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Allarme terrorismo, chiuse tutte le scuole a Los Angeles
Coinvolti 650mila studenti e mille istituti scolastici dell'intera Contea della "città degli angeli"

ROMA (Italy) - Allarme terrorismo a Los Angeles. Le autorità scolastiche hanno ordinato oggi la chiusura di tutti gli istituti della metropoli della California a seguito di quella che viene definita dalla polizia una "credibile minaccia terroristica". L'allarme è scattato a seguito di una minaccia inviata direttamente ad un membro del consiglio del distretto scolastico di Los Angeles. Tutti gli studenti e lo staff delle scuole della città sono stati invitati a rimanere lontani dagli istituti, si legge sul sito del Los Angeles Times.

Durante la notte, le forze di sicurezza avrebbero intercettato un messaggio di posta elettronica contenente una minaccia inviato direttamente a un membro del consiglio del distretto scolastico di Los Angeles. Le autorità hanno immediatamente lanciato l'allarme e hanno inoltre richiamato nei depositi tutti gli scuolabus che erano già in strada.


Immediato anche l'appello lanciato agli abitanti della metropoli americana: "State lontani dai campus scolastici". "Chiediamo ai genitori di non mandare i bambini a scuola - ha detto il presidente dello Unified School District di Los Angeles -. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti i cittadini, delle famiglie e del personale scolastico". Secondo alcune fonti investigative citate dai media Usa, uno degli indirizzi Ip collegati a una delle minacce ricevute a Los Angeles sarebbe riconducibile alla città di Francoforte, in Germania.

"Non possiamo correre rischi, tutte le scuole devono essere perquisite da forze dell'ordine, e non dai professori", ha detto Ramon Cortines, soprintendente del distretto scolastico di Los Angeles, che in una conferenza stampa ha spiegato le ragioni che hanno spinto a decidere la straordinaria misura per l'allarme bomba. "Non possiamo permettere che gli studenti rientrino negli edifici" fino quando non saranno avvenuti i necessari controlli. "Credo che sia importante prendere queste precauzioni sulla base di quello che è successo recentemente e quello che è successo nel passato", ha aggiunto Cortines riferendosi all'attacco di San Bernardino, che dista poco più di un'ora da Los Angeles. Riguardo poi alla natura della minaccia, ha detto che è arrivata "per via telematica". "Prima della fine della giornata di oggi, voglio che tutte le scuole siano sicure per i ragazzi", ha concluso il soprintendente che ha preso la straordinaria decisione che coinvolge 640mila studenti in oltre mille scuole dall'asilo alle superiori.

La chiusura di tutte le scuole di Los Angeles è stata decisa come "misura di estrema cautela", riferiscono dal Dipartimento della polizia di Los Angeles. Coperte dall'anonimato, esprimono maggiore scetticismo sulla decisione delle autorità scolastiche fonti della polizia citate da Abcnew secondo le quali la minaccia non è da considerarsi seria e che la polizia di Los Angeles non è in allerta tattica. Inoltre, si precisa, la minaccia non è collegata in nessun modo a precedenti minacce o all'inchiesta per la strage di San Bernardino.


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Gli States temono attacchi terroristici. Il candidato Trump: stop agli ingressi in USA di islamici
Allerta per motivi di sicurezza anche per i cittadini americani in medioriente

ROMA (Italy) - Il dipartimento di Stato ha esortato gli americani ad evitare i viggi in Libano "per problemi di sicurezza". Il ministero degli Esteri Usa ha inoltre allertato i suoi cittadini che vivono in Libano ad essere consapevoli dei rischi che corrono. La paura di attacchi terroristici ha raggiunto in America i livelli più alti registrati dal dopo 11 settembre. E questo sta aiutando Donald Trump, che cavalca questi timori con la sua campagna da toni fortemente anti-Islam, a rafforzare la sua posizione ai vertici dei sondaggi per la nomination repubblicana.

E' il quadro che emerge dall'ultimo sondaggio New York Times/Cbs, secondo il quale il 44% degli americani ritiene che sia "molto" probabile che un grande attacco possa avvenire nei prossimi mesi, il livello più alto registrato dall'ottobre del 2001.


Una sensazione di paura e timori che ovviamente si riflettono sulla campagna elettorale in corso per le primarie: se appena un mese fa solo il 4% degli americani consideravano il terrorismo la questione centrale, ora la percentuale è salita al 19% dopo gli attentati di Parigi e l'attacco di San Bernardino. Il sentimento è più forte tra gli elettori repubblicani: quattro su dieci infatti ritengono che la qualità più importante per un candidato è una forte leadership nell'affrontare il terrorismo - più dell'onestà, l'empatia, l'esperienza o l'eleggibilità - e riscontrano questa caratteristica in Trump e nelle sue controverse proposte, dalla chiusure delle moschee, la schedatura dei musulmani americani fino al divieto d'ingresso nel Paese di immigrati musulmani. Per contro, la maggioranza degli intervistati ha poca fiducia nel modo in cui Barack Obama sta affrontando l'emergenza: il 57% disapprova il suo operato e il 70% considera che la lotta contro l'Is stia andando male.

La nota del ministero degli Esteri ricorda che gruppi come l’Isis, al Qaeda e Boko Haram hanno lanciato negli ultimi mesi attacchi in varie regioni del mondo, e continuano a prendere di mira in particolare gli Stati Uniti. Quindi i cittadini americani che decideranno comunque di viaggiare dovranno prestare particolare "attenzione agli ambienti circostanti, evitare larghe masse di persone o luoghi affollati. Esercitate particolare cautela durante la stagione delle feste".

Lo Stato Islamico sarebbe in grado di stampare passaporti siriani che sembrano autentici per aiutare i suoi seguaci ad infiltrarsi in territorio americano. Lo rivela un rapporto di intelligence ottenuto dall'Abc News. Secondo il documento di 17 pagine della Homeland Security (il ministero dell'Interno Usa), il gruppo terroristico avrebbe ottenuto l'accesso ad una speciale macchina da stampa e a diversi passaporti in bianco dopo aver conquistato la città orientale di Deir ez-Zor, che è sede di un ufficio passaporti. Un'altra stamperia sarebbe anche a Raqqa, capitale de facto dell'Is. "Da quando, 17 mesi fa, Deir ez-Zour e Raqqa sono cadute in mano allo Stato islamico, è possibile che persone provenienti dalla Siria con passaporti rilasciati da queste due città o che avevano il passaporto in bianco, siano entrati negli Stati Uniti", rivela il rapporto, aggiungendo che l'informazione viene giudicata "moderatamente affidabile". Due giorni fa, il direttore dell'Fbi James Comey ha affrontato la questione per la prima volta davanti al Congresso. "L'intelligence teme che l'Is abbia la capacità di produrre passaporti falsi, che è un problema in qualsiasi ambiente", ha detto Comey. Mentre John Cohen, un ex funzionario del Dipartimento della sicurezza interna e consulente dell'Abc News consulente, ha aggiunto: "Se i jihadisti sono stati in grado di acquisire passaporti o macchine per stampare passaporti autentici, ciò rappresenta un grave rischio per la sicurezza degli Stati Uniti".

La questione dei passaporti falsi siriani è venuta alla ribalta in Europa il mese scorso dopo che le autorità hanno scoperto che due dei kamikaze coinvolti negli attacchi di Parigi del 13 novembre erano entrati in Europa con passaporti falsi, insieme ad un gruppo di profughi siriani in fuga dalla guerra civile. Dopo gli attentati, numerosi governatori americani si sono apertamente opposti all'insediamento dei rifugiati siriani nei loro stati per paura che militanti dell'Is possano entrare negli Stati Uniti mischiandosi ai profughi. Il governo si è impegnato ad accogliere 10.000 rifugiati siriani nel paese questo anno, che si andranno ad aggiungere agli oltre 2000 già reinsediati da quando è iniziata la guerra civile siriana nel 2011.

E' ampio il fronte delle critiche all'ennesima controversa uscita di Donald Trump, che ha chiesto di impedire l'ingresso negli Stati Uniti a tutti i musulmani. Il candidato alla nomination repubblicana ha invocato una "totale e completa chiusura" delle frontiere per tutti i fedeli islamici, come reazione alla strage di San Bernardino, in California. La Clinton, la favorita nella corsa democratica alla nomination per la Casa Bianca, in un tweet ha definito l'idea di Trump "riprovevole, preconcetta e divisiva". Analoghe critiche sono giunte anche dai rivali repubblicani di Trump, come il governatore del New Jersey Chris Christie, l'ex governatore della Florida Jeb Bush e il senatore Marco Rubio. Perfino l'ex vice presidente Dick Cheney, uno dei 'falchi' dell'amministrazione di George Bush, si è scagliato contro Trump, affermando che la proposta del miliardario "va contro tutto ciò per il quale ci battiamo e in cui crediamo". Nella polemica è intervenuta anche la Casa Bianca, che attraverso il portavoce Josh Earnest ha affermato che Trump sta "attingendo a un lato oscuro, un elemento oscuro e tenta di giocare con le paure della gente per ottenere sostegno per la sua campagna".


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