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Giornata Internazionale della Pace
Parte la campagna di donazione del World Food Programme in favore dei popoli in fuga dalle guerre

ROMA (Italy) - In occasione del 21 settembre, Giornata Internazionale della Pace, marchi globali si uniscono – includendo diverse compagnie e aree geografiche – in uno sforzo che non ha precedenti nel sottolineare il ruolo vitale che l’assistenza alimentare ha nel creare un mondo più pacifico. Molte compagnie stanno donando spazi televisivi e digitali per favorire il sostegno al Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP), l’agenzia in prima linea nella lotta alla fame.

Mentre si intensifica la crisi mondiale dei rifugiati e le risorse per l’intervento umanitario sono insufficienti, questo sforzo di più imprese, capitanato da McDonald’s, rappresenta un modo molto importante e tangibile di progredire verso la pace e aiutare i rifugiati e gli sfollati che lottano ogni giorno per dare da mangiare ai propri figli. Le compagnie che sostengono questa iniziativa sono: Burger King, Cargill, DreamWorks Animation, Facebook, Google, MasterCard, McCain, McDonald’s, OMD, Twitter, TBWA e United Airlines.


“Oggi è il momento in cui le persone si uniscono attraverso regioni e culture per un mondo libero dalla fame e pacificato” ha detto la Direttrice esecutiva del WFP, Ertharin Cousin. “L’assistenza alimentare, in periodi di conflitto, ha un ruolo fondamentale nel salvare vite umane e alleviare le sofferenze. Il cibo riunisce e tiene insieme le famiglie. La sicurezza alimentare dà una speranza alle famiglie in tempi disperati eliminando, nel contempo, il loro bisogno di ricorrere a misure estreme e pericolose quale unico mezzo di sopravvivenza”.

Sia in televisione che online, molte aziende stanno donando spazi di comunicazione e sociali per dare visibilità a un messaggio pubblicitario targato WFP, chiamato “Symbols”. TBWA ha sviluppato la parte creativa di questo messaggio pubblicitario grazie ai fondi di McDonald’s. Lo spot mette in luce la relazione tra guerra e fame, l’ampiezza dei bisogni attuali e come una donazione al WFP possa fare la differenza. Molte delle compagnie coinvolte si sono anche impegnate a sostenere questo sforzo amplificando il messaggio attraverso i propri canali social, includendo la parte creativa e una richiesta di sostegno al WFP a favore delle famiglie colpite.

“L’umanità ha un futuro insieme. Questo sforzo è un grande esempio di persone e aziende che uniscono le proprie forze per far sì che raggiungiamo l’obiettivo di un mondo a fame zero nel futuro” ha aggiunto Cousin. Tutti i fondi raccolti grazie a questa iniziativa andranno alla risposta all’emergenza del WFP per le operazioni a maggiore criticità, incluse le crisi in Siria e nella regione, Iraq, Sud Sudan, Yemen. Il numero degli sfollati non è mai stato così alto dai tempi della Seconda Guerra Mondiale e i bisogni sono maggiori delle risorse disponibili. “Il settore privato ha un ruolo significato da svolgere nel porre fine alla fame e promuovere la pace”, ha detto Jay Aldous, Direttore del Settore Privato e delle Partnership. “Questo sforzo globale è un esempio davvero importante di marchi che si uniscono con una sola voce per ottenere un impatto tangibile nella vita delle persone vulnerabili”.

Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi. Il WFP è in prima linea nelle emergenze umanitarie e fornisce cibo salva-vita alle famiglie vittime di guerra, conflitti e disastri naturali, sfamando più persone rispetto ad altre organizzazioni umanitarie. WFP è finanziato al 100% da contributi volontari, ogni donazione fa la differenza. Il tuo contributo ha da subito un impatto concreto nel creare un mondo a “fame zero”.


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Il WFP per i profughi siriani in Giordania: la guerra raccontata dal fronte umanitario
Quasi mezzo milione di rifugiati sopravvivono alla più nera disperazione

ROMA (Italy) - 2,5 milioni di siriani hanno già lasciato il loro paese. Tra essi, oltre un milione sono bambini. La grande maggioranza dei rifugiati sono oggi in Libano, Giordania, Turchia, Egitto e Iraq. 6,5 milioni di cittadini siriani sono invece stati costretti a lasciare le loro case e sono oggi sfollati all'interno dei confini nazionali.

Il numero di rifugiati che abbandona la Siria per la Giordania ha subìto un’impennata dall’inizio dell’anno: più di 367.000 persone sono state ufficialmente registrate dall’Alto Commissariato per i rifugiati, ma il governo giordano stima che il numero totale sia di 420.000 persone. Di questi, quasi la totalità "sopravvive" nelle zone brulle offerte dal paesaggio giordano, un mix di terra arsa, rubata ai beduini, e deserto che in queste zone richiama e amplifica un solo messaggio "disperazione!". Un grido che i reali di Giordania hanno da sempre fatto loro fornendo territorio ma anche sforzi governativi per offrire anche una minima assistenza di base.


Il regno della bellissima Regina Rania (45 anni, affascinante e amatissima dal popolo), ancor più del Libano e della Turchia, rimane la meta preferita e considerata più sicura dai siriani. Infatti, sebbene non sia firmataria della convenzione sui rifugiati del 1951, la Giordania resta il Paese del Medio Oriente con i migliori precedenti di accoglienza dei profughi. La sua fragile economia, però, ancora stenta a riprendersi dall'assorbimento di circa mezzo milioni di iracheni e due milioni di palestinesi prima di loro.

E preoccupata per l’aggravarsi delle condizioni dei rifugiati siriani in Giordania, la Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP), Ertharin Cousin, ha concluso una visita al Regno hashemita, durante la quale ha incontrato le famiglie siriane e ha prestato ascolto alle speranze e alle paure dei giovani. Durante la visita, Cousin ha fatto visita a una famiglia di rifugiati siriani che vive nel distretto Hashemi Al-Shemali di Amman. Le hanno raccontato come sia diventato difficile andare avanti con risorse così limitate. Ha anche incontrato un gruppo di giovani siriani e giordani presso un centro giovanile di Save the Children, dove li ha ascoltati discutere delle loro speranze e delle loro aspirazioni, e degli ostacoli con cui si confrontano ogni giorno. Cousin ha espresso il suo apprezzamento per la generosità della Giordania nell’ospitare i rifugiati siriani, e ha riconosciuto le iniziative nazionali tese a incoraggiare la coesione tra le comunità locali e quelle dei rifugiati. Cousin ha sottolineato l’importanza di rafforzare il sostegno internazionale alla Giordania, in modo che il Regno hashemita possa continuare a svolgere un ruolo umanitario chiave.

“Ho incontrato Khaldiyeh, una madre single di otto bambini, che sta cercando, tra mille difficoltà, di sfamare i suoi figli. Dice che potrebbe essere sfrattata in qualsiasi momento perché il poco denaro che possiede lo spende per dare da mangiare alla sua famiglia”, ha detto Cousin. “Ho incontrato anche un gruppo di ragazzi che hanno grandi sogni, sogni che non potranno realizzare se non avranno la possibilità di tornare a scuola. Al momento lavorano per contribuire a sfamare le loro famiglie”. Molti hanno hanno fatto ricorso a misure drastiche, quali ritirare i loro figli da scuola per mandarli a lavorare, o indebitarsi a livelli non sostenibili. “Facciamo appello alla comunità dei donatori perché riconosca le sofferenze delle nostre sorelle e dei nostri fratelli siriani, e perché continui a contribuire generosamente, in modo da permetterci di sostenere famiglie disperate finché non potranno tornare alle loro case”, ha detto Cousin. “Abbiamo bisogno che quanti hanno già dato contribuiscano maggiormente, e che coloro che ancora non lo hanno fatto investano nel nostro lavoro e nel futuro della Siria”.

Il campo di rifugiati di Za'atari in Giordania è il secondo più grande campo profughi del mondo, con più di 120.000 rifugiati. L'80% dei siriani ospitati in Giordania vive nei quattro attualmente esistenti.

Il WFP ha bisogno di 45 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza alimentare vitale a oltre mezzo milione di rifugiati siriani che vivono in Giordania fino alla fine dell’anno. Attraverso il suo programma di voucher elettronici, il WFP sostiene oltre mezzo milione di siriani in Giordania. In questo modo, il WFP ha riversato oltre 396 milioni di dollari (280 milioni di dinari giordani) nell’economia locale e creato oltre 400 posti di lavoro nel settore della vendita alimentare al dettaglio. Il WFP, inoltre, deve sostenere 160.000 giordani che vivono una condizione di insicurezza alimentare, attraverso assistenza con cibo e contante, così come 340.000 bambini in età scolare attraverso un programma di alimentazione scolastica nelle aree più povere della Giordania. (Giorgio Esposito)


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