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“Viva el rey!”: Felipe VI nuovo re di Spagna
Il discorso di Felipe in Parlamento: “Ci vuole una monarchia rinnovata per un tempo nuovo”

ROMA (Italy) - “Viva il Re, viva la Spagna!”. Dopo quasi 39 anni di regno re Juan Carlos di Borbone ha abdicato. Nonostante l’inaspettata delusione per la sconfitta della Nazionale ai Mondiali di calcio in Brasile, il popolo spagnolo ha salutato esultante la famiglia reale: Felipe VI è il nuovo re.

Il 19 giugno 2014 è divenuto un giorno storico per la Spagna. Re Felipe VI è stato incoronato ufficialmente con una cerimonia meno sfarzosa in confronto a quella del padre Juan Carlos, avvenuta il 22 novembre 1975, in rispetto alla crisi economica di cui è vittima il popolo iberico. “La corona deve essere vicina ai cittadini e guadagnarsi il loro rispetto, perché” ha dichiarato il neomonarca in Parlamento “la corona è il simbolo dell'unità della Spagna. Vogliamo una Spagna in cui i cittadini e le loro preoccupazioni siano al centro dell'azione politica. Una Spagna in cui tutti i cittadini abbiano fiducia nelle loro istituzioni”.


Nel pomeriggio di mercoledì 18 giugno l’ex sovrano ha ceduto il trono al figlio, dopo aver regnato per circa 39 anni. La legge che rende effettiva la sua abdicazione ha ricevuto il definitivo consenso del Senato spagnolo con 233 voti a favore, 5 contrari e 20 astenuti. La successione al trono è divenuta esecutiva allo scoccare della mezzanotte. Presenti né ospiti stranieri, né rappresentanti di altre case reali. Nella mattinata del 19 giugno il primo atto ufficiale della giornata di incoronazione: nella Sala des Reyes Felipe VI ha ricevuto dal padre la fascia di seta rossa di capitano generale degli eserciti di aria, terra e mare. Infatti, secondo la Costituzione spagnola alla quale ha giurato fedeltà, il re è capo sia delle forze armate che dello Stato.

A seguire il secondo atto in Parlamento: il neomonarca quarantaseienne è stato proclamato davanti alle Cortes generali riunite in sessione solenne, dove è stato accolto con l’inno nazionale assieme alla Regina Letizia e alle due figlie: l’erede al trono Leonor di 8 anni e Sofia di 7. Per non rubargli la scena, l’ex re Juan Carlos ha deciso di non essere presente all’investitura del figlio. Riconosciuto come Principe delle Asturie, Principe di Gerona, Principe di Viana, Duca di Montblanc, Conte di Cervera e Signore di Balaguer, assieme al titolo di re di Spagna, Felipe VI ha ereditato anche quello di marchese di Oristano.

“Viva il Re, viva la Spagna!”: il giuramento del re è stato accolto da un lungo applauso da parte dei parlamentari. “Comincio il mio regno con profonda emozione” sono state le sue prime parole, volendo anche ricordare che per 50 anni i genitori, gli ex regnanti uscenti re Juan Carlos e la regina Sofia “hanno dedicato la loro vita alla Spagna, speriamo di avere il loro sostegno e la loro esperienza ancora per molti anni”. Dopo il ritorno a Palazzo Reale, seguita da un corteo di auto, la famiglia reale si è affacciata sul balcone per salutare il popolo esultante, nonostante un’inaspettata delusione per la sconfitta ai Mondiali in Brasile della Nazionale spagnola, vincitrice della scorsa edizione 2010. (Maria Gabriella Donadeo)

La Spagna è una monarchia costituzionale di tipo ereditario, attualmente governata da Felipe VI - dopo l'abdicazione del padre Juan Carlos I di Borbone - che è anche a capo delle forze armate. La monarchia costituzionale vige dal 1978. La democrazia è piuttosto recente, se si pensa che è iniziata nel 1975, dopo la morte di Francisco Franco. La Costituzione è come appena detto del 1978 ed è istituita un'apposita corte che vigila sul suo rispetto. La funzione legislativa è svolta dalle Cortes, che comprendono il Congresso dei deputati e il Senato, eletti a suffragio universale e diretto. La funzione esecutiva è affidata al Governo, guidato da un presidente che viene eletto dai deputati e designato dal re. Il sistema giudiziario è retto da un Consiglio generale presieduto dal presidente della Corte Suprema. Il più alto tribunale del paese è la Corte Suprema di Giustizia, con sede a Madrid. Dal matrimonio tra l'attuale re Felipe VI e Letizia Ortiz sono nate Leonor il 31 ottobre 2005 che ha il titolo di Infanta, Principessa delle Asturie, di Viana e di Gerona e nel 2007 Sofia. Se non avrà fratelli maschi Leonor salirà al trono. La Spagna difatti ha un sistema di preferenza degli eredi maschi per la successione al trono. Un figlio maschio succede sempre al trono a preferenza delle sorelle maggiori. Un piano per equiparare maschi e femmine nella linea di successione al trono è nei progetti del governo spagnolo.. La nascita riapre il dibattito sulla riforma della Costituzione circa la possibilità di una femmina di salire al trono anche in presenza di fratelli minori maschi.


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Spagna, Juan Carlos abdica. Il nuovo re è il figlio Felipe
Tempi lunghi per l'incoronazione ma Felipe IV regnerà sostituendo il padre convalescente

ROMA (Italy) - Re Juan Carlos abdica. Il sovrano, 76 anni, sul trono dal 1975 per decisione del dittatore Francisco Franco, che lo nominò suo successore “a titolo di re”, ha poi comunicato personalmente le ragioni. Il successore è il principe delle Asturie, Felipe de Borbón, 46 anni, sposato con la ex giornalista Letizia Ortiz e padre di due figlie, che regnerà con il nome di Felipe VI. Laureato in giurisprudenza, ha studiato negli Stati Uniti, prendendo master internazionali a Georgetown.

La decisione è maturata nei mesi scorsi, non per motivi politici, economici o salute (negli ultimi mesi Juan Carlos ha recuperato pienamente dopo vari interventi chirurgici, in tutto ne ha subiti 13, e le convalescenze nell’ultimo anno e mezzo), ma l’annuncio è stato rinviato per non interferire con il voto per le elezioni europee del 25 maggio.


Re Juan Carlos di Borbone che ha abdicato oggi in favore del principe Felipe all’età di 76 anni, è stato l’emblema del dopo franchismo e della Spagna democratica, di cui è stato uno strenuo difensore, sventando addirittura un tentativo di colpo di Stato nel 1981. Ma negli ultimi anni della sua vita, sia a causa di problemi di salute sia per avere inanellato una serie di gaffe, il sovrano ha incarnato la decadenza delle case reali, attualmente in serie difficoltà in alcuni tra i principali paesi europei, colpiti dalla crisi economica e da un ritorno delle rivendicazioni autonomistiche.

Nato in esilio nella prestigiosa clinica anglo americana di Via Nomentana il 5 gennaio 1938, Juan Carlos ha vissuto per lunghi anni a Roma (parla perfettamente l’italiano), nell’ appartamento che apparteneva ai Borboni al primo piano di una palazzina elegante al civico 112 di Viale Parioli. Juan Carlos Alfonso Vittorio Maria de Borbon y Borbon-Dos Sicilias (questo il nome completo) si trasferisce a Madrid nel 1948, in vista di una sua futura salita al trono. Pochi anni dopo, nel 1956, dramma in famiglia, nella residenza portoghese dei Borbone. Suo fratello Alfonso viene ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Sarebbe stato proprio Juan Carlos ad ucciderlo, dopo avere puntato l’arma per gioco contro di lui, ma la versione ufficiale sostiene che Alfonso stesse pulendo l’arma e un colpo sia partito. Diversi anni dopo, nel 1969, il dittatore Francisco Franco, al potere in Spagna dopo la guerra civile del 1936, designa Juan Carlos suo successore. La monarchia era già stata proclamata nel 1947, ma Franco si era autonominato reggente, avviando un regime di destra, nazionalista, cattolico e anti comunista. Per anni la Spagna è isolata, ma negli anni sessanta vive una sorta di primo miracolo economico. Considerato a lungo un principe fantoccio del franchismo, Juan Carlos smentirà i sui critici appena morto Franco e al momento di salire al trono nel 1975, quando verrà elaborata la nuova costituzione democratica, con 17 ampie autonomie regionali (tra cui regimi speciali per Catalogna e Paese Basco per rispondere alle spinte indipendentiste), approvata da un referendum popolare con l’88% dei voti nel dicembre 1978, e poi parzialmente modificata. Per la Spagna, di fatto isolata per decenni, inizia un lungo percorso di avvicinamento all’Europa e alle istituzioni internazionali: nel 1982, per referendum, aderisce alla Nato, mentre l’ingresso nella Comunità Europea (poi Unione Europea) è del 1986.

Ma il cammino verso la modernità non è lineare. Il 23 febbraio 1981 (una data che gli spagnoli ricordano come 23-F), un tenente colonnello della Guardia Civil, Antonio Tejero, irrompe armato nell’aula del Congreso, la camera bassa del Parlamento di Madrid, con 200 guardie e poliziotti e tiene in ostaggio i deputati per 22 ore. È lo stesso Juan Carlos a salvare la democrazia, con un discorso in diretta televisiva, nel quale denuncia il tentativo di colpo di Stato, chiedendo il rispetto della legge e il rispetto del governo democraticamente eletto. In quel momento la popolarità del re è all’apice. È popolare in Spagna ma anche all’estero ed iniziano a fiorire una serie di leggende su di lui: gran donnaiolo (alcuni gli hanno attribuito fino a mille amanti), è gentile e dà del tu a tutti usando volentieri espressioni popolari madrilene, gira per le strade della capitale su una potente moto, protetto da un casco integrale. Tutti ricordano le immagini del 1982 ai mondiali di calcio, con il presidente della Repubblica Sandro Pertini che esulta, quasi fosse un ragazzino, accanto al sovrano in tribuna, dopo il mitico gol di Marco Tardelli, quello del due a zero (e del famoso urlo) della finale contro la Germania vinta per 3 a 1.

Juan Carlos è simpatico e non ha peli sulla lingua, come ha dimostrato al vertice iberoamericano di Santiago del Cile nel 2007, interrompendo il presidente venezuelano Hugo Chavez con un secco «Porquè no te callas?» (perchè non stai zitto?), quando ipotizzava un coinvolgimento della Spagna nel colpo di stato del 2002. Gli ultimi anni del suo regno sono invece decisamente difficili, dopo lo scoppio della bolla immobiliare nel 2008 e della profonda crisi economica che ha colpito la Spagna. Nel 2012, il sovrano è operato d’urgenza all’anca dopo un costoso safari in Bostwana (insieme con l’amante accanto alla quale viene fotografato dopo aver ucciso un elefante), in piena crisi economica. È subito scandalo, anche perchè Juan Carlos è presidente onorario del Wwf spagnolo. Il re è obbligato a scusarsi pubblicamente, ma crescono le richieste di abdicazione a favore del principe Felipe. La situazione peggiora all’inizio dell’anno. Dopo una nuova operazione il re esce dall’ospedale con le stampelle, apparendo decisamente vecchio ed indebolito. Ma non finisce qui: una delle sue figlie, l’infanta Cristina viene coinvolta nello scandalo di corruzione in cui è sospettato suo marito Inaki Urdangarin.

In piena sfida indipendentista della Catalogna e all’indomani delle elezioni europee che hanno segnato una sostanziale crisi dei due principali partiti, quello popolare e quello socialista, re Juan Carlos registrava ad aprile un gradimento di soli 3,72 punti su 10 da parte degli spagnoli. Toccherà a Felipe, che gode di consenso altissimo e si è sempre tenuto al di fuori degli scandali, risollevare le sorti di una istituzione che si regge sul fatto che il re ha fermato il golpe dell’81. I tempi non saranno brevi. Domani si riunisce un consiglio dei ministri straordinario perchè non esiste, nella Costituzione spagnola, una legge che specifichi i passi da farsi per una abdicazione.
(Redazione)


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