www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

Attacco ad una guesthouse a Kabul: 14 morti, fra loro un italiano
I talebani rivendicano l’attacco. Fra le vittime americani e indiani

ROMA (Italy) - Quattordici le vittime, sei i feriti, 54 gli ostaggi liberati. E' questo il bilancio dell'attacco rivendicato dai talebani ad una foresteria di Kabul, la Guest House Park Plaza. Tra i morti c'è anche un italiano, la conferma è arrivata dalla Farnesina: si tratta del 48enne cooperante bergamasco Sandro Abati. Un attacco "pianificato contro una festa a cui partecipavano persone importanti, tra i quali americani", si legge nel comunicato di rivendicazione. L'incursione e l'assedio, durate diverse ore, sono avvenuti infatti mentre gli ospiti dell'hotel erano in giardino in attesa di un concerto di un noto cantante locale.

Tutto è successo ieri sera verso le 20,30 (le 18 in Italia) mentre era in corso un party con musica in onore di un ospite canadese. Le forze Nato hanno concluso a dicembre la missione di combattimento in Afghanistan ed è la prima volta che le forze di sicurezza afghane si trovano a fronteggiare i Talebani senza il pieno appoggio dei militari dell'Alleanza.


C'è anche un italiano fra le vittime dell’attacco di ieri alla guesthouse Park Palace di Kabul, in Afghanistan. La conferma è arrivata dalla Farnesina: si tratta del 48enne cooperante bergamasco Sandro Abati, ucciso insieme alla compagna di origini kazake. Il bilancio del blitz, rivendicato dai Talebani, si aggrava sempre più: il totale dei morti è salito a 14, nove dei quali stranieri. Fonti locali non confermate parlano di una seconda vittima italiana. Assalto durante un concerto L'assalto è iniziato alle 20.30 di ieri sera ora locale ed è durato sette ore. Fonti talebane parlano di un’operazione condotta da un unico attentatore armato di Kalashnikov, una cintura esplosiva e una pistola, mentre il governo ha riferito di tre aggressori. I primi colpi d’arma da fuoco sarebbero stati esplosi nel ristorante della guesthouse, che si trova nel quartiere di Shahr-e-Naw. All’interno si stava svolgendo un concerto del cantante afghano Altaf Hussain, a cui assistevano diverse decine di persone.

Ingenti forze di sicurezza hanno circondato la zona per cercare di mettere in salvo chi si trovava all'interno, ma la polizia non è riuscita a evitare una strage. Secondo fonti indiane, ci sarebbero stati 14 morti. Fra questi ci sono anche Sandro Abati, un esperto di diritto internazionale nel campo del Public Private Partnership che è stato ucciso insieme alla sua compagna, la 28enne kazaka Aigerim Abdulayeva. Era originario di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo. Tra le altre vittime straniere, secondo media indiani, ci sarebbero quattro indiani e uno statunitense. Anche l'ambasciata Usa ha affermato che nell'assalto è morto un cittadino americano. Fonti locali parlano anche di una seconda vittima italiana, ma le voci finora non hanno avuto conferma. La rivendicazione dei Talebani Nel rivendicare l’attentato, il portavoce dei Talebani Zabihullah Mujahid ha spiegato che "l'attacco è stato pianificato con cura per colpire il party al quale stavano partecipando persone importanti e americani". Nella rivendicazione in lingua pashto si afferma che "un attentatore suicida della provincia di Logar ha attaccato la guesthouse armato di una pistola, un fucile e materiale esplosivo".

Il Park Hotel è molto frequentato da stranieri per la sua vicinanza ai vari compound delle Nazioni Unite e ad un ospedale internazionale. L’autore del massacro, il suo nome sarebbe Muhammad Idrees sempre in base alla rivendicazione talebana, armato di una pistola, un fucile e materiale esplosivo, è andato di stanza ad uccidere stranieri prima che la polizia riuscisse ad ucciderlo, prima che si facesse esplodere. Al termine dell’assedio, durato sette ore, la polizia è riuscita a mettere in salvo le oltre 50 persone prese come ostaggio: era quasi l’alba di giovedì.

Le forze Nato hanno concluso a dicembre la missione di combattimento in Afghanistan ed è la prima volta che le forze di sicurezza afghane si trovano a fronteggiare i Talebani senza il pieno appoggio dei militari dell'Alleanza. Con la decisione degli Usa di rallentare il ritiro, nel paese martoriato da decenni di guerre restano comunque 12.500 soldati stranieri, in gran parte statunitensi, con compiti di addestramento delle forze di sicurezza. Per i Talebani, il ritiro significa che "il nemico, con tutta la sua potenza militare, è stato schiacciato e alla fine è stato costretto a fuggire dalle sue basi militari". In guerra dal 2001 I seguaci del mullah Omar combattono contro il governo di Kabul e i suoi alleati dal 2001, dalla caduta del loro regime instaurato nel 1996. Già prima dell'annuncio dell'avvio dell'annuale "offensiva di primavera" si era registrata un'escalation di attacchi degli insorti. A inizio maggio si sono tenuti in Qatar colloqui informali tra una delegazione del governo di unità nazionale afghano e rappresentanti dei Talebani.


Riproduzione non consentita ©