www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Gaza, il videoreporter italiano Simone Camilli muore in un'esplosione
La deflagrazione, che ha causato diverse vittime e feriti, durante il tentativo di disinnescare un ordigno

ROMA (Italy) - Un videoreporter italiano, Simone Camilli, è morto a Beit Lahya, nel nord della Striscia di Gaza. A confermare la notizia è la Farnesina. Il giornalista, nato a Roma il 28 marzo del 1979, è deceduto a causa di un’esplosione che ha provocato almeno altre 5 vittime e feriti.

Camilli lavorava per diverse agenzie internazionali, tra cui l’Associated Press. Aveva una grande esperienza sul campo e aveva coperto alcuni dei maggiori eventi, dal Medio Oriente alla Turchia ai Balcani fino al disastro della Costa Concordia. Simone viveva da lungo tempo in quella zona, ma in passato ha seguito anche altri conflitti in zone difficili del mondo. La deflagrazione, quando nella Striscia è in corso la tregua tra Hamas e Israele, sarebbe avvenuta durante il tentativo di artificieri palestinesi di disinnescare un ordigno sganciato da un F-16 israeliano e rimasto sul terreno.


Ad avvertire le autorità della presenza della bomba inesplosa, ha spiegato il portavoce del ministero dell’Interno Lyad al Bozom, erano stati i residenti dell'area e sul posto si era recata "una unità di ingegneri specializzata in queste operazioni". Il giornalista italiano, secondo quanto si apprende, stava seguendo i lavori per neutralizzare l’ordigno. Oltre a Camilli, tra le vittime ci sarebbero gli artificieri e almeno un civile.

Le operazioni di disinnesco erano iniziate nella prima mattinata, quando la bomba era stata trasferita da una località vicina ai grattacieli di Sheikh Zayed, presso Beit Lahya, in un campo di calcio distante oltre cento metri. Questa precauzione, secondo fonti locali, ha poi salvato altre vite umane. In quel campo di calcio, nei giorni scorsi, erano stati neutralizzati altri ordigni rimasti sul terreno. Questa volta, però, qualcosa è andato storto. Il fratello di uno degli artificieri morti nell’esplosione lancia accuse a Israele. Nella bomba “c'era un sorta di trappola”, dice. Aggiungendo che il fratello, un alto ufficiale della polizia di Gaza, era un professionista nella neutralizzazione di quel genere di ordigni e che procedeva sempre con grande cautela. La sua convinzione è che la bomba israeliana sia stata manipolata “nell'intento di provocare vittime”. La deflagrazione, quando nella Striscia è in corso la tregua tra Hamas e Israele, sarebbe avvenuta durante il tentativo di artificieri palestinesi di disinnescare un ordigno sganciato da un F-16 israeliano e rimasto sul terreno.

“La morte di Simone Camilli è una tragedia, per la famiglia e per il nostro Paese”, ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini. “Ancora una volta è un giornalista a pagare il prezzo di una guerra che dura da troppi anni e per la seconda volta in pochi mesi piangiamo la morte di ragazzi impegnati con coraggio nel lavoro di reporter”, ha aggiunto Mogherini riferendosi anche alla scomparsa del fotografo Andrea Rocchelli nel maggio scorso in Ucraina. "E se ve ne fosse stato bisogno - ha continuato il ministro - l'uccisione di Simone dimostra ancora una volta quanto urgente sia arrivare a una soluzione finalmente definitiva del conflitto in Medio Oriente". "Ai famigliari e agli amici di Simone – ha concluso Mogherini - voglio esprimere a nome mio e di tutto il governo le condoglianze per questa perdita così dolorosa”. (Redazione)


Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Aiuti umanitari italiani per le popolazioni colpite dalla tragedia nella Striscia di Gaza
E' partito questa mattina dalla Base Wfp-Unhrd delle Nazioni Unite di Brindisi
un volo umanitario della Cooperazione italiana del Ministero degli Affari Esteri

ROMA (Italy) - L'aereo A310 - sul quale viaggia il Vice Ministro degli Esteri Lapo Pistelli - trasporta 30 tonnellate di beni di prima necessità: tende, coperte, generatori di emergenza, potabilizzatori, kit sanitari e kit igienici per un valore complessivo di circa 350 mila euro. Dopo l’arrivo a Tel Aviv, il carico verrà distribuito - per il tramite delle Nazioni Unite - alle categorie più vulnerabili della popolazione: donne, bambini, anziani, che soffrono le conseguenze più gravi del conflitto in corso.

Nuove iniziative umanitarie verranno realizzate dall’Italia nel prossimo futuro sula base dell’evoluzione della situazione di sicurezza nella Striscia di Gaza. Anche in vista della Conferenza dei donatori in programma ad Oslo ad inizio settembre, è intenzione dell’Italia destinare ulteriori risorse alla crisi umanitaria a Gaza per un importo addizionale pari a circa 2,5 milioni di euro.


Il rappresentante del Governo Lapo Pistelli è giunto nella prima mattinata a Brindisi proveniente da Roma con un modestissimo volo Ryanair cosa, questa, che in periodi di spendig rewiew, fa solo piacere apprendere e comunicare alla vasta utenza giornalistica. Ad attenderlo, per l'immediato imbarco sul volo umanitario, il manager della base Wfp-Unhrd di Brindisi Stefano Peveri, i rappresentanti della Cooperazione del Ministero degli Esteri Mario Baldi e Giampiero Criscuolo e il comandante della base aerea Colonnello Andrea Aiello.

In attesa che maturino le condizioni per un cessate-il-fuoco permanente” - ha dichiarato il Vice Ministro Pistelli - ”l’Italia fa sentire in modo tangibile la propria vicinanza e solidarietà al popolo palestinese, che paga le conseguenze più gravi delle ostilità in corso”.

"Il volo umanitario - ha proseguito Pistelli - rientra nell’ambito di un più ampio piano di aiuti di emergenza annunciato dal Ministro Mogherini in Parlamento e avviato dall’Italia a favore della popolazione di Gaza, il cui ammontare complessivo ha superato finora i 2 milioni di euro. I fondi in questione saranno destinati a finanziare interventi a forte impatto sociale a favore della popolazione palestinese la cui realizzazione verrà affidata alle Ong italiane operanti in loco, nonché in collaborazione con la Mezza Luna rossa palestinese e con le Agenzie del sistema Onu".

Le finalità dell’intervento italiano nella zona - dichiarano le fonti della Cooperazione - restano quelle di contribuire alla salvaguardia della vita umana e della salute della popolazione abitante nella Striscia di Gaza (SdG) attraverso il sostegno al ripristino dei servizi essenziali; fornire gli ospedali di farmaci salvavita, presidi medico-chirurgici e tutt’altro materiale necessario per fronteggiare lo straordinario afflusso di feriti; potenziare le cliniche con attrezzature sanitarie, farmaci e altri materiali necessari ai dipartimenti di pronto soccorso degli ospedali della SdG; fornire le municipalità di Beit Lahiya, Rafah e Khan Younis di parti di ricambio per rimettere in funzione le reti di distribuzione dell’acqua e dei ricambi necessari per riparare e/o mantenere in esercizio i mezzi e le attrezzature utilizzate per la salvaguardia dell’ambiente; raccolta, trattamento preliminare e trasporto al sito di frantumazione di parte delle macerie presenti nei quartieri delle città di Rafah e Khan Younis.

In questa occasione, giova rammentare che lo scorso venerdì 1 agosto, il Senato ha approvato in via definitiva il Disegno di legge che riforma la disciplina legislativa sulla Cooperazione allo sviluppo nel nostro Paese.

La riforma modifica integralmente il precedente assetto istituzionale della cooperazione allo sviluppo e adegua la normativa italiana ai nuovi principi ed orientamenti emersi nella comunità internazionale sulle grandi problematiche dell’aiuto allo sviluppo negli ultimi venti anni. La riforma sancisce il principio secondo cui la cooperazione per lo sviluppo sostenibile, i diritti umani e la pace è ”parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia”, modificando in questa prospettiva la denominazione stessa del Ministero degli Affari Esteri, che assume la nuova denominazione di ”Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale”. Una scelta, questa, che rende operativo il pensiero in materia, dell'attuale Governo. (Giorgio Esposito)

Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Gaza emergency, umanitarian airplane from Dubai
Five Jumbo Jets and 12 transport aircraft, as well as an Airbus from the Bahrain Royal Charity Organization

ROMA (Italy) - As the Eid el-Fitr holiday is under way, the people of Gaza continue to suffer under the devastating level of violence experienced in the Strip since the hostilities began on 7 July. Large swaths of neighborhoods east of Gaza City are reduced to rubble. The eastern and northern areas of Gaza are virtually empty of civilians and have turned into combat zones.

The number of displaced people taking refuge in UNRWA shelters is now more than triple the peak number from the 2008/9 conflict and is more than 10% of the entire population of Gaza, with 200,337 internally displaced persons in 85 UNRWA shelters, despite last week's attack that killed 15 people in a school that was designated as a shelter and operated by the UN Relief and Works Agency (UNRWA).


UNRWA is also overseeing the delivery of emergency relief supplies that are being transported by air to Jordan and from there by trucks where the UN Relief and Works Agency (UNRWA) is transporting and distributing to the thousands of vulnerable displaced families in Gaza. International Humanitarian City in Dubai is coordinating airlifts of aid to Jordan with several organisations, including the UN High Commissioner for Refugees (UNHCR), the UN World Food Programme (WFP), the UN Humanitarian Response Depot, the International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRC,) as well as the Red Crescent Society of the United Arab Emirates. To date, 18 aircraft have arrived in Jordan with desperately needed relief supplies; five Jumbo Jets and 12 transport aircraft, as well as an Airbus from the Bahrain Royal Charity Organization. The relief flights have delivered 126,500 blankets, 98,000 sleeping mats, more than 120 megatons of medicine and 15,000 family food packages. One recent emergency relief flight from Dubai carried a special passenger, along with pre-packaged Halal beef, hygiene kits and other supplies. UNRWA Goodwill Amabssador, Mohammed Assaf, Arab Idol winner and popular singer from Gaza, who made an emotional plea for the people of Gaza upon landing in Jordan. Assaf was born and grew up in Khan Younis in the south of the Gaza Strip, where several extended families have been wiped out in recent days.

UNRWA Goodwill Amabssador, Mohammed Assaf, Arab Idol winner and popular singer from Gaza, traveled on one of relief flights from Dubai to Aman, bringing aid for Palestinians in Gaza. Assaf was born and grew up in Khan Younis in the south of the Gaza Strip, where several extended families have been wiped out in recent days: "There is pain in my heart from what is happening in my town and to my people in my beloved home, Gaza that is hurting . No words can describe what I feel and how the Arab world feels and how the world feels. Now we all have to help my beloved people in Gaza, all those who suffer in Gaza, all those who suffer under the attacks. Thanks to all everywhere. We have to help Gaza stand up on its feet one more time, Gaza is strong. Gazans are heroes. They always get back on their feet after they have been destroyed. That is the Gaza I trust. The number of people who have been killed is so immense, civilians, children, women, elderly. It is a very bad situation." The cargoes unloaded in Jordan are transported by truck through the Allenby Border Crossing on the River Jordan and delivered into Gaza. Several convoys have been able to reach Gaza, but it is not enough to meet the growing need for food, medical supplies and other emergency equipment. UNRWA urgently needs to replenish its emergency supplies and prepare for vital interventions necessary after a cessation of military activities. The emergency response phase is expected to last for one month, and the early recovery a further three to six months. (Redazione)

The International Humanitarian City (IHC) in Dubai, which hosts UNHRD’s largest depot, has generously provided a concrete ramp outside UNHRD’s warehouse, making loading and offloading containers much easier and faster. Previously, all 20-40 foot containers had to be grounded by a side-loader, costing approximately US$300 per container. On average, UNHRD receives 200 sea containers each year, so having the permanent concrete ramp will result in significant savings for UNHRD Partners. Last year, 60% of UNHRD’s global operations took place in the Dubai depot, with US$30 million worth of goods dispatched through 715 consignments. The ramp will further enhance UNHRD’s operational efficiency in responding to humanitarian crises from Dubai. In less than 24 hours, Dubai’s International Humanitarian City (IHC) coordinated this joint logistics operation with humanitarian organisations including World Food Programme (WFP), United Nations Humanitarian Response Depot (UNHRD), United Nations High Commission for Refugees (UNHCR), International Federation of Red Cross and Red Cross Societies (IFRC) and the Emirates Red Cross.

Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Guerra nella Striscia di Gaza, le truppe israeliane pronte al ritiro
Essenziale distruggere "tutti" i tunnel dei terroristi di Hamas. Armi libiche contrabbandate a Gaza

ROMA (Italy) - Sul campo le prime forze israeliane sembra stiano arretrando dall'interno della Striscia verso il confine, mentre altre già lo hanno varcato. Ma Benyamin Netanyahu ha assicurato ieri sera alla nazione che "l'esercito continuerà ad agire a tutta forza" a Gaza "fino al completamento della sua missione". E che quelle stesse forze "saranno dislocate secondo le esigenze di sicurezza".

Nel 25esimo giorno di guerra a Gaza, Israele avrebbe scelto di non trattare più un cessate il fuoco con Hamas, ma penserebbe ad un ritiro unilaterale dalla Striscia, una volta ripristinata la "deterrenza" nei confronti della fazione islamica. Una strategia - se questa sarà - in qualche modo avvalorata dal fatto che l'esercito si appresta a distruggere, come hanno rivelato fonti militari, entro 24 ore gli ultimi tunnel "conosciuti".


L'arretramento delle forze israeliane è stato confermato anche in serata da fonti locali e dal fatto che ieri l'esercito ha avvisato la popolazione di alcune zone del nord della Striscia che poteva rientrare nelle proprie case. L'accelerazione alla decisione israeliana - mentre al Cairo sono arrivate ieri sera le delegazioni palestinesi con in testa l'Autorità nazionale palestinese (Anp) per trattare sulla proposta di mediazione egiziana - sarebbe stata data dal Gabinetto di sicurezza (durato cinque ore) convocato dal premier Benyamin Netanyahu sulle mosse da prendere dopo la notizia del possibile rapimento di un ufficiale di Tzahal. "Faremo di tutto per riportarlo a casa", ha sottolineato il premier, dopo che l'atto è stato condannato da tutta la comunità internazionale.

Anche il premier italiano Matteo Renzi - in visita nella capitale egiziana dal presidente Al-Sisi - ha chiesto l'immediato rilascio del soldato israeliano confermando la scelta di pieno appoggio alla proposta di mediazione egiziana. Su un punto Netanyahu è stato anche più preciso: "Chiederemo - ha avvisato - che ogni ricostruzione e sviluppo di Gaza sia legata al disarmo di Hamas e alla smilitarizzazione della Striscia". La strategia che Israele avrebbe intrapreso - e che comprende la scelta di non andare al Cairo per i negoziati con Hamas - è stata spiegata così ai media da un'alta fonte: "Se avvertiremo che la deterrenza è stata raggiunta lasceremo la Striscia in base al principio di 'calma in cambio di calma'. Se ci accorgeremo invece che la deterrenza non è stata ancora raggiunta, continueremo l'azione a Gaza, oppure lasceremo il terreno affidandoci agli attacchi aerei".

Per Netanyahu la distruzione dei tunnel "colpisce il progetto strategico di Hamas che gli avrebbe consentito di rapire e uccidere molti cittadini israeliani". Ma su un possibile ritiro unilaterale di Israele, Hamas ha fatto sapere di non sentirsi "impegnata": il portavoce dell'organizzazione Sami Abu Zuhri ha sottolineato che Hamas "è pronta a continuare a combattere se necessario", ma si regolerà a seconda di quello che succederà sul terreno.
"Proseguiremo la nostra resistenza fino a quando i nostri obiettivi saranno raggiunti", gli ha fatto eco Fawzi Barhum, negando che Israele abbia vinto sul campo. Anche oggi nella Striscia si è combattuto, seppur con minore intensità rispetto ai giorni passati, mentre i razzi da Gaza sono continuati a piovere nel sud di Israele ed anche su Tel Aviv, dove alle 6 locali sono risuonate le sirene di allarme e sono stati intercettati tre razzi dal sistema di difesa antimissili Iron Dome. I morti nella Striscia - dove la situazione umanitaria resta molto pesante - sono arrivati in 24 ore, secondo i media palestinesi, a 78, con un totale complessivo di oltre 1600 vittime e 8000 feriti: "Per nove ore - hanno raccontato testimoni locali a Rafah - dalle sette di sera di venerdì alle sei di mattina di sabato dal cielo sono piovute le bombe di Israele. Un inferno". (Redazione)

Israel’s military intelligence is increasingly concerned about the quantity of Libyan arms flowing into the Gaza strip through its increasingly volatile southern border. Egypt has a northwestern border point with Israel, at the top of the Sinai desert, and a long eastern boundary with Libya. The fall of Muammar Gaddafi's Tripoli represents a new source for weaponry, and has opened up a new land route, enabling smugglers to bring “thousands” of weapons into Gaza by way of tunnels that run from Rafah, in northern Egypt, into the Hamas-run territory, according to numerous Israeli military sources. Before the influx of Libyan contraband, Israeli assessments have been that most of the weapons coming into Gaza, albeit also illegally, have been from Iran, transported by ships crossing the Mediterranean Sea or over land via Sudan. A September report by Israeli military intelligence, widely quoted in public, stated that the weapons smuggled in from Libya constitute an increase in Gaza stockpiles, but not necessarily a qualitative enhancement of Hamas’s military capacities. Mostly, SA-7 anti-aircraft missiles and rocket-propelled grenades (RPGs) have been detected.


Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Gaza, salgono a mille i morti palestinesi nei raid israeliani. In vigore la tregua di 12 ore
Israele ha accettato di concedere 12 ore di tregua umanitaria per permettere alla popolazione
di rifornirsi di cibo e alle organizzazioni internazionali di distribuire aiuti e medicine

Nella Striscia solo per continuare a distruggere i tunnel usati da Hamas per entrare in territorio israeliano


ROMA (Italy) - Sono ormai venti i giorni di offensiva israeliana su Gaza, il bilancio delle vittime e salito a 1000 palestinesi (secondo l’Onu il 70% sono civili, almeno 200 i bambini) e 35 israeliani (3 civili). Un morto ogni mezzora. I feriti sono più di 6.000, 140.000 gli sfollati. In queste ore sembra che qualcosa stia cambiando: Israele ha annunciato di aver diminuito gli attacchi aerei da 187 (mercoledì) a 35 (giovedì) e anche il numero di razzi lanciati dalla Striscia è sensibilmente calato.

Tuttavia, il ministero della Salute di Gaza riferisce che l’esercito israeliano avrebbe attaccato una scuola che l’Onu aveva adibito a rifugio per alcuni civili, lasciando sul terreno 15 morti e ferendone altri 200. Israele controaccusa Hamas di nascondere armi e munizioni nei rifugi e di usare i civili come scudi umani, impedendo loro di fuggire dalle abitazioni.


Nei giorni scorsi Hamas ha accusato Israele di aver sparato anche sulle ambulanze. Gli israeliani si sono difesi accusando i miliziani palestinesi di usare i mezzi di soccorso per nascondere loro uomini e non per trasportare i feriti. L’Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Navi Pillay ha ammonito entrambe le parti, affermando che “è possibile che sia stato violato il Diritto internazionale umanitario” e che potrebbero esserci stati “crimini di guerra” nel conflitto. Accusa rispedita al mittente dal portavoce del ministero degli Esteri israeliano Yigal Palmor: “Le consiglio di cercare informazioni attendibili invece di fare affermazioni intollerabilmente tendenziose basate su ritagli di giornale – ha detto il portavoce al Jerusalem Post – Le sue affermazioni basse e populiste fanno un disservizio ai diritti umani”.

Martedì un razzo palestinese ha colpito un’abitazione vicino all’aeroporto Ben Gurion di Gerusalemme, la Federal Aviation Administration (l’ente americano per l’aviazione) ha sospeso per ventiquattro ore (poi prolungate a trentasei, fino a mercoledì notte) i voli da e per Israele. Le compagnie europee e canadesi l’anno seguita a ruota, tra le proteste del governo israeliano, che, facendo pressione su Washington, ha parlato di “un premio al terrorismo”. Per Hamas, invece, “bloccare il traffico aereo e isolare Israele dal mondo è una grande vittoria per la resistenza”.

In questi giorni si è mossa anche la diplomazia internazionale. In una telefonata con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu Barack Obama ha riaffermato il diritto di Israele a difendersi ma ha espresso “seria preoccupazione” per il crescente numero di vittime nella Striscia. Da lunedì il segretario di Stato americano John Kerry è in missione in Medio Oriente. A Il Cairo Kerry ha detto che “chiaramente raggiungere un cessate il fuoco non è abbastanza: ci deve essere un serio impegno, discussione e negoziato per affrontare le questioni che ci hanno portato al punto in cui ci troviamo”. L’obiettivo del cessate il fuoco non basta neanche ad Hamas: “Non accettiamo alcuna iniziativa che non interrompa l’assedio della nostra gente e che non mostri rispetto verso i suoi sacrifici – ha detto Khaled Meshaal, il capo politico di Hamas – tutti vogliono che noi accettiamo il cessate il fuoco e poi negoziamo i nostri diritti. Noi non siamo d’accordo”. La Striscia di Gaza è, infatti, bloccata sia via terra sia via mare da Israele, ufficialmente per impedire l’importazione di armi, e l’Egitto ha chiuso il valico di Rafah, nella parte sudoccidentale della Striscia, bloccando il massiccio numero di profughi che scappano da Gaza.

Intanto su Twitter due studenti newyorkesi, lui israeliano lei siriana, hanno sdoganato l’hashtag #JewsandArabsRefusetoBeEnemies (“ebrei a arabi rifiutano di essere nemici”), diventato poi popolare grazie alla giornalista americana di origini libanesi Sulome Anderson e al suo fidanzato ebreo Jeremy. I due hanno pubblicato un loro selfie mentre si baciano allegandolo al tweet: “Lui mi chaima neshama, io lo chiamo habibi. L’amore non parla la lingua dell’occupazione”. In tantissimi in tutto il mondo hanno fatto lo stesso, mentre altri a Gaza si massacravano. (Gianmarco Rizzo)


Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Israele attacca Hamas alla ricerca dei tunnel utilizzati dai terroristi
La tregua umanitaria spazzata via da quella che oramai è guerra dichiarata

ROMA (Italy) - Una vasta operazione di terra all'interno della Striscia di Gaza. Israele, attraverso il suo portavoce militare, riferisce l’inizio delle operazioni militari via terra e l'invasione di Gaza. “L’operazione è diretta alla distruzione dei tunnel che consentono ai terroristi di infiltrarsi in Israele e portare attacchi - ha spiegato il portavoce israeliano annunciando che - Il governo israeliano ha ordinato all'esercito di lanciare l'operazione con l'obiettivo di "colpire in maniera significativa le infrastrutture terroriste di Hamas" e di "riportare la sicurezza per i cittadini di Israele”.

Nuova estensione delle operazioni di terra nella striscia di Gaza. Nella serata di sabato 19 luglio l’esercito israeliano ha annunciato una espansione dell’offensiva per tutta la giornata di domenica. Da quando è scoccata questa nuova scintilla di guerra si contano ormai più di 500 morti.


Per le strade di Gaza intanto le operazioni militari stanno portando morte e distruzione costringendo migliaia di persone a mettersi in fuga. In particolare, dall’annuncio dell’intensificazione dell’attacco, il quartiere di Gaza Shajaiyah sembrerebbe essere stato il centro delle nuove operazioni. Per le strade ci sarebbero morti e feriti e un norme esodo di persone che si sta muovendo in cerca di zone più sicure. L’Unrwa, l'agenzia per i rifugiati dell'Onu, ha comunicato che il numero degli sfollati di Gaza sarebbe salito a 90mila persone.

Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha utilizzato la tregua umanitaria di cinque ore per fornire assistenza alimentare d’emergenza alle migliaia di persone vittime dell’escalation di violenze e per spostare le scorte di cibo nei pressi della Striscia di Gaza. Il WFP sta distribuendo buoni alimentari d’emergenza nelle aree dove ci sono negozi funzionanti. Una soluzione innovativa che permette di fornire assistenza alimentare in un momento in cui le banche nella Striscia di Gaza sono chiuse e i redditi delle famiglie sono a rischio. Il WFP ha anche trasportato dai suoi magazzini beni alimentari tra cui farina di frumento, pane e tonno in scatola pronti per essere distribuiti a 85.000 persone nei prossimi giorni se le condizioni di sicurezza lo consentiranno. “I bisogni alimentari a Gaza sono urgenti. Tocchiamo con mano l’efficacia dei programmi di assistenza alimentare del WFP. Questi garantiscono la flessibilità per poter aumentare il volume degli aiuti alimentari d’emergenza in caso di necessità”, ha dichiarato il Direttore del WFP nel paese, Pablo Recalde.

Recalde ha preso parte ad una missione interagenzia che ha utilizzato il cessate il fuoco per valutare i bisogni legati all’emergenza in atto. Dall’inizio del recente conflitto, il WFP ha continuato ad essere operativo con distribuzioni di cibo negli ospedali e alle famiglie che accolgono i parenti sfollati. Il WFP ha fornito razioni alimentari d’emergenza e buoni pasto a più di 20.000 sfollati. Inoltre dispone di scorte alimentari pronte per le distribuzioni di emergenza alle famiglie sfollate di recente, se la situazione lo richiederà. Il WFP fornisce assistenza alimentare ai più vulnerabili in Palestina: 285.000 a Gaza e 318.800 in Cisgiordania. Insieme, WFP e UNRWA forniscono cibo a circa il 67 per cento della popolazione totale della Striscia di Gaza. Per continuare i propri programmi di assistenza in Palestina, il WFP, che è finanziato su base volontaria, ha immediato bisogno di 20 milioni di dollari fino alla fine dell’anno. Far fronte ai bisogno determinanti dalla emergenza attuale a Gaza, richiederà risorse aggiuntive.

Cosa è la Striscia di Gaza - Poco più di 360 chilometri quadri. È quanto è grande la Striscia di Gaza, circa due volte il comune di Milano. Al centro della crisi mediorentale dal 7 luglio scorso, è una regione della Palestina compresa tra Egitto (il confine è lungo circa 13 chilometri) e Israele (59 chilometri), con una popolazione di oltre 1,8 milioni di persone di etnia araba e un tasso di crescita demografica di quasi il 3% all’anno (il 13 esimo più alto nel mondo). La storia della Striscia di Gaza. Nel corso dei secoli la Striscia è stata assoggettata al dominio di diversi imperi e popolazioni, e nei primi anni del 16esimo secolo è stata incorporata nell’impero Ottomano. Durante la prima guerra mondiale, Gaza finisce in mano inglese. E dopo guerra arabo-israeliana del 1948 passa sotto l’amministrazione egiziana, per poi tornare nelle mani di Israele con la guerra dei Sei giorni del 1967.

Tra il 1994 e il 1999, dopo una serie di accordi, quello di Oslo in primis, Israele garantisce a Gaza il diritto di autogovernarsi attraverso l’Autorità palestinese. Le forze militari israeliane lasciano le città della striscia e l’Autorità palestinese, guidata allora da Yasser Arafat, sceglie Gaza City come quartier generale. La gestione palestinese si allarga qualche anno dopo anche ai Territori palestinesi (West Bank). Le negoziazioni per determinare uno status quo permanente della Striscia e West Bank si interrompono con la prima intifada a metà del 2000. Nel 2003 il quartetto composto da Stati Uniti, Europa, Nazioni Unite e Russia presenta una roadmap per una risoluzione di pace dal 2005, chiedendo la costituzione di due Stati. Dopo la morte del leader Arafat e la successiva elezione di Mahmud Abbas, capo di Al-Fatah, come presidente della Palestina, i due Paesi si avviarono verso il processo di pace. Ma nel 2005 Israele decide unilateralmente l’evacuazione della popolazione israeliana dalla Striscia e lo smantellamento delle colonie che erano state costruite, mantenendo però il controllo marittimo, dello spazio e di tutti i confini di Gaza. Nel 2006 il movimento di resistenza islamica Hamas vince le elezioni palestinesi e prende il controllo. Hamas è un’organizzazione fondata durante la prima Intifada, nel 1987, come braccio operativo dei Fratelli musulmani egiziani per combattere lo Stato di Israele. Il tentativo di creare un governo di unità tra Hamas e Fatah si dimostra un fallimento, portando anzi violenti scontri tra le due fazioni fino alla conquista di tutti le istituzioni governative e militari della Striscia di Gaza da parte di Hamas nel giugno 2007. Solo nel 2011 Hamas e Fatah si accordano per la riunificazione di Gaza e West Bank. Tra brevi periodi di pace alternati ad altrettanti periodi di violenza tra Israele e forze palestinesi nella striscia nel 2007-2008 e di nuovo nel 2012, lo status quo alla fine è stato stabilito con il controllo della Striscia da parte di Hamas e di West Bank da parte del governo palestinese. (Redazione)


Riproduzione non consentita ©
 



 
www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Trovati morti i 3 ragazzi israeliani rapiti. Il governo: colpiremo Hamas senza pietà
L'orrore dell'azione condannato dall'intero occidente

ROMA (Italy) - Il governo israeliano è riunito con il premier per decidere come reagire all’uccisione. La conferma del ritrovamento è arrivata da fonti della sicurezza israeliana. Le forze israeliano hanno completamente isolato Hebron. Il ministro Uri Ariel chiede di «punire i terroristi senza pietà» e il viceministro della Difesa Danon propone di «annientare Hamas», ma dentro il governo vi sono posizioni diverse, alcuni fra i più stretti collaboratori del premier propongono di cogliere l’occasione per chiedere alla comunità internazionale di unirsi nella condanna di Hamas e nel chiedere ad Abu Mazen di rinunciare al governo di unità nazionale.

Naftali Fraenkel, 16 anni, Eyal Yifrah, 19 anni, e Gilad Shaer, 16 anni, sono stati rapiti nella notte del 12 giugno mentre facevano l’autostop sull’autostrada 60 in Cisgiordania, poco a Nord di Hebron. L’esercito israeliano ritien che fra i sequestratori vi siano Marwan Kawasmeh e Amar Abu-Isa, 29 e 32 anni, entrambi membri dell’ala militare di Hamas proprio a Hebron.


Il viceministro alla Difesa Danu Danon ha rincarato: "la fine tragica dei tre ragazzi deve essere anche la fine di Hamas». Immediata la reazione del movimento islamico: «Ogni offensiva di Israele aprirà le porte dell'inferno", ha dichiarato il portavoce di Hamas a Gaza, mettendo nuovamente in dubbio la versione israeliano del rapimento. "Chi ha ucciso i tre ragazzi è una belva umana".

E la caccia continua ai due presunti responsabili del sequestro, Marwan Kawasmeh e Amar Abu Ayash, entrambi miliziani della fazione islamica ad Hebron e spariti subito dopo il rapimento. Subito dopo il ritrovamento dei corpi è stata convocata una riunione di emergenza alla quale è seguito il Gabinetto di sicurezza per decidere le misure da prendere. Immediata la decisione di demolire le case dei due presunti responsabili. Le prime indagini hanno rivelato che sono stati uccisi subito dopo il sequestro, forse poco dopo la telefonata con la quale uno di loro ha avvisato la polizia del rapimento. Ma quella telefonata non è stata presa in considerazione e per questo sono passate ore che sarebbero state invece utili alle ricerche. L'esercito è stato infatti avvisato con ritardo, dopo che le famiglie hanno informato la polizia che i loro figli - che avevano fatto l'autostop - non erano tornati a casa dalla scuola rabbinica che frequentavano. Il giorno dopo è stata trovata la carcassa bruciata di un macchina Hyundai che gli inquirenti hanno ritenuto collegata al rapimento. Israele ha impegnato una massiccia quantità di soldati per ritrovare i tre rapiti, in un'operazione definita 'Brother's keeper'. Le madri hanno fatto un appello pubblico per la loro liberazione parlando anche all'Onu a Ginevra e l'intera leadership israeliana è scesa in campo. (Redazione)


Riproduzione non consentita ©


Brindisi Indagine epidemiologica

Ferrari F14T
Alonso - Raikkonen


Giornata della
Memoria 2014


Emirates nuovi
collegamenti aerei

Le destinazioni top
viaggi del 2014

Pensioni: i requisiti
per 2014 e successivi