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Gli States sommersi dai tristi problemi dei veterani di guerra. Texas: tre morti e sedici feriti
Strage nella più grande base militare del mondo

KELLEEN, TEXAS (Usa) – Erano le quattro del pomeriggio di mercoledì (l’una di notte in Italia) nella base militare di Fort Hood quando Ivan Lopez, 34 anni, soldato specialista, ha sparato uccidendo tre persone e ferendone altre sedici, quindi si è tolto la vita.

Veterano della guerra in Iraq, dai primi accertamenti sembra che Lopez soffrisse di problemi mentali (ansia, depressione) e fosse sotto cura psichiatrica. Prendeva regolarmente sonniferi, soffrendo anche di insonnia. Anche se non escludono la pista terroristica, gli inquirenti la ritengono poco probabile. Il presidente Obama si è detto “affranto” dalla notizia. La base di Fort Hood, la più grande di tutti gli Stati Uniti con i suoi 45 mila militari e 9 mila civili, era stata teatro di un'altra sparatoria simile nel 2009, allora le vittime erano state tredici.


La dinamica. Un pomeriggio normalissimo all’interno della base militare, Ivan è al lavoro, ma qualcosa va storto, forse un litigio. Prende la sua Smith & Wesson calibro 45 (si saprà poi che non è registrata all’arsenale), si dirige in infermeria, spara, non si sa se mirando o a caso, una due più volte, prende l’auto, attraversa la base, continua a sparare all’impazzata, raggiunge un secondo edificio, entra, continua a sparare. E lascia dietro di sé morti e feriti. Mette la semiautomatica nella giacca ed esce, una soldatessa lo blocca nel parcheggio, lui estrae di nuovo la pistola, se la punta alla tempia e fa fuoco. La moglie, intanto, è a casa con la figlioletta di tre anni, guarda il notiziario. Quando sente la notizia si mette a piangere, è preoccupata per suo marito, non lo ha sentito per tutto il pomeriggio. Non sa che è lui il folle. Quando glielo spiegano diventa “isterica”, raccontano i testimoni. A tarda sera la polizia la mette sotto torchio, l’interrogatorio durerà tutta la notte. “É stata una serata impegnativa”, dirà il chirurgo del vicino ospedale di Temple, che ha operato alcuni dei feriti. Dei sedici tre sono in condizioni critiche, altri sei in condizioni serie.

Ivan Lopez era nato 34 anni fa a Guayanilla, Porto Rico, e faceva il batterista. La madre, infermiera, era morta lo scorso novembre, il nonno un mese prima. Nel ’99 si era arruolato nella Guardia Nazionale del suo Paese e a metà dello scorso decennio aveva partecipato a una missione di pace in Egitto. Poi l’entrata nello Us Army nel 2007 e la missione in Iraq, quattro mesi nel 2011. Lui dichiara di aver subito un trauma cranico, ma i documenti ufficiali non riportano nulla di simile: faceva l’autista di camion, non ha mai visto un combattimento con i suoi occhi, e poi quando lui era in missione gli americani si stavano ritirando… Si era sottoposto a degli esami per verificare se soffrisse di disordine da stress post-traumatico, ma non gli era stato ancora diagnosticato. Era arrivato tre settimane fa a Fort Hood insieme alla sua famiglia, proveniente da un’altra base militare texana. “Sembravano molto dolci, sorridevano a chiunque incontrassero”, racconta una vicina.

“Per la comunità è stato come un pugno nello stomaco”, si sfoga il sindaco di Killeen, la città che ospita la base. Il presidente Obama afferma di avere “il cuore a pezzi nel pensare che qualcosa di simile possa essere successo ancora”. E John Cornyn, senatore del Texas, aggiunge: “Stasera i cuori dei texani sono ancora una volta molto pesanti. Le scene di Fort Hood oggi sono tristemente troppo familiari e ancora troppo fresche nella nostra memoria”. Il riferimento è all’altra sparatoria, avvenuta il 5 novembre 2009 sempre a Fort Hood, nella quale persero la vita 13 persone e altre 32 rimasero ferite. Il maggiore Nidal Mailk Hasan dichiarò poi nel processo di essere un terrorista e di aver sparato ai soldati che si preparavano a partire per l’Afghanistan. È stato condannato a morte l’anno scorso. Oggi il capo di stato maggiore Ray Odierno afferma in un’audizione al Senato che “i provvedimenti presi dopo il 2009 hanno fatto sì che la sparatoria di mercoledì non si trasformasse in un disastro più grande”. Ma il disastro resta. (Gianmarco Rizzo - 3 aprile 2014 ore 22.00)

Fort Hood press Center - Officials reported. Within 15 minutes, emergency services officials responded to the scene. The injured were treated at the scene and transported to area hospitals. The suspect died of a suspected self-inflicted gunshot wound.In regard to the investigation, there is no indication at this time that this incident is related to terrorism. An investigation by law enforcement is ongoing and no further details are releasable at this time. Medical officials have confirmed four deceased including the shooter and sixteen injured. Officials are continuing to confirm the details of this incident and more information will be released as it becomes available.Our thoughts and prayers go out to the deceased, injured and their families during this difficult time.Family notifications are ongoing; the names of the deceased will not be released until 24 hours after the next of kin have been notified. Family members can call the Family Assistance Center Hotline at (254) 288-7570 or (866) 836-2751.Chaplains have setup family counseling centers on and off post. Locations are the Spirit of Fort Hood Chapel and Scott & White Hospital.The Red Cross Joint Assistance Center is established at the Killeen Community Center, 2201 E. Veterans Memorial Blvd., Killeen, Texas. Monetary donations made be submitted online at www.redcross.org.More information will be released as it becomes available. (Fort Hood Public Affairs Office)


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