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Ankara, strage al corteo della pace: due kamikaze si fanno esplodere, 128 morti e mille feriti
Due kamikaze si sono fatti esplodere in mezzo alla folla.
La Turchia sotto attacco terroristico dell'ISIS

ROMA (Italy) - Sono almeno 128 le persone uccise e mille feriti in seguito a una duplice esplosione alla stazione di Ankara, dove a mezzogiorno sarebbe dovuta partire una marcia pacifica per chiedere la fine degli scontri tra il Pkk e le autorità di Ankara nel sudest della Turchia. Lo ha reso noto il ministro della Sanità, urco, Mehmet Muezzionglu, spiegando che 62 persone sono morte sul luogo dell'attentato, mentre altre 24 sono decedute in ospedale per le ferite riportate. I feriti sarebbero 186. Muezzinoglu ha quindi sostenuto che l'attacco è stato pianificato da ''professionisti''. La Turchia è attualmente impegnata a contrastare l'avanzata dell'ISIS e ad accoglire i profughi che scappano dalla Siria.


Due violente esplosioni si sono verificate sotto al ponte che conduce alla stazione ferroviaria di Ankara. Si tratterebbe di due kamikaze che si sono fatti esplodere in mezzo alla folla. Le esplosioni hanno causato almeno 86 morti e 186 feriti, di cui 28 gravi. Secondo fonti del partito filo-curdo Hdp, il numero delle vittime potrebbe crescere ancora viste le gravi condizioni di molti dei feriti trasportati in ospedale, alcuni dei quali stanno subendo delicate operazioni chirurgiche. In un comunicato il partito filo curdo Hdp, che dice di ritenersi l'obiettivo numero uno dell'attacco, ha riferito che la duplice esplosione è stata causata da ''attentatori kamikaze''. Anche l'agenzia di stampa Anadolu aveva riferito, citando testimoni oculati, che l'attacco potesse essere stato condotto da attentatori suicidi. Sull'accaduto sono in corso indagini. Il partito filo curdo dell'Hdp, tra gli organizzatori della marcia pacifista, ha condannato su Twitter la duplice esplosione. Il partito di Selahattin Demirtas ha anche denunciato che ''la polizia ha attaccato le persone che cercavano di portare via i feriti dal luogo dell'incontro''. Demirtas ha poi accusato il partito dell'Akp del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di avere ''le mani sporche di sangue'' e di ''sostenere il terrorismo''.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha convocato una riunione di emergenza. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato quello che ha definito un ''attacco terroristico''. Erdogan ha quindi detto che sono in corso indagini sull'attentato e che gli autori delle esplosioni verranno consegnati alla giustizia. ''Qualunque sia l'origine'' dell'attacco, ha proseguito il presidente turco, è necessario opporsi a tutti i terroristi. In un comunicato scritto diffuso dall'ufficio della presidenza di Ankara, Erdogan ha affermato inoltre che ''la solidarietà e la determinazione sono la risposta più forte al terrorismo''. I responsabili dell'attentato, ha proseguito, mirano a creare divisioni all'interno della società turca. Si tratta di una minaccia alla pace e all'unità della Turchia, ha concluso Erdogan.

Gli organizzatori della marcia pacifista che sarebbe dovuta partire a mezzogiorno dalla stazione di Ankara hanno annunciato di aver annullato la manifestazione. L'obiettivo della marcia era quello di chiedere la fine del rinnovato conflitto tra le autorità di Ankara e i miliziani curdi del Pkk nel sudest della Turchia. Alla ''marcia pacifica e democratica'' era prevista la partecipazione di membri della Confederazione dei dipendenti del settore pubblico (Kesk), della Confederazione dei sindacati rivoluzionari dei lavoratori (Disk), l'Unione degli architetti e ingegneri turchi (Tmmob) e l'Assosciaione dei medici turchi (Ttb). Prevista anche la partecipazione del leader del partito filo curdo Hdp, Selahattin Demirtas, che stava finendo di preparare il discorso che avrebbe tenuto nella città a maggioranza curda di Diyarbakir quando sono avvenute le esplosioni.

Il segretario generale della Nato ha condannato "con forza" l'attentato terroristico ad Ankara, "un attacco orrendo contro persone che marciavano per la pace e per il quale non possono esserci giustificazioni". "Tutti gli alleati della Nato - ha detto in una nota Jens Stoltenberg - sono uniti nella lotta contro il flagello del terrorismo". (adnkronos)


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