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Il voto in Europa ha prodotto un terremoto politico
Gli euroscettici pronti a fare fronte comune contro Comunità ed Euro

ROMA (Italy) - L’Europa guarda i risultati delle elezioni al Parlamento europeo del 22-25 maggio e molti Paesi e partiti hanno vissuto uno shock. I partiti euroscettici di destra radicale anti immigrazione hanno superato Conservatori e Laburisti in Gran Bretagna e socialisti e centro destra in Francia. Ovunque in altri Paesi dell'UE le rappresentanze di destra e sinistra radicale hanno aumentato il proprio consenso.

È stata finora la dimostrazione senza precedenti di un grande malcontento europeo verso Bruxelles. Ha partecipato alle elezioni poco più del 43 per cento dei 400 milioni di elettori europei. E da tutte le schede scrutinate, è apparso chiaro che i voti europei sono una grande dichiarazione di protesta, soprattutto sullo sfondo della crisi finanziaria, contro le porte spalancate agli immigrati, la manipolazione dei valori tradizionali, la perdita del senso di integrazione europea.


Austria: Popolari avanti, destra antieuropea al 20% - Belgio, vince l'Alleanza Neo Fiamminga - Bulgaria: i conservatori al 30% - Cipro: conferma per il centrodestra - Croazia: affluenza bassissima, vince il centrodestra - Danimarca: vince la destra antieuropea e populista - Estonia: vincono i liberali, ma la maggioranza vota "altro" - Finlandia: vince Coalizione Nazionale ma Alde ottiene 4 seggi - Francia: il terremoto del Front National di Le Pen - Germania: vince la Merkel, avanza la destra, un seggio ai neonazisti - Grecia: vince Tsipras, bene Alba Dorata - Irlanda, vincono gli Indipendenti. Fianna Fail e Fine Gael in parità - Italia: trionfa il Pd, perde il M5S, NCD e Tsipras superano il 4% - Lettonia: stravince Vienotiba con il 46% - Lituania: 3 seggi ad Alde, i primi tre partiti in una forbice dell'1% - Lussemburgo: trionfo per il Partito Popolare Cristiano Sociale di Juncker - Malta: vittoria laburista - Paesi Bassi: tre partiti con 4 seggi, c'è anche Wilders - Polonia: urne disertate, vincono i nazionalisti - Portogallo: vince il Partito Socialista, boom del Partito della Terra - Regno Unito: il trionfo dell'UKIP di Nigel Farage - Repubblica Ceca: liberali primo partito ma il PPE ottiene 7 seggi - Romania: vince la coalizione di centrosinistra al governo - Slovacchia: affluenza inchiodata al 13%, vince lo Smer di Robert Fico - Slovenia: bassa affluenza e vittoria del centrodestra SDS - Spagna: Rajoy vince ma crolla, esplode Podemos - Svezia: primo il partito socialdemocratico, secondi i verdi

- AUSTRIA: vince il centro destra dell'Ovp con il 27,3%, seguito dai social-democratici al 23,8%. Terzi spuntano i nazionalisti e anti-Ue dell'Fpo con il 19,5%.

- ITALIA: stravince il Pd con il 40,8%. Debacle del M5S che ottiene solo il 21,1% perdendo circa quattro punti dalle politiche dello scorso anno. Crollo di Forza Italia al 16,8%.

- OLANDA: in Olanda, dove si e' votato il 22 maggio, dalle urne e' uscita la sorpresa che la formazione xenofoba e anti-Ue del Pvv di Geert Wilders, data dagli exit poll quarta, e' in realta' seconda ex aequo con i Democratici 66, per cui ad entrambi vanno 4 seggi. Primi i cristiano democratici con 5 deputati.

- FRANCIA: Il Front National di Marine Le Pen e' il primo partito in Francia con il 25,4%. Ump al 21%, i socialisti del presidente Francois Hollande crollati al minimo storico, il 14,5%

- GRAN BRETAGNA: In Gran Bretagna l'Ukip (dichiaratamente anti-Ue) di Nigel Farage e' decollato al primo posto con 24 deputati (ben 11 in piu' rispetto al 2009). Secondi i laburisti di Ed Milinamd con 20 seggi (+7), seguiti dai conservatori del premier David Cameron con 19 deputati (7 in meno). Quasi scomparsi i liberal-democratici di Nick Clegg, compagni di colazione con Cameron, che hanno perso 9 seggi e ne hanno conservato solo uno.

- GERMANIA: In Germania la Cdu/Csu di Angele Merkel resta il primo partito con il 36,3% (ma arretra rispetto al 42,5 delle politiche del 2013), a quasi 10 punti dai compagni di 'grosse koalition', ma rivali a Straburgo, dell'Spd al 27,4%. Anche a Berlino trionfano gli anti-euro dell'Afd, nati solo nella primavera del 2013, che sono al 7%, quarto partito dietro ai Verdi al 10,50%. A seguire la sinistra dei Linke, filo-Ue. La Germania, dove non c'e' soglia di sbarramento, mandera' anche un rappresentante di gruppi come i neonazisti dell'Npd con l'1% o i Piraten con l'1,4%.

- DANIMARCA: ha stravinto il partito anti-immigrati Danish People Party con il 26,2, all'opposizione, che non punta ad alleanza con il Front National di Le Pen, giudicata formazione antisemita e antigay. Il partito di maggioranza, i social democratici sono secondi al 19,1%.

- SVEZIA: vince il Partito socialdemocratico con il 24,4% dei voti (6 seggi), seguito dai Verdi (3 seggi). Terzo il partito di centrodestra con il 13,6%.

- GRECIA: trionfo del partito anti-Ue per eccellenza, stavolta da sinistra. Si tratta di Syriza di Alexis Tsipras, primo partito greco con il 26,5%, che ha fatto della lotta all'austerita' imposta dalla troika Ue-Bce-Fmi la sua ragion d'essere. Trionfo anche per l'estrema destra di Alba Dorata al 9,34%. In mezzo il partito del premier Antonis Samaras Neo Demokratia con il 23,13% che governa con il Pasok di Evangelos Venizelos, solo quarto con l'8,07%. Tsipras ha gia' chiesto elezioni anticipate.

- SPAGNA: sono state punite le due formazioni principali che hanno governato negli ultimi anni di asuterita': il Pp del premier Mariano Rajoy e' al 26,03 e passa da 24 deputati a 16 (-8); peggio e' andata ai socialisti con il 23,04%, che da 23 scendono a 14 perdendone 9. Exploit della formazione anti sistema fondata solo due mesi fa, Podemos (emanazione politica organizzata del movimento di protesta 'ocupamos'), che dal nulla ha conquistato 5 seggi.

- UNGHERIA: in Ungheria la notizia e' il crollo dell'estrema destra ultranazionalista e razzista di Jobbik, secondo partito con il 14,68% ma che ha ceduto 6 punti rispetto alle politiche del 6 aprile. Primo Fidesz con il 51,49% del controverso premier Viktor Orban.

- PORTOGALLO: in Portogallo e' stata punita la coalizione di governo del premier Pedro Passos Cohelo (social democratico) che ha imposto severe misure di austerita', come in Grecia. Primi sono i socialisti con il 31,45% seguiti al 27,7% dall'insieme di formazioni al governo.
(Redazione)


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Elezioni Europee, trionfo del Pd, delusione Grillo, cala Forza Italia. All’estero, vittoria degli euroscettici
Uno scenario confuso sovverte gli equilibri in Europa che diventa sempre più disunita

ROMA (Italy) - A scrutinio concluso, si conferma il successo del Pd di Matteo Renzi, che incassa il 40,81%, doppiando quasi il M5S di Beppe Grillo, che ottiene il 21,16%. Crolla anche Forza Italia, con il 16,82% dei consensi grazie, anche, al "pregiudicato" Berlusconi. Avanza la Lega Nord del neo segretario Matteo Salvini (6,16%). Superano la soglia anche l'Ndc-Udc con il 4,38% - nonostante la presenza tra i candidati di incriminati - e la lista "dell'indesiderato" Tsipras, con il 4,03%. Fratelli d'Italia al 3,66% che paga l'idea di una falsa destra.

I due dati più significativi negli altri Paesi europei sono la vittoria del Front National di Marine Le Pen in Francia e il successo di Nigel Farage in Gran Bretagna. L’affluenza media è stata del 43,09%: il Partito popolare resta il primo in Europa con 214 seggi (28,5% dei voti), i socialdemocratici passano a 189 seggi dai 185 (25,17%), i liberali scendono a 66 seggi (8,79%).


Il Pd di Matteo Renzi stravince le elezioni europee, con una forbice su M5s non immaginabile prima delle urne, specie dopo le aspettative di vittoria create da Beppe Grillo; Forza Italia non raggiunge la soglia del 20% mentre Ncd di Angelino Alfano supera quella del 4%, anche se di poco. L'altro dato importante risulta esser certamente quello che mostra, nonostante l'avanzata dei movimenti euroscettici (M5s, Fdi e Lega), il sostegno della maggior parte degli elettori ai partiti a favore dell'Ue. Seppur con impostazioni di politica economica contrapposte. Ma le proiezioni danno dei risultati ancora più clamorosi, con il Pd addirittura oltre 40,8%, i Cinque stelle ridimensionati al 21.2% e Fi scivolata al 16.8%. Sotto le due cifre tutte gli altri partiti: Lega Nord al 6,2%, la Lista Tsipras al 4,4%, Ncd al 4% e FdI al 3,5%, Scelta europea 1,1%. Una frazione di punto separa il paradiso dall'inferno: chi supererà il 4% manderà a Strasburgo 3-4 deputati, chi non la raggiungerà rimarrà a bocca asciutta. Alta l'astensione: ha votato il 58.7% degli aventi diritto, in calo di quasi 8 punti rispetto alle precedenti europee.

Le elezioni Europee 2014 disegnano un’Italia diversa rispetto a quella delle consultazioni del 2009. Il Pd cresce del 14,7% e passa dal 26,1% al 40,8%. Nel 2009 il Pdl ottenne il 35,2% dei voti, l’Udc il 6,5%, La Destra il 2,2%. Oggi Fi, Ncd, Udc, Fdi insieme hanno il 24,9%. L’Idv crolla dall’8% del 2009 allo 0,65%. La lista Tsipras è al 4,03%, ma nel 2009 le due liste di Rifondazione e Sel ebbero complessivamente il 6,5% dei voti. La Lega scende dal 10,2% del 2009 al 6,2% attuale. Beppe Grillo è il grande sconfitto di questa tornata elettorale: conquista 17 parlamentari europei, ma le aspettative erano ben diverse. Solo nella circoscrizione dell’Italia insulare la distanza dal Pd è contenuta: 34,9% al Pd e 27,35% al Movimento 5 Stelle. Mentre in Europa crescono decisamente gli euroscettici, soprattutto in Francia dove Marie LePen è il primo partito come pure in Gran Bretagna dove stacca tutti il partito anti Euro di Farage, in Italia si registra il tonfo di Forza Italia, ferma al 16,8% e la crescita della Lega, con il 6,2%. Infine, superano la soglia anche l’Ndc-Udc di Angelino Alfano con il 4,37% (ma lontano dal 6-8% di cui era accreditato alla vigilia) e la Lista Tsipras, con il 4,03% al fotofinish. Fratelli d’Italia si ferma al 3,65%.

I due dati più significativi negli altri Paesi europei sono la vittoria del Front National di Marine Le Pen in Francia e il successo di Nigel Farage in Gran Bretagna. L’affluenza media è stata del 43,09%: il Partito popolare resta il primo in Europa con 214 seggi (28,5% dei voti), i socialdemocratici passano a 189 seggi dai 185 (25,17%), i liberali scendono a 66 seggi (8,79%).
(Redazione)


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Europee, Exit Poll: il partito di Marine Le Pen primo in Francia. Angela Merkel tiene in Germania
Affluenza italiana oltre il 40% ma solo per merito delle accluse elezioni amministrative

ROMA (Italy) - Marine Le Pen prima in Francia con il 25%. Questo il verdetto degli exit poll - interviste a campione sul voto dato all'uscita dai seggi, che danno dunque in testa il Front National, formazione dichiaratamente euroscettica. I dati dell'Istituto Csa attestano al secondo posto l'Ump - partito di centrodestra - con il 20,3%. Debacle per il Partito Socialista del presidente François Hollande, che avrebbe raccolto solo il 14,7%. Dunque una vera e propria "valanga euroscettica" si abbatte su Parigi, almeno secondo questi sondaggi.

Affluenza italiana oltre il 40%, leggermente in crescita se paragonata al dato di 5 anni fa ma, nel 2009, si votava in due giorni. E’ questo il primo dato concreto che arriva dai seggi italiani. Seggi che resteranno aperti sino alle 23. Ed anche nel resto d’Europa affluenza alle urne in aumento rispetto alle ultime consultazioni e spettro astensione quindi, almeno per ora, scongiurato.


Le prime dichiarazioni: "Hollande sciolga il Parlamento Europeo" Marine Le Pen lancia un appello solenne al presidente Francois Hollande affinché proceda allo scioglimento dell'Assemblea nazionale dopo lo storico risultato del Front National nelle elezioni europee. L'attuale sistema "non è più rappresentativo, non si può ignorare chi ottiene il 25% dei voti", ha aggiunto Le Pen. E per la sua leader, il risultato del Front National mostra che "i francesi vogliono prendere in mano le redini del loro destino. Il popolo vuole che la politica sia fatta dai francesi per i francesi, non vuole essere gestito dall'esterno o obbedire a chi non è eletto. Questa è la prima tappa verso la riconquista della sovranità e verso la liberazione dai limiti dell'austerità". Il presidente francese Francois Hollande commenta così il voto: "E' un terremoto, il momento è grace". Germania, neonazisti verso Bruxelles In Germania, gli exit poll attribuiscono all'Npd - partito neonazista - l'1%. Quota sufficiente ad ottenere un seggio nel Parlamento europeo. A Strasburgo arriverebbe anche il Piraten Parte con l'1,5% e gli animalisti con l'1,1%.

Degli oltre 49 milioni di italiani chiamati ad eleggere i 73 europarlamentari spettanti al nostro Paese alle 19, secondo i dati del Viminale, aveva votato quasi uno su due: oltre il 40%. Alle 12, ora delle prima comunicazione ufficiale, alle urne si era invece presentato il 16.7% degli aventi diritto. Alle europee del 2009 - quando si votò però in due giorni - l'affluenza alla prima rilevazione (le 22 di sabato 6 giugno) era stata del 17,8% mentre, alle ore 12 di domenica 7, ora della seconda rilevazione, del 30,7%. Tendenza simile nel resto d’Europa. Dai primi dati sull'affluenza nei ventotto paesi dell'Ue emerge infatti un recupero della propensione al voto rispetto al record di bassa affluenza raggiunto nel 2009. In Francia ha votato finora oltre il 35% degli elettori, due punti percentuali in più rispetto al 2009. Le Monde stima un'affluenza finale intorno al 43%, tre punti in più sul 2009. In Germania è andato alle urne il 25,6%: nel 2009 l'affluenza era stata nel pomeriggio del 20,2% e quella finale del 43,3%. In Portogallo viene registrato un aumento dell'affluenza e anche la nuova arrivata Croazia sta dando buona prova di partecipazione al voto. Ed insieme ai dati sull’affluenza, dagli altri paesi europei arrivano anche i primi risultati. In alcuni paesi infatti, come ad esempio la Gran Bretagna, le urne sono già chiuse. Risultati che parlano di un successo della cancelliera Angela Merkel in Germania e della lista di sinistra ed antiausterità Syriza in Grecia. Risultati che fanno già sbilanciare esponenti del Ppe: "Stando ai primi exit poll prevediamo una solida vittoria a due cifre per il partito popolare europeo". Questo il primo commento di Martin Selmayr, il direttore della campagna "Juncker for President. I seggi italiani saranno gli ultimi a chiudere nell’Unione restando aperti sino alle 23 di domenica 25 maggio. Appena terminate le operazioni di voto comincerà lo spoglio dei voti con i risultati già nella notte. Nel nostro Paese si vota anche per le elezioni amministrative. Gli italiani sono infatti chiamati a rinnovare due governi regionali (Piemonte ed Abruzzo) e oltre 4 mila consigli comunali. Lo scrutinio di questi voti comincerà alle 14 di lunedì 26 maggio. (Redazione)


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La campagna politica europea si infuoca: Berlusconi vede nero. Ennesimo arresto tra i seguaci di Alfano
Grillo fa il pieno di audience a Porta a Porta. Continua la meledizione di Berlusconi sui traditori del Pdl:
dopo Scopelliti alfaniano di ferro, arrestato anche Paolo Romano altro candidato europeo Ncd

ROMA (Italy) - Show di Grillo, intervistato ieri sera da Vespa per oltre un’ora a ‘Porta a Porta’. L’ex comico attacca su tutti i fronti: “Deciderà il web, processeremo politici e giornalisti, li cacceremo via”. E sul voto dice: “Sarà una marcia trionfale, meglio che alle politiche”. Arrestato il presidente del consiglio regionale Campania candidato alle europee nella lista di Alfano.

Ieri Grillo ha raccolto davanti al piccolo schermo 4 milioni 276mila spettatori con il 26,88% di share. Questo, infatti e’ il risultato in termini di ascolti della prima parte di ‘Porta a porta’ andata in onda in seconda serata su Rai 1 che aveva come ospite il leader del Movimento Cinque Stelle, assente dalla Rai, come lui stesso ha ricordato, da 20 anni. Il risultato netto della trasmissione di Bruno Vespa e’ stato di 3 milioni 165mila telespettatori con il 23,75% di share.


Berlusconi? Un "pover'uomo che non crede nemmeno più in quello che dice". Non si è fatta attendere la risposta di Beppe Grillo a Silvio Berlusconi dopo le accuse del leader di Forza Italia che gli ha dato dell'assassino e dell'evasore. "Sta zampettando da una televisione all'altra per salvare le sue aziende, non gli elettori", aggiunge il leader del Movimento 5 Stelle.

"Io risulto uno che grida. E' vero, sono arrabbiato, a volte esagero, ma non siamo andati in giro a far a botte con la polizia o a sfasciare le vetrine". Lo afferma Beppe Grillo, replicando alle critiche di Matteo Renzi. Alle Europee "noi vinceremo e la nostra sarà una marcia trionfale", ha aggiunto a "Porta a porta". "Il voto del 25 maggio è un voto politico: o noi o loro. Bisogna mandarli a casa tutti, dopo aver verificato prima se hanno rubato".

"Perché sono a Porta a porta? E' una mossa politica, ci sono le elezioni...", dice il leader del M5S rispondendo ai giornalisti che gli chiedono come mai il rientro in Rai dopo tanti anni. "Voglio dimostrare che non sono quello che i mezzi di informazione dicono di me: che sono cattivissimo, che dico parolacce", continua Grillo. "La mia rabbia è una rabbia buona: questo non è un partito, è un sogno, è un piano B", dichiara.

"Napolitano non rappresenta più la Repubblica" - "Se vinciamo le elezioni, il governo non si dimette? E chi l'ha detto? Diremo che Napolitano non rappresenta più questa Repubblica. Siamo già adesso la prima forza politica del Paese", afferma il leader del M5S a "Porta a porta".

"80 euro? Più dignità da Achille Lauro" - "Gli 80 euro? Sarebbe stata più decorosa la scarpa destra data prima del voto da Achille Lauro. Significa che ti faccio una campagna per le elezioni, ma poi vedi le coperture e.... Hanno levato l'assegno di sostegno per il coniuge. Poi dopo hanno scritto armonizzato invece di levato", dice ancora Beppe Grillo.

"Lupara bianca per dire che sono politici scomparsi" - "La 'lupara bianca' è una espressione giornalistica. Significa che questi politici sono ormai scomparsi. Monti, ad esempio, chi se lo ricorda? Un usciere della Bocconi l'altro giorno l'ha fermato e gli ha detto: "Lei chi è? Dove va?", ha ironizzato.

"Expo è una speculazione a delinquere di destra e sinistra" - "L'Expo è una speculazione a delinquere di destra e di sinistra. E' una truffa colossale. Non ci sono investimenti, sono tutti debiti", ha sottolineato Grillo a "Porta a porta".

"Vince Renzi? Non possiamo perdere, ma ne prenderei atto" - "Non possiamo perdere. Ma se vince Renzi ne prendo atto", afferma il leader del M5S, rispondendo a Bruno Vespa che gli chiede cosa succederebbe se a vincere le Europee fosse il Pd del premier.

"Berlusconi ha una società che sperimenta sugli animali" - "Berlusconi dice che io sono Hitler. Lui che parla di Dudù, ha una società che fa sperimentazione sugli animali", dice ancora Beppe Grillo. "Faccio un appello: premiate le persone. Io non sono candidato - aggiunge - continuano a diffamarmi sui giornali. La mia dichiarazione dei debiti è pubblica, l'ho pubblicata. Non va giù che tu possa fare qualcosa". Vespa insiste: "Ma per fare cosa?". "Prima spazziamo via la spazzatura storica dei partiti politici - risponde Grillo - Poi troviamo i soldi".

Clima politico incandescente in Italia a pochi giorni dal voto per le europee. Ieri ospiti di tre diverse trasmissioni televisive Matteo Renzi, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi si sono sfidati a distanza. Il leader 5 stelle, per la prima volta a Porta a Porta dopo vent’anni, si è difeso dall’accusa di essere come Hitler, poi ha attaccato Napolitano. “Non rappresenta più la Repubblica”. Fuoco incrociato dal piccolo schermo tra i leader dei principali partiti e movimenti italiani in corsa alle europee di domenica prossima. Beppe Grillo, ospite di Bruno Vespa dopo vent’anni di assenza dalla televisione, si difende dall’accusa di essere un violento o un dittatore, invoca processi web per i politici e attacca le istituzioni. Il 25 maggio – prosegue – sarà un voto politico, o noi o loro; se il Pd prenderà un voto in più ne prenderemo atto. Da parte sua il premier Renzi attacca i pentastellati accomunati – a suo dire – a Forza Italia per non essere all’altezza dell’Ue. “O vince il Pd, o perde l’Italia” dice l’ex sindaco di Firenze. Gli eurodeputati di Grillo non conteranno nulla secondo Silvio Berlusconi che invoca un ritorno alle urne perché – ribadisce – l’attuale governo non è eletto dal popolo, nel 2011 c’è stato un colpo di stato e non siamo in una democrazia”. Intanto la campagna elettorale prosegue anche oggi tra comizi di piazza e arene televisive. Uno scontro elettorale dal quale il presidente Napolitano da Ginevra dichiara di volersi tenere a distanza. Gli elettori italiani chiamati a scegliere 73 eurodeputati potranno recarsi alle urne domenica dalle 7,00 alle 23,00. (Redazione)


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Chi è (davvero) Alexis Tsipras che venne espulso dall'Italia per i gravi fatti del G8 di Genova
Il radical-comunista Tsipras è più smaliziato di quanto immaginiate e si prepara ad invadere l'Italia

ROMA (Italy) - Tsipras è un politico greco, che avrà una lista anche in Italia alle elezioni europee. È giovane, di sinistra e si presenta bene, anche per una certa somiglianza con Antonio Banderas. Che cosa vuole? Dipende. Perché gli Alexis Tsipras, a ben vedere, sembrano essere due: uno di lotta, che vive in Grecia e si scaglia contro un’Europa "merkelistès"; uno di governo, che viaggia all’estero, tiene conferenze nel nemico occidente e dice che non vuole uscire dall’euro.

Insomma, uno che va a braccetto con Nichi Vendola e Luca Casarin strizzando l'occhio all'ortodossia comunista russa con i suoi leader vecchi e nuovi, Lenin, Marx e oggi lo zar Putin. Un radicale legato al suo passato (e forse presente) di attivista che anche l'Italia ha dovuto espellere per la sua nota partecipazione agli scontri del G8 di Genova.


Nel suo studio, all’ultimo piano di un palazzo anni Settanta nel quartiere sgarrupato di Eleftherias, nel cuore di Atene, ci sono manifesti che ricordano Salvador Allende e Che Guevara. Eppure, per l’Europa e la Grecia affamate e impaurite dalla crisi, lui sogna qualcosa di molto simile al New Deal con cui il presidente democratico Franklin Delano Roosevelt rispose negli Stati Uniti allo shock del 1929.

Nato nel 1974, quattro giorni dopo il crollo della dittatura dei colonnelli, ha militato per anni in Syriza, una coalizione della sinistra instransigente che non ha mai superato il 5 per cento dei voti. Poi, nel 2012, la crisi ha frantumato la politica greca e Syriza si è trovata di colpo al 27 per cento. A quel punto, la coalizione ha dovuto fare una scelta: continuare a fare opposizione o diventare una forza di governo? Syriza ha scelto la seconda via. Si è costituita come partito, si è data una struttura matura e ha deciso di fare del ribelle Tsipras, espulso dall’Italia nei giorni del G8 di Genova, una persona di cui ci si può fidare, uno a cui si potrebbe affidare un governo.

Tsipras è più calcolo che poesia. Il governo greco è fragile, Syriza più volte avrebbe potuto abbatterlo con una spallata. Invece lui ha sempre scelto di aspettare. Si è sdegnato quando la tv pubblica Ert è stata chiusa d’imperio, ma si è guardato bene dal passare dalle parole alla pratica. Sa che avrà una sola occasione per cambiare la Grecia: se fallisce, si tornerà alla vecchia politica. Le elezioni europee gli offrono quello di cui ha bisogno: visibilità, con tanto di dibattiti tv trasmessi in eurovisione. Agli oppositori che lo dipingono come un terrorista, Tsipras potrà dire: ho una statura internazionale, ho persino una lista in Italia (dove ha ricevuto un’accoglienza che ha sorpreso anche i più ottimisti del suo apparato).

Tsipras teme un fiasco anche in Grecia, dove le elezioni europee sono state fatte coincidere con il secondo turno delle amministrative. In pratica, quel giorno si voterà anche per i comuni in cui si è andati al ballottaggio. I greci dovrebbero tornare alle urne per la seconda volta in sette giorni, in un caldo fine maggio, per votare i loro rappresentanti al Parlamento europeo, un’istituzione che, nel migliore dei casi, tollerano con rassegnazione. (Redazione)


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L'Inghilterra invasa dall'euroscetticismo
Tensione politica in Regno Unito: è possibile un suo futuro divorzio dall’Unione Europea

ROMA (Italy) - Il premier David Cameron ha promesso che si dimetterà se, a seguito di un’eventuale vittoria alle elezioni nel 2015, non riuscirà a garantire al popolo britannico un referendum “dentro o fuori” dalla Ue entro il 2017. Il partito euroscettico Ukip si appresta a ribaltare la stabilità politica nazionale. Il premier italiano Matteo Renzi: “Non c’è una grande Europa senza Londra”.

Secondo uno studio condotto dalla think tank britannica “Open Europe”, il cui rapporto è stato pubblicato dal Guardian di Londra, i partiti antieuropei come il partito di destra di Marine Le Pen in Francia, i populisti anti-immigrati di Geert Wilders in Olanda, gli indipendentisti dell’Ukip in Gran Bretagna, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in Italia e altri, conquisteranno almeno 218 dei 751 seggi del parlamento di Strasburgo, con un aumento complessivo dal 21% nell’attuale legislatura al 30% e oltre nella prossima.


Tuttavia, non tutti gli analisti sono d’accordo con la previsione di Open Europe che, in ogni caso, stima un’evitabile indebolimento degli anti-europeisti moderati come i conservatori britannici (i quali dovrebbero scendere da 53 a 39 seggi), con una conseguente maggioranza favorevole a mantenere l’integrazione europea nel prossimo parlamento. Al calcolo sul voto europeo segue un sondaggio secondo cui l’Ukip diventerà il primo partito britannico con circa il 31% dei consensi alle europee del 25 maggio 2014, superando laburisti (29%), conservatori (24%) e liberaldemocratici (9%). Un rilevamento che ha talmente spaventato il premier britannico David Cameron da indurlo a promettere di dimettersi se nel 2017 non manterrà l’impegno a svolgere un referendum sull’appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea.

Il leader conservatore spera così di togliere voti all’Ukip, mirando a far votare il proprio Paese ”sì” alla Ue nel referendum, a patto che essa rispetti sette condizioni enunciati alla testata inglese “The Telegraph”: l’innalzamento dei controlli per contenere l’immigrazione dai nuovi Stati dell’Unione; regole severe per assicurare che gli ingressi di stranieri in Gran Bretagna siano vincolati al lavoro (e non alla caccia di agevolazioni); il rafforzamento dei poteri per i parlamenti nazionali sulle norme europee, ovvero facoltà di bloccare le leggi europee; business libero dall’interferenza eccessiva dell’Unione e accesso a nuovi mercati attraverso accordi per il libero commercio con l’Asia e l’America; più autonomia per la polizia e i tribunali nei confronti della Corte europea dei diritti dell’uomo; maggiore libertà di legiferare per gli Stati membri; l’abolizione del principio di un’unione sempre più forte tra i Paesi membri. Richieste che, però, Bruxelles e i maggiori partner europei non sembrano intenzionati a soddisfare, per cui alla fine Cameron potrebbe essere costretto a propagandare per il “no”. Nel tentativo di indebolire l’Ukip, gli altri partiti britannici intendono lanciare una campagna per accusarlo di essere un partito “razzista”. (Maria Gabriella Donadeo)


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Elezioni europee 2014: gli indagati, i condannati e gli impresentabili
Europee Scopelliti candidato (e condannato): Ncd in rivolta, ma Angelino Alfano blinda la candidatura

ROMA (Italy) - Se c'è una costante che non manca mai nelle liste dei nominati della politica italiana, di volta in volta per le due camere nazionali o per il parlamento europeo, è una nutrita ed affiatata schiera assolutamente trasversale di indagati, condannati e impresentabili vari.

Sintomatico il caso di Giuseppe Scopelliti, appena condannato, che resta il nome forte delle liste per le europee di Ncd nel Sud. È stato proprio il ministro dell’Interno a difendere la scelta di fronte alla rivolta dei suoi. Raccontano i ben informati che Gaetano Quaglieriello si è opposto fino alla fine, perché giudica la candidatura imbarazzante. Il governatore della Calabria è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con l’accusa di aver falsificato i bilanci del capoluogo reggino.


Peppe Scopelliti, governatore della Calabria, è stato condannato, in primo grado, a sei anni e all’interdizione perpetua ai pubblici uffici per aver truccato qualche bilancio quando era sindaco di Reggio Calabria. Numeri alla mano Scopelliti conta un bacino di elettori in Calabria per nulla indifferente, nel 2007 è stato eletto sindaco di Reggio Calabria per la seconda volta con il 70% dei voti, nel 2010 è stato eletto governatore della Calabria con il 52% dei voti. Adesso il comune di Reggio Calabria è commissariato per mafia, e Scopelliti, dicevamo, condannato in primo grado a sei anni… La sentenza di secondo grado dovrebbe arrivare in estate, prima di Pasqua si devono stilare le liste per le elezioni europee e i deputati europei godono di un’immunità parlamentare molto più ampia di un governatore di regione in Italia… Insomma quando si suol dire prendere due piccioni con una fava, voti per Alfano, immunità per Scopelliti. Un Ministro degli Interni che continua a fare il Presidente del suo partito non è nulla di nuovo, in un Paese dove il Presidente del Consiglio è anche il Segretario del suo partito, dove un condannato ai servizi sociali ha il permesso di andare a Roma per gli impegni elettorali.

Forza Italia - Ebbene, il partito fondato a metà anni '90 dal cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi, presenta in lista candidati altissimi come Fabrizio Bertot, ex sindaco di un comune sciolto per infiltrazioni mafiose, il quale sarebbe pure stato beneficiato, secondo la Dia, dal voto di scambio mafioso. Ma come non citare anche Giampiero Samorì, accusato di associazione a delinquere nel crac di Banca Tercas; o dell'arcinoto Clemente Mastella, rinviato a giudizio pochi giorni addietro con l'accusa di associazione a delinquere. Ci sono, poi, per non farsi mancare nulla, anche dei condannati, come l'ex presidente della Regione Puglia, Fitto, condannato a 4 anni per corruzione, illecito finanziamento e abuso d'ufficio.

Fratelli D'Italia - Mostra già di pensare in grande candidando personaggi come Agostino Ghiglia, condannato nell'86 a nove mesi per avere compiuto una aggressione fascista, nonchè un pezzo da novanta come l'ex non rimpianto sindaco di Roma, Alemanno, il quale è indagato per il solito finanziamento illecito ai partiti. Invece il candidato Iannone Antonio risulta indagato per la gestione dell'Asl e del Cofaser nella provincia di Salerno.

Nuovo Centro Destra (Ncd) e Udc - Certo che potevano, ma non lo hanno fatto. E così l'Udc si prepara a candidare nelle sue bianche liste Lorenzo Cesa, il quale arrestato già nel 1993, è stato condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata. Anche se è poi stato salvato dalla prescrizione e da un cavillo legale. Ma il vero asso nella manica lo cala, in fin dei conti, il partito del ministro Alfano, che candida per le Europee, niente meno che l'ex governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, fresco fresco di condanna in primo grado a 6 anni per i reati di falso e abuso d'ufficio. Nonchè uomo dalle amicizie quantomeno discutibili per un politico. Ci sono poi, tutti ex forzisti fuggiti da Silvio condannato, Paolo Romani (indagato) e il ministro Lupi, anche egli a processo per abuso d'ufficio, uno dei reati favoriti dai nostri degni rappresentanti.

Partito Democratico (Pd) - Ecco che il partito democratico, candida in Campania, Andrea Cozzolino, accusato da Saviano di presunti brogli elettorali (elezioni poi infatti annullate), e Nicola Caputo, consigliere regionale, coinvolto in "rimborsopoli". In ossequio alle quote rosa, inoltre, il Pd mette in lista Anna Petrone, indagata per peculato e Giosi Ferrandino, raggiunta da una richiesta di rinvio a giudizio. (Redazione)


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Elezioni europee 2014, dall'Italia più ombre che luci. Gli euroscettici aumentano
E' innegabile che chi è fuori dall'euro vive agiato, ma l'Italia potrebbe permetterselo?

ROMA (Italy) - Da molte parti si guarda alle prossime elezioni europee, in programma il 25 maggio, come a un possibile spartiacque nella storia del nostro continente. Se, infatti, gli euroscettici – forti di un’ondata di malcontento popolare nei confronti dei “tecnocrati” di Bruxelles - riusciranno a conquistare abbastanza seggi da creare un gruppo di peso, il processo di unificazione politica dell’Unione potrebbe incepparsi.

Se, al contrario, le forze europeiste raggiungeranno la maggioranza assoluta, qualcosa comunque dovrà cambiare: ormai è un dato di fatto che le ricette economiche messe in campo in questi anni (la merkeliana austerity) hanno abbondantemente fallito gli obiettivi di ripresa e occupazione che in altre parti del mondo, con politiche economiche più espansioniste – vedi Usa e Giappone – si stanno, invece, consolidando.


Ci sono anche “Movimento Poeti d’azione”, “Forza Juve-Bunga bunga” e “Io non voto” tra le sessantaquattro forze politiche che si candidano in Italia alle prossime elezioni europee. Aldilà delle stranezze, dagli ultimi sondaggi emerge un netto vantaggio del Partito democratico, fino all’ultimo weekend dato al 33-34%. Staccatissimi i secondi, Forza Italia (21%) e MoVimento 5 Stelle (tra il 21 e il 22). Le altre due forze che oggi supererebbero la soglia di sbarramento del 4% sono la coalizione centrista Udc-Ncd-Popolari e la Lega Nord, entrambe intorno al 5%. Fuori dai giochi resterebbero la lista Tsipras, Scelta Europea (fu Scelta Civica) e Fratelli d’Italia. Altissima la percentuale degli astenuti, più di un terzo dell’elettorato. Dalle proiezioni viene fuori comunque un successo degli euroscettici (Fi, Lega e 5 Stelle), che raggiungerebbero il 48% dei consensi, quasi la maggioranza assoluta; gli europeisti (democratici e centristi), invece, non supererebbero il 40%.

A livello comunitario i due principali schieramenti sono il Partito Popolare europeo (che include Forza Italia, alfaniani e casiniani) e il Partito Socialista Europeo (in cui si riconosce il Pd), sostanzialmente alla pari nei sondaggi. Si profila, quindi, anche per questa legislatura, lo scenario delle larghe intese, necessario ad arginare il fronte euroscettico, i cui consensi sono in aumento da mesi. In Francia il Front National di Marine Le pen, in Germania Alternative für Deutschland, in Grecia Alba Dorata, in Italia M5S di Beppe Grillo, in Olanda Party for freedom di Geert wilders, in Gran Bretagna lo United Kingdom Independence Party: sono queste le forze che, una volta in parlamento, dovrebbero allearsi per creare un blocco di protesta contro le istituzioni europee.

Dopo le recenti riforme dei Trattati, il Parlamento europeo dovrà proporre un suo candidato alla presidenza della Commissione (l’organo di governo) in base ai risultati elettorali. Il candidato popolare è l’attuale presidente dell’Eurogruppo (l’insieme dei ministri del Tesoro dei Paesi che adottano l’euro) ed ex primo ministro del Lussemburgo Jean Claude Junker, il candidato socialista è il presidente del Parlamento europeo e leader dei socialdemocratici tedeschi Martin Schulz. Secondo le indiscrezioni, davanti ad un pareggio ci si dovrebbe accordare per Schulz alla Commissione e Junker al Consiglio Europeo (l’organo che riunisce i ventotto governi europei). Nonostante gente come Mario Monti, Enrico Letta, Romano Prodi sia stimatissima nei palazzi di Bruxelles, per questo giro all’Italia non dovrebbero toccare poltrone, dal momento che ne abbiamo già una di peso - forse la più importante – quella della Banca Centrale Europea, su cui siede dal 2011 Mario Draghi. Tuttavia circolano i nomi Massimo D’Alema per un Commissariato (si parla di Interni o Giustizia) e di Emma Bonino per un ruolo di primissimo piano, quello di Alto rappresentante per la politica estera, attualmente ricoperto da Catherine Ashton. (Gianmarco Rizzo)


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Nasce “L’altra Europa con Tsipras”, la lista della società civile contro l’austerità
Il progetto, a cui hanno aderito 18 mila persone, sostiene il leader greco Alexis Tsipras,
candidato per il partito della Sinistra Europea alle prossime elezioni europee

ROMA (Italy) - Si chiamerà L’altra Europa con Tsipras la lista nata dall’appello di Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli e Guido Viale, a cui hanno aderito finora oltre 18 mila cittadine e cittadini. L’obiettivo del progetto è quello di dare voce alla società civile e alle associazioni, sostenendo alle prossime elezioni europee di maggio il rinnovamento proposto da Alexis Tsipras, leader della maggior formazione di sinistra in Grecia (Synaspismos) e candidato del partito della Sinistra Europea.

La crisi economica che sta attraversando l'Intero vecchio continente sta falciando sempre di più le realtà che viviamo ogni giorno. Una realtà che spesso viene meno ai bisogni dei suoi stessi cittadini perché mancano quelle politiche garanti e fondamentali per il vivere civile. Non è pensabile salvare l'Unione Europea sulla la pelle dei lavoratori, studenti, disoccupati e migranti.


"Sono molto ottimista, l'Altra Europa sarà la sorpresa positiva delle prossime elezioni" europee. Ad assicurarlo è lo stesso Alexis Tsipras che oggi a Bruxelles ha sottolineato, durante una conferenza stampa, che il successo della sua lista è necessario per inviare "un messaggio molto chiaro al nuovo governo Renzi perché cambi strada e stoppi le misure di austerità. L'Italia - ha sottolineato Tsipras - è un Paese importante perché segue la Grecia nella crisi, nel disastro sociale".

Per salvare la comunità ci vuole un altro tipo di Europa, il liberismo sfrenato negli ultimi tempi, ha portato alla rovina e al crollo dei titoli pubblici e truffe frequenti a danno dei cittadini onesti, ma ciò certamente non è il preambolo su cui l'Unione è stata fondata, la scelta di un'Europa economicamente e politicamente unita non è sbagliata, ma resta e resterà solo un'utopia se si punta a una politica monetaria. Dunque, il populismo non è la risposta, bisogna saper concretizzare partendo dai diritti e dall'uguaglianza dei lavoratori, ovvero partire dalla società.

In questo senso, la candidatura di Alexis Tsipras, rappresenta un fatto nuovo in Italia. Un giovane politico greco nato nel 1974, pochi giorni dopo il crollo della dittatura dei colonnelli, appartenente al partito Syriza che prima della crisi in Grecia aveva una piccola percentuale di coinvolgimento pubblico, nel 2012 si è ritrovato ad avere una percentuale di circa il 27%. La lista in Italia, è stata realizzata da personalità della società civile, autonome partiticamente. I media hanno definito questi venti innovativi “rivoluzionari” nati grazie all'appello di Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale accomunati dal bisogno di rottura dalle grandi coalizioni parlamentari, per vedere rifiorire un'Europa che rispetti i suoi principi democratici. Lo scopo del progetto è creare un Parlamento diviso tra conservatori e innovatori, convergendo su quelle idee che rivalutino l'Europa dalle radici. “Per noi, la democrazia non è negoziabile, è necessario superare la divisione fra Nord e Sud dell’Europa.” Tsipras definisce così il sogno dell'Europa che vorrebbe realizzare, esponendo i punti attorno al quale si è unita la lista italiana “Il Manifesto”: un documento che rappresenta la piattaforma politica del partito:

La speranza della lista di Tsipras è la formazione di un'Europa non stabilmente equilibrata con politiche economiche e monetarie, l'Unione si ha grazie alle politiche sociali, uscire dall'Euro comporterebbe solo dei rischi e l'incapacità di poter risanare l'economia, mentre adottare la moneta unica, ma in maniera democratica, salvaguarderebbe tutti gli Stati che ne fanno parte, oltre a far divenire gli europei i veri padroni dell'Europa. (Chiara Schena)


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Elezioni europee 2014. A rischio il sistema Europa Unita
I partiti dei detrattori conquistano sempre più spazi a discapito dell'unione degli stati

ROMA (Italy) - L'Europa Unita è una grande opportunità di sviluppo economico, sociale e politico; fondata per ricostruire l'Europa dalle macerie del secondo conflitto Mondiale e per preservare la pace. Tuttavia anche l'angelico volto dell'UE cela aspetti negativi. L'Italia ha perso in Europa ben 22 miliardi di euro. La Germania, modello per l'Europa, ha trasgredito le norme continentali introducendo il pedaggio per gli “stranieri”. In Ucraina disordini per poter entrare nella comunità europea. Il “Grande Fratello” osserva: sistema a rischio?

In Europa volano i partiti anti Euro. Destra xenofoba. Movimenti popolari. Grillini e leghisti. Ma anche l’estrema sinistra. Dall’Italia alla Francia all’Est del Continente, i partiti contro la Bce volano nei sondaggi e sono pronti a coalizzarsi a Strasburgo. Tutti contro tutto ma soprattutto contro i paesi che hanno furbamente approfittato dello sbilanciamento politico dei paesi comunitari.


I principali obiettivi della politica estera europea sono dichiaratamente il progresso e la pacificazione internazionale, ritenuti possibili solo nell'ambito di una struttura democratica. Per tanto gli aspetti positivi sono: la creazione di nuovi posti di lavoro; l'investimento nelle infrastrutture per favorire lo sviluppo, l’occupazione e in generale, per diversificare e incrementare le attività economiche locali; il supporto alle piccole e medie imprese locali, promuovendo strumenti finanziari idonei al sostentamento delle aziende, anche tramite aiuti economici diretti; l'investimento nel campo dell'educazione e della sanità; lo sviluppo dell'ambiente produttivo, la promozione della ricerca di nuove tecnologie, lo sviluppo della società dell'informazione, la tutela dell'ambiente, le pari opportunità nell'accesso al lavoro e la cooperazione interregionale e transnazionale; la creazione della moneta unica europea che ha favorito e tutelato i nostri interessi economici, restituendo all’Italia e a tutti i Paesi europei la sovranità monetaria che ciascuno di essi aveva perso di fronte alla forza del dollaro nei decenni passati. Aspetto di fondamentale importanza è la formazione di un mercato unico che ha permesso alle imprese europee di aprire i propri orizzonti all’Europa intera, permettendo a tutte loro di aumentare i propri capitali. L’Unione europea è il principale finanziatore di sviluppo a livello mondiale. Tuttavia, i soli finanziamenti non bastano a combattere la povertà in modo durevole. È necessario mettere in atto delle politiche in grado di porre rimedio alle carenze esistenti a livello di governance, commercio e posizione geografica e sfruttare appieno le opportunità offerte dalla globalizzazione. Come principale donatore di aiuti pubblici allo sviluppo a livello mondiale, l’UE ha anche assunto la direzione del dibattito sul finanziamento dello sviluppo. L’Unione europea si è impegnata a stanziare a tal fine una quota del proprio reddito nazionale lordo pari allo 0,7% entro il 2015.

Ma a questi elementi positivi prendono consistenza elementi negativi. La politica agricola comune (PAC) è un sistema di finanziamenti destinati alle attività di coltivazione all'interno dell'Unione con lo scopo principale di mantenere livelli adeguati di produzione agricola sussidiando le aziende e i lavoratori. La PAC è stata accusata di distribuire fondi in maniera poco equilibrata, favorendo le aziende ortofrutticole più grandi e sostenendo la diffusione di metodi di coltivazione invasivi e inoltre di distorcere fortemente il mercato ortofrutticolo alle spese dei contribuenti dell'Unione e degli agricoltori del terzo mondo, che non sono in grado di reggere la concorrenza sleale dei prodotti europei. La PAC, da sola, assorbe investimenti per circa 45 miliardi di euro annui, pari alla metà del budget complessivo dell'Unione Europea; tale valore corrisponde, a titolo di paragone, ad una spesa di circa 10 euro al mese da parte di ogni cittadino dell'Unione. Secondo molti critici, le strutture dell'Unione Europea non garantiscono adeguata rappresentanza democratica ai suoi cittadini; le principali funzioni sono infatti attribuite al consiglio dei ministri piuttosto che al Parlamento Europeo, che è caratterizzato da poteri relativamente limitati. I lavori dell'Europarlamento sono peraltro scarsamente coperti dai mezzi di comunicazione della maggior parte degli stati membri, e di conseguenza l'opinione pubblica non è generalmente a conoscenza del funzionamento dell'istituzione. L'Italia dal 2007 al 2011 ha già lasciato in Europa 22 miliardi di euro, solo due meno della Francia, che ha però un reddito nazionale superiore di un quarto al nostro, e di cinque miliardi in meno rispetto al Regno Unito (che ha un Pil maggiore del 10%). Ventidue miliardi in cinque anni, una cifra più o meno equivalente al gettito atteso dall'Imu, tanto per avere un ordine di grandezza: oggettivamente non è un bel risulltato. Nel 2007 il «saldo operativo» tra versamenti (escluse le spese per l'amministrazione) e fondi provenienti dalla Ue era ancora fermo a 2 miliardi di euro. Meno della Germania (7,4), della Francia (2,9), del Regno Unito (4,1), persino meno dell'Olanda (2,8). Nel 2008, invece, eccoci proiettati al secondo posto della classifica dei «contributori netti» della Ue.

L'Italia già in crisi, l'Italia indebitata, l'Italia della crescita asfittica, usciva ammaccata anche dalle cifre sul bilancio europeo: il «saldo operativo» toccava 4,1 miliardi di euro proiettandoci al secondo posto nella classifica dei contributori netti, dietro la Germania (8,7) e davanti a Francia (3,8) oltre a Olanda (2,6) e Regno Unito (0,8). Da lì in poi, nel giro di altri tre anni, il «saldo operativo» è salito fino a 5,9 miliardi del 2011: in termini relativi abbiamo recuperato sulla Francia (6,4 miliardi), ma siamo ancora alle spalle del Regno Unito (5,5 miliardi). Condinuando in questa analisi l'italia conta un saldo operativo dai 14,02 miliardi del 2007 ai 15,1 miliardi del 2008 , comprendendo anche la voce legata all'amministrazione. E dal 2008 al 2011 i contributi sono aumentati di altri 900 milioni, toccando quota 16 miliardi nel 2011. Tutti aspetti che richiedono un'attenta amministrazione della “res publica” europea. Tuttavia senza alcun ombra di dubbio l'Unione Europea va salvaguardata : è un pilastro fondamentale per costruire la pace. Quella pace, che trattava il filosofo di Konigsberg, Immanuel Kant in “Per la Pace Perpetua” (1795), realizzabile in una “federazione di nazioni” che salvaguardi il diritto e la democrazia liberale.
(Francesco Schena)


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Elezioni europee 2014. I partiti assaltano il Viminale per depositare i simboli collegati alle liste
Le consultazioni per il parlamento comunitario si svolgeranno il 25 maggio

ROMA (Italy) - E' partita l'assalto alla diligenza ad opera dei partiti per accaparrarsi uno scranno in parlamento europeo. Oggi la corsa ad ostacoli prevedeva la deposizione dei simboli che campeggeranno sulle liste elettorali, presso il ministero dell'interno.

Il primo simbolo depositato al Viminale in vista delle Europee del 25 maggio è quello della Lega Nord. Il secondo è "Basta Euro". Il terzo è quello di "Scelta Europea" di Monti-Giannini. Al quarto posto Fratelli d'Italia. In quinta posizione "Io non voto - Lista civica nazionale" e al sesto posto il simbolo di "Casapound Italia". Il Movimento 5 stelle si colloca al posto numero 23. Il Pd occupa la 32esima posizione mentre gli "alfaniani" si insediano alla fine del pannello in bella compagnia di Berlusconi con cui condividono la megalomania del proprio nome sul simbolo.


Il primo simbolo depositato al Viminale in vista delle Europee del 25 maggio è quello della Lega Nord. A depositarlo è stato Roberto Calderoli. Nel simbolo che è quello classico della Lega con la figura di Alberto da Giussano si legge la scritta "Lega Nord per l'Indipendenza della Padania", e più in grande la scritta "Basta euro". Il secondo simbolo depositato al Viminale è "Basta Euro". Il terzo simbolo depositato è quello di "Scelta Europea" di Monti-Giannini. Nel simbolo oltre alla scritta "Scelta europea", si legge "Alleanza democratici europei" il nome del presidente dell’Alde, Guy Verhofstad. In basso al simbolo ci sono tre loghi: uno del "Centro democratico" di Tabacci, un secondo di "Scelta civica per l'Italia", presidente il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, e il terzo di "Fare per fermare il declino", il cui presidente è lo stilista Santo Versace.

Nel contrassegno sopra alla scritta Fdi c’è il nome di Giorgia Meloni; al di sotto il simbolo e la scritta Alleanza Nazionale e sotto ancora il simbolo del Msi con la Fiamma tricolore. In quinta posizione "Io non voto - Lista civica nazionale" e al sesto posto il simbolo di "Casapound Italia".Compare simbolo identico a quello di Chiamparino - "Chiamiamolo per il Piemonte", a prima vista sembra il simbolo della Lista civica per le Regionali in Piemonte di Sergio Chiamparino rappresentato da una sagoma in rosso del Monviso. In realtà è un simbolo che raggruppa alcune liste della sinistra e che si contrappongono all'ex sindaco di Torino, occupa il numero 13 ed è foriero di future contestazioni. Al numero 29 vi è poi la lista "Destre unite" che raggruppa il partito di Francesco Storace, Luca Romagnoli (ex segretario della Fiamma tricolore), Io Sud di Adriana Poli Bortone, e il Fli di Roberto Menia.

Occupa il 23esimo posto in bacheca, tra i simboli depositati al Viminale per le elezioni europee, quello del Movimento 5 Stelle: il simbolo dei grillini è stato consegnato da un avvocato milanese, Francesco Bellocchio, il quale non ha rilasciato alcuna dichiarazione ma ha confermato che in tutta Italia i candidati pentastellati saranno 73. E' terminata la selezione online dei nomi che correranno per il parlamento Europeo. Gli iscritti al Movimento 5 Stelle hanno votato in due fasi. I primi venti che hanno ottenuto più preferenze sono entrati automaticamente nell'elenco finale. Passano il turno laureati, ricercatori ed impiegati. La maggior parte parlano almeno due lingue. Il 46,6 per cento sono donne.

C'è anche tra i simboli depositati fino ad ora, al numero 22, il 'Partito delle Aziende', P.d.A., il partito delle piccole e medie imprese che nel simbolo riporta una carta geografica dell'Europa. E' stato depositato ancora il simbolo originale del Partito dei pensionati, al numero 28 (l'altro è il numero 14), e al numero 33 il simbolo 'Terra nostra', una lista civica di scopo del Sud che presenterà al Parlamento europeo una petizione perché si istituisca una commissione d'inchiesta sull'avvelenamento dei territori ed in particolare sulla terra dei fuochi. Al numero 31 la lista 'Io Cambio - Maie' (Movimento associativo italiani all'estero), presidente l'italo-argentino Riccardo Merlo, il primo partito nato all'estero nel 2008. Gli esponenti di questo partito - ha spiegato il segretario politico nazionale, Agostino D'Antuoni - vogliono restituire sovranità al popolo e al territorio e vogliono cambiare le regole sull'euro. Al momento non ci sono più in attesa altri simboli da depositare: l'ultimo è il numero 35 della lista "Nuova Italia".

Il Partito democratico ha depositato il simbolo al Viminale aggiudicandosi il posto 32 in bacheca. Nel simbolo sotto la scritta Pd si trova su campo rosso la scritta Pse. Nel frattempo poi con l'assegnazione del numero 30 al Cdu (Cristiani democratici uniti), sono tre i simboli con lo scudo crociato: oltre al Cdu il simbolo dell'Ncd di Alfano e quello della Democrazia cristiana. Anche il Partito popolare italiano, al numero sette, ha un accenno di scudo ma senza la croce e al posto della scritta 'Libertas' ha la scritta 'Popolari'. Presentato al Viminale anche il simbolo elettorale del Nuovo Centrodestra . Al centro del simbolo è la scritta Alfano mentre nella parte superiore c'è la sigla Ncd e in quella inferiore le sigle Udc e Ppe al fianco dello scudocrociato sormontato dalla scritta Libertas.Depositato simbolo Forza Italia, c'è nome Berlusconi - Depositato, fra i partiti principali, anche il simbolo di Forza Italia nel quale compare il nome Berlusconi. Il simbolo occupa in bacheca al Viminale il numero 38. Con il simbolo di Forza Italia sono stati depositati già in questa prima giornata i contrassegni dei partiti principali. Compare, al numero 36, il simbolo dei Democratici di Sinistra, presentato per evitare che altri simboli di imitazione siano accettati e compromettano il voto del 25 maggio. Al momento sono 40 i contrassegni presentati e l'ultimo è quello del Movimento Italiano Disabili nel quale, su un campo arancione, vi è il disegno del simbolo dell'handicap.
(Redazione)


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