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Giornata internazionale della donna. Dell'universo femminile, non ricordiamocene solo l'otto marzo
La vita di una donna è un prisma di fascino, complessità e sacrifici

ROMA (Italy) - Giornata internazionale della donna, celebrazione che vuole ricordare l'emancipazione della donna, ma con uno sguardo sempre attento alle discriminazioni di cui è ancora purtroppo oggetto. Donna tra lavoro, figli, famiglia e casa. Non è mai facile raccontare la vita di una donna. E' come concentrare molteplici storie in un'unica grande storia.

La donna è da sempre simbolo di tenacia e forza non solo per la caparbietà dimostrata nei secoli, ma anche per la sua capacità di essere poliedrica in quanto capace di far conciliare famiglia, impegni lavorativi e spesso sociali. Ma se da un lato le donne hanno ottenuto vari successi, dall’altro sono ancora oggi vittime di gravi violenze: una delle più grandi piaghe della nostra società.


Il percorso dell’8 Marzo si snoda in quasi un secolo di storia sull’onda di movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino interrotto ma con tenacia ripreso in vista di quella meta tanto lontana dell’emancipazione che in diverse realtà del mondo è ancora un miraggio! Nell’antica civiltà orientale la donna non necessitava di una giornata che la festeggiasse, poiché, al contrario della società cristiana prima e capitalistica poi, essa non ricopriva quasi mai un ruolo di subordinazione nei confronti del maschio. Una celebre frase della scrittrice e giornalista italiana Oriana Fallaci dice: “Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai.” Ugualmente affascinante è il mito che si cela dietro alla “Giornata Internazionale della donna”: nel 1907 Clara Zetkin dirigente del movimento operaio tedesco organizza con Rosa Luxemburg la prima conferenza internazionale della donna.

La data è legata allo scoppio di un incendio e qui, la certezza storica va a sfumarsi con la leggenda: alcuni affermano che sia divampato in un opificio di Chicago nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive; altri ritengono che sia accaduto nel 1911 in una fabbrica di New York, senza dare per scontato che le donne fossero in sciopero, facendo del direttore della fabbrica il carnefice. Questa visione, fin dagli anni 50’, fu promossa dai partiti comunisti, primo fra tutti quello italiano. Nel 1946 l’UDI (Unione delle donne in Italia) prepara il primo 8 Marzo nell’Italia libera scegliendo la mimosa come simbolo della giornata. L’usanza di connotare ad un fiore l’emblema di questa festa, era ricorrente già nel clima illuminista dei salotti parigini, quando ad una nobile le fu regalata un’orchidea da un filosofo, solo per il fatto d’essere donna. Il significato di questa giornata è contaminato sempre più da caratteri commerciali, eppure valori come la memoria e l’amore non saranno mai spezzati né dal tempo né dalla vanità umana. (Sara De Virgilio)


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Essere donna tutti i giorni in un mondo che soffre
La loro quotidianità tra impegni personali, lavorativi e di famiglia

ROMA (Italy) - L'otto marzo, non è semplicemente la giornata in cui si fanno gli auguri alle donne e l’aria profuma di mimosa, la giornata mondiale è la celebrazione dell’esser donna, in tutte le sue forme. Che abbia nove anni o novanta, ogni donna ha in sé un dono speciale da poter regalare al mondo. Celebrare la donna vuol dire parlare delle sue paure, dei suoi bisogni, ma soprattutto della forza che da sempre la caratterizza: la forza di combattere per i propri diritti, la famiglia e il lavoro. Il quesito che tutte le donne si pongono nella propria vita, non è un bivio imprescindibile, ne sono la prova milioni di donne che conciliano l’esser lavoratrici e brave madri. Questo, in una società che le pone sempre di più ai vertici decisionali e manageriali.

Claudia Barrientos, console a Brindisi del Guatelmala è una donna straordinaria che, nonostante il suo lavoro di grande responsabilità cresce cinque figli. “Essere donna e soprattutto madre di cinque figli è per me una cosa meravigliosa. Essere madre è una fonte di amore ed energia che si rinnova di giorno in giorno; è un impegno ad essere sempre migliore e a percorre una strada che domani dovranno percorrere i tuoi figli. Si può perfettamente svolgere il ‘lavoro’ di madre ed essere una donna in carriera senza rinunce. Ovviamente bisogna preservare un ordine di priorità che non può cambiare: la famiglia al primo posto. Il poter conciliare la vita di famiglia con le mie aspirazioni professionali è stato fondamentale. Ci vuole sacrificio, perseveranza ma soprattutto amore che dà la forza per andare avanti; è l'ingrediente che non può mancare nella vita, rinforza lo spirito e nei momenti di difficoltà permette di alzarci e continuare. Senza mai dimenticare, però, che viviamo anche per aiutare chi soffre di situazioni per noi lontane.
Il ruolo della donna è molto importante e determinante nella società e per tanto bisogna preservarlo, siamo noi a portare la vita e questo dono divino precisa preservarlo.”
(Marika Del Zotti)


Vincitrice di 5 Grammy Award, Chrtistina Aguilera è stata nominata Ambasciatrice contro la Fame del WFP (World Food Programme) delle Nazioni Unite. "Ogni sei secondi un bambino muore di fame e questa statistica è impressionante, per me" - ha raccontato Christina Aguilera - "Dopo aver avuto mio figlio, ho sentito la necessità di dover far parte della lotta contro tutto questo, di dover fare qualcosa per cambiare la situazione". Christina ha definito, quella intrapresa al fianco del WFP, come "un'esperienza che cambia la vita". Cosa che ha ribadito anche durante la sua visita ad Haiti, servita soprattutto per farsi un'idea della situazione sul campo. Visitare orfanotrofi, scuole, ospedali, campi profughi è fare la mia parte per aiutare le popolazioni bisognose e assistite dalla caritatevole azione degli uomini del WFP. Prossimo appuntamento il campo profughi in Kenia dove "sopravvivono" ogni giorno mezzo milione di anime grazie agli aiuti umanitari forniti anche dalle attività umanitarie del WFP Italia.

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Donna e violenza: un binomio sempre attuale
Almeno una volta nella vita è stata vittima di violenza, fisica o sessuale

ROMA (Italy) - Quello femminile è un ruolo che nel corso degli anni ha subito diversi cambiamenti: se la donna della prima metà del Novecento veniva vista soltanto come cardine della famiglia, quella di oggi svolge un ruolo indispensabile anche nell’ambito lavorativo ponendosi spesso quale miglior esempio di onestà e produttività agli occhi dell'icona maschilista.

Con la venuta dell’età moderna e lo sviluppo industriale, venne data alle donne l’opportunità di svolgere mansioni che andassero oltre a quelle domestiche - come l’educazione dei figli e lavori domestici in generale - pur essendo sempre di scarso pregio. Nonostante fossero lavori faticosi, la retribuzione femminile era inferiore a quella che spettava agli uomini, ma dal dopoguerra ad oggi, dopo anni di lotte e movimenti femministi, le donne hanno avuto l’opportunità di ampliare i loro studi e di ottenere gratificazioni lavorative. I vari movimenti del passato, hanno portato ad un apparente riequilibrio sociale tra donne e uomini in un mondo prettamente maschilista. Se quello femminile era uno ruolo limitato ora è divenuto fondamentale all’interno di attività imprenditoriali e anche in quelle statali e ministeriali.


La donna è da sempre simbolo di tenacia e forza non solo per la caparbietà dimostrata nei secoli, ma anche per la sua capacità di essere poliedrica in quanto capace di far conciliare famiglia, impegni lavorativi e spesso sociali. Ma se da un lato le donne hanno ottenuto vari successi, dall’altro sono ancora oggi vittime di gravi violenze: una delle più grandi piaghe della nostra società. Secondo alcuni dati Istat su 6 milioni e 743 mila donne, il 31,9% almeno una volta nella vita è stata vittima di violenza, fisica o sessuale. Il 6,6% del totale della popolazione femminile da 16 a 70 anni ha subito forme di violenza sessuale prima dei 16 anni. La maggior parte delle violenze è ad opera di parenti, compagni, ex fidanzati. Ma come può un uomo, invece di dare amore, provare tanto odio? È questo ciò che turba di più: l’incapacità di accettare la donna come figura pari a quella maschile, che abbia gli stessi diritti e gli stessi obblighi. Quest’imparità persiste: si continuano a preferire partner maschili nel campo lavorativo perché non si ritengono le donne affidabili o competenti sottovalutando così la loro sfera d’azione. È stato infatti stimato che le imprese capitanate da donne, in un periodo di crisi come quello attraversato dal nostro Paese negli ultimi anni, sono quelle con la minor percentuale di perdita. Inoltre la capacità delle donne di inventare nuovi sbocchi lavorativi anche grazie all’utilizzo della tecnologia, attribuisce al genere femminile una capacità di sopravvivenza maggiore.

Ma le donne che denunciano i propri molestatori aumentano giorno per giorno, come aumentano anche le varie associazioni che offrono sostegno alle vittime di questo flagello universale. Ci si può e ci si deve ribellare a queste atrocità e bisogna smettere di giustificare queste azioni inaccettabili, perché nascondere agli altri, e spesso a se stesse, le molestie non porta alcun aiuto. Un uomo che picchia una donna non la ama: è di questo che dobbiamo prendere coscienza. Un compagno che picchia la propria donna, un ragazzo che molesta la propria fidanzata non smetterà di farlo, lo rifarà ancora. Il sostegno morale è fondamentale in queste circostanze per ridare alle donne l’autostima persa perché la forza che le donne hanno in se può salvarle e farle integrare, una volta per tutte, in questo mondo apparentemente gestito dagli uomini ma che andrebbe a rotoli senza la presenza femminile. (Nicoletta Emanuela Pannofino)


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