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Festa della Repubblica amara per i due marò detenuti illegalmente in India
La Torre e Girone alle commissioni parlamentari: "Tutti sanno tutto, ma noi siamo ancora qui"
Siamo soldati che devono sentire tutelati i propri diritti. Abbiamo obbedito agli ordini e siamo qua


ROMA (Italy) - In occasione della festa della Repubblica e delle Forze Armate, torna una grande attenzione nei confronti dei marò detenuti in attesa di processo in India da ormai due anni. Durante la tradizionale parata ai Fori Imperiali, il reggimento San Marco di cui Massimiliano La Torre e Salvatore Girone fanno parte, ha ricordato i fucilieri di marina, rivolgendo il saluto ai due marò e citandone espressamente i nomi attraverso un annuncio dello speaker fatto mentre il Battaglione passava di fronte alla tribuna d’onore. E sempre lungo via dei Fori Imperiali sono spuntati dei cartelli con la scritta “Marò liberi”.

In giornata i due marò si sono collegati in diretta video dall’India con le commissioni Esteri di Camera e Senato. Arrabbiati, i due hanno lanciato questo primo messaggio ai parlamentari italiani dall’altra parte dello schermo: “Quello che possiamo fare è comportarci da militari, da italiani e soffrire con dignità” – ha detto, pacato, Massimiliano La Torre.


C'erano anche i familiari dei marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, oggi a Roma, all'audizione in videoconferenza dei due fucilieri con le commissioni Affari esteri e Difesa di Camera e Senato. A Montecitorio, per l'appuntamento, sono arrivate la moglie Vania Girone e la mamma del sottufficiale, Maria Ferraro. Presenti inoltre la sorella di Latorre, Carla, e la figlia, Giulia. Paola Moschetti, l'attuale compagna di Latorre, è invece a New Delhi, vicina al militare. I due fucilieri del Battaglione San Marco si sono collegati in diretta dall'ambasciata italiana, dove vivono da diversi mesi. I due militari sono trattenuti in India ormai da due anni perché accusati dell'omicidio nel Kerala di due pescatori indiani nel corso di un'operazione antipirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie. La solidarietà ai due militari è arrivata oggi anche in occasione della Festa della Repubblica: al passaggio dei loro commilitoni del Battaglione San Marco, durante la parta delle forze armate in occasione in via dei Fori Imperiali a Roma, dal pubblico si è levato un forte applauso. “Il primo sentimento che intendo testimoniare a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre è la riconoscenza per la loro encomiabile capacità di assolvere con senso dello Stato il loro dovere anche nelle difficili condizioni in cui si trovano”.

In videoconferenza Massimiliano Latorre ha un tono di voce meno stentoreo di quello di Salvatore Girone, ma le sue parole non sono meno sferzanti quando riprende la parola a conclusione del collegamento video con Dehli per l'audizione informale, cosi' e' rubricata alla Camera, con le commissioni congiunte Esteri-Difesa di Senato e Camera. Premette, il fuciliere di Marina, che "da militare con 30 anni di esperienza, so quale sia la mia sfera competenza e il recinto dal quale non voglio e non posso uscire". Girone furioso, abbiamo obbedito agli ordini e siamo qua. Sottolinea, il capo di prima classe della San Marco, che "le stellette sono ben salde sulle nostre spalline" ma ciononostante avanza "un suggerimento: quello del dialogo. Uscendo dalle mie competenze dico che due democrazie si devovo incontrare". Ancora piu' esplicita la chiusura: "Due grandi democrazie devono dialogare, anche perche' ci sono dei Trattati firmati". "Tutti sanno tutto, ma noi siamo ancora qui", annota amaro, come prima aveva annotato, asciutto, che "quel che possiamo fare e' comportarci da militari e da italiani, e soffrire con diginita' in attesa che questa storia possa avere termine".

Girone, abbiamo diritti come soldati di ogni Paese - "Potremmo essere soldati di qualunque Paese, soldati che devono sentire tutelati i propri diritti" scandisce Girone che ringrazia i parlamentari "per averci ascoltato, ma - sottolinea - non avete ascoltato solo Latorre e Girone", ma, appunto, due soldati che rappresentano tutti i soldati potenzialmente in condizioni analoghe. Girone ha manifestato la sua gratitudine ai parlamentari per l'attenzione dimostrata anche oggi ed e' tornato sul valore simbolico della esperienza di cui, suo malgrado, e' protagonista con Latorre. "La vostra - ha infatti detto - e' la vicinanza a tutti i militari del mondo che devono lavorare sapendo di essere tutelati dalle proprie immunita'".
(Redazione)


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Il caso dei Marò sequestrati illegalmente dall'India: si avvia la procedura internazionale
Finalmente il governo italiano si muove. Rientra in patria Staffan de Mistura

ROMA (Italy) - Sul caso dei Marò "si apre una fase nuova", la "procedura internazionale", già avviata con l'invio in India di una nota verbale. Un primo passo che se non darà esiti sfocerà nel ricorso a strumenti internazionali, quali l'arbitrato. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, durante un'audizione alle Commissioni Difesa ed Esteri congiunte di Camera e Senato a Palazzo Madama.

Con l'invio dell'ultima nota verbale a New Dheli il 18 aprile si apre una fase nuova, spiega il titolare della Farnesina "che esaurisce quella in cui ha operato Staffan de Mistura che voglio ringraziare a nome del governo per la dedizione e l'instancabile impegno con cui ha seguito la vicenda". "Servono figure nuove, stiamo definendo un collegio di esperti, sotto la guida di un coordinatore". Intanto è passata la terza Pasqua in India per i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone


Si tratta, rimarca Pinotti, di una precisa strategia condivisa con il Parlamento che poggia sull’internazionalizzazione della vicenda. Il che significa potenziare una strategia politico-diplomatica destinata a investire le sedi internazionali appropriate: dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, alla Corte internazionale di Giustizia. "Trattenere due militari per oltre due anni è inaccettabile per noi, così come per i nostri partner internazionali e abbiamo ottenuto il loro sostegno" per la soluzione della vicenda, spiega la titolare della Difesa. Pinotti ha ribadito da parte italiana il rifiuto della giurisdizione indiana: «A oltre due anni dall’incidente, a fronte di un atteggiamento indiano dilatorio ed evasivo, manca ancora un atto di accusa», ha ricordato il ministro, secondo il quale i due marò erano tutelati dalla «immunità funzionale». Si volta pagina. Attendendo la reazione indiana.

La vicenda dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, deve essere affrontata nelle sedi opportune, che sono quelle internazionali. E' la richesta, legittima e doverosa, - dice il premier Renzi a Bruxelles per il vertice Ue-Africa - che ho fatto al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. "Noi non chiediamo trattamenti di favore. Chiediamo che le regole siano seguite".

Intanto è passata la terza Pasqua in India per i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone trattenuti nel Paese asiatico da oltre due anni per l'uccisione di due pescatori dello Stato meridionale del Kerala. I due marò, che risiedono e lavorano nell'ambasciata d'Italia a New Delhi, sono stati raggiunti dalle rispettive famiglie per trascorrere insieme il breve periodo di festa. Su Twitter i sostenitori dei fucilieri hanno organizzato una tempesta di tweet per chiedere il loro rientro in Italia. Gli hashtag di riferimento sono: #siamoconvoi #nondimentichiamoli #maròliberi.

La vicenda è attualmente in una fase di stallo per via delle elezioni politiche iniziate in India il 7 aprile e che si concluderanno il 16 maggio con lo spoglio delle schede. Il 28 marzo la Corte Suprema aveva ammesso un ricorso dei due marò in cui si contesta l'utilizzo della polizia Nia nelle indagini e la competenza dell'India a giudicare un incidente avvenuto al di fuori delle sue acque territoriali e riguardante dei militari in una missione anti pirateria. Ma non è stata ancora fissata la data della prossima udienza. L'ambasciatore Mancini richiamato in Italia La Corte andrà in vacanza dal 12 maggio al 29 giugno compreso. Intanto, sul fronte delle relazioni diplomatiche, l'ambasciatore Daniele Mancini si trova ancora in Italia dopo essere stato richiamato dalla Farnesina per consultazioni lo scorso 18 febbraio. (Redazione - 24 aprile 2014)


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Caso marò, il tribunale indiano rinvia al 31 marzo l'esame della questione
Secondo l'ambasciatore Romano i precedenti governi italiani non hanno saputo gestire la grave vicenda

ROMA (Italy) - Il tribunale speciale di New Delhi, cui la polizia indiana Nia ha chiesto di assumere la tutela dei marò in attesa del processo, ha rinviato l'esame della questione al 31 marzo prossimo dopo aver constatato che la Corte Suprema sta discutendo un ricorso della difesa di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone contro l'utilizzazione della legge anti-pirateria (Sua Act) e della stessa Nia.

L’ex ambasciatore Sergio Romano evidenzia come l’Italia in questa vicenda si trovi in una posizione di debolezza, anche nel caso dovesse chiedere un arbitrato internazionale, e che avrebbe avuto una posizione più forte se avesse rifiutato fin dall’inizio la giurisdizione dell’India. Il Belpaese è, quindi, in un vicolo cieco perché, continuando a sostenere che la legge antiterrorismo non andava applicata, il governo (prima con l’esecutivo Monti, poi con quello Letta) si è orientato verso un’implicita accettazione della competenza della giustizia indiana.


Il premier Matteo Renzi ha incontrato le mogli dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Secondo quanto si apprende, il presidente del Consiglio si è intrattenuto alcuni minuti con le due donne poco prima del Consiglio dei Ministri. Oltre al premier anche i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, hanno incontrato alla Camera Vania Girone e Paola Moschetti, rispettivamente la moglie e la compagna dei due marò. La decisione della Corte Suprema di New Delhi di rinunciare al ricorso alla legge antiterrorismo è il risultato della ferma opposizione dell'Italia''. E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi sulla vicenda dei due Fucilieri di Marina, dopo un vertice con il premier Matteo Renzi, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il ministro degli Esteri Federica Mogherini e l'inviato speciale del governo, Staffan De Mistura.

Il governo, conclude la nota, "continuerà con determinazione sulla strada dell'internazionalizzazione della vicenda''. L'esecutivo indiano ha infatti presentato alla Corte suprema un parere scritto nel quale dice di essere favorevole a rinunciare a perseguire i due marò sulla base del Sua Act. Il procuratore generale della Corte suprema indiana, G. E. Vahanvati, ha informato che Nuova Delhi ha accettato il parere del ministero della Giustizia secondo cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non devono essere incriminati in base alla legge antipirateria ed antiterrorismo. La stessa Corte - che ha aggiornato l'udienza al prossimo 7 marzo - ha deciso anche di esaminare la richiesta del governo italiano di contestare la giurisdizione della National Investigation Agency (Nia) sul caso. Secondo Diljeet Titus, uno dei legali dei due marò - accusati di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio 2012 - potranno essere ora incriminati sulla base del codice penale indiano. Domenica il ministro della Difesa di Nuova Delhi, A. K. Antony, aveva escluso la possibilità di "qualsiasi compromesso" sul caso. (Redazione - 25 febbraio 2014 ore 14.00)


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L'India mostra i muscoli alle iniziative italiane per portare a casa i due Marò sotto processo
Il ministro indiano ha negato concessioni e cedimenti alle legittime richieste tricolori

ROMA (Italy) - Nessuna concessione da parte di New Delhi sulla vicenda marò. Ad assicurarlo è il ministro della Difesa indiano, A.K. Antony, che ha negato qualsiasi cedimento del governo sul processo di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. "Stiamo andando avanti su questa vicenda in base alle leggi indiane", dichiara, aggiungendo che "non c'è spazio per compromessi. E conclude: "Non faremo marcia indietro: saranno processati con le leggi del nosto Paese".

Il ministro ha concluso sostenendo che comunque la decisione viene trattata dai ministeri dell'Interno e degli Esteri. Lunedì pomeriggio il procuratore indiano G.E. Vahanvati dovrebbe presentare alla Corte Suprema la soluzione trovata dal governo per processare i due Fucilieri di Marina. Telefonate ai due marinai dal premier Renzi e dai neo ministri degli Esteri e della Difesa che hanno assicurato "assoluta priorità" all'ingarbugliato caso.


I due marò, allora in missione antipirateria a bordo di un nave commerciale italiana, sono accusati di aver ucciso due pescatori a largo della costa del Kerala nel febbraio 2012. Il ministro rispondeva a una domanda sull'atteggiamento del governo verso il caso; in particolare gli era stato chiesto se ci fosse stato un ammorbidimento della posizione in relazione all'applicabilità o meno del cosiddetto Sua Act, la legge anti-terrorismo. Secondo il Times of India, il governo di New Delhi ha deciso di abbandonare la richiesta del Sua Act e di ricorrere al codice penale ordinario indiano. L'ultima parola spetta comunque al presidente della Corte Suprema che si pronuncerà domani lunedì 24 febbraio.

''Ho appena parlato al telefono con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Faremo semplicemente di tutto''. Lo scrive su Twitter il premier Matteo Renzi. Nel corso della telefonata Renzi ha assicurato che la vicenda dei due marò trattenuti in India è una ''priorità'' del governo. Il premier, informa una nota di Palazzo Chigi, ha espresso ai due fucilieri di marina la propria vicinanza e determinazione perché i due militari possano presto tornare a casa. ''Consideriamo il vostro caso una priorità - ha sottolineato il presidente del Consiglio a Latorre e Girone - siamo pronti a fare tutto quanto è in nostro potere per arrivare il più rapidamente possibile a una soluzione positiva''. Anche i neo ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, hanno telefonato ai due marò, ribadendo che il loro caso è "prioritario" per il nuovo governo. Dopo avere assicurato ai due militari la "determinazione a fare tutto il possibile per riconsegnarli quanto prima alle loro famiglie", Pinotti li ha ringraziati "per la dignità dimostrata nell'affrontare una prova così dura durante i due lunghi anni in cui sono stati trattenuti in India", riferisce una nota congiunta del ministero della Difesa e della Farnesina. "Siete il mio primo pensiero e il primo del nuovo governo", ha dichiarato il ministro della Difesa. Nel corso della conversazione, il ministro Mogherini ha ribadito come il caso resti "prioritario, garantendo la continuità di attenzione al riguardo da parte dell'attuale governo, anche circa gli aspetti di internazionalizzazione della vicenda ed il possibile ricorso a tutti gli strumenti consentiti". (Redazione - 23 febbraio 2014 ore 19.00)


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Marò in India: il vergognoso nuovo rinvio della Corte fa scoppiare caso diplomatico
L'Italia richiama a Roma il proprio ambasciatore
e i rapporti "finalmente" arrivano ai ferri corti

ROMA (Italy) - Il governo italiano ha disposto l'immediato richiamo a Roma per consultazioni dell'Ambasciatore a New Delhi, Daniele Mancini". Lo ha annunciato la ministro degli Esteri Emma Bonino apprendendo la notizia del nuovo rinvio dell'udienza dei Marò proveniente da Delhi sottolineando che "l'obiettivo principale dell'Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in Patria dei due Fucilieri".

"La misura è colma ed ancora più grande è lo sdegno che investe tutta la nazione e che non può non propagarsi all'intera comunità internazionale. Su questo caso non c'è giustizia: siamo di fronte ad un comportamento ambiguo ed inaffidabile delle autorità indiane". Così Mario Mauro, Ministro della Difesa, sul nuovo rinvio indiano sui marò.


"Su questo caso non c'è giustizia: siamo di fronte ad un comportamento ambiguo ed inaffidabile delle autorità indiane". Mario Mauro, Ministro della Difesa, commenta in una nota l'ennesimo rinvio indiano sui nostri fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. "La misura è colma - continua il ministro - e ancora più grande è lo sdegno che investe tutta la nazione e che non può non propagarsi all'intera comunità internazionale". La decisione del Governo Italiano di richiamare l'Ambasciatore in Italia è, secondo il ministro della Difesa "non solo giustificata, ma ineludibile e riflette il sentimento del nostro popolo".

A questo punto viene il dubbio che l’India non voglia o non sia capace di decidere. Da due anni tiene prigionieri due soldati italiani e ancora non ha fatto sapere di cosa verranno accusati. Questo giusto per ricordare che la democrazia è qualcosa di più sofisticato delle chiacchiere. La corte suprema di Nuova Dehli, di cui era attesa una decisione, ha invece per l’ennesima volta rinviato tutto. Adesso la Procura generale fa sapere che il 24 febbraio verrà ascoltato il Governo sulla possibilità di applicare la legge antiterrorismo contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (foto by InfoPhoto), i due fucilieri di Marina italiani catturati. Appare chiaro che ormai in India si rendano conto di averla fatta grossa. Effettivamente la comunità internazionale, sebbene in ritardo e senza grande convinzione, sta pressando sempre di più per convincere il subcontinente a non accusare l’Italia di essere una nazione terrorista, perché i due marò erano in missione ufficiale per conto del proprio Paese. E’ proprio il procuratore generale Vahanvati ad ammetterlo: “C’è un dibattito tra i ministeri. Abbiamo bisogno di tempo per decidere”. L’India ha già applicato 26 rinvii sulla questione. Quanto tempo dovrà ancora passare prima di rendersi conto che il business delle sue multinazionali potrebbe anche rimetterci? (Redazione - 18 febbraio 2014 ore 12.00)


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Indiscrezioni riservate danno i Marò in Italia dopo le elezioni indiane
La possibile pena sarebbe da scontare in patria

ROMA (Italy) - Questa mattina la Corte suprema indiana ha rinviato al prossimo 18 febbraio il pronunciamento sull'imputazione dei marò italiani. L'accusa ha confermato la richiesta dell'applicazione della Convenzione sulla soppressione degli atti illegali contro la sicurezza della navigazione marittima (Convention for the Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation - Sua Act), ma nella sezione 3(1)A, che prevede una pena massima di 10 anni per "atti violenti contro qualunque persona a bordo di un'imbarcazione o una piattaforma marittima".

I due fucilieri del Battaglione San Marco sono indagati in India per la morte di due pescatori, avvenuta nel febbraio 2012. Fino a pochi giorni fa la National Investigation Agency (Nia) - l'agenzia federale incaricata dal ministero degli Interni di indagare sul caso - sosteneva l'applicazione della sez. 3(1)G del Sua Act, che prevede la pena di morte per gli omicidi che avvengono in mare.


"La vicenda dei marò italiani non si risolverà prima delle elezioni generali indiane" che si terranno in maggio. Lo afferma ad Asia News una fonte locale, anonima per motivi di sicurezza, parlando dei recenti sviluppi del caso che coinvolge Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. I due fucilieri del Battaglione San Marco sono indagati in India per la morte di due pescatori, avvenuta nel febbraio 2012. "Il caso sta seguendo i tempi normali - spiega la fonte - né troppo veloce, né troppo lento. Se fosse già stato chiuso, ci sarebbero state reazioni più emotive, e qualunque verdetto sarebbe stato giudicato come 'sbrigativo'. Ma è una cosa da risolvere, e così sarà".

Questa mattina la Corte suprema indiana ha rinviato al prossimo 18 febbraio il pronunciamento sull'imputazione dei marò italiani. L'accusa ha confermato la richiesta dell'applicazione della Convenzione sulla soppressione degli atti illegali contro la sicurezza della navigazione marittima (Convention for the Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation - Sua Act), ma nella sezione 3(1)A, che prevede una pena massima di 10 anni per "atti violenti contro qualunque persona a bordo di un'imbarcazione o una piattaforma marittima".

Fino a pochi giorni fa la National Investigation Agency (Nia) - l'agenzia federale incaricata dal ministero degli Interni di indagare sul caso - sosteneva l'applicazione della sez. 3(1)G del Sua Act, che prevede la pena di morte per gli omicidi che avvengono in mare. Una posizione che ha provocato un forte dibattito in Italia, che accusava l'India di non tener fede alle promesse di non applicabilità della pena di morte per i due marò. Tuttavia, la fonte di AsiaNews spiega che in India "non c'è alcun dibattito sul caso. Passato il momento più emotivo, alimentato da tanta retorica e da questioni di orgoglio nazionale, non ci sono grandi reazioni. Le notizie che riguardano la vicenda non occupano le prime pagine, né vengono discusse. Anche la notizia che non verrà chiesta la pena di morte, ma un massimo di 10 anni, non ha suscitato alcuno 'sdegno'".

Secondo la fonte "i tempi sono nella norma del meccanismo giudiziario indiano, tenendo poi conto che ci sono in gioco relazioni internazionali". A questo si aggiunge la questione elettorale: il prossimo maggio il Paese andrà al voto, e dovrà scegliere tra il Congress, partito laico e democratico dell'"italiana" Sonia Gandhi, e il Bharatiya Janata Party (Bjp), partito ultranazionalista indù. "Qualunque fosse il verdetto, le parti in causa potrebbero usare la vicenda per dividere la popolazione e accalappiarsi simpatie, per questo è improbabile che si giunga a una conclusione prima delle elezioni". Guardando all'intera vicenda, la fonte afferma: "Credo li condanneranno, ma con una pena leggera. E penso che la sconteranno in Italia, non in India". (Redazione - 11 febbraio 2014 ore 16.00)


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Marò in India, gli italiani hanno perso la pazienza e chiedono soluzioni immediate
Ennesimo rinvio alla faccia di una Europa che non si è mai fatta rispettare

ROMA (Italy) - Iniziata ma poi subito rinviata a lunedì prossimo l'udienza presso la Corte Suprema di Nuova Delhi che doveva esaminare il ricorso italiano per conoscere i capi d'imputazione per i due fucilieri di Marina. Il giudice ha imposto il limite di una settimana alla pubblica accusa.

C'era quasi da aspettarselo: un altro rinvio. L'ennesimo rinvio nella vicenda dei 2 marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un rinvio che oggi, dopo due anni di detenzione in India, inizia a infastidire non poco. Oggi, infatti, doveva svolgersi presso la Corte suprema di Nuova Delhi l'esame del ricorso italiano volto a costringere le autorità indiane a formulare i capi d'imputazione per la morte dei due pescatori del Kerala, nel febbraio 2012, e di cui sono accusati i nostri marò. L'udienza è stata, però, dopo 10 muniti, rinviata al prossimo 10 febbraio.


Ma ecco la nota positiva nella vicenda: il giudice della Corte di Suprema di Nuova Delhi, Bs Chauhan, questa mattina, dopo aver ascoltato le ragioni del ricorso italiano, ha imposto alla pubblica accusa un ultimatum di "una settimana per presentare una soluzione sulle modalità di incriminazione dei marò". Entro il 10 febbraio, dunque, il ministero dell'Interno di Nuova Delhi dovrà decidere se invocare la legge anti-pirateria, che prevede la pena di morte, contro i due fucilieri del battaglione San Marco.

Per la prima volta dall'inizio di questa intricatissima vicenda, presente in aula l'inviato del governo Staffan de Mistura accompagnato dall'ambasciatore d'Italia Daniele Mancini. De Mistura ha subito riferito alla stampa di aver chiesto alla Corte, "di fronte all'indecisione della pubblica accusa, che i marò siano autorizzati a tornare in Italia". "E questa richiesta la ripeteremo con forma anche lunedì prossimo indipendentemente dall'esito dell'udienza". Prima dell'inizio dell'udienza De Mistura ha avuto un fitto colloquio con il Procuratore generale GE Vanvahati, prima dell'inizio dell'udienza di oggi sul caso dei marò. L'inviato speciale del governo ha definito il colloquio "franco e schietto". Il rappresentante del governo indiano aveva chiesto al giudice un rinvio dell'udienza da 2 a 3 settimane per permettere al governo di ufficializzare la propria posizione. "Ma noi sappiamo benissimo che sarebbero diventate 4 o 5 settimane o di piu'", ha detto De Mistura.

"La Pubblica accusa - ha aggiunto De Mistura - non può più giocare con i tempi. Abbiamo ricordato tramite il nostro avvocato che ci sono stati 25 rinvii giudiziari senza un pezzo di carta". "Prima l'unica linea rossa era il non utilizzo del Sua Act. Ora anche lo sono diventati anche i ritardi". Alla domanda dei giornalisti su cosa farà se si dovesse rinunciare al Sua Act, sorridendo ha risposto "ve lo dirò lunedì", dopo aver precisato che sarà di nuovo nell'aula della Corte Suprema.

L'udienza che si terrà, quindi, lunedì prossimo è molto attesa. Due giorni fa il Tribunale speciale aveva infatti deciso di rinviare la sua udienza al 25 febbraio proprio alla luce della sentenza del ricorso italiano. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha auspicato che dall'udienza escano almeno i capi d'accusa e ha ribadito che i "marò erano in servizio e quindi non si può applicare la legge antiterrorismo", che prevede la pena di morte.

Il caso dei due marò torna davanti ai giudici indiani dopo settimane di pressing diplomatico da parte dell'Italia e dell'Europa culminate nei giorni scorsi con il forte richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che ha rimproverato alle autorità indiane di aver gestito il caso "in modi contraddittori e sconcertanti" - e i moniti del capo dell'esecutivo europeo Josè Manuel Barroso. (Redazione - 3 febbraio 2014 ore 12.00)


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Secondo la giustizia indiana i marinai Girone e Latorre rischiano la pena di morte
L'India a cavallo delle elezioni, non vuole perdere l'occasione di fare audience sulla pelle degli italiani

ROMA (Italy) - Se l'India decidesse di ricorrere al "Sua Act", la legge antipirateria che prevede anche la pena di morte, sarebbe “inaccettabile” e “noi nel caso prenderemmo le nostre contromisure”. Lo ha detto ai microfoni di Rainews l'inviato del governo per il caso dei due marò, Staffan De Mistura. È secca la replica del governo italiano, dopo le indiscrezioni pubblicate oggi dal quotidiano Hindustan Times, secondo cui appare verosimile che Latorre e Girone siano rinviati a giudizio per imputazioni, e in forza di norme, che in caso di condanna prevedono appunto la pena capitale.

Per il quotidiano potrebbe aprirsi proprio lo scenario più inquietante, fino ad ora escluso: Latorre e Girone potrebbero essere rinviati a giudizio per imputazioni che in caso di condanna prevedono appunto la pena capitale.


Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non sono più immuni dalla pena di morte. La Corte Suprema indiana ha deciso che l’inchiesta di questi due marinai italiani accusati di omicidio condotta dal NIA ha il potere di condannarli a morte. Giovedì, Salman Kurshid, il ministro degli Esteri indiano che sta seguendo la vicenda Marò, ha escluso che possano rischiare la pena di morte. La sezione 3 della legge in questione prevede che chi "causa la morte di una qualsiasi persona sarà punito con la morte" e quindi secondo le indiscrezioni questa norma potrebbe essere utilizzata anche nel caso dei Marò.

Questa decisione preoccupa il governo italiano che, per diversi mesi, ha cercato di proteggere i due fucilieri italiani. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono accusati di aver aperto il fuoco su due pescatori indiani al largo della costa del Kerala , nel sud del paese, nel febbraio 2012, mentre stavano fornendo un servizio di sicurezza ad una petroliera. I due Marò hanno affermato di aver scambiato i pescatori per pirati e hanno provveduto a sparare colpi di avvertimento.

Roma ha sempre sostenuto che dovrebbero essere processati in Italia, aggiungendo che l’incidente è avvenuto in acque internazionali. Questo caso mina le relazioni indo-italiane dall’inizio della vicenda Marò. La polizia anti-terrorismo indiana, il NIA, avrebbe ricevuto il lasciapassare per formulare le accuse in base ad una normativa indiana che stabilisce sia condannato con la pena di morte chiunque uccida una persona in mare.

Dal Governo italiano, per ora, non ci sono commenti sulla vicenda marò e sul rischio della pena capitale per i due fucilieri anche se in giornata si svolgerà una riunione con il Ministro Bonino e il premier Letta dove sarà successivamente pubblicato un comunicato stampa.

A rallentare la decisione sul rinvio a giudizio sarebbero proprio le garanzie accordate dal capo della diplomazia di Delhi, che adesso sarebbe giunto tuttavia a un compromesso con i colleghi di gabinetto. Un quadro cosi' confuso, che muta da un giorno all'altro, non induce all'ottimismo. Sempre a detta dell''Hindustan Times', il benestare per rinviare a giudizio i maro' per reati punibili con la pena di morte, a questo punto potrebbe giungere alla Nia in qualsiasi momento. (Redazione - 10 gennaio 2014 ore 19.00)


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Pirateria navale: marinai italiani arrestati in India
Marò del San Marco accusati di omicidio


ROMA (Italy) - E' crisi diplomatica tra Italia e India. Due fucilieri di marina italiani della 'Enrica Leixe', la petroliera coinvolta nell'uccisione di due pescatori indiani, sono stati arrestati oggi alla polizia di Kochi, nel sud del paese, secondo fonti indiane. Verranno posti in custodia giudiziaria e quindi presentati nei prossimi giorni davanti a un tribunale per omicidio, ma i due hanno ribadito di essere estranei ai fatti loro contestati.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone
- questi i nomi dei due maro' - sono stati interrogati dalla polizia alla presenza del console generale d'Italia a Mumbai Giampaolo Cutillo. Prestano servizio presso il reggimento San Marco, che ha sede nella caserma Carlotto di Brindisi.


Secondo i media locali i due fucilieri sono sono stati immediatamente arrestati, una circostanza che il console Cutillo ha definito inesatta, in quanto si trovano in realta' ''in un procedimento che potrebbe portare al loro arresto''. ''Tecnicamente - ha aggiunto Cutillo - per il momento questo provvedimento non e' ancora scattato, ma è un'ipotesi verosimile''.

Secondo le ultime indicazioni riportate da fonti italiane vicine all'inchiesta, i due maro' sono stati interrogati ''nel circolo ufficiali, dove sono stati condotti, e nella loro deposizione alle autorita' locali hanno ribadito la loro estraneita' ai fatti''. I due maro', in tuta mimetica e basco, con il distintivo tricolore al braccio, sono stati accompagnati a terra dal comandante della nave Umberto Vitelli, dal console Cutillo e dall'addetto militare in India, contrammiraglio Franco Favre. La polizia li ha interrogati ritenendoli responsabili dell'uccisione di due uomini del peschereccio 'St.Antony' in navigazione mercoledi' pomeriggio nel Mar Arabico.

Le vittime, che hanno ricevuto ieri l'estremo saluto della popolazione di Kollam in un clima di grande emozione e di richiesta di giustizia, si chiamavano Ajesh Binki, di 25 anni, e Gelastine, di 45. L'equipaggio in quella occasione rispose a quello che ritenne essere un attacco di pirati e quindi prosegui' la sua rotta, salvo poi obbedire a una ingiunzione delle autorita' indiane di entrare nel porto di Kochi, dove la nave e' oggi all'ancora. La polizia del Kerala ha rivelato che sulla chiglia del peschereccio vi sono ''almeno 16 fori di proiettile''.

Nel porto di Kochi, la tensione era alta sin dalla prima mattina, con la polizia salita a bordo della petroliera per reclamare la consegna dei due militari, cosa che e' avvenuta dopo avere ottenuto la garanzia che il console avrebbe potuto assistere a tutte le operazioni. Intanto, una delegazione italiana dei ministeri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia, e' attualmente al lavoro in India, come concordato ieri dal ministri degli Esteri Giulio Terzi e S.M. Krishna, offrendo cosi ''una cornice di riferimento diplomatica'', per garantire che al di la' degli sviluppi legati all'atteggiamento della polizia locale, i due governi centrali ''si muovano in maniera concordata''. (Redazione - 19 febbraio 2012 ore 16.00)


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