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La Corte Costituzionale "boccia" gli Autovelox: multe nulle se apparecchio non tarato e revisionato
La decisione della Suprema Corte arriva con la sentenza 113/2015 ponendo un freno all'uso e abuso degli Autovelox oramai utilizzati dai Comuni per fare Cassa. Esultano le Associazioni dei Consumatori

ROMA (Italy) - La sentenza della Corte Costituzionale stabilisce come gli autovelox, ai fini della correttezza delle multe elevate, debbano essere obbligatoriamente sottoposti a verifiche e tarature periodiche. "E' evidente come, dopo la sentenza della Consulta, le multe elevate da apparecchi non verificati e tarati siano assolutamente nulle - afferma il presidente Carlo Rienzi - Questa sentenza apre uno scenario senza precedenti: sara' possibile ora ottenere l'annullamento per milioni di multe per eccesso di velocita', laddove Enti e Comuni non abbiano eseguito la manutenzione prevista dalla Corte Costituzionale".

"Qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico - si legge nelle motivazioni della Consulta - è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento". Per i giudici, pertanto, senza un'adeguata manutenzione gli autovelox non sono affidabili.


Gli apparecchi per l'accertamento dei limiti di velocità come gli autovelox vanno sottoposti a periodiche verifiche. Parola della Corte Costituzionale che ha "bocciato" una norma del nuovo codice della strada. E la decisione, secondo le associazioni dei consumatori, spianerebbe la strada ai risarcimenti per i cittadini. A sollevare il dubbio di costituzionalità era stata la Cassazione, che nel giudicare il ricorso di un cittadino arrivato fino alla Suprema Corte, ha deciso di rimettere gli atti ai giudici costituzionali. Felici gli automobilisti, a rischio le casse dei Comuni. Nei bilanci di questi ultimi, infatti, la voce "contravvenzioni" rappresenta da anni una delle principali entrate, come dimostrano i dati: dal 2010 l'Italia, secondo contribuenti.it, ha aumentato il numero di multe del 987%. Soltanto a Milano, per fare un esempio, gli autovelox possono permettere di incassare fino a 480mila euro al giorno. La legge, prima di questa sentenza, imponeva la taratura degli apparecchi soltanto all'acquisto. Ora la Prefettura dovrà dimostrare che i controlli sono stati periodici, altrimenti il fiume di ricorsi degli automobilisti non potrà che essere accettato.

Ieri il deposito della sentenza, redatta dal giudice Aldo Carosi. Nel mirino l'articolo 45 del nuovo codice della strada nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature per l'accertamento dei limiti di velocità, come gli autovelox, appunto, siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. E secondo la Corte, così com'è questa norma non va: non risponde ai requisiti di ragionevolezza. Perchè "i fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale. Appare evidente che qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione. Quindi, l'esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, appare intrinsecamente irragionevole".

Una decisione che secondo Adusbef e Federconsumatori ristabilisce la legalità violata da enti locali adusi ad appaltare a terzi gli agguati con autovelox ed altri strumenti di rilevazione della velocità, in cambio di una percentuale sugli incassi.
Enti locali che, sempre per i consumatori, si sono comportati spesso come nel far west. E ora, sostengono Elio Lannutti di Adusbef e Rosario Trefiletti di Federconsumatori, "si apre la strada ai risarcimenti per milioni di multe recapitate con strumenti tecnici di dubbia funzionalità". Tutti gli automobilisti, infatti, devono fare i conti con gli autovelox e con le multe che ne derivano e i punti che vengono detratti dalla propria patente. Un vero e proprio incubo con cui tutti coloro che si mettono in strada devono fare i conti. Gli autovelox, spesso, sfornano multe a mai finire andando a rimpinguare le casse comunali, che vedono queste entrate come una vera manna dal cielo.


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Multe Autovelox, iI Governo contro i Comuni che fanno cassa sulla pelle dei cittadini
Il ministro dei Trasporti Lupi: le multe devono essere notificate entro 90 giorni dalla "infrazione"

ROMA (Italy) - Il ministro dei trasporti accusa i Comuni di "far cassa" sfruttando le multe degli autovelox molto spesso "ben nascosti" e quindi anche fonte di ipotetici incidenti stradali.

Ormai è guerra aperta sugli autovelox di Milano. Una pioggia di contravvenzioni: 740.055 in sei mesi, comminate dal Comune grazie ai 7 occhi elettronici piazzate in vie di grande scorrimento. Per ridurre gli incidenti, dicono dal Comune. Per rimpinguare i bilanci, pensano in molti. Fra questi anche il ministro Maurizio Lupi, milanese ed ex assessore che ieri - rispondendo al question time alle domande del deputato Gianfranco Librandi è parso molto convinto e molto propenso a bacchettare gli amministratori comunali milanesi su due fronti: la funzione delle contravvenzioni e le formalità legittime con cui devono essere notificate.


Non si placa la polemica per le multe e le infrazioni notificate oltre i novanta giorni dal Comune di Milano ai cittadini. Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi oggi ha detto la sua sull'argomento, precisando che "le norme del Codice della strada non sono fatte per sanare i bilanci" e definendo illegittima l'interpretazione 'estensiva' dell'articolo 201 del codice della strada relativo alla decorrenza del termine per la notifica della violazione. “Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, rispondendo oggi a una mia interrogazione, ha detto con chiarezza che i Comuni italiani possono pretendere il pagamento delle multe per violazione del codice della strada solo nel caso in cui la notifica del verbale al trasgressore avviene entro e non oltre i 90 giorni dall’infrazione. E ha anche detto che ogni tipo di interpretazione estensiva di questa norma è illegittima, anche e soprattutto nel caso in cui la violazione venga rilevata tramite autovelox”.

Lo sottolinea in una nota il deputato Gianfranco Librandi. ”Gli autovelox – spiega Librandi – consentono infatti l’accertamento immediato da parte degli operatori di polizia locale, dal momento che l’invio dei fotogrammi digitali alla centrale operativa avviene in tempo reale. Ma alcune amministrazioni territoriali, come ad esempio il comune di Milano, per evitare che la decorrenza del termine di notifica previsto dal legislatore nazionale annulli la validità della sanzione, interpretano in maniera estensiva la norma, andando a considerare come termine iniziale non il momento in cui l’infrazione è accertata, bensì quello in cui l’operatore di polizia locale visiona il fotogramma relativo all’infrazione”.

Il punto di partenza è l'articolo 201 del Codice della strada, che recita così: "Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro novanta giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell'articolo 196, quale risulta dai pubblici registri alla data dell'accertamento". Quindi, stando all'interpretazione del Comune, quei 90 giorni possono scattare da un qualsiasi momento: se il vigile esaminasse nel gennaio 2017 la foto di un'infrazione del'aprile 2014, i 90 giorni si conterebbero da gennaio 2017. Alla Camera, l'onorevole Gianfranco Librandi ha chiesto al ministro Lupi se questa interpretazione estensiva dell'articolo 201 del Codice della strada da parte delle amministrazioni locali, fortemente penalizzante per i cittadini, sia corretta.

"Qui si tratta per tanti Comuni, in maniera anche qui impropria, di utilizzare gli introiti delle multe - che, ricordo, sono introiti che sono destinati a prevenire e a educare comportamenti sbagliati da parte dei cittadini - per sanare i bilanci". "Il Codice della strada non è fatto e le norme del Codice della strada non sono fatte per sanare i bilanci, l'ideale per ognuno di noi dovrebbe essere, come è giusto che sia, Comuni e cittadini che rispettano le leggi e, quindi, nel Comune multe zero, non multe cento in modo da far diventare le multe una tassazione indiretta, ulteriore nelle tasche dei cittadini. Tale orientamento è stato espresso in maniera molto chiara anche dal Ministro dell'Interno alla prefettura di Milano in riscontro a una richiesta di chiarimenti relativa alla legittimità dell'operato del comune di Milano".


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