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Pedofilia, per ordine del Papa arrestato l'ex nunzio a Santo Domingo mons. Jozef Wesolowski
A carico dell'alto prelato gravi accuse di abusi su minori nella Repubblica Dominicana
Papa Francesco ha anche disposto la destituzione del vescovo del Paraguay reo di aver coperto preti pedofili

ROMA (Italy) - L'arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, già nella bufera per vicende di pedofilia, è stato arrestato dalla Gendarmeria vaticana per volontà del Papa. Wesolowski, che aveva avuto una condanna canonica di primo grado per abusi sessuali su minori, è ora agli arresti domiciliari in Vaticano. Non andrà in carcere a causa delle sue condizioni di salute. L'inchiesta era partita dalla Repubblica Dominicana dove l'alto prelato svolgeva l'incarico di rappresentante diplomatico della Santa Sede. Wesolowski ha adescato alcuni ragazzini su una spiaggia di Santo Domingo pagandoli per fare sesso.

Il Papa ha anche disposto lo spostamento dalla diocesi di Ciudad del Este in Paraguay del vescovo Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato di malversazione e di aver coperto abusi sessuali di altri preti.


Monsignor Wesolowski sconterà la pena nei locali del Collegio dei Penitenzieri, nel Palazzo del tribunale vaticano, all'interno delle mura leonine. "L'iniziativa assunta dagli organi giudiziari della Città del Vaticano è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede", ha reso noto padre Federico Lombardi. "Il Promotore di Giustizia del Tribunale di prima istanza dello Stato della Città del Vaticano ha convocato l'ex nunzio mons. Wesolowski, a carico del quale aveva avviato un'indagine penale. Al prelato, già condannato in prima istanza dalla Congregazione della Dottrina della Fede alla riduzione allo stato laicale al termine di un processo amministrativo penale canonico, sono stati notificati i capi di imputazione del procedimento penale avviato a suo carico per gravi fatti di abuso a danni di minori avvenuti nella Repubblica Dominicana". "La gravità degli addebiti - continua padre Lombardi - ha indotto l'Ufficio inquirente a disporre un provvedimento restrittivo che, alla luce della situazione sanitaria dell'imputato, comprovata dalla documentazione medica, consiste negli arresti domiciliari, con le correlate limitazioni, in locali all'interno dello Stato della Città del Vaticano".

Inchiesta partita dalla Repubblica Dominicana - L'inchiesta per presunti casi di pedofilia a carico dell'ex arcivescovo polacco era partita dalla Repubblica Dominicana dove era stato a lungo Nunzio apostolico. La documentazione era stata trasmessa alla magistratura polacca. Da qui, le richieste della procura di Varsavia al Vaticano. Mons. Wesolowski, 66 anni, polacco, alle spalle una lunga carriera diplomatica, era nunzio a Santo Domingo dal gennaio 2008. Papa Francesco lo aveva richiamato a Roma nell'agosto 2013 in seguito proprio alle accuse di abusi su minori emerse a Santo Domingo. I fatti di cui è accusato il vescovo risalgono al periodo tra il 2008 e il 2013. Wesolowski ha adescato alcuni ragazzini su una spiaggia di Santo Domingo pagandoli per fare sesso. Un diacono, suo ex collaboratore, avrebbe riferito di avergli procurato minori, per avere dei rapporti sessuali. Anche altri quattro testimoni hanno puntanto il dito contro il monsignore finito indagato oltre che Santo Domingo anche in Polonia dove in base ad accordi internazionali Varsavia persegue anche per reati commessi all'estero i suoi cittadini.

E una nuova mossa di papa Francesco contro gli abusi sessuali è stata comunicata questa mattina. Bergoglio ha disposto lo spostamento dalla diocesi Ciudad del Este in Paraguay di mons. Rogelio Ricardo Livieres Plano, nominando al suo posto come «amministratore apostolico» mons. Ricardo Jorge Valenzuela Rios. Livieres è accusato tra l'altro di malversazione e copertura di abusi sessuali di preti della sua diocesi. (Redazione)


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Preti pedofili, Nazioni Unite contro "il silenzio omertoso" del Vaticano
Dalla sede delle Nazioni Unite di Ginevra partono stoccate verso la Santa Sede
accusata di aver nascosto i crimini e di non aver protetto i bambini vittime degli abusi

ROMA (Italy) - L'Onu chiede al Vaticano di aprire delle indagini sui pedofili e sui membri del clero che avrebbero nascosto questi crimini. Migliaia i bambini abusati, dice il rapporto che chiede che vengano rimossi tutti i prelati coinvolti negli abusi.

Il rapporto dell'Onu edito a Ginevra denuncia il Vaticano "per aver adottato politiche che hanno permesso l'abuso sessuale sui bambini". Il comitato delle Nazioni Unite che vigilia sul rispetto e l'applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo in un documento invita la Santa Sede ad aprire delle indagini sui pedofili e sui membri del clero che hanno nascosto questi crimini. Il Vaticano - si legge nel documento - dovrebbe consegnare i propri archivi sugli abusi sessuali a decine di migliaia di bambini e "rimuovere immediatamente e consegnare alle autorità civili tutti i prelati che siano coinvolti in abusi su minori o sospettati di esserlo".


"Il Comitato", si legge nel rapporto, "è gravemente preoccupato dal fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto l'ampiezza dei crimini commessi, non abbia preso le necessarie misure per affrontare i casi di abusi sessuali e per proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato a una continuazione degli abusi e all'impunità dei responsabili". Il Vaticano è criticato aspramente anche per il suo atteggiamento verso l'omosessualità, la contraccezione e l'aborto. L'Onu chiede che la Santa Sede riveda le proprie politiche per assicurare il rispetto dei diritti dei bambini e la loro possibilità di accedere alle cure mediche. Il documento è stato pubblicato e diffuso dopo che il comitato a gennaio aveva interrogato esponenti del Vaticano sull'implementazione della Convenzione Onu dei diritti del bambino, il principale trattato delle nazioni unite per la tutela dei minori.

Le Nazioni Unite, quindi, contro il Vaticano sulla questione dei preti pedofili. Nel rapporto, inoltre, l'Onu chiede "la rimozione immediata" di tutti i preti di cui si sa o si sospetta essere responsabili di abusi sui minori e di consegnarli alle autorità civili. Nel documento diffuso a Ginevra si sollecita inoltre la Santa Sede a consegnare i propri archivi sugli abusi commessi nei confronti di migliaia di bambini, in modo che i colpevoli, così come coloro che "hanno nascosto i loro crimini", siano giudicati per questi atti. Secondo le Nazioni Unite, poi, la commissione creata a dicembre da Papa Francesco dovrebbe indagare su tutti i casi di abuso e "sulla condotta della gerarchia cattolica nell'affrontarli". "A causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero sotto la pena della scomunica - denuncia ancora il rapporto, nel quale si ricorda che i responsabili degli abusi sono stati spostati di parrocchia in parrocchia "in un tentativo di coprire questi crimini" - i casi di abuso sono stati anche difficilmente riferiti alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati commessi". E questo è solo l'inizio: il Comitato Onu vuole anche avere maggiori informazioni su quale sostegno la Santa Sede fornisca ai bambini vittime di abuso, sulle inchieste canoniche contro i preti molestatori e sulla cooperazione delle autorità ecclesiastiche con le magistrature nazionali.

Per parte sua, la Chiesa cattolica vuole “diventare un esempio” nella lotta contro gli abusi e la protezione dell’infanzia. È quanto sottolineato da monsignor Silvano Tomasi nel presentare il rapporto della Santa Sede al comitato delle Nazioni Unite di Ginevra sull’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo (Convention on the Rights of the Child, Crc). Al centro delle domande degli esperti Onu – formulate per iscritto nei mesi passati e ribadite oggi a voce in una diretta streaming da Ginevra – i casi di pedofilia e maltrattamenti sui minori nella Chiesa in Irlanda, Spagna, Messico (in particolare relativamente al fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel). La seduta dedicata alla Santa Sede dura l’intera giornata odierna.

Il Vaticano ha sottoscritto la convenzione nel 1990 e nel 2001 ha siglato altri due “protocolli opzionali”. A fine novembre scorso, come prevede la procedura, la Santa Sede ha poi inviato a Ginevra una risposta scritta alle domande dell’Onu. Con la premessa, però, che i vescovi e i superiori religiosi non sono rappresentanti o delegati del Papa e, pertanto, le domande su casi particolari di abusi che si sono verificati in istituzioni cattoliche in giro per il mondo non sono pertinenti al rispetto della Convenzione da parte della Santa Sede. Precisazione che, già a dicembre, ha sollevato le critiche di alcune associazioni di difesa delle vittime di pedofilia. “Le critiche – ha commentato oggi ai microfoni di Radio Vaticana Tomasi - sono facili a farsi, alle volte hanno qualche fondamento reale; qualsiasi crimine è un male ma quando ci sono bambini coinvolti diventa ancora più grave”, ma “l’accusa alla Santa Sede che avrebbe ostacolato l’attuazione della giustizia, mi sembra essere un po’ campata in aria”. (Redazione - 5 febbraio 2014 ore 12.00)


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