www.italianews.org - Comunicazione e giornalismo

La campagna di donazioni lanciata da Amnesty International interroga l'occidente
sui reali bisogni delle famiglie mettendo a confronto due adolescenti di Australia e Siria
La grave situazione delle sparizioni forzate in Siria. L'appello mondiale della sorella di Rania Alabassi

ROMA (Italy) - Parte la nuova campagna shock di Amnesty International incentrata sulla condizione dei giovanissimi in Siria. Un paese in guerra permanente anche grazie alla dittatura di Assad sostenuto unicamente dalla Russia.

Due giovani ragazze come tante si svegliano al mattino, una è in Australia, l'altra vive in Siria. Inizia così la nuova campagna di Amnesty International, con un video nel quale l'immagine è divisa in due per mostrare la fortuna di chi vive in un Paese ricco e in pace rispetto a chi ha la guerra in casa.


Non può non commuovere la nuova campagna di Amensty International, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione dei Siriani e sull’importanza di trovare loro un rifugio sicuro. Nel video diviso in due parti, viene messa a confronto la giornata tipo di due adolescenti. La ragazza occidentale si sveglia e deve affrontare il ‘suo dramma’: mancanza del latte per fare colazione, telefono scarico, il motorino sporco per andare a scuola, la scelta del pub per il sabato sera… Dall’altra parte del mondo, invece, una bimba Siriana si alza, indossa l’hijab e si prepara ad una nuova giornata all'insegna di bombe da evitare, proiettili da schivare, pancia da sfamare il tutto mixato dalla speranza che la propria scuola nella notte non sia stata distrutta dalle fazioni in guerra civile.

Siria - Rania è una dentista. Tutti nel quartiere la conoscono. Dicono che è gentile e cura anche chi non se lo può permettere. Rania e la sua famiglia sono scomparsi nel nulla da 1014 giorni. Rania Alabbasi abita a Damasco e ha sei figli: Dima, Entisar, Najah, Alaa, Ahmad e Layan. Quando scoppia la guerra in Siria, nel 2011, Rania non vuole lasciare il suo paese. Dice che la sua gente ha bisogno di lei e che i suoi figli devono finire la scuola. Il 9 marzo 2013 un gruppo di militari armati entra in casa di Rania e porta via Abdulrahman, suo marito, senza alcuna spiegazione. Il giorno dopo i militari tornano e prendono tutto quello che trovano in casa: gioielli, passaporti, documenti, telefoni cellulari, computer, anche il tablet dei bambini. Poi distruggono le telecamere di sicurezza del palazzo. Due giorni dopo portano via anche Rania e i suoi figli, li fanno salire su un auto e nessuno ha più notizia di loro.

Sono passati 1014 giorni. Rania non appartiene ad alcun partito, non ha mai protestato contro nessuno. Nonostante questo è stata rapita dal governo siriano e di lei non si sa più niente: è vittima di una sparizione forzata. Da quel giorno Naila, la sorella di Rania, chiede notizie, ma nessuno le dice dove siano i familiari e di quale reato sia accusata sua sorella. Naila Speaking Tour. Naila, sorella di Rania, sarà in Italia dal 13 al 18 dicembre per raccontare la storia della sua famiglia, parlare della drammatica situazione delle sparizioni forzate in Siria e sostenere Amnesty International nella raccolta firme mondiale di “Write for Rights”. Vieni a incontrare dal vivo Naila. Gli appuntamenti:

Domenica 13 dicembre alle ore 20.00 Auditorium Aldo Moro – Viale Santuario, Saronno Siria: sparizioni forzate - Mercoledì 16 dicembre alle ore 11.00 C/o sala Imbeni del Comune di Bologna P.zzo d'Accursio in P.zza Maggiore Commissione consiliare Bologna per il mondo - Mercoledì 16 dicembre alle ore 21.15 Cinema Méliès di Perugia, in Via della Viola,1 proiezione di "Eau argentée-autoritratto siriano" a seguire dibattito. - Giovedi 17 dicembre dalle ore 11.00 alle 13.00 Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università degli studi di Perugia Incontro aperto al pubblico. - Venerdi 18 dicembre alle ore 9.00 Università la Sapienza di Roma Incontro aperto al pubblico

Cosa sono le sparizioni forzate? - Si parla di sparizione forzata quando una persona viene arrestata, detenuta o sequestrata dalle autorità o da persone che agiscono con la loro autorizzazione, il loro supporto o il loro tacito assenso. I responsabili negano che la persona sia trattenuta oppure tengono nascosto cosa sia accaduto e il luogo di detenzione. Secondo organizzazioni locali, migliaia di civili sono stati uccisi durante la custodia delle forze di sicurezza siriane e decine di migliaia sono vittime di sparizione forzata dal 2011.


Riproduzione non consentita ©