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Le vele di Scampia quale scenografia della fiction di Beppe Fiorello
La camorra si sconfigge anche con lo sport. La storia di Gianni Maddaloni

ROMA (Italy) - Beppe Fiorello in conferenza stampa dichiara che “Il titolo poteva benissimo essere senza l’apostrofo perché si parla di ‘loro’, le persone che a Scampia vivono e non vogliono arrendersi”. “L’oro di Scampia” è la fiction che racconta una realtà di eroi contemporanei, che non vogliono arrendersi mai di fronte le ingiustizie e le condanne della Camorra, di chi alza la testa e dice di no. La fiction mostra i lati positivi di un arduo lavoro ma che poi garantisce ricompense, l’esempio positivo è dato da Gianni Maddaloni, che nonostante le difficoltà, non ha paura, continua giorno dopo giorno ad offrire una vita migliore ai ragazzi di Scampia, creando un circolo sportivo in pieno quartiere, che diventa una buona alternativa per la generazione del domani, lontani dalle mani dei criminali. Non solo, racconta la forza delle persone che portano avanti un desiderio, nonostante le difficoltà in cui vivono e che tentano di strappare forze nuove alla malavita.


Scampia ha chiesto il suo riscatto credendo ancora in quei valori sottratti alla Camorra, nonostante le tante contraddizioni, gli abitanti di Scampia hanno mostrato di poter vincere contro la criminalità organizzata, c’è gente onesta che spera nella legalità, in particolar modo per i giovani, perché non dovranno mai cadere nelle mani di chi vuole nascondersi alla luce del sole e rimanere sempre nascosto all’ombra.

Il film che andrà in onda lunedì 10 febbraio in prima serata su Rai Uno, racconta la storia di un padre e un figlio, che nel 2000 portarono l’Italia sul gradino più alto del podio, vincendo la medaglia d’oro nelle olimpiadi di Sydney nel judo. La forza che trasmette questo film è vastamente collettiva, invita a non isolarci, ma entrare in contatto per vincere la serenità dell’inazione, per aver paura d’aver paura e vergogna d’aver vergogna. Il messaggio è arrivato anche alle porte del Vaticano, Papa Francesco ha messo in evidenza l’efficacia della fiction che va nelle periferie, dove c’è una realtà triste caratterizzata dal degrado, malavita e il traffico di droga … Ma aldilà di questo ci sono realtà positive: la voglia di lottare per il desiderio di riscatto contro chi non vuole abbandonare le redini di un potere criminale.

Un fantastico Beppe Fiorello nei panni del protagonista, entra perfettamente della dinamica dell’eroe contemporaneo Gianni Maddaloni, che da anni coinvolge i ragazzi della strada nella sua palestra per evitare che vengano arruolati nella criminalità organizzata, lo sport talvolta diventa rifugio per chi vuole distaccarsi dalla realtà. "Io sono stato un mese a Scampia, ed è vero, che come molti quartieri nel mondo è un quartiere particolare, ma è anche vero che è fatto di una maggioranza di persone cosiddette normali, oneste. E questo mi ha colpito molto" ha raccontato Fiorello.

Spesso le parole e i fatti fanno paura a chi detiene la criminalità, e risponde uccidendo non solo con le pallottole ma anche con la diffamazione, perché la calunnia trova sempre un arco in cui passare, questa fiction farà si che tanti episodi rimasti all’oscuro possano finalmente essere degne di discussione. Tanti giovani, adulti e donne vogliono costantemente vivere nella verità per uscire da uno stato di inferiorità presente nei luoghi dove vige il silenzio dei fatti, la verità è sempre osteggiata e odiata da chi non vuole uscire dalla caverna e piuttosto vuole rimanere al buio, mentre chi vuole lottare lo fa rischiando senza aver paura del peso delle conseguenze, talvolta passando anche per pazzo. E’ sempre una questione di scelte.

C’è una linea sottile in cui compare un’altra Scampia che respinge la Camorra che tutt’ora decide sulla vita degli altri, uccidendo per ordine e guadagnando una montagna di denaro che viene investita in case in cui non abiteranno mai; in banche in cui non entreranno mai e in ristoranti che non gestiranno mai, comandano un potere di morte dove i vincitori non sono loro ma chi da tutto questo ne prende ricchezze. Il desiderio è quello di dire basta a Gomorra ma far emergere quelle tante realtà dove non si vuole più stare in silenzio, ma agire.
(Chiara Schena - 9 febbraio 2014 ore 12.00)

Le vele di Scampia sono costruzioni in degrado costruite nell'omonimo quartiere di Napoli e tutt'oggi sono occupate da due zone di spaccio. Entrando in una Vela si ripercorre idealmente il vicolo napoletano: sui larghi corridoi che collegano le unità abitative si sentono le "voci" di chi ci abita, gli odori del cibo e nelle belle giornate, su quei ballatoi la gente si trattiene a chiacchierare. L'idea del progetto prevedeva grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero dovuto integrarsi e creare una comunità, grandi vie di scorrimento e aree verdi tra le varie vele; una vera e propria città modello, ma varie cause hanno portato a quello che oggi viene definito un ghetto, in primis il terremoto dell'Irpinia del 1980, che portò molte famiglie, rimaste senzatetto, ad occupare più o meno abusivamente gli alloggi delle vele. Questo fece sì che varie furono le culture che si intrecciarono e come talvolta succede, a prevalere furono illegalità, abusivismo, prevaricazione in varie forme. A questo intreccio di eventi negativi si è associata la mancanza totale della presenza dello Stato: il primo commissariato di Polizia fu insediato nel 1987, esattamente quindici anni dopo la consegna degli alloggi. La situazione ha allontanato sempre di più una parte della popolazione, lasciando il campo libero alla delinquenza. Ecco che allora i giardini sono il luogo di raccolta degli spacciatori, i viali sono piste per corse clandestine, gli androni dei palazzi luogo di incontro di ladri e ricettatori.


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