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Iran, torna libera Sakineh, condannata a morte per adulterio è stata graziata
La donna condannata alla lapidazione era stata al centro di campagna internazionale
che ha portato alla commutazione della pena

ROMA (Italy) - La sua vicenda commosse il mondo che si mobilitò per lei, salvandola dalla lapidazione e dall'impicaggione. Oggi l'iraniana Sakineh Mohammadi-Ashtiani, condannata per adulterio e per aver contribuito all'uccisione del marito assieme al suo presunto amante, è tornata in libertà, rilasciata dopo 8 anni di carcere grazie all'amnistia concessa per buona condotta. A dare la notizia è stato Mahamad Javad Larijiani, il responsabile dei diritti umani in Iran che ha però precisato che non è chiaro se la notizia sia o meno definitiva. Un altro segno della politica distensiva del presidente Rohani.

Sakineh Mohammadi-Ashtiani, 47 anni, di Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran, è stata condannata nel 2006, sotto la presidenza di Mahmud Ahmadinejad, alla lapidazione per adulterio, con sentenza poi sospesa nel 2010. Il provvedimento di clemenza arriva in coincidenza con l'anno nuovo iraniano.

Nel 2010 il Comitato internazionale contro la lapidazione, con sede in Germania e guidato dalla dissidente iraniana Mina Ahadi, aveva dato notizia della imminente impiccagione di Sakineh e poco più di un mese dopo del suo rilascio. Notizia smentita dalle autorità iraniane, che l'attribuì ad un'azione di propaganda della stampa occidentale. La tv di stato iraniana mostrò la donna che confessava l'adulterio e la complicità nell'omicidio del marito: una confessione secondo il figlio della donna estorta con la tortura. Nel 2011 fu dato l'annuncio della sospensione dell'impiccagione, anch'esso smentito dalla magistratura iraniana. Solo nel 2012 gli avvocati dissero che il regime islamico non pensava più alla sua impiccagione ed era propenso a tramutarle la pena in 10 anni di carcere. Sakineh Mohammadi-Ashtiani, 47 anni, di Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran, è stata condannata nel 2006, sotto la presidenza di Mahmud Ahmadinejad, alla lapidazione per adulterio, con sentenza poi sospesa nel 2010. Ma ha rischiato poi l'impiccagione in un processo per l'uccisione del marito. Il provvedimento di clemenza è stato adottato in coincidenza con l'anno nuovo iraniano.

Per anni abbiamo seguendo, con trepidazione, tristezza e intima partecipazione, attraverso le notizie dei quotidiani e delle TV, il destino di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la giovane iraniana condannata a morte per “lapidazione”. La prima accusa è stata quella di “adulterio” che, secondo la “Sharia”, è punibile con la lapidazione, e la seconda è quella di “complicità” nell’assassinio del marito, che sarebbe stato ammazzato dall’amante di Sakineh. Per salvare la giovane donna iraniana si sono mossi politici, intellettuali, uomini e donne dello spettacolo, movimenti di semplici cittadini di tutta l’Europa e del Mondo. Il regime iraniano di Khamenei si trovava in difficoltà e ha preso tempo “scaricando”, intanto, la sua “ira” contro Carla Bruni e altre personalità, che hanno sempre lottato affinché la giovane iraniana, che si trova rinchiusa nel carcere di Tabriz, potesse uscire indenne da tale drammatica situazione. Le lapidazioni, nei confronti di donne, accusate di prostituzione e di adulterio, ci sono sempre state, soprattutto nelle provincie a nord di Teheran. In Iran ammazzano anche per “capestro” e per “fucilazione”. (Redazione - 20 marzo 2014 ore 18.00)


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