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Le donne europee si ribellano alle nuove limitazioni sull'aborto sancite dal governo spagnolo
La nuova legge lo prevede solo in caso di stupro o in caso di rischio per la salute della madre

ROMA (Italy) - Per affermare e sostenere il diritto all’aborto le donne d’Europa si sono mobilitate al grido di Yo decido, cioè Decido Io. La manifestazione è cominciata a Madrid in piazza Atocha, sabato mattina e po si è estesa a Parigi, Londra ed è arrivata in Italia, a Roma e Milano. I manifestanti hanno consegnato al Congresso dei Deputati un documento in cui criticano la proposta e ne chiedono il ritiro. Proteste e cortei anche in Italia e in Europa davanti alle sedi delle ambasciate di Spagna.

Sono arrivate in auto, in treno, in pullman, da tutta la Spagna. Migliaia di persone si sono radunate a Madrid per protestare contro il nuovo progetto di legge sull'aborto, più restrittivo, approvato lo scorso dicembre dal governo di Mariano Rajoy. Le normative per l'interruzione di gravidanza in Italia e nel resto del mondo.


L'iniziativa intitolata "Un treno per la libertà" - lanciata da due associazioni femminili delle Asturie cui hanno aderito centinaia di altre sigle - consiste in una marcia dal Paseo del Prado fino al Congresso dei Deputati per consegnare un documento che chiede il ritiro della riforma e le dimissioni di Alberto Ruiz Gallardon, ministro della Giustizia e promotore del progetto di legge.

Il Treno per la libertà si è fatto sentire e vedere dai media per protestare contro la nuova legge spagnola sull’aborto. Si chiama riforma Gallardon, nome del ministro della Giustizia del governo Rajoy, che permette l’interruzione volontaria di gravidanza, solo in caso di stupro o rischio per la salute fisica o psichica della donna. La manifestazione ha visto nelle strade di Madrid non solo donne, ma anche molti uomini che volevano le dimissioni del ministro della Giustizia. La segretaria del Psoe, Elena Valenciano, ha detto: «Non si tratta di una legge contro l’aborto ma di una legge contro le donne, contro la loro libertà e dignità. Noi diciamo no». Il corteo dei manifestanti si è mosso verso il Parlamento spagnolo per chiedere il blocco della proposta di legge. La mobilitazione è diventa di respiro nazionale e internazionale, si sono aggiunte trecento associazioni "per il diritto a decidere" e tanti partiti, non solo a sinistra, ed i sindacati. Da Londra a Bruxelles sit-in di protesta e flash mob, anche ad Amsterdam e a Milano, Roma e Firenze, davanti ambasciate e consolati spagnoli.

Le altre piazze d'Europa - In Italia sono tante le città che hanno organizzato cortei e sit-in contro il nuovo progetto di legge spagnolo: Roma, Milano ma anche Bologna, Vercelli, Cosenza e Siena. “Quanto accade oggi in Spagna potrebbe avvenire anche in Italia - è il commento delle associazioni - dove già registriamo un attacco costante alla legge 194 a causa dell’obiezione di coscienza”. Proteste anche a Londra e Bruxelles, anche qui, come in Italia, davanti alle ambasciate e ai consolati spagnoli. Lo slogan "Yo decido" (decido io) è stato tradotto in varie lingue. Anche Parigi ha manifestato contro la legge che limita l’aborto, con la leader del gruppo Femen, l’ ucraina Inna Shevchenko, e la candidata socialista a sindaco di Parigi, Anne Hidalgo.

Cosa prevede il progetto di legge - La nuova norma andrebbe ad eliminare il diritto all'aborto così come concepito dalla legge firmata dal governo Zapatero. L'aborto, cioè, è permesso solo in caso di "un importante e perdurante danno" alla salute fisica e psicologica della donna, se esista pericolo di vita o se abbia subito (e denunciato) una violenza. Il tutto entro le prime 14 settimane di gestazione. La proposta di legge vieterebbe anche la pubblicità della pratica abortiva da parte degli ospedali. (Redazione - 2 febbraio 2014 ore 12.00)

La legislazione sull’aborto in Italia - Attualmente l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia è garantita dalla legge 194/78, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. La normativa prevede che si possa abortire entro i primi 90 giorni dal concepimento. Il ricorso a questa pratica non può essere mai mezzo di controllo delle nascite, ma può avvenire solo quando il proseguimento della gravidanza rappresenti un rischio per la salute fisica o psichica della donna. Tra le cause che possono mettere in pericolo la condizione della gestante sono annoverate non solo quelle che riguardano il suo stato clinico, ma anche le sue condizioni economiche, sociali o familiari, le circostanze in cui è avvenuto il concepimento o previsioni di malformazioni del nascituro. Nel caso in cui la gravidanza o il parto comportino una grave minaccia alla vita della donna o quando siano accertate eventuali anomalie nel feto, il termine di 90 giorni può essere superato. La legge stabilisce che le generalità della donna rimangano anonime e che i medici possano ricorrere all’obiezione di coscienza nel caso ritengano l’aborto contrario alle loro convinzioni morali o religiose. Tuttavia il personale non può rifiutarsi di procedere all’intervento quando la vita della donna è in imminente pericolo. Inoltre l’obiezione si applica solo alle procedure specificamente dirette all’interruzione di gravidanza, e non alle attività di assistenza antecedente e conseguente l’operazione.

Per poter effettuare la procedura di aborto la donna deve avere un colloquio preliminare con un medico, che esamina insieme a lei e al padre del concepito - ove la donna lo consenta - i motivi della richiesta, la informa dei suoi diritti e sulle opzioni alternative e la invita a riflettere per 7 giorni. Trascorso questo periodo la gestante potrà recarsi in una delle strutture che effettuano l’intervento: presentando un certificato rilasciato dal primo medico, che attesti l’avvenuto colloquio, potrà dunque interrompere la gravidanza. In caso venga verificata l’urgenza della procedura (per esempio quando si è a ridosso della scadenza dei 90 giorni) il medico può rilasciare il certificato immediatamente. Le leggi in vigore precedentemente alla 194 erano quelle del cosiddetto “codice Rocco” dell’epoca fascista. Secondo quelle norme l’IVG era considerata un reato in qualsiasi sua forma.

L’aborto nel mondo - In molti paesi è difficile ottenere dei dati precisi sul numero di interruzioni volontarie di gravidanza. Ad esempio in alcuni stati non si hanno informazioni sulle procedure effettuate in casa o privatamente, mentre in altri le statistiche sugli aborti comprendono anche quelli spontanei. Inoltre nelle nazioni in cui le leggi sull’interruzione di gravidanza prevedono restrizioni, le statistiche ufficiali spesso non sono disponibili oppure sono incomplete. Secondo una stima delle Nazioni Unite, il tasso di aborto provocato tra le donne in età riproduttiva (tra i 15 e i 44 anni) nel mondo è pari a meno del 10 ogni mille donne nel 27,8% degli stati, tra il 10 e il 20 per mille nel 51,4% degli stati, maggiore del 20 per mille nel 20,8% degli stati. L’interruzione di gravidanza è permessa quasi sempre nel caso di pericolo di vita per la donna (97% delle nazioni – ovunque tranne che a Malta, nella Repubblica Dominicana, in El Salvador, in Nicaragua e in Cile), ma non sempre per altre cause. Le leggi che regolano l’aborto risultano essere molto più restrittive nei paesi in via di sviluppo piuttosto che nei paesi avanzati. Nella seguente tabella è indicata la percentuale di nazioni che permettono l’interruzione di gravidanza per cause diverse.


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