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Picchiò la fidanzata fino a ridurla in coma, condannato a 20 anni, applausi alla lettura della sentenza
Il padre della ragazza ha pubblicato su Facebook la foto choc di come Chiara è stata ridotta dal fidanzato

ROMA (Italy) - E' stato condannato a vent'anni di reclusione Maurizio Falcioni che il 5 febbraio scorso ridusse in stato vegetativo la fidanzata Chiara Insidioso Monda di 19 anni colpendola con calci e pugni. La sentenza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Giacomo Ebner al termine del processo con rito abbreviato. Le accuse contestate erano quelle di tentativo di omicidio e maltrattamenti.

La sentenza è stata accolta da un lungo applauso da parte dei parenti e amici di Chiara presenti in aula. Il gup Giacomo Ebner ha riconosciuto l'aggravante della continuazione nel reato di tentato omicidio e maltrattamenti. Il giudice ha anche disposto nei confronti dell'imputato l'interdizione legale per tutta la durata della pena e quella in perpetuo dai pubblici uffici.


Il papà di Chiara: "Ripagata la fiducia nella giustizia" - "Oggi è stata ripagata la fiducia che avevo nella giustizia. Adesso posso pensare solo a Chiara, a mia figlia". E' quanto ha detto tra le lacrime Maurizio Insidioso commentando la sentenza. Giovedì il papà della ragazza ha deciso di postare su Facebook la foto di come Chiara è stata ridotta dal fidanzato.

Intanto il padre della ragazza ha pubblicato su Facebook la foto choc di come Chiara è stata ridotta dal fidanzato. Visto che ora mancano poche ore dalla sentenza su quell’essere … voglio pubblicare la foto di come è stata ridotta Chiara… solo per ricordare che la vittima sarà per sempre lei… e soprattutto che lei non avrà possibilità di scegliere il modo in cui guarire…. mentre lui ha possibilità su possibilità grazie alle nostre leggi che difendono questi esseri senza dignità!!!, ha commentato Maurizio Insidioso. In questi mesi è stata sottoposta a tre interventi alle testa. Chiara aveva un ematoma dovuto alle percosse, e per questo è stata eseguita una craniectomia decompressiva. In seguito la ragazza ha iniziato un percorso interno di riabilitazione, che comprende la fisioterapia a letto, e le stimolazioni sensoriali.

Il pm Elena Neri aveva chiesto una condanna a 20 anni di reclusione per l'uomo, accusato di tentato omicidio e maltrattamenti. Il processo si sta svolgendo con il rito abbreviato davanti al gup Giacomo Ebner. Pochi giorni fa la ragazza, che si trovava ricoverata all'ospedale San Camillo, si è risvegliata dallo stato di coma dopo 11 mesi. Maurizio Falcioni, muratore di 35 anni, ex di Chiara, non sopportava che lei volesse lasciarlo: era stato già violento in precedenza tanto che il padre della ragazza aveva presentato esposti contro di lui. Poi, a febbraio, la violenza decisiva: quella che ha ridotto Chiara in fin di vita.

Ad aggravare la posizione processuale di Falcioni era stata anche la perizia disposta dal giudice sulle condizioni psichiche dell'aggressore. Una perizia che ha concluso con la piena capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento del fatto e con la dichiarazione che Falcioni poteva stare utilmente anche in giudizio. A sollecitare la condanna a vent'anni di reclusione era stato in mattinata il pubblico ministero Elena Neri che aveva sottolineato "la volontà di uccidere" manifestata in questo episodio da Falcioni, già protagonista di identiche aggressioni a Chiara con la quale conviveva. (Redazione)


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India, violentarono una giornalista, tre giovani condannati a morte
In queste ore, due ragazzine di 14 anni violentate e impiccate: accade nel paese che ha sequestrato
illegalmente i nostri due marinai.
Anche una giovane turista italiana è stata aggredita per stupro

ROMA (Italy) - Un tribunale di Mumbai ha condannato oggi a morte tre giovani accusati dello stupro di una giornalista che stava fotografando un’area dismessa della metropoli. Si tratta di tre ragazzi di 28, 21 e 19 anni, già condannati all’ergastolo per aver aggredito un’altra donna nel complesso di Shakti Mills, nel sud di Mumbai.

La polizia aveva arrestato in totale sette sospetti per i due crimini avvenuti nel luglio e agosto 2013. I tre giovani, Vijay Jadhav, Kasim Bengali e Salim Ansari, sono i primi a essere condannati all’impiccagione in base all’articolo 376-E di una nuova legge anti-stupro creata dopo le proteste popolari sollevate dal caso “Nirbhaya”, la studentessa di New Delhi morta dopo una brutale violenza sessuale commessa da sei ubriachi su un autobus in movimento nel dicembre del 2012. I quattro responsabili sono stati anch'essi condannati a morte.


Un quarto stupratore della fotoreporter 23enne di Mumbai è stato condannato all’ergastolo. Il fatto era successo il 22 agosto. La ragazza, in compagnia di un collega, stava facendo un reportage per un magazine in inglese nello Shakti Mills Compound, un ex cotonificio nella zona di Mahalaxmi, nell’ambito di una serie di servizi riguardanti edifici in disuso della città.

Due ragazzine di 14 e 15 anni sono state trovate impiccate a un albero di mango dopo essere state stuprate dal branco. Si consuma così un altro caso di violenza selvaggia contro le donne in India, questa volta nello Stato settentrionale dell'Uttar Pradesh.I corpi delle due adolescenti, due Dalit, cioè senza casta, sono stati trovati nel piccolo villaggio di Karta, nel distretto di Badaun. I familiari sostengono che le cugine sono state violentate da cinque uomini del villaggio e poi impiccate; secondo la polizia si sarebbero suicidate. I parenti affermano inoltre che, a diverse ore dalla scomparsa, la polizia si è rifiutata di registrare una prima denuncia, cosa che ha portato alla sospensione di due agenti.Il principale sospettato, un uomo chiamato Pappu, è stato arrestato, mentre una squadra di 50 poliziotti sta dando la caccia ai sospetti in fuga. La tragica vicenda, che ha scatenato le proteste dei residenti, mette nuovamente in luce le difficoltà dell'India di ridurre il numero di aggressioni sessuali nel paese.

Anche una donna polacca di 33 anni è stata stuprata da un tassista che le aveva offerto un passaggio mentre era diretta a Nuova Delhi da Mathura, nell’Uttar Pradesh. Lo ha riferito la polizia. Mathura si trova a circa 135 chilometri dalla capitale indiana. La notizia fa riferimento a due giorni dopo la morte di una ragazza 12enne, stuprata dal branco e bruciata viva nei pressi di Calcutta dopo aver denunciato i responsabili. Secondo le statistiche, in India avviene uno stupro ogni 22 minuti e il primato degli orrori sulle donne appartiene proprio a New Delhi, che circa un anno fa ha assistito impotente all’agonia di Nirbhaya (in sanscrito «colei che non paura») come è stata soprannominata dalla stampa: la ventitreenne è morta a Singapore dove era stata portata nel disperato tentativo di fermare l’infezione intestinale provocata dalle torture di sei ubriachi, tra cui un minorenne. Successivamente, a nove mesi dall’agghiacciante stupro di gruppo, un tribunale speciale ha comminato ai quattro imputati la pena massima prevista dal codice penale locale: la condanna a morte per impiccagione.

Una milanese di 39 anni è stata aggredita da due sconosciuti che hanno tentato di stuprarla su una spiaggia nei pressi di Mumbai. Una coppia di passanti, spagnoli, è intervenuta quando la ragazza ha iniziato a gridare. I due aggressori si sono dati alla fuga. L’incidente è avvenuto domenica pomeriggio a Kashid Beach, una località turistica a sud della metropoli indiana, dove la donna, che lavora per una multinazionale e che ha chiesto di rimanere anonima, si era recata per una passeggiata. "Ha attirato l’attenzione di due uomini, uno sui 25 anni e un altro su 16 o 17 anni, che l’hanno seguita - ha raccontato il console generale di Mumbai, Ugo Ciarlatani -. Poi uno dei due le ha messo le mani addosso e, dopo averla gettata a terra, ha tentato di strapparle i vestiti".

La ragazza è riuscita a divincolarsi e ha iniziato a urlare con tutta la sua forza. In quel momento passava una coppia di turisti spagnoli che sono subito intervenuti e hanno fatto fuggire gli assalitori. La donna non ha riportato ferite, nell’assalto si è danneggiata la sua macchina fotografica. Dopo essere tornata a Mumbai, l’italiana ha informato il Consolato Generale dell’accaduto e presentato una denuncia per aggressione sessuale presso il commissariato di Gamdevi. "Abbiamo ricevuto un’assistenza completa da parte degli agenti - ha aggiunto il console generale - e in particolare del capo della polizia di Mumbai, Rakesh Maria, che ha trattato il caso con massima priorità". Grazie alla descrizione fornita dalla milanese, gli agenti potrebbero risalire presto all’identità di uno degli aggressori.

Di recente, in India sono aumentate le violenze sessuali e molestie contro donne indiane e straniere. Lo scorso gennaio, una turista danese di 51 anni è stata stuprata da un gruppo di giovani dopo che aveva perso la strada del suo hotel nei pressi della stazione di New Delhi. Risale invece a circa un anno fa il caso scioccante di una campeggiatrice svizzera violentata in Madhya Pradesh, nell’India centrale, da sei uomini mentre si trovava in una tenda con il compagno durante un tour in bicicletta. Gli stupratori sono stati condannati all’ergastolo con un processo lampo durato quattro mesi. (Redazione)


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Lucia Annibali sfregiata con l'acido: 20 anni di carcere all'ex fidanzato e 14 ai suoi complici
La sentenza attesa e accolta con favore da Lucia e dai suoi familiari

ROMA (Italy) - Finisce con un lungo applauso per lei e con un «vergogna!» all’indirizzo degli avvocati della difesa, il processo per l’agguato a Lucia Annibali, sfigurata con l’acido il 6 aprile 2013. Dal gup di Pesaro arriva una pesante condanna per l’ex della donna e presunto mandante dell’aggressione, Luca Varani: 20 anni, tanti quanti ne aveva chiesti il pm Monica Garulli, il massimo della pena considerato lo sconto previsto dal rito abbreviato, e 14 anni per ciascuno agli esecutori materiali, Rubin Talaban e Altistin Precetaj, 4 in meno rispetto a quelli chiesti dal pm.

La sentenza non ci ha soddisfatto sono 20 anni che vanno letti come 30 anni. E' una pena che non ha precedenti nel nostro ordinamento. 'Non è possibile prevedere una cosa del genere e comunque ho fatto pace con me stessa quando ero in ospedale, ora io sono assolutamente serena''.


E' stato condannato al massimo della pena prevista con il rito abbreviato Luca Varani, l'ex fidanzato di Lucia Annibali, l'avvocato sfregiata con l'acido il 16 aprile 2013 davanti all'ingresso della sua abitazione. Il gup di Pesaro Maurizio Di Palma ha emesso la sentenza di condanna a 20 anni di reclusione. Le accuse nei suoi confronti sono tentato omicidio, stalking e lesioni gravissime. Sono stati invece condannati a 14 anni di reclusione ciascuno Altistin Precetaj e Rubin Ago Talaban, i due albanesi imputati nel processo e considerati esecutori materiali dell'agguato.

'Naturalmente non c'è niente che potrà ripagarmi né a me né alla mia famiglia di questo enorme dolore che abbiamo vissuto e che ancora viviamo. L'importante è che io viva bene la mia vita e questa mia nuova esistenza''. Lucia Annibali, nella conferenza stampa dopo la sentenza spiega: ''Dentro di me ho più che altro sentimenti positivi, quindi non ho coltivato la rabbia o il rancore''. ''Cerco di guardare al positivo -dice ancora-, di essere ottimista perché comunque questa esperienza, l'essere ustionata, mi ha insegnato a essere molto ottimista nella vita e a cogliere il bello. Quando ti tolgono tutto e rischi di perdere tutto poi la vita ha un sapore diverso'', ha spiegato. ''Desidero riprendere la mia vita e non dare soddisfazione a nessuno, sostenere la mia famiglia perche' la cosa piu' importante e' che loro stiano bene e stiamo sereni'', ha poi aggiunto ai microfoni. ''Sicuramente è stata una prova difficile, anche ascoltare le difese non è stata un'esperienza facile ma io sono forte di me stessa, mi concentro su quello che c'è di positivo nella mia vita, la miseria la lascio a qualcun altro''.

''Non è possibile prevedere una cosa del genere e comunque ho fatto pace con me stessa quando ero in ospedale, ora io sono assolutamente serena''. Lo ha detto Lucia Annibali, l'avvocato sfregiata con l'acido il 16 aprile 2013, rispondendo a chi gli chiedeva se si fosse mai rimproverata di non essere riuscita a evitare quanto accaduto, nella conferenza stampa dopo la sentenza di condanna a 20 anni di reclusione per il suo ex Luca Varani. ''Il momento più bello è stato quando mi sono rialzata dal letto dopo un mese e mezzo di ospedale e rendermi conto di poter vedere, ancora male, ma che almeno non ero rimasta cieca - ha aggiunto - Il momento più brutto è stato quando ho realizzato che avevo questo acido in viso che mi stava corrodendo e che sarei anche potuta morire''. ''Agli ustionati voglio dire di crederci sempre, ogni giorno, perché è un percorso molto lungo, molto difficile e doloroso e quindi di non perdere mai la speranza, di pensare che comunque si puo' tornare alla vita anche se non si è perfetti, questo non vuol dire niente, l'importante è davvero quello che si ha dentro - ha sottolineato - Un ustionato ha grandi risorse dentro di sé perché deve lottare ogni giorno, sopportare tanto dolore per tanto tempo''.

Quando avremo letto le motivazioni presenteremo ricorso''. "Sono vicina con affetto a Lucia Annibali, nel giorno in cui il suo straordinario coraggio ha ottenuto un riconoscimento importante e tempestivo dalla giustizia italiana". Lo afferma la presidente della Camera, Laura Boldrini. "Il volto di Lucia e le sue parole hanno dato in questo anno un contributo fondamentale alla battaglia delle donne. In molte, anche grazie al suo esempio, stanno uscendo dal silenzio, per riaffermare che la violenza di genere, anche quando si consuma dentro una casa, non e' mai un fatto privato", conclude Boldrini. (Redazione - 30 marzo 2014 ore 12.00)


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Ancora violenze sessuali su turisti in India: la rete chiede di boicottare l'India e i suoi prodotti
La gravissima situazione nelle note di viaggio del Ministero degli Esteri italiano

ROMA (Italy) - A neppure un mese dal primo anniversario dello stupro di una studentessa 23enne, morta per le gravissime lesioni riportate, in India si sono registrati almeno due nuovi casi di violenza carnale: vittime una turista danese di 51 anni e una cooperante tedesca di 18. La prima è stata aggredita a New Delhi da otto individui cui si era rivolta, dopo essersi persa, per avere indicazioni su come raggiungere il proprio hotel: gli assalitori l’hanno trascinata in un luogo appartato e l’hanno quindi stuprata a turno. Una volta riuscita a tornare in albergo, la donna ha denunciato l’accaduto e ha fatto chiamare la polizia.

La giovane volontaria, invece, ha chiesto l’intervento degli inquirenti, cui ha raccontato di essere stata violentata mentre si trovava a bordo di un treno diretta a Chennay, nello Stato sud-orientale del Tamil Nadu. L'assalitore avrebbe abusato di lei approfittando di averla sorpresa nel sonno.


Anche il Ministero degli Esteri italiano - attraverso il sito viaggiaresicuri - si pone il problema degli attuali rischi di viaggiare in India e proclama la massima attenzione attraverso comunicati aggiornati metodicamente: "Gli episodi di violenza sessuale registrati in India, soprattutto nei confronti di donne hanno provocato numerose manifestazioni di protesta a New Delhi e in diverse città indiane. Si sono registrati – negli ultimi tempi - tentativi di violenze sessuali ai danni di viaggiatrici straniere. Si raccomanda pertanto la massima a vigilanza, in particolare sui mezzi di trasporto, sulle spiagge e nei luoghi isolati evitando di viaggiare da soli. Si consiglia inoltre di adottare alcune importanti cautele ed in particolare: usare un abbigliamento discreto adeguato alla tipologia dei luoghi visitati e alla cultura ivi prevalente; arrivare in India avendo già prenotato un albergo; non accettare passaggi in automobile da sconosciuti; servirsi dell’agenzia che offre il servizio di taxi prepagato, all’arrivo in aeroporto; contattare immediatamente le Autorità di polizia indiane in caso di violenza subita, al numero telefonico ‘100’ (‘112’ da telefono cellulare).

Nello Stato di Goa, inoltre, si sono registrati diversi episodi di violenza a sfondo sessuale contro le donne: si consiglia la massima prudenza alle viaggiatrici, le quali dovrebbero in particolare evitare di visitare da sole le spiagge la sera e prestare massima attenzione a quanto viene loro offerto da bere. Sempre a Goa sono sempre più frequenti le segnalazioni di reati ed episodi di violenza connessi con lo spaccio e l'uso di sostanze stupefacenti, per contenere le quali, si ricorda, l'India ha norme particolarmente severe.

In poche parole, "non viaggiate in India". E' questa la sensazione che oramai si percepisce soprattutto dopo le migliaia di casi di violenza contro residenti e turisti e soprattutto alla luce delle vicende dei due Marò italiani sequestrati da questo paese. Un crescente odio per gli italiani si sviluppa giorno dopo giorno e questo spinge a cautelarsi contro possibili atti intimidatori che potrebbero verificarsi nel paese orientale. E' di questi giorni, poi, la richiesta a gran voce di "boicottare" i prodotti commerciali indiani o che siano prodotti in India. Un modo come un altro per far arrivare la voce del popolo italiano alle orecchie del governo e magistratura indiana. E sarà di questi giorni anche la missione del Movimento 5 stelle, che porterà alcuni deputati e senatori a recarsi a New Delhi per incontrare i marinai Latorre e Girone e polemizzare con le autorità locali contro le minacce di morte espresse. (Giorgio Esposito - 15 gennaio 2014 ore 12.00)


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Si allunga lista orrori in India, 16enne stuprata e bruciata viva. Era incinta
25 mila casi nel solo 2011. Il paese che tiene in ostaggio i due marò italiani
non riesce ad arginare il fenomeno neppure con la pena di morte.
Nel parlamento indiano siedono 27 deputati accusati di stupro e 266 di molestie sessuali

NEW DELHI (India) - Si allunga la sequenza degli orrori sulle donne in India. Una giovane di 16 anni e' stata la vittima di un nuovo tragico caso di violenza di gruppo. Stuprata per due volte consecutive e' stata poi bruciata dai suoi stessi aggressori ed e' morta per le ustioni riportate. E' successo a Madhyagram, 25 chilometri a nord di Calcutta, dove la ragazza e' stata attaccata per la prima volta il 26 ottobre da sei uomini nei pressi della sua abitazione. La violenza si e' ripetuta identica il giorno successivo quando la giovane stava tornando a casa dal commissariato dove aveva denunciato il primo stupro. Lo scorso 23 dicembre due delle persone legate alle violenze l'hanno aggredita nuovamente nella sua abitazione e, questa volta, le hanno dato fuoco. La ragazza e' morta il giorno di Capodanno. Era incinta.

Il nuovo caso di violenza sulle donne ha scatenato la rabbia di migliaia di persone, che si sono riversate in piazza nella metropoli nord-orientale, ma anche a New Delhi.


Tutti gli accusati sono stati arrestati, hanno annunciato fonti del governo statale, assicurando "tolleranza zero" contro chi si macchia di tali reati. Proprio oggi il governo indiano ha annunciato che sui mezzi di trasporto pubblico saranno installati telecamere e dispositivi Gps a tutela delle donne. La commissione del governo per gli Affari economici ha infatti approvato un progetto che sara' finanziato con il fondo istituito nei mesi scorsi, dopo il caso avvenuto nel dicembre 2012 a New Delhi, quando una ragazza di 23 anni venne stuprata, picchiata e torturata su un autobus da un branco, e mori' pochi giorni dopo. Quel caso che scateno' furibonde proteste in varie parti del Paese, porto' all'attenzione della comunita' internazionale la piaga della violenze sulle donne, per la quale l'India detiene la maglia nera nel mondo. Secondo il National crime records bureau i reati sessuali in India sono passati dai 2.487 casi del 1971 ai 24.206 casi del 2011. Lo scorso aprile e' entrata in vigore una nuova legge che punisce numerose forme di violenza contro le donne, tra cui gli attacchi con l'acido, lo stalking e il voyeurismo.

Ma la risonanza avuta dal caso della ragazza violentata ha causato un aumento, nell'ultimo anno, di stupri denunciati in poco piu' di un anno. Il 31 dicembre 2012 una bambina di sette anni fu violentata da un uomo a Bangalore. A meta' gennaio un'altra bambina di sette anni fu stuprata nel bagno della sua scuola a Vasco, nello Stato meridionale di Goa. A febbraio vennero alla luce i casi di sevizie subite da una bimba di soli sei mesi a Mumbai. Ad aprile fu trovato in una discarica a New Delhi il corpo di una bimba di 5 anni violentata e strangolata. Ad agosto a Mumbai una fotoreporter di 23 anni impegnata in un servizio fotografico per una rivista inglese con un collega fu stuprata dal branco.

La notizia si diffonde immediatamente e lo stesso 31 dicembre migliaia di manifestanti, aderenti al Partito comunista, intellettuali e esponenti della società civile, scendono in piazza. A tratti anche scontrandosi con le forze dell'ordine. Le proteste si sono ripetute anche ieri ed oggi, a sottolineare la rabbia per l'ennesima tragedia a sfondo sessuale fra quelle che ogni giorno inesorabilmente colpiscono le donne indiane. Fortissima la polemica nei confronti della polizia, accusata di aver cercato di chiudere la vicenda in modo troppo sbrigativo, mentre lo scontro divampa anche tra le diverse forze politiche bengalesi. Per l'India è un'altra pagina nera. Forte la denuncia dell’Unicef che chiede alle autorità di New Delhi di intensificare le risposte legislative e di rafforzare gli interventi delle forze dell’ordine. Necessario inoltre un cambio di mentalità verso le ragazze e le donne per dare loro rispetto e sicurezza all’interno delle proprie case e negli spazi pubblici. (Redazione - 3 gennaio 2013 ore 12.00)


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Violenza sulle donne, giornata mondiale. Richieste pene estreme verso chi commette abusi
I provvedimenti italiani. L'esempio dell'India

ROMA (Italy) - Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Questo il "bollettino di guerra rosa" in Italia: 124 lo scorso anno, 139 nel 2011, 127 nel 2010, 119 nel 2009, 112 nel 2008, 107 nel 2007 e 101 nel 2006. Sono le donne che hanno perso la vita nel bel paese a causa delle violenze subite. Nella quasi totalità dei casi, purtroppo, le violenze non sono denunciate: il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% da un non partner e il 93% di quelle da partner. Lo stesso nel caso degli stupri (91,6%).

La giornata mondiale contro la violenza sulle donne si celebra il 25 novembre, data decisa dalle partecipanti all'Incontro femminista latinoamericano e dei Carabi tenutosi a Bogotà nel 1981, per renderere omaggio alle sorelle Mirabal, tre dissidenti politiche della Repubblica Dominicana, brutalmente assassinate il 25 novembre 1960 per ordine dell’allora dittatore Trujillo.


A commettere gli omicidi sono sempre uomini legati alle vittime da stretti rapporti affettivi e cioè mariti, fidanzati o amanti, più spesso “ex”, che rivendicano l’amore o l’affetto perduto agendo nel peggiore dei modi, di frequente dopo un lungo periodo di minacce e vessazioni nei confronti della donna.

Nel 2010, l’ultimo anno in cui l’ISTAT può fornire dati certi, il 44,9% delle donne sono state uccise dal partner o dall’ex, dato leggermente inferiore al 2009 in cui si registrava un 54,1%. Un 14,1%, invece è il dato riferito alle donne uccise da un parente o da uno sconosciuto. Se si pensa che questo dato sia costante da ben venti anni e che soprattutto si mantenga così alto, c’è da allarmarsi che non si sia ancora seriamente riusciti a debellare o, comunque ad abbattere il numero di questo tipo di omicidio. C’è da avere davvero paura al pensiero che non si siano ancora trovati rimedi efficaci per poter combattere ed abbassare il numero di “femminicidi” in Italia.

Eppure un rimedio dovrebbe esserci se si pensa, ad esempio, che nella non tanto lontana Gran Bretagna, grazie a rimedi e ad una politica mirata, negli ultimi 10 anni il numero di omicidi con vittime “donne di famiglia” si è notevolmente e drasticamente ridotto. C’è da chiedersi, dunque, se in Italia si riuscirà mai ad intraprendere una politica mirata a far sì che il fenomeno divenga esiguo o, addirittura, a debellarlo del tutto, forse con pene più severe e restrittive, senza l’incubo che chi commette questi efferati delitti, possa addirittura un giorno riconquistare la libertà, anche solo dopo un breve periodo di detenzione.

E il nostro ricordo giunge a Lucia Annibali. Il suo viso non tornerà più quello di una volta ma "ci andrò il più vicino possibile". Lucia Annibali, 36enne, avvocato di Urbino sfigurata con l'acido tre mesi fa dal suo ex, che l'ha perseguitata per poi farla aggredire. "Ho perso il viso, ma il mio ex non l'avrà vinta. Sono qui, viva. Ho giurato a me stessa che ce l'avrei fatta e ce la farò". Ha appena ottenuto dal giudice civile il sequestro conservativo di auto e immobili (o frazioni di questi) appartenenti all’avvocato pesarese: "Io sono forte e arriverò lontanissimo. Tu resterai per sempre indietro. Ora mi opero per poter tornare a sorridere. Poi affronterò gli sguardi della gente". Lucia ricorda un uomo incappucciato, di fronte a lei, pochi istanti prima che si consumasse il suo dramma personale: "Mi ha guardato un istante, ho visto che aveva in mano un barattolo. Mi sono detta un sacco di volte che forse potevo scappare, che magari avrei potuto proteggermi un po' di più. Mi ha lanciato addosso il liquido del barattolo. Ricordo la mia faccia che friggeva, rantolavo. Ero grigia, c'erano bollicine che si muovevano sulle mie guance.

Da Matera, invece, arriva una brutta storia di abusi sessuali, che sfruttando la potenza del Web attraversa tutta l’Italia. E' la storia di un trentenne lucano arrestato dalla Polizia Postale con l’accusa di violenza sessuale, molestie e sostituzione di persona. Il giovane, infatti, per svariati mesi si è spacciato per ginecologo e usando le credenziali di professionisti reali e ignari ha fornito consulenza telefonica e online, riuscendo a indurre numerose donne a compiere atti sessuali e a spedirgli foto delle loro parti intime. L’uomo, infatti, contattava le vittime telefonicamente e le convinceva della necessità di una visita approfondita adducendo patologie che effettivamente affliggevano le donne, convincendole poi a spedirgli le foto. Quello che è certo è che nonostante i modi professionali e seducenti sono state almeno nove le ragazze molestate poco convinte dal finto ginecologo, tanto da presentare poi regolare denuncia. Tutte donne giovanissime e frequentanti l’Università di Bologna, ma residenti a Savona, Forlì, Grosseto, Trieste, Firenze, Foggia e Fermo. A complicare la posizione del giovane vi è inoltre la reiterazione del reato, perché l’uomo era già conosciuto alle forze dell’ordine per reati di tipo sessuale. (Redazione - 24 novembre 2013 ore 16.00)


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Il fidanzato della sedicenne di Cosenza: l'ho bruciata ancora viva perchè non voleva fare l'amore
Donna incinta stuprata a Bergamo. Si richiedono pene estreme
Lecce e Brindisi, giovani studentesse oggetto di violenze
e pesanti avances

COSENZA (Italy) - L'avrebbe uccisa a coltellate, poi dandole fuoco e ferendosi egli stesso al viso. Dramma dell'adolescenza a Corigliano, paese della costa ionica cosentina, dove vivevano entrambi i presunti protagonisti di questa ennesima e drammatica storia di amore e gelosia. Il corpo carbonizzato di una studentessa quindicenne e' stato trovato stasera dai carabinieri della Compagnia cittadina in un terreno alla periferia di Corigliano. "Era ancora viva quando le ho dato fuoco". Queste le parole del sedicenne reo confesso dell'omicidio della fidanzata coetanea a Corigliano Calabro. "Le ho dato una coltellata, Fabiana è morta e quindi ho deciso di bruciare il cadavere".

BERGAMO (Italy) - La vittima di questa storia è una ragazza di 24 anni, che insieme a due amiche ha passato la notte fra giovedì e venerdì scorso in un pub di via Borgo Santa Caterina, una delle zone considerate più sicure di Bergamo. Erano circa le 2,30 quando la giovane lascia le due amiche davanti al locale e si dirige a prendere la macchina, in una strada laterale. Un uomo, in una utilitaria bianca, la affianca e le offre ripetutamente un passaggio, ma al secco rifiuto della ragazza scende dalla macchina e la aggredisce. Tutto avviene in pochi minuti, con l’assalitore che blocca la giovane sul cofano di una macchina parcheggiata e consuma un’atroce violenza. La rosa dei sospettati si è subito ridotta a pochi nominativi e le tracce di Dna hanno poi fatto il resto per arrivare al colpevole: un Kossovaro 32enne con moglie e figli.

BRINDISI (Italy) - Altri articoli giornalistici, invece, hanno riproposto la squallida e grave tematica della violenza sessuale tra i giovani. E' ancora vivo il ricordo della ragazza abusata nel bagno della stazione ferroviaria di Lecce da parte di due suoi compagni di classe. O dell'articolo apparso su un giornale di Brindisi, che ha dettagliato quello che appare come uno spregiudicato tentativo di approccio operato da un ragazzo verso un’adolescente della sua stessa età in una scuola superiore cittadina. Violenza o no è pur sempre un atto raccapricciante che ripropone l’annoso tema delle problematiche giovanili. E, proprio a questo proposito, ci piace pubblicare una riflessione di una nostra giovanissima lettrice che ripropone il tema della violenza tra coetanei:


“Probabilmente una delle cose che più temo è immedesimarmi anche solo per un momento in ciò che provano i milioni di donne e adolescenti nel mondo che ogni giorno patiscono l’umiliazione e la prevaricazione di un uomo. Può accadere ad una adolescente a scuola, ad una donna per strada: la “bestia” non ha scrupoli, al contrario della vittima. “Perché proprio a me? Avrò fatto qualcosa di ingiusto per meritarmi questo?”; “Dovrei perdonarlo, sono cose che possono accadere”; “Infondo non mi ha mica uccisa”; spesso la donna si sente colpevole del male che gli è stato inflitto, spesso vuole trovare una semplice giustificazione e difendere quell’uomo crudele che non la ama affatto. Ma a volte non è così: c’è chi denuncia e ottiene giustizia. Tutte queste donne, però, hanno qualcosa in comune.“La cicatrice”, infatti, rimarrà e con essa resteranno segnate le vittime per il resto della propria vita. Le conseguenze sono spesso gravissime e, a volte, credendo illusoriamente di mettere a tacere per sempre quel ricordo atroce, si intraprende la strada del non ritorno: il suicidio.

Nelle scuole non mancano i dibattiti riguardanti gli abusi, nel mondo non mancano le associazioni che se ne occupano: eppure, le “bestie” continuano a non reprimere i loro “istinti”, rovinando l’esistenza di una ragazza che quella mattina avrebbe solo voluto divertirsi con le proprie amiche, o di una donna che non aspettava altro che ritornare a casa e rivedere il proprio marito, i propri figli, i propri cari... Arriverà mai quel giorno in cui, potremmo svegliarci con la consapevolezza che nessuno più potrà farci del male?”
(Redazione - 24 novembre 2013 ore 16.00)


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Impiccaggione per i violentatori, l'India ha deciso di usare il pugno di ferro contro gli stupratori
e questa è la prima esecuzione a seguito di una sentenza per violenza carnale

Il caso Italia con la clamorosa decisione della Corte Costituzionale

ROMA (Italy) - C'è poi qualcosa di cui l'Italia non può andar fiera, come la pronuncia della Corte Costituzionale che ha deciso: "Per lo stupro di gruppo non può essere prevista solo la custodia cautelare in carcere. Devono essere vagliate anche le misure detentive alternative, come i domiciliari, a seconda delle 'esigenze cautelari' del caso". In altre parole, "violentate (meglio se in gruppo) e poi - sempre se vi scoprono e vi prendono - rimarrete a casa beati a navigare sul web invece di andare in galera in attesa del processo".

Sentenze choc nei confronti di chi commette il più squallido e brutale dei reati contro la persona: lo stupro o come in gergo viene chiamata, violenza carnale. Un atto che offende la morale pubblica ma che menoma per la vita intera chi subisce il sopruso. Proprio per questo, non bisognerebbe abbassare mai la guardia e soprattutto prevedere certezze per le pene inflitte senza sconti e senza patteggiamenti. In altri ordinamenti esteri, ad esempio, lo stesso reato è perseguito duramente arrivando a prevederne la condanna a morte come in stati di cultura araba o in India.


Un tribunale speciale indiano ha condannato a morte a New Delhi i quattro imputati dello stupro di gruppo in dicembre ai danni di una studentessa di 23 anni. La ragazza, violentata su un autobus, era poi deceduta dopo giorni di agonia in un ospedale di Singapore per la gravità delle ferite riportate. I quattro, che saranno sottoposti a impiccagione, sono Mukesh Singh, 26 anni, Vinay Sharma, 20 anni, Pawan Gupta, 19 anni, e Akshay Thakur, 28 anni. Si tratta del primo caso di condanna capitale per reati sessuali inflitta dopo l'inasprimento delle pene decisa in seguito all'ondata di brutali violenze nel Paese. C'è un quinto imputato, minorenne al momento dei fatti, che è stato condannato il 31 agosto a tre anni di riformatorio, pena massima prevista dal codice penale indiano per i minori di 18 anni. Ram Singh 33 anni, autista dell'autobus su cui fu commesso lo stupro e ideatore dell'assalto, si è suicidato nel carcere dove era detenuto.

La brutta storia risale al 16 dicembre 2012, quando una giovane studentessa del settore paramedico, ribattezzata dai media "Nirbhaya" (Colei che non ha paura), dopo essere andata al cinema in un quartiere a sud di New Delhi, accettò di salire con il fidanzato su un autobus privato per tornare a casa. A bordo dell'automezzo si trovavano i sei imputati che, dopo aver immobilizzato e malmenato l'uomo, si abbandonarono in modo selvaggio a inenarrabili violenze nei confronti della giovane, utilizzando fra l'altro anche una sbarra di ferro. I due giovani furono poi abbandonati seminudi al margine di una strada. La ragazza morì quasi due settimane dopo in un ospedale di Singapore per le ferite riportate.

“Ho cercato di lottare contro di loro” ha detto il fidanzato della ragazza morta in seguito alle gravi lesioni riportate, dopo la violenza sessuale sul bus di New Delhi. “Nessuno sarà mai abbastanza in grado di immaginare la crudeltà che ho visto. Solo a pensarci tremo di terrore”. Una coppia di ventenni come tanti, un’uscita al cinema, il ritorno con i mezzi e poi l’autista dell’autobus che comincia a fare i primi apprezzamenti, il ragazzo chiede l’apertura delle porte ma viene colpito da un bastone e il martirio ha inizio. “L’hanno picchiata e violentata nel peggiore modo possibile, hanno continuato anche quando ha perso i sensi” racconta con non poca difficoltà il ragazzo.

L'India ha così deciso di usare il pugno di ferro contro gli stupratori che attualmente sono divenuti una vera piaga sociale. (Giorgio Esposito - 24 novembre 2013 ore 16.00)


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