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L'Undici settembre americano ricordato con cerimonie in tutti gli States
Il Presidente Obama celebrerà l'evento accogliendo i militari alla Casa Bianca

ROMA (Italy) - Anche quest’anno migliaia di persone sono attese sui luoghi della tragedia: New York, Washington e Shanksville. Scenderanno in strada per ricordare le quasi 3mila persone morte quando quattro aerei di linea dirottati si schiantarono rispettivamente sulle Torri Gemelle (alle 8.46 e alle 9.03 locali), sul Pentagono (alle 9.37) e su un campo in Pennsylvania (alle 10.03).

L’ultima vittima, poche settimane fa, è stata Marcy Borders, la giovane soprannominata “Lady Dust” perché fotografata ricoperta di cenere subito dopo il crollo di una delle torri del World Trade Center. È morta di tumore come molti altri sopravvissuti all’11 settembre: secondo le stime, i casi di neoplasia da allora sono stati tra 2500 e 3700. A 14 anni di distanza, l’attacco all’America continua a stroncare vite e fa ancora male a una nazione che non vuole dimenticare quel giorno drammatico che ha sconvolto il mondo. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, insieme alla first lady e al suo staff parteciperà ad un momento di silenzio nel giardino della Casa Bianca.
(Foto: il memorial 11 settembre a New York city)


A New York la cerimonia principale si svolgerà al Memoriale dell’11 settembre, con minuti di silenzio nei momenti degli schianti e del crollo delle torri e con la lettura dei nomi delle vittime. Inoltre, come ogni anno, nelle ore serali 88 proiettori genereranno delle colonne di luce che uniranno terra e cielo. In condizioni meteo ideali, il cosiddetto “Tribute in Light” è visibile a quasi 100 chilometri di distanza. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, insieme alla first lady e al suo staff parteciperà ad un momento di silenzio nel giardino della Casa Bianca e incontrerà i militari della base di Fort Meade.

Un giorno che ha cambiato la Storia Gli attentati, rivendicati da Al Qaeda, hanno modificato il corso della Storia. Gli Stati Uniti – e più in generale l’Occidente – si scoprirono più vulnerabili e impararono a conoscere il volto di un nuovo nemico, quell’Osama Bin Laden che sarebbe stato ucciso quasi 10 anni dopo, nel maggio 2011, con un raid delle forze armate statunitensi ad Abbottabad, in Pakistan. In meno di un mese ci sarebbe stato l’attacco statunitense all’Afghanistan e da lì una spirale di eventi che hanno cambiato il mondo.

Furono 19 gli attentatori che parteciparono all'attacco terroristico dell'11 settembre del 2001 contro gli Stati Uniti. Il giornalista inglese Jason Burke, studioso del fenomeno Al Qaeda, distingue 3 grandi gruppi: il primo, quello del "nocciolo duro" che comprendeva Khalid al-Midhar e Nawaf al-Azmi; il secondo gruppo, costituito dalla cosiddetta "cellula di Amburgo" era formato da Mohamed Atta, Marwan al-Shehhi e Ziad Jarrah. Il terzo, soprannominato "il muscolo", era composto per lo più da sauditi e avrebbe avuto il compito di controllare i passeggeri mentre i piloti si dirigevano contro i bersagli prestabiliti. Vigili del fuoco, polizia e volontari tentarono di salvare le persone intrappolate nei due edifici del World Trade Center. Molti di loro perderanno la vita nel crollo delle Torri, travolti dai detriti e dalle macerie.


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Anniversario attentato dell’11 settembre 2001. Quattordici anni fa il “crollo” delle Torri gemelle
Morirono 3.000 persone tra civili, vigili del fuoco e agenti di polizia


NEW YORK (Stati Uniti)Sono trascorsi ben tredici anni dal disastroso attentato dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York. tredici anni da quel maledetto attacco, rivendicato dagli estremisti islamici di Osama Bin Laden, che distrusse le Twin Towers, più comunemente identificate con il nome di Torri gemelle della Grande Mela, e che vide morire circa 3.000 persone tra cui civili, impiegati, vigili del fuoco e poliziotti.

Quel giorno a New York morirono non solo civili e agenti di polizia, ma anche 346 pompieri, impegnati a lottare contro le fiamme per liberare le persone che ivi vi lavoravano. Ma purtroppo quella che doveva essere una normale giornata di lavoro, si trasformò ben presto in un disastro, un incubo reale che ne avrebbe marchiato il triste ricordo nel marmo vivido della Storia.


Era l'11 settembre 2001 quando 4 aerei di linea dirottati sui cieli di New York e Washington cambiarono l'andamento della storia, forgiandola per sempre.

Il volo American Airlines 11 parte totalmente indisturbato da Boston con a bordo 5 dirottatori passati inosservati ai controlli di sicurezza. Dallo stesso aeroporto parte un secondo aereo, lo United Airlines 175, con a bordo altri 5 dirottatori, imbarcatisi con la stessa discrezione. Entrambi i velivoli erano diretti a Los Angeles ma colpiranno le Twin Towers.

Il terzo volo è quello che normalmente copriva la tratta Washington-Los Angeles, l’American Airlines 77, a bordo del quale ci sono altri 5 dirottatori che lo porteranno a schiantarsi contro il Pentagono.

Gli ultimi 4 terroristi decolleranno sul volo United Airlines 93 diretto da Newark a San Francisco. Sarà l'unico a mancare il bersaglio, probabilmente il Campidoglio o la Casa Bianca.

Tutti questi aerei decolleranno tra le 7:00 e le 9:00 della mattina americana dell'11 settembre 2001. In Italia, fra le 13:00 e le 15:00. Alle 8:00 il primo dirottamento, quello del volo AA11. Alle 8:46 questo si schianta contro la Torre Nord tra il 94° piano ed il 98°. Si procede subito all'evacuazione del grattacielo. Alle 9:03 il volo United Airlines 175 si schianta contro la Torre sud, tra il 78° e l'84° piano. L'America inizia a capire di trovarsi di fronte a un vero e proprio attacco e non ad un incidente, come si era pensato sulle prime. Un'America umiliata, messa in ginocchio, sotto i colpi di Bin Laden. Sono le 9:37 quando il terzo aereo, l'American Airlines 77, colpisce la facciata ovest del Pentagono. Il quarto aereo, United Airlines 93, si schianta al suolo alle 10:03 a Shanksville, una località della Pennsylvania, secondo la ricostruzione delle autorità, a causa della ribellione dei passeggeri che avrebbero sopraffatto i dirottatori, impedendo loro di colpire la capitale.

Evacuati la Casa Bianca, il Palazzo di Vetro, sede dell'ONU, e i maggiori aeroporti. Chiusi lo spazio aereo sugli Stati Uniti e le borse. Nel frattempo l'ala ovest del Pentagono crolla e, come lei, anche le due torri. Tutto avviene in diretta tv mondiale. Colui che deve prendere in mano la situazione è il presidente Bush Junior, informato dell'accaduto mentre era in una scuola elementare della Florida per promuovere la sua campagna per l’istruzione “No child left behind”.

Ciò che rimane è un cumulo immenso di macerie e vastissimi incendi che tengono occupati i pompieri per giorni. I morti saranno 2974. Alcuni risultano dispersi tuttora. Il disastro fu anche economico: le borse, che riapriranno il 17 settembre, coleranno a picco. Senza contare le centinaia di uffici distrutti, case crollate e la tragedia senza precedenti in termini di vite umane.

I dirottatori provenivano in 15 dall'Arabia Saudita, in due dagli Emirati Arabi Uniti, più un egiziano e un libanese. Tutti ben addestrati e pronti alla morte, alla guerra, al genocidio in territorio americano. I fratelli Al-Sheri, Al-Omari, Al-Suqami, El-Shehhi, Banihammad, Al-Sheheri, i due fratelli Al-Gahmdi, Hanjour, Al-Mihdar, Moqed, due fratelli Al-Hazmi, Atta, Jarrah, Al-Aznawi, Al-Nami, Al-Gahmdi. Tutti morti al momento degli schianti.

Da quel giorno l'America ha un nuovo volto, un nuovo obiettivo: vendicare quei quasi 3000 innocenti caduti sotto la crudeltà di Bin Laden. E un solo grande nemico: il fanatismo islamico.


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Italia - USA, un'amicizia indelebile
Gli States come punto di riferimento globale

ROMA (Italy) - Quando nell’agosto 2001 (20 giorni prima della tragedia delle torri gemelle) giunsi per la prima volta a New York e negli States, mi sentii un pochino Cristoforo Colombo al suo approdò nel “nuovo mondo”. Sensazione che ancora oggi, dopo decine di volte e gli interi USA girati in lungo e largo, provo ad ogni mio arrivo in quei luoghi.

Quella mia prima mattinata da turista della “Big Apple”, prevedeva tour panoramico di Manhattan e passeggiata all’ombra delle “Twin Towers“ con il tempo necessario alle classiche foto con prospettiva dal basso. E, alle ore 08.30 locali, in coincidenza con l’ingresso dei circa 50.000 dipendenti, ero nel piazzale del “World Trade Center” con un solo pensiero che balenava in mente “…che maestosità”. Stesso pensiero che, successivamente, ho dedicato alle strutture di Pearl Harbour nelle Hawaii che ho visitato e meravigliosamente apprezzato nel 2006.


Due luoghi che nel tempo hanno subito eventi drammatici. Eventi che hanno colpito “il cuore” di questo grande popolo che ha ereditato e fatto progredire il pensiero di una “nazione unita” alcune centinaia di anni prima del nostro attuale e quasi fallito tentativo “europeo”.

Dal 2001 al 2015, tante sono state le occasioni di partecipare “live” alle celebrazioni del 4 luglio (Independence Day – indipendenza delle colonie americane ottenuta dall’Inghilterra nel 1776) che per gli statunitensi rappresenta un vero “cult” di unità nazionale. Scampagnate, barbecue, pic-nic, parate, fuochi artificiali e incontri di famiglia, fanno del 4 luglio qualcosa in più del classico giorno “d’indipendenza” che, per noi italiani, è del tutto scomparso se mai c’è veramente stato.

Una data che per un americano, segna la nascita della democrazia nel paese. Questa è la data che segna la vera nascita degli Stati Uniti d’America e, poiché gli Americani si sentono profondamente attaccati alla loro patria, tanto da identificarsi interamente con essa, si può dire che il 4 luglio è la festa anche degli Americani stessi. (Giorgio Esposito)

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