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Aereo Malaysia: ritrovato un rottame del Boeing 777 scomparso nell' Oceano Indiano l'otto marzo 2014
Forse risolto il mistero del volo MH370 dalla Malesia alla Cina disperso nei cieli del Vietnam

ROMA (Italy) - I resti di un aereo trovati sull'isola francese di La Reunion, nell'Oceano indiano, alimentano la speranza do far luce su uno dei grandi misteri dell'aviazione: la sparizione del volo MH370.

La sezione di un'ala d'aereo che le acque oceaniche hanno restituito e fatto arenare a Saint Andre', sulla costa orientale dell'isola potrebbe appartenere al volo delle Malaysia Airlines, sparito senza lasciare traccia l'8 marzo dello scorso anno. L'aereo era decollato poco prima da Kuala Lumpur diretto verso Pechino, con 227 passeggeri a bordo e 12 persone d'equipaggio.
Il Boeing 777 delle linee aree malesi spari' diciassette mesi fa dopo aver cambiato rotta per un'"azione deliberata", secondo gli esperti, appena 40 minuti dopo il decollo e dopo che qualcuno aveva spento i sistemi di comunicazione.


Pur molto cauto, il premier malese ha detto che e' troppo presto per fare ipotesi, ma ha confermato che l'ala appartiene "molto probabilmente" a un Boeing 777. E il Boeing 777 malese e' l'unico al mondo che manca all'appello. L'alettone ritrovato, la parte mobile sulla parte esterna dell'ala, lungo piu' di 2 metri, sara' mandato a Tolosa, in Francia, perche' la Bea, l'autorita' francese che indaga sugli incidenti dell'aviazione civile, possa esaminarla. Un'equipe malese -con uomini del ministero dei Trasporti, dell'Aviazione Civile, della Malaysia Airlines e dell'inchiesta- e' gia' in viaggio verso la Francia. Una seconda equipe si e' trasferita a La Reunion.

Il vicepremier australiano, Warren Truss, ha detto che "manifestamente" il ritrovamento e' "un passo molto importante". I resti sono stati localizzati mercoledi' da addetti di un'associazione locale, incaricata di tenere pulito il tratto di costa a Saint Andre' di La Reunion. L'isola, un dipartimento d'oltremare francese vicino al Madagascar, si trova all'estremita' occidentale dell'enorme area di ricerca nel sud dell'Oceano indiana individuata dagli inquirenti come la probabile zona dell'incidente. Non si esclude comunque neanche che il frammento appartenga ad altri aerei: un bimotore che precipito' nel maggio del 2006 vicino al litorale dell'isola, un Airbus 310-300 di Air Yemenia schiantatosi nel giugno del 2009 e un Boeing 767 dell'Ethiopian Airlines incidentato nel 1996, questi ultimi due nelle acque dell'arcipelago delle Comore.

Il Boeing 777 delle linee aree malesi spari' diciassette mesi fa dopo aver cambiato rotta per un'"azione deliberata", secondo gli esperti, appena 40 minuti dopo il decollo e dopo che qualcuno aveva spento i sistemi di comunicazione. A bordo viaggiavano 239 persone: 153 cinesi, 50 malesi (12 dell'equipaggio), sette indonesiani, sei australiani, cinque indiani, quattro francesi, tre statunitensi, due neozelandesi, due ucraini, due canadesi, un russo, un olandese, un taiwanese e due iraniani. E adesso i familiari delle vittime aspettano con grande apprensione.

Consulta lo speciale dedicato all'abbattimento in volo dell'aereo MH17 della Malaysia avvenuto in Ucraina


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Aereo scomparso Malaysia Airlines: riesame di tutti i dati del volo Mh370
Le ipotesi al vaglio non escludono che sia atterrato in un luogo segreto

ROMA (Italy) - La zona sul fondale dell'Oceano Indiano in cui sono stati captati i segnali acustici compatibili con quelli emessi dalle scatole nere non e' la stessa dove si sarebbe inabissato il Boeing 777-200 Er della 'Malaysia Airlines', svanito in volo l'8 marzo scorso con 239 persone a bordo. Lo ha annunciato l'agenzia governativa australiana che coordina le ricerche, sulla base delle ultime analisi dei dati raccolti. "L'area", recita un comunicato ufficiale, "puo' ormai essere esclusa come luogo finale nel quale giace il relitto del volo Mh370".

Tuttavia, qualcuno ha insinuato che l’interpretazione dei dati potrebbe essere errata e che non possa dimostrare che il volo da Kuala Lumpur a Pechino si fosse invece diretto a sud, e che quindi l’aereo potrebbe ugualmente aver volato a nord dell’Equatore.
Le ipotesi al vaglio non escludono che sia atterrato in un luogo segreto.


Proseguono le ricerche del velivolo Mh370 della Malaysia Airlines, scomparso nella notte tra il 7 e l’8 marzo scorsi con a bordo 239 passeggeri. In un briefing, il coordinatore delle operazioni di ricerca, l’ex comandante delle forze armate australiane Angus Houston ha spiegato che sarà anche effettuato “un ampio e robusto” riesame di tutti i dati sul tragico volo.

Come riporta l’Ansa, in realtà le ricerche nell’Oceano indiano si sono basate sull’esame di due fragili insiemi di dati quali l’analisi da parte di scienziati del colosso delle comunicazioni Inmarsat di sette deboli segnali raccolti da uno dei suoi satelliti, e i ping uditi in profondità e interpretati come segnali dalla scatola nera. “I dati e la tecnica usati da Inmarsat sono stati riesaminati indipendentemente da diverse altre organizzazioni in Usa e in Gran Bretagna, oltre che dall’Organizzazione di Scienza e Tecnologia della Difesa australiana” ha tuttavia assicurato Houston. Sulla vicenda è ancora polemica e l’ex primo ministro malesiano Mahathir Mohamad ha accusato l’agenzia di spionaggio americana, CIA, di nascondere fatti cruciali sul volo Mh370, sostenendo che l’aereo potrebbe essere stato messo in modalità pilota automatico da remoto da parte della CIA se fosse stato dirottato: “Il controllo remoto via radio o via satellite tramite alcuni link delle agenzie governative, come la Central Intelligence Agency, è tecnicamente possibile se i terroristi cercano di ottenere il controllo del ponte di volo” ha scritto l’ex ministro in una nota di commento ad un libro che recentemente pubblicato sul caso.

“Gli aerei non scompaiono. Certamente non in questi giorni con tutti i potenti sistemi di comunicazione, radio, monitoraggio satellitare e le telecamere senza pellicola che operano quasi all’infinito e in possesso di ampie capacità di memorizzazione. L’aereo è da qualche parte, magari senza le marcature della MAS” - ha ribadito Mohamad affermando che - “è stato uno spreco di tempo e denaro per cercare residui o chiazza di petrolio o cercare di ascoltare i ping della scatola nera”.

Intanto, il veicolo sottomarino automatico Bluefin-21 è stato nuovamente lanciato dalla nave australiana Ocean Shield, ritornata nell'area delle ricerche dell'Oceano Indiano. Nel corso della prossima settimana, il veicolo proseguirà con la scansione delle zone rimanenti vicine al punto nel quale ad inizio aprile sono stati rilevati dei segnali acustici che si ritiene provenissero dal dispositivo di localizzazione delle scatole nere del Boeing 777 della compagnia asiatica. È previsto che la Ocean Shield conduca le sue operazioni sino al 28 maggio. Ieri è partita da Fremantle la nave cinese Zhu Kezhen, che inizierà a condurre dei sondaggi batimetrici nelle aree indicate dall'Australian Transport Safety Bureau (AVIONEWS). Si tratta di una mappatura del fondale oceanico, che verrà effettuata in preparazione di una ricerca effettuata da un'azienda privata ingaggiate allo scopo dalle autorità nazionali coinvolte. Un'altra nave cinese, la Haixun 01, supporterà le operazioni, effettuando anche con cadenza settimanale il trasporto a Fremantle dei dati dei sondaggi, che saranno processati da Geoscience Australia. Le operazioni avranno anche l'appoggio di un team delle forze armate australiane. Nei giorni scorsi il dipartimento malese per l'aviazione civile ed Immarsat, la società britannica di servizi satellitari che ha contribuito a tracciare il percorso finale del volo MH370, hanno rilasciato un comunicato congiunto per annunciare il prossimo rilascio dei dati satellitari relativi all'aereo di Malaysia Airlines, in base ai quali è stato stabilito che l'aereo di Malaysia Airlines ha deviato dal suo percorso prestabilito, precipitando poi nell'Oceano Indiano al largo delle coste australiane. (Redazione)


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Il volo MH370 scomparso: rintracciato in fondo all'oceano il segnale di una scatola nera
Nell'Oceano Indiano, almeno tre segnali dai fondali. Sul posto, navi della marina cinese e australiana

ROMA (Italy) - Una nave australiana ha captato il segnale per circa 13 minuti e già alcune ore fa l'aveva intercettato per circa due ore e mezza, prima di perdere il contratto. "Abbiamo captato due distinti segnali di ritorno", ha riferito il capo dell'agenzia australiana che coordina le ricerche, "potrebbero essere quelli dalle scatole nere: quella nella cabina di pilotaggio e quella dell'aereo". Ci vorranno tuttavia alcuni giorni per confermare se il segnale registrato sia quello del volo MH370. È poi mistero su come le scatole nere possano ancora funzionare, visto che le batterie, a un mese dal disastro aereo, dovrebbero essere già scariche.

Già ieri, nella stessa zona dove sono stati rilevati i segnali, sono stati individuati rottami. Si tratta di "oggetti di colore bianco rinvenuti a 90 chilometri circa dal punto in cui è stato captato il segnale".


Forse siamo arrivati a una svolta nel mistero dell'aereo malese scomparso l'8 marzo scorso. Forse è stata trovata la scatola nera. Ma è ancora tutto da verificare. Ieri sera la notizia che ha riacceso le speranze. Una motovedetta cinese attiva nelle ricerche del volo MH370 ha rilevato un segnale dal fondale dell'Oceano indiano che potrebbe far pensare all'impulso emesso da una scatola nera. Una scatola nera che potrebbe essere proprio quella del Boeing 777 dissoltosi nel nulla con a bordo 239 persone. Oggi 12 aerei e 13 navi di 7 Paesi hanno deciso di convergere nella zona del rilevamento. Qui la stessa motovedetta cinese di ieri sera ha di nuovo rilevato un segnale simile a quello di ieri sera. Poi è stata la volta di una nave australiana: un altro segnale.

La maxi-caccia alle scatole nere prima che le batterie degli apparecchi si spengano è iniziata ieri. L’obiettivo è quello di ritrovarle prima dell'inizio della prossima settimana altrimenti sarebbe forte il rischio che siano perse per sempre. Nella zona 1.600 chilometri a ovest dell'Australia due navi stanno setacciando un percorso di circa 240 km lungo il quale, secondo nuovi calcoli della task force multinazionale di esperti, è più probabile che il Boeing 777-200 sia precipitato, verosimilmente per l'esaurimento del carburante. L'australiana "Ocean Shield" è dotata di una sonda di 35 chili capace di captare le emissioni acustiche delle scatole nere, in una zona dove i fondali sono profondi fino a 3 mila metri. Poichè le batterie degli apparecchi hanno una durata di circa un mese, si crede che l'autonomia rimasta possa non superare i tre giorni. Con una velocità di crociera di 5 chilometri all'ora, potrebbero essere necessari quindi due giorni per un eventuale ritrovamento - sempre che i calcoli sul probabile punto di impatto del Boeing siano corretti.

Se la ricerca non desse gli esiti sperati, la possibilità di ritrovare le scatole nere si ridurrebbe drasticamente ma non si spegnerebbe del tutto. Un'altra nave della Marina australiana è infatti attiva con un sonar per perlustrare il fondale. Qui, tuttavia, eventuali resti dell'aereo rischiano di mescolarsi ad altri detriti e quindi diventerebbero difficili da identificare. Purtroppo c'è un altro fatto: anche un eventuale ritrovamento delle scatole nere potrebbe non chiarire il mistero. Gli apparecchi contengono infatti le ultime due ore di registrazioni audio in cabina, e potrebbero quindi lasciare gli investigatori all'oscuro sui motivi della disattivazione dei sistemi di comunicazione dopo le ultime parole "Buonanotte, Malaysian tre-sette-zero". Dopo che le indagini sui 227 passeggeri non hanno evidenziato nulla di sospetto, le ricerche si concentrano sul passato dei 12 membri dell'equipaggio e in particolare sui due piloti. In una zona più ampia di circa 220 mila chilometri quadrati sono operativi intanto anche 14 aerei - 10 militari e quattro civili - con il compito di individuare eventuali resti galleggianti. Nell'ultima settimana ne sono stati recuperati centinaia, spesso su segnalazione dei satelliti, ma nessuno di essi apparteneva al volo MH370. (Redazione - 8 aprile 2014 ore 20.00)


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L'aereo scomparso è precipitato nell'Oceano indiano, nessuno sopravvissuto
I resti avvistati a duemila chilometri dalle coste australiane

ROMA (Italy) - Si è concluso nell'Oceano Indiano meridionale il volo del Boeing 777 della Malaysian Airlines, l'aereo disperso dal'8 marzo: lo ha reso noto il premier della Malaysia, Najib Razak, nel corso di una conferenza stampa a Kuala Lumpur, in cui ha messo fine a due settimane di giallo sulla sorte del velivolo.

"Il volo MH370 è finito nel sud dell'Oceano Indiano. Con profonda tristezza e dispiacere, vi devo informare che, secondo nuovi dati, il volo MH370 è finito nel sud dell'Oceano Indiano", ha detto Najib, citando ulteriori calcoli basati sui dati forniti dal sistema satellitare Inmarsat per appurare la rotta tenuta dal Boeing 777-200 dopo aver perso i contatti con la torre di controllo. L'ultima posizione rilevata del volo della Malaysia Airlines si trova appunto nell'oceano a ben 2000 km dalla città australiana di Perth.


Najib ha spiegato di aver già informato le famiglie delle 239 persone a bordo riguardo gli ultimi sviluppi e ha rinviato a un'altra conferenza stampa domani per ulteriori dettagli. La Bbc fa sapere che anche la Malaysia Airlines ha comunicato ai parenti dei passeggeri con un sms che "al di là di ogni ragionevole dubbio l'aereo è andato perduto e non vi sono sopravvissuti". Le famiglie sono state avvisate con un sms, sia in inglese sia in cinese.

Secondo le autorità qualcuno a bordo avrebbe disabilitato l'Acars 30 minuti dopo il decollo. Circa un'ora dopo avrebbe anche disattivato il transponder, che identifica l'aereo con i sistemi radar commerciali. Già questo potrebbe dar da pensare: il fatto che i due sistemi siano stati disattivati separatamente fa pensare quindi a una volontà, a una intenzione.

Ma le autorità malesi stanno anche concentrando le loro indagini sul fronte interno ed in particolare sui due piloti, dopo aver confermato che il Boeing 777 ha potuto volare per 7 ore e mezzo dopo che era stato disattivato il transponder che segnala la posizione dei velivoli. Le abitazioni dei due piloti sono state perquisite, e nella casa del capitano è stato trovato un simulatore di volo. Inoltre, si è ricominciato a controllare tutti i passeggeri a bordo, soprattutto per verificare se tra di loro vi fosse qualcuno con un addestramento da pilota.

L'ultimo segnale dopo 7 ore e mezzo dal decollo - Il sistema Acars, anche se messo fuori uso, emette comunque un impulso ogni ora. Un impulso registrato da un satellite. L'ultimo è stato rilevato 7 ore e mezza dopo il decollo e la localizzazione del jet, in quel momento, era tra Kazakistan e il sud delll'Oceano Indiano. Il co-pilota del Boeing 777 della Malaysian Airlines comunicò due volte, a distanza di sei minuti, alla torre di controllo l'altitudine di 35mila piedi (10.600 metri) a cui si trovava l'aereo. E' quanto emerge dalla trascrizione degli ultimi 54 minuti di comunicazioni tra la cabina di pilotaggio e la torre di controllo, prima che il Boeing scomparisse dai radar, all'1 e 22 di notte dello scorso 8 marzo, al largo del Vietnam. (Redazione - 24 marzo 2014 ore 18.00)


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B777 Malaysian: fu dirottato volando per altre setto ore e i cellulari dei dispersi squillano ancora
I dirottatori esperti di aviazione e pilotaggio avrebbero disattivato le funzioni radar

ROMA (Italy) - A bordo dell'aereo della Malaysian Airlines scomparso sabato scorso furono disattivate tutte le comunicazioni e il Boeing 777-200 continuo' a volare a lungo, al punto che i satelliti lo rilevarono ancora per piu' di sei ore e mezza dall'ultimo contatto radar.

Molti parenti dei 239 dispersi, alcuni dei quali nei giorni scorsi hanno incredibilmente ottenuto linea libera telefonando ai cellulari dei propri cari, sperano ancora che l’aereo sia atterrato in qualche luogo tenuto segreto. Finora l'ultimo punto di comunicazone e' stato localizzato in un'area all'interno di due grandi corridoi geografici: quello settentrionale che va dalla frontiera con il Kazakhstan e il Turkmenistan fino al nord della Thailandia, e quello meridionale dall'Indonesia al sud dell'Oceano Indiano. Di qui la decisione di interrompere le ricerche nel Mar Cinese meridionale e di concentrarle nelle regioni in cui potrebbe essere arrivato l'aereo.


Il premier della Malaysia Rajib ha spiegato che l'ultima comunicazione del satellite con il Boeing 777-200 e' stata registrata alle 8,11 del mattino dell'8 marzo, piu' di sei ore e mezza dopo che il velivolo era scomparso dai radar, all'una e mezza. Il movimento del velivolo in quelle sei ore e mezza, in cui devio' dalla rotta e sorvolo' la penisola della Malaysia per poi dirigersi verso l'Oceano Indiano, e' "coerente con un'azione deliberata da parte di qualcuno a bordo dell'aereo", ha spiegato il premier. Gli investigatori stanno tentando di capire quale distanza possa aver volato oltre l'ultimo contatto con il satellite.

Ecco spiegato perché le ricerche dell’aereo nel Mar cinese meridionale sono state sospese. Il Boeing verrà ora cercato lungo due possibili corridoi di volo che potrebbe aver preso dopo la scomparsa dai radar: uno che porta a nord verso il Kazakhstan e l’altro che punta a sud verso l’Indonesia e poi l’India. L’ultima indicazione sulla possibile rotta del MH370 dopo il suo ultimo punto di contatto è arrivata oggi da fonti militari malaysiane, secondo cui il Boeing 777-200 avrebbe sorvolato l’Oceano Indiano con un percorso a zig-zag, fatto di due virate secche prima di dirigersi verso le Isole Andamane (India), La versione si basa su virate rilevate in coincidenza di noti punti di navigazione (che marcano le rotte aeree), che significherebbe che ai comandi c’era qualcuno con esperienza di volo. Le indagini sulla sparizione del volo MH370 «sono entrate in una nuova fase» e le autorità della Malaysia hanno spostato il loro focus sui passeggeri e sull’equipaggio del Boeing che trasportava 239 persone, ha aggiunto il premier malese.

Nessuna ipotesi è ancora scartata dagli investigatori. Il fatto che l’aereo sia stato con ogni probabilità captato dai radar militari malaysiani in un cambio di rotta verso ovest solo dopo che il transponder sia stato spento, tuttavia, mantiene in auge soprattutto quella di un dirottamento finito male. Molti parenti dei 239 dispersi, alcuni dei quali nei giorni scorsi hanno incredibilmente ottenuto linea libera telefonando ai cellulari dei propri cari, sperano ancora che l’aereo sia atterrato in qualche luogo tenuto segreto. Se confermata, un’eventuale virata nell’Oceano Indiano costituirebbe un potenziale imbarazzo per diversi Paesi della regione (Indonesia, Thailandia), che non hanno “visto” nei radar un aereo non identificato. La stessa India è ora coinvolta nelle ricerche, data la presenza delle isole Andamane (suo territorio nonostante la lontananza dalla terraferma) sull’ipotetica rotta del Boeing. Ma la vastità della potenziale area di ritrovamento è ora enorme: "È come passare da una scacchiera a un campo da calcio", ha commentato sulla Cnn il comandante William Marks, della Settima flotta statunitense. Nel disastro del volo Air France Rio de Janeiro-Parigi del 2009, precipitato nell’Oceano Atlantico, i resti furono ritrovati solo due anni dopo. (Redazione - 16 marzo 2014 ore 12.00)


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Aereo Malaysian scomparso: i satelliti cinesi registrarono il volo effettivo per bencinque ore
Le ricerche spostate in oceano Indiano. Oramai quasi certa l'ipotesi dirottamento

ROMA (Italy) - Secondo fonti Usa consultate dal Wall Street Journal l'aereo trasmise la sua localizzazione ripetutamente ai satelliti per cinque ore dopo la sua sparizione dai radar. I satelliti ricevettero anche informazioni sulla velocità e l'altitudine dell'aereo dai suoi segnali ('ping') intermittenti. A una settimana di distanza ancora nessuna traccia del B-777 della Malaysia Airlines scomparso dai radar durante la rotta tra Kuala Lumpur e Pechino con a bordo 239 persone. Aereo scomparso: segnalato evento sismico su fondo marino. Sismologi Università cinese, forse causato da impatto velivolo.

Come annunciato dal ministro dei trasporti, l'area analizzata è stata spostata verso l'Oceano Indiano. Fonti vicine alle indagini: il volo della Malaysian Airlines ha virato verso ovest, direzione Medio Oriente o Europa, infilandosi in un corridoio che solo un esperto poteva calcolare.


Le ultime segnaliazioni raccolte dai satelliti - L'ultimo dato, raccolto da uno dei satelliti gestiti da Inmarsat, arrivò quando l'aereo risultava sopra il mare, a un'altitudine di volo definita "normale", il che lascia pensare che almeno fino a quel momento il velivolo fosse intatto. Non è chiaro, scrive il quotidiano, perchè i segnali si interruppero ed è "possibile che il sistema che li invia sia stato disattivato da qualcuno a bordo". Intanto, proprio grazie "ai nuovi indizi" analizzati dagli inquirenti, gli americani che collaborano alle ricerche - ha preannunciato il portavoce della Casa Bianca Jay Carney - stanno virando il focus delle ricerche, spostandosi centinaia di chilometri ad ovest della tratta originaria, nella "regione dell'Oceano Indiano".

Le foto diffuse dalle autorità cinesi - Sono infatti andate a vuoto le ricerche nell'area tra l'estremità meridionale del Vietnam e l'est Malesia scattate dopo che le autorità cinesi hanno diffuso le foto riprese da un satellite di 3 possibili frammenti del velivolo: 'tre oggetti galleggianti' di varie dimensioni, il più grande di 24 metri per 22. Le immagini risalgono al 9 marzo scorso e sono state fatte propria nell'area in cui si ritiene si trovasse l'aereo al momento della scomparsa dai radar.

Intanto un gruppo di sismologi cinesi ha affermato di aver trovato tracce di un "evento sismico" che si è verificato l'otto marzo sul fondale marino tra il Vietnam e la Malaysia e che potrebbe avere un nesso con la scomparsa del volo MH370. Gli scienziati sottolineano che "l'evento" si è verificato in una zona non sismica e quindi potrebbe essere stato causato dall'impatto del velivolo con il fondo marino.

Il tempo trascorso senza notizie sta logorando i parenti dei dispersi. «Ogni giorno sembra un’eternità», ha dichiarato alla Cnn la moglie di uno di essi. Ma anche le autorità malaysiane sembrano sopraffatte dalla pressione internazionale di fronte alla mancanza di informazioni, e gli operatori della Malaysia Airlines non sanno più cosa dire di fronte al misto di rabbia e disperazione dei parenti dei 239 passeggeri; dopo un incontro con essi, oggi due dipendenti della compagnia aerea si sono sciolte in lacrime. Anche per rispetto delle vittime, la Malaysia Airlines ha deciso oggi di rinominare quel volo Kuala Lumpur per il futuro, assegnandoli il codice MH318. Ma finché non verrà ritrovato l’aereo scomparso, lasciarsi alle spalle il misterioso incidente sarà impossibile. (Redazione - 14 marzo 2014 ore 14.00)


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B777 scomparso. Controllo passaporti, in alcuni paesi troppe falle nei controlli
Nel 2013 oltre un miliardo di imbarchi in tutto il mondo senza verificare la validità dei documenti

ROMA (Italy) - Il rafforzamento delle misure di sicurezza e dei controlli introdotti negli aeroporti internazionali dopo gli attentati di Al Qaeda dell'11 settembre 2001 hanno indubbiamente complicato la vita dei passeggeri. Lunghe e snervanti code dal momento del check in fino a quello dell'imbarco, alle quali tutti ci sottoponiamo, in nome del superiore interesse generale.

Quello della sicurezza, appunto. Eppure, nonostante la semi militarizzazione degli aeroporti, rimangono ancora aperte delle falle pericolose, ad esempio sul fronte dei controlli dei passaporti, come sta emergendo dalla vicenda del Volo 370 della Malaysia Airlines. Prima della partenza del Volo 370, infatti, nessuno aveva verificato i due passaporti rubati, confrontandoli con i dati inseriti nel databse dell'Interpol nel 2012 e 2013, ha riferito l'agenzia.


Le notizie secondo le quali due dei passeggeri che si trovavano a bordo dell'aereo viaggiavano con passaporti austriaci e italiani risultati rubati, rilanciano un problema del quale l'Interpol si lamenta da anni. E questo a prescidere dal fatto che le indagini riescano a stabilire un nesso tra i due passaporti rubati e l'ipotesi di un attentato terroristico. Secondo l'agenzia internazionale, "solamente una manciata di Paesi in tutto il mondo" effettua i controlli necessari a impedire che chi è in possesso di un passaporto rubato possa imbarcarsi su un aereo.

Se i documenti di identità presentati dai passeggeri al momento delle operazioni di controllo e di imbarco non vengono verificati attraverso il database dei "Documenti di viaggio rubati o smarriti" che l'Interpol mette a disposizione di tutti i Paesi, la falla nel sistema di sicurezza rischia di rimanere aperta ancora a lungo. Prima della partenza del Volo 370, infatti, nessuno aveva verificato i due passaporti rubati, confrontandoli con i dati inseriti nel databse dell'Interpol nel 2012 e 2013, ha riferito l'agenzia.

I numeri diventano impressionanti su scala mondiale e nell'arco di un intero anno. Nel solo 2013, ha riferito ancora l'Interpol, ci sono stati negli aeroporti di tutto il mondo oltre un miliardo di imbarchi, senza che i documenti di viaggio dei passeggeri venissero confrontati con il database dell'agenzia. Questo, su un totale di 3,1 miliardi di passeggeri registato dalle compagnie aeree lo scorso anno, secondo le stime della International Air Transport Association.

Passaporti e documenti falsi o rubati, ha spiegato alla Cnn l'esperto di sicurezza nei trasporti aereri Richard Bloom, vengono usati ogni giorno negli aeroporti per ragioni che non hanno necessariamente a che fare con il terrorismo. C'è chi li usa per emigrare illegalmente in un Paese, chi lo fa per contrabbandare merci rubate, droga, armi, o anche per importare merci legali, ma evitando di pagare i dazi doganali dovuti.

Se l'ipotesi terrorismo che mette in relazione i due passaprti rubati con la scomparsa del Volo 370 con il passare delle ore sembra perdere consistenza, per il segretario generale dell'Interpol Ronald Noble, la preoccupazione principale rimane comunque quella che vi siano passeggeri in grado di imbarcarsi su un volo usando passaporti rubati. "E' una situazione che speravamo di non dover mai vedere - ha detto Noble - per anni l'Interpol ha chiesto che non si dovesse attendere una tragedia per attivare adeguate misure di sicurezza ai controlli delle frontiere e agli imbarchi".

L'Interpol mette a disposizione gratuitamente di tutti i 190 Paesi membri dell'agenzia la possibilità di accedere alla banca dati che contiene gli estremi di tutti i passaporti che risultano rubati o smarriti. Un sistema creato nel 2002, dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, che all'inizio conteneva poche migliaia di dati e che ora vede l'inserimento di 40 milioni di schede, con 800 milioni di controlli ogni anno.

Ma in definitiva, a parte i casi di Paesi che non hanno le risorse o le capacità tecniche per accedere alla rete dell'agenzia, come spiega un ex vice direttore dell'Fbi, Tom Fuentes, "sta alla volontà di ciascun Paese" di mettere in piedi un sistema in grado di connettersi al database. Secondo i dati dell'Interpol, gli Stati Uniti affettuano 250 milioni di controlli ogni anno sul database dell'agenzia, il Regno Unito 120 milioni di controlli, gli Emirati Arabi, 50 milioni. Per dare un'idea del numero di passaporti smarriti o rubati, nei soli Stati Uniti, vengono riportati 300mila casi ogni anno.

"Se la Malaysia Airlines e tutte le compagnie aeree del mondo fossero in grado di controllare i dati dei passaporti dei loro passeggeri sulla banca dati dell'Interpol, non saremmo stati costretti a domandarci se dei passaporti rubati siano stati usati da terroristi a bordo del Volo MH 370", ha commentato amaramente Noble. (Redazione - 12 marzo 2014 ore 15.00)


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Aereo scomparso: si assottigliano le ipotesi di terrorismo in favore di quelle del "traffico di esseri umani"
Squadre di aerei e navi alla ricerca dei resti del boeing malese precipitato

ROMA (Italy) - S'affaccia l'ipotesi di traffico d'esseri umani più che di terrorismo tra le cause della scomparsa del Boeing 777 della Malaysia Airlines. Lo ipotizza la Interpol dopo avere appurato che i due iraniani saliti a bordo con passaporti rubati "non erano terroristi".

I due uomini sono Pouri Nour Mohammadi, nato il 30 aprile 1995, e Delavar Syed Mohammad Reza, nato il 21 settembre 1984. La polizia della Malaysia aveva già riferito di Mohammadi, 19 anni, precisando che era diretto in Germania per chiedere asilo. La presenza dei due sarebbe riconducibile al traffico di esseri umani. Il segretario generale dell'Interpol, Ronald K. Noble, infatti, ha dichiarato che "la pista terroristica si allontana" nelle indagini sulla scomparsa del Boeing 777. "Più informazioni raccogliamo, più siamo portati a concludere che non si tratta di un episodio di terrorismo".

Sul disastro sta indagando anche la polizia svedese che ha accertato che uno dei due passeggeri in questione intendeva recarsi in Svezia per chiedere asilo. Secondo il quotidiano Aftonbladet, l'iraniano, 29 anni, si chiamava Delavar Seyedmohammaderza, ma viaggiava sotto il nome di Luigi Maraldi, il cittadadino italiano che risultava nell'elenco dei passeggeri del Boeing 777. Secondo un portavoce della polizia di Goeteborg, l'uomo, partito da Kuala Lumpur, prevedeva di recarsi a Malmö, via Pechino, Amsterdam e Copenhagen. Un lontano parente che l'aspettava in Svezia ha informato la polizia che il ragazzo si trovava a bordo dell'aereo scomparso. L'altro passeggero munito di passaporto falso si chiamava Pouria Nour Mohammad Mehrdad, 19 anni. Secondo l'Aftonbladet, questo secondo giovane, intendeva recarsi in Germania con il suo passaporto austriaco.

Il rafforzamento delle misure di sicurezza e dei controlli introdotti negli aeroporti internazionali dopo gli attentati di Al Qaeda dell'11 settembre 2001 hanno indubbiamente complicato la vita dei passeggeri. Lunghe e snervanti code dal momento del check in fino a quello dell'imbarco, alle quali tutti ci sottoponiamo, in nome del superiore interesse generale. Quello della sicurezza, appunto. Eppure, nonostante la semi militarizzazione degli aeroporti, rimangono ancora aperte delle falle pericolose, ad esempio sul fronte dei controlli dei passaporti, come sta emergendo dalla vicenda del Volo 370 della Malaysia Airlines.

Se invece il Boeing 777 delle Malaysia Airlines in rotta tra Kuala Lumpur e Pechino non è stato dirottato, la scomparsa dal radar, senza neppur avere lanciato un segnale di mayday, potrebbe ricondursi anche ad un guasto tecnico dovuto alla scarsa manutenzione degli aeromobili. Nel libro “Paura di Volare” viene spiegato come con la crisi economica si registri un incremento dell’utilizzo di pezzi di ricambio non originali (bogus parts ndr.) o provenienti da vecchi aerei precipitati o “rottamati” nella manutenzione ordinaria dei vettori. E non solo di quelli asiatici. In questa “mega truffa” sulla sicurezza dei passeggeri sono coinvolte moltissime compagnie aeree di tutto il mondo. Anche il Civil Service Bureau di Hong Kong ha spiegato come nel 2014 il volume di affari del solo settore di ricambi aerei raggiungerà i 1.500 miliardi di dollari. “E se consideriamo anche solo il 7 per cento di questi ricambi come non originali- spiega Arturo Radini, esperto di bogus parts, perito ed ex comandante - il loro valore raggiungerà i 105 miliardi di dollari”. (Redazione - 11 marzo 2014 ore 16.00)


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Terrorismo internazionale l'ipotesi sulla sciagura del 777 Malaysian
Quattro passaporti falsi, l'ipotetico scoppio in volo e voli prenotati per l'Europa. Questo l'attuale scenario

ROMA (Italy) - Rimane un mistero cosa sia accaduto al Boeing 777 della Malaysia Airlines, scomparso dai radar mentre era in volo tra Kuala Lumpur e Pechino con 239 persone a bordo. Le autorità malesi stanno indagando su quattro passeggeri con documenti di identità sospetti, che potrebbero essersi imbarcati sull’aereo Malaysia Airlines scomparso ieri dai radar mentre viaggiava tra Malesia e Vietnam.

Alcuni rottami sono stati individuati nelle acque tra Golfo di Thailandia e Mar cinese meridionale, dove ieri un Boeing 777 di Malaysia Airlines è scomparso dai radar. Lo fa sapere Li Jiaxiang, dell’aviazione civile cinese, precisando che non è chiaro se gli oggetti individuati appartengano all’aereo disperso. Intanto, le autorità vietnamite hanno comunicato che nulla è stato trovato vicino alle due chiazze di petrolio individuate ieri in mare, che potrebbero essere state originate dall’inabissamento del velivolo.


Trovare le tracce di un aereo scomparso in mare può richiedere giorni, se non settimane, anche quando vengano impegnati molti mezzi come in questo caso. A seconda delle circostanze che causano lo schianto, infatti, i rottami possono cadere nel raggio di diversi chilometri. Nel caso di una esplosione in quota, l’area sarebbe vasta, mentre se l’aereo fosse precipitato sarebbe ridotta.

L'aereo trasportava 152 cinesi, 38 malesi, 12 indonesiani, 7 australiani, 3 cittadini statunitensi e altrettanti francesi, 2 passeggeri ciascuno di Nuova Zelanda, Ucraina e Canada; e 1 ciascuno di Taiwan e Paesi Bassi, 2 passeggeri registrati con passaporti italiano e austriaco risultati rubati sono di nazionalità ignota. A bordo c’erano anche due bambini e dodici membri dell’equipaggio, totale 239. Gli esperti temono che all’origine della scomparsa non sia un incidente, perché le circostanze sono coerenti con una possibile esplosione a bordo. Il possibile utilizzo di documenti falsi o rubati sosterrebbe questa ipotesi, anche perché in passato al-Qaeda ha usato tattiche simili per nascondere l’identità dei suoi militanti. Per gli esperti di aviazione e terrorismo le notizie dei passaporti rubati rafforzano la possibilità di un attentato, senza escludere però altri scenari, come l’improvviso guasto dei motori o della struttura dell’aereo, una turbolenza estrema, un errore del pilota o il suo suicidio.

Arrivano conferme che i personaggi in possesso dei passaporti di Luigi Maraldi e Christian Kozel, erano prenotati su voli di ieri da Pechino ad Amsterdam, per volare poi rispettivamente lo stesso giorno a Copenhagen e Francoforte. Questo è ritenuto da alcuni un elemento a sostegno dell’ipotesi di un attentato terroristico. I biglietti aerei, con numerazione consecutiva, dei due sono stati prenotati attraverso China Southern Airlines. Avere una successiva prenotazione da Pechino, dove il volo Malaysia Airlines sarebbe dovuto arrivare da Kuala Lumpur, in quanto possessori di passaporti Ue avrebbe evitato la necessità di visti per volare verso la Cina. Giunti a Pechino i due avrebbero sostato 10 ore prima di imbarcarsi su un volo per Amsterdam. Dalla capitale olandese avrebbero poi proseguito uno per Francoforte e l’altro per Copenaghen. (Redazione - 9 marzo 2014 ore 13.00)


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Boeing 777 della Malaysia precipita in mare tra Kuala Lumpur e Pechino. Consulta il manifesto passeggeri
A bordo del airliner 239 persone tra cui 150 cinesi. Attive le ricerche nel golfo di Thailandia

Malaysia Airline officials are now contacting the next of kin of the passengers of flight MH370. MH370 flight from Kuala Lumpur to Beijing has lost contact with Subang Air Traffic Control at 2.40am, today. The plane was carrying a total number of 227 passengers including two infants and twelve crew members.
Load passenger list

ROMA (Italy) - Si sono persi i contatti con un Boeing 777 della Malaysia Airlines. Il volo MH370 partito da Kuala Lumpur doveva arrivare a Pechino. A bordo ci sono 239 persone, inclusi due bambini e 12 membri dell'equipaggio, la gran parte, circa 152, di nazionalità cinese.

Ecco le nazionalità dei passeggeri: 7 dall'Australia, 3 dalla Francia, 4 dagli Usa (fra cui un bambino), 2 dalla Nuova Zelanda, 2 dall'Ucraina, 2 dal Canada, 1 dalla Russia, 1 da Taiwan, 1 dall'Olanda, 1 dall'Austria. Il pilota, riferiscono fonti vicino alla compagnia, è molto esperto, ha 53 anni e ha accumulato 8.365 ore di volo. Il Boeing 777 della Malaysia Airlines precipitato durante il volo Kuala Lumpur-Pechino era un modello 200 ER ed è precipitato in una zona tra il Golfo di Thailandia e il Mar cinese meridionale, a circa 300 km dall'isola vietnamita di Tho Chu, nelle acque tra la Malaysia e il Vietnam.


Gli aerei che stanno cercando tracce del Boeing 777 della Malaysia Airlines, scomparso mentre era in volo tra Kuala Lampur e Pechino, hanno avvistato due grandi chiazze di combustibile in mare. Le autorita' vietnamite hanno inviato unita' navali in zona. Lo ha riferito un alto ufficiale dell'esercito di Hanoi, Vo Van Tuan, all'emittente pubblica Vtv. 'Due dei nostri velivoli hanno avvistato due chiazze di olio lunghe tra i 15 e i 20 chilometri che corrono parallele e distano circa 500 metri l'una dall'altra', ha reso noto l'ufficiale.

Il volo MH370 della Malaysian Airlines con 239 persone a bordo è precipitato in una zona tra il Golfo di Thailandia e il Mar cinese meridionale, a circa 300 km dall'isola vietnamita di Tho Chu, nelle acque tra la Malaysia e il Vietnam. Lo riferisce il sito di informazione Tuoi Tre. In un comunicato pubblicato sul sito del governo di Hanoi, «l'aereo ha perso i contatti nello spazio aereo della provincia di Ca Mau, prima di entrare in contatto con la torre di controllo di Ho Chi Minh City». I media cinesi riportano che due navi della marina di Pechino si stanno dirigendo verso la zona, il che potrebbe sollevare tensioni geopolitiche, dato che la Cina reclama la sovranità su gran parte dell'area del Mar cinese meridionale, contesa con altri Paesi, tra cui il Vietnam.

Il Boeing 777 della Malaysia Airlines precipitato durante il volo Kuala Lumpur-Pechino era un modello 200 ER. La sigla indica la versione Extended Range destinata alle lunghe tratte grazie a una maggiore capacità di carburante. Ha infatti un raggio d’azione massimo di 14.300 chilometri per voli di durata fino a 16 ore, come la rotta New York-Hong Kong. la Malaysia Airlines è conosciuta per avere un notevole standard di sicurezza: l’ultimo incidente mortale avvenne il 15 settembre 1995, quando un Fokker 50 si schiantò in fase di atterraggio a Tawau per un errore del pilota (secondo l’inchiesta) provocando la morte di 34 persone. La compagnia possiede 14 Boeing 777-200ER operativi, il primo venne consegnato il 23 aprile 1997. L’aereo ha una velocità di crociera di 0,84 Mach (circa mille km/ora). La rotta Kuala Lumpur-Pechino, di soli 5 ore e mezza di volo, è una delle più corte al mondo coperta da un 777. L’aereo pesa 143 tonnellate vuoto, e può portare alre 155 tonnellate di carico tra passeggeri, bagagli e carburante. (Redazione - 8 marzo 2014 ore 12.00)

Saturday, March 08, 07:20 PM MYT +0800 Malaysia Airlines MH370 Flight Incident - 5th Media Statement - Load passengers manifest

Sepang, 8 March 2014:
The families of all passengers on board MH370 are being informed. The flight was carrying a total number of 239 passengers and crew – comprising 227 passengers (including 2 infants) and 12 crew members. An international search and rescue mission was mobilized this morning. At this stage, our search and rescue teams from Malaysia, Singapore and Vietnam have failed to find evidence of any wreckage. The sea mission will continue while the air mission will recommence at daylight. For the passenger manifest of MH370, click here. The passengers are of 14 different nationalities. All crew on-board are Malaysians. Our thoughts and prayers are with all affected passengers and crew and their family members. The public may contact +603 7884 1234.
For media queries, kindly contact +603 8777 5698/ +603 8787 1276.


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