando tutta la flotta del Nord e gran parte della flotta del Baltico nel più grande dispiegamento di forze dopo la fine della guerra fredda“. “Questa non è una veleggiata tra amici del porto. Tra un paio di settimane, vedremo un crescendo di attacchi aerei su Aleppo come parte di una strategia della Russia che vuol dichiarare vittoria”, ha detto ancora il diplomatico.

Intensificare una campagna aerea sovietica su Aleppo orientale, dove sono intrappolate 275 mila persone, potrebbe ulteriormente peggiorare i legami tra Mosca e l’Occidente, secondo il diplomatico che ha aggiunto che “Questo assalto, dovrebbe essere sufficiente per consentire una strategia di uscita della Russia, se Mosca dovesse ritenere che Assad è ormai abbastanza stabile per sopravvivere da solo.”

Le foto delle navi sono state prese da militari norvegesi. Un quotidiano norvegese ha citato il Capo del servizio di intelligence militare norvegese che ha dichiarato che le navi coinvolte “giocheranno probabilmente un loro ruolo nella battaglia decisiva per Aleppo”. Ma c’è qualcosa in più, perché la Reuters ha fatto riferimento alle parole di un diplomatico della NATO, che afferma che in effetti la Russia sta impiegando la più grande forza navale dalla fine della guerra fredda, per rafforzare la sua campagna di Siria. Secondo un rapporto dell’esercito Norvegese che ha reso pubbliche le foto prese dagli aerei della sorveglianza, apprendiamo che la Kuznetsov accompagnata da una flotta di navi da guerra russe, sta navigando verso la Siria nelle acque internazionali al largo delle coste Norvegesi, vicino a Trondheim. Le foto delle navi, che includono la portaerei Admiral Kuznetsov e la nave da crociera Pyotr Velikiy, sono state prese vicino all’isola di Andoya, lunedì scorso nella Norvegia del Nord.

Il gruppo navale che include la portaerei e altre sette navi di scorta russe, è la più potente task force navale russa in navigazione nel Nord Europa dal 2014, come riporta la Nezavisimaya Gazeta nelle sue informazioni quotidiane. La nave portaerei può trasportare più di 50 aerei e il suo sistema di armamento include anche i missili anti-navi Granit.


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La Nato si rafforza ai confini con la Russia. Nel 2018 anche militari italiani schierati in Lettonia
Mosca inasprisce i rapporti con l'occidente e tenta la mossa di avvicinamento ad Erdogan in Turchia

ROMA (Italy) - Nel 2018 un contingente di soldati italiani sarà inviato al confine europeo con la Russia. Saranno parte di uno dei quattro battaglioni dell’Alleanza schierati nei Paesi baltici. Intanto Mosca continua a bombardare Aleppo e a sostenere il regime di Damasco e questo preoccupa sia i leader europei sia i vertici dell'alleanza atlantica. Una escalation di guerra aperta verso cittadini inermi oramai allo stremo ai quali non giungono neppure più gli aiuti umanitari per gli oggettivi pericoli nel consegnarli. Anche la visita di Putin in Turchia ha reso perplessi gli stati occidentali reputando quella dello Zar una mossa a sorpresa e senza precedenti.


L'Italia invierà "nei prossimi mesi" una compagnia di "140 uomini in Lettonia" per partecipare alla "forza Nato a guida canadese, lì dispiegata". Si tratta di una decisione che "non rientra in una politica di aggressione verso la Russia", ma con la quale il governo italiano e gli Alleati intendono "rassicurare" i partner europei sulle capacità di difesa dei confini orientali del vecchio continente. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni conferma l' impegno del nostro Paese, dopo il suo incontro di Roma con il leader della Nato, Jens Stoltenberg. Quest'ultimo, in un'intervista alla Stampa ne aveva anticipato stamane i contenuti. Ma nessuna sorpresa: è una scelta che l'Italia ha fatto e annunciato già al vertice di Varsavia, ha precisato il titolare della Farnesina.

L'invio dei militari, è il ragionamento del ministro, "non influirà minimamente con la linea di dialogo che l'Italia ha sempre proposto e condiviso con la Nato" e "che deve andare in parallelo con le rassicurazioni agli alleati che si sentono a rischio". Eppure l'irritazione di Mosca, questa mattina, non si è fatta attendere molto. Commentando le dichiarazioni del segretario generale della Nato, un portavoce del ministero degli Esteri russo ha definito "distruttiva" la politica degli Alleati, impegnati nella "costruzione di nuove linee di divisione in Europa invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato". Insomma, la formula "Difesa e dialogo" propugnata da Stoltenberg non convince Mosca fino in fondo. D'altra parte, se non si può nuovamente parlare di Guerra fredda, di certo "non c'è neppure il partenariato" a cui la Nato sta lavorando da anni con la Russia. Quello in atto, ha ammesso lo stesso segretario generale, è "un sistema di relazioni con Mosca mai visto sinora". "Serve un'Alleanza forte non per provocare una guerra, ma per prevenirla", ha avvertito, e gli enormi investimenti fatti dalla Federazione russa sulla Difesa - è il suo pensiero - certamente non aiutano a rasserenare gli animi degli Alleati.

Siamo "profondamente preoccupati" dalla Russia, che è "sempre più assertiva e imprevedibile" ed ha schierato sistemi missilistici vicino a Paesi alleati, "parte di uno schema di attività militare su larga scala", ha confermato Stoltenberg. "Noi continueremo a perseguire politiche di difesa e dialogo politico. La missione della Nato è di mantenere sicuri gli alleati ma dobbiamo evitare incidenti e calcoli errati che possono far sfuggire la situazione di mano". Il rischio c'è e trova terreno fertile in Siria. Qui la Nato "non ha alcun piano su una presenza militare", ma intende fare "tutto il possibile" per una "soluzione politica e diplomatica della crisi". Mosca "continua a bombardare Aleppo e a sostenere il regime di Damasco" nonostante le terribili perdite di vite umane e le forti obiezioni della comunità internazionale, ha ricordato Stoltenberg. E questa mattina Vladimir Putin ha anche ratificato la legge con cui il Parlamento russo ha approvato l'accordo siglato nel 2015 con Damasco sulla presenza "a tempo indeterminato" delle forze russe nella base militare Hmeimim, in Siria occidentale (attualmente sono circa 4.000 uomini).

La NATO, ovvero l'Organizzazione del Patto dell'Atlantico del Nord è un organismo internazionale creato essenzialmente per difendere le nazioni occidentali contro la minaccia rappresentata dall'ex unione sovietica. L'organizzazione nasce il 4 aprile 1949 a Washington per definire come collaborare, tra paesi diversi, e come intervenire in difesa di uno dei partecipanti, in caso di attacchi esterni. All'inizio il patto era solo tra dieci paesi dell'Europa (Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda Portogallo) e due paesi americani (Canada e USA). Poi si sono aggiunti altri paesi e, mentre fino a poco tempo fa erano in totale diciannove, oggi, grazie all'ingresso della Russia, sono diventati venti. Questo organismo è nato, dopo la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto perché gli Stati Uniti temevano attacchi dal grande nemico che era ancora la Russia. Oggi i rapporti tra Stati Uniti e Russia sono molto migliorati e il ruolo della Nato è, in generale, quello di difendere sicurezza e libertà in tutti i paesi che ne fanno parte.

Nello specifico, i Paesi membri di questa importante coalizione sono: Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croatia, Czech Rep, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Hungary, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Turchia. I rappresentanti si incontrano a Bruxelles, in Belgio, località in cui ogni paese manda un suo rappresentante e dove si incontrano, in occasioni speciali, i capi di Stato dei singoli paesi. Il portavoce della NATO, cioè la persona che comunica a nome di tutti, le decisioni prese dalla NATO, è il Segretario Generale, scelto da tutti i paesi. L'art. 5 del trattato dice esplicitamente che in caso di attacco armato ad uno o più paesi dell'Alleanza Atlantica, tutti i paesi si impegnano, anche con le armi, a difendere il paese o i paesi attaccati a salvaguardia della sicurezza dell'Alleanza stessa. Il 29 marzo 2004 entrano a far parte della NATO Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. È il quinto e più grande allargamento nella storia dell'alleanza. Nel marzo del 2009 la Francia ha annunciato, dopo 43 anni di assenza, di voler rientrare nel Comando Militare Integrato dell'Alleanza. Nel mese di aprile del 2009 anche Albania e Croazia hanno completato il processo di adesione: è il sesto allargamento nei sessant'anni di storia dell'Alleanza Atlantica.


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Siria, la Russia continua a sostenere il dittatore Assad e gli States sospendono i negoziati
Dura presa di posizione del Cremlino che schiera un sistema antimissile

ROMA (Italy) - Washington perde la pazienza e blocca i negoziati. La decisione arriva dopo l'ultimatum al Cremlino, chiedendo di sedersi a un tavolo e di ragionare in modo costruttivo. La Russia, non fermando i bombardamenti del regime siriano, non rispetta i propri impegni in particolare nel campo umanitario. Proseguendo sulla via militare, poi, partecipa alle uccisioni di migliaia di civili tra cui donne e bambini inermi. L'inviato dell'ONU Staffan de Mistura ha definito Aleppo "orrori senza fine". Ora è pura "guerra fredda" tra Washington e Mosca che insiste nelle provocazioni militari nonostante la condanna di tutti i paesi occidentali.


In Siria, la decisione degli Stati Uniti di sospendere i negoziati con la Russia su un cessate il fuoco era "inevitabile". Lo ha ammesso il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, durante la sua audizione sui recenti sviluppi della crisi alle Commissioni riunite Esteri di Camera e Senato. "La crisi è a un punto critico", ha detto aprendo il suo intervento Gentiloni, dopo aver definito "molto tempestiva" la convocazione della Commissioni riunite, il Dipartimento di Stato americano ha ieri formalmente dichiarato interrotte le relazioni bilaterali con la Russia per la gestione della cosiddetta cessazione delle ostilità, sostenendo che ormai era un esercizio impossibile, che con Aleppo sotto le bombe era impossibile continuare un esercizio che sembrava una finzione. Credo che si sia trattato di una decisione inevitabile, non certo una decisione di cui rallegrarsi ma che ha preso atto di un contesto assolutamente degenerato.

La guerra, che dura da quasi sei anni, in qualche modo è il crocevia di tantissime guerre contemporanee, regionali, tra sciiti e sunniti, tensioni sulla questione curda, conflitto con il terrorismo. La povera e martoriata Siria, ha sofferto 400mila vittime e sei milioni di rifugiati, diventando di fatto la guerra e la crisi più drammatica degli ultimi 10-20 anni per via di questo incrocio che rende districare questa matassa molto complicato. Negli ultimi dieci giorni tutto questo sembra precipitare in modo particolare nella tragedia di Aleppo, della seconda città siriana, di straordinarie tradizioni culturali e religiose che come sapete è martellata dai bombardamenti in un modo francamente non troppo umano.

Intanto la Russia ha inviato una batteria di missili terra-aria S-300 in Siria a protezione della sua base navale di Tartous e delle sue navi che operano nella zona. Lo ha detto il portavoce del ministero della Difesa russa, generale Igor Konashenkov. Una batteria di missili terra-aria S-300 destinati alla sicurezza della base navale russa di Tartus e delle navi operative nella zona.

Una strage senza fine - La cifra è spaventosa ed è un numero così elevato di cui si potrebbe perfino dubitare se la fonte non fosse così autorevole: secondo l'Unicef, da venerdì scorso, ad Aleppo Orientale almeno 96 bambini sono stati uccisi e 223 sono stati feriti. "I bambini di Aleppo sono intrappolati in un incubo", ha dichiarato Justin Forsyth vice direttore generale dell'Unicef. "Non ci sono parole per descrivere le sofferenze che questi bambini stanno vivendo", ha aggiunto. Eppure, a parte la fragile e discutibile tregua, nessuno fa nulla. Sono di appena di pochi giorni fa le denunce - sempre di agenzie delle Nazioni Unite - dei rischi di infezioni ed epidemie per la mancanza di acqua e medicine. Senza considerare gli ospedali colpiti. Una situazione drammatica ma destinata ad andare avanti così visti i veti della Russia in campo umanitario.


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La sfida americana al dittatore siriano Assad e al suo protettore Putin
al centro del programma elettorale dei candidati alle presidenziali
Con l'orso Russo si gioca la partita della "Guerra Fredda" mai terminata

ROMA (Italy) - L’avanzata dell’Isis, lo Stato Islamico di Iraq e Siria guidato da Al Baghdadi, ha reso necessario il coinvolgimento e la cooperazione tra forze internazionali per tentare di arginare il problema del terrorismo islamico.

Il clima di scontro però, si è fattosubito sentire anche all’interno della coalizione stessa, dove, in terra siriana, Obama e Putin stanno combattendo una vera e propria guerra parallela: da una parte gli Stati Uniti contro il Califfato, dall’altra la Russia contro i ribelli anti-Assad e contro l’Is (La Francia, però, ha già firmato una dichiarazione con altri sei Paesi per chiedere alla Russia di concentrare i suoi attacchi contro le forze del Isis. Di tutta risposta, il Cremlino, ha ribadito di essere stato l’unico, ad oggi, adaver colpito Raqqa, la capitale del Califfato).


La necessità di far fronte comune non ha, dunque, fatto passare in secondo piano i problemi tra le due potenze occidentali che sembrano richiamare il climadi una Guerra Fredda probabilmente mai finita. Questa volta gli occhi del ciclone sono due: da una parte i sospetti raid lanciati dalla Russia che gli Stati Uniti sostengono aver colpito basi non dell’Isis, bensì di altri gruppi ribelli. L’attacco avrebbe dato la morte a 27 civili, tra i quali sei bambini. Ovviamente Mosca ha negato la responsa-bilità di tali azioni, spiegando che a colpire le forze anti-governative sarebbero stati aerei russi, sì, ma in dotazione al governo siriano.

Dall’altra, ed è forse l’ostacolo più grande, c’è il veto assoluto posto da Obama riguardo la dittatura di Assad, appoggiata dal leader russo eapertamente condannata dagli americani: se la cooperazione deve andare avanti, il leader deve uscire di scena. Da quando Assad è salito al potere nel 2000, l’America ha inserito lo stato siriano tra gli “Stati Coniglio”, quei territori che, per un regime troppo autoritario, vengono considerati minaccia per la pace. Il dittatore è stato, tra l’altro, da pochi giorni, sottoposto ad un’inchiesta giudiziaria, portata avanti da Parigi, per “crimini contro l’umanità”. L’indagine si basa sull’inchiesta “Cesar” dal nome in codice di un fotografo della polizia militare che ha tradito il regime facendo arrivare immagini di torture e uccisioni nelle carceri del regime.

Il vero problema che mina la creazione di una colazione stabile, dunque, resta Assad. Per gli americani, infatti, è imprescindibile la sua uscita di scena, che lo stesso presidente della Siria si è detto disposto a prendere in considerazione per risolvere il problema del regime del terrore legato all’Is, fermo restando che ha più volte espresso i suoi timori sulla presenza e sul controllo occidentale in a Damasco. Ad intervenire nella questione è stato anche il diplomatico italo-svedese Staffan De Mistura, già sottosegretario degli Esteri durante il governo Monti ed ora inviato speciale per l’Onu. In un vertice tra i ministri dei rispettivi paesi, ha affermato De Mistura, si è aperto un dialogo. “Sicuramente l’Onu ha approvato solo le misure anti Isis e Al Qaeda”, ha detto riferendosi ai presunti attacchi russi a basi civili, ma l’importante è riuscire ad arrivare ad un compromesso che permetta un fuoco incrociato tra armi e azione politica, così da riuscire a fermare l’avanzata terroristica. (Marika Del Zotti)

Si avvicina sempre di più il giorno delle elezioni presidenziali USA. Gli americani saranno chiamati alle urne per scegliere il successore dell'attuale presidente. Obama, infatti, non può ricandidarsi una terza volta per via del 22esimo emendamento della Costituzione. Tra i candidati alle elezioni presidenziali USA 2016: Hillary Clinton, Bernie Sanders, Donald Trump, Jeb Bush - Il nome più importante rimane quello di Hillary Clinton che lady viene data vincente in tutti i sondaggi, sarebbe la rivincita dopo la sconfitta subita dai democratici di Obama nel 2008. Tra i tantissimi candidati repubblicani spicca la candidatura di Marco Rubio e Jeb Bush - fratello minore dell'ex presidente George W - ovviamente anche lui figlio del primo Bush presidente; sarebbe quindi il terzo della famiglia Bush a correre per la Casa Bianca (e potrebbe correre contro la moglie dell'ex presidente Clinton, rendendo parecchio dinastica la democrazia statunitense). Ma il vero protagonista nel campo repubblicano, ormai, è Donald Trump.

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Redazione

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Summit Nato in Galles, la coalizione rafforza l'est con 5 nuove basi contro l'aggressione russa
Unione Europea: nuove sanzioni contro Mosca. Mandato dei 28 paesi per eliminare l'Isis in Iraq

ROMA (Italy) - A chiusura del summit Nato di Newport, ieri la delegazione americana ha tentato di coinvolgere gli alleati atlantici nella coalizione. Un gruppo di dieci partner: Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada, Australia, Turchia, Italia, Polonia, Danimarca, insieme agli Usa dovrebbe costituire il nucleo di una missione internazionale di intervento in Iraq, da legittimare a New York tra dieci giorni in occasione dei lavori di apertura dell'Assemblea Generale dell'Onu.

Intanto la Nato risponde anche allo zar Putin e rafforza la propria presenza nell'Europa dell'Est attraverso la creazione di cinque nuove basi militari ospitanti forze speciali e copertura sia aerea che navale pronte ad entrare in azione in 48 ore. Contro la Russia pronte le nuove sanzioni.


La frontiera orientale blindata con una "presenza permanente" della Nato nell'Europa dell'Est per rispondere all'aggressione di Putin in Ucraina, ma senza stracciare il Trattato con la Russia, che però reagisce a muso duro parlando di decisione che mette "la pace a rischio". Una coalizione guidata dagli Usa e di cui, annuncia Matteo Renzi, farà parte anche l'Italia oltre a Gran Bretagna, Francia e gli altri che si aggiungeranno per combattere l'orrore della jihad. Obiettivo, dice il presidente Obama, "distruggere" l'Isis in Iraq e Siria ma senza "scarponi sul terreno" né occidentali nè della Nato e con il coinvolgimento dei grandi attori regionali a cominciare dalla Turchia.

E poi la decisione di costruire una nuova Alleanza Atlantica, "più pronta, flessibile e forte" per rispondere alle minacce di un mondo improvvisamente cambiato dopo i "25 anni di bel tempo" seguiti alla caduta del Muro. Ma anche lo storico impegno ad invertire la tendenza del taglio delle spese alla difesa e riportarle - entro dieci anni - al livello del 2% del pil (di cui il 20% in armamenti 'maggiori', grande spinta all'industria bellica) in tutti i 28 paesi alleati, che per gli europei significa mediamente raddoppiarle. Sono questi i risultati del vertice della Nato a Celtic Manor, che chiude il mandato del segretario generale Anders Fogh Rasmussen dopo "uno degli anni più difficili nella storia dell'Alleanza".

Alla Russia che spaventa i baltici, la Nato risponde con l'approvazione del nuova Rap (Readiness Action Plan), che tra l'altro include anche la difesa nelle 'cyberguerre' tra i compiti istituzionali dell'Alleanza, e parte anche l'istituzione della 'spearhead', che avrà cinque nuove basi (in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania) con, aviazione, mezzi navali, depositi e arsenali già predisposti, in cui a rotazione sarà presente una brigata di forze speciali.

La rassicurazione agli alleati dell'est la garantisce Barack Obama: "Difenderemo ogni alleato in Europa. Questo e' un obbligo vincolante, non negoziabile. Un attacco a un Paese Nato è un attacco a tutti i Paesi Nato" Ma il rischio più immediato sembra quello dell'Isis. Cameron annuncia che i 28 sono "unanimi nella condanna degli atti barbarici" degli uomini in nero. Il premier britannico e Obama sfidano gli jihadisti. Cameron sottolinea che la lotta dovrà essere "guidata dagli iracheni" e che Assad non può essere parte della soluzione perché "è parte del problema". Ad agire sarà una coalizione, non la Nato in quanto tale. Il segretario uscente, Anders Fogh Ramussen, ribadisce che se Baghdad lo chiederà l'Alleanza potrà dare assistenza ma limitata alla "defence capacity building", ovvero l'addestranenbto e la consulenza, e specifica che nel vertice "non si è discusso" di un intervento militare diretto. Niente ritorno in Iraq, insomma. In compenso, nell'ambito del nuovo ruolo che l'Alleanza avrà in futuro, i leader hanno deciso che tra i paesi Nato ci sarà più scambio di informazioni per combattere i 'foreign fighters'.
(Redazione)

La NATO, ovvero l'Organizzazione del Patto dell'Atlantico del Nord è un organismo internazionale creato essenzialmente per difendere le nazioni occidentali contro la minaccia rappresentata dall'ex unione sovietica. L'organizzazione nasce il 4 aprile 1949 a Washington per definire come collaborare, tra paesi diversi, e come intervenire in difesa di uno dei partecipanti, in caso di attacchi esterni. All'inizio il patto era solo tra dieci paesi dell'Europa (Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda Portogallo) e due paesi americani (Canada e USA). Poi si sono aggiunti altri paesi e, mentre fino a poco tempo fa erano in totale diciannove, oggi, grazie all'ingresso della Russia, sono diventati venti. Questo organismo è nato, dopo la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto perché gli Stati Uniti temevano attacchi dal grande nemico che era ancora la Russia. Oggi i rapporti tra Stati Uniti e Russia sono molto migliorati e il ruolo della Nato è, in generale, quello di difendere sicurezza e libertà in tutti i paesi che ne fanno parte.

Nello specifico, i Paesi membri di questa importante coalizione sono: Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croatia, Czech Rep, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Hungary, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Turchia. I rappresentanti si incontrano a Bruxelles, in Belgio, località in cui ogni paese manda un suo rappresentante e dove si incontrano, in occasioni speciali, i capi di Stato dei singoli paesi. Il portavoce della NATO, cioè la persona che comunica a nome di tutti, le decisioni prese dalla NATO, è il Segretario Generale, scelto da tutti i paesi. L'art. 5 del trattato dice esplicitamente che in caso di attacco armato ad uno o più paesi dell'Alleanza Atlantica, tutti i paesi si impegnano, anche con le armi, a difendere il paese o i paesi attaccati a salvaguardia della sicurezza dell'Alleanza stessa. Il 29 marzo 2004 entrano a far parte della NATO Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. È il quinto e più grande allargamento nella storia dell'alleanza. Nel marzo del 2009 la Francia ha annunciato, dopo 43 anni di assenza, di voler rientrare nel Comando Militare Integrato dell'Alleanza. Nel mese di aprile del 2009 anche Albania e Croazia hanno completato il processo di adesione: è il sesto allargamento nei sessant'anni di storia dell'Alleanza Atlantica.


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)